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Discussione: Venerabile Servo di Dio Cardinale Francois Xavier Van Thuan

  1. #21
    Partecipante a CR L'avatar di andrealonghin
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    Ecco che bella notizia è comparsa oggi su La stampa.it
    Preghiamo perchè questo testimone della Fede, il Servo di Dio card. Van Thuan, venga presto elevato agli onori degli altari.


    MARCO TOSATTI


    Joseph Nguyen, figlio di immigrati dal Vietnam la cui famiglia era amica del cardinale è stato in coma per 32 giorni nel 2009. In un certo momento della degenza i medici hanno addirittura compilato il suo certificato di morte. I medici hanno detto che Joseph era morto. Il battito cardiaco era crollato, a di là di ogni possibile ripresa, e la sua attività cerebrale era finita. Ma mentre il giovane era in coma ormai da giorni i suoi genitori stavano chiedendo l’aiuto di un vecchio amico di famiglia, e cioè quello del cardinale vietnamita di cui è in corso la causa di beatificazione. Da allora Joseph è guarito ed è rientrato in seminario, e ha anche preso visione del suo certificato di morte. Ha solo due ricordi del coma di 32 giorni, di cui ha memoria come di una “grande notte di sonno”. Nelle settimane in cui era in bilico fra la vita e la morte Joseph dice di aver avuto due incontri con il cardinale Van Thuan, morto nel 2007. Il porporato è stato citato da Benedetto XVI nell’enciclica “Spe Salvi” per la sua esemplare testimonianza cristiana in 13 anni di prigionia, e nell’ottobre di quest’ anno è iniziata la sua causa di beatificazione. I genitori di Joseph erano amici di “padre Van Thuan”, che Joseph non ha mai incontrato, perché la sua famiglia è emigrata in America nel 1975, dove lui è nato. Per i suoi genitori “padre” Van Thuan era praticamente un membro della famiglia. Nel 2009 Joseph che prestava servizio in un ospedale, si ammalò; sembrava una normale influenza. Ma peggiorava continuamente, e chiese di lasciare il seminario per curarsi a casa. Il 1 ottobre ebbe una crisi gravissima: non riusciva a respirare. Suo padre lo portò in ospedale, dove fu ricoverato, e operato con una tracheotomia perché non era più in grado di respirare. Di questo non ha memoria, né ricorda più nulla di quel periodo. Quando si svegliò 32 giorni più tardi, gli fu detto che si era ammalato di una grave polmonite, complicata dall’H1N1, la “influenza suina”. Joseph però raccontò una sua storia, quando fu in grado parlare di nuovo. “Durante il mio coma ci sono solo due cose che ricordo: due visioni del cardinale Van Thuan. Mi è apparso due volte”. Joseph disse che non solo vide, ma anche parlò con il cardinale, in due momenti che descrive come “separazione di corpo e anima”. Anche se non è in grado di rivelare i dettagli degli incontri, dice che probabilmente sono avvenuti mentre i medici stavano osservando la sua perdita di attività cerebrale e la scomparsa dei segni vitali. “Poco dopo la seconda visita del cardinale mi svegliai dal coma”. Dice di non aver capito che cosa stesse succedendo, e il perché di tutti quei tubi e fili collegati al suo corpo; e in particolare del tubo nel collo, che gli impediva di parlare. Quando altri hanno saputo del suo racconto, e del possibile coinvolgimento del cardinale Van Thuan nella guarigione, gli è stato chiesto di fornire tutte le informazioni relative ai funzionari che seguono la causa di beatificazione a Roma.

  2. #22
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    Il Pontificio Consiglio Giustizia e Pace ricorda il cardinale Văn Thuận a nove anni dalla morte


    Il cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson, presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, ha celebrato oggi nella sede del dicastero a Roma, una Messa a nove anni dalla morte del cardinale François-Xavier Nguyễn Văn Thuận. Il porporato vietnamita passò ben 13 anni nelle prigioni del suo Paese, di cui nove in totale isolamento. Non impazzì – dirà dopo - grazie alla preghiera dell’Ave Maria. Nel 1998, Giovanni Paolo II lo nominò presidente di "Giustizia e Pace". Attualmente è in corso il processo di Beatificazione. Sulla figura del cardinale Văn Thuận, ascoltiamo mons. Paul Phan van Hien, da lui ordinato sacerdote clandestinamente in Vietnam 31 anni fa e oggi responsabile di "Giustizia e Pace" per l’Asia e il Medio Oriente. L’intervista è di Sergio Centofanti:

    R. - Io penso che la speranza sia stata la cosa più importante nella vita del cardinale Văn Thuận: è riuscito a sopravvivere a tanti anni di carcere proprio grazie alla speranza. In lui era molto forte la fede nell’amore di Dio e la fiducia nella Provvidenza.

    D. - Che cosa ricorda, personalmente, del cardinale Văn Thuận?

    R. - Era una persona molto, molto semplice. Il rapporto che c’è stato fra me e lui è stato realmente quello tra un padre e un figlio. Ma non era così soltanto con me, perché lui considerava tutti gli altri come suoi amici e suoi figli. Riusciva sempre a portare forza e speranza agli altri.

    D. - Aveva un rapporto particolare anche con i suoi carcerieri: li ha anche perdonati…

    R. - Certamente! Proprio perché aveva grande fiducia nell’amore di Dio, aveva anche grande fiducia negli altri: credeva che le persone potessero sempre cambiare e pregava per gli altri, affinché potessero cambiare e diventare persone buone.

    D. - Che cosa significa per la Chiesa in Vietnam la figura del cardinale Văn Thuận?

    R. - Tutti i cattolici in Vietnam conoscono bene la sua vita, leggono i suoi libri, che veramente amano molto, cercando di imitare la sua vita.

    D. - La Chiesa in Vietnam come vive oggi?

    R. - Certamente un po’ meglio rispetto al passato. Le chiese sono sempre aperte e ci sono tanti fedeli. Adesso anche le ordinazioni dei preti sono facili: abbiamo ancora tante vocazioni di religiosi e di sacerdoti. Pensiamo anche alle missioni nei Paesi vicini, come in Laos o in Cambogia, e possiamo inviare missionari in questi Paesi. La Chiesa in Vietnam sta crescendo. (mg)


    fonte: Radio Vaticana
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  3. #23
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    Vietnam. Procede la Causa di beatificazione del cardinale Văn Thuận

    La Causa di beatificazione del cardinale vietnamita Francis Xavier Nguyễn Văn Thuận, l’ex presidente del Pontificio Consiglio per la Giustizia e la Pace scomparso nel 2002 per un tumore, prosegue il suo iter: una Commissione di inchiesta della diocesi di Roma – già recatasi in Francia, Germania, Stati Uniti e Australia – sarà in Vietnam dal 23 marzo al 9 aprile per ascoltare alcune testimonianze e raccogliere ulteriore documentazione. La visita – riferisce l’agenzia Eglises d’Asie – si articolerà in quattro tappe nelle diocesi in cui il porporato aveva vissuto per diverso tempo. La prima, dal 24 al 27 marzo, sarà Ho Chi Minh City (ex Saigon) dove, 37 anni or sono, l’allora mons. Thuận era stato nominato arcivescovo coadiutore, una settimana prima della caduta della città e della fine della guerra in Vietnam. Una scelta non gradita al nuovo regime, che lo aveva espulso dall’arcidiocesi, internato e quindi incarcerato senza processo per 13 anni fino al 1988 e costretto agli arresti domiciliari fino al 1991, quando dovette lasciare il Paese. Dopo Ho Chi Minh City, dal 28 al 31 marzo, la Commissione di inchiesta continuerà il suo lavoro nella diocesi di Nha Trang. In vista della visita, la diocesi ha istituito una sua speciale commissione, della quale fanno parte molti membri che hanno conosciuto personalmente il cardinale Thuân, che fu alla guida della diocesi dal 1967 al 1975, gli anni più drammatici della guerra in Vietnam. Dal primo al tre aprile, la delegazione sarà invece a Huê, città dove il cardinale vietnamita era nato il 17 aprile 1928 da una famiglia cattolica e dove era stato ordinato sacerdote nel 1953 prima di proseguire i suoi studi a Roma. La Commissione incontrerà una decina di testimoni e prenderà visione di diversi documenti sulla sua famiglia e sulla sua opera quando era vicario generale dell’arcidiocesi. Tra i testimoni figurano l’attuale arcivescovo di Huê Etienne, Nguyên Nhu Thê, suo amico fraterno. Con lui cinque sacerdoti diocesani che si considerano suoi figli spirituali, un anziano sacerdote, alcune religiose e tre laici membri dell’Istituto secolare “Ésperance” da lui fondato. La visita terminerà quindi ad Hanoi dove, dal 5 al 7 aprile, la delegazione diocesana ascolterà altre testimonianze di diverse persone che ebbero contatti con il cardinale Thuân durante i lunghi anni di prigionia nella capitale vietnamita e gli ultimi tre anni agli arresti domiciliari, prima dell’esilio a Roma. Qui, nel 1998, il Beato Giovanni Paolo II lo nominò presidente del Pontificio Consiglio per la Giustizia e la Pace e nel 2001 lo elevò a cardinale. La fase diocesana del processo di Beatificazione del card. Thuân è stata aperta a Roma il 22 ottobre 2010. (EdA – L.Z.)


    fonte: Radio Vaticana
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  4. #24
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    Quella beatificazione non s’ha da fare
    Il governo vietnamita revoca i visti alla delegazione vaticana che doveva raccogliere materiale per la causa del cardinale Van Thuan


    Alessandro Speciale
    Città del Vaticano


    Una delegazione vaticana che doveva recarsi in Vietnam per ascoltare testimonianze sulla vita del cardinale Francis Xavier Nguyen Van Thuan si è vista revocare i visti da parte del governo di Hanoi a pochi giorni dalla partenza.

    La missione vaticana doveva raccogliere materiale per la causa di beatificazione del porporato vietnamita, scomparso nel 2002. A guidarla doveva essere il cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson, successore di Van Thuan alla guida del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace che oggi promuove la causa.

    Non sono state fornite motivazioni per la revoca del visto. La delegazione doveva trovarsi in Vietnam dal 23 marzo al 9 aprile e toccare le diocesi di Ho Chi Minh City (Saigon), Nha Trang, Hue e Hanoi.

    A Hue, città d'origine del cardinale Van Thuan, due persone sostengono di essere state guarite dal porporato e l'arcidiocesi – guidata da monsignor Stephen Nguyen Nhu Thê, amico personale del cardinale – aveva organizzato una commissione e raccolto un'ampia documentazione in vista della visita vaticana.

    Padre Peter Nguyen Huu Giai, dell'arcidiocesi di Hue, aveva spiegato all'agenzia Ucanews di aver preparato una documentazione in inglese e francese da consegnare alla delegazione vaticana. L'agenzia riferisce che due agenti hanno fatto visita lo scorso 23 marzo a Jacob Hoang Minh Chau, un 87enne amico di infanzia del cardinale Van Thuan che era tra le persone che dovevano testimoniare di fronti agli uomini della Santa Sede.

    Malgrado recenti miglioramenti nelle relazioni tra Vietnam e Santa Sede, e nelle condizioni della Chiesa cattolica, la figura di Van Thuan rimane particolarmente delicata per il governo di Hanoi.

    Il porporato, nipote del primo presidente del Vietnam del Sud, rimase sotto arresto per 13 anni da parte del governo comunista di Hanoi. La sua nomina a vescovo ausiliare di Saigon nel 1975 - appena una settimana prima della conquista della città da parte dei Vietcong - venne interpretata come una “ingerenza” da parte della Chiesa e dell'Occidente. Una volta liberato, a Van Thuan non venne permesso di rientrare nel suo Paese e papa Giovanni Paolo II lo chiamò a lavorare in Vaticano, fino a crearlo cardinale nel 2001.

    Chi scrive può testimoniare di non aver ricevuto interferenze di sorta da parte delle autorità durante un recente viaggio in Vietnam – se non per una serie di interviste con persone che avevano conosciuto il cardinale Van Thuan, tutte cancellate all'ultimo momento dagli interessati, con vari pretesti. Esponenti della Chiesa locale avevano spiegato allora che le autorità non volevano che la figura e la prigionia del porporato divenissero largamente conosciute tra i vietnamiti – soprattutto al di fuori della comunità cattolica, circa il 9% della popolazione – e potessero assumere valenza esemplare.

    In una lettera ai fedeli dello scorso primo gennaio l'arcivescovo di Ho Chi Minh City, cardinale Jean Baptist Phạm Minh Man, aveva invitato "sacerdoti, religiosi e laici" che avevano incontrato Van Thuan o erano a conoscenza di episodi che possano contribuire al cammino di beatificazione "a testimoniare davanti alla delegazione della Santa Sede le sue virtù e la santità".


    fonte: Vatican Insider
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  5. #25
    Saggio del Forum L'avatar di Pikachu
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    Citazione Originariamente Scritto da Vox Populi Visualizza Messaggio
    A guidarla doveva essere il cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson, successore di Van Thuan alla guida del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace che oggi promuove la causa.

    Malgrado recenti miglioramenti nelle relazioni tra Vietnam e Santa Sede
    Quindi, oltre che al resto della delegazione, è stato anche revocato il visto... ad un Cardinale?
    Ma è scandaloso!


  6. #26
    Iscritto L'avatar di virginiaflora
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    eh, mi sembrava strano che la "coda del serpente" ( come si esprimeva sant'Ignazio di Loyola) non si era ancora infiltrata a disturbare una iniziativa tesa alla maggior gloria di Dio!
    Da parte nostra restiamo all'erta e intensifichiamo la nostra preghiera non solo ricorrendo all'intercessione di un Testimone straordinario(ricordo di averlo ascoltato nella basilica Lateranense durante il Congresso eucaristico Mondiale del 2000) ma anche ricordandoci di quanti vivono in Viet-Nam e in Asia ...

  7. #27
    CierRino L'avatar di Vaticanista
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    Dopo averla postata sulla discussione relativa al Sacro Collegio, posto anche qui la notizia:

    Il sito di Salvador Miranda informa che Venerdì 6 giugno scorso, alle 11.30, i resti mortali del Cardinale Francois Xavier Nguyen Van Thuan sono stati traslati dalla tomba del Verano a quella che fu la sua Diaconia, Santa Maria della Scala.
    La cerimonia è stata presieduta da S. E. Rev.ma Card. Peter Turkson, Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, e ad essa hanno preso parte - fra gli altri - i Cardinali Roger Etchegaray, Sotto Decano del Sacro Collegio, Renato Raffaele Martino, Presidente Emerito del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, Jorge Maria Mejia, Archivista e Bibliotecario Emerito e Bernard Law, Arciprete Emerito della Basilica Liberiana. Era presente anche la sorella del defunto Cardinale, insieme alla comunità vietnamita di Roma, accompagnata da S. E. Mons. Matteo Maria Zuppi, Ausiliare di Roma. S. E. Mons. Mario Toso, Segretatio del Pontifico Consiglio della Giustizia e della Pace, infine, ha rivolto un indirizzo di saluto ai presenti.

    http://www2.fiu.edu/~mirandas/additions-12.htm

  8. #28
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    Cardinale Van Thuan: a 10 anni dalla morte una Messa il 14 settembre a Roma

    Una messa di suffragio in memoria del Servo di Dio il cardinale François Xavier Nguyên Van Thuân, in occasione del 10° anniversario della sua morte, sarà celebrata il 14 settembre alle ore 10 a Roma, presso la Basilica titolare di Santa Maria della Scala a Trastevere. Presiederà l’eucaristia il cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson, presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace. Il cardinale François Xavier Nguyên Van Thuân nacque il 17 aprile 1928 a Huê (Viêt Nam). Nel 1885 - riferisce l'agenzia Sir - tutti gli abitanti del villaggio di sua madre furono bruciati nella chiesa parrocchiale, eccetto suo nonno, che in quel tempo studiava in Malesia. I suoi antenati paterni sono stati vittime di molte persecuzioni. È stato ordinato sacerdote l‘11 giugno 1953 e nominato da Paolo VI arcivescovo titolare di Vadesi e coadiutore di Saigon (Thành-Phô Chi Minh, Hôchiminh Ville) nel 1975. Dopo pochi mesi, però, con l‘avvento del regime comunista venne arrestato e messo in carcere. Ha vissuto in prigione per tredici anni, fino al 21 novembre 1988, senza giudizio né sentenza, trascorrendo nove anni in isolamento. Il 24 giugno 1998 è diventato presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace e nel 2001 Giovanni Paolo II lo ha elevato al rango di cardinale. E’ morto il 16 settembre 2002. Il 16 settembre 2007, a cinque anni esatti dalla morte, ha preso avvio la causa di beatificazione. (R.P.)


    fonte: Radio Vaticana
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  9. #29
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    Card. Van Thuân: il 5 luglio si conclude fase diocesana del processo di beatificazione

    Il 5 luglio si concluderà la fase diocesana del processo di beatificazione del cardinale François Xavier Nguyên Van Thuân, già presidente del Pontificio Consiglio della giustizia e della pace. Il giorno successivo è prevista una messa di ringraziamento nella chiesa Santa Maria della Scala a Roma. Nato il 17 aprile 1928 a Huê (Viêt Nam), vescovo di Na Thrang nel 1967, il porporato era da pochi giorni vescovo di Saigon quando la città cadde nel potere dei comunisti del Nord. Nel 1975 Van Thuân fu messo in prigione, perché era il nipote di Ngo Dinh Diem, il presidente del Vietnam. Nonostante fosse lasciato a lungo senza cibo e acqua, dalla cella scrisse una serie di messaggi alla comunità cristiana grazie ai fogli di carta che un bambino di 7 anni gli procurava di nascosto. Così nacque il libro “Il cammino della speranza”. Da Saigon fu trasferito in catene a Nha Trang, quindi al campo di rieducazione di Vihn Quang, e poi in isolamento per 9 anni, con due sole guardie con lui. Non poté portare con sé la Bibbia. Allora raccolse tutti i pezzetti di carta che trovava e compose un minuscolo libro sul quale trascrisse più di 300 frasi del Vangelo che ricordava a memoria. Liberato il 21 novembre 1988, nel 1994 fu chiamato a ricoprire la carica di vice presidente del Pontificio Consiglio della giustizia e della pace. Quattro anni dopo ne divenne presidente. Fu creato cardinale nel Concistoro del 21 febbraio 2001. Morì il 16 settembre 2002. (R.P.)


    fonte: Radio Vaticana
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  10. #30
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    Beatificazione del card. Van Thuân: il 5 luglio la chiusura dell'inchiesta diocesana

    Si concluderà venerdì prossimo, dopo poco più di due anni e mezzo, l’inchiesta diocesana sulla vita, le virtù eroiche e la fama di santità del cardinale vietnamita Francois-Xavier Van Thuân, morto il 16 settembre del 2002. Nel 1975, pochi mesi dopo essere stato nominato arcivescovo, fu imprigionato per 13 anni, di cui 9 in isolamento, per la sua fede. Il servizio di Fausta Speranza:

    Venerdì, dopo una solenne celebrazione eucaristica nella Basilica di Sant’Antonio di Padova a Roma, all’Auditorium Antonianum verrà presentata la traduzione italiana delle sei Lettere pastorali del cardinale Van Thuân, scritte tra il 1968 e il 1973, pubblicata dalla Libreria Editrice Vaticana e curata dal Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace. Della figura del cardinale Van Thuân, abbiamo parlato con il postulatore, dr. Waldery Hilgeman:

    R. – E’ stato prigioniero sotto il regime comunista in Vietnam. E’ stato incarcerato senza un legittimo processo. Questa carcerazione è durata 13 anni, di cui nove in isolamento totale, senza mai rinnegare la sua fede, senza mai accettare compromessi. Il cardinale è molto famoso per una croce pettorale, che lui una volta liberato faceva vedere molto in giro, e che è diventata il simbolo della sua prigionia e anche il simbolo della sua spiritualità. Ha costruito questa croce durante la sua prigionia, con pezzetti di legno che gli erano stati forniti proprio dalle sue guardie, ed è poi riuscito a costruire una catena con il filo elettrico. Una volta diventato cardinale, ha continuato ad indossare questa croce, simbolo della sua prigionia e simbolo della sua spiritualità.

    D. – Una testimonianza fortissima per tutti i cristiani, ma anche un personaggio storico per il Vietnam?

    R. – Certo, è un personaggio storico per il Vietnam, perché è un vescovo che è diventato martire della speranza. Lui è stato incarcerato e durante questo periodo di incarcerazione non ha mai perso la speranza nella Chiesa, non ha mai rinnegato la Chiesa. E questo è un simbolo per quel popolo che ancora oggi lì non si trova a vivere in uno stato di libertà religiosa come dovrebbe essere.

    D. – Il cardinale Van Thuân ha dato una testimonianza fortissima durante la carcerazione, ma poi questa testimonianza è continuata attraverso racconti, mai rancorosi, mai con accenti di odio, mai con una parola brutta nei confronti di quello che era successo, ma sempre una testimonianza forte di amore. E’ così?

    R. – E’ così, e non poteva essere diversamente. Le guardie che lo tenevano sotto controllo, in prigione, dicevano: “Ma tu un giorno, se sarai liberato, ci farai perseguitare?” E lui: “No, assolutamente”. “Ci farai uccidere?” E lui: “Certo che no, io vi amo”. “Come? Tu ci ami?” “Sì, certo. Io vi amo”. E questo è il messaggio che il cardinale ha trasmesso a quelli che erano i suoi “nemici”. Ovviamente una volta liberato, questa sua spiritualità, di Gesù abbandonato sulla croce, è diventata il simbolo della sua opera. Una volta liberato, lui ebbe l’onore di predicare gli esercizi alla Curia romana e non erano esercizi a caso: erano gli esercizi dell’anno 2000, all’alba del Terzo millennio. Lui venne chiamato da Giovanni Paolo II, il quale ha detto: “Monsignore, le vorrei chiedere di predicare questi esercizi alla Curia romana”. E lui con grande stupore rispose: “Santità, ma io sono stato in prigione, non sono aggiornato dal punto di vista teologico. Cosa potrei dire?” E il Papa rispose prontamente: “Ci porti la sua esperienza”. Quando un Pontefice invita un vescovo a portare la sua esperienza, lo invita a fare diventare quella esperienza magistero della Chiesa in un certo qual modo. Lui predicò questi esercizi, che sono stati poi pubblicati e questo libro è diventato un best-seller. Questo riassume un po’ quella che è la spiritualità di Van Thuân, che nasce appunto dalla sofferenza e dall’abbandono in carcere.

    A presentare gli appuntamenti che venerdì accompagneranno la conclusione del processo diocesano, è stato il cardinale Peter Turkson, presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace. Gli abbiamo chiesto quali parole meglio esprimano la testimonianza lasciata dal cardinale Van Thuân:

    “‘Gaudium et spes’ è stato il titolo di un documento importante del Concilio ma sono anche le due parole che il cardinale Van Thuân ha voluto per il suo stemma di vescovo. Gaudium et spes, per lui, per i suoi fedeli, sono sempre il desiderio di presentare il Vangelo, l’esperienza di un cristiano, come fonti di speranza per la sua gente. I cristiani sono invitati innanzitutto a fare un’esperienza di gioia nella fede per poterla poi trasmettere come fonte di speranza per gli altri”.

    Il segretario del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, mons. Mario Toso, sottolinea l’importanza di ricordare la testimonianza del cardinale Van Thuân e racconta ricordi personali:

    R. - Un testimone della speranza, soprattutto nel campo della nuova evangelizzazione che implica l’annuncio e la testimonianza di una nuova Dottrina sociale della Chiesa, maggiormente posta a servizio delle esigenze del Vangelo e della missione della Chiesa.

    D. - Un ricordo del cardinale Van Thuân …

    R. - Ricordo che mentre preparavamo il compendio della Dottrina sociale della Chiesa e lavoravamo insieme in commissione, egli mostrava molta pazienza, era lucido e distribuiva la sua saggezza. Ricordo sempre che alla fine di qualche riunione, vedendo che io sono salesiano, dovevo percorrere un gran tratto di strada, andando dall’altra parte della città, mi invitava cordialmente e fraternamente a casa sua, ed egli stesso mi preparava il pranzo. Ho considerato questo come un segno di fraternità e un segno di attenzione nei confronti dei sacerdoti: un tratto che ha sempre contraddistinto la figura del cardinal Van Thuân, già ancora quando era vescovo nella sua diocesi e successivamente incontrando molti sacerdoti provenienti dal Vietnam. Li accoglieva a casa sua offrendo loro anche il momento conviviale.

    D. - Dunque, l’importanza di gesti eroici, ma anche di gesti semplici per l’altro …

    R. - Sì, per le lui le cose erano molto naturali, venivano spontanee. Avendo incentrato tutta la sua esistenza nell’amore di Gesù Cristo e volendo dimostrare questo amore a tutti quelli che incontrava, per lui era una cosa naturale occuparsi delle persone e andare incontro ai loro bisogni più semplici.


    fonte: Radio Vaticana
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