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Discussione: Cappella Musicale Pontificia Sistina

  1. #1
    Iscritto L'avatar di Dadux
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    Cappella Musicale Pontificia Sistina

    Valentino Miserachs Grau
    Nato a Sant Marti de Sesgueioles in Catalogna nel 1943, ha affiancato per tutta la giovinezza gli studi musicali a quelli teologici, filosofici ed umanistici. Nel 1963 si è trasferito a Roma per compiere gli studi di teologia alla Pontificia Università Gregoriana, dove nel 1967, dopo essere stato ordinato sacerdote, ha ottenuto la licenza in Sacra teologia. Nel campo musicale ha conseguito la licenza in Canto gregoriano e il magistero in Composizione sacra al Pontificio Istituto di Musica Sacra, e i diplomi in Composizione e in Organo e composizione organistica, con il massimo dei voti, presso il Conservatorio «N. Piccinni» di Bari.
    È stato organista della Cappella Giulia in San Pietro e, dal 1977, è Maestro della Cappella Musicale Liberiana della Basilica di Santa Maria Maggiore, per la quale ha composto numerosi lavori destinati al solenne servizio liturgico. È Canonico della Patriarcale Basilica di Santa Maria Maggiore, Prelato d'Onore di Sua Santità e Protonotario Apostolico. È stato docente di Composizione presso il Conservatorio «E. R. Duni» di Matera e, dal 1995, è Preside del Pontificio Istituto di Musica Sacra, dove è professore ordinario di Composizione e di Direzione polifonica.
    Tra le sue composizioni figurano l'oratorio Beata Virgo Maria Ecclesiæ Christi typus et mater per soli, coro e orchestra, e il poema sinfonico Nadal, eseguiti entrambi nell'Auditorio Pio di via della Conciliazione e in altre sedi. È spesso invitato a far parte di giurie di concorsi corali e di composizione, in Italia e all'estero. Le sue composizioni sono pubblicate e registrate in CD per le Edizioni Carrara, le Edizioni Paoline e LDC di Torino.
    Tra le onorificenze conferitegli figurano il titolo di Officier de l'Ordre des Arts et des Lettres della Repubblica francese, la Encomienda de Alfonso X el Sabio dello Stato spagnolo e la Creu de Sant Jordi della Generalitat della Catalogna. È membro onorario della Pontificia Accademia dei Virtuosi del Pantheon.

    Ho fatto una breve ricerca su questo compositore di cui conosco solo pochi pezzi...Qualcuno di voi lo utilizza abitualmente?Cosa ne pensate?
    Ultima modifica di anacleto; 29-09-2009 alle 13:53

  2. #2
    utente cancellato
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    Come personalità e cultura generale è veramente un'autorità. Mi lascia meno convinto come compositore, forse per la mia propensione per armonie classiche e severe; lui scrive molto sul accordi dissonanti e non sempre gradevoli. Tutto sommato, alcuni brani sono molto suggestivi ma in parrocchia utilizziamo solo il Cantate Domino.

  3. #3
    AlbertoSolenne
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    Secondo me invece è anche un grandissimo compositore. Coem armonia e stile è molto perosiano. L'orchestrazione di Confitemini Domino è stupenda, cosi compe quella fatta per Sapientiam.
    Ho notato che anche per i canti popolari non è niente male. L'amore del signore è molto melodico e ben arrangiato!

  4. #4
    Veterano di CR L'avatar di hildegarda
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    Musica sacra in Vaticano

    Mi permetto di postarvi il seguente articolo del Magister a proposito dell'anno "musicale" in Vaticano

    Nuova stagione musicale in Vaticano. E questo è il programma Papa Ratzinger sembra stringere i tempi. La curia avrà un nuovo ufficio dotato d'autorità nel campo della musica sacra. E il coro della Cappella Sistina un nuovo direttore.

    di Sandro Magister

    ROMA, 18 ottobre 2007 -

    Nel giro di pochi giorni si sono susseguiti in Vaticano e a Roma alcuni fatti che, concatenati l'uno all'altro, fanno presagire nuovi provvedimenti - voluti dal papa - a favore della
    rinascita della grande musica sacra.
    Il primo di questi fatti è accaduto lunedì 8 ottobre. Quella mattina Benedetto XVI ha dato udienza al capitolo della basilica di San Pietro, cioè ai vescovi e ai sacerdoti che con l'arciprete della basilica, Angelo Comastri, celebrano ogni domenica la messa e i vesperi solenni nella
    più famosa chiesa della cristianità.
    Ad essi il papa ha ricordato che "è necessario che accanto alla tomba di Pietro vi sia una comunità stabile di preghiera, che garantisca continuità con la tradizione".
    Una tradizione che risale "ai tempi di san Gregorio Magno", il papa da cui ha preso nome il canto liturgico tipico della Chiesa latina, il gregoriano.
    Al capitolo di San Pietro il papa ha portato come esempio le liturgie celebrate nell'abbazia di Heiligenkreutz, il fiorente monastero da lui visitato poche settimane prima in Austria.
    In effetti, da poco più di un anno, il canto gregoriano è tornato ad essere nella basilica di San Pietro il canto principe delle messe e dei vesperi solenni.
    La rinascita del canto gregoriano in San Pietro è coincisa con la nomina di un nuovo direttore del coro, decisa dal capitolo della basilica nel febbraio del 2006.
    Il nuovo direttore, Pierre Paul, canadese, oblato di Maria Vergine, ha troncato di netto l'uso invalso durante il pontificato di Giovanni Paolo II - e assecondato dal precedente direttore Pablo Colino - di far cantare alle messe in San Pietro i cori più disparati, provenienti da ogni
    parte del mondo, di qualità molto dissimile e spesso scadente.
    Padre Paul ha rimesso in mano ai suoi cantori il graduale e l'antifonale e li ha rieducati a cantare in puro gregoriano la messa e i vesperi. Anche i fedeli hanno a disposizione dei libretti con la notazione gregoriana di Kyrie, Gloria, Credo, Sanctus, Agnus Dei e la traduzione dei testi latini in italiano, inglese e spagnolo. I risultati sono delle celebrazioni liturgicamente esemplari, sempre più partecipate da un numero crescente di fedeli di molte nazioni.
    Molto ci sarebbe ancora da fare per ridar vita in San Pietro a quella che in antico fu la Cappella Giulia - il coro proprio di questa basilica - e agli splendori dello stile musicale romano, uno stile nel quale la sacra polifonia il cui capostipite fu Giovanni Pierluigi da Palestrina e un gregoriano anch'esso cantato romanamente (virile e forte, non secondo i modelli monastici ispirati da Solesmes) si alternano e reciprocamente si arricchiscono.
    Ma un nuovo inizio c'è stato. E Benedetto XVI ha voluto dire al capitolo che questa è la strada giusta.

    * * *
    Il secondo fatto è avvenuto mercoledì 10 ottobre, ancora nella basilica di San Pietro. L'orchestra e il coro della Humboldt Universität di Berlino diretti da Constantin Alex hanno eseguito la messa "Tu es Petrus" composta in onore degli 80 anni di papa Joseph Ratzinger dal musicista tedesco Wolfgang Seifen, presente alla tastiera dell'organo.
    Attenzione: non si è trattato di un concerto, ma di una vera messa. Esattamente come il 19 novembre di un anno fa, quando in San Pietro i Wiener Philarmoniker accompagnarono musicalmente la liturgia eucaristica celebrata dal cardinale Christoph Schönborn con la
    Krönungsmesse K 317 di Wolfgang Amadeus Mozart.
    In entrambi i casi, le due messe nobilitate da queste musiche sono state celebrate nel quadro del Festival Internazionale di Musica e Arte Sacra, che ogni autunno, a Roma, fa risonare nelle grandi basiliche papali gremite di folla - ossia nel loro luogo naturale e non nelle aule dei
    concerti - i capolavori della musica sacra cristiana, con orchestre, direttori e cantanti di fama mondiale.
    Quest'anno le esecuzioni clou sono state due: la Messa da Requiem di Giuseppe Verdi con i Wiener Philarmoniker diretti da Daniele Gatti; e la Messa in si minore BWV 232 di Johann Sebastian Bach con l'Amsterdam Baroque Orchestra & Choir diretti da Ton Koopman.
    Ma dal punto di vista liturgico il momento più alto del Festival è stato proprio la messa celebrata il 10 ottobre in San Pietro.
    Non è un mistero che l'arricchimento reciproco tra liturgia cattolica e grande musica sacra stia particolarmente a cuore a Benedetto XVI.
    Il papa l'ha fatto capire, con particolare forza, nel corso del suo recente viaggio in Austria, con la messa da lui celebrata domenica 9 settembre nella cattedrale di Vienna, accompagnata dalla stupenda Mariazeller Messe di Franz Joseph Haydn e da un'antifona di comunione e
    da un salmo in puro canto gregoriano.

    * * *
    Il terzo fatto è la visita di Benedetto XVI al Pontificio Istituto di Musica Sacra, la mattina di sabato 13 ottobre.
    Ai professori ed allievi di questo istituto - che è il "conservatorio" liturgico-musicale della Santa Sede, quello che forma i musicisti di Chiesa di tutto il mondo - il papa ha citato il Concilio Vaticano II, là dove dice che "il canto sacro, unito alle parole, è parte necessaria ed integrante della liturgia solenne" (Sacrosanctum Concilium, 112).
    Ha ribadito che "tre caratteristiche distinguono la musica sacra liturgica: la santità, l'arte vera, l'universalità, la possibilità cioè di essere proposta a qualsiasi popolo o tipo di assemblea".
    E quindi ha così proseguito:
    "Proprio in vista di ciò, l'autorità ecclesiastica deve impegnarsi a orientare sapientemente lo sviluppo di un così esigente genere di musica, non congelandone il tesoro, ma cercando di inserire nell'eredità del passato le novità valevoli del presente, per giungere a una sintesi
    degna dell'alta missione a essa riservata nel servizio divino. Sono certo che il Pontificio Istituto di Musica Sacra, in armonica sintonia con la congregazione per il culto divino, non mancherà di offrire il suo contributo per un 'aggiornamento' adatto ai nostri tempi delle preziose tradizioni di cui è ricca la musica sacra".
    A questo auspicio potrebbe seguire presto l'istituzione nella curia romana di un ufficio dotato di autorità in materia di musica sacra. Si sa che, da cardinale, Ratzinger riteneva l'istituzione di tale ufficio una necessità.
    Ma Benedetto XVI ha fatto capire le sue preferenze anche sul tipo di musica sacra da promuovere.
    Nel discorso al Pontificio Istituto di Musica Sacra il papa ha fatto il nome di un solo "maestro" vivente della grande musica sacra: Domenico Bartolucci, 91 anni, che era seduto in prima fila e che poi ha salutato con grande calore.
    Bartolucci fu estromesso da direttore del coro papale della Cappella Sistina nel 1997. E la sua cacciata - voluta dall'allora maestro delle cerimonie pontificie, Piero Marini - segnò il generale abbandono nelle liturgie papali dello stile romano fatto di grande musica polifonica e di
    canto gregoriano, di cui Bartolucci è grandissimo interprete.
    A tener vivo questo stile, nelle basiliche papali di Roma, rimase soltanto la Cappella Liberiana della basilica di Santa Maria Maggiore, diretta dal 1970 da Valentino Miserachs Grau, succeduto in questo ruolo allo stesso Bartolucci.
    Monsignor Miserachs, 64 anni, è anche preside di quel Pontificio Istituto di Musica Sacra al quale il papa ha affidato il compito di "orientare sapientemente lo sviluppo di un così esigente genere di musica".
    Bartolucci e Miserachs: è questo il binomio di riferimento di Benedetto XVI, a Roma, nel campo della musica liturgica.

    * * *
    Il quarto fatto, che precede di poco i primi tre, è l'avvenuta sostituzione, il 1 ottobre, del maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie.
    Al posto di Piero Marini - che va a presiedere il pontificio comitato per i congressi eucaristici internazionali - è stato chiamato da Genova Guido Marini, vicino al predecessore nel nome, ma a papa Ratzinger nella sostanza.
    L'allontanamento di Piero Marini mette allo scoperto l'uomo che egli aveva portato nel 1997 alla direzione della Cappella Sistina dopo la cacciata di Bartolucci: Giuseppe Liberto.
    Come direttore del coro che accompagna le liturgie papali, monsignor Liberto non è l'uomo giusto per l'attuale papa. Basta leggere cosa ha scritto di lui l'autorevole "Rivista Internazionale di Musica Sacra", per la penna di un esperto in materia, l'ungherese Dobszay László, a commento della messa inaugurale del pontificato di Benedetto XVI:

    "L'elezione di papa Benedetto XVI ha dato speranza e gioia a quanti amano la vera liturgia e musica liturgica. Seguendo in tv la messa inaugurale siamo stati profondamente commossi dalla celebrazione e dall'omelia del Santo Padre.
    "Col procedere, però, della messa ci siamo trovati sempre più a disagio col suo accompagnamento musicale. La maggior parte di ciò che veniva cantato era musica davvero mediocre; il canto gregoriano era solo un pretesto per consentire al compositore di casa di esibire se stesso. La sola cosa di cui il coro poteva andar fiero era l'aureola del suo passato.
    I cantori gridavano l'uno sopra l'altro, stonavano, non stavano insieme, la direzione era priva di vigore artistico, l'organo e l'esecuzione all'organo erano quelli di una parrocchia di campagna.
    "La mediocre qualità della musica era la conseguenza di un altro difetto: la scorretta e arbitaria composizione (da parte di Marini?) dei testi liturgici del proprio di quella messa, che praticamente estrometteva il 'prezioso tesoro della musica della Chiesa' (cf. Sacrosanctum
    Concilium). Un formulario della messa ripreso dal proprio della liturgia romana avrebbe avuto un influsso positivo anche sulla musica. Ma qualcuno ha voluto procedere sul sentiero della vanagloria e cedere alla tentazione del volontarismo. La nostra felicità ci è stata rubata".
    Il direttore della "Rivista Internazionale di Musica Sacra", edita in quattro lingue, è Giacomo Baroffio, grandissimo studioso di canto gregoriano e penultimo preside del Pontificio Istituto di Musica Sacra, prima di Miserachs.


    * * *
    Ai precedenti fatti ne va infine aggiunto un altro che a tutti fa da sfondo. Ed è il motu proprio "Summorum Pontificum" col quale Benedetto XVI ha liberalizzato il rito antico della messa.
    È sempre più evidente che con questa decisione papa Ratzinger ha voluto far sì che le liturgie moderne ritrovino ciò che rischiano di perdere della ricchezza del rito antico: ricchezza teologica, testuale e musicale.
    Non è un caso che la prima parola detta dal maestro Bartolucci al papa, nel breve colloquio a due di sabato 13 ottobre, sia stato un "grazie!" per la promulgazione del motu proprio.
    L'istituzione in Vaticano di un ufficio dotato di autorità nel campo della musica sacra e la nomina di un direttore della Cappella Sistina all'altezza della sua grande tradizione sono due atti in perfetta coerenza con questa linea portante del pontificato di Benedetto XVI.

    [tratto da http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/171962 ]

    * * *

  5. #5
    Partecipante a CR L'avatar di OrganistaPavese
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    Citazione Originariamente Scritto da hildegarda Visualizza Messaggio
    .

    Padre Paul ha rimesso in mano ai suoi cantori il graduale e l'antifonale e li ha rieducati a cantare in puro gregoriano la messa e i vesperi. Anche i fedeli hanno a disposizione dei libretti con la notazione gregoriana di Kyrie, Gloria, Credo, Sanctus, Agnus Dei e la traduzione dei testi latini in italiano, inglese e spagnolo.
    I risultati sono delle celebrazioni liturgicamente esemplari, sempre più partecipate da un numero crescente di fedeli di molte nazioni.

    [tratto da http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/171962 ]

    * * *

    Ecco il segreto della liturgia "viva".....
    speriamo che questo seme non attecchisca solo in San Pietro,..
    Ultima modifica di OrganistaPavese; 19-10-2007 alle 14:04

  6. #6
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    effettivamente lo scorso agosto, trovandomi a Roma, ho partecipato ai Vespri capitolari di quella domenica in San Pietro. Prima della celebrazione sono stati distribuiti ai fedeli dei libretti, semplici, senza tanti fronzoli, con i testi delle antifone e dei salmi e i toni per il canto degli stessi.
    Il coro era composto da pochi cantori, data la stagione, ma mi ha fatto un'ottima impressione. Due anni prima invece, sempre in San Pietro, avevo partecipato alla Messa Capitolare (il coro era ancora diretto dal precedente direttore) e, con tutto il rispetto, mi sembrava di essere alla Corrida (non quella che si fa nell'arena, ma la trasmissione dei "dilettanti allo sbaraglio").
    «Parate viam Domini, rectas facite semitas eius»
    (Luc. 3, 4)

  7. #7
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    come compositore non so, non ho competenze, ma sicuramente è uno con le idee chiarissime:
    http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/43246

    "Come potrebbero mai delle cantilene melense, calcate sui modelli della più triviale musica leggera, sostituirsi alla nobiltà e robustezza delle melodie gregoriane, anche le più semplici, capaci di elevare il cuore del popolo alle regioni celesti?

    Abbiamo sottovalutato il popolo cristiano nella sua capacità di apprendimento, l’abbiamo quasi costretto a scordare le melodie gregoriane che conosceva, invece di ampliarne e approfondirne la conoscenza, anche con una giusta istruzione sul significato dei testi, e l’abbiamo imbottito di banalità."

  8. #8
    AlbertoSolenne
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    Molto probabilmente sarà lui a presto il nuovo direttore della gloriosa Cappella Sistina! Dopo l'addio di Marini sicuramente ci sarà quello di Liberto che non gode di molta stima ne dal Papa ne nell'ambiente musicale!

  9. #9
    Iscritto L'avatar di Organetto
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    Citazione Originariamente Scritto da iosephum Visualizza Messaggio
    Abbiamo sottovalutato il popolo cristiano nella sua capacità di apprendimento, l’abbiamo quasi costretto a scordare le melodie gregoriane che conosceva, invece di ampliarne e approfondirne la conoscenza, anche con una giusta istruzione sul significato dei testi, e l’abbiamo imbottito di banalità."
    concordo moltissimo,lo dimostra il fatto che sto cercando da tempo un corso di gregoriano per parteciparvi insieme alla mia corale dalle mie parti (napoli e provincia) ma non sono venuto a capo di nulla.

  10. #10
    Nuovo iscritto L'avatar di Carlo Magno
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    Sicuramente in Italia al momento non c'è miglior candidato del Maestro Valentino Miserachs come direttore della Cappella Sistina. Cresciuto alla scuola dei Maestri Armando Renzi e Domenico Bartolucci è non solo un grande interprete della polifonia ma anche un esimio compositore sia nel genere polifonico classico, fino anche ad armonie piu moderne, ed è geniale anche nelle composizioni per il popolo.
    Il suo capolavoro è senz'altro l'Oratorio: BEATA VIRGO MARIA, per Soli, Coro e Orchestra.

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