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Discussione: Beato Carlo Acutis (03/05/1991 - 12/10/2006)

  1. #21
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    non conosco carlo acutis ma preghiamo per lui che venga presto beatificato

  2. #22
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    10 anni fa moriva il 15enne Carlo Acutis
    La purezza della fede e la fama di santità


    Andrea Galli

    12 ottobre 2016




    Il 12 ottobre di dieci anni fa moriva a Monza Carlo Acutis, a soli 15 anni, per una leucemia fulminante. Una tragedia, umanamente parlando. Una fine assurda per la repentinità e per la parabola che si veniva ad interrompere, così in ascesa, così ricca di prospettive. Rampollo di una famiglia di primo piano del mondo finanziario italiano, adolescente prestante, dal carattere vivace e particolarmente socievole, Acutis era un ragazzo che, come si suol dire, avrebbe potuto fare di tutto nella vita. Ma Dio aveva su di lui un piano diverso.

    Stamattina viene celebrata una Messa in suo suffragio presso la tomba di san Francesco, nella Basilica inferiore del santo, ad Assisi, città dov’è sepolto e a cui si sentiva profondamente legato. Contemporaneamente è data per imminente la chiusura della fase diocesana della sua causa di beatificazione, come conferma monsignor Ennio Apeciti, responsabile dell’Ufficio delle cause dei santi dell’arcidiocesi di Milano. «La sua fama di santità è esplosa a livello mondiale, in modo misterioso – spiega il sacerdote ambrosiano – come se Qualcuno, con la “Q” maiuscola, volesse farlo conoscere. Attorno alla sua vita è successo qualcosa di grande, di fronte a cui mi inchino».

    Carlo, nato a Londra nel 1991, dove i genitori si trovavano per motivi di lavoro, fu segnato da una pietà profonda quanto precoce. Fece la Prima Comunione, con un permesso speciale, a sette anni. Fu un adolescente da Messa e Rosario quotidiani. Maturò un amore vivo per i santi, per l’Eucaristia, fino ad allestire una mostra sui miracoli eucaristici che oggi è rimasta online e ha avuto un successo inaspettato, anche all’estero. Sportivo e appassionato di computer, come tanti coetanei, brillava per la virtù della purezza.

    Padre Roberto Gazzaniga, gesuita, incaricato della pastorale dell’Istituto Leone XIII, storica scuola della Compagnia di Gesù a Milano, ha ricordato così l’eccezionale normalità di Acutis, arrivato lì, a liceo classico, nell’anno scolastico 2005-2006: «L’essere presente e far sentire l’altro presente è stata una nota che mi ha presto colpito di lui». Allo stesso tempo era «così bravo, così dotato da essere riconosciuto tale da tutti, ma senza suscitare invidie, gelosie, risentimenti. La bontà e l’autenticità della persona di Carlo hanno vinto rispetto ai giochi di rivalsa tendenti ad abbassare il profilo di coloro che sono dotati di spiccate qualità».

    Carlo inoltre «non ha mai celato la sua scelta di fede e anche in colloqui e incontri-scontri verbali con i compagni di classe si è posto rispettoso delle posizioni altrui, ma senza rinunciare alla chiarezza di dire e testimoniare i principi ispiratori della sua vita cristiana». Il suo era «il flusso di un’interiorità cristallina e festante che univa l’amore a Dio e alle persone in una scorrevolezza gioiosa e vera. Lo si poteva additare e dire: ecco un giovane e un cristiano felice e autentico».

    Grazie al suo esempio e al suo carisma anche il domestico di casa Acutis, un induista di casta sacerdotale bramina, decise di chiedere il battesimo. In ospedale, posto di fronte alla morte, nella tenerezza dei suoi 15 anni, Carlo disse: «Offro tutte le sofferenze che dovrò patire al Signore, per il Papa e per la Chiesa, per non fare il purgatorio e andare dritto in paradiso». Scrisse un giorno questa frase: «Tutti nasciamo come degli originali, ma molti muoiono come fotocopie». Non fu il suo caso.


    fonte: Avvenire
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  3. #23
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    Ieri presso la cappella dell'Ospedale San Gerardo di Monza una serie di iniziative in memoria di Carlo, proprio nel luogo che ha visto la sua salita in cielo: sante messe, adorazione eucaristica, rosario e la testimonianza della postulatrice della causa di beatificazione.





    "Mio rifugio e mia fortezza, mio Dio, in cui confido".

  4. #24
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    Carlo Acutis:


    presentati docufilm e libro sulla sua spiritualità







  5. #25
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    Carlo Acutis:

    mons. Viganò (Santa Sede), in futuro potrebbe essere riconosciuto

    “patrono di Internet”


    “Abbiamo tutti i patroni, ma non il patrono di Internet. Chissà se Carlo Acutis, una volta proclamato beato, non possa essere riconosciuto come patrono di Internet…”.

    A formulare questo auspicio è stato monsignor Dario Edoardo Viganò, prefetto della Segreteria per la Comunicazione della Santa Sede, durante la presentazione, presso la Filmoteca Vaticana, del “docufilm” e del libro sul servo di Dio Carlo Acutis, di cui il 24 novembre si chiude la fase diocesana del processo di beatificazione.

    “Carlo era un ragazzo particolarmente flessibile, appassionato di quello che allora si chiamava personal computer. Il servizio che il Papa ci chiede di fare nella comunicazione è in fondo una sorta di corso di recupero di fronte a 30 anni di ritardo sulla competenza e convergenza digitale. Stiamo semplicemente facendo un corso di recupero…”.

    Oltre alla passione per la rete, Viganò ha ricordato del ragazzo morto di leucemia fulminante a 15 anni, dieci anni fa, la spiritualità di stampo eucaristico: “L’Eucaristia, diceva Carlo, è l’autostrada per il Paradiso: può sembrare una frase da adolescente molto radicato in una fede un po’ eroica, mentre è un concetto straordinariamente teologico non così interiorizzato neppure nelle nostre comunità cristiane.

    L’Eucaristia, ogni volta che la celebriamo, è l’autostrada per il Paradiso: quando diciamo ‘in alto i nostri cuori’, diventiamo contemporanei degli angeli, dei santi e di coloro che ci hanno preceduto nel Regno eterno”.

    “Carlo – ha proseguito il prefetto – ci consegna la responsabilità di vivere l’Eucaristia non come precetto da compiere per guadagnarsi l’aldilà, ma per godere qui quella pienezza della vita eterna che qui inizia. È questa l’intuizione spirituale di un ragazzino”.


  6. #26
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    24 NOVEMBRE
    Beatificazione di Carlo Acutis, si chiude il processo diocesano


    La causa del 15enne morto di leucemia dopo una intensa testimonianza di vita cristiana sarà chiusa a livello diocesano in una cerimonia in Curia presieduta dal cardinale Scola. Al termine, al Cinema Apollo, proiezione di un documentario e presentazione di un libro

    Giovedì 24 novembre, alle 17, in Arcivescovado a Milano (piazza Fontana 2), l’Arcivescovo, cardinale Angelo Scola, presiederà la chiusura del processo diocesano di canonizzazione del giovane Carlo Acutis. L’iter canonico per l’introduzione della causa - promossa dalla Diocesi di Milano - era stato approvato dalla Conferenza episcopale lombarda (Cel) il 15 febbraio 2013, in una sessione di lavoro svoltasi in Vaticano a margine della Visita ad Limina delle diocesi lombarde. Ora l’iter proseguirà presso la Santa Sede.

    Carlo Acutis (1991-2006), morto a soli 15 anni a causa di una leucemia fulminante, era un adolescente simile a molti altri, impegnato nella scuola, tra gli amici, grande appassionato di computer. Era dotatissimo per l’informatica, capace di carpirne segreti normalmente accessibili solo a chi ha compiuto studi universitari specialistici. I suoi interessi spaziavano dalla programmazione dei computer al montaggio di film, dalla creazione di siti web a giornalini di cui curava redazione e impaginazione, fino ad arrivare al volontariato con i più bisognosi, con i bambini e con gli anziani.

    Nel ricordo di quanti l'hanno conosciuto ha lasciato un grande vuoto e una profonda ammirazione per la sua breve, ma intensa testimonianza di vita autenticamente cristiana, alimentata dal grande amore per il Signore e dalla devozione filiale verso Maria. Recitava il Rosario e frequentava la Messa tutti i giorni. Faceva spesso anche l’Adorazione eucaristica.

    Quando in ospedale i medici gli dissero la verità sulla sua malattia, non pianse, come ricorda Giuseppina Sciascia che, quasi rivolgendosi a lui, aggiunge: «Dentro di te sapevi. Hai guardato tuo padre e tua madre con gli occhi asciutti, ma lo sguardo era quello dei momenti più gravi. Hai offerto i tuoi patimenti e la vita per il Papa e per la Chiesa». Neel Jastus Perera ripensa invece al grande cedro che sorge in piazza Tommaseo a Milano, tra la facciata della chiesa di Santa Maria Segreta e l’Istituto delle Marcelline, la scuola presso la quale Carlo ha frequentato le medie e le elementari. «Presso i suoi più bassi rami i bambini e i ragazzi fanno i loro giochi. Ti vedo lì, bambino, e poi sei rapidamente cresciuto, presto mi hai superato in statura, così come sovrastavi tutti i tuoi coetanei. Nessuno ai miei occhi è diventato “alto” come te. Non ci siamo mai parlati a tu per tu, non ci siamo fatti confidenze, ma il tuo saluto ancora è dentro di me: un saluto franco e affettuoso. Nessuno altro ricordo come te».


    fonte: Arcidiocesi di Milano
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  7. #27
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    Carlo Acutis, parla la mamma:

    «Tutto il mondo spera nei miracoli di mio figlio»


    Morto a 15 anni nel 2006, era un genio dell’informatica e aveva una fede profonda.

    A fine novembre si è chiusa a Milano la fase diocesana del processo di beatificazione.

    La madre Antonia: «Lo pregano in ogni parte del globo, vedo tanta gente toccata dalla sua vita»


    «La tristezza è lo sguardo rivolto verso sé stessi, la felicità è lo sguardo rivolto verso Dio». «L’Eucaristia è la mia autostrada per il Cielo». «Tutti nascono originali ma molti muoiono come fotocopie». «Siamo più fortunati noi delle folle di duemila anni fa, perché loro per incontrare Gesù dovevano andarlo a cercare nei villaggi mentre noi possiamo scendere nella Chiesa sotto casa e trovarlo realmente presente nell’Eucaristia». Spulciando qui e là nel taccuino, dopo l’intervista alla madre Antonia, restano queste frasi di Carlo Acutis.

    La fede di questo ragazzo sorridente, genio dell’informatica, appassionato autodidatta di sassofono, catechista, volontario tra gli ultimi, innamorato dell’Eucaristia, è diventato un fiume in piena di grazia per molti che ora lo pregano, s’informano sulla sua vita, s’ispirano a lui, si convertono persino. E, forse, anche questo è un segno di predilezione da parte di quel Dio cui Carlo si era affidato con il candore della sua giovinezza e l’estro del suo genio.

    In vita, certo, ma anche al momento della morte per una leucemia fulminante che se l’è portato via a 15 anni nel giro di tre giorni il 12 ottobre 2006. Dieci anni dopo, per singolare paradosso, Carlo è più vivo che mai. «Io e mio marito facciamo notte per rispondere alle lettere e alle richieste di preghiera che arrivano da ogni parte del mondo», spiega la signora Antonia Acutis che vive a Milano.

    Molto di questo materiale è stato raccolto nella fase diocesana del processo di canonizzazione che si è conclusa il 24 novembre scorso a Milano alla presenza del cardinale Angelo Scola. Ora tutte le “carte” vanno a Roma per essere esaminate. «Viviamo questo processo con gioia», spiega, «conosciamo nostro figlio, la sua vitalità, il carisma, la forza della fede. In questi anni abbiamo potuto vedere il bene che sta facendo a tanti sconosciuti e che per noi è stata, in parte, una conferma della sua vitalità spumeggiante. Spesso mi ritrovo gente sotto casa che lo ha conosciuto attraverso gli scritti e cerca un contatto con noi».

    Ma chi era Carlo Acutis? Un adolescente normale del nostro tempo, animato da tante passioni: il volontariato con i clochard e nelle mense dei poveri, l’attività di catechista, la passione per i videogiochi. E l’informatica, soprattutto. «Produceva algoritmi e programmi d’informatica esattamente come gli ingegneri», ricorda la madre, «aveva un’intelligenza fuori dal comune e diceva di voler mettere queste sue competenze digitali al servizio della fede». Anche per questo monsignor Dario Edoardo Viganò, milanese e prefetto della Segreteria per la comunicazione della Santa Sede, ha avanzato l’idea che, in caso di beaticazione, Carlo Acutis possa essere riconosciuto dalla Chiesa come patrono di Internet.

    La fede di Carlo, ancora ragazzetto, cresce impetuosa. Ha tanti hobby, una vita normale, gusti e abitudini della buona borghesia milanese. Va a Messa tutti i giorni, recita il Rosario, diventa catechista, aiuta i compagni in difficoltà, è amico di tutti e passa lunghe ore in adorazione eucaristica. «Forse tutto questo sarebbe sfociato nel sacerdozio», dice la madre che ricorda: «Da catechista comincia a ri‡ettere sull’Eucaristia, la chiamava la sua autostrada verso il cielo. E gli viene l’idea di realizzare una mostra sui miracoli eucaristici, che dopo la sua morte ha girato il mondo facendo tappa nei più grandi santuari, da Guadalupe a Lourdes e Fatima. Solo negli Stati Uniti ha girato diecimila parrocchie con un successo di pubblico straordinario».

    Mamma Antonia è colpita da un fatto: «Dopo la morte di Carlo ci sono stati tre miracoli eucaristici, in Polonia e Messico, riconosciuti ufficialmente dalla Chiesa», spiega. «E se ci fosse il suo zampino? Io gli dicevo sempre di pregare perché il Signore desse altri segni agli uomini di oggi. Forse mi ha ascoltata».

    Sarà santo, Carlo? «Non lo so», risponde mamma Antonia, «una cosa è certa: Dio ha dei progetti su di lui, vedo tanta gente realmente toccata dalla sua vita. Arrivano richieste di preghiera, segnalazioni di grazie e di conversioni da ogni parte del mondo: Indonesia, Cina, Corea, Brasile, Emirati Arabi, Nigeria, Egitto, Vietnam, Filippine, Stati Uniti, Germania, Svizzera, Olanda. Forse senza Internet questa diffusione capillare del suo messaggio non ci sarebbe stata, ma sicuramente c’è anche dell’altro».

    Per la madre, Carlo non è «il fine ma il mezzo per arrivare a Dio e alla fede». La santità, certo, i messaggi d’affetto e di speranza che arrivano da ogni parte del globo. Ma cosa manca a mamma Antonia del suo Carlo? «Le grandi risate che mi faceva fare, la sua ironia contagiosa, era di una simpatia enorme», risponde. «Mi prendeva in giro perché sono troppo golosa. Ancora adesso mi fa fare delle risate, in maniera diversa, ma continua a farmi ridere». Tra i tanti che già pregano Carlo e lo sentono vicino ci sono anche i suoi fratelli gemelli, Michele e Francesca, 6 anni, nati dopo la morte di Carlo.

    Un santo moderno, Carlo Acutis. La sua «fama di santità ha già attraversato molti confini e incontrato uomini e donne di diversi Paesi e continenti», ha detto il cardinale Scola, auspicando che «venga ammesso tra i candidati alla santità dalla Congregazione per le cause dei santi e possa diventare così un punto di riferimento molto prezioso per tutti noi, in modo particolare per i nostri giovani».


  8. #28
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    Tv2000: lunedì 20 una giornata a Carlo Acutis, il futuro patrono di Internet

    Tv2000 dedica una giornata a Carlo Acutis ragazzo milanese di 15 anni morto nel 2006 per leucemia fulminante, per il quale è in corso la causa di beatificazione, ritenuto il futuro patrono di Internet. Lunedì 20 marzo a “Bel tempo si spera” alle 7.30 ospite di Lucia Ascione la mamma del giovane, Antonia Salzano, mentre alle 22.45 in onda il docufilm “La mia autostrada per il cielo – Carlo Acutis e l’eucarestia”, di Matteo Ceccarelli. Tutti quelli che lo hanno conosciuto ripetono che Carlo, proclamato servo di Dio, era un ragazzo normale, un adolescente del nostro tempo. Primogenito di una famiglia benestante di Milano, studente del liceo classico Leone XIII dei Gesuiti, prima di ammalarsi (la leucemia se lo portò via in tre giorni) trascorreva le giornate tra scuola, quartiere, corse in bicicletta e una passione per i personal computer. Allo stesso tempo era profondamente cristiano, partecipava ogni giorno all’Eucaristia. “È l’autostrada per il Paradiso” diceva.
    Il processo diocesano per la beatificazione si è concluso nello scorso novembre; ora l’iter prosegue presso la Santa Sede.
    Potrebbe diventare il protettore dei cybernauti. Almeno questo è l’auspicio espresso da mons. Dario Edoardo Viganò: “Abbiamo tutti i patroni, ma non il patrono di internet”, ha detto il prefetto della Segreteria per la Comunicazione della Santa Sede.
    Di sicuro, proprio grazie alla Rete, la vicenda di questo ragazzo è riuscita ad andare oltre i confini delle amicizie e conoscenze. Oggi, infatti, anche grazie alla mostra virtuale sui miracoli eucaristici da lui ideata (www.miracolieucaristici.org), la sua vicenda e la sua eredità spirituale sono conosciute in tutto il mondo: dalle Filippine a Capo Verde, dal Brasile alla Cina. I suoi resti mortali sono sepolti nel cimitero di Assisi, come aveva chiesto.


    fonte: SIR
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  9. #29
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    “Mio figlio Carlo Acutis Beato di Internet: amava pregare ma era modernissimo”

    "Aveva un'armonia speciale, poneva al centro della sua vita il rapporto con Gesù Eucarestia ma non dimenticava di vivere la sua età".

    Così parla ai microfoni di Fanpage.it Antonia Salzano Acutis, la mamma di Carlo Acutis, il ragazzo milanese morto nel 2006 a causa di una leucemia fulminante a soli 15 anni e che presto potrebbe diventare Beato. Dopo la prima fase del processo di Beatificazione a livello diocesano, il caso è infatti approdato in Vaticano e qui potrebbe addirittura essere proclamato Santo e diventare "Patrono di Internet".

    "Mio figlio aveva una vita di preghiera molto intensa – ricorda ancora la madre -. Andava a messa tutti i giorni da quando a 7 anni aveva preso la Prima Comunione. Ma allo stesso tempo era modernissimo, utilizzava il web per evangelizzare e per fare volontariato. Da solo è riuscito a realizzare qualcosa di speciale, che è arrivato in tutti e cinque i continenti. Nel suo piccolo ha fatto tanto, per amore del Signore e per il prossimo".

    Carlo è stato già nominato dalla chiesa "servo di Dio" ed è un esempio per quanti seguono le sue orme. Nato a Londra nel 1991, a Milano, la città in cui si è poi trasferito insieme a tutta la famiglia, ha sempre cercato di aiutare con i suoi mezzi le persone meno abbienti e quelle in difficoltà, alimentando nel frattempo anche la sua fama di genio dell'informatica, fino a quel 12 ottobre 2006, giorno in cui la sua sofferenza, da lui per altro sempre minimizzata, dovuta ad una leucemia fulminante, ebbe fine.


  10. #30
    CierRino di diamante L'avatar di Servus Servorum
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    Tre settimane fa mi trovavo ad Assisi e sono andato al cimitero a visitare la sua tomba!
    Speriamo di vederlo presto elevato alla gloria degli altari perché nella sua breve vita ha dato grande prova di come si vive cristianamente!
    Mi auguro sia un fulgido esempio per le generazioni future!
    Pace e Bene!

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