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Discussione: La rivolta della Vandea, in Francia. (1793-1815)

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    Thumbs up La rivolta della Vandea, in Francia. (1793-1815)

    Gli eroi della Vandea

    Parla lo storico Secher, perseguitato per aver rivelato i massacri della Rivoluzione francese. Le prove di brutalità raccapriccianti, le stesse dei lager nazisti. Secher: «Diffamato dopo gli studi, mi hanno vietato, l'università, ho perso il lavoro e non riuscivo più a trovarne uno». E' un genocidio vecchio: quello che Robespierre perpetrò contro i contadini della Vandea che erano insorti in difesa della fede e dei sacerdoti. "Si sapeva che qualche atrocità era stata ammessa, ma la si metteva sul conto della «guerra civile»", spiega Secher. "Io ho cercato i documenti del massacro in Vandea. Non è stato facile. I documenti erano dispersi, come da un uragano. Ciò che ho trovato è spaventoso. In 18 mesi, fino alla caduta di Robespierre il 27 luglio 1794, i soldati della Rivoluzione uccisero 117 mila persone, su una popolazione totale di 800 mila. 10 mila i casolari distrutti su 50 mila".

    di Reynald SECHER
    tratto da: Relazione al Meeting di Rimini, Domenica 21.08.1994 ore 15

    Il problema della Vandea è fondamentale nella storia moderna della Francia, dell'Europa e del mondo intero. Si è scritto molto sulla Vandea: noi ci riferiremo all'essenziale, ovvero alla storia.

    Si può dire che era predeterminata? Io affermo di no. La Vandea era forse nel 1789 più monarchica del resto della Francia? No. La Vandea accettava il re come il 99% della popolazione francese dell'epoca. Si può dire forse che la Vandea era più religiosa o più clericale del resto della Francia? No. Non si rivela nessuna specificità clerico-religiosa in Vandea. Si può dire ancora che la Vandea fosse o sia più antistatale del resto della Francia? Assolutamente no, né più né meno del resto della Francia; non si riscontrano comportamenti specifici della Vandea, neanche in questo settore, come non se ne riscontrano nel settore amministrativo. Certo, ci si è opposti al centralismo che vige in Francia sin dai tempi di Luigi XIV, e contro questo centralismo ci si batte. Da qui sorge la nostra domanda: perché nel 1793 la Vandea è insorta? E perché è insorta solo la Vandea?

    Possiamo analizzare l'insurrezione dividendola in tre fasi; la prima è quella della delusione. Oggi non è una novità, ma allora per la prima volta si andava alle urne, per la prima volta venivano eletti dei personaggi sulla base della fiducia che si riponeva in loro. Gli eletti, una volta giunti al loro scopo, hanno assunto una posizione economica, politica ed ideologica che ha portato alla delusione, al disincanto.

    Ma i popoli vivono concretamente, e per farlo intendere prenderò due esempi.

    Il primo è quello delle imposte e delle tasse. Sotto l'Ancien Régime -questo nome indica l'ordinamento che vigeva in Francia prima della Rivoluzione del 1789- si pagavano poche tasse, circa il 5%; dopo la notte del 4 agosto, queste tasse sono raddoppiate. Immaginate la delusione.

    Il secondo esempio è quello delle lingue. Nella Francia del 1789, erano relativamente pochi i francesi che parlassero francese; nell'Ovest, i bretoni parlavano bretone, c'era poi un gruppo di bretoni dell'Est che parlava un'altra lingua che veniva chiamata "gallo", in altre zone si parlavano altri dialetti...: con il 1789 si è giunti al concetto di una lingua unica per tutta la Francia. Una situazione analoga si manifesterebbe in Europa se alla Commissione di Bruxelles dovessero decidere che da un giorno all'altro il tedesco diventi la lingua ufficiale ed unica dell'Europa. Ebbene, è esattamente quello che è avvenuto 200 anni fa, quando ai bretoni è stato detto che non potevano più parlare il bretone, agli altri abitanti della Vandea che dovevano abbandonare i loro dialetti, e che tutti dovevano invece prendere e far proprio il francese. Delusione; e dopo la delusione, la collera.

    Nella storia dell'umanità, io riconosco alcune notti fondamentali, tra cui quella del 4 agosto. La percezione e la definizione del mondo prima e dopo sono completamente diverse: prima si aveva una struttura piramidale, sulla cui cima non c'era il Re, bensì Dio; il Re era un luogotenente di Dio in terra. Subito dopo venivano i tre ordini sociali: l'ordine clericale, l'ordine nobile e l'ordine del cosiddetto terzo stato. Dopo il 4 agosto, si è davanti ad un ordinamento non più piramidale ma orizzontale: Dio non c'è e tutti i suoi rappresentanti vanno eliminati. Non è stato importante uccidere Luigi XVI, ma eliminare il Re di Francia, luogotenente di Dio in terra, e la Regina, fondamento della società in Francia.

    In Francia, come nel resto del mondo monarchico, vale il motto "Il re è morto, viva il re": andava quindi eliminato anche il figlio del re, l'erede al trono. Ma in Francia l'infanticidio era malvisto: si è giunti perciò a quello che è stato chiamato un assassinio per delega. Ci dobbiamo porre davanti ad una sorta di rituale iniziatico, tenendo conto della meccanica dell'instaurazione dell'ordinamento rivoluzionario. In genere, i rivoluzionari vogliono che la loro rivoluzione sia universale. Se analizziamo il dibattito nato all'interno, tra i rivoluzionari di allora, riconosciamo una similitudine veramente sorprendente con il dibattito che c'è stato tra Rosa Luxemburg e Lenin: un dibattito sulla strategia della rivoluzione universale. Vi sono due possibilità: fare la rivoluzione nel paese per meglio esportarla, oppure farla prima fuori dal paese per meglio imporla all'interno del paese. La Francia del XVIII secolo ha scelto la seconda possibilità, dichiarando, alla fine, la guerra all'Europa: non dimentichiamo che allora era come dichiarare la guerra al mondo intero, e non dimentichiamo neanche che la Francia è la figlia maggiore della Chiesa, con tutto ciò che questo primato può implicare. La Francia dunque dichiara la guerra all'Europa. La strategia scelta al momento di dichiarare la guerra all'Europa dei re, all'Europa dei tiranni è stata quella di provocare un sollevamento nei paesi circonvicini e confinanti. Ma l'occupazione francese è stata atroce: saccheggi ed altre violenze, tanto da provocare un sollevamento dei popoli occupati, non contro il tiranno bensì contro la Francia, contro l'invasore, per restaurare il proprio tiranno.

    In seguito sono stati invasi i paesi che rifiutavano di sollevarsi, ma in questi paesi vi erano dei monarchi, vi erano delle truppe, vi era un popolo, e tutti hanno rifiutato questa invasione, hanno resistito ad essa, con il risultato che non solo la Francia è stata battuta, ma che è stata a sua volta invasa ed occupata. E' il caso di notare qui e di ricordare che la guerra era stata dichiarata fin dal mese di aprile del 1792.

    Abbiamo visto le prime due fasi, sollevamenti ed invasione; la terza fase è quella di prendersi cura, diciamo così, della Chiesa e del sollevamento interno, dato che il 60-70% della popolazione francese si solleva.

    Allora si diceva che per rigenerare la Francia bisognava sottomettere la Chiesa. Il modo in cui tale sottomissione è stata realizzata è analogo a quanto Eltsin ha fatto in Russia ai nostri giorni: ha confiscato i beni del Partito comunista dell'Unione Sovietica, perché una struttura senza beni diventa relativamente inefficace. La rivoluzione francese lo ha fatto allora colpendo la Chiesa, confiscandone i beni e imponendo poi ai preti di giurare fedeltà allo Stato, al nuovo stato. Mi soprende anche udire con quanta leggerezza si parla del giuramento di fedeltà allo Stato: credo che ognuno di voi, obbligato a prestare giuramento di fedeltà al Presidente della Repubblica o al Primo Ministro o a deputati locali, non sarebbe contento di farlo, si opporrebbe.

    Allora ben il 70% dei preti rifiutarono di prestare giuramento allo Stato. Da qui sorge anche il problema della Dichiarazione dei diritti dell'uomo; lo scopo di questa Dichiarazione è quello di ottenere che i diritti fondamentali dell'uomo, le sue libertà, siano definite per legge. La legge definisce le libertà: ma ciò è intrinsecamente perverso, perché la legge è l'espressione della volontà popolare per via del sistema elettorale a maggioranza: per natura quindi la legge diventa evolutiva. Chi rifiuta il giuramento diventa un fuorilegge e come tale va punito. I preti vanno puniti, diventano come dei fuori casta. Questa punizione si può manifestare con tre tipi di sanzione: prigione, deportazione, eliminazione fisica. Nella Francia rivoluzionaria si arriva all'eliminazione fisica fin dal mese di gennaio del 1790, una data sicuramente precoce nel calendario rivoluzionario. Per renderci conto della portata di queste eliminazioni, contiamo anche qualche anno: tra il 1789 ed il 1793 passano quattro anni, e sono tanti.

    La Francia, disfatta in guerra, deve ricorrere alla coscrizione: questo avviene nel marzo del '93, ma il meccanismo di reclutamento dei coscritti è proprio quello che spiega le ragioni profonde del sollevamento. E' la legge centrale a determinare il numero di coscritti, 300 mila uomini, ma sono i dipartimenti e la periferia, i sindaci, a scegliere questi uomini. Bisogna aggiungere che a quei tempi il sindaco non era eletto dal popolo, ma era scelto dal potere centrale per le sue caratteristiche politiche, personali, ideologiche, e per questa sua posizione il sindaco godeva di due privilegi: anzitutto, non andava sotto le armi, in secondo luogo, proprio lui sceglieva chi sarebbe andato sotto le armi. Chi sceglieva il sindaco? Tutti i suoi oppositori, naturalmente. Il popolo, però, in Vandea, ha detto no, e si è sollevato, per il 60 o 70%.

    Le argomentazioni di questi contadini sono assai degne di nota e hanno una base giuridica codificata dall'articolo 35 della Dichiarazione dei diritti dell'uomo, che dice: "Quando il governo viola i diritti del popolo, per il popolo e per ogni parte del popolo l'insurrezione è il più sacro dei diritti ed il più indispensabile dei doveri". Non solo la popolazione della Vandea si è sollevata, ma anche la popolazione di Tolone, di Marsiglia e di altre città.

    Per prima cosa, rileviamo che la reazione popolare non solo è legittima, ma è anche legale. Mi chiederete allora perché in Vandea l'insurrezione ha funzionato ed altrove no. Risponderei con due ordini di ragioni. La prima è che in Vandea l'insurrezione è stata spontanea e popolare, mentre in Bretagna, come a Lione, è stata nobiliare e programmata: da qui la disfatta. Questo anche perché in Vandea, essendo una zona rurale, non vi sono guarnigioni, non vi è una struttura militare, la seconda ragione sta nell'osservazione che la Bretagna era sempre insorta, e i bretoni conoscevano bene la repressione della monarchia, mentre i vandeani non sapevano che la repressione fa male: per questo insorsero. Questi elementi hanno radici molto profonde, che vediamo anche nella cultura vandeana attuale. Gli abitanti della Vandea sono diffidenti nei confronti dei preti e dei nobili, e lo erano anche allora. Non a caso, il primo generalissimo della rivoluzione è stato scelto tra i contadini, dopo aver rifiutato tutti i militari.

    In un primo tempo, la guerra in Vandea è stata solo civile, seguendo tre fasi.

    Nella prima fase, il sollevamento vandeano ha avuto le tipiche caratteriste dell'insurrezione. Dal marzo del 1793 fino al 29 giugno del medesimo anno, i 770 comuni sono insorti. Per 10 mila kmq, 815 mila abitanti sono insorti contro la Repubblica.

    I Vandeani identificarono quasi subito il nemico con Parigi. Sulla strada si uniscono ai bretoni. Il 29 giugno del 1793 viene lanciato l'attacco su Nantes, dove il generalissimo viene ferito: morirà dopo poco, e questa è la prima disfatta subita dalla Vandea.

    La seconda fase è facile da spiegare: i vandeani battuti cambiano la loro tattica e passano alla tattica di difesa. Parigi manderà delle truppe, truppe che avranno buon gioco in Vandea; questa fase va dal 29 giugno al 18 ottobre del 1793.

    Nella terza fase, ci si trova davanti alla stessa circostanza della prima: l'alleanza con la Bretagna. Per allearsi o unirsi alla Bretagna, bisogna arrivarci, attraversando la Loira. Questo attraversamento è possibile in una località che si chiama Saint Florent Le Vieil, e da qui ottantamila vandeani entrarono in Bretagna. Ma la Bretagna era stata unita alla Francia solo nel 1532; i Bretoni prima di allora avevano creato una linea di difesa contro la Francia, e proprio di questa linea di difesa si avvarranno ora i Repubblicani per opporsi all'invasione dei Vandeani in Bretagna.

    Due mesi dopo la disfatta, il generale Westermann ha scritto il bollettino della vittoria; spiegando al Comitato di Salute Pubblica lo svolgimento di questa disfatta della Vandea, proclama: "Non vi è più Vandea, cittadini repubblicani. La Vandea è morta sotto la nostra libera spada, con le sue donne ed i suoi bambini. L'ho appena sepolta nelle paludi e nei boschi, secondo gli ordini che mi avete dato: ho schiacciato i bambini sotto gli zoccoli dei cavalli e massacrato le donne, così che almeno quelle non partoriranno più briganti. Non ho un solo prigioniero sulla coscienza. Ho sterminato tutti". Fine della guerra civile in Vandea.

    In questo contesto, viene presa la decisione dello sterminio in Vandea. La Francia era colpita, all'epoca, da due mali. Il primo male era l'insurrezione combinata Lione-Tolone, soffocata da una repressione cruenta nel novembre 1793. Il secondo, la presenza degli eserciti stranieri sin dall'ottobre-novembre 1793. Ormai però erano stati battuti: non solo, ma l'esercito francese si era già avventurato sul territorio straniero, in Francia non esisteva quindi più un problema militare, e questo ha reso possibile decidere lo sterminio - vocabolo che venne utilizzato fin da allora - della popolazione della Vandea.

    La prima volta che ho letto la parola "sterminio" ne sono rimasto sorpreso: in quanto accademico, ho il dovere della critica e il diritto della sorpresa davanti ai documenti che mi trovo davanti agli occhi, e da questo diritto deriva, come immediata strategia, la ricostruzione cronologica dei fatti. Si distinguono alcune fasi: anzitutto, la fase del vocabolo, che possiamo facilmente datare aprile '93, e a cui possiamo anche assegnare una paternità, quella del ministro Carrier, che in uno dei suoi deliri verbali, dal podio dove si trovava ad arringare i colleghi, ha parlato della necessità di sterminare la popolazione della Vandea. Siamo dunque nella fase del verbo sterminare.

    La seconda fase è decisamente unica, non vi è un altro esempio simile in tutta la storia dell'umanità: è una fase giuridica. Il parlamento di allora, la cosiddetta Convenzione, voterà tre leggi. La prima di queste tre leggi è del 1° agosto 1793, e tratta della necessità di distruggere fisicamente la Vandea. Recita: "Saranno inviati dal ministero della guerra materiali combustibili di ogni sorta per incendiare i boschi, le macchie, le foreste abbattute. I covi dei ribelli saranno distrutti, i raccolti saranno mietuti dalle compagnie di braccianti per essere portati alle retrovie dell'esercito e il bestiame sarà requisito. I beni dei ribelli della Vandea sono dichiarati appartenenti alla Repubblica, e ne sarà utilizzata una parte per indennizzare le perdite che avessero sofferto i cittadini rimasti fedeli alla patria. La Vandea deve essere un cimitero nazionale".

    La prima legge era di distruzione, la seconda è di sterminio. In quanto legge promulgata dal parlamento, è stata stampata sul Bollettino Ufficiale della Nazione: "Bisogna che i briganti di Vandea siano sterminati prima della fine di ottobre. La salvezza della patria lo richiede. L'impazienza del popolo francese lo comanda. Il suo coraggio deve compiere l'opera. La riconoscenza nazionale spetta ora a tutti coloro i quali per valore e patriottismo avranno permesso il ritorno della libertà e della Repubblica". Vi è stata poi una terza proposta di legge, accettata di fatto, del 7 novembre del 1793 e possiamo chiamarla, dopo la distruzione e lo sterminio, la catarsi. Si tratta della "purificazione della Vandea" ed è Robespierre a stabilire una sorta di gerarchia dividendo i Francesi in due categorie, "buoni e cattivi", divisi poi in diverse sottocaste. Tra i cattivi, nel fondo del fondo, si trovano i preti e le monache, dopo la nobiltà, e infine intere popolazioni, tra cui quella della Vandea. I Vandeani sono considerati degli ominidi, delle sottospecie di uomini, ed in quanto tali non aventi diritto ad un territorio. Il nome stesso Vandea viene eliminato, deve scomparire.

    L'amministrazione, però, nel suo horror vacui, desidera manifestare la sua volontà di mettere in opera una politica di ripopolazione, e assegna un nuovo nome alla Vandea chiamandola "dipartimento Vendicato", per esprimere appunto questa volontà di ripopolare quella parte di Francia un tempo abitata da cattivi Francesi.

    In una terza fase, ci si pone il problema dello sterminio dei Vandeani. Il problema è duplice: per prima cosa sono tanti, 815 mila; in secondo luogo, "sono cattivi e sono così cattivi - questa è una citazione - che si rifiutano di farsi uccidere e si difendono".

    Il territorio è molto ben definito: sono 10 mila kmq, e vi sono tre possibilità. La prima è quella del "metodo scientifico": il gas. Ma il genio dei Francesi non è il genio dei Tedeschi, non conoscono altrettanto bene i gas letali. Allora, si rivolgono ai loro chimici, pregandoli di studiare, di creare e di sviluppare un gas che sia adatto ad uccidere tutti i Vandeani avvelenando il territorio. Questi chimici si mettono diligentemente al lavoro, fanno degli studi e delle ricerche, degli esperimenti e pubblicano un rapporto dicendo: "Abbiamo diffuso il nostro gas, ma né le pecore né i passanti ne sono stati disturbati". Fallimento del primo metodo.

    Si passa allora ad un metodo che viene detto "pragmatico", secondo cinque modalità: la ghigliottina, la baionetta, il fucile, l'affogamento, le mazzate sulla testa. A questa panoplia di strumenti pragmatici di sterminio viene posto fine sia per la lentezza del metodo - per esempio, il rendimento della ghigliottina è di un massimo di 32 individui al giorno - che per i costi elevati.

    La terza soluzione, proposta dal generale Turreau, è un piano di sterminio concepito secondo tre direttive. La prima è complessa: la Francia in quel secolo ha concepito forni crematori, sistemi di conce di pelle umana, sistemi di fusione dei corpi delle donne per ricavarne il grasso, ed anche ricette gastronomiche. Il cannibalismo di allora prevedeva cervella di Vandeano in salsa repubblicana. Seconda direttiva: una flottiglia di 41 barche sulla Loira, di cui abbiamo i nomi e i luoghi d'attracco. Terza direttiva: creazione di un comitato cosiddetto di "sussistenza" il cui compito era quello di operare un saccheggio sistematico della popolazione. Ciò che è veramente unico di questo evento è che era tutto fatto sotto l'egida della legalità. I generali quindi si limitavano a fare i loro bollettini, i loro rapporti, che ho ritrovato negli archivi militari relativamente intatti, trovando quindi testimonianza di tutto l'orrore del piano di Turreau.

    Tutto ciò è finito non prima della caduta di Robespierre. Alla Sorbona, dove è stata presentata questa tesi, sono state rivolte delle domande sul numero di abitanti eliminati e di case distrutte. Degli 815.000 Vandeani almeno 117.000 sono stati eliminati, ma non è tanto importante conoscere questo numero della statistica, quanto avvalersi della statistica per determinare se davvero la volontà di eliminare di preferenza le donne in quanto riproduttrici o i bambini in quanto futuri briganti, è stata rispettata. Non si può avere una risposta globale a questa domanda: si può ipotizzare una risposta basandoci sui risultati di certe analisi, fatte studiando gli elenchi dei caduti trovati in certi comuni. Possiamo dire che tutte le cifre convergono. Effettivamente il 70% degli uccisi erano donne e bambini. E poi, ma forse spetterebbe ai filosofi parlarne, può essere interessante andare a studiare i rituali di violenza e della volontà di sterminio di quella che, tra virgolette, possiamo chiamare una razza. Per il numero di case distrutte, possiamo invece avvalerci degli elenchi redatti successivamente sotto l'Impero per indennizzare i danneggiati. Da questi elenchi, si vede che in certi comuni la distruzione dei beni immobili è arrivata fino al 90%. Il risultato globale è che comunque su 50.000 case più di 10.000 sono andate distrutte.

    Quando nell'86 è stato pubblicato in Francia questo libro, Il genocidio vandeano, ha destato un grande stupore. Perché i Francesi avevano dimenticato. Ho scritto un altro libro che purtroppo non è stato tradotto in italiano, che spiega perché e come i Francesi erano stati portati a dimenticare. Il libro si intitola Da un genocidio all'altro, la manipolazione della memoria. E' facile spiegare come è avvenuta questa manipolazione. Bisogna dire che già allora esisteva una profonda consapevolezza del crimine commesso contro l'umanità, tanto che è stato istituito un tribunale speciale - del tipo di quello di Norimberga - dove ci si chiedeva chi fosse colpevole, e come punirlo. Tutti sono colpevoli: colui che ha concepito lo sterminio come colui che lo ha realizzato e colui che se ne è reso complice. Quindi, vanno tutti puniti.

    Fino al 1830, nessuno ha osato cercare di deturpare la verità, sia perché esistevano dei testimoni oculari sia perché erano fatti vicini. Ma dopo il 1830, due circostanze portano a cambiare la situazione: l'avvento di un re repubblicano, Luigi Filippo I, e il venire a mancare dei testimoni oculari. A questo punto, è cominciata la manipolazione.

    Luigi Filippo I prende al suo soldo degli storici, dando loro il compito di purificare la storia. Ci si avvarrà poi anche di diverse strutture: per esempio, le cattedre di storia, affidate a storici marxisti, che hanno proceduto a lavare e lucidare la storia, purificandola, dimenticando ciò che un loro padre culturale, quale Babeuf, aveva scritto sulla Vandea. C'è un libro che ha suscitato grande scalpore, tanto in Francia quanto in Italia, scritto da Babeuf, sul sistema delle due popolazioni. Lo trovo molto interessante, forse anche perché il Babeuf si pone qui la stessa domanda fondamentale che io, senza conoscerlo, mi ero posto: perché si è giunti a questa volontà di soluzione finale?

    Robespierre e i rivoluzionari di allora avevano voluto trasformare la Vandea in un laboratorio. Il loro scopo era quello di creare un uomo nuovo, ma la creazione di un uomo nuovo richiede la messa in opera di metodi e il poter far funzionare dei metodi richiede che si disponga di un laboratorio: la Vandea, appunto. Del resto, abbiamo appena scoperto che dopo la Vandea era in programma di passare ad analoga opera con la Bretagna, e via discorrendo. Vi è una frase terribile di Saint-Just, secondo il quale se è necessario sterminare il 90% dei Francesi, bisognerà sterminare il 90% dei Francesi, perché il 10% restante varrà, e sarà sufficiente a rigenerare e la Francia e l'Europa. Per costruire un nuovo mondo, bisogna distruggere il vecchio. Per distruggere il vecchio mondo, bisogna distruggerne la popolazione. In questa cornice, si inserisce il fenomeno dello sterminio in Vandea.
    Veniamo ora alle morale.
    Quello della Vandea è il primo genocidio della storia ideologica del mondo contemporaneo. Se non fosse stato dimenticato il genocidio della Vandea, forse non sarebbe accaduto ciò che è accaduto nel XX secolo.
    Come è stato possibile dimenticare tutto questo? E' proprio qui l'essenza del problema: il non dimenticare, il non manipolare la storia, il dovere di dire, il dovere di ricordare.

    Cronologia della epopea vandeana (1792 - 1796)

    22 Agosto 1792 Inizio della insurrezione realista in Vandea e presa di Châtillon-Sur-Sèvre al grido di "viva il re e viva i nostri buoni preti".
    3 Marzo 1793 Inizio della insurrezione realista in Bretagna.
    4 Marzo 1793 Moti a Cholet contro la coscrizione di 300.000 uomini decretata dalla Convenzione Nazionale.
    11 Marzo 1793 Inizio su vasta scala della insurrezione vandeana; il rifiuto della coscrizione fa degenerare in un conflitto aperto una ostilità, già da tempo manifestata, contro le idee rivoluzionarie.Per contenere il movimento insurrezionale Souchu, sindaco repubblicano di Machecoul, ordina l'esecuzione sommaria di 500 persone insorte.
    12 Marzo 1793 L'insurrezione vandeana si estende a Saint-Florent e Tiffauges.
    13 Marzo 1793 L'insurrezione vandeana tocca Saint-Fulgent, Beaupréau e Montaigu.
    14 Marzo 1793 Presa di Cholet da parte degli insorti vandeani.
    15 Marzo 1793 Estensione della insurrezione vandeana alla Bretagna.
    17 Marzo 1793 Presa di Noirmoutier da parte degli insorti vandeani.
    19 Marzo 1793 Sconfitta delle truppe repubblicane davanti ai vandeani a Pont-Charrault.
    22 Marzo 1793 Presa di Chalonnes da parte dei vandeani condotti dal loro capo Stofflet.
    24 Marzo 1793 Disfatta dei vandeani in prossimità di Sables-D'Olonne.
    4 Aprile 1793 Formazione da parte degli insorti vandeani di un "Consiglio della armata cattolica e reale".
    13 Aprile 1793 Vittoria vandeana agli Aubiers.
    22 Aprile 1793 Vittoria dei vandeani guidati da Bonchamp e da D'Elbée a Beaupréau.
    29 Aprile 1793 Le truppe della Convenzione riconquistano Noirmoutier.
    3 Maggio 1793 I vandeani comandati da Bonchamp e da La Rochejaquelein prendono Bressuire.
    5 Maggio 1793 Presa di Thouars da parte vandeana.
    16 Maggio 1793 Disfatta vandeana davanti a Fontenay.
    25 Maggio 1793 I vandeani conquistano Fontenay.
    9 Giugno 1793 Inizio della grande offensiva dei vandeani e presa di Saumur.Rivolta del dipartimento del Calvados.
    18 Giugno 1793 Presa di Angers da parte dei vandeani comandati da D'Elbée e da Stofflet.
    29 Giugno 1793 Fallimento dell'attacco vandeano contro Nantes.Il comandante Jacques Cathelineau riesce a penetrare in citta' ma viene ferito gravemente; trasportato a Saint-Florent-le-Vieil morirà il 14 Luglio seguente.
    1 Luglio 1793 Ripresa di Bressuire da parte delle truppe della Convenzione
    3 Luglio 1793 Presa di Châtillon da parte delle truppe della Convenzione comandate dal Generale Westermann.
    5 Luglio 1793 I vandeani riprendono Châtillon.
    30 Luglio 1793 Sconfitta dei Vandeani davanti a Luçon.
    14 Agosto 1793 Disfatta dei vandeani davanti a Luçon.
    5 Settembre 1793 Vittoria dei vandeani a Chantonnay.
    16 Settembre 1793 Disfatta dei vandeani comandati da Charette a Montaigu.
    19 Settembre 1793 Vittoria dei vandeani a Torfou.
    20 Ottobre 1793
    (29 Vendemiaio Anno II) Decisione dei vandeani di tentare di raggiungere il porto di Granville, in Normandia, per stabilire un contatto con la flotta inglese.
    21 Ottobre 1793
    (30 Vendemiaio Anno II) Presa di Château-Gontier da parte dei vandeani.
    23 Ottobre 1793
    (2 Brumaio Anno II) I vandeani prendono Laval e si congiungono con le truppe di Cottereau detto Jean Chouan.
    25 Ottobre 1793
    (4 Brumaio Anno II) Vittoria dei vandeani a Entrammes.
    12 Novembre 1793
    (22 Brumaio Anno II) I vandeani prendono Avranches.
    13 Novembre 1793
    (23 Brumaio Anno II) Prima importante sconfitta dei vandeani davanti a Granville.
    14 Novembre 1793
    (24 Brumaio Anno II) Nuova sconfitta dei vandeani davanti a Granville e ripiegamento verso la Loira.
    29 Novembre 1793
    (9 Nevoso Anno II) Nomina del Generale Turreau alla testa dell'armata della Convenzione in Vandea.
    4 Dicembre 1793
    (14 Nevoso Anno II) Fallimento dei vandeani nel tentativo di conquistare Angers e di attraversare la Loira; ripiegamento degli insorti verso Sarthe.
    12 Dicembre 1793
    (22 Nevoso Anno II) Disfatta e distruzione, quasi totale, delle forze vandeane davanti a Le Mans.Si vedono ovunque, scrive un testimonio repubblicano, fucili, cannoni rivoltati o smontati; tra i cadaveri molte donne nude, che i soldati hanno spogliate e poi le hanno uccise dopo averle violentate.
    23 Dicembre 1793
    (3 Nevoso Anno II) Distruzione dei resti dell'armata vandeana a Savenay.Il Generale Westermann scrive alla Convenzione:"La vandea non esiste più. Vengo dall'averla sepolta nella palude di Savenay. Ho massacrato i bambini sotto le zampe dei cavalli ed ho massacrato le donne. Non ho un solo prigioniero da portarmi dietro. Ho sterminato tutti".Il Generale Westermann e' stato troppo ottimista. A breve il movimento vandeano risorgerà ancora piu' determinato.
    30 Dicembre 1793
    (8 Nevoso Anno II) A Les-Ponts-De-Cé, lungo la Loira, in questi giorni sono stati fucilati centinaia di ribelli vandeani.Durante le fucilazioni il Maggiore Medico Pecquel, del battaglione delle Ardenne, ha avuto una eclatante idea: ha fatto scorticare, da sotto la cintura, i corpi di alcuni fucilati. Le pelli, inviate ad un abile conciatore di Angers, sono servite per la confezione di pantaloni di pelle umana.
    2 Gennaio 1794
    (13 Nevoso Anno II) I vandeani perdono Noirmoutier.
    9 Gennaio 1794
    (20 Nevoso Anno II) Esecuzione del capo vandeano D'Elbée fatto prigioniero a Noirmoutier.
    17 Gennaio 1794
    (28 Nevoso Anno II) Creazione, da parte del generale Turreau, delle "colonne infernali" destinate a distruggere la Vandea. La metà della popolazione del dipartimento, che contava 300.000 persone, verrà massacrata.
    29 Gennaio 1794
    (10 Piovoso Anno II) Morte del giovane capo vandeano La Rochejaquelein nella battaglia di Nouaillé.
    1 Febbraio 1794
    (13 Piovoso Anno II) Elezione di Stofflet alla testa di cio' che resta dell'armata vandeana.
    16 Agosto 1794
    (29 Termidoro Anno II) Istruzioni di Carnot, per le trattative con i ribelli, in previsione di una amnistia generale per tutti i vandeani.
    2 Dicembre 1794
    (12 Nevoso Anno III) Amnistia generale promessa dalla Convenzione ai vandeani ed agli Chouans che depositeranno le armi entro un mese.
    12 Febbraio 1795
    (24 Piovoso Anno III) Apertura dei colloqui di pace a La Jaunaye (presso Nantes) tra i rappresentanti della Convenzione e quelli della Vandea.
    17 Febbraio 1795
    (29 Piovoso Anno III) Firma degli accordi di La Jaunaye che concedono l'amnistia ai vandeani, il riconoscimento della libertà di culto ed il diritto di conservare le proprie armi all'interno della Guardia Territoriale da loro costituita e rientrante nel quadro generale della Guardia Nazionale della Repubblica.
    20 Aprile 1795
    (1 Floreale Anno III) Accordi a La Prévalaye tra i rappresentanti della Convenzione e quelli dei Chouans (corrente ribelle vandeana) simili a quelli della La Jaunaye del 17 Febbraio.
    2 Maggio 1795
    (13 Floreale Anno III) Accordi a Saint-Florent con il capo Stofflet e con gli ultimi vandeani ancora in armi.
    27 Maggio 1795
    (8 Pratile Anno III) Nuova agitazione degli Chouans nel Morbihan.
    23 Giugno 1795
    (5 Messidoro Anno III) Preoccupante raggruppamento di una armata di 14.000 Chouans nella regione di Quiberon. I colloqui per la pace, iniziati il 12 Febbraio, sono serviti a poco.
    25 Giugno 1795
    (7 Messidoro Anno III) Ripresa delle ostilità in Vandea da parte degli uomini comandati da Charette.
    26 Giugno 1795
    (8 Messidoro Anno III) Sbarco di una armata di 4.000 emigrati nella baia di Carnac, per dare manforte agli uomini di Charette.
    30 Giugno 1795
    (12 Messidoro Anno III) Disfatta dell'armata degli emigrati davanti a Vannes difesa dal Generale Hoche e riconquista di Auray che era caduta in mano agli Chouans. Ripiegamento degli emigrati su Quiberon.
    7 Luglio 1795
    (19 Messidoro Anno III) Assedio della penisola di Quiberon da parte del Generale Hoche.
    15 Luglio 1795
    (27 Messidoro Anno III) Sbarco a Quiberon di altri 2.000 emigrati condotti da un nobile di nome Sombreuil.
    21 Luglio 1795
    (3 Termidoro Anno III) Capitolazione degli emigrati a Quiberon. Durante la battaglia sono rimasti uccisi 1200 soldati e 190 ufficiali.Tra gli emigrati sono stati fatti prigionieri 952 uomini; condotti ad Auray, durante i primi 20 giorni di Agosto, oltre 750 di essi verranno fucilati.
    26 Gennaio 1796
    (6 Piovoso Anno IV) Il capo degli insorti Stofflet tenta di dare nuovo slancio al movimento vandeano.
    23 Febbraio 1796
    (4 Ventoso Anno IV) Il capo degli insorti vandeani Stofflet viene catturato e fucilato ad Angers.
    23 Marzo 1796
    (3 Germinale Anno IV) Il capo vandeano Charette viene catturato dalle truppe del Direttorio.
    29 Marzo 1796
    (9 Germinale Anno IV) Il capo vandeano Charette viene fucilato a Nantes.
    2 Aprile 1796
    (13 Germinale Anno IV) Vittoria dei vandeani che conquistano Sancerre.
    9 Aprile 1796(20 Germinale Anno IV) I vandeani perdono Sancerre, conquistata il 2 Aprile 1796.
    22 Giugno 1796
    (4 Messidoro Anno IV) Fine della guerra civile nei dipartimenti dell'ovest con la sottomissione di Cadoudal e la partenza di Frotté che si rifugia in Inghilterra.
    25 Agosto 1796
    (8 Fruttidoro Anno IV) Soppressione dell'Armata dell'Interno impiegata contro gli insorti vandeani. Il movimento della Vandea e' ormai allo stremo.

  2. #2
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    Un genocidio?

    di Roberto Beretta

    La documentata interpretazione di uno storico francese. In Vandea, la Rivoluzione volle tentare un esperimento folle e omicida. Un autentico genocidio. Intervista a Reynald Secher.

    Si può ben dire che Reynald Secher, 51 anni, due lauree, diversi libri fra cui uno di quelli fondamentali (Ii genocidio vandeano, Effedieffe) sia lo «scopritore» della Vandea. O, meglio, della feroce repressione attuata dalla Rivoluzione francese sulla piccola provincia che «preferiva i preti alla Dea Ragione»; un genocidio che alla fine causò 117 mila morti (su 800 mila abitanti) e 10 mila abitazioni distrutte (su 50 mila). Secher ha cominciato a studiare fatti per curiosità familiare e da allora la sua vita è cambiata: anche nel senso che è stato denigrato, ostacolato perché non ottenesse cattedre universitarie, persino minacciato. Oggi è insegnante ed editore, anche di libri a fumetti: e molti sulla Vandea, naturalmente.

    Anzitutto la storia, professor Secher. Che cosa vuol dire lei quando parla della repressione vandeana come di un «genocidio»?

    «La storia della Vandea si divide in due grandi periodi. Il primo corrisponde alla guerra civile propriamente detta: in seguito all’arruolamento forzato di 300 mila uomini, i Vandeani — come molti altri in Francia — si ribellano. Dicono no alle requisizioni, ai preti braccati, alla difesa della Rivoluzione. L’insurrezione armata si scompone a sua volta in tre grandi fasi. Dal marzo al giugno 1793, i Vandeani sono padroni del loro territorio, 10 mila km quadrati e 770 comuni. Im 29 giugno attaccano Nantes e il loro comandante Jacques Cathelineau viene mortalmente ferito: è l’inizio della seconda fase, con l’equilibrio delle forze in campo. La terza fase corrisponde alla traversata della Loira che si conclude tra il 21 e il 25 dicembre col massacro dell’armata a Savenay».

    E il secondo grande periodo?

    «A questo punto la Repubblica decide di mettere in atto un piano di sterminio e annientamento della Vandea. L’idea era stata enunciata da Bertrand Barère [un membro del Comitato di Salute Pubblica] e fu seguita da tre leggi. Quella del 1° agosto prevede l’incameramento dei beni dei vandeani, l’altra del 1° ottobre lo sterminio della popolazione, di preferenza le donne e i bambini che sarebbero divenuti i futuri “briganti”. La legge del 7 novembre prevede che il nome della Vandea venga sostituito da quello di Vengé (“vendicata”). L’applicazione di tali decisioni avviene ancora in tre fasi: la prima corrisponde ad esperimenti scientifici, con l’uso del veleno, di mine anti-uomo e massificazioni. Poi ci si orienta su strumenti più pratici: la ghigliottina, la fucilazione, il cannoneggiamento, le esecuzioni con la sciabola, gli annegamenti; metodi tuttavia costosi, lenti, inefficaci e psicologicamente insostenibili per i carnefici. Da cui il piano Turreau [dal nome del generale Louis Marie Turreau de Garambouville], lanciato il 21 gennaio 1794 e fondato su tre strutture: la flotta sulla Loira, la “colonna infernale”, il comitato di sussistenza. Per 4 mesi fu l’orrore assoluto: dappertutto si bruciava, si massacrava, si stuprava… I rapporti militari sono di una precisione incredibile: si squarciano i corpi per toglierne il grasso, si mummificano cadaveri, si concia la pelle umana, eccetera. Genocidio? Il processo di Norimberga sarà preciso in materia: si tratta di un crimine contro l’umanità per lo sterminio di un gruppo umano per cause etniche, razziali o religiose. Secondo questa definizione, il caso della Vandea dunque è un genocidio».

    Si può affermare che i fatti francesi del 1793 abbiano ispirato i grandi genocidi del XX secolo, da Lenin a Hitler, Stalin, Milosevic, eccetera?

    «Sì. La Vandea era vista come esemplare dai rivoluzionari, soprattutto da Robespierre [Maximilian Marie Isidore, l’anima e la figura più misteriosa della Rivoluzione] che voleva anzitutto compiere un’esperienza a grandezza naturale per applicarla in seguito su tutto il territorio. La storia ha deciso altrimenti. I suoi figli spirituali – tra cui Lenin, Pol Por, ecc. – se ne sono ispirati. Del resto, ricordo sempre che Lenin ha abitato in Vandea, mentre Ho Chi Minh e Pol Pot hanno studiato a Parigi... L’ideologia è la stessa, i metodi identici. Si trattava in ogni caso di creare l’«uomo nuovo» e, per questo, di eliminare il precedente».

    Ci sono straordinarie analogie tra la repressione in Vandea e la Shoah: come la cosiddetta «soluzione finale», l’uccisione dei bambini, le ceneri dei morti usate per fare sapone, persino le camere a gas...

    «Le analogie con la Shoah sono palesi, a parte una sfumatura: lo sterminio della Vandea è legale, cioè votato dal popolo sovrano; quello degli ebrei fu di tipo amministrativo».

    Ma perché i rivoluzionari s accanirono sulla Vandea, e solo su di essa?

    «La Vandea doveva essere un laboratorio su grande scala. Nacque da un caso, legato alla spontaneità della rivolta vandeana e al suo carattere unitario su un grande spazio geograficamente definito, La rivolta vandeana ha fatto paura soprattutto perché era — almeno in un primo tempo — vittoriosa. I rivoluzionari si sono dunque focalizzati sulla regione. Avrebbe potuto avvenire lo stesso in altre zone insorte, come Lione, Marsiglia, eccetera».

    È vero che Robespierre aveva anche un fine economico, cioè eliminare delle bocche che pesavano sul bilancio statale?

    «Non sono sicuro che ciò sia vero. È Gracco Babeuf ad affermarlo, però mancano le prove. Mi sembra che il primo criterio per Robespierre fu di ordine ideologico»

    Gracco Babeuf, appunto. Il primo a parlare della Vandea fu un «comunista». Curioso, no?
    «Sì, il primo a denunciare il genocidio fu il padre del comunismo. All’epoca della comparsa della sua opera sul sistema di spopolamento, nel 1795, Babeuf era solo uno sconosciuto sulla scena parigina. Nonostante lo stile ampolloso, non ci si può che rallegrare per l’esattezza e la profondità dell’analisi, del livello di conoscenza dei fatti da parte di Babeuf. Grosso modo, egli pone 5 principali domande. Anzitutto: come chiamare questo crimine di Stato? In mancanza di meglio, egli sosterrà il concetto di spopolamento. Secondo:chi è responsabile del crimine? Terzo: chi è il colpevole? E bisogna giuridicamente considerarlo la stessa persona col precedente? Quarto: come punire il delitto? Ultimo: come ricordarlo, affinché tali orrori non si ripetano? Sono le stesse domande che 150 anni più tardi solleveranno i giuristi a Norimberga. Questo per dire la modernità delle questioni e degli intenti di Babeuf. Ed è anche il motivo per cui gli storici favorevoli alla Rivoluzione hanno occultato la sua opera e per cui, non soltanto nel XX secolo, si era dimenticato l’affare vandeano ma anche tutta la morale e la riflessione che ne derivavano. Solo un giornalista, nel 1936, osò ricordarlo, concludendo che, avendo la Francia cancellato dalla memoria quel crimine di Stato, nessuno poteva rendersi conto dei delitti che stavano per essere commessi dalla Germania nazista e dalla Russia sovietica».

    La Rivoluzione francese è sinonimo di diritti dell’uomo, di «libertà, uguaglianza, fraternità», eccetera... La Vandea può essere considerata un incidente di percorso, oppure ci sono legami sostanziali con l’ideologia del rivoluzionari?

    «La questione di fondo è sapere se, come si è creduto a lungo, la Rivoluzione è un modello d’insieme oppure una somma di errori per arrivare a un sistema liberticida. Personalmente preferisco l’analisi anglosassone, soprattutto quella di Edmond Burke contemporanea agli eventi [il primo storico, irlandese, che ha criticato la Rivoluzione, già nel 1790], che intravede in un primo tempo una Rivoluzione necessaria a causa della sclerosi della società francese, ma che — a causa del delirio di una minoranza — finisce per trasformarsi non solo nella negazione dei diritti fondamentali degli uomini nel senso cristiano del termine, ma nella negazione dei diritti naturali — cosa che si traduce in una dittatura terrorista. In questo, la Rivoluzione francese è stata la matrice di tutte le dittature social-comuniste del XX secolo e del resto ciò spiega come mai i grandi eroi venerati in questi sistemi siano sempre stati i grandi terroristi rivoluzionari, come Robespierre».

    «il Timone» n. 54, Giugno 2006

    Per saperne di più:

    IL GENOCIDIO VANDEANO
    di Reynald Secher
    prefazione di Jean Mayer, presentazione di Pierre Chaunu
    EFFEDIEFFE, 1991, .pp. 382, euro 18,59

  3. #3
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    Anche in Italia ci furono le insorgenze antigiacobine. Nel 1998 l'unico vescovo italiano che ha avuto il "coraggio" di commemorarle nel secondo centenario è stato il Cardinale Giacomo Biffi. Nella sola zona di Chiavari (assai piccola e poco popolata rispetto alle grandi città) le persone uccise in odium fidei in quegli anni superarono le 200.

    Come al solito, gloria a tutti i Martiri che hanno anteposto la preservazione della Fede al proprio benessere e talvolta alla stessa propria vita. La cosa da' molto fastidio ai laicisti ed ai cattocomunisti, ma non so proprio che farci.

    A Dio piacendo, non sempre e non dappertutto si sono trovati politici come Rosy Bindi pronti a calpestare la propria religione per conquistare le poltrone di questo mondo. Deo Gratias.
    Ultima modifica di ITER PARA TUTUM; 29-09-2007 alle 13:16

  4. #4
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    Il martirio dei cattolici vandeani

    "Non vi è più Vandea, cittadini repubblicani. La Vandea è morta sotto la nostra libera spada, con le sue donne ed i suoi bambini. L'ho appena sepolta nelle paludi e nei boschi, secondo gli ordini che mi avete dato: ho schiacciato i bambini sotto gli zoccoli dei cavalli e massacrato le donne, così che almeno quelle non partoriranno più briganti. Non ho un solo prigioniero sulla coscienza. Ho sterminato tutti". (Il generale Westermann al Consiglio di Salute pubblica)

    Fedeli a Dio, alla Chiesa e al Re, i cattolici vandeani si oppongono sul finire del XVIII secolo al progetto totalitario della Rivoluzione Francese. E pagano un altissimo prezzo di sangue. Una pagina dimenticata della storia.

    In occasione del bicentenario della rivoluzione francese (1989), sono uscite alcune opere obiettive che ci consentono di avere sotto gli occhi ciò che è realmente accaduto in Vandea.

    Delle cause che stanno all'origine dell'episodio vandeano, ci limitiamo a ricordare per sommi capi soltanto le maggiori, e cioè: le idee illuministe ispiratrici della rivoluzione francese; l'emanazione da parte dell'autorità rivoluzionaria, nel luglio 1790, della Costituzione Civile del Clero, inaccettabile per i credenti; infine l'esecuzione, nel gennaio 1793, mediante ghigliottina, del re di Francia Luigi XVI, inaccettabile per i patrioti vecchia maniera e per i popolani. Già nel 1792 si erano avuti in molte zone della Francia dei moti popolari. Nel 1793 l'ordine del governo rivoluzionario di una leva di 300.000 uomini ha fatto precipitare la situazione in Vandea. Un gran numero di richiamati si dà alla macchia. La superficie della Vandea era di circa 10.000 chilometri quadrati, la popolazione di 815.000 abitanti. I ribelli vandeani, uomini valorosi e fin da principio ben organizzati, hanno battuto uno dopo l'altro i reparti dell'esercito repubblicano presenti in loco o inviati da Parigi, e conquistato per intero (cioè liberato) il proprio territorio. Successivamente le forze soverchianti inviate da Parigi hanno rovesciata la situazione. In quei mesi imperversava in Francia il terrore giacobino, con alla testa Robespierre, il quale dominava nella Convenzione, cioè nella suprema direzione rivoluzionaria.

    Ottenuta la vittoria, i giacobini non si limitarono a castigare in modo esemplare i vandeani sconfitti; per costoro - esattamente come più tardi per gli avversari del comunismo in Russia, in Cina e altrove, e per gli antinazisti in Germania - non poteva essere che l'eliminazione, lo sterminio. E precisamente lo sterminio venne chiesto e ottenuto alla convenzione di Parigi da alcuni rappresentanti. Venne dato ordine che in contemporanea allo sterminio si asportasse dal territorio tutto l'asportabile (come vedremo, si giunse anche alle sfruttamento dei cadaveri), dopo di che doveva essere bruciato tutto il resto. Leggiamo nelle istruzioni impartite dal capo dei generali esecutori, Turreau, ai suoi luogotenenti: "Tutti i villaggi, tutti i borghi, le macchie e tutto quanto può essere bruciato, sarà dato alle fiamme". Stabilito quanto sopra, si è proceduto all'esecuzione con tutti i mezzi allora disponibili. Tra i sistemi impiegati spiccano per originalità gli annegamenti in serie nel fiume Loira, e i rastrellamenti metodici da parte di grandi colonne armate, che marciando in parallelo attraverso il territorio da spopolare hanno provveduto a uccidere tutti coloro che incontravano. Vediamoli in breve.

    Eliminazioni per annegamento

    Poiché la "santa madre ghigliottina è troppo lenta", e "fucilare è troppo lungo e si consumano polvere e pallottole, si è presa la decisione di metterne un certo numero in grandi battelli, condurli in mezzo al fiume.. e là si cola a picco il battello. Questa operazione si fa ogni giorno”.
    Si procedeva anche, più sommariamente e celermente, col “battesimo patriottico”, buttando in acqua le vittime a gruppi. “Quelli che scampano sono immediatamente amazzati a colpi di sciabola” dalle barche circostanti. Dice il testimone Guillame-François Lahemec: “All’inizio gli individui venivano annegati con i loro abiti, ma in seguito il Comitato (rivoluzionario di Nantes), spinto dall’avidità e dalla raffinatezza della crudeltà, spogliava dei vestiti quelli che voleva. Bisogna anche che vi parli del “matrimonio repubblicano”, che consisteva nel legare insieme, sotto le ascelle, un giovane e una giovane completamente nudi, e precipitarli così nelle acque”.
    Particolarmente auspicato era il “matrimonio” di preti legati a monache, o di individui appartenenti alla stessa famiglia. Le persone annegate di cui venne preso il nome furono 4.800, ma le vittime complessivamente dovettero essere ben più numerose, se il capi del Comitato Rivoluzionario di Nantes, Carrier, si vantava di averne lui solo fatte annegare 2.800 (tra cui, in una sola notte, da quattro a cinquecento bambini sotto i quattordici anni).

    Le 'colonne infernali'

    In Vandea molto più produttivo di vittime fu però il sistema delle "colonne infernali", costituite da sei grandi formazioni armate che durante quattro mesi, a partire dal 17 qennaio 1794, rastrellarono in parallelo l'una all'altra tutto il territorio, nel quale la popolazione - dopo le sconfitte subite, ma anche in seguito alle solenni promesse di perdono con relative garanzie, fatte dai giacobini vincitori - aveva ormai cessata ogni resistenza.
    La consegna del generale Grignon, capo della prima colonna, ai suoi soldati fu: "Vi do l'ordine di dare alle fiamme tutto quanto sarà suscettibile di esser bruciato, e di passare a fil di baionetta qualsiasi abitante incontrerete sul vostro passaggio So che può esserci anche qualche patriota in questo paese: non importa, dobbiamo sacrificale tutto".
    l'ufficiale di polizia Gamet, che fa parte della colonna comandata dal generale Turreau, scrive "Amey fa accendere i forni e quando sono ben caldi vi getta le donne e i bambini. Inizialmente sono condannati a questo genere di morte le donne briganti” (cioè delle popolazioni insorte) “ma oggi le grida di queste miserabili hanno tanto divertito i soldati e Turreau che hanno voluto continuare. Mancando le femmine dei monarchici, si rivolgono alle spose dei veri patrioti. A nostra conoscenza già ventitré hanno subito questo orribile supplizio".
    Il chirurgo Thomas scrive: "Ho visto centocinquanta soldati maltrattare e violentare donne, ragazzie di quattordici e quindici anni, massacrarle subito dopo e lanciare di baionetta in baionetta teneri bambini rimasti a fianco delle loro madri giacenti a terra".
    Beaudesson, reggente della sussistenza militare, che ha seguito la colonna Bonnaire, riferisce: "La strada da Vihiers a Chalet era ricoperta di cadaveri, alcuni morti da tre o quattro giorni, e altri appena spirati.
    Dovunque i campi vicini alla strada maestra erano coperti di vittime sgozzate". Grazie alla presenza di grandi e intricati boschi non pochi sono i sopravvissuti: in certe zone costoro, dopo il passaggio dei carnefici, si riunivano nei villaggi devastati a pregare per i morti. A tal fine “tutte le sere hanno luogo adunate popolari per dire il rosario: gli abitanti sono convocati per mezzo di un corno o di una cornamusa”.

    Sfruttamento dei cadaveri

    Siamo tenuti a completare il quadro degli accadimenti in Vandea ricordando lo sfruttamento dei cadaveri. Per esempio della loro pelle "I cadaveri erano scorticati, si tagliava la pelle al di sotto della cintura, poi lungo ciascuna delle cosce fino alla caviglia, in modo che dopo la sua asportazione i pantaloni si trovavano in parte formati: non restava altro che conciare e cucire".
    Si ricavava dai cadaveri anche il grasso: a Clisson il 5 aprile 1794 vennero cotte a tal fine centocinquanta donne: "Facevamo dei buchi per terra per sistemarvi delle caldaie alle scopo di raccogliere tutto quello che colava: avevamo messo al di sopra delle sbarre di ferro, e su queste le donne... poi, ancora al di sopra vi era il fuoco... Ne mandai dieci barili (col grasso cosi ricavato) a Nantes".
    Ad Angers ci si adopera per fare dei cadaveri un uso ornamentale: le autorità giacobine prescrivono che le teste dei ribelli vandeani siano "tagliate e disseccato per essere poi messe sulle mura". Non però al modo dei selvaggi, bensì utilizzando i sussidi della civiltà: "II laboratorio della scuola di chirurgia di questa città è indicalo per fare questo lavoro ..". L'inizio della ribellione in Vandea ebbe luogo nella primavera del 1793: le stragi maggiori si ebbero dalla fine del 1793 all'agosto 1794 (Robespierre cadde il 27.7.1794), con strascichi anche negli anni successivi. Secondo i recenti, accurati computi di Reynold Secher, autore de "II genocidio vandeano" (**********, Milano 1989) dal quelle sono tratte tutte le citazioni comprese nel presente saggio, su una popolazione di 815.029 persone le vittime furono 117.257, pari al 14,38 per cento, con punte particolarmente elevate in alcuni cantoni (così Chalet ha perso il 37,39% degli abitanti, Vihiers il 30,55%, Chemillé il 30,30%): la percentuale delle donne fatte perire fu di poco inferiore a quella dei maschi. Tenuto conto che il tempo a disposizione per il massacro è stato di un anno e mezzo, siamo alla stessa media delle vittime in Cambogia, dove in tre anni i comunisti hanno fatto morire circa un terzo della popolazione. Prima di chiudere va ricordato che nel periodo della prevalenza giacobina non ci furono solo le vittime vandeane: nella prefazione al libro di Secher, Pierre Chaunu, dell’Institute de France, dice: "Pensate ai massacri di Lione, Tolone, Bordeaux, Marsiglia, in diverse zone della 'chouannerie' (i territori dei ribelli antirivoluzionari) dell'Ovest, aggiungete la ghigliottina di Parigi, e superate il mezzo milione".

    Cronologia

    • 12 luglio 1790: viene varata la Costituzione Civile del Clero, con la quale il governo rivoluzionario intende esercitare un controllo diretto sul clero e creare una Chiesa scismatica.
    • 21 gennaio 1793: Luigi XVI, re di Francia, viene decapitato.
    • Marzo 1793: la Convenzione parigina decreta il reclutamento forzato di 300.000 uomini, da inviare al fronte della guerra che la Francia aveva dichiarato nel 1792 contro il re di Boemia e d'Ungheria.
    • 10 e 11 marzo 1793: nell'intera Vandea riecheggia il suono a martello delle campane di tutte le chiese che chiamano gli uomini alla battaglia.
    • 13 marzo 1793: nel paese di Le Pen en Mauges i contadini designano Jacques Cathelineau, un venditore ambulante di umili natali, quale loro comandante. Cathelineau per la sua pietà religiosa era denominato "il santo dell'Anjou". Scoppia la guerra. Un pezzo di stoffa bianca sul quale è posto un cuore rosso sormontato da una croce, il Sacro Cuore di Cristo, diventa il simbolo degli insorti. Nasce così l'Armata cattolica e reale.
    • 14 luglio 1793: Cathelineau muore a Saint-Florent-le-Vieil, in seguito alle ferire riportate durante l'assedio di Nantes, il 29 giugno precedente.
    • 23 dicembre 1793: i resti dell'Armata cattolica, che dopo vari successi aveva subito un tracollo, vengono raggiunti dal generale repubblicano Westermann, presso le paludi di Savenay, e orrendamente massacrati.
    • 21 gennaio 1794: la Convenzione organizza la repressione definitiva della Vandea, dando vita alle sei "Colonne Infernali", cioè a spedizioni militari punitive le quali, comandate da vari generali alle dipendenze di Louis-Marie Turreau, trasformano la Vandea in un "cimitero nazionale". Lo storico Reynald Secher ha definito il massacro vandeano come un vero e proprio "genocidio", in quanto azione premeditata e scientificamente realizzata: ne ha recuperato le prove documentarie, gli ordini di sterminio inviati a Parigi (e conservati negli archivi storici militari francesi) nonché gli elenchi delle vittime nei registri parrocchiali. I mandanti: la Convenzione e Massimiliano Robespierre in persona.
    Bilancio: anni di guerra e guerriglia spietata, 21 battaglie campali, 200 prese e riprese di villaggi e città, 700 scontri locali, circa 120.000 morti, la Vandea completamente devastata.
    Ultima modifica di J De Maistre; 26-04-2009 alle 22:15

  5. #5
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  6. #6
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    Se il Clero, anzichè allearsi con la Nobiltà, si fosse alleato col Terzo stato, forse gli avvenimenti avrebbero preso un'altra piega (più cristiana).

    Ma il Clero dell'epoca (l'alto clero), tranne lodevoli eccezioni, aveva poca carità cristiana e preferiva difendere i propri privilegi insieme alla Nobiltà.

    Quando si parla della Rivoluzione francese non ci si deve mai dimenticare delle posizioni assunte da ciascuno dei "tre stati" convocati dal Re a Versailles.
    Ultima modifica di Miserere mei; 26-04-2009 alle 21:53

  8. #8
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    Cioè allearsi con i suoi massacratori...come dire che se gli ebrei fin dall'inizio avessero sostenuto Hitler le cose sarebbero andate diversamente!
    La Rivoluzione fu indiscutibilmente, ferocemente, intrinsecamente ANTICATTOLICA.
    Che lo neghino, ma non lo negano, anzi se ne vantano, atei e massoni va bene, ma dei cattolici!
    Non sputate solo sui martiri, ma insultate l'intelligenza.

    straquoto al 100%. finalmente qualcuno dice le cose come stanno !!!
    Ultima modifica di WIlPapa; 26-04-2009 alle 22:29

  9. #9
    CierRino L'avatar di Miserere mei
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    Cioè allearsi con i suoi massacratori...come dire che se gli ebrei fin dall'inizio avessero sostenuto Hitler le cose sarebbero andate diversamente!
    La Rivoluzione fu indiscutibilmente, ferocemente, intrinsecamente ANTICATTOLICA.
    Che lo neghino, ma non lo negano, anzi se ne vantano, atei e massoni va bene, ma dei cattolici!
    Non sputate solo sui martiri, ma insultate l'intelligenza.

    Fu anticlericale perchè il Clero, inteso come ordine, difendeva i suoi ingiusti privilegi come faceva la Nobiltà.

    Tra i rivoluzionari vi furono diversi preti (basso clero) tra i quali il famoso abate Sieyès. Se tu fosti vissuto al tempo delle monarchie assolute e del sistema feudale probabilmente avresti delle opinioni diverse.
    Nessuno nega che ci furono anche dei martiri, ma in questo caso non si tratta di insultare l'intelligenza ma di condurre serie indagini storiche.

  10. #10
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    Ma il Clero dell'epoca (l'alto clero), tranne lodevoli eccezioni, aveva poca carità cristiana e preferiva difendere i propri privilegi insieme alla Nobiltà.
    NON E VERO !!! Non essere vittima della propaganda anti clericale.

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