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Discussione: Venerabile Servo di Dio Cardinale Francois Xavier Van Thuan

  1. #1
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    Venerabile Servo di Dio Cardinale Francois Xavier Van Thuan


    Il Cardinale François Xavier Nguyên Van Thuân, Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace , è nato il 17 aprile 1928 a Huê (Viêt Nam).

    Discendeva da una famiglia che può annoverare numerosi martiri: nel 1885 tutti gli abitanti del villaggio di sua madre furono bruciati nella chiesa parrocchiale, eccetto suo nonno, che in quel tempo studiava in Malesia. I suoi antenati paterni sono stati vittime di molte persecuzioni, tra il 1698 al 1885. Il suo bisnonno paterno, insieme con gli altri familiari, era stato forzatamente assegnato ad una famiglia non cristiana in modo che perdesse la fede. E raccontava questa vicenda al giovane François Xavier. Gli narrava che ogni giorno, all'età di 15 anni, faceva a piedi 30 chilometri per portare a suo padre, in prigione perché cristiano, un po' di riso e un po' di sale.

    Sua nonna, ogni sera, dopo le preghiere della famiglia, recitava ancora il rosario per i sacerdoti. Non sapeva né leggere né scrivere. Sua mamma Elisabeth lo ha educato cristianamente fin da quando era in fasce. Ogni sera gli insegnava le storie della Bibbia e gli raccontava le testimonianze dei martiri, specialmente dei suoi antenati. Gli parlava tanto di santa Teresina di Gesù Bambino. Quando il figlio venne arrestato, la mamma continuava a pregare perché lui restasse sempre fedele alla Chiesa, pronto a compiere la volontà di Dio, perdonando i suoi aguzzini.

    È stato ordinato sacerdote l'11 giugno 1953. Ha compiuto gli studi a Roma, laureandosi in Diritto Canonico nel 1959. Dopo aver conseguito la laurea a Roma, è tornato in Viêt Nam come professore e poi rettore del seminario, vicario generale e Vescovo di Nha Trang (eletto il 13 aprile 1967 e consacrato il 24 giugno successivo). Il suo impegno a Nha Trang è stato molto intenso. I seminaristi maggiori sono passati da 42 a 147 in 8 anni. Quelli minori da 200 a 500. Inoltre si è dedicato a rafforzare la presenza dei laici, dei giovani, dei consigli pastorali.

    È stato poi nominato da Papa Paolo VI Arcivescovo titolare di Vadesi e Coadiutore di Saigon (Thành-Phô Chi Minh, Hôchiminh Ville) il 24 aprile 1975. Il suo motto episcopale è: «Gaudium et spes». Il suo programma pastorale è quindi: «La Chiesa nel mondo contemporaneo».

    Dopo pochi mesi, però, con l'avvento del regime comunista è stato arrestato e messo in carcere. Ha vissuto in prigione per tredici anni, fino al 21 novembre 1988, senza giudizio né sentenza, trascorrendo nove anni in isolamento.

    Quando i comunisti sono arrivati a Saigon lo hanno immediatamente accusato del fatto che la sua nomina ad Arcivescovo era frutto di un «complotto tra il Vaticano e gli imperialisti». Dopo tre mesi di tensioni è stato chiamato nel Palazzo presidenziale, il «Palazzo dell'indipendenza», per essere arrestato. Erano le ore 14 del 15 agosto 1975, Solennità dell'Assunta. Aveva solo la tonaca e il rosario in tasca. Non si è mai fatto sopraffare dalla rassegnazione. Anzi, ha cercato di vivere la prigionia «colmandola di amore», come racconta. Già nel mese di ottobre ha iniziato a scrivere una serie di messaggi alla comunità cristiana. Quang, un bambino di 7 anni, gli procurava di nascosto i fogli di carta e poi portava i messaggi a casa in modo che i suoi fratelli e le sue sorelle potesse ricopiare quei testi e diffonderli. Ecco come è nato il libro intitolato: «Il cammino della speranza». Lo stesso è accaduto nel 1980, nella residenza obbligatoria a Giangxà, nel Viêt Nam del Nord, quando ha scritto, sempre di notte e in segreto il suo secondo libro: «Il cammino della speranza alla luce della Parola di Dio e del Concilio Vaticano II» e poi il terzo: «I pellegrini del cammino della speranza».

    In catene è stato ricondotto nel territorio della sua prima Diocesi, a Nha Trang. Il carcere non era lontano dal vescovado e per lui è stata un'esperienza drammatica. Ha vissuto momenti durissimi come il viaggio su una nave con 1500 prigionieri affamati e disperati. Quindi nel campo di rieducazione di Vinh-Quang, sulle montagne, con altri 250 prigionieri.

    Poi il lungo isolamento, durato ben nove anni. C'erano solo due guardie. In carcere non ha potuto portare con sé la Bibbia. Allora ha raccolto tutti i pezzetti di carta che ha trovato e ha realizzato una minuscola agenda sulla quale ha riportato più di 300 frasi del Vangelo. Questo Vangelo è stato il suo vademecum quotidiano, il suo scrigno prezioso al quale attingere forza. La celebrazione dell'Eucaristia è stato il momento centrale delle sue giornate. Ha celebrato la Santa Messa sul palmo della sua mano, con tre gocce di vino ed una goccia d'acqua. Quando è stato arrestato gli venne permesso di scrivere una lettera per chiedere ai parenti le cose più necessarie. Domandò allora un po' di vino come medicina contro il mal di stomaco. I fedeli compresero il significato vero della richiesta e gli mandarono subito una bottiglietta con il vino della Messa e con l'etichetta: «medicina contro il mal di stomaco». Per conservare il Santissimo ha usato perfino la carta dei pacchetti di sigarette. In carcere è riuscito anche a creare delle piccole comunità cristiane che si ritrovavano per pregare insieme e soprattutto per la celebrazione dell'Eucaristia. La notte, quando è stato possibile, ha organizzato turni di adorazione davanti all'Eucaristia.

    Era in isolamento ad Hanoi quando una signora della polizia gli ha portato un piccolo pesce che lui avrebbe dovuto cucinare. Il pesce era avvolto in due pagine dell'«Osservatore Romano». Quando arrivava ad Hanoi per posta, il giornale veniva requisito e poi venduto al mercato come carta. E quelle due pagine erano state usare per incartare il pesce per Mons. Van Thuân. Senza farsi notare egli ha lavato bene quei due fogli e li ha fatto asciugare al sole, conservandoli quasi come una reliquia. Nell'isolamento della prigione, quelle due pagine era un segno di comunione con Pietro.

    Durante l'isolamento era solito dire la Santa Messa intorno alle 3 del pomeriggio, l'ora di Gesù agonizzante sulla Croce. Essendo solo, cantava la Messa in latino, in francese e in vietnamita. Cantava anche gli inni ecclesiastici ed eucaristici come il Te Deum, il Pange Lingua, il Veni Creator Spiritus.

    Il suo atteggiamento di amore ha profondamente colpito le guardie. Tanto che i capi della polizia gli hanno chiesto di insegnare agli agenti le lingue. Così i suoi carcerieri sono divenuti anche suoi scolari. Sulle montagne di Vinh Phù, nella prigione di Vinh Quang, ha chiesto ad una guardia il permesso di tagliare un pezzetto di legno a forma di croce. E lui lo ha accontentato. In un'altra prigione ha chiesto alla guardia un pezzo di filo elettrico. Temendo che volesse suicidarsi, l'agente si è spaventato. Mons. Van Thuân gli ha spiegato che voleva fare una catenella per portare la sua croce. Dopo tre giorni la guardia ha procurato anche un paio di pinze ed insieme hanno forgiato una catena. Quella croce e quella catena porterà sempre con sé, al collo, anche da cardinale.

    È stato liberato il 21 novembre 1988, Festa della Presentazione di Maria al Tempio. Mentre preparava il pranzo venne chiamato e portato in auto in un palazzo per incontrare il Ministro dell'Interno, cioè della polizia. Il Ministro gli ha chiesto se aveva un desiderio. Mons. Van Thuân ha risposto che voleva essere liberato subito: «Sono stato in prigione abbastanza a lungo, sotto tre Pontificati: Paolo VI, Giovanni Paolo I e Giovanni Paolo II. E inoltre sotto quattro segretari generali del partito comunista sovietico: Breznev, Andropov, Cernenko e Gorbaciov!».

    Una volta liberato, a Ginevra, nel 1992, è stato nominato membro della Commissione Cattolica Internazionale per le Migrazioni.

    Il 24 novembre 1994, con la nomina da Arcivescovo Coadiutore di Thành-Phô Chi Minh (Saigon), è stato nominato Vice Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace. Il 24 giugno 1998 è diventato Presidente dello stesso Pontificio Consiglio.

    Ha predicato gli Esercizi spirituali quaresimali a Giovanni Paolo II e alla Curia Romana nell'anno 2000. «Nel primo anno del terzo millennio un vietnamita predicherà gli esercizi spirituali alla Curia Romana» gli disse Giovanni Paolo II il 15 dicembre 1999. Guardandolo intensamente il Papa gli chiese: «Lei ha in mente un tema?». «Santo Padre, cado dalle nuvole, sono sorpreso. Forse potrei parlare della speranza» rispose Van Thuân. E il Papa: «Porti la sua testimonianza!». Gli Esercizi spirituali per la Quaresima iniziarono il 12 marzo, nella Cappella Redemptoris Mater, e si chiusero il 18 marzo 2000. Esattamente quel giorno di 24 anni prima egli veniva prelevato dalla residenza coatta di Cay-vong per essere sottoposto al duro isolamento nella prigione di Phu-Khanh. A conclusione degli Esercizi il Papa disse: «Ringrazio il carissimo Mons. François Xavier Nguyên Van Thuân il quale con semplicità ed ispirato afflato spirituale ci ha guidati nell'approfondimento della nostra vocazione di testimoni della speranza evangelica all'inizio del terzo millennio. Testimone egli stesso della croce nei lunghi anni di carcerazione in Viêt Nam, ci ha raccontato frequentemente fatti ed episodi della sua sofferta prigionia, rafforzandoci così nella consolante certezza che quando tutto crolla attorno a noi e forse anche dentro di noi, Cristo resta indefettibile nostro sostegno».

    Va ricordato che in Viêt Nam ha ricoperto l'incarico di Presidente della Commissione Episcopale per le Comunicazioni Sociali (1967-1970) e quello di Presidente per lo Sviluppo (1971-1975). A Roma gli è stato affidato il compito di Consultore del Pontificio Consiglio per i Laici (1971-1978).

    Ha pubblicato vari libri. Tra questi, come già detto, «Il cammino della speranza (in dodici lingue); «I pellegrini del cammino della speranza» (in spagnolo, francese e vietnamita); «Il cammino della speranza alla luce della Parola di Dio e del Concilio Vaticano II» (in italiano, vietnamita e francese); «Preghiere di speranza» (in vietnamita, francese e italiano); «Cinque pani e due pesci» (in dodici lingue); «La speranza non delude» (in italiano); «Testimoni della speranza - Esercizi spirituali tenuti alla presenza di Giovanni Paolo II» (in sei lingue).

    Da Giovanni Paolo II creato e pubblicato Cardinale nel Concistoro del 21 febbraio 2001, Diacono di Santa Maria della Scala .

    Il Cardinale François Xavier Nguyên Van Thuân è deceduto il 16 settembre 2002.

    foto: www.santiebeati.it
    testo: www.vatican.va

  2. #2
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    UDIENZA AGLI OFFICIALI E COLLABORATORI DEL PONTIFICIO CONSIGLIO DELLA GIUSTIZIA E DELLA PACE IN OCCASIONE DEL QUINTO ANNIVERSARIO DELLA MORTE DEL CARDINALE FRANÇOIS-XAVIER NGUYÊN VAN THUÂN, 17.09.2007

    Questa mattina, nella Sala del Concistoro del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo, il Santo Padre Benedetto XVI riceve in Udienza gli Officiali e i Collaboratori del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, in occasione del quinto anniversario della morte del Cardinale François-Xavier Nguyên Van Thuân, e rivolge loro il discorso che riportiamo di seguito:


    DISCORSO DEL SANTO PADRE

    Signor Cardinale,

    venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,

    cari fratelli e sorelle!

    Rivolgo un cordiale benvenuto a tutti voi, riuniti per far memoria del carissimo Card. François-Xavier Nguyên Van Thuân, che il Signore ha chiamato a sé il 16 settembre di cinque anni fa. Sono trascorsi cinque anni, ma è ancora viva nella mente e nel cuore di quanti l’hanno conosciuto la nobile figura di questo fedele servitore del Signore. Anch’io conservo non pochi personali ricordi degli incontri che ho avuto con lui durante gli anni del suo servizio qui, nella Curia Romana.

    Saluto il Signor Cardinale Renato Raffaele Martino e il Vescovo Mons. Giampaolo Crepaldi, rispettivamente Presidente e Segretario del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, insieme ai loro collaboratori. Saluto i membri della Fondazione San Matteo istituita in memoria del Cardinale Van Thuân, dell’Osservatorio Internazionale, che porta il suo nome, creato per la diffusione della dottrina sociale della Chiesa, come pure i parenti e gli amici del defunto Cardinale. Al Signor Cardinale Martino esprimo sentimenti di viva gratitudine anche per le parole che ha voluto rivolgermi a nome dei presenti.

    Colgo volentieri l’occasione per porre in luce, ancora una volta, la luminosa testimonianza di fede che ci ha lasciato questo eroico Pastore. Il Vescovo Francesco Saverio - così egli amava presentarsi - è stato chiamato alla casa del Padre nell’autunno del 2002, dopo una lungo periodo di sofferta malattia affrontata nel totale abbandono alla volontà di Dio. Qualche tempo prima era stato nominato dal mio venerato predecessore Giovanni Paolo II Vicepresidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace di cui divenne poi Presidente, avviando la pubblicazione del Compendio della dottrina sociale della Chiesa. Come dimenticare gli spiccati tratti della sua semplice ed immediata cordialità? Come non porre in luce la capacità che egli aveva di dialogare e di farsi prossimo di tutti? Lo ricordiamo con tanta ammirazione, mentre ci tornano in mente le grandi visioni, colme di speranza, che lo animavano e che egli sapeva proporre in modo facile e avvincente; il suo fervoroso impegno per la diffusione della dottrina sociale della Chiesa tra i poveri del mondo, l’anelito per l’evangelizzazione nel suo Continente, l’Asia, la capacità che aveva di coordinare le attività di carità e di promozione umana che promuoveva e sosteneva nei posti più reconditi della terra.

    Il Cardinale Van Thuân era un uomo di speranza, viveva di speranza e la diffondeva tra tutti coloro che incontrava. Fu grazie a quest’energia spirituale che resistette a tutte le difficoltà fisiche e morali. La speranza lo sostenne come Vescovo isolato per 13 anni dalla sua comunità diocesana; la speranza lo aiutò a intravedere nell’assurdità degli eventi capitatigli – non fu mai processato durante la sua lunga detenzione – un disegno provvidenziale di Dio. La notizia della malattia, il tumore, che lo condusse poi alla morte, gli giunse quasi assieme alla nomina a Cardinale da parte del Papa Giovanni Paolo II, che nutriva nei suoi confronti grande stima ed affetto. Amava ripetere il Cardinale Van Thuân che il cristiano è l’uomo dell’ora, dell’adesso, del momento presente da accogliere e vivere con l’amore di Cristo. In questa capacità di vivere l’ora presente traspare l’intimo suo abbandono nelle mani di Dio e la semplicità evangelica che tutti abbiamo ammirato in lui. E’ forse possibile - si chiedeva - che chi si fida del Padre celeste rifiuti poi di lasciarsi stringere tra le sue braccia?

    Cari fratelli e sorelle ho accolto con intima gioia la notizia che prende avvio la Causa di beatificazione di questo singolare profeta della speranza cristiana e, mentre ne affidiamo al Signore l’anima eletta, preghiamo perché il suo esempio sia per noi di valido insegnamento. Con tale auspicio di cuore tutti vi benedico.

    [01282-01.01] [Testo originale: Italiano]

    [B0479-XX.01]

    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

  3. #3
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    Che bella figura, questo cardinale vietnamita, e che coraggio e perseveranza, nel celebrare nascostamente la Meesa durante la prigionia!

    Gli anticlericali e gli atei dovrebbero conoscere figure così, e poi forse si darebbero una ridimensionata...

  4. #4
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    mi ha colpito molto il fatto del celebrare la messa sul palmo della mano con qualche goccia di vino..e magari una briciola di pane.
    se penso a quante volte, alla comunione, prendiamo in mano distrattamente e frettolosamente l'Ostia consacrata, senza neanche pensare a un Dio che si fa così piccolo e fragile per noi....

  5. #5
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    Testimone fedele fino alla fine!!!

    Voglio innanzitutto ringraziare Vox per aver aperto questa discussione riguardo all'illustre figura di questo grande principe della chiesa...uomo di grande anzi immensa fede, sono rimasto molto colpito da questa figura per la sua grande fede...una fede salda, pura, anche in momenti tristissimi dove l'uomo può avere un crollo spirituale dovuto ad alcune forzature, come è successo al Card. Van-Thuan per colpa del regime, eccolo invece in totale abbandono verso la volontà divina...figura esemplare da me sempre onorato, fin da quando ho scoperto tramite internet quest'uomo di Dio ho avuto sempre una grande stima per questo servo fedele del Signore e preghiere di suffragio da quando è tornato alla casa del Padre per contemplare colui che non ha mai tradito....grazie Sig. Cardinale per questa immane testimonianza di FEDE che ci hai dato e che con la tua storia ancora ci dai....prendiamo esempio da questo grande maestro di spiritualità.

  6. #6
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    Ricordo molto bene quel che mi disse il santo cardinale quando lo incontrai per la prima volta 7 anni fa nella mia città, quando celebrò l'Eucaristia e raccontò la sua storia. Ricordo molto bene la sua preziosa e solenne Croce pettorale fatta di due pezzetti di legno, legata al collo con fil di ferro.
    Ricordo come, alla guardia che gli chiedeva di insegnargli il latino, lui insegno a cantare il Veni Creator e la guardia lo cantava la mattina mentre si faceva la barba.
    Ricordo lo sguardo profondo e il sorriso di quell'uomo straordinario e le parole che mi disse in privato, benedicendomi e augurandomi un santo cammino di preparazione al sacerdozio.
    Ricordo soprattutto una sua frase: "I miei carcerieri erano stupiti del fatto che non avessi mai una cattiva parola per loro, ma sempre li salutavo con cordialità. L'amore vince sempre!", disse sorridendo!
    E quando morì, certo la sua morte non ebbe l'eco di quella di madre Teresa, lui non l'avrebbe neppure voluto nella sua straordinaria umiltà. Ebbi chiara la percezione però che la sua vita, che fu vero martirio, fu davvero seme fecondo di nuovi cristiani.

  7. #7
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    CARD. VAN THUÂN: MONS. CREPALDI LO RICORDA A SEI ANNI DALLA MORTE
    “Il suo ricordo personale, per quanti come me hanno avuto occasione di conoscerlo da vicino, la lettura dei suoi scritti, per quanti non hanno avuto questa fortuna, continuano ad animarci nel nostro umile lavoro”. A ricordare, nella preghiera, il card. Franςois-Xavier Nguyên Van Thuân nel sesto anniversario della morte (16 settembre 2002) è mons. Giampaolo Crepaldi, presidente dell’Osservatorio Van Thuân e segretario del Pontificio Consiglio della Giustizia e la pace. “La memoria del cardinale Van Thuân – prosegue mons. Crepaldi - è la più importante risorsa dell’Osservatorio che da lui prende il nome. Per questo la memoria diventa anche augurio spirituale per quanti vi operano, per coloro che collaborano e per chiunque usufruisca della sua opera”, perché raccogliendo la sua eredità spirituale si continui ad operare, secondo i dettami della Dottrina sociale della Chiesa, “nel campo della giustizia e della pace”, guardando “al mondo con amore cristiano”, vedendo “tutti i poveri”, diventando “solerti, coraggiosi ed inventivi nell’intervenire”.

    fonte: www.agensir.it
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  8. #8
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    Van Thuan, vita da Beato

    Una biografia del cardinale vietnamita voluto da Giovanni Paolo II a capo del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, e per cui il Consiglio ha proposto l'avvio del processo canonico.

    Marco Tosatti


    Se c'è una persona che nel secolo scorso ha dato una dimostrazione di quello che può essere la speranza, anche in condizioni che non sembrano lasciare molto spazio a questo sentimento, è certamente il cardinale Van Thuan. Ha vissuto nel suo paese tutte le difficoltà e le contraddizioni politiche e sociali seguite alla Seconda Guerra Mondiale, ne ha pagato personalmente, senza colpe specifiche da parte sua le conseguenze, e ne è uscito mantenendo però una grande serenità interiore e riuscendo a non nutrire rancore verso i responsabili di quella che era oggettivamente una persecuzione immotivata. Dalla breve, densa biografia di Annachiara Valle, pubblicata da Cantagalli, che abbiamo letto e che ci è parsa degna di essere segnalata, vi pubblichiamo alcuni stralci; il primo è l'incipit del libro, che come vedrete ha un ritmo estremamente vivace e "giornalistico".

    "Steso sul pavimento cercava di catturare un po’ di aria fresca dalla sottile fessura che si apriva sotto la porta. La cella puzzava di latrina e di umido, conati di vomito lo perseguitavano giorno e notte, le gambe non lo sorreggevano più e la mente gli giocava brutti scherzi. Gli era venuto il panico quando aveva scoperto di non riuscire più a ricordare per intero le preghiere più comuni e a orientarsi nel trascorrere dei giorni. Il totale isolamento gli opprimeva l’anima, ma lui, François-Xavier Nguyên Van Thuân, Arcivescovo coadiutore di Saigon, continuava a credere che una mano invisibile, nonostante tutto, guidasse la sua vita e che da quella situazione disperata, in qualche modo, si potesse venir fuori. La fede lo sosteneva, non poteva cedere. Mesi prima, quando erano andati a prenderlo, la mattina del 18 marzo 1976, l’arcivescovo era già pronto. Aspettava e temeva quel momento fin da quando, il 15 agosto dell’anno precedente, era stato convocato, insieme con il suo arcivescovo, al palazzo presidenziale. Accusato di essere “servo degli imperialisti e fomentatore di disordini” e di aver collaborato al “com12 plotto tra Vaticano e Stati Uniti” contro i comunisti, era stato portato via da Saigon e costretto agli arresti domiciliari in una località a nord di Nha Trang. Quella situazione non poteva durare a lungo. Van Thuân lo immaginava. Trascorsi sette mesi da quel 15 agosto, si era ritrovato nel campo di prigionia di Phu Khanh, chiuso in una cella stretta e senza finestre, senza alcun contatto con l’esterno. In tale situazione ripensava agli ultimi avvenimenti e tentava di tenere la mente sveglia e occupata per non precipitare in quell’abisso di silenzio e oscurità che i suoi carcerieri gli avevano spalancato davanti. Rannicchiato su un giaciglio ammuffito, con le pareti che sembravano stringerglisi addosso, con la fioca luce della lampadina che i suoi aguzzini spegnevano senza preavviso, l’arcivescovo cercava conforto nella preghiera e in quella lontana eco del mare che gli sembrava di percepire schiacciando l’orecchio contro le pareti. Quel fluttuare remoto di onde, in quei primi giorni di isolamento, gli dava un po’ di coraggio e gli teneva compagnia finché non si addormentava, con il corpo indolenzito e freddo".

    Il secondo brano riguarda gli esercizi spirituali che pronuncià davanti alla Curia, quando il governo vietnamita lo esiliò fuori dal paese, per desiderio di papa Wojtyla, nel 2000. "Potrei parlare della speranza" disse al Papa, che gli chiedeva: "ha in mente un tema?"

    "Il giorno della conclusione degli esercizi, il 18 marzo, era anche l’anniversario della sua incarcerazione. Van Thuân lo ricordò alla Curia romana, al termine della predicazione e la sera ne parlò ancora durante la veglia in San Giovanni in Laterano. Tremila persone, convenute nella basilica per pregare alla vigilia della festa di San Giuseppe, lo avevano ascoltato mentre diceva: "Siamo qui, proprio nel giorno in cui fui imprigionato – ventiquattro anni fa – dal regime comunista in Vietnam. Sono stato tredici anni in carcere, di cui nove in una cella di isolamento, ma non ho mai smesso di incontrare Dio".

    L'ultimo brano che vi riportiamo teestimonia del suo atteggiamento, in carcere e fuori, verso il mondo che lo circondava:

    "Parlando dei suoi anni di prigionia in Vietnam aveva spiegato alla platea che lo ascoltava in silenzio: "A Saigon, quando i comunisti hanno conquistato la città, il governo mi ha rinchiuso in carcere senza un processo, senza una spiegazione: mi hanno tolto i miei sacerdoti, i miei religiosi e le religiose, i miei giovani, il mio titolo di arcivescovo. Ero solo il signor Van Thuân e non potevo neppure parlare con gli altri prigionieri, per non influenzarli. Avevo solo le mie guardie, i miei carcerieri. Le guardie, all’inizio, venivano sostituite ogni quindici giorni, ma poi, quando hanno visto che cambiavano atteggiamento nei miei confronti dopo un po’ che erano a contatto con me, hanno deciso di met46 termi delle guardie fisse. Speravano così che non le influenzassi tutte. Non capivano perché li amassi. Ma io li amavo, perché in loro vedevo Gesù. Molte volte mi chiedevano come facessi a essere così benevolo nei loro confronti e io rispondevo: “Vi amo perché Gesù vi ama”. Amare, riconciliare, perdonare: sono queste le tre parole che possono costruire la pace». «In prigione», ricordava, "ho vissuto momenti tremendi. Da solo per giorni, mesi, anni. Solo, in una stanza senza finestre, senza nessun contatto con l’esterno; mangiando un po’ di riso con verdure e sale; talvolta costretto con la luce accesa in cella per dieci giorni e poi al buio completo per altri dieci. Spesso mi chiedevo se era vero quello che stavo vivendo. Mi ha aiutato imitare Cristo. Ho deciso di amare e perdonare i miei carcerieri come Gesù mi ama e mi perdona. Ne è nata una storia di fatti piccoli e grandi che cambiano la vita e il cuore".

    fonte: http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tm...e=396&sezione=
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  9. #9
    Divinae gratiae
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    Io ringrazio Dio per averlo visto da vicino ed escoltato le sue parole, 2 anni prima che morisse nella Cattedrale di Brescia, quando venne a predicare per i venerdì di quaresima.
    Porterò sempre nel cuore il ricordo di quella sera e di questa straordinaria figura.

  10. #10
    Vecchia guardia di CR L'avatar di Pax et bonum
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    Citazione Originariamente Scritto da Divinae gratiae Visualizza Messaggio
    Io ringrazio Dio per averlo visto da vicino ed escoltato le sue parole, 2 anni prima che morisse nella Cattedrale di Brescia, quando venne a predicare per i venerdì di quaresima.
    Porterò sempre nel cuore il ricordo di quella sera e di questa straordinaria figura.
    Me lo ricordo! Molto bello...

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