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Discussione: Don Divo Barsotti (25 aprile 1914 - 15 febbraio 2006)

  1. #1

    Lightbulb Don Divo Barsotti (25 aprile 1914 - 15 febbraio 2006)

    Divo Barsotti, un profeta per la Chiesa d'oggi
    di Sandro Magister

    http://chiesa.espresso.repubblica.it....jsp?id=163161

    Anticipò di decenni le linee maestre dell'attuale pontificato. E oggi se ne scopre la grandezza, anche grazie a una mostra a lui dedicata. Visse a Firenze, nel vivo dei contrasti del Concilio e del dopoconcilio. Un commento critico del teologo Paolo Giannoni


    Sito della Comunità dei figli di Dio
    http://www.figlididio.it

    "All'inizio dell'essere cristiano non c'è una decisione etica o una grande idea, bensì l'incontro con un avvenimento, con una Persona" (Benedetto XVI, Deus Caritas Est, 1)

  2. #2
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    Quindici giorni di iniziative in diocesi e una mostra a lui dedicata
    Don Divo Barsotti, un mistico del Novecento
    di Simone Zucchelli

    Domenica 1 febbraio si celebrerà la giornata diocesana per la vita consacrata, appuntamento importante per tutti i religiosi e i consacrati presenti in diocesi, ma anche per tutti i fedeli. La giornata sarà l’occasione per inaugurare la mostra “Divo Barsotti.Un Mistico del Novecento”, che, allestita in Aula Pacis a San Miniato – con ingresso dalla Via Angelica –, proseguirà fino a domenica 15 febbraio. Alle ore 15,00 nella Chiesa di San Domenico si terrà, infatti, la presentazione della mostra con l’intervento del vescovo Tardelli e di padre Benedetto Ravano della Comunità dei Figli di Dio – l’incontro sarà introdotto da Andrea Fagioli, vice-direttore di Toscana Oggi –. A seguire, una processione muoverà dalla Chiesa di San Domenico in direzione della Cattedrale, dove, alle ore 17,00, verrà celebrata la Santa Messa.
    Con la mostra dedicata a don Divo, la diocesi si propone di ricordare, a tre anni dalla sua morte, la figura del sacerdote, scrittore, teologo, mistico nato a Palaia, senza dubbio una delle figure più rilevanti nel panorama cattolico del Novecento. Come ha scritto il nostro vescovo negli orientamenti pastorali per l’anno 2008-09, don Divo “non è un santo canonizzato, ma la sua santità è evidente. Ricordarlo non è solo un debito di riconoscenza per chi ha contribuito ad arricchire così tanto la nostra Chiesa, ma è far memoria di un maestro da cui possiamo imparare. Dio non fa nascere la persone in un luogo per caso, ma per un misterioso disegno da decifrare ed accogliere”. La mostra si pone quindi come un evento di grande rilievo religioso, spirituale e culturale. Non solo per San Miniato. Ma per tutta la Toscana.
    Il programma dell’evento, preparato da un apposito comitato sotto la guida di don Marco Pupeschi e di don Giuseppe Volpi, in collaborazione con il vescovo, si presenta intenso e variegato. Nei quindici giorni della mostra, San Miniato ospiterà, infatti, sia momenti di preghiera che di formazione culturale. Momenti che permetteranno a tutti coloro che parteciperanno di conoscere più da vicino la vita, la fede, il pensiero di don Barsotti, di un uomo che “ha dedicato tutta la vita”, ha scritto don Serafino Tognetti, primo successore di don Divo alla guida della Comunità dei Figli di Dio, “a far conoscere agli uomini la bellezza della Verità contemplata nella fede. Passionale e forte, dolce e paterno, solitario e uomo di fede incrollabile, monaco e predicatore al tempo stesso, insofferente alle mode e capace con una parola di illuminare un’intera esistenza…”.
    All’inaugurazione della mostra di domenica 1 febbraio seguirà, giovedì 5 febbraio alle ore 10,00 presso l’Auditorium del Seminario Vescovile in piazza della Repubblica, la lezione agli studenti del prof. Gilberto Baroni, presidente di DIESSE – Firenze, sul libro La religione di Giacomo Leopardi di don Divo Barsotti.
    Venerdì 6 febbraio alle ore 21,15 in Cattedrale, ci sarà una Santa Messa concelebrata dai vescovi della Toscana. Sarà questo un momento centrale della manifestazione. I vescovi toscani visiteranno la mostra e renderanno omaggio a don Divo nella celebrazione eucaristica, a cui è chiamata a partecipare tutta la Chiesa di San Miniato: i religiosi e i consacrati, le parrocchie, le associazioni e i movimenti ecclesiali, tutti i fedeli.
    L’evento proseguirà, poi, domenica 8 febbraio alle ore 16,00 presso il Palazzo Grifoni con l’incontro dal titolo La santità del laico: Concilio ecumenico Vaticano II e don Barsotti. Al saluto del vescovo Tardelli e di don Serafino Tognetti seguirà l’intervento di S.E. Card. Caffarra, arcivescovo di Bologna. È questo un altro momento centrale della manifestazione. L’incontro sarà introdotto e moderato da don Andrea Bellandi, preside della Facoltà teologica dell’Italia Centrale. Il Card. Caffarra esaminerà con competenza il rapporto tra don Barsotti e un evento cruciale per la Chiesa nel secolo scorso, il concilio Vaticano II, soffermandosi sul tema della santità del laico.
    Altro appuntamento è per sabato 14 febbraio alle ore 18,00 presso l’Auditorium del Seminario Vescovile, con la presentazione del libro Don Divo Barsotti. Il cercatore di Dio, curato da Andrea Fagioli. Alla presentazione interverranno lo stesso curatore del libro e padre Agostino Ziino, responsabile archivio don Barsotti.
    La manifestazione si concluderà domenica 15 febbraio, terzo anniversario della morte di don Divo. Nell’occasione, alle ore 15,00, si terrà in Cattedrale la cerimonia solenne di insediamento del nuovo superiore della Comunità dei figli di Dio. Un momento importante per la comunità fondata proprio da don Barsotti.
    Alla luce di questo programma, la mostra “Divo Barsotti. Un mistico del Novecento” rappresenterà per tutte le componenti della Chiesa di San Miniato un’importante opportunità di crescita spirituale e culturale. La mostra rimarrà aperta tutti i giorni (lunedì –venerdì dalle 9.30 alle 17.30; sabato – domenica dalle 9.30 alle18.30). Ingresso libero. Per avere informazioni e prenotare visite guidate è possibile contattare il cell. 392/2379069 (tutti i giorni dalle ore 10,00 alle ore 17,00).

    Pagina dedicata all'evento
    Programma delle manifestazioni

    fonte: "La Domenica on line" - notiziario della Diocesi di San Miniato


  3. #3
    Veterano di CR L'avatar di Tiziano
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    Don Divo è stato veramente un grande mistico!

  4. #4
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    Don Barsotti «memoria viva» in Toscana

    FIRENZE. Nel 2011, a cinque anni dalla morte, verrà chiesto l’avvio della causa di beatificazione di don Divo Barsotti – il sacerdote teologo scomparso il 15 febbraio 2006 a 92 anni. Lo ha annunciato ieri a Firenze padre Serafino Tognetti, successore di Barsotti come superiore della Comunità dei figli di Dio.
    Per ricordare il religioso, dal 15 febbraio a San Miniato, nel Pisano – dove Barsotti era nato – sono in programma, accanto a una solenne Eucaristia, una mostra fotografica, un convegno e la presentazione di un libro.

    Fonte : AVVENIRE
    "Vi scongiuro, sosteniamoci in questo cammino" Card.Angelo Scola

  5. #5
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    La vita di don Divo Barsotti in dieci anni di interviste
    Il mistico che rischiò
    di diventare giornalista

    Il 14 febbraio alle 18, presso il Seminario vescovile di San Miniato, verrà presentato il libro Don Divo Barsotti, il cercatore di Dio. Dieci anni di interviste (Firenze, Società Editrice Fiorentina, 2008, pagine 114, euro 12). Pubblichiamo stralci dell'introduzione dell'autore e un frammento di uno dei colloqui.

    di Andrea Fagioli

    "Mi sembra che Dio rimanga sempre Dio ovvero trascendenza infinita, sia in un mondo caotico come il nostro, sia in un mondo anche più ordinato. L'uomo si trova sempre nell'impossibilità di stabilire con Dio un rapporto vero, ma vivrà sempre per l'Assoluto e l'Assoluto soltanto potrà dare una risposta ai suoi problemi più profondi. Credo anzi che oggi si faccia ancora più presente questo bisogno di qualcosa di fermo, di immutabile. È il momento che la vocazione contemplativa si imponga di più nella Chiesa per la salvezza del mondo". Don Divo Barsotti era nato il 25 aprile 1914 a Palaia, in provincia di Pisa, diocesi di San Miniato. Settimo di nove figli (di cui un altro prete), era entrato in seminario a undici anni e ordinato sacerdote il 18 luglio 1937.
    Dopo avere insegnato teologia nel proprio seminario, nel 1946 gettò le basi di quella che sarebbe diventata la Comunità dei figli di Dio, un'associazione (non un ordine) con carattere contemplativo.
    Figli di Dio sono certamente tutti i cristiani, ma con questo nome la Comunità intende vivere in modo più diretto e profondo la filiazione divina, con una consacrazione che impegna a riscoprire il battesimo in modo consapevole e responsabile. Il significato di questo nome sta dunque nell'impegno a vivere il mistero dell'adozione filiale nella carità, che è l'essenza del cristianesimo; a obbedire non più alla natura umana, ma soltanto all'azione di Dio che vive in ognuno. E poiché il processo della santificazione implica sempre più un'identificazione, un'unione sempre più intima con Cristo, vivere da "figli di Dio" impone l'ascolto della Parola per accogliere il Verbo, così che il Verbo faccia di ognuno il suo corpo: si è figli di Dio quando si è profeti che incarnano il Vangelo, testimoni di Cristo, che si incarna e vive nell'uomo e attraverso l'uomo si rivela al mondo.
    Don Barsotti, già da tempo, aveva lasciato la responsabilità di superiore generale della Comunità per cui "il padre", a Casa San Sergio, era solo un "fratello". "Oggi il bene cresce - diceva il fondatore dei Figli di Dio - ma cresce nell'umiltà, nel silenzio. Tanto più il bene è grande, tanto più assomiglia a Dio che è invisibile", a quel Dio che don Divo ha sempre cercato, sin da piccolo quando, nel 1923, voleva andarsene con un padre passionista arrivato a Palaia per predicare le missioni. "Finisci almeno le elementari", gli dissero i genitori. Rinunciò all'idea di farsi passionista, ma non al seminario "dove, fin dai primi anni - raccontava - sentii l'appello delle missioni. Volevo andare in missione, ma per vivere una vita contemplativa".
    "Rischiò" invece di diventare giornalista. "È vero, nel 1944 - confermava don Divo - dovevo entrare a "L'Osservatore Romano", ma la cosa non si concretizzò. Fu La Pira a convincermi di presentarmi a Roma alla sede del giornale". A quella collaborazione teneva talmente che nel suo diario privato annotò: "Ho l'impressione che tutto si apra per me: "L'Osservatore Romano" per la terza volta ospita un mio articolo in prima pagina". Ma se avesse fatto il giornalista, come avrebbe potuto conciliare questo lavoro con la spiritualità contemplativa? "È molto meglio così - ammetteva - non solo per la vita contemplativa, ma anche per la mia funzione nella Chiesa. Con tutto il rispetto, credo che una produzione come la mia resista di più degli articoli di giornale. Comunque, è Dio che conduce le cose e Lui sa far bene tutto: siamo noi che imbrogliamo le carte".
    In Vaticano sarebbe poi tornato molti anni dopo per predicare gli esercizi spirituali. Fu Paolo VI a chiamarlo. Da quell'esperienza nacque uno dei libri più interessanti di don Barsotti: Per l'acqua e per il fuoco (Editrice Santi Quaranta, 1994), un diario nel quale, alla data 15 novembre 1970, senza nessun commento annota una telefonata di monsignor Benelli: "Il Papa vuole che gli predichi gli esercizi spirituali in Vaticano, nella prima settimana di Quaresima". La richiesta sembrò lasciarlo indifferente, ma un mese dopo, il 17 dicembre, scriveva: "Mi domando che cosa voglia dire per me, che cosa vorrà dire per la mia vita continuare questo cammino, predicare al Papa. Non lo so". All'inizio del 1971 i primi segni di trepidazione: "Non avrei mai pensato che Dio mi avrebbe chiesto di parlare al Papa. E non può essere una cosa da nulla, una cosa inutile, scontata". A febbraio, l'"illuminazione": "La prima meditazione che farò al Papa sarà questa: la terribilità della fede. Se il cristiano non trascende ogni realizzazione umana, è evidente che il cristianesimo è soltanto menzogna. Il messaggio cristiano esige, per colui che l'accoglie, la rinunzia a tutti i valori del tempo". Il 28 febbraio "la prova è superata, male o bene, è superata".
    Dopo qualche giorno affiora anche il disagio: "Se la Chiesa non fosse mistero, sarebbe deludente!". Il diario continua.
    Don Barsotti "procede tra la notte oscura della solitudine" e "la Realtà del Cristo" con giudizi sferzanti e uno scritto "limpido e tempestoso come l'acqua, veemente come il fuoco che consuma la creatura nell'amore di Cristo".
    Anche con Giovanni Paolo II ebbe qualcosa da ridire a proposito dell'incontro interreligioso di Assisi. Glielo scrisse: "Il dialogo nel quale è ora impegnata la Chiesa mi sembra sia molto efficace e importante, ma volere estendere il tavolo del dialogo a tutti a me fa paura". La paura era quella del sincretismo, non certo del dialogo e meno ancora di quell'ecumenismo a cui, primo in Italia a occuparsi degli ortodossi russi, ha dedicato tanta parte delle sue riflessioni. Ma don Barsotti era così: un uomo di Dio, duro e puro, senza sconti. Il suo ultimo messaggio lo aveva affidato al suo "figlio" prediletto, il suo successore e al tempo stesso il suo superiore, Serafino, a cui il "padre", come detto, aveva da tempo lasciato la guida della Comunità. "Siediti e scrivi", gli disse un giorno poco prima che la malattia lo costringesse a letto quasi immobile.
    "Abbiate fiducia", furono le prime parole rivolte ai suoi "figli": "Abbiate fiducia. Dio non mancherà. Non vi preoccupate per il numero; importante è che stiate uniti. Ricordatevi che la vita religiosa è un impegno di fede in Dio che è presente, ed è l'Amore infinito (...) Siate certi e sicuri della vostra vocazione e sappiate difenderla. A tutti voglio rivolgere l'ultimo mio saluto, il mio ringraziamento più fervido, più vivo, la mia assicurazione che non abbandonerò nessuno. Raccomando di essere uniti; non dubitate, non disperdetevi, non scoraggiatevi (...) Io vi lascio apparentemente. Realmente, sono con voi più di prima (...) Nella mia unione con Cristo, ci sarà quella con tutti i miei figli. So di avere mancato tanto verso di loro, ma so ugualmente che tutto mi è stato perdonato. Non ho ricevuto che amore. Soltanto Dio potrebbe ricompensare ciascuno di tutto quello che mi ha dato".

    Nella poesia uno strumento
    per riscoprire il sacro


    Don Barsotti, cos'ha rappresentato, per lei, la poesia?

    La poesia dice la gratuità della vita, dice che tutto è miracolo, tutto veramente è qualcosa che tu non puoi dominare. Tu sei dominato: dominato dalle cose, dalla bellezza, dai fatti. Se vivi questa tua dipendenza nell'angoscia, anche questa può essere trasferita nella poesia, ma è soprattutto nella meraviglia, nello stupore che senti che il mondo è più grande di te.

    Quanto è importante la poesia?

    Molto. È importante per l'umanità di oggi riscoprire il sacro attraverso la poesia, magari la poesia di chi è anche anticristiano, ma sente la bellezza dell'amore, di chi magari rifiuta il Cristo, non perché ci sia da parte sua un rifiuto cosciente, ma perché non lo conosce, perché gli è stato presentato male e sente invece pulsare la vita di questo universo.

    Che rapporto c'è, a suo giudizio, tra letteratura e religione?

    È una cosa notevole riconoscere come la religione sia sempre legata a un fenomeno letterario. (...) Sempre, per ogni popolo, per ogni civiltà, non si ha religione, si direbbe, che non si esprima attraverso l'arte e non abbia nell'arte, in particolare nell'arte letteraria, la sua testimonianza più alta.

    E i poeti cristiani?

    Anche i poeti cristiani, quando passano da un'espressione religiosa vaga a un'espressione concreta, cadono facilmente (non dico inevitabilmente) nel didascalico, nell'oratorio.

    Per essere poeti cristiani bisogna dunque essere dei santi?

    Certo che i poeti più grandi del cristianesimo sono santi. Tuttavia non sono soltanto i santi, i poeti cristiani, sono anche i peccatori che implorano il perdono.

    (©L'Osservatore Romano - 14 febbraio 2009)
    "Vi scongiuro, sosteniamoci in questo cammino" Card.Angelo Scola

  6. #6
    cattolico80
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    Arrow La Comunità dei Figli di Dio di Don Divo Barsotti

    IL PADRE FONDATORE: DON DIVO BARSOTTI

    Divo Barsotti è nato a Palaia (PI) nel 1914.
    Pochi anni dopo l'ordinazione sacerdotale per interessamento di Giorgio La Pira si è trasferito a Firenze, dove ha iniziato la sua attività di predicatore e di scrittore. Oggi è unanimemente riconosciuto come mistico e come uno degli scrittori di spiritualità più importanti del secolo. La sua produzione letteraria è notevolissima: più di 150 libri, molti dei quali tradotti in lingue straniere, tra cui il russo e il giapponese, più centinaia di articoli presso quotidiani e riviste di spiritualità. Ha scritto commenti alla Sacra Scrittura, studi su vite di santi, opere di spiritualità, Diari e poesie. Tra i sui testi di più importanti: Il Mistero cristiano nell'anno liturgico; Il Signore è uno; Meditazioni sull'Esodo; La teologia spirituale di San Giovanni della Croce; La legge è l'amore; Cristianesimo russo; La religione di Giacomo Leopardi; La fuga immobile.
    Ha fondato la "Comunità dei figli di Dio", famiglia religiosa di monaci formata da laici consacrati che vivono nel mondo e religiosi che vivono in case di vita comune; in tutto circa duemila persone. La Comunità è presente in Italia e nel mondo (Africa, Australia, Sri Lanka, Colombia) e si impegna a vivere la radicalità battesimale con i mezzi che sono propri della grande tradizione monastica.
    Vicino per anni alla sensibilità del cristianesimo orientale, Divo Barsotti ha fatto conoscere in Italia le figure dei santi russi Sergio, Serafino, Silvano. Nel 1972 è stato chiamato a predicare gli Esercizi spirituali in Vaticano al Papa.
    Ha insegnato teologia presso la Facoltà teologica di Firenze e ha vinto diversi premi letterari come scrittore religioso. Ha predicato in tutti i continenti e ultimamente è stato inserito tra le dieci personalità religiose più eminenti del '900, in Storia della spiritualità italiana, curato da P. Zovatto (Edizioni Città Nuova).
    Don Divo si è spento seranamente il 15 febbraio 2006 nella sua stanza a Casa San Sergio, il piccolo eremo che dal 1955, a Settignano (sulle colline di Firenze), accoglie la Comunità dei figli di Dio.


  7. #7
    cattolico80
    visitatore
    LA COMUNITÀ DEI FIGLI DI DIO

    La Comunità fondata da don Divo Barsotti, presente in Italia e all'estero, è costituita da sacerdoti e laici che, in famiglia o in piccole case di vita comune, vivono in unione con Dio una presenza cristiana nel mondo.
    La Comunità dei Figli di Dio è una famiglia religiosa che vuole offrire la possibilità di vivere come veri figli della Chiesa e di realizzare quello che la Chiesa stessa realizza: l'universalità della sua missione. Vuole cioè realizzare l'unità fra tutti gli uomini, non escludendo nessuno, ma accettando tutte le anime di buona volontà senza fare difficoltà di condizione, di età, di stato di vita. La Comunità non vuole creare un élite in seno alla Chiesa, ma vuol far vivere veramente, nella Chiesa, la sua cattolicità.
    E vuole vivere nel mondo il mistero dell'adozione filiale basandosi su quelli che da sempre sono nella Chiesa i fondamenti della spiritualità monastica: preghiera, ascolto della Parola di Dio, contemplazione, vita liturgica e sacramentale.
    I membri della Comunità non si ritirano negli eremi, ma vivono da monaci nel mondo, in mezzo agli uomini e nelle strutture sociali. Lavorano negli uffici, nelle scuole, nelle fabbriche, nelle case; sono uomini e donne, sono giovani e anziani, sono sposati e sono non sposati: uniti in un'unica famiglia mediante una consacrazione grazie alla quale si donano e si consegnano al Verbo di Dio, alla Vergine Madre e alla Chiesa. Vogliono che ogni attività umana sia consacrata al Signore: sono al servizio di Dio per essere ovunque testimoni di Cristo.
    La Comunità non ha opere particolari: in qualunque stato sociale e dovunque si trovino i suoi membri, la loro vita vuole essere una testimonianza di Cristo, pura trasparenza di Dio.

    La Comunità è nata nel 1946, sotto la direzione del padre Barsotti, che indicò immediatamente un preciso programma di vita: una vita vissuta interamente nella Divina Presenza e fondata soprattutto sulla preghiera; si richiedeva una preparazione anche culturale (era raccomandata almeno un'ora settimanale di studio); e poi una giornata al mese di ritiro e un incontro di gruppo ogni settimana. Il Padre impostava la vita della Comunità sulla lettura e sulla meditazione della Sacra Scrittura, sull'esercizio delle virtù teologali, sottolineando il primato dei valori contemplativi.
    Venivano così esposti subito i capisaldi della spiritualità: semplicità e libertà interiore, adesione alle varie realtà della vita, impegno totale, carità fraterna, rapporto di intimità con Dio.
    Questo monachesimo interiorizzato era una vera e propria novità: i valori della vita contemplativa non erano più un'esclusiva degli eremiti ritirati nelle clausure, perché le parole della Scrittura "occorre pregare sempre" sono rivolte a tutti.
    Pian piano la Comunità andò crescendo, il piccolo seme sta ora diventando un grande albero che vuol essere piantato nel cuore del mondo.
    Anche la struttura della Comunità si andò delineando sempre più chiaramente, costituendosi come famiglia comprendente vari stati di vita:

    * laici che vivono nel mondo, sposati o non sposati, e sacerdoti che, dopo un periodo di preparazione, si consacrano a Dio nella Comunità (primo ramo);
    * sposi che intendono impegnarsi a vivere il Vangelo nella famiglia, e fanno i voti di povertà, castità coniugale e obbedienza (secondo ramo);
    * laici non sposati che, vivendo nel mondo, intendono vivere la propria donazione a Dio professando i voti religiosi di povertà, castità e obbedienza (terzo ramo);
    * vita religiosa nelle Case di vita comune, con fratelli e sorelle che lasciano tutto per vivere la vita tipicamente monastica, basata sulla preghiera, sul silenzio, sul lavoro, sullo studio. È il quarto ramo.

    Non vogliamo le opere, ma il servizio ai fratelli, l'umile testimonianza di una carità semplice, pratica, fraterna e sentiamo la necessità di affermare che la carità non può avere un contenuto religioso se un'anima non s'impegna prima a fare di sé un'offerta al Padre celeste. Così tutta la Comunità si consuma nell'atto onde Cristo muore sulla croce. Non dobbiamo fare, ma essere.

  8. #8
    cattolico80
    visitatore
    "FIGLI DI DIO": PERCHÉ QUESTO NOME?

    Figli di Dio sono certamente tutti i cristiani. Con questo nome però la Comunità intende vivere in modo più diretto e profondo la filiazione divina, con una consacrazione che impegna a riscoprire il Battesimo in modo consapevole e responsabile.
    Il significato di questo nome sta dunque nell'impegno a vivere il mistero dell'adozione filiale nella carità, che è l'essenza del cristianesimo; a obbedire non più alla natura umana, ma soltanto all'azione di Dio che vive in ognuno. E poiché il processo della santificazione implica sempre più un'identificazione, un'unione sempre più intima con Cristo, vivere da "figli di Dio" impone l'ascolto della Parola per accogliere il Verbo, così che il Verbo faccia di ognuno il suo corpo: si è figli di Dio quando si è profeti che incarnano il Vangelo, testimoni di Cristo, che si incarna e vive nell'uomo e attraverso l'uomo si rivela al mondo.

  9. #9
    cattolico80
    visitatore
    VITA DELLA COMUNITÀ

    La Comunità è di carattere contemplativo, ed è fondata sulla tradizione monastica.
    I cardini della vita della Comunità sono: la vita liturgica e sacramentale, la preghiera e l'ascolto della Parola di Dio.
    Secondo i programmi stabiliti, i membri della Comunità leggono e meditano ogni mese un Libro della Sacra Scrittura in modo da leggere la Bibbia in un ciclo quadriennale; pregano con la Liturgia delle Ore, almeno in alcune sue parti; frequentano la vita sacramentale e liturgica per quanto possibile. L'attività della Comunità tende tutta a creare nel consacrato, ovunque egli viva e in qualunque condizione, un figlio di Dio con il cuore immerso nella Divina Presenza, luminoso testimone del Padre, dedito alla preghiera, amante del raccoglimento, che in ogni sua attività vive le virtù teologali della fede, speranza e carità.
    Ogni settimana i consacrati si incontrano in piccoli gruppi; sono incontri in cui si prega, si fa formazione biblica, ci si confronta e ci si aiuta, cercando di entrare sempre più nel cuore della vita spirituale. Ogni mese poi c'è un incontro allargato tra i vari gruppi esistenti nella stessa zona e un ritiro mensile nel quale si privilegiano la meditazione e il silenzio. Durante l'anno infine si organizzano corsi di Esercizi Spirituali, di cinque-sei giorni in varie parti d'Italia e un pellegrinaggio per la conoscenza e la scoperta dei luoghi della spiritualità.

  10. #10
    cattolico80
    visitatore
    STRUTTURA E REGOLE DELLA CFD

    Superiore di tutta la Comunità è un sacerdote della vita comune, eletto ogni sei anni, che forma con due laici (un uomo e una donna, Assistenti Generali), la Presidenza. Ogni "famiglia" fa capo a un Assistente di Famiglia.
    Si entra nella Comunità dei Figli di Dio in seguito ad una consacrazione, grazie alla quale ci si dona interamente a Dio, impegnandosi a voler vivere la perfezione della carità secondo l'ideale e gli strumenti che la Chiesa ha consegnato alla Comunità: in pratica, si rinnovano le promesse battesimali.
    Al consacrato viene chiesto di recitare ogni giorno "le quattro preghiere" (Ascolta Israele, Padre nostro, le Lodi di Dio Altissimo e le Beatitudini); la preghiera liturgica, almeno in alcune delle sue parti; e di meditare la Parola di Dio. Gli si raccomanda inoltre la frequenza all'incontro settimanale di gruppo e la partecipazione all'incontro mensile tra i vari gruppi della zona; il ritiro mensile e la partecipazione agli esercizi annuali. A tutti è consigliato di darsi un proprio regolamento di vita, che, sottoposto ai superiori, definisca in particolare il tempo da destinare alla preghiera.
    Per entrare nella Comunità c'è un periodo di aspirantato, durante il quale chi è interessato viene affidato ad un responsabile della formazione, che gli fa conoscere la Comunità nei suoi fini, nei suoi intenti e nei suoi mezzi e che chiarifica insieme a lui la sua vocazione per questo tipo di vita.
    La Comunità dei Figli di Dio è stata canonicamente riconosciuta dalla Chiesa come Associazione, con decreto dell'Arcivescovo di Firenze, card. Silvano Piovanelli, in data 6 gennaio 1984.

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