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Discussione: L'Osservatore Romano-storia, iniziative ed eventi inerenti il quotidiano della S.Sede

  1. #11
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    Citazione Originariamente Scritto da PaoVac Visualizza Messaggio
    a questo proposito mi pare di aver letto di un progetto di messa in rete dell'Osservatore Romano full text...
    sì, è un'idea del nuovo direttore Vian, non so se e quando verrà concretizzata.
    Et tunc videbunt Filium hominis venientem in nube
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  2. #12
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    Le novità del giornale del Papa

    Da domani "L'Osservatore Romano" si rinnova. Dal punto di vista grafico, soprattutto, continuando quanto in questi cento giorni il quotidiano ha fatto per rinnovarsi. Restando naturalmente il "giornale del Papa", e cioè dando conto ogni giorno - subito e integralmente - dell'attività del vescovo di Roma. Con un respiro sempre più internazionale, caratteristica questa che è sempre stata una costante del foglio vaticano e che ora, per essere all'altezza delle nuove prospettive di un'informazione ogni giorno più globale, è maggiormente accentuata.
    Ma conviene andare con ordine, e presentare in breve le novità che da domani si troveranno sulle otto pagine che "L'Osservatore Romano" offre quotidianamente. Con un lavoro che è di squadra: cioè di segretarie, traduttrici, commessi, correttori, giornalisti. Ora, per merito soprattutto dell'inventiva e dello sforzo dei nostri grafici e del loro redattore capo - che in queste settimane hanno lavorato benissimo, come sempre, ma con un impegno ancora più deciso - il giornale sarà più arioso e leggibile, grazie a caratteri diversi, leggermente più grandi, e maggiori spazi. Introducendo stabilmente il colore nella prima e nell'ultima pagina, nella consapevolezza della funzione importante che rivestono tanto l'aspetto complessivo quanto, appunto, le immagini.
    La prima pagina, di copertina, è ovviamente riservata ai testi e alle notizie più importanti, spesso con richiami che rimandano all'interno, mentre l'ultima - una vera e propria seconda copertina, ancor più valorizzata dall'uso del colore - è di norma riservata all'attività papale e alle informazioni sulla Santa Sede. Seconda e terza offrono le notizie internazionali in un'ottica larga (nella quale, ovviamente, è inclusa l'Italia), quarta e quinta sono dedicate alla cultura, sesta e settima, infine, all'informazione religiosa: sul cattolicesimo soprattutto - con uno sguardo attento alle Chiese orientali, cattoliche e non - ma anche su altre confessioni cristiane e religioni diverse.
    Obiettivo è naturalmente il "bel giornale" che il cardinale segretario di Stato e tutta la Segreteria di Stato vogliono perché "L'Osservatore Romano" si diffonda sempre più, per farsi eco della predicazione mite, fiduciosa e ferma di Benedetto XVI. Per questo si stanno studiando anche forme nuove di diffusione che coinvolgeranno altre testate giornalistiche, mentre il rinnovamento riguarderà progressivamente le edizioni periodiche del nostro giornale e il suo sito in rete. In un impegno appassionato e umile che si rinnova ogni giorno.


    g.m.v.



    (©L'Osservatore Romano - 2 febbraio 2008)
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  3. #13
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    Per diffondere il quotidiano del Papa

    Da sempre, un punto dolente per "L'Osservatore Romano" - una delle sue difficoltà - è quello della "ristrettezza del suo raggio di diffusione", per riprendere le parole che nel 1961 l'allora cardinale Giovanni Battista Montini scrisse per il centenario del giornale. Difficoltà nella diffusione che negli ultimi anni, per i meccanismi della distribuzione in un panorama informativo sempre più ricco (ma anche più confuso), sono aumentate. Nonostante questo, il quotidiano del Papa merita davvero di essere sempre più conosciuto e diffuso.
    In primo luogo nel panorama italiano, per la naturale relazione del foglio vaticano con il grande Paese di cui il vescovo di Roma è primate. E "L'Osservatore Romano" merita di essere sempre più diffuso nel momento in cui si sta rinnovando per essere meglio al servizio del Papa e della Santa Sede. Suscitando nuovo interesse. Due piccoli esempi: un nostro vecchio lettore ha avuto la sorpresa di trovarlo a disposizione sul bancone di una piccola ma frequentatissima trattoria del Veronese, e altrettanto lieta è stata una giovane collaboratrice del giornale vedendolo in un bar del centro di Roma. Piccoli segni, certo, ma ve ne sono altri, anch'essi importanti, come le richieste di nuovi potenziali lettori, incuriositi, a edicole magari non rifornite.
    Per questo "L'Osservatore Romano" compirà il 2 marzo un passo molto importante e nuovo nella sua storia: sino alla fine dell'anno infatti il nostro giornale sarà distribuito ogni domenica con un'altra importante testata del giornalismo cattolico, "L'Eco di Bergamo", diretto per decenni da don Andrea Spada - lo storico Gladius - e ora, con grande professionalità e costante successo, da Ettore Ongis. Il numero domenicale del giornale del Papa sarà infatti trasmesso elettronicamente dal Vaticano per venire stampato e distribuito con lo storico foglio bergamasco in diverse decine di migliaia di copie, senza aumento di prezzo.
    Questa inedita iniziativa - è la prima volta dal 1929 che il nostro quotidiano sarà stampato anche fuori dai confini vaticani - è resa possibile dalla generosa offerta che la diocesi di Bergamo e il suo vescovo, Roberto Amadei, hanno messo a disposizione di Benedetto XVI nell'anno in cui si celebra il cinquantesimo dell'elezione papale di un suo grande predecessore, Angelo Giuseppe Roncalli, il vescovo di Roma venuto dalle terre bergamasche. Nell'umile fiducia che, sotto il segno di Benedetto e di Giovanni, "L'Osservatore Romano" si diffonda sempre di più.

    g.m.v.


    (©L'Osservatore Romano - 27 febbraio 2008)
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  4. #14
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    28/09/2008 9.19.58
    Un anno alla guida dell'Osservatore Romano: intervista con il prof. Vian



    Domani ricorre il primo anniversario della nomina, da parte del Papa, del prof. Giovanni Maria Vian a direttore responsabile de L’Osservatore Romano. Storico del cristianesimo, 56 anni, il prof. Vian è l’undicesimo direttore del quotidiano della Santa Sede. Roberto Piermarini gli ha chiesto un bilancio di quest’anno:


    R. - Una grande soddisfazione, perché lavorare a “L’Osservatore Romano” è bello, oltre che impegnativo. Ma è soprattutto una grande responsabilità, al servizio del Papa, della Santa Sede, di tutta la Chiesa.


    D. – “L’Osservatore Romano” di Giovanni Maria Vian per cosa si vuole contraddistinguere?


    R. – E’ un giornale che vuole sviluppare alcune caratteristiche, che erano già presenti nella sua storia - che è una storia molto lunga, 147 anni - secondo le indicazioni date dal Papa e dal segretario di Stato, il cardinale Tarcisio Bertone; un respiro internazionale più ampio, da tutti i punti di vista, cioè proprio l’informazione generale, l’informazione culturale e l’informazione religiosa, continuando a essere il giornale del Papa e quindi un’informazione che documenti in modo completo l’attività del Romano Pontefice e della Curia, ma anche degli organismi pontifici, delle rappresentanze pontificie nel mondo, e che nello stesso tempo cerchi di farlo combinando questo suo compito di documentazione con la natura di organo proprio di stampa, quindi giornalistica.


    D. – Quali le critiche più ricorrenti alla linea del giornale, quali gli elogi più significativi?


    R. – Critiche sono state all’inizio rivolte al fatto che è sembrata sparire l’informazione italiana e romana. In realtà non è così, perché l’informazione italiana è ben presente nell’informazione internazionale e nell’informazione internazionale religiosa, com’è presente un’attenzione molto spiccata per Roma, in quanto diocesi del Papa.


    D. – E gli elogi più significativi?


    R. – Piace questa veste più ariosa. Il giornale si legge più facilmente, è un giornale più semplice, di sole otto pagine. Piace, appunto, l’attenzione al panorama internazionale; piacciono le interviste che stiamo utilizzando in maniera molto più intensa che non in passato; piace il dibattito culturale, che si è fatto molto intenso; e infine lo spazio che abbiamo dato alle firme femminili. E questo, ci tengo a dirlo, su richiesta esplicita del Papa e del cardinale segretario di Stato.


    D. – Come si pensa di potenziare la distribuzione del quotidiano?


    R. – Stiamo cercando vari modi per essere presenti. Abbiamo molto sviluppato, intanto, il nostro sito all’interno di quello della Santa Sede, che - a noi piace ricordarlo - è un sito eccellente. Larga parte del giornale, la prima parte, la più importante, è tutta presente, ogni giorno, già la sera, con tutte le foto del giornale, a colori e ormai anche un archivio che comincia a diventare importante. Abbiamo, oltre gli editoriali del direttore, anche tutti i commenti usciti in prima pagina, che sono commenti autorevoli ed interessanti, e tutte le interviste.


    D. – Cosa cambierà ancora nel giornale, ecco, guardando un po’ al futuro dell’Osservatore Romano?


    R. – Da questo punto di vista, certamente potenzieremo ancora di più il sito, proprio per una richiesta esplicita del segretario di Stato, anche perché è questo il modo in cui oggi vengono utilizzati di più i giornali. Cercheremo anche di informare sempre di più e sempre meglio non soltanto per quanto riguarda l’attività della Santa Sede, ma l’attività internazionale e l’attività della Chiesa cattolica, delle altre confessioni cristiane, delle altre religioni. Abbiamo aperto il giornale, ancora di più, a firme non cattoliche.


    D. – Ha avuto modo di sapere cosa ne pensa il Papa di questa nuova veste dell’Osservatore Romano?


    R. – Il Papa segue con attenzione l’informazione e segue con attenzione anche il suo giornale. All’inizio, quando lo abbiamo semplificato e abbiamo molto ridotto le foto, ci ha detto proprio esplicitamente che forse qualche foto in più era meglio metterla. Ed è questo che ha poi indotti a questa maggiore attenzione all’uso delle immagini - e non soltanto di fotografie, ma anche di riproduzioni di opere d’arte - in un modo che sia informativo e non soltanto illustrativo.

    fonte: Radio Vaticana
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  5. #15
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    È morto padre Gino Concetti

    La verità sulla morale
    con il saio di san Francesco



    Nella notte tra il 28 e il 29 settembre è morto a Grottammare (Ascoli Piceno) padre Gino Concetti per lunghi anni redattore de "L'Osservatore Romano". I funerali si terranno nella chiesa dell'Oasi di Santa Maria dei Monti a Grottammare martedì 30 settembre alle ore 15.

    di Raffaele Alessandrini


    Con un moto istintivo di strana incredulità abbiamo appreso la notizia della morte del nostro caro padre Gino Concetti, avvenuta nella notte della festa dei santi arcangeli. Aveva lasciato materialmente il giornale oltre un anno fa - stava male, aveva dovuto subire un delicato intervento - eppure qui, tutti avevamo la netta sensazione che egli fosse sempre presente tra noi, benché purtroppo non abbia potuto più nemmeno collaborare con suggerimenti e articoli. Nessuno si sarebbe stupito se da un momento all'altro avessimo visto padre Gino camminare pensieroso per i corridoi, gli occhiali sul naso, con un articolo stretto fra le mani - rigorosamente scritto a macchina e sovraccarico di pentimenti e di correzioni a penna. Una sensazione che la dice lunga sul servizio pluridecennale prestato a "L'Osservatore Romano". Un servizio qualificato, operoso, discretissimo. In certe occasioni, determinante. Padre Concetti è stato proprio un'istituzione.
    Parlava poco, a voce bassa e, specie a chi poco lo conoscesse, poteva dare la sensazione di estraniarsi nelle discussioni sulle materie correnti. Era un tratto inconfondibile del carattere: umile e schivo come solo un frate minore può essere. Se però lo si invitava a dire la sua padre Gino non deludeva mai. Sobrio ed esauriente, si esprimeva con un piglio lucido e sereno che talvolta sorprendeva l'interlocutore.
    Igino Concetti - tale era il suo nome al secolo - era nato nella Marca picena a Grottammare l'11 ottobre 1926. Compiuti gli studi classici si era iscritto all'Istituto Teologico Francescano, frequentando il corso istituzionale ed entrato nell'ordine dei frati minori emise la professione religiosa solenne il 22 agosto 1953 nella provincia religiosa del Sacro Cuore della Beata Vergine Maria di Genova. Il 24 settembre di quello stesso anno fu ordinato sacerdote. In seguito si iscrisse alla Facoltà Teologica del Pontificio Ateneo (Università) Antonianum di Roma conseguendo il dottorato di teologia morale nel 1957. Ottenne poi, nel 1959, il dottorato in Scienze Sociali alla Pontificia Università San Tommaso d'Aquino di Roma. Docente di teologia pastorale, morale, sociale e politica all'Antonianum dal 1964 al 1977 Gino Concetti iniziò a collaborare a "L'Osservatore Romano" sin dal 1960 divenendone in seguito redattore dal 1969 - ma di fatto dall'anno precedente: a partire dai giorni successivi alla pubblicazione dell'enciclica Humanae vitae di Paolo VI, come egli amava ricordare - e fino al 1996. Raggiunta l'età della pensione, su richiesta dei diretti superiori, proseguì l'attività con uno speciale contratto di collaborazione stabile partecipando al contempo a numerose trasmissioni radiotelevisive italiane e internazionali.
    Padre Concetti ha scritto moltissimo su svariate materie, ma era soprattutto un esperto di morale. Sulle nostre pagine ha difeso strenuamente la verità sulla famiglia, sul matrimonio, sulla vita, sulle manipolazioni genetiche. Negli anni della direzione di Raimondo Manzini per questo suo impegno subì anche un processo presso il Tribunale di Roma dal quale sarebbe stato prosciolto da ogni addebito di reato. Un suo grandissimo merito è stato di aver reso con limpida e sicura visione materie tanto complesse e delicate in termini accessibili a chiunque.
    Se questo fu il giornalista, si possono solo accennare alcuni tratti del sacerdote e del religioso, sempre pronto e disponibile nei confronti dei bisognosi, dei poveri e delle famiglie in difficoltà. Certo sono tanti quelli che hanno beneficiato dell'aiuto materiale e spirituale di padre Gino, ma poco ne sappiamo: uomo di preghiera, quanto attivo e pratico nelle emergenze, era altrettanto riservato sul bene fatto. Francescano fino in fondo al cuore - e quindi sempre in spirito di leale obbedienza ai superiori - non temeva di battersi con umile coraggio in difesa dei più deboli. Non sprecava parole e non faceva complimenti inutili; ma era ruvido ed essenziale, secondo un contegno proprio della antica cultura contadina picena: sobria nelle forme quanto attenta alla sostanza delle cose. Il viso, di solito serio e assorto, si apriva al sorriso accogliente al visitatore, soprattutto in presenza dei bambini.
    Un giorno - era il cinquantesimo della sua ordinazione sacerdotale - rivelò ai colleghi: "Ogni mattina celebro la santa messa alle 7 e vi vedo tutti in un fulgore di luce. Vedo i vostri volti, ascolto i vostri desideri e li presento al Signore". Ci sembra oggi di risentire il battere incessante e ritmato della sua macchina da scrivere mentre mentalmente ritorniamo ancora a bussare alla sua porta per chiedergli un aiuto o un consiglio. E vorremmo sentirci accogliere come una volta, mentre il ticchettio prosegue, per qualche istante, fino al punto.



    (©L'Osservatore Romano - 29-30 settembre 2008)
    Ultima modifica di Vox Populi; 16-12-2013 alle 18:15 Motivo: rimosso link a immagine non più disponibile
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  6. #16
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    Lascia dopo diciassette anni di disinteressato ed esemplare servizio don Elio Torrigiani

    Don Pietro Migliasso nuovo direttore generale
    della Tipografia Vaticana Editrice «L'Osservatore Romano»

    Don Elio Torrigiani lascia dopo diciassette anni l'incarico di direttore generale della Tipografia Vaticana Editrice "L'Osservatore Romano". L'annuncio del passaggio di consegne con don Pietro Migliasso, che già dallo scorso 10 gennaio è superiore della comunità salesiana in Vaticano, arriva nel giorno della memoria liturgica di san Giovanni Bosco.
    Nato il 4 novembre 1932 a Montecatini Terme, nel Pistoiese, entrato giovanissimo tra i salesiani e ordinato sacerdote il 1° luglio 1958 a Torino pochi giorni dopo la licenza in teologia, don Torrigiani ha insegnato lettere a Bordighera, Firenze e Alassio. Nel 1978 è divenuto superiore dell'ispettoria salesiana di Liguria e Toscana, nel 1984 direttore a Roma della comunità San Tarcisio, e nel 1986 economo ispettoriale a Genova. "Si doveva affrontare una situazione di emergenza ma io continuavo - spiega con l'elegante understatement che lo contraddistingue - a sentirmi soprattutto un insegnante". Come confermano tanti suoi allievi, che ancora oggi ne ricordano il tratto umano e sacerdotale di formatore attento e sempre disponibile.
    Con il tempo si sono affinate quelle capacità organizzative che lo hanno portato in Vaticano a dirigere il gruppo editoriale del nostro giornale. Il 18 settembre 1991 era stato infatti chiamato a succedere al confratello salesiano don Salvatore De Bonis alla guida della Tipografia Vaticana Editrice "L'Osservatore Romano", dove ha rivitalizzato e aggiornato le strutture e organizzato il personale. Durante il suo mandato come direttore generale, infatti, è stata firmata la convenzione tra i salesiani e la Segreteria di Stato per la presenza dei religiosi della congregazione in Vaticano (1992) ed è stato varato il nuovo regolamento per il personale della tipografia e del giornale (1997).
    Per una singolare coincidenza anche il suo successore don Pietro Migliasso è stato ordinato sacerdote il 1° luglio, nello stesso giorno in cui nel 1861 vide la luce "L'Osservatore Romano". Piemontese, nato a San Damiano d'Asti il 17 maggio 1950, il nuovo direttore generale, sacerdote dal 1978 e laureato in pedagogia all'università di Torino, ha svolto la propria opera in diverse comunità salesiane della regione, dirigendo dal 1997 quella di Vercelli e dal 2000 quella di Borgomanero. Nel 2002 è divenuto ispettore dei quasi settecento salesiani di Piemonte e Valle d'Aosta, finché lo scorso 10 gennaio don Pascual Chávez Villanueva lo ha nominato superiore della comunità salesiana in Vaticano, che dipende direttamente dal rettor maggiore. Oggi il nuovo incarico affidatogli dal cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone. "Una responsabilità che mi ha colto di sorpresa - dice il nuovo direttore generale - ma che ho accettato volentieri perché, in perfetta sintonia con lo spirito di don Bosco, posso lavorare per la diffusione del messaggio evangelico in tutto il mondo".
    In questo momento importante "L'Osservatore Romano" esprime a don Elio - amico tanto gentile quanto sapiente ed efficace del giornale - il ringraziamento più cordiale per un servizio così disinteressato ed esemplare. E a don Pietro Migliasso rivolge un benvenuto altrettanto cordiale nella prospettiva dell'impegno comune a servizio del Papa e della Santa Sede.



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  7. #17
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    Per 20 anni è stato incaricato dell'edizione in lingua spagnola del nostro giornale

    È morto il vescovo
    Cipriano Calderón Polo


    di Antonio Pelayo



    Nei vecchi manuali spagnoli di buona educazione ci veniva insegnato a rispondere alle persone con più anzianità o dignità con la frase "servo vostro". Oggi, nel ricordare monsignor Cipriano Calderón Polo, che conobbe e lavorò con sei Papi, penso che dinanzi a tutti loro si sarebbe potuto presentare così: "Cipriano Calderón, presbitero spagnolo, servo vostro, del Papa, della Chiesa romana e cattolica". Fra le molte qualità che Dio gli aveva concesso spicca, a livello affettivo ed effettivo, la sua fedeltà ai Papi e alla Chiesa al cui servizio mise la sua intelligenza, la sua capacità di lavoro, la sua austerità di vita, le sue vaste conoscenze. La sua era una fedeltà che nasceva naturalmente dalla fede in lui tanto radicata, a partire dalle sue stesse radici familiari, ma che si riversava in tutta la sua attività, inondando ogni cosa e conferendo a tutto senso e coerenza. Altra qualità questa che definisce colui che oggi ricordiamo.
    Cipriano era nato a Plasencia, terra dell'Estremadura da cui partirono diversi secoli fa alcuni dei più eroici conquistadores d'America. Il suo essere extremeño non lo abbandonò mai, come neanche l'accento caratteristico della sua regione natale, neppure dopo aver vissuto tanti anni all'estero. Roma divenne la sua seconda patria: qui giunse per compiere gli studi nel Palazzo Altemps, allora sede del Pontificio Collegio Spagnolo di San José; qui fu ordinato sacerdote il 19 marzo 1953; qui svolse la sua intensa attività giornalistica prima come corrispondente di diverse pubblicazioni spagnole e poi come incaricato dell'edizione in spagnolo de "L'Osservatore Romano". Nella basilica di San Pietro ricevette la consacrazione episcopale il 6 gennaio 1989.
    La "romanità" era diventata la seconda faccia della sua personalità, e non solo come frutto dei tanti anni vissuti nell'urbe. Era romano per convinzione e atteggiamento, e i suoi riflessi erano sempre condizionati da questo forte legame con la Roma della cultura - naturalmente - ma anche e soprattutto con la Roma della fede. Lo ricordò nella bellissima omelia che pronunciò nella Chiesa del Gesù durante la messa presieduta dal cardinale Eduardo Martínez Somalo per i cinquant'anni di sacerdozio del porporato, al quale don Cipriano era tanto legato al punto da "ereditare" il titolo episcopale di Tagora quando fu nominato vescovo da Giovanni Paolo II.
    Fu Papa Wojtyla a nominarlo vicepresidente della Pontificia Commissione per l'America Latina, incarico che svolse con quella dedizione al lavoro che lo caratterizzò sempre. Al continente della speranza dedicò gli anni più intensi della sua vita: percorse i suoi Paesi uno a uno, stabilì rapporti di amicizia con molti suoi vescovi e cardinali, contribuì a superare tensioni e a gettare ponti per il dialogo quando erano più necessari che mai. Accompagnò la Chiesa latinoamericana nei suoi momenti culminanti quali furono le successive assemblee di Puebla, Medellín e Santo Domingo, e fece sì che a Roma si conoscessero meglio le aspirazioni e le tensioni di quelle giovani Chiese.
    Questo rapido ritratto di monsignor Calderón sarebbe incompleto se non menzionassi la sua attività giornalistica che occupò tante ore delle sue giornate. Fu una passione che attraversò tutta la sua vita: lavorò nell'ufficio spagnolo di informazione del concilio Vaticano ii, sul quale scrisse centinaia di cronache e articoli; Paolo VI lo nominò incaricato dell'edizione settimanale in lingua spagnola de "L'Osservatore Romano"; collaborò con diversi mezzi di comunicazione e fu autore di vari libri nei quali riversò la sua erudizione e il suo buon senso. Indipendentemente dalle attività concrete in questo campo non perse però mai una delle caratteristiche innate di un giornalista: la curiosità. Quando non aveva più alcun obbligo di farlo, era molto frequente incontrarlo nella Sala Stampa della Santa Sede mentre prendeva il "bollettino" o assisteva a qualche conferenza stampa lì convocata. Su certi temi don Cipriano sapeva tutto, ma gestiva con grande prudenza il suo sapere divertendosi ad anticipare alcuni colleghi che si vantavano di essere ben informati. Anche da malato, non perse l'abitudine di fare, ogni volta che poteva, un giro per la Sala Stampa con la sua inevitabile domanda: "Che c'è di nuovo?".
    Monsignor Cipriano Calderón lascia a Roma, in Spagna, in America Latina e nel mondo molti amici che lo ricorderanno con stima (in primo luogo i suoi fratelli, i sacerdoti operai diocesani fondati dal beato monsignor Domingo Sol). Scompare dinanzi ai nostri occhi la sua inconfondibile persona, ma resterà per sempre la sua testimonianza di fedeltà. Il Signore saprà ricompensare abbondantemente il suo servo fedele.



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    Ricordate dal segretario di Stato le novità per la diffusione del giornale

    Un grande servizio reso alla Chiesa

    Il cardinale Bertone a «L'Osservatore Romano» e alla Tipografia Vaticana

    Un grande servizio alla Chiesa. È quello reso da quanti lavorano a "L'Osservatore Romano" e alla Tipografia Vaticana. Lo ha detto il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato, durante la messa celebrata in prossimità della memoria liturgica di san Giovanni Bosco, venerdì mattina 29 gennaio, nella cappella Paolina del Palazzo Apostolico.
    "Ancorati alla fede - ha detto il porporato - amanti della Chiesa, attenti alla voce del Papa, tutti voi, lavoratori di ogni ordine e grado dell'Osservatore Romano, della Libreria Editrice Vaticana, del Servizio fotografico e della Tipografia Vaticana, siate servitori della speranza che edifica la fraternità umana e il benessere, ancorati ad una verità vissuta nella carità, come tanto bene ha saputo illustrare Benedetto XVI nell'enciclica Caritas in veritate".
    Da qui l'incoraggiamento del cardinale segretario di Stato per tutti quegli sforzi "che mirano alla diffusione sempre più ampia del quotidiano della Santa Sede". E in proposito ha sottolineato "alcune novità circa la diffusione di questi ultimi tempi; mentre in Italia continua l'abbinamento con "L'Eco di Bergamo"; in Spagna è iniziato quello con "La Razón" e, infine, per la promozione dell'edizione settimanale in lingua francese è appena stato siglato un accordo con il gruppo Bayard".
    Il cardinale Bertone, dopo aver tratteggiato gli elementi fondamentali del carisma di don Bosco, ha proseguito rilevando che la Tipografia Vaticana "ultimamente si è dotata di moderni macchinari, che le consentiranno un alto livello di prestazioni. L'editoria della Santa Sede potrà così fornire al pubblico delle pubblicazioni pregevoli sotto l'aspetto grafico oltre che sotto l'aspetto dei contenuti di innegabile valore". "La bellezza e la perfezione - ha evidenziato - che si riscontrano in molte pubblicazioni, antiche e moderne, che trattano gli argomenti della fede, dell'arte e della cultura cristiana, fanno parte di una lunga tradizione nella Chiesa, e la Tipografia Vaticana si è sempre fatta carico di contribuire ad alimentare questo patrimonio". Il porporato ha poi fatto notare come "se da un lato gli uomini sembrano rincorrere solo la prosperità materiale e immergersi sempre più nel materialismo consumistico, molte voci si levano per invitare all'inversione della rotta. "L'Osservatore Romano" è particolarmente attento ad ascoltare queste voci e a farle parlare, attraverso le proprie pagine". In esse il porporato ha ravvisato uno "sforzo intelligente e creativo per cercare dappertutto i segni di speranza e per valorizzare le virtù cristiane".
    Alle intenzioni dei fedeli, lette in sette lingue, è stato elevata una preghiera per le vittime del terremoto di Haiti.
    All'inizio del rito il direttore della comunità salesiana in Vaticano e della Tipografia Vaticana Editrice "L'Osservatore Romano", don Pietro Migliasso, che ha concelebrato, ha rivolto un breve saluto al cardinale Bertone. Hanno partecipato dipendenti de "L'Osservatore Romano", con il direttore, e della Tipografia Vaticana. Tra i concelebranti, don Elio Torrigiani, già direttore della Tipografia Vaticana Editrice "L'Osservatore Romano", don Giuseppe Colombara, direttore del servizio fotografico del giornale, don Giuseppe Costa, direttore della Libreria Editrice Vaticana (Lev), gli incaricati delle edizioni spagnola e polacca de "L'Osservatore Romano", i padri Arturo Gutiérrez e don Wladyslaw Gryzlo; monsignor Lech Piechota e don Roberto Lucchini, della segreteria particolare del segretario di Stato. Hanno diretto il rito i monsignori Guillermo Javier Karcher e Diego Giovanni Ravelli.
    Successivamente, nei locali della Tipografia Vaticana, il cardinale Bertone ha benedetto la nuova macchina stampante in offset modello Manroland705LV-Highprint a cinque colori più modulo di verniciatura. Nell'introdurre la cerimonia, don Migliasso ha ricordato che dal 1988 - anno in cui lo stabilimento ha subito una radicale ristrutturazione sia edile, sia tecnologica - molti sono stati gli aggiornamenti del parco macchine. In particolare, ha sottolineato come "i settori pre-stampa sono stati i più sensibili ai continui progressi della tecnologia", così come nella stampa "nonostante gli alti costi d'acquisto delle macchine offset, siamo riusciti a rimanere al passo con i tempi, tanto da ritrovarci ora con un parco macchine di prestigio. Tali attrezzature - ha spiegato - consentono di risparmiare notevolmente sui tempi di produzione, ma soprattutto, permettono di ottenere un alto livello qualitativo dei lavori stampati, condizione che per la Tipografia Vaticana è stata e sarà sempre l'obiettivo finale". Anche Giuseppe Canesso, direttore tecnico, ha ringraziato quanti hanno contribuito all'acquisto e all'installazione della nuova macchina, a cominciare dalla Segreteria di Stato e dall'Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica. Ha espresso poi gratitudine per le istituzioni che con le loro ordinazioni offrono la possibilità di far stampare "pubblicazioni utili, belle e artistiche, rendendoci così strumenti di diffusione nel mondo, del bello, della Parola di Dio, del Santo Padre e della Chiesa".
    Il cardinale Bertone ha dato avvio alla nuova macchina. Alla cerimonia erano presenti, tra gli altri: il cardinale salesiano Raffaele Farina, Archivista e Bibliotecario di Santa Romana Chiesa, gli arcivescovi Fernando Filoni, sostituto della Segreteria di Stato, Carlo Maria Viganò, segretario generale del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, i monsignori Peter Brian Wells, assessore della Segreteria di Stato, Cesare Pasini, prefetto della Biblioteca Apostolica Vaticana, Paolo Nicolini, della Direzione dei Musei Vaticani, don Costa e don Colombara. Numerosi i rappresentanti del Governatorato, tra i quali, Carlo Cuscianna, direttore dei servizi tecnici. Hanno partecipato alla cerimonia anche Antonio Maggiotto, direttore commerciale, e Claudio Alpigiani, direttore amministrativo della Tipografia Vaticana, il direttore emerito e il direttore del nostro giornale. (nicola gori)



    (©L'Osservatore Romano - 30 gennaio 2010)
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    Un'agenda del Servizio fotografico del nostro giornale

    Il 2011 in compagnia
    di Benedetto XVI e Giovanni Paolo II



    Il 2011 in compagnia di Benedetto XVI e di Giovanni Paolo II: è la proposta del Servizio fotografico de "L'Osservatore Romano", che pubblica due agende per il prossimo anno corredate dalle immagini dei due Pontefici. La prima contiene le foto di Benedetto XVI ritratto nei momenti più significativi del suo servizio petrino, l'altra quelle di Giovanni Paolo II, tratte dal fondo omonimo dell'archivio, che conserva oltre sei milioni di scatti del suo pontificato.
    Si tratta di immagini particolarmente significative, colte dai nostri fotografi, impegnati ogni giorno a documentare l'attività pubblica del Pontefice. Le due agende - riferisce il direttore del Servizio fotografico, don Giuseppe Colombara - hanno la particolarità di essere bilingui: tutte le diciture e le didascalie sono in italiano e in inglese.
    Vengono messe in vendita a 18 euro, presentate in un elegante cofanetto in cartone bianco recante lo stemma dello Stato della Città del Vaticano, e cellofanate singolarmente. Viene offerta anche la possibilità - con un minimo di tiratura di sole 50 copie - di personalizzare le agende inserendo nella parte iniziale quattro pagine con foto, scritte e loghi.
    Chi fosse interessato può richiedere informazioni all'indirizzo di posta elettronica (calendar@ossrom.va).


    (©L'Osservatore Romano - 24 aprile 2010)
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  10. #20
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    Una pubblicazione del Servizio Fotografico del nostro giornale

    Papa Wojtyla in 135 scatti

    Centoquattro viaggi apostolici, centoquarantasei visite pastorali in Italia, trecentodiciassette parrocchie visitate a Roma, millecentosessantasei udienze generali del mercoledì, alle quali hanno partecipato oltre un milione e settecentomila fedeli. Sono solo alcuni dati dei quasi ventisette anni di pontificato di Giovanni Paolo II. Come racchiuderli e sintetizzarli in un libro? Ci ha pensato il Servizio Fotografico de "L'Osservatore Romano", che ha realizzato il volume Giovanni Paolo II. Un Pontificato attraverso le immagini, (Tipografia Vaticana, Città del Vaticano 2010, pagine 120, euro 16,00), che raccoglie scatti inediti o poco conosciuti al grande pubblico.
    Il libro, in quattro lingue, ripercorre così i momenti più significativi del pontificato di Papa Wojtyla, come fa notare nella prefazione il cardinale José Saraiva Martins. "Molto si è scritto sulla ricca personalità e sulla straordinaria attività pastorale di Giovanni Paolo II come Successore di Pietro - annota il porporato - ma mancava ancora un'opera "visiva" che cioè ci parlasse di lui e del suo intenso dinamismo apostolico, non con parole, ma con più di un centinaio di immagini relative al suo lungo pontificato, che sono ben più espressive e convincenti delle parole".
    L'intento di questo nuovo volume "è, innanzitutto - spiega don Giuseppe Colombara, direttore del Servizio Fotografico de "L'Osservatore Romano" - di proporre ai fedeli uno strumento per conservare viva la memoria di Papa Wojtyla, anche considerando che è in corso l'iter canonico della causa di canonizzazione. Abbiamo cercato nel nostro archivio gli scatti più belli, più nuovi e meno conosciuti per offrire i momenti più significativi del suo ministero petrino". Il libro è diviso in due parti: "Pellegrino del mondo", che illustra attraverso le immagini i viaggi compiuti nei cinque Continenti, e "L'amico di tutti". Questa ultima parte - spiega Colombara - "rappresenta gli incontri con ogni uomo, di qualsiasi religione, ceto, razza e lingua. In queste foto si può osservare quasi una sorta di abbraccio del Papa a tutto il genere umano".
    Parole che trovano conferma in quelle del cardinale Saraiva Martins. "Le fotografie della seconda parte mettono in luce il suo profondo umanesimo, la sua grande vicinanza a tutti gli uomini, indipendentemente dal loro colore, dalla loro etnia, dalla loro fede o cultura. Già nella sua prima enciclica Redemptor hominis Papa Wojtyla aveva detto che "l'uomo è il cammino della Chiesa", e che, pertanto, essa gli deve essere sempre vicina, per promuovere la sua dignità".
    Sfogliando le pagine della pubblicazione il lettore potrà compiere un tuffo nel passato, ripercorrendo - attraverso i sorrisi, i gesti, le strette di mano, gli scorci dei paesaggi, le espressioni della gente - tutta una umanità che è stata in contatto, anche se solo per pochi istanti, con Giovanni Paolo II. Il libro è edito in due formati, quello standard di 20 per 28 centimetri e quello tascabile di 15 per 21 centimetri (quest'ultimo al prezzo di 12,00 euro). Il volume si può richiedere direttamente al Servizio Fotografico de "L'Osservatore Romano" attraverso la posta elettronica (calendar@ossrom.va) oppure collegandosi al sito internet (www.photovat.com).


    (©L'Osservatore Romano - 19 giugno 2010)
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