«Adoro te devote» di mons. Marco Frisina

Nella recente enciclica Ecclesia de Eucharistia il Papa ci ricorda che «il culto reso all’Eucaristia fuori della Messa è di un valore inestimabile nella vita della Chiesa. Tale culto è strettamente congiunto con la celebrazione del Sacrificio eucaristico» (n. 25).

La presenza di Cristo nella Chiesa è il sostegno formidabile con cui essa può camminare nella storia, vivificata dalla grazia, corroborata dalla potenza salvifica che dal Sacramento scaturisce. Le specie eucaristiche, il pane e il vino, nella loro povertà e semplicità rendono ancora più viva e grande la sublime bellezza dell’Eucaristia. Questo celarsi sotto i segni del pane e del vino svela la grandezza del gesto di Cristo. Il Suo amore infinito si offre a ciascun uomo nascondendosi umilmente, nello stile sublime dell’Incarnazione, per poter essere piú vicino, per poter essere accanto a ogni uomo.

Soffermarsi in preghiera adorante alla presenza di Cristo in modo intimo e profondo ci fa entrare sempre piú nel mistero di questo amore. L’adorazione eucaristica, come ci ricorda il Papa, ci fa compiere il gesto di Giovanni (cfr. Gv. 13,25): «È bello intrattenersi con Lui e, chinati sul Suo petto come il discepolo prediletto, essere toccati dall’amore infinito del Suo cuore». È la presenza salvifica del Signore che ci trasforma, configurandoci sempre piú a Lui, imprimendo in noi in modo sempre più profondo il volto del Figlio di Dio.

Adóro te devóte, látens Déitas,
Quæ sub his figúris, vere látitas,
Tibi se cor meum totum, súbicit,
Quia, te contémplans, totum déficit.

«Ti adoro con tutto il cuore, o Deità che ti nascondi,
che sotto questi segni veramente ti celi,
a Te il mio cuore tutto si sottomette,
perché contemplandoti tutto vien meno».

È il prodigio semplice e quotidiano della preghiera e, nello stesso tempo, l’efficacia mirabile del Sacramento che è segno dell’Amore di Cristo e sorgente viva di comunione per la Chiesa. Il cuore vien meno per l’infinita distanza del Mistero, e nello stesso tempo ama e si commuove per l’incredibile vicinanza del gesto d’amore che nel Sacramento ci si offre. Il Verbo fatto carne viene a prendere la sua dimora accanto a noi, e noi possiamo farne l’esperienza e adorarLo.

Adorando il Signore presente nell’Eucaristia noi proclamiamo al mondo la sua forza salvifica e la sua centralità nella storia, sia personale, sia della Chiesa e del mondo. L’Eucaristia diviene il fulcro attorno a cui ruota la creazione e a cui tutto tende come al suo centro. Il gesto di adorazione della Chiesa non fa che proclamare tutto questo facendo volgere ogni cosa verso l’Eucaristia; ogni cristiano guardando verso Cristo, camminando con il cuore e con la mente nella stessa direzione insieme all’Eucaristia, realizza l’autentica comunione. Questa non deriva dalla somma dei consensi ma dall’unità dell’amore e del cammino alla sequela di Cristo Gesù.

L’adorazione ci dà modo di «com-prendere» con il cuore l’immensa verità nascosta nei segni eucaristici e farla penetrare in noi, nella profondità dei nostri pensieri e dei nostri gesti.

O memoriále mortis Dómini,
Panis vivus, vitam præstans hómini,
Præsta meæ menti de te vívere,
Et te illi semper dulce sápere.

«O memoriale della morte del Signore,
pane vivo che dona la vita all’uomo,
fa’ che la mia mente possa di te vivere,
e possa sempre avere il dolce gusto di te».


(da Culmine e fonte, 5/2003)

Fonte multimediale: http://www.ufficioliturgicoroma.it/articoli/052003.pdf