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Discussione: XLIII Meeting per l'amicizia fra i popoli (Rimini, 20 - 25 agosto 2022))

  1. #121
    Moderatore Globale L'avatar di Vox Populi
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    Non ho inteso una cosa. Ascoltando il video, a me è sembrato di capire che la decisione di coprire la statua della Madonna non sia stata presa dai responsabili dello stand, ma da un'autorità esterna. Si è presupposto fossero i responsabili del Meeting, il quale però ha smentito. Ma allora, alla fin della fiera, chi è che ha ordinato questo gesto (e anche quello, se ho ben capito, di togliere alcuni quadri)?
    Potrebbero essere (ipotesi del tutto personale, in quanto io non sono abituato a lanciare accuse o anatemi senza avere conoscenza approfondita dei fatti) i responsabili della Fiera di Rimini, che ospita il Meeting. Però, ripeto, è una mia mera supposizione.
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  2. #122
    Fidei Depositum
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    Citazione Originariamente Scritto da Vox Populi Visualizza Messaggio
    Potrebbero essere (ipotesi del tutto personale, in quanto io non sono abituato a lanciare accuse o anatemi senza avere conoscenza approfondita dei fatti) i responsabili della Fiera di Rimini, che ospita il Meeting. Però, ripeto, è una mia mera supposizione.
    Grazie (non ci avevo pensato, in effetti).
    Opinione personale, se posso dirla: questa vicenda, per quanto alla fine non abbia una rilevanza così assoluta, è comunque piuttosto strana. Ho letto che in altri stand sarebbero presenti immagini sacre, che non sarebbero state tolte. Per cui il tutto diventa veramente inspiegabile.

  3. #123
    CierRino di platino L'avatar di Pellegrina
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    Mah! Se concedete pure a me una opinione personale, direi che tra accuse, smentite e controsmentite, tutta la facceda risulta comunque alquanto imbarazzante...
    Il Signore è il mio pastore, non manco di nulla (Salmo 23)

  4. #124
    Moderatore epifanico L'avatar di Atanvarno
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    http://www.avvenire.it/Commenti/Pagi...on-esiste.aspx

    Non so cosa pensare della vicenda: da una parte mi sembra che sia almeno in parte una polemica costruita un po' ad arte (non sono mai stato a Rimini, ma immagino ci siano molte immagini religiose al Meeting), dall'altra l'intervista alla donna resta un fatto difficilmente contestabile.

    L'articolo che ho linkato mi ha però lasciato una certa curiosità:

    La polemica è servita, e pazienza se l’edizione di quest’anno si è aperta con un concerto durante il quale è stata intonata un’Ave Maria musulmano-cristiana, a ribadire la devozione che anche l’islam riserva alla Madonna

    Lasciando perdere le enormi differenze tra la devozione a Maria nell'Islam e quella del Cristianesimo, come è stata questa "Ave Maria musulmano-cristiana"?
    O Signore, dai a ciascuno la sua morte. La morte che è il frutto di quella vita in cui aveva amore, senso e necessità (R. M. Rilke)

  5. #125
    Moderatore Globale L'avatar di Vox Populi
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    Meeting di Rimini: mons. D’Ercole (Ascoli Piceno), “restituire completa visibilità all’immagine” della Madonna coperta

    “Viviamo un momento storico difficile e, se da una parte va ricercato in ogni modo il dialogo con tutti, nessuno deve rinunciare alla propria identità e ai simboli che la incarnano”. È quanto afferma il vescovo di Ascoli Piceno, monsignor Giovanni D’Ercole, in una nota indirizzata al responsabile del Meeting di Rimini in merito alla polemica per la copertura dell’immagine della Madonna in uno stand. Nella visita al Meeting, mons. D’Ercole ha “provato perplessità e sconcerto nel vivere la vicenda della statua della Madonna coperta da un drappo nello stand dell’editrice Shalom”, aggiungendo che “sono ripartito da Rimini senza comprenderne molto il senso”. Per il vescovo, se “mi sono un po’ rasserenato perché Stefano Pichi Sermolli, portavoce del Meeting, afferma che non è stata un’iniziava dell’organizzazione chiedere di coprire l’immagine”, tuttavia “è lecito domandarsi chi abbia preso questa insolita decisione, considerato che mi riesce difficile credere che sia stata la Shalom a compiere questa incomprensibile censura”. “Facendomi portavoce di tanti chiedo che venga restituita completa visibilità all’immagine sacra”, prosegue mons. D’Ercole, secondo cui “ciò metterebbe a tacere le polemiche, anche perché visitando i diversi padiglioni del Meeting sono presenti diverse immagini della Madonna: una statua in più non credo sia un problema”. Richiamando la decennale esperienza missionaria in Costa D’Avorio, mons. D’Ercole sottolinea che “mi ha fatto toccare con mano che la Vergine non divide ma unisce, ed è venerata e amata dai credenti di altre fedi, anche islamica”. “Ricordo con nostalgia che le processioni mariane vedevano riuniti sotto il manto della ‘Madre Maria’ cattolici e osservanti del mondo mussulmano, visibilmente commossi”, conclude il vescovo, per il quale “tutti abbiamo bisogno di una madre”.


    fonte: SIR
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  6. #126
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    http://www.avvenire.it/Commenti/Pagi...on-esiste.aspx

    Non so cosa pensare della vicenda: da una parte mi sembra che sia almeno in parte una polemica costruita un po' ad arte (non sono mai stato a Rimini, ma immagino ci siano molte immagini religiose al Meeting), dall'altra l'intervista alla donna resta un fatto difficilmente contestabile.
    Credo che Avvenire voglia sorvolare e minimizzare l'accaduto dicendo che, in contrapposizione, ci sono state al Meeting diverse manifestazioni in onore della Madonna.
    D'altro canto, come dici giustamente tu, resta comunque un fatto difficilmente contestabile quanto emerge dal video che io stessa avevo postato qui, dove la donna dice chiaramente "che lì al Meeting c'è chi ha in odio la Madonna e, per evitare provocazioni, è stato più prudente coprirla... ma tanto la Madonna è umile...".
    Poi è addirittura sparita e alla fine della fiera (è proprio il caso di dirlo) non si sa bene cosa sia successo, chi abbia dato queste disposizioni e perchè. A molti questa "prudenza" non è piaciuta e in rete ho letto diverse polemiche.
    Una piccola considerazione che faccio assolutamente mia: io non mi sarei prestata nè a nascondere nè a coprire la Madonna, salvo una spiegazione ferrea e inattaccabile per me che sono cattolica, da chi di dovere.
    E anche in quel caso, forse, avrei ceduto il mio posto nello stand a qualcun altro.

    Citazione Originariamente Scritto da Vox Populi Visualizza Messaggio
    Meeting di Rimini: mons. D’Ercole (Ascoli Piceno), “restituire completa visibilità all’immagine” della Madonna coperta

    “Viviamo un momento storico difficile e, se da una parte va ricercato in ogni modo il dialogo con tutti, nessuno deve rinunciare alla propria identità e ai simboli che la incarnano”. È quanto afferma il vescovo di Ascoli Piceno, monsignor Giovanni D’Ercole, in una nota indirizzata al responsabile del Meeting di Rimini in merito alla polemica per la copertura dell’immagine della Madonna in uno stand. Nella visita al Meeting, mons. D’Ercole ha “provato perplessità e sconcerto nel vivere la vicenda della statua della Madonna coperta da un drappo nello stand dell’editrice Shalom”, aggiungendo che “sono ripartito da Rimini senza comprenderne molto il senso”. Per il vescovo, se “mi sono un po’ rasserenato perché Stefano Pichi Sermolli, portavoce del Meeting, afferma che non è stata un’iniziava dell’organizzazione chiedere di coprire l’immagine”, tuttavia “è lecito domandarsi chi abbia preso questa insolita decisione, considerato che mi riesce difficile credere che sia stata la Shalom a compiere questa incomprensibile censura”. “Facendomi portavoce di tanti chiedo che venga restituita completa visibilità all’immagine sacra”, prosegue mons. D’Ercole, secondo cui “ciò metterebbe a tacere le polemiche, anche perché visitando i diversi padiglioni del Meeting sono presenti diverse immagini della Madonna: una statua in più non credo sia un problema”.

    fonte: SIR
    Standing ovation per Mons. d'Ercole!


  7. #127
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    il titolo della XXXVIII edizione del Meeting per l'amicizia fra i popoli, che si terrà a Rimini da venerdì 18 a giovedì 24 agosto 2017, è una frase tratta dal Faust di Goethe: "Quello che tu erediti dai tuoi padri, riguadagnatelo, per possederlo".
    La moglie è l'oppio dei popoli (Giovannino Guareschi)

  8. #128
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    Caro Giovagnoli su Loreto manipoli la storia
    di Luigi Negri
    27-08-2016
    Giovanni Paolo II al Convegno di Loreto 1985

    Pubblichiamo una lettera aperta di monsignor Luigi Negri, arcivescovo di Ferrara-Comacchio, al professor Agostino Giovagnoli, ordinario di Storia contemporanea all'Università Cattolica di Milano, in seguito al suo intervento al Meeting di Rimini in cui presenta una rilettura della storia della Chiesa italiana degli ultimi trenta anni, a partire da una critica al Convegno ecclesiale di Loreto del 1985 (clicca qui per leggere i principali passaggi discutibili a cui si riferisce monsignor Negri).

    Carissimo Giovagnoli,

    ti scrivo usando quella confidenza e sincera lealtà con cui abbiamo vissuto i nostri rapporti fin quando sono stato docente della Università Cattolica. Ricordo i nostri bei dibattiti svolti fra una lezione e l’altra: ho cercato di aprirmi alle tue ragioni, molto diverse dalle mie, ma credo che anche tu in questo dialogo abbia potuto identificare il senso e la ragione della mia presenza in Cattolica e nella Chiesa italiana.

    Sono rimasto molto colpito, negativamente, dal tuo intervento al Meeting di Rimini sul genio della Repubblica. Certamente sono affermazioni, le tue, che richiederanno chiarimenti e approfondimenti, ma intanto sto al senso del tuo intervento.

    Sono due i punti di dissenso dalla tua posizione:

    Il primo riguarda una rilettura scorretta, gravemente scorretta, di quello che è stato il grande convegno di Loreto del 1985. In quell’occasione Giovanni Paolo II si prese la responsabilità di indicare le linee di una identità dei cattolici italiani nel loro servizio al bene comune, riproponendo in maniera esplicita il valore insostituibile della Dottrina sociale della Chiesa, considerata come elemento dinamico così come era stato lungo la storia degli ultimi secoli.

    Tu accenni a una resistenza: io ricordo bene il clima di resistenza e di distanza in cui l’intervento del Santo Padre fu seguito quasi senza nessun applauso. Applausi che invece debordarono moltissimi nei confronti dell’allora presidente dell’Azione Cattolica, di cui purtroppo ora non ricordo il cognome ma che era certamente su posizioni molto diverse da quelle di san Giovanni Paolo II. Il Papa chiuse allora una stagione triste della Chiesa italiana piena di complessi di inferiorità, piena di reticenze, di resistenze; ha chiuso il dualismo fede-politica, fede-cultura, fede-ragione, ridando il senso dell’avvenimento della fede come avvenimento unitario, globale, aderendo al quale si procede verso il cambiamento integrale della propria intelligenza, della propria affezione.

    Il contributo che Loreto ha indicato ai cattolici italiani era quello di una presenza fortemente identificata. Non contro nessuno: fortemente identificata come avvenimento di fede, fortemente identificata come appartenenza al mistero della Chiesa e soprattutto tesa a investire la realtà della vita sociale di una presenza missionaria nella quale - e attraverso la quale - avveniva un significativo incontro tra i cattolici e le altre componenti della vita sociale italiana.

    Il modo per lavorare per l’unità – e qui entro nel secondo livello delle mie osservazioni – è esattamente questo appena descritto. Non di lavorare senza identità, senza caratterizzazioni per una unità del popolo italiano che così come viene adombrata da te non c’è mai stata; per una unità che è tutto sommato una sorta di indifferenza che è la promessa se non già l’esperienza di una omologazione, che è certamente oggi il grande pericolo della nostra società.

    Ciascuno non sa più chi sia veramente perché mancano le possibilità di quell’approfondimento della propria identità che – come diceva il mio grande maestro don Luigi Giussani – è la condizione per una effettiva possibilità di dialogo. Il dialogo è il dialogo tra identità, non è una sorta di meccanismo neutrale che c’è per forza propria. Io ho lavorato più di sessanta anni per la Chiesa in Italia, e credo che il contributo che ho dato insieme a tantissimi amici di Comunione e Liberazione (Cl) sia stato quello del recupero di una identità cristiana in funzione di una missione sempre più forte, più libera, capace di creare effettivamente una società più vera, più libera, più umana.

    Adesso tanti fatti, tanti avvenimenti e tante esperienze della vita di Cl mi sembra siano presentate secondo una ottica ideologica che non posso condividere perché questi avvenimenti non sono accaduti come vengono descritti oggi. E poi perché mi sembrano di una enorme banalità.

    Caro Giovagnoli, sono intervenuto perché ci sia una possibile chiarificazione tra noi, e ci si aiuti a integrarsi. Ma lasciami anche dire che ho aspettato invano che ci fossero voci libere come la tua che ricordassero ai responsabili del Meeting e a tutti che non è possibile che venga negato nell’ambito del Meeting il diritto di parola a gente che porta sulle sue spalle il peso di una fedeltà alla Chiesa che ha significato martirio, a volte offerta della vita (il riferimento è a quanto accaduto per il dibattito sulla normalizzazione dei rapporti tra Cuba e Stati Uniti, clicca qui). Mi è suonata terribile l’affermazione di una responsabile del Meeting secondo cui lo spirito del Meeting «non è di dare voce a chi non può parlare». Vorrei dire a costoro: scusatemi, io per 36 anni non solo ho avuto questa esperienza ma ho lavorato perché chi non aveva voce nella società potesse averla almeno nello spazio libero di un dialogo fra identità operate o sostenute dall’amore a Cristo e all’uomo.


    http://www.lanuovabq.it/it/articoli-...oria-17223.htm
    "perchè possiamo essere cristiani e tanto più cattolici"...perchè Dio è Amore.

  9. #129
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  10. #130
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    Meeting di Rimini. Guarnieri: «I giovani eredi e protagonisti»

    Paolo Viana
    venerdì 18 agosto 2017

    La presidente della Fondazione Meeting spiega il senso del titolo scelto per questa edizione: «Quello che tu erediti dai tuoi padri, riguadagnatelo, per possederlo». Uno sguardo di stima per i ragazzi

    Si apre domenica 20 agosto l'edizione 2017 del Meeting di Rimini, che porta il titolo: «Quello che tu erediti dai tuoi padri, riguadagnatelo, per possederlo». QUI IL PROGRAMMA

    Il Meeting invita a "riguadagnarsi" un’eredità ma un giovane, oggi, potrebbe ribattere: avercela, un’eredità!
    Quest’edizione del Meeting – risponde Emilia Guarnieri, presidente della Fondazione Meeting per l’amicizia fra i popoli – ha scelto di mettere i giovani al centro, insieme ad altri temi, dando loro una rilevanza particolare. Però non sarà il solito piagnisteo sulla disoccupazione materiale e morale, perché tutto il ragionamento ruoterà, come dice il titolo che abbiamo scelto ("Quello che tu erediti dai tuoi padri, riguadagnatelo, per possederlo"), sulla consapevolezza che deve avere "l’erede" di ciò che gli lasciamo. Sono anni difficilissimi, in cui sembra che vi sia poco da ereditare, ma il problema non è solo questo. Noi vogliamo dire che ogni eredità è attiva, genera ricchezza, solo se chi ne è destinatario decide di prenderla in mano per affrontare il presente e le sue sfide.

    I giovani italiani sono in grado di farlo oppure sono prostrati e vinti?
    Sono sempre stata dell’avviso che ognuno ha in mano gli strumenti per affrontare la sua vita e avendo fatto scuola per 45 anni – e il mondo mi è cambiato dinnanzi tante volte – posso dire che i ragazzi mi hanno sempre confermato di avere le carte in regola per riguadagnarsi quello che veniva lasciato loro. Anche i giovani di oggi sono attrezzati, mi creda.

    Perché insistete tanto sulla necessità di "riguadagnarsi" qualcosa in un tempo in cui sembra che non ci sia niente da ereditare?
    Perché è il primo passo, quello necessario e decisivo. Se non c’è la consapevolezza di ciò che si eredita e se non c’è un’azione della propria libertà per riguadagnarsela, l’eredità si svilisce. Se non ci riferiamo solo ai beni materiali si capisce che non c’è un automatismo. L’eredità dev’essere messa in moto dalla mia libertà, come ci ha insegnato Benedetto XVI: il progresso nelle cose spirituali non è addizionabile.

    Scusi se voliamo più basso: un disoccupato può essere in grado di riguadagnarsi la più alta eredità spirituale, ma alla sera dovrà pur mangiare...
    In realtà per un giovane che non ha lavoro, e quindi in un momento in cui le circostanze mettono fortemente alla prova, avere chiaro il senso della propria esistenza ed essere sostenuto nel proprio desiderio di riscatto sono un grande aiuto: può cercare con maggior costanza, senza perdere la fiducia. Questo è il senso di una mostra che troveremo al Meeting, "Ognuno al suo lavoro", realizzata proprio da un gruppo di giovani che si affacciano sul mondo del lavoro. Le proposte del Meeting 2017 per chi cerca lavoro sono davvero molte. Anche vari partner ed espositori si sono messi su questa lunghezza d’onda. E non mancheremo di chiedere ai nostri relatori che il sistema politico crei opportunità reali per il lavoro ai giovani.

    Porrà questa domanda al premier Gentiloni, che parteciperà a quest’edizione del Meeting?
    Chiederemo a chi governa la cosa pubblica che ci sia un piano positivo di sviluppo perché i giovani possano trovare lavoro. Siamo pienamente consapevoli della gravità della situazione: non a caso il Meeting ospita una mostra dove i giovani sono soggetti e oggetti di domanda di lavoro.

    L’occupazione giovanile sarà il filo rosso del Meeting?
    Sarà una delle grandi questioni insieme ad altre: non dimenticherei l’immigrazione, questione enorme: o il nostro Paese ritrova la sua tradizione, la sua eredità di apertura, l’eredità del Mediterraneo – ce lo ha ripetuto Mattarella – come luogo d’incontro, oppure...

    Oppure?
    Oppure ci illuderemo che muri sempre nuovi ci potranno difendere, in realtà isolandoci e facendoci perdere un ruolo storico che come paese abbiamo sempre giocato.

    La questione delle migrazioni è anche un’eredità scomoda.
    Una delle grandi sfide di quest’anno è dimostrare come l’approfondimento della propria identità incrementi il dialogo e non viceversa: ortodossi, ebrei e musulmani dialogheranno con noi, rifletteremo sull’incontro di papa Francesco in Egitto: il Santo Padre è la visibilità di un’esperienza di fede cristiana che quanto più va fino in fondo di sé e più abbraccia gli altri.

    Forse, non tutto il popolo del Meeting è per l’apertura ai migranti…
    L’esperienza del Meeting è quella dell’apertura e dell’incontro con tutti, questo è il dato della realtà: viviamo i fatti e non parliamo di teorie. Quello che diciamo a Rimini non lo prendiamo dai libri o dai giornali, ma lo abbiamo imparato nell’esperienza quotidiana di amicizia con islamici ed ebrei, buddisti e ortodossi. Tutti solidi nell’identità, tutti aperti nell’amicizia e nella condivisione. Il dialogo forgia idee nuove.

    Fin dove può portare l’esperienza del dialogo?
    Molto lontano. Questo è l’aspetto affascinante dell’esperienza, che non si coglie solo nel dialogo con le altre religioni, ma è un percorso formativo che fa crescere ciascuno di noi. Ogni anno, chi come me ha fondato il Meeting, deve riguadagnarsi l’esperienza di questa manifestazione insieme alle persone più giovani: mi ricordo bene le difficoltà del ricambio generazionale, avvenuto una ventina d’anni fa. Ce l’abbiamo fatta perché loro si sono in messi in gioco fino in fondo e forse anche perché noi "vecchi" siamo riusciti a guardare l’esperienza del Meeting con i loro occhi.

    Torniamo a loro: cosa vede Emilia Guarnieri negli occhi dei giovani italiani?
    Che hanno le carte in regola, sono tutt’altro che degli smidollati, cercano degli adulti che sappiano guardarli con stima e sappiano appassionarsi alla modalità con cui loro guardano il mondo. Dobbiamo condividere con loro un senso forte della realtà, la comunicazione del senso diventa quindi una responsabilità grande. Faccio un esempio: io non ho la padronanza delle nuove tecnologie di un ventenne e potrei essere tentata di competere, di sminuire, di negare. Invece devo condividere con loro un senso della vita dentro cui le cose nuove che loro sanno fare possa ulteriormente trovare valore. Il nuovo che i giovani sono deve poter trovare nel mio cuore un’accoglienza ancora più grande.


    fonte: Avvenire
    Oboedientia et Pax

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