Lo Staff del Forum dichiara la propria fedeltà al Magistero. Se, per qualche svista o disattenzione, dovessimo incorrere in qualche errore o inesattezza, accettiamo fin da ora, con filiale ubbidienza, quanto la Santa Chiesa giudica e insegna. Le affermazioni dei singoli forumisti non rappresentano in alcun modo la posizione del forum, e quindi dello Staff, che ospita tutti gli interventi non esplicitamente contrari al Regolamento di CR (dalla Magna Charta). O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te.
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Discussione: La Segreteria di Stato: informazioni, notizie e documenti

  1. #451
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    Il cordoglio del Santo Padre per le vittime della sparatoria in un liceo a Parkland, in Florida, 15.02.2018


    Pubblichiamo di seguito il telegramma di cordoglio per le vittime della strage avvenuta ieri in Florida, nel liceo Marjory Stoneman Douglas High School di Parkland, a nord di Miami, inviato a nome del Santo Padre dal Cardinale Segretario di Stato, Pietro Parolin, all’Arcivescovo di Miami, S.E. Mons. Thomas Gerard Wenski:

    Telegramma

    The Most Reverend Thomas Gerard Wenski
    Archbishop of Miami

    His Holiness Pope Francis was deeply saddened to learn of the tragic shooting that took place at Marjory Stoneman Douglas High School in Parkland. Assuring all those affected by this devastating attack of his spiritual closeness, he prays that Almighty God may grant eternal rest to the dead and healing and consolation to the wounded and those who grieve. With the hope that such senseless acts of violence may cease, Pope Francis invokes upon all of you the divine blessings of peace and strength.

    Cardinal Pietro Parolin
    Secretary of State

    [00263-EN.01] [Original text: English]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

  2. #452
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    Telegramma di cordoglio per le vittime del tragico incidente stradale avvenuto nei pressi di Arequipa (Perú), 23.02.2018


    Pubblichiamo di seguito il telegramma di cordoglio per le vittime del tragico incidente stradale avvenuto mercoledì scorso nei pressi di Arequipa (Perú), inviato a nome del Santo Padre Francesco dal Cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin, a S.E. Mons. Javier del Río Alba, Arcivescovo di Arequipa:

    Telegramma

    MONS. JAVIER DEL RÍO ALBA
    ARZOBISPO DE AREQUIPA

    EL SANTO PADRE TRAS CONOCER LA LAMENTABLE NOTICIA DE UN NUEVO ACCIDENTE DE TRÁFICO, OCURRIDO EN LAS CERCANÍAS DE LA CIUDAD DE AREQUIPA, DESEA HACER LLEGAR A VUESTRA EXCELENCIA Y A TODOS LOS HIJOS DE ESE AMADO PUEBLO, SU CERCANÍA Y AFECTO EN ESTOS DUROS MOMENTOS DE DOLOR.

    ASÍ MISMO, SU SANTIDAD ELEVA SUS ORACIONES AL SEÑOR Y ENCOMIENDA MUY ESPECIALMENTE A SU MISERICORDIA EL ETERNO DESCANSO DE TODAS LAS VÍCTIMAS, ASÍ COMO A LOS HERIDOS Y A SUS FAMILIAS. EL PAPA FRANCISCO, INVOCANDO LA MATERNAL INTERCESIÓN DE LA SANTA MADRE DE DIOS, LES IMPARTE DE CORAZÓN LA BENDICIÓN APOSTÓLICA, COMO SIGNO DE ESPERANZA CRISTIANA EN EL SEÑOR RESUCITADO.

    CARDENAL PIETRO PAROLIN
    SECRETARIO DE ESTADO DE SU SANTIDAD

    [00297-ES.01] [Texto original: Español]

    [B0147-XX.01]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

  3. #453
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    Intervento del Cardinale Segretario di Stato all’Assemblea Plenaria della Commissione Internazionale Cattolica per le Migrazioni, 06.03.2018


    Pubblichiamo di seguito l’intervento che l’Em.mo Cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin ha pronunciato questa mattina ai lavori di apertura dell’Assemblea Plenaria della Commissione Internazionale Cattolica per le Migrazioni che ha luogo a Roma dal 6 all’8 marzo:

    Intervento del Cardinale Segretario di Stato

    Eccellenze, Signore e Signori, cari amici,

    sono lieto di questa opportunità che mi date per rivolgervi un saluto ed offrirvi alcune considerazioni in un momento importante nel quale la Commissione Internazionale Cattolica per le Migrazioni è chiamata a dare alla Chiesa e al mondo, oltre che a sé stessa, risposte adeguate a nuove domande e ad interrogarsi sulle forme oggi più adatte per portare avanti il suo impegno nelle situazioni che riguardano le migrazioni.

    Tutti qui sappiamo che l’ICMC è nata a seguito degli sconvolgimenti causati dalla II guerra mondiale, per volontà del Papa Pio XII, che l’aveva voluta per far fronte al massiccio spostamento di rifugiati, come organismo cattolico internazionale di informazione, di coordinamento e di rappresentanza per le migrazioni.

    Sin dai suoi inizi, gli Episcopati delle nazioni più implicate nel fenomeno delle migrazioni furono coinvolti, tramite rappresentanti, nell’elaborazione del suo statuto, poi formalmente approvato dal Santo Padre con Lettera del 12 aprile 1951 a firma del Sostituto della Segreteria di Stato, Mons. Giovanni Battista Montini. La Commissione aveva lo scopo principale di promuovere l’applicazione dei principi cristiani in tema di migrazioni e di politiche riguardanti le popolazioni e di far adottare tali principi dalle organizzazioni internazionali, governative e non-governative, in modo particolare in favore della protezione dei diritti della famiglia.

    Nei lunghi anni della sua attività in quanto organizzazione cattolica di ambito internazionale, l’ICMC, fedele alle finalità per cui è stata istituita, si è distinta per la sua azione concreta e per la competenza professionale del suo personale, intessendo rapporti con diversi organismi e istituzioni di diverso grado. Ne è prova la stima che l’ICMC si è guadagnata da parte della comunità internazionale, collaborando, in coerenza con la sua identità cattolica, con agenzie internazionali ed altre istituzioni governative e non governative a vario livello e in Paesi diversi. A questo riguardo, sottolineo in particolare la capacità, via via acquisita dall’ICMC, di mettere in dialogo tra loro soggetti diversi: i governi e la società civile, le istituzioni umanitarie e quelle preposte alla sicurezza, le organizzazioni cattoliche e quelle appartenenti ad altre denominazioni cristiane o che non s’identificano con un’appartenenza religiosa, ma intendono operare per il bene dei migranti. Per anni, poi, l’ICMC ha coordinato, per incarico dei diversi Governi ospitanti, l’intero processo di partecipazione, a livello mondiale, delle organizzazioni della società civile agli incontri del Forum Globale su Migrazioni e Sviluppo, organizzando, con successo, i Civil Society Days.

    Possiamo anche ricordare che l’ICMC ha pubblicato ricerche e guide sulle migrazioni con importanti istituzioni internazionali (UE e Consiglio d’Europa, OIM, UNHCR) e della “società civile”.

    È un’esperienza concreta ed esperta di dialogo che, mi auguro, possa continuare ed estendersi, per creare e sostenere quella rete di solidarietà, l’unica che può rispondere alle grandi urgenze attuali e, insieme, garantire l’attuazione delle intese di cui si sente grande necessità a livello internazionale.

    Per quanto riguarda la sua materia e le sue finalità, l’ICMC lavora ora in stretto contatto con la Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale: un lavoro che, sebbene avviato solo da poco più di un anno, ha già dato buoni frutti ed ha messo a disposizione della Sezione tutto il bagaglio di studio e di esperienza acquisito dall’ICMC.

    Nello stesso modo, più volte per la sua attività presso gli organismi internazionali, l’ICMC agisce in stretto contatto con la Sezione per i Rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato e con le Missioni Permanenti della Santa Sede. In particolare, specialmente nell’ultimo biennio e nell’anno corrente, siete anche impegnati ad offrire, in collaborazione con le Missioni Permanenti a New York e a Ginevra, il vostro apprezzato contributo per la preparazione Global Compact su una Migrazione Sicura, Ordinata e Regolare, e del Global Compact sui Rifugiati.

    Ci auguriamo davvero che questi due documenti, dei quali sono in corso, rispettivamente i negoziati e le consultazioni, possano realmente rispondere alle necessità di una migliore protezione e di tutela dei diritti umani di queste persone, di fronte alle reticenze, ai ripensamenti ed alle titubanze di vari Stati, portando ad una reale ed equa collaborazione e condivisione a livello internazionale delle responsabilità e degli oneri legati all’accoglienza.

    In questi giorni avrete occasione di rivedere il cammino percorso e vi interrogherete su come l'ICMC potrà continuare l'opera per cui è stata fondata, un’opera che abbiamo visto già onorata da un impegno ricco di frutti, che ora chiede di aprirvi ai nuovi orizzonti del servizio ai migranti e ai rifugiati. Questi, come Papa Francesco ci ricorda sempre, non sono numeri: sono persone, donne, uomini, bambini, che hanno un volto, che spesso soffrono e sono scartati. Un volto umano nel quale noi ravvisiamo quello di Cristo, che vogliamo servire specialmente in quelli che sono più piccoli e in necessità.

    Una delle finalità per cui è nata l’ICMC è il sostegno alle famiglie migranti, che spesso emigrano alla ricerca di sicurezza e di una vita dignitosa, soprattutto per i figli. Tuttavia, molte di queste arrivano nei Paesi d’approdo dopo aver sperimentato nel viaggio violenze ed abusi, e si confrontano poi con nuove esperienze di miseria e con difficoltà prima impensate. La vicinanza della comunità cristiana e l’aiuto concreto e specializzato di organizzazioni come la vostra possono aiutare a mantenere insieme queste famiglie evitando che i figli trovino in reti alternative la risposta alle loro frustrazioni.

    Di contro, benché nei Paesi di provenienza dei migranti il progresso sia legato anche al loro apporto economico a livello sociale e familiare, in questi, tuttavia, c’è una dimensione che la Chiesa non può trascurare. È quella dei familiari rimasti in patria, spesso con figli da mantenere, quando uno dei coniugi, o anche entrambi, emigrano, lasciando a casa, ad occuparsene, l’altro, o i nonni anziani, in povertà per i quali non sempre arrivano o sono sufficienti le rimesse. E talvolta il coniuge non torna in patria. Questo è un aspetto delicato della migrazione, purtroppo diffuso, che chiede maggiore attenzione e accompagnamento.

    Un altro “fronte” che si presenta all’ICMC a livello globale è quello del rifiuto dell’accoglienza. Nonostante le nazioni, specialmente quelle più progredite dal punto di vista economico, debbano innegabilmente molto del loro sviluppo ai migranti, e benché siano divulgate le loro esperienze – talvolta terribili –che causano la loro migrazione o che essi incontrano nel viaggio, la migrazione è vista oggi solo come emergenza, o pericolo, pur essendo ormai divenuto un elemento caratteristico delle nostre società.

    Papa Francesco ci ricorda che “è necessario un cambio di atteggiamento verso i migranti e rifugiati da parte di tutti; il passaggio da un atteggiamento di difesa e di paura, di disinteresse o di emarginazione – che, alla fine, corrisponde proprio alla ‘cultura dello scarto ’ – ad un atteggiamento che abbia alla base la ‘cultura dell’incontro’, l’unica capace di costruire un mondo più giusto e fraterno, un mondo migliore” (Messaggio per la Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato, 2014).

    Uno degli impegni difficili che si prospettano più urgenti e richiesti oggi proprio quello di lavorare perché avvenga questo cambio di atteggiamento, abbandonando la cultura dominante “dello scarto” e del rifiuto. Un lavoro d’informazione e di sensibilizzazione nel quale la vostra Commissione può aiutare la Chiesa cattolica a dissipare tanti pregiudizi e paure infondate che riguardano l’accoglienza degli stranieri e - senza nasconderci l’impegno che l’accoglienza richiede sotto molti aspetti - diffondere una percezione equilibrata e positiva della migrazione.

    È un lavoro importante, tra l’altro, per la preparazione del Patto Globale sulla migrazione anche nel periodo tra la conclusione dei negoziati intergovernativi e la Conferenza di Marrakech (10-11 dicembre 2018) che dovrà adottarlo: un periodo delicato che occorre accompagnare perché, senza esitazioni, gli Stati membri dell’ONU possano condividerne l’appello con consapevolezza e determinazione.

    Agli atteggiamenti di chiusura vediamo, però, contrapporsi positivamente quelli di molti giovani che ritengono la migrazione come una dimensione normale della nostra società, resa interdipendente dai collegamenti veloci, dalle comunicazioni, dalla necessità di rapporti su scala mondiale. Sono dimensioni nelle quali possiamo davvero vedere dei “segni dei tempi” che spingono alla solidarietà su una scala globale.

    Dalle vostre variegate esperienze “sul campo” nasce poi un altro speciale contributo, discreto e competente, per creare vie alternative e sicure di migrazione, specialmente ove queste sono forzate da eventi violenti o da disastri. Vi incoraggio a proseguire questo lavoro che, basato sulla vostra competenza, capacità di dialogo e discrezione, costituisce una delle migliori pratiche per salvare vite, evitando i viaggi pericolosi e il ricorso ai trafficanti; per tenere unite le famiglie; per proteggere i minori in necessità; per creare tra i Paesi legami di fiducia reciproca in questo ambito, scongiurando allarmi sociali che hanno anche ripercussioni politiche.

    Sono consapevole che quanto ho ora sottolineato riguarda solo alcuni orizzonti, benché pressanti, del vostro lavoro.

    Ormai la migrazione è nell’agenda di ogni incontro che ho con Autorità di governo che vengono in Vaticano, o che vado a visitare. Da loro raccolgo di frequente l’apprezzamento ed anche la riconoscenza per il contributo che la Chiesa cattolica, anche tramite le organizzazioni che si ispirano ai suoi principi, offre nei loro Paesi, per consentire, come ci invita Papa Francesco, di “accogliere, proteggere, promuovere, integrare” con senso di responsabilità e di umanità questi fratelli e sorelle migranti e rifugiati.

    In continuità con la sua origine, l’ICMC è ora chiamata a rinnovarsi. Questo avviene, logicamente, quando si cambiano i quadri direttivi. Infatti, in questa Assemblea, saranno cambiati i membri del Comitato Direttivo e verrà scelta una persona per il compito – che, ricordiamolo, è anche un servizio - di Presidente. Inoltre, “fortificati in uno spirito di solidarietà profetica”, vi interrogherete anche sulla necessità di un nuovo slancio di impegno in favore dei migranti, non solo nei progetti esterni, ma anche all’interno. In questa dimensione di comunione anche al vostro interno, siete chiamati a rafforzare le strutture e la coesione di quanti lavorano per l’ICMC circa principi, orientamenti e finalità, alla luce della Dottrina Sociale della Chiesa, affinché il vostro lavoro non rimanga soltanto in un ambito strettamente umanitario, ma attraverso questo, le persone aiutate percepiscano l’influsso di “testimonianza” che solo un vissuto personale di fede potrà offrire.

    È un’unità e comunione che desideriamo possano coinvolgere in questo servizio ecclesiale tutti i membri della Commissione e quanti sono impegnati nella realizzazione delle sue finalità. Auspico, al riguardo, che i miei fratelli Vescovi possano sempre più apprezzare il servizio che offre l’ICMC promuoverla ed aiutarla a crescere secondo la sua fisionomia di istituzione “di Chiesa” e “per la Chiesa”.

    Nell’assicurare uno speciale ricordo nella preghiera per voi, per il vostro lavoro e perché la Commissione Internazionale Cattolica per le Migrazioni possa continuare e sempre più manifestarsi come segno concreto di fratellanza nel mondo e nella Chiesa, mi piace ricordare quanto Papa Francesco ha detto alla conclusione degli esercizi spirituali, il 23 febbraio scorso: “la Chiesa non è una gabbia per lo Spirito Santo, (…) lo Spirito vola anche fuori e lavora fuori. (…) lavora nei non credenti, nei “pagani”, nelle persone di altre confessioni religiose: è universale, è lo Spirito di Dio, che è per tutti.” A tutti portiamo, allora, attraverso il nostro amore concreto, questo annuncio libero dell’amore di Dio che accoglie, protegge, sa valorizzare e fa sentire parte della Sua famiglia. Dio, che sa ricompensare ogni sforzo, ogni gesto di buona volontà, ci aiuti ad aprirci senza paure e ritrosie ai nuovi appelli dello Spirito, per il bene dei fratelli. Vi auguro, quindi, un buono e fruttuoso lavoro!

    [00358-IT.01] [Testo originale: Italiano]

    (...)


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

  4. #454
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    Il cordoglio del Santo Padre per le vittime del terremoto avvenuto in Papua Nuova Guinea, 07.03.2018


    Riportiamo di seguito il telegramma di cordoglio per le vittime del terremoto che ha colpito la scorsa settimana la regione degli altipiani in Papua Nuova Guinea inviato a nome dal Santo Padre Francesco dal Segretario di Stato, Cardinale Pietro Parolin:

    Telegramma

    It was with great sadness that His Holiness Pope Francis learned of the tragic loss of life following the recent earthquake in Papua New Guinea. Commending the souls of the deceased to the mercy of Almighty God, he sends his heartfelt condolences to their families, and he assures all those affected by this disaster of his closeness in prayer. Upon all those who mourn at this difficult time, and upon the emergency personnel involved in the important relief efforts, Pope Francis willingly invokes the divine blessings of strength and consolation.

    Cardinal Pietro Parolin
    Secretary of State

    [00368-EN.01] [Original text: English]

    [B0173-XX.01]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

  5. #455
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    Intervento di S.E. Mons. Angelo Becciu alla presentazione del Libro “Francesco il Ribelle” (13 marzo 2018), 14.03.2018


    In occasione del quinto anniversario dell’elezione di Papa Francesco è stato presentato ieri a Roma, presso l'Istituto Luigi Sturzo, il libro Francesco il Ribelle di Padre Enzo Fortunato, Direttore della Sala Stampa del Sacro Convento di Assisi, una nuova biografia del Santo di Assisi, con la prefazione del Segretario di Stato Vaticano, l’Em.mo Card. Pietro Parolin.

    Pubblichiamo di seguito l’intervento di S.E. Mons. Angelo Becciu, Sostituto della Segreteria di Stato, pronunciato nel corso della presentazione:

    Intervento di S.E. Mons. Angelo Becciu

    Ho accettato di buon grado di presentare il libro Francesco il Ribelle, curato da P. Enzo Fortunato, per due motivi: il primo perché non si può rimanere indifferenti davanti alla figura di San Francesco di Assisi. Pur avendo letto altre biografie si rimane sempre incuriositi di conoscere nuovi particolari sulla sua vita. In effetti, la storia di Francesco d’Assisi continua ad affascinare ancora oggi dopo quasi 8 secoli dalla sua morte (1226), perché è una storia accattivante non solo per quanti sono avanti negli anni e sono nella condizione di meglio comprendere il vissuto umano, ma anche e soprattutto, per tanti giovani che scorgono in Francesco un esempio di libertà interiore alla quale aspirano, ed anche un modello a cui riferirsi per vivere la propria esperienza religiosa.

    In secondo luogo, perché con la presentazione fatta oggi si è voluto rendere omaggio a Papa Francesco nel giorno dell’anniversario della sua elezione al Soglio Pontificio. Infatti, P. Fortunato con questo suo libro ha voluto anche far intravedere l’attualità di pensiero e di azione di Papa Francesco che al Poverello di Assisi è legato in modo del tutto speciale. Egli ce ne dà continuamente testimonianza con le parole e con le opere, fin dal primo momento della Sua elezione, quando con sorpresa generale assunse il nome di Francesco. Tante volte poi il Santo Padre ha citato san Francesco d’Assisi: nei suoi discorsi, nelle sue omelie, nei suoi messaggi, nei documenti, nelle interviste, negli Incontri, nelle Udienze e all’Angelus della domenica. Il Suo riferirsi spesso a san Francesco, il Suo ricordarsi dei poveri, dei deboli e dei malati in ogni circostanza del suo ministero, in ogni situazione, evento, viaggio, il suo gettare ponti a tutti gli uomini di buona volontà credenti e non, per un dialogo costruttivo per edificare la pace, dimostrano che la Sua vita e il Suo magistero si ispirano agli insegnamenti del poverello.

    Venendo al libro, mi viene spontaneo ringraziare il suo autore, il P. Enzo Fortunato, che conoscevo come dinamico frate conventuale creatore di iniziative varie e di riusciti eventi mediatici aventi per sfondo sempre la figura del suo Maestro e del convento di Assisi, ma è la prima volta che mi imbatto in un suo scritto di particolare rilievo come la presente pubblicazione. Devo ammettere, e quindi me ne complimento con lui, che il suo stile scorrevole, accattivante, coinvolgente, aiuta ad amare il personaggio da lui descritto. E’ vero che san Francesco, come dicevo innanzi, si impone da se stesso, ma il desiderio di conoscerlo meglio è assecondato dal facile periodare del nostro Autore.

    Volendomi addentrare nelle pagine del libro, mi pare che il desiderio del lettore sia quello di trovare prove che confermino quanto annunciato dal titolo dell’opera: Francesco il Ribelle. Che senso ha avuto e ha oggi questa qualifica applicata a San Francesco? Secondo le categorie comuni il ribelle è un eterno arrabbiato contro tutto e contro tutti, disposto molte volte a distruggere in maniera violenta quanto e quanti si oppongono ai suoi piani. Ahimè! La storia è costellata di tali scellerati esempi. La ribellione di Francesco è di ben altra dimensione. E’ stata talmente “sui generis” che essa, a differenza di altre ribellioni, permane ancora e diventa modello di vita per migliaia di suoi seguaci diffusi in ogni angolo della terra. L’anticonformismo di Francesco non lo si può spiegare se non si va al momento cruciale della sua vita, quando disconosce il suo passato e sfidando i benpensanti dell’epoca (compagni di vita, autorità civili, ecclesiastici, la stessa sua famiglia) si butta nell’avventura che lo porterà a vivere il vangelo “sine glossa”. Francesco sperimenta la bellezza del Vangelo che vissuto “senza se e senza ma” trasforma la propria vita e per contagio anche quella altrui. E’ eloquente la pagina in cui il nostro P. Fortunato accenna al passaggio dal dissidio interiore che tormentava da tempo il giovane Francesco, uso a trastulli di ogni genere, alla pace dell’anima provata nell’abbracciare i lebbrosi. La parola evangelica che l’aveva ispirato a compiere un tale gesto fu “Qualunque cosa avete fatto al più piccolo dei fratelli l’avete fatta a me”. D’ora in avanti la sua vita sarà guidata solo dal Vangelo, vissuto nella sua radicalità. Ne deriverà una rivoluzione nella Chiesa e nella stessa società i cui effetti perdurano ancora. Per Francesco il dito non va più rivolto contro gli altri, ma contro se stessi.

    Come scrive p. Fortunato egli si mostra “ribelle contro il suo tempo che va volgendo verso la vittoria dell’individualismo e della “società dell’avere”, ribelle non contro la Chiesa e nemmeno contro la gerarchia” (pag 10). Francesco non “rinnova la guerra” (= ribelle) contro nessuno, mai, non si ribella mai opponendosi ad una legge o ad una autorità costituita. Riforma sì per dare un ordine nuovo, una forma migliore, per trasformare una situazione, una società, ma col suo esempio. Proprio dal suo vissuto gli viene autorevolezza e venerazione. Ormai il dado è tratto, varca il Rubicone che lo attanagliava al passato e vive una vita riempita solo di Dio. Con Dio, scelto come suo unico ideale e come sua unica ricchezza, gli viene logico contestare l’opulenza dei ricchi, abbracciando la povertà, superare le barriere discriminatorie, allargando il suo amore verso tutti, distinguersi dai contestatori del tempo, inchinandosi alle disposizioni dell’autorità ecclesiastica, vista come espressione della volontà di Dio. Vero restauratore, suo desiderio è riportare allo stato originale l’immagine e la somiglianza divina in quanti incontra e ritiene fratelli, per rimettere in vita gli spiriti affranti, ripristinare valori, ristabilire attorno a sé un mondo migliore.

    San Francesco ancora oggi ci provoca e ci insegna a fare come lui: non presupporre la bellezza del vangelo, ma vivere le sue pagine con radicalità.

    Mi piace concludere con le parole che il Cardinale Parolin scrive nella Prefazione al libro: “Assisi è un santuario speciale, perché normalmente nei santuari si va a chiedere una grazia, un miracolo. Ad Assisi no, ad Assisi ci si va per incontrare Francesco … un uomo che ha vissuto il Vangelo. Direi che ci si va per incontrare il Vangelo stesso, sine glossa”.

    Grazie P. Fortunato per averci dato l’opportunità di rivolgerci nuovamente verso Assisi ad attingere l’acqua sempre fresca del grande Santo.

    [00421-IT.01] [Testo originale: Italiano]

    [B0198-XX.01]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede
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  6. #456
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    Telegramma di cordoglio del Santo Padre per le vittime dell’incendio in un centro commerciale a Kemerovo (Russia), 26.03.2018


    Pubblichiamo di seguito il telegramma di cordoglio per le vittime dell’incendio divampato nel centro commerciale Winter Cherry nella città siberiana di Kemerovo (Russia), inviato dal Cardinale Segretario di Stato, Pietro Parolin, a nome del Santo Padre Francesco:

    Telegramma

    His Holiness Pope Francis was deeply saddened to learn of the fire which struck the Winter Cherry complex in Kemerovo, and he offers heartfelt condolences to all those affected by this tragedy. Entrusting the deceased, especially the many children who lost their lives, to the merciful love of God Almighty, His Holiness offers the assurance of his prayers for all who mourn their loss. With the assurance of his spiritual closeness to the authorities and emergency personnel as they assist the injured and continue their search for the missing, Pope Francis invokes upon all the divine blessings of peace and consolation.

    Cardinal Pietro Parolin
    Secretary of State

    [00492-EN.01] [Original text: English]

    [B0227-XX.01]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

  7. #457
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    Papa Francesco: stamattina in visita agli uffici della Segreteria di Stato

    Nella mattinata di oggi il Papa si è recato in visita in Segreteria di Stato dove lavorano in tutto circa 300 persone. Lo riferisce “Vatican News”. Già nell’aprile del 2013, Francesco aveva incontrato nella Biblioteca della Segreteria tutto il personale delle due Sezioni allora esistenti. Oggi, accompagnato dall’assessore, mons. Paolo Borgia, il Pontefice ha quindi iniziato la sua visita benedicendo gli uffici della Terza sezione, costituita lo scorso novembre per il personale di ruolo diplomatico della Santa Sede. Francesco si è intrattenuto con i superiori e con diversi dipendenti, laici ed ecclesiastici, e ha potuto visitare tutti gli uffici.


    fonte: SIR
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  8. #458
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    Il cordoglio del Santo Padre per le vittime dell’incidente aereo avvenuto a Boufarik (Algeria), 11.04.2018


    Pubblichiamo di seguito il telegramma di cordoglio per le vittime dell’incidente aereo avvenuto questa mattina a Boufarik, una città nella provincia di Blida (Algeria), inviato a nome del Santo Padre Francesco dal Cardinale Segretario di Stato, Pietro Parolin, a S.E. Mons. Paul Desfarges, S.I., Arcivescovo di Alger:


    Telegramma

    A Son Excellence Monseigneur Paul Desfarges, S.I.

    Archevêque d’Alger

    C’est avec une grande peine que Sa Sainteté le Pape François a appris la triste nouvelle de l’accident d’avion qui a endeuillé la Nation algérienne ce mercredi matin. Il s’associe par la prière à la douleur des familles et de toutes les personnes touchées par ce drame ainsi qu’au deuil du peuple algérien tout entier. Il demande au Seigneur d’accueillir dans sa paix les personnes décédées et de réconforter celles qui sont gravement blessées, implorant l’assistance divine pour les personnes chargées de leurs soins. En vous réitérant sa proximité, le Pape appelle l’abondance des dons de l’Esprit sur vous ainsi que sur l’Église locale et la consolation du Très-Haut sur toute la Nation algérienne.

    Cardinal Pietro Parolin

    Secrétaire d’État

    [00579-FR.01] [Texte original: Français]

    [B0268-XX.01]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

  9. #459
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    Celebrazione Eucaristica presieduta dal Cardinale Segretario di Stato in occasione del 750° anniversario della dedicazione della Cattedrale di Monreale, 27.04.2018


    Pubblichiamo di seguito l’omelia che il Segretario di Stato Card. Pietro Parolin ha pronunciato ieri nel corso della Celebrazione Eucaristica in occasione del 750° anniversario della Dedicazione della Cattedrale di Monreale:

    Omelia del Cardinale Segretario di Stato

    Eminenze,
    Caro Mons. Pennisi,
    Cari confratelli nell’Episcopato e nel Presbiterato,
    Cari Diaconi,
    Distinte Autorità civili e militari,
    Cari fratelli e sorelle,

    L’Arcidiocesi di Monreale festeggia oggi la conclusione delle celebrazioni per il 750° anniversario della solenne dedicazione della sua splendida Cattedrale, avvenuta il 25 aprile 1267, ad opera del Cardinale francese Rodolfo Grosparmi, Vescovo di Albano e Legato Pontificio di Papa Clemente IV. La ringrazio, Eccellenza, per avermi invitato a partecipare a questo momento di gioia per l’intera comunità diocesana e saluto con affetto fraterno tutti i presenti, anche a nome di Papa Francesco, che mi ha incaricato di esprimervi la sua vicinanza e di trasmettervi la sua benedizione.

    Alla gratitudine al Signore per questa magnifica opera, espressione della fede e del sommo ingegno artistico, si aggiunge un ulteriore motivo di letizia, caro Mons. Pennisi, per il grato ricordo del 5° anniversario dell’inizio del suo ministero pastorale in questa Chiesa.

    Lo scenario che si apre all’occhio del visitatore di questa Cattedrale – fosse anche il più distratto o il più lontano dalla fede – suscita meraviglia per l’armoniosa e radiosa concentrazione di perfetta bellezza. Lo splendore di ori e di figure indirizza l’attenzione sul Pantocrator, il Cristo onnipotente e benedicente del catino absidale, immenso, sereno, glorioso, che non ci si stanca di contemplare. Tante personalità furono toccate da questo incanto, tra le quali il teologo tedesco Romano Guardini, colmo di gratitudine per l’esistenza di questo tempio, il P. David M. Turoldo, che chiamò Monreale “mirabile tesoro” e tanti altri.

    Il Duomo di Monreale suscita i medesimi sentimenti provati dagli ambasciatori del Principe Vladimir di Kiev, quando, nel 987, partecipando ad una liturgia in una chiesa di Costantinopoli, riferirono al re che pareva loro di essere rapiti tra cielo e terra. La magnificenza dei mosaici e dell’intera costruzione, infatti, diventa più viva e vivificante partecipando all’azione liturgica, quando il popolo cristiano e il suo Pastore celebrano uniti le lodi del Signore e rinnovano il suo sacrificio sulla Croce. Le energie e l’ingegno profusi per la costruzione del tempio sono al servizio dell’azione della preghiera della comunità cristiana. Allo splendore del luogo, che ripercorre attraverso immagini la storia della salvezza, corrisponde il miracolo quotidiano che ci fa gustare l’Eucaristia. Le meraviglie create dall’arte ispirata dalla Parola di Dio diventano luogo ideale per accogliere la presenza del Signore divenuto cibo e bevanda di vita per il suo popolo.

    Partecipando con devozione ad un’azione liturgica in questo tempio e, in modo del tutto speciale alla S. Messa, possiamo dunque fare esperienza di un tempo e di un luogo dove l’umanità si affaccia sull’eternità, sfiora il divino, e dialoga con esso, ricevendone grazie e consolazione. Possiamo entrare in una benedetta terra di confine, dove Dio comunica con noi e noi con Lui. Grazie all’Eucaristia di cui ci nutriamo, formiamo una vera comunità che cammina insieme e supera sterili egoismi e vuoti personalismi.

    Il fulgore della Cattedrale ci fa risalire alla fede che lo rese possibile. La grande arte cristiana è davvero, insieme alla testimonianza del martirio e alla carità operosa, la prova più convincente della verità della fede, del fatto che Cristo non è un personaggio relegato nel passato, ma è il Risorto vivente, che guida la storia. Il Duomo di Monreale invita a prendere sul serio la Rivelazione cristiana, perché una tale cascata di bellezza rimanda alla fonte che l’ha ispirata, a generazioni di credenti che seppero, attraverso la pietra e il mosaico, manifestare la gioia interiore del discepolo redento da Cristo.

    In ragione dell’inestimabile valore spirituale ed ecclesiale oltre che storico-artistico del vostro Duomo, siete chiamati – con l’aiuto di tutti – a compiere ogni sforzo per custodirlo e mantenerlo rifulgente di luce e di bellezza, in modo da essere all’altezza dei vostri predecessori che l’hanno innalzato. Il Duomo di Monreale è orgoglio e fierezza della città, dell’Arcidiocesi e di tutta la Sicilia, è uno scrigno di fede che si è fatto pietra e mosaico a testimonianza perenne dell’attaccamento dei siciliani alla loro Chiesa e richiede speciale cura, premura e generosità.

    Le tessere splendenti postulano però qualcosa di più importante, come le letture della S. Messa di oggi ci aiutano a comprendere. Esse mettono in rapporto l’edificio chiesa con il popolo di Dio che in esso si raduna. La bellezza esteriore del tempio trova riscontro nella bellezza dell’anima di ogni fedele, santificata dalla grazia attraverso il battesimo e gli altri sacramenti, che ci rendono membra del Corpo di Cristo.

    Al magnifico edificio materiale corrisponde quello spirituale, che si costruisce nell'amore. San Pietro a questo proposito ci ricorda che: “Quali pietre vive siete costruiti anche voi come edificio spirituale, per un sacerdozio santo e per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio” (1 Pt 2, 5). Le anime salvate da Cristo, abitate dallo Spirito Santo, in cammino verso il Regno di Dio, sono il più grande capolavoro e la più bella cattedrale da tenere pulita, luminosa e salda nelle buone opere.

    Le realtà più importanti non sono perciò le mura mosaicate, ma le persone che riconoscono il Signore Gesù come pietra angolare e che si riconoscono come "pietre vive" di un edificio spirituale, che presenta una bellezza di santità che le pietre non possono esprimere.

    Non si può però essere pietre vive rimanendo nell’isolamento, sconnessi dalla comunità che ci trasmette i doni del Signore. Non si vive nella Chiesa come atomi indipendenti ed autoreferenziali, perché ognuno è in relazione vitale con Dio che lo ha creato e redento e con i fratelli. Lo Spirito Santo ci ha radunati in un solo popolo, di cui siamo membra vive. È necessario perciò assecondarne il soffio e sforzarci di creare armonia, di fare coro, per diffondere un concerto melodioso che moltiplichi le energie al servizio del bene.

    Ci aiuta a comprendere questa dinamica fondamentale il brano degli Atti degli Apostoli che abbiamo ora letto, dove vengono presentati i pilastri fondamentali della Chiesa delle origini e, di riflesso, di ogni comunità veramente ecclesiale, che si esprime nella perseveranza, vissuta nella concordia, e nella condivisione dei beni spirituali e materiali.

    Il primo pilastro è l’insegnamento degli Apostoli, testimoni diretti del Signore, da interiorizzare con un impegno serio e continuato. Il secondo pilastro è la comunione, che indica qui la libera condivisione dei beni materiali, la quale rende visibile l'unione spirituale dei credenti, chiamati ad essere “un solo cuore e un’anima sola” (4,32). La comunione garantisce che ciascuno non manchi del necessario per vivere e che i poveri possano contare sulla solidarietà e generosità di tutti. Chi vuole essere discepolo del Signore non può non soccorrere chi è nella necessità.

    Come afferma l’Apostolo Giovanni: “Non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e nella verità” (1 Gv 3,18). Il Cristianesimo è, ad imitazione di Cristo, irradiazione verso tutti e, in modo speciale verso i poveri, della carità. Chi non lo riconosce si dimentica che Nostro Signore “da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà” (2Cor 8,9), si dimentica che l’amore al prossimo che vediamo è prova e verifica dell’amore a Dio che non vediamo.

    Il terzo pilastro è lo spezzare il pane con i fratelli nell’Eucaristia in letizia e semplicità di cuore. Esercitando la virtù dell’umiltà, partecipando alle gioie e ai dolori della comunità, facendo della liturgia la principale fonte della carità per assomigliare sempre più al pane eucaristico di cui ci nutriamo, la fede diventa luce che diffonde la carità. Come ha recentemente affermato il Santo Padre Francesco a Molfetta: “Chi si nutre dell’Eucaristia assimila la stessa mentalità del Signore. Egli è Pane spezzato per noi e chi lo riceve diventa a sua volta pane spezzato, che non lievita d’orgoglio, ma si dona agli altri: smette di vivere per sé, per il proprio successo, per avere qualcosa o per diventare qualcuno, ma vive per Gesù e come Gesù, cioè per gli altri…dopo la Messa non si vive più per sé stessi, ma per gli altri” (Omelia 20 aprile 2018). L'Eucaristia – fonte e centro della comunità – genera una carità fattiva, sulle orme di Cristo, che si è fatto carità del Padre verso di noi.

    L’assiduità alle preghiere nel tempio, specialmente in alcuni momenti significativi della vita della comunità cristiana, è il quarto pilastro. Nel riunirsi dei fedeli, Dio opera segni e prodigi, rinsalda e fa crescere la comunità e disperde le forze disgregatrici. Ne nasce una vita bella e gioiosa, che sa affrontare le vicende umane, nella loro alternanza tra gioie e dolori, alla luce del Vangelo, senza fughe dalla realtà, ma con la gioia pasquale nel cuore, che irradia una speranza indistruttibile di vita senza fine, con Dio, con la Beata Vergine Maria e tutti i santi.

    Il brano evangelico ora proclamato ci fa compiere un ulteriore passo avanti. Gesù, rivolgendosi alla samaritana, le dice: “Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre … viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità” (Gv. 4, 21,23). Gesù sposta l’attenzione ben oltre il luogo esteriore!

    Non è decisivo adorare Dio in un determinato luogo. È decisivo invece adorarlo nella docilità allo Spirito Santo, con una coscienza limpida, lontana dal male perché redenta da Cristo. Lo splendore del tempio e della liturgia si rivolgono alle anime perché diventino a loro volta splendide per l’azione della Grazia in loro. In tal modo, la preghiera e l’adorazione diverranno vita e carità. Esse hanno bisogno – prima che della bellezza del tempio di pietre – della bellezza di un cuore docile, che ami il Signore ed il prossimo e faccia spazio a Dio in ogni momento dell’esistenza.

    Nel giorno in cui Monreale esulta per il ricordo della dedicazione della sua Cattedrale e fa gioiosa memoria dell’ingresso nell’Arcidiocesi del suo Pastore, possiamo ripetere le parole del Preconio pasquale risuonate nella notte gloriosa della Risurrezione di Cristo: “Gioisca la madre Chiesa, splendente della gloria del suo Signore, e questo tempio risuoni per le acclamazioni del popolo in festa”.

    Le innumerevoli grazie elargite dal Signore siano occasione di viva riconoscenza e motivo di rinnovato impegno, a livello personale e familiare, come ecclesiale e comunitario. La Vergine Madre di Dio, alla quale con il titolo di Maria Nascente è dedicato questo tempio, San Castrense e tutti i santi di questa Arcidiocesi, assieme a Santa Rosalia, Sant’Agata e al Beato Padre Giuseppe (Pino) Puglisi, siano i vostri potenti intercessori presso il Padre, affinché vi doni ogni bene, consolazione e grazia. Così sia.

    [00663-IT.01] [Testo originale: Italiano]

    [B0305-XX.01]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

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    Messaggio del Cardinale Segretario di Stato ai partecipanti alla Riunione annuale della Commissione per la Prevenzione dei Crimini e la Giustizia Criminale (CCPCJ), 15.05.2018


    Pubblichiamo di seguito il Messaggio che il Cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin ha inviato ai partecipanti alla Riunione annuale della Commissione per la Prevenzione dei Crimini e la Giustizia Criminale (CCPCJ) in corso di svolgimento a Vienna dal 14 al 18 maggio 2018:

    Messaggio del Cardinale Segretario di Stato

    (...)

    Traduzione in lingua italiana

    Illustri Signori e Signore,

    La riunione annuale della Commissione per la Prevenzione dei Crimini e la Giustizia Criminale (CCPCJ), dedicata al tema del “cybercrime”, è oggetto di grande attenzione da parte di Papa Francesco.

    I progressi tecnologici portano molti risultati positivi, ma non possiamo sottovalutare il lato oscuro del nuovo mondo digitale in cui viviamo. Uno dei suoi aspetti più gravi è la diffusione di nuove forme di attività criminali, o di antiche forme attuate con nuovi potentissimi strumenti. Contrastarle efficacemente è il vostro compito necessario e urgente.

    Tutti ci dobbiamo preoccupare che lo sviluppo mondiale promuova la dignità di ogni persona umana che viene al mondo, perché possa crescere in modo sano e armonico nel corpo e nello spirito, in una società che la accoglie e la protegge.

    Le Nazioni Unite si impegnano a orientare questo sforzo comune con l’Agenda dello Sviluppo Sostenibile (SDG). Fra i suoi Obiettivi merita particolare attenzione il n. 16, in favore della pace, della giustizia e delle istituzioni che devono garantirle. Esso mette giustamente in rilievo l’urgenza di porre fine ad ogni forma di violenza contro i bambini.

    Papa Francesco è convinto che un degno sviluppo sostenibile possa realizzarsi solo se i bambini, che sono il domani della famiglia umana, sono messi al centro dell’attenzione, favoriti e protetti negli anni decisivi della loro crescita. Perciò, al termine del “Congresso globale sulla dignità del minore nel mondo digitale”, del 6 ottobre scorso, il Santo Padre ha dato il suo appoggio convinto alla “Dichiarazione di Roma”, che fa appello allo sforzo di governi, leader religiosi, studiosi, industrie tecnologiche, forze dell’ordine, organizzazioni mediche, educatori, organizzazioni della società civile, perché contribuiscano ad affrontare insieme un problema che supera le possibilità dei singoli attori.

    La proliferazione di immagini di violenza e di pornografia sempre più estreme altera profondamente la psicologia e addirittura il funzionamento neurologico dei bambini; cyberbulling, sexting e sextortion corrompono le relazioni interpersonali e sociali; le forme di adescamento sessuale tramite la rete, la visione in diretta di stupri e violenze, così come l’organizzazione online di prostituzione e di traffico di persone e l’istigazione alla violenza e al terrorismo sono tutti esempi evidenti di crimini orribili che non possono venire tollerati in nessun modo.

    La Santa Sede e la Chiesa Cattolica sono consapevoli del loro contributo alla formazione della coscienza morale e della pubblica consapevolezza. Perciò, ognuna attraverso la propria attività, vogliono collaborare con le autorità politiche e religiose e con tutti gli attori della società civile, soprattutto gli ideatori e i gestori di tecnologie, perché i bambini possano crescere con serenità in un ambiente sicuro. Per questo, in un mondo in costante evoluzione, il ruolo delle Nazioni Unite e, specificamente, dell’UNODC è particolarmente cruciale. Perciò Papa Francesco augura la migliore riuscita ai lavori di questa Commissione e invia a tutti i partecipanti il Suo benedicente saluto.

    Cardinale Pietro Parolin

    Segretario di Stato

    [00754-IT.01] [Testo originale: Inglese]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

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