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Discussione: Domande sul processo di canonizzazione

  1. #1

    Domande sul processo di canonizzazione

    Cosa significa promulgare un "Decreto riguardante le virtù eroiche del Servo di Dio"...? E' una tappa del processo di beatificazione? E' l'esito di un processo preliminare?
    Oggi il Papa ha pomulgato il decreto riguardante le virtù eroiche di Antonio Rosmini
    "All'inizio dell'essere cristiano non c'è una decisione etica o una grande idea, bensì l'incontro con un avvenimento, con una Persona" (Benedetto XVI, Deus Caritas Est, 1)

  2. #2
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    Costituzione Apostolica Divinus Perfectionis Magister di Giovanni Paolo II circa la nuova legislazione per le Cause dei Santi (25/01/1983)

    Norme da osservarsi nelle inchieste Diocesane nelle Cause dei Santi emanate dalla S. C. per le Cause dei Santi il 7/02/1983
    Tota pulchra es, Maria,
    et macula originalis non est in te

  3. #3
    Grazie ad entrambi per i chiarimenti.
    "All'inizio dell'essere cristiano non c'è una decisione etica o una grande idea, bensì l'incontro con un avvenimento, con una Persona" (Benedetto XVI, Deus Caritas Est, 1)

  4. #4
    Fedelissimo di CR L'avatar di Anselmo
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    VANGELO E VITA
    In cinque casi il Vaticano ha riconosciuto il miracolo, in sette il martirio e in altri sette le «virtù eroiche»

    Testimoni di Cristo verso gli altari
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    La Congregazione per le cause dei santi ha promulgato 19 decreti che avvicinano alla beatificazione i servi di Dio. Fra di loro sei italiani: Maria Maddalena della Passione Starace, Maria Rosa Pellesi, Marco Morelli, Francesco Pianzola, Antonio Rosmini e Francesco Spoto


    Da Roma Mimmo Muolo

    Spicca il nome di Antonio Rosmini nell'elenco di candidati alla gloria degli altari diffuso ieri dalla Congregazione delle cause dei santi. Un elenco che comprende 19 decreti e che fa compiere ai servi di Dio indicati un altro passo avanti verso la beatificazione.
    In cinque casi si tratta del riconoscimento del miracolo, in pratica il via libera alla celebrazione in cui verranno nominati beati. Altri sette decreti riguardano il martirio e anche in questi casi si può dire che la cerimonia di beatificazione è ormai prossima (il riconoscimento del martirio, infatti, esclude la necessità del miracolo). Gli ultimi sette decreti dichiarano, invece, le virtù eroiche di altrettanti servi di Dio, per i quali ora non si attende che il riconoscimento del miracolo.
    In quest'ultimo gruppo c'è anche Antonio Rosmini, il grande filosofo noto soprattutto per la sua opera Delle cinque piaghe della Santa Chiesa, che tanti problemi gli creò con l'autorità ecclesiastica dell'epoca. Tuttavia, mentre i suoi scritti politici finirono all'indice, nel 1854 Pio IX, incurante delle forti pressioni contrarie, dichiarò conformi all'ortodossia le sue opere filosofiche. Rosmini nacque a Rovereto il 24 marzo 1797, divenne sacerdote nel 1821 e fondò nel 1828 l'Istituto della Carità e delle Suore della Provvidenza. Morì a Stresa il 1° luglio 1855.
    Gli altri italiani. Oltre a Rosmini figurano nell'elenco diffuso ieri altri cinque italiani. Per Maria Maddalena della Passione Starace (al secolo: Costanza) e Maria Rosa Pellesi (al secolo: Bruna), c'è il riconoscimento del miracolo. La prima, fondatrice delle Suore Compassioniste Serve di Maria, è nata il 5 settembre 1845 a Castellammare di Stabia ed è morta nella stessa città il 13 dicembre 1921. La seconda, suora Francescana Missionaria di Cristo è nata il 10 novembre 1917 a Morano di Prignano ed è morta il 1° dicembre 1972 a Sassuolo. Nel gruppo degli italiani c'è anche un martire, il religioso Francesco Spoto, apparte nente alla Congregazione dei Missionari Servi dei Poveri, che, nato 1'8 luglio 1924 a Raffadali, morì il 27 dicembre 1964 ad Erira nella Repubblica Democratica del Congo. Vi sono poi altri due sacerdoti dei quali sono state dichiarate le virtù eroiche, in attesa che venga riconosciuto il miracolo attribuito alla loro intercessione. Si tratta di Marco Morelli, sacerdote diocesano e fondatore della Congregazione delle Ancelle del Sacro Cuore di Gesù Agonizzante (Lugo, 1834-1912) e Francesco Pianzola, il prete santo delle mondine, fondatore della Congregazione delle Suore Missionarie dell'Immacolata Regina della Pace. Nacque a Sartirana Lomellina nel 1881 e morì a Mortara il 4 giugno 1943.
    I prossimi beati. Sono ormai vicinissimi alla beatificazione Paolo Giuseppe Nardini, sacerdote diocesano e fondatore delle Suore Francescane della Sacra Famiglia, nato il 25 luglio 1821 a Germersheim (Germania) e morto il 27 gennaio 1862 a Pirmasens (Germania); Maria del Monte Carmelo del Bambino Gesù Gonzales Ramos Garcìa Prieto, spagnola, fondatrice della Congregazione delle Terziarie Francescane dei Sacri Cuori di Gesù e Maria (1834-1899); e Eufrasia del Sacro Cuore di Gesù Eluvathingal, una religiosa indiana appartenente alla Congregazione delle Suore della Madre del Carmelo (1877-1952).
    I martiri. Oltre al missionario italiano di cui già si è detto, gli altri sei decreti riguardano singoli fedeli e in qualche caso alcuni gruppi che hanno subito il martirio nel 1936 e nel 1937, durante la Guerra civile spagnola. Sono: Bonaventura Garcìa Paredes, domenicano; Michele Léibar Garay, sacerdote professo della Società di Maria, e 40 compagni; Simone Reynés Solivellas e cinque compagni della Congregazione dei Missionari dei Sacri Cuori di Gesù e Maria e della Congregazione delle Suore Francescane Figlie della Misericordia, nonché Predenza Canyelles i Ginestà, una laica uccisa come gli altri nel 1936. Vi sono inoltre: Celestino Giuseppe Alonso Villar e nove compag ni domenicani; Angelo Maria Prat Hostench e 16 compagni dell'Ordine dei Frati della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo; Enrico Saiz Aparicio e 62 compagni, salesiani.
    Le virtù eroiche. Gli ultimi quattro decreti riguardano la francese (morta però in Italia) Luisa Margherita Claret de la Touche (1868-1915); la spagnola Elisabetta Lete Landa (1913-1941); la polacca Wanda Giustina Nepomucena Malczewska, laica (1822-1896) e il tedesco Girolamo Jaegen, anch'egli laico (1841-1919).


    Avvenire, 27 giugno 2006
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    Prima di parlare, pensa; dopo aver pensato, taci. (P.M.) A star zitti si fa sempre bella figura

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  5. #5
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    ROSMINI: PADRE MURATORE, INDICA ALL’UOMO DI OGGI IL “CAMMINO IRREVERSIBILE” DELLA CHIESA E DELL’EUROPA

    ”Oggi non ci sono dubbi: Rosmini può indicare verso quale cammino irreversibile è sospinta la Chiesa, così come l'Europa”. Padre Umberto Muratore, direttore del Centro Internazionale Studi Rosminiani, saluta in questi termini il riconoscimento delle “virtù eroiche” di Antonio Rosmini, secondo scalino all’interno del processo di beatificazione, superato ieri grazie alla promulgazione del decreto citato da parte della Congregazione per le Cause dei Santi, su autorizzazione del Papa. “Il merito principale di Rosmini – spiega il religioso in un’intervista che sarà pubblicata sul prossimo numero del Sir - sta nell'aver intuito che se la ragione viene usata correttamente non può andare contro la Chiesa, perché la ragione non solo non perde la fede, ma addirittura la rafforza, portando frutti di bene per l'umanità smarrita e disorientata". "Formazione" e "direzione spirituale" sono sempre state due parole chiave per Rosmini, indirizzate in primo luogo ai giovani, attraverso l’invito a “pensare in grande”. Per Rosmini, ricorda il religioso, “la carità non è solo elemosina, Dio stesso è carità, intellettuale e spirituale, fatta di attenzione al soprannaturale, alla grazia, a Dio che cammina con noi. Se si dimenticano queste verità basilari della fede, le religioni diventano tutte uguali, tutte sincretistiche”.

    Agenzia Sir
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  6. #6
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    Intervista con il cardinale José Saraiva Martins di Gianni Cardinale

    La predisposizione di un’Istruzione per lo svolgimento dell’inchiesta diocesana nelle cause dei santi, “Il miracolo nelle cause dei santi”, “Il martirio, dono dello Spirito e patrimonio della Chiesa di ogni epoca”. Sono questi i tre temi affrontati dalla riunione plenaria della Congregazione delle cause dei santi che si è tenuta in Vaticano dal 24 al 26 aprile scorso. Nell’occasione il Papa ha inviato ai partecipanti un importante messaggio autografo, datato 24 aprile. Sui contenuti di questo messaggio e sulle conclusioni della plenaria 30Giorni ha posto alcune domande al cardinale José Saraiva Martins, portoghese, dal 1998 prefetto del dicastero. «Il santo padre Benedetto XVI» ci dice il porporato «con tale messaggio ha voluto rivolgersi ai cardinali e agli arcivescovi e vescovi che hanno preso parte ai lavori, per salutarli e augurare a essi un buono e fruttuoso lavoro. Si tratta di un testo estremamente importante per il suo ricco contenuto e, in particolare, per gli orientamenti in esso offerti dal Santo Padre, che hanno illuminato le riflessioni dei padri sui vari aspetti dei diversi argomenti sottomessi al loro studio. E si è trattato di argomenti della maggiore rilevanza, poiché riguardano da vicino la vita e la complessa attività della Congregazione delle cause dei santi, nell’attuale contesto ecclesiale, sociale e culturale».

    Nel suo messaggio il Papa si è innanzitutto compiaciuto del lavoro compiuto dalla Congregazione…
    JOSÉ SARAIVA MARTINS: Il Papa ha espresso i suoi sentimenti di apprezzamento e di gratitudine al dicastero che ho l’onore di presiedere, per il servizio che esso rende alla Chiesa, promuovendo le cause dei santi, che «sono i veri portatori di luce all’interno della storia, perché sono uomini e donne di fede, di speranza e di amore», come egli stesso ha scritto nella sua prima enciclica Deus caritas est (n. 40). Proprio per questo, ha aggiunto il Sommo Pontefice, la Chiesa, sin dall’inizio, ha tenuto in grande onore la loro memoria e il loro culto, dedicando, nel corso dei secoli, una particolare attenzione alle procedure che conducono i servi di Dio agli onori degli altari.

    Il primo tema affrontato è stato quello del ruolo dei vescovi nello svolgimento dell’inchiesta diocesana sull’eroicità delle virtù del servo di Dio candidato agli onori degli altari, oppure sui casi di asserito martirio o sugli eventuali miracoli…
    SARAIVA MARTINS: I pastori diocesani sono, infatti, chiamati a decidere coram Deo quali siano le cause meritevoli di essere iniziate. Essi devono valutare, a tale scopo, innanzitutto se i candidati alla beatificazione e alla canonizzazione godano realmente, tra i fedeli, di una vera e diffusa fama di santità e di miracoli oppure di martirio; se essi, cioè, meritino di essere collocati sul candelabro per «far luce a tutti quelli che sono nella casa» (Mt 5,15). E proprio per favorire questo discernimento, il Papa ci ha chiesto di predisporre una opportuna Istruzione per lo svolgimento dell’inchiesta diocesana delle cause di santi.

    Sembrerebbe di capire che da parte delle diocesi ci sia la tentazione di largheggiare nel dare inizio sempre a nuove cause di beatificazione…
    SARAIVA MARTINS: Il Papa ha ricordato una felice formulazione con cui il vecchio Codice di diritto canonico piano-benedettino del 1917 voleva che la cosiddetta fama di santità fosse «spontanea, non arte aut diligentia procurata, orta ab honestis et gravibus personis, continua, in dies aucta et vigens in praesenti apud maiorem partem populi» (can. 2050, §2). Non solo. Il Papa ha pure puntualizzato in modo chiaro e inequivocabile che «non si potrà iniziare una causa di beatificazione e canonizzazione se manca una comprovata fama di santità, anche se ci si trova in presenza di persone che si sono distinte per coerenza evangelica e per particolari benemerenze ecclesiali e sociali».

    Quando prevede che potrà essere pronta questa Istruzione che vi è stata chiesta dal Papa?
    SARAIVA MARTINS: Speriamo di farcela per la fine di quest’anno. Si tratterà – credo – di un testo non lungo, una quarantina di pagine, e ben articolato. Credo che sarà di grande aiuto per le diocesi. Le aiuterà a lavorare più in fretta e meglio.

    Il secondo argomento sottoposto all’esame della riunione plenaria è stato quello del “miracolo nelle cause dei santi”.
    SARAIVA MARTINS: Il Santo Padre ha ribadito, al riguardo, che fin dall’antichità l’iter per arrivare alla canonizzazione passa non solo attraverso la prova delle virtù, ma anche attraverso quella dei miracoli attribuiti alla intercessione del candidato agli onori degli altari. Infatti, oltre a rassicurare che il servo di Dio vive in cielo in comunione con Dio, i miracoli costituiscono la divina conferma del giudizio espresso dall’autorità ecclesiastica sull’eroicità della sua vita virtuosa. I miracoli sono, in altre parole, come il sigillo che Dio appone sulla persona candidata agli altari, con cui garantisce la sua santità.

    E riguardo all’ipotesi che possano essere presi in considerazione, oltre ai miracoli fisici, anche quelli morali?
    SARAIVA MARTINS: Su questo il Papa ha dato delle indicazioni precise: «È poi da tenere presente chiaramente che la prassi ininterrotta della Chiesa stabilisce la necessità di un miracolo fisico, non bastando un miracolo morale».

    Il terzo tema, sottoposto alla riflessione dei membri della plenaria del dicastero, è stato quello del “martirio, dono dello Spirito e patrimonio della Chiesa di ogni epoca (cfr. Lumen gentium, n. 42)”.
    SARAIVA MARTINS: La Chiesa non ha deposto mai, lungo la sua storia, la tunica rossa del martirio. In proposito, il Papa osserva molto opportunamente che «se il motivo che spinge al martirio resta invariato, avendo in Cristo la fonte e il modello, sono invece mutati i contesti culturali del martirio e delle strategie “ex parte persecutoris”, che sempre meno cerca di evidenziare in modo esplicito la sua avversione alla fede cristiana e a un comportamento connesso con le virtù cristiane, ma simula differenti ragioni, per esempio di natura politica o sociale». Per poter parlare di vero martirio, conclude il Papa, è sempre necessario che «affiori direttamente o indirettamente, pur sempre in modo moralmente certo, l’odium fidei del persecutore. Se difetta questo elemento, non si avrà un vero martirio secondo la perenne dottrina teologica e giuridica della Chiesa. Il concetto di martirio, riferito ai santi e ai beati, va inteso, conformemente all’insegnamento di Benedetto XIV, come: “Volontaria mortis perpessio sive tolerantia propter Fidem Christi, vel alium virtutis actum in Deum relatum”. È questo il costante insegnamento della Chiesa».

    Questo vuol dire che non c’è spazio per l’opinione teologica che vorrebbe introdurre il concetto di “martirio della carità”?
    SARAIVA MARTINS: Mi sembra chiaro che è così.

    Nel suo messaggio Benedetto XVI ricorda anche la nuova procedura concernente i riti di beatificazione.
    SARAIVA MARTINS: Il Papa, verso la fine del suo messaggio, si riferisce alla nuova prassi concernente la celebrazione dei riti di beatificazione. È stata, questa, una innovazione quanto mai importante introdotta dall’attuale Sommo Pontefice subito all’inizio del suo pontificato. Essa ha come scopo, di grande rilevanza ecclesiologica e pastorale, di «sottolineare maggiormente, nelle modalità celebrative, la differenza essenziale tra la beatificazione e la canonizzazione e di coinvolgere più visibilmente le Chiese particolari, fermo restando che solo al romano pontefice compete concedere il culto a un servo di Dio». Di norma, come è noto, a rappresentare il santo padre nelle cerimonie di beatificazione è il prefetto della Congregazione delle cause dei santi.


    fonte: 30 Giorni


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  7. #7
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    Sì, un secolo fruttuoso. Ma non credo che papi dei secoli passati siano stati meno santi o virtuosi. Certo è che quelli di questo secolo hanno a loro favore regole per il processo di canonizzazione differenti (mi pare siano cambiate negli anni '80).
    Mentre, per esempio, per aprire la causa di (ipotizziamo) B. XIV erano necessari almeno 30 anni dalla morte, nel corso di questo secolo sono stati ridotti a 10, poi a 5 (come si è visto, ampiamente derogabili). Perciò, è più facile che i papi di queso secolo abbiano gruppi di devoti stabili che ne promuovano la santificazione. A questo si aggiunge che, sempre col medesimo cambiamento di regole, è stato deciso che per canonizzare un papa, non è necessario un esercizio eroico delle virtù cristiane (né di vistù taumaturgiche) che sono solitamente richieste per qualsiasi altro Servo di Dio (soprattutto le prime, per il processo post-tridentino): l'ufficio stesso di Papa è di per sé bastante a provare le virtù del candidato. Perciò a un papa è sufficiente essere stato un buon papa (chiedo scusaper il pasticcio) perché si possa procedere (fatto salvo, ovviamente, il miracolo per la beatificazione).
    Se posso esprimere la mia opinione, avrei preferito che le regole fossero più severe (per esempio, è stato abolito il Difensore della Fede nel processo, cioè "l'avvocato del diavolo") e che le canonizzazioni fossero poche, ma più significative. Però, ubi majestas...

  8. #8
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    Originally posted by Cyriaco Morelli@Aug 18 2006, 05:56 PM
    A questo si aggiunge che, sempre col medesimo cambiamento di regole, è stato deciso che per canonizzare un papa, non è necessario un esercizio eroico delle virtù cristiane (né di vistù taumaturgiche) che sono solitamente richieste per qualsiasi altro Servo di Dio (soprattutto le prime, per il processo post-tridentino): l'ufficio stesso di Papa è di per sé bastante a provare le virtù del candidato. Perciò a un papa è sufficiente essere stato un buon papa (chiedo scusaper il pasticcio) perché si possa procedere (fatto salvo, ovviamente, il miracolo per la beatificazione).
    Potresti, per cortesia, spiegare meglio queste frasi?
    Nelle norme per le cause di beatificazione e canonizzazione, riportate sul sito della Santa Sede, nella pagina dedicata alla Congregazione per le Cause dei Santi, non ho trovato nulla di tutto ciò.
    Grazie
    Tota pulchra es, Maria,
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  9. #9
    Decano e Saggio del Forum L'avatar di Cardinale Bellarmino
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    Originally posted by Vox Populi+Aug 18 2006, 07:08 PM--></div><table border='0' align='center' width='95%' cellpadding='3' cellspacing='1'><tr><td>QUOTE (Vox Populi @ Aug 18 2006, 07:08 PM)</td></tr><tr><td id='QUOTE'> <!--QuoteBegin-Cyriaco Morelli@Aug 18 2006, 05:56 PM
    A questo si aggiunge che, sempre col medesimo cambiamento di regole, è stato deciso che per canonizzare un papa, non è necessario un esercizio eroico delle virtù cristiane (né di vistù taumaturgiche) che sono solitamente richieste per qualsiasi altro Servo di Dio (soprattutto le prime, per il processo post-tridentino): l&#39;ufficio stesso di Papa è di per sé bastante a provare le virtù del candidato. Perciò a un papa è sufficiente essere stato un buon papa (chiedo scusaper il pasticcio) perché si possa procedere (fatto salvo, ovviamente, il miracolo per la beatificazione).
    Potresti, per cortesia, spiegare meglio queste frasi?
    Nelle norme per le cause di beatificazione e canonizzazione, riportate sul sito della Santa Sede, nella pagina dedicata alla Congregazione per le Cause dei Santi, non ho trovato nulla di tutto ciò.
    Grazie [/b][/quote]
    Concordo con te, Vox. Allora per GP II il lavoro che stanno facendo è tutto inutile??
    Non mi pare esista alcuna deroga alle Norme, se non quella dei cinque anni concessa ad hoc da Benedetto XVI.
    Il Bellarmino insegna con grande chiarezza e con l’esempio della propria vita che non può esserci vera riforma della Chiesa se prima non c’è la nostra personale riforma e la conversione del nostro cuore. (Papa Benedetto XVI, Udienza Generale del 23 febbraio 2011)

  10. #10
    Nuovo iscritto L'avatar di Cyriaco Morelli
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    Effettivamente sono stao un po&#39; frettoloso... Adesso mi spiego meglio.
    Non mi connstano regole canoniche che differenzino la posizione di un papa da quella di un qualsiasi altro Servo di Dio.
    Tuttavia, a causa del processo storico di sacralizzazione della figura del Pontefice, che si è venuta accentuando a partire dal &#39;700 (vedi il saggio della Caffiero sul bacio della pantofola), e soprattutto dopo il ciclio di rivoluzioni culminato col 1870 (significativamente, l&#39;anno della fine del dominio temporale e del riconoscimento dell&#39;Infallibilità papale), il ruolo stesso di Papa è stato accentuato e portato a una maggiore devozione da parte della cattolicità (ricordo che fino alla Rivoluzione francese il Papa era per la maggior parte dei fedeli poco più di un nome pronunciato durante la messa e presente in qualche proverbio popolare). La figura papale si è così popolarizzata, ed è stata proposta con sempre maggiore persuasione alla fede dei semplici: per questo i papi contemporanei sono "costretti" a una cura pastorale molto più intensa e "pubblica" di quelli passati. In altre parole, è più facile che si sia prodotta una devozione verso GP II, presente sia simbolicamente che fisicamente in quasi tutto l&#39;orbe, che per B XIV (ecco il senso del mio esempio), che al più poteva essere popolare a Bologna, e quasi solo per le sue facezie.
    Insomma, tornando all&#39;inizio, il mio intervento era volto a notare che, certo, i papi del &#39;900 sono stati molto virtuosi, ma che ci sono anche delle condizioni storiche che spiegano questa maggiore venerazione della loro memoria e che non bisogna assolutamente dimenticare, a mio avviso, per non correre il rischio di ridurre tutto a ciacole. In sintesi, volevo approfondire, non contestare; poi, mea culpa, ho sono stato troppo sbrigativo.

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