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Risultati da 201 a 210 di 274

Discussione: John Ronald Reuel Tolkien

  1. #201
    Fedelissimo di CR L'avatar di Cavalier
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    Citazione Originariamente Scritto da Fiat Lux Visualizza Messaggio
    A dire il vero io non mi trovo d'accordo. La traduzione di Francesco Saba-Sardi è, a mio vedere, esattamente l'ideale traduzione che vorrei avere su un libro di quel genere. Ammetto che la sintassi, in alcune parti, è leggermente traballante e necessiterebbe di chiarezza maggiore. Però il tono generale mi sembra adeguato, almeno così mi conferma mia moglie, la quale ha letto le opere di Tolkien in lingua originale.
    Citazione Originariamente Scritto da Atanvarno Visualizza Messaggio
    Guarda, so che la traduzione italiana di Saba Sardi è stata molto criticata perchè usa un italiano troppo arcaico che non rispetta il tono dell'inglese di Tolkien.
    Aggiungi poi che non si tratta di un'opera totalmente rivista dall'autore.

  2. #202
    Veterano di CR L'avatar di FrancescoVeritas
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    E' bellissimo il Silmarillion!

  3. #203
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    Citazione Originariamente Scritto da Cavalier Visualizza Messaggio
    Questione di gusti, evidentemente. A me le traduzioni alla amicone della porta accanto non sono mai piaciute in testi mitologici o pseudo-tali.

  4. #204
    Moderatore epifanico L'avatar di Atanvarno
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    Citazione Originariamente Scritto da Cavalier Visualizza Messaggio
    Non so cosa dirti per quanto mi riguarda "relata refero".
    Ma oltre al "tono" generale ci sono dei veri e propri errori (anche banali).
    Per i quali rimando a.
    http://www.proudneck.org/documenti/tradSilm.html

    In generale concordo con Fiat. A me la traduzione di Saba Sardi era piaciuta molto. Ma spulciando tra i siti di "Tolkeniani" ho notato che era molto criticata, tra l'altro anche per il suo aspetto arcaico (o meglio per alcune rese arcaiche non necessarie perchè non presenti nemmeno nel testo originale).
    O Signore, dai a ciascuno la sua morte. La morte che è il frutto di quella vita in cui aveva amore, senso e necessità (R. M. Rilke)

  5. #205
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    Ho grande ammirazione per l'opera di Tolkien, che considero unica e sorprendente, soprattutto alla luce dei volumi curati da Christopher Tolkien, The History of the Middle-Earth, che ne mettono in chiaro tutta l'ampiezza e la profondità.

    Penso ci siano pochi testi intimamente cattolici come il Signore degli anelli, e pochi testi intimamente biblici come il Silmarillion. Credo non dobbiamo dimenticarci che Tolkien identifica la Terra di Mezzo con la nostra terra, solo in epoca remotissima, in cui la Cristo non è ancora sceso, ma in cui il peccato (di Satana secondo un ottica, di Melkor nell'altra) è presente, eppure già in potenza sopravanzato dalla Grazia di JHWH-Eru Ilùvatar.

    Ad ogni lettura, anche sporadica, si trova in Tolkien qualcosa di interessante e si avverte una continua tensione al Sommo Bene.

    Credo ci sarebbe da parlare a lungo di molte cose: dall'Ainulindale della Creazione della Terra di Mezzo (una musica, come nei portali gotici, forse qualcuno si ricorda Santiago di Compostela), alla superbia di Melkor volta in bene (questa trasformazione mi sembra una caratteristica del cristianesimo: il tutto è grazia di Santa Teresa e Barnanos), gli ordini dei Valar, la magnifica, magnifica storia di Beren e Luthien, la caduta di Numenor-Atlantide, la vicenda dei Silmaril e la tragedia di tono greco di Feanor, e poi tutta la storia del Signore degli Anelli: Cristo che si scorge nel sacrificio di Frodo, nella regalità di Aragorn e nel sacerdozio di Gandalf, la Contea vista come terra felix e corrotta da Saruman, il rapporto d'amicizia fraterna tra Frodo e Sam e tra Legolas e Gimli, l'essenza negativa di Sauron, la buona battaglia contro il male intesa sia come scontro fisico, sia morale e intellettuale, la guida della Provvidenza coadiuvata dalla bontà che fa sì che sia Gollum, il gollum graziato da Bilbo a permettere la distruzione dell'Anello (ancora il volgersi del male in bene), la sconfitta di Frodo che solo in virtù di tale Provvidenza raggiunge il suo fine, il potere della corruzione anche quando il primo intento è positivo, i rischi del potere e del reticenza nell'assolvere il potere quando è necessario; oltre a innumerevoli descrizioni quasi miracolose per misura, capacità paesaggistica e geografica, il tratto delle sfumature dell'animo dei protagonisti.

    Come le grandi opere penso si possa leggere a più livelli, e si potrebbe scrivere tranquillamente una "epistola a Cangrande" per spiegarli. Penso possa essere fruita da ragazzini e da studiosi, con uguale intensità di piacere seppure diversa profondità e motivazione di tale piacere.

    Per quanto riguarda la traduzione, non sapevo fosse così dibattuta. Forse mi azzardo a dire che sia un problema significativo ma minore. Unamuno parlando del Chisciotte affermava come fosse in fondo "scritto male" (e gli si può dare ragione), ma in fondo il respiro e la grandezza della narrazione riesce a mitigare anche le debolezze di una cattiva traduzione.

  6. #206
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    Francamente io preferirei non spingermi troppo in là con le allegorie del cristianesimo nelle opere di Tolkien. Credo che la letteratura vada apprezzata in sé e non perché si presta ad esser messa in parallelo con la religione, con la politica o con la cronaca.
    La grandezza di questo scrittore a mio avviso è stata quella di creare un universo chiuso in sé ma completamente coerente e completo, a differenza di altre saghe, le quali invece necessitano di una base umana. Vederne alcune analogie con il cristianesimo secondo me è un aspetto decisamente accessorio.

  7. #207
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    Citazione Originariamente Scritto da Fiat Lux Visualizza Messaggio
    Francamente io preferirei non spingermi troppo in là con le allegorie del cristianesimo nelle opere di Tolkien. Credo che la letteratura vada apprezzata in sé e non perché si presta ad esser messa in parallelo con la religione, con la politica o con la cronaca.

    Più che di allegorie (che richiedono una corrispondenza precisa) sarebbe indicato parlare di "simbolismi", penso. Sono state citate le lettere di Tolkien, e Tolkien in una di queste (spero non si necessario citarla, ora non ho il testo sottomano) parla appunto di quanto sia cristiano il testo. E' curioso come affermi di essersi accorto di questo quasi con una certa sorpresa. Secondo me questa sorpresa è abbastanza indicativa.

    Per Tolkien (diciamo, per un cattolico) il cattolicesimo è vero, ed è naturaliter una verità che avvolge tutta la vita. Si potrebbe dire, con San Paolo, che (1Cor, 10,31) sia dunque che mangiate sia che beviate sia che facciate qualsiasi altra cosa, fate tutto per la gloria di Dio. Tolkien intese scrivere un racconto (e creare un mondo) e tutto il racconto che gli uscì dalla penna fu un racconto cristiano. Non perché apologetico (come gli scritti di Lewis), non volutamente cristiano, ma istintivamente ed intuitivamente ed intimamente cristiano. Eru ha i tratti del Dio cristiano non perché Tolkien intendesse farne una allegoria, ma perché esistendo il Dio cristiano (e Tolkien conoscendolo) la descrizione di un Dio doveva assomigliare ed essere immagine (simbolo) di quel Dio. Se Frodo è un eroe, e se Gandalf è un eroe, e se Aragorn è un eroe, devono essere sfumature differenti, rifrazioni del diamante che è l'Eroe, ovvero Cristo. Se ci deve nel mondo secondario essere una "eucatastrofe" (intesa come lieto fine), e questo Tolkien lo dice in Albero e Foglia, è perché tutta la storia del mondo primario è indirizzata all'eucatastrofe finale del ritorno di Cristo (perché il ritorno di Cristo è un fatto vero, per un cattolico). Se due simboli fanno riferimento ad una singola verità, allora devono convergere forzatamente, devono specchiarsi l'un l'altro, anche se non era inizialmente prestabilito che così fosse.

    Se sono cattolico (con quello che ne consegue) e intendo costruire una cattedrale, questa risulterà per la miglior gloria di Cristo. Ma anche se farò una torta, se scriverò un sonetto per gli occhi verdi d'una ragazza, se spazzerò in terra, se farò la punta ad una matita le mie azioni saranno quasi inconsapevolmente finalizzate a cantare Gesù. Il cattolicesimo non è una teoria estetica en passant, credo.


    Citazione Originariamente Scritto da Fiat Lux Visualizza Messaggio
    La grandezza di questo scrittore a mio avviso è stata quella di creare un universo chiuso in sé ma completamente coerente e completo, a differenza di altre saghe, le quali invece necessitano di una base umana. Vederne alcune analogie con il cristianesimo secondo me è un aspetto decisamente accessorio.
    Anche questo aspetto ha una intuizione cristiana, o almeno di un teismo tipicamento cristiano ;) C'è proprio il famoso dialogo notturno che fece di Lewis il più riluttante convertito d'Inghilterra su questo argomento.
    Il dovere di un creatore (e creatore d'un mondo letterario) è la coerenza, la larghezza di veduta complessiva e al contempo la puntualità del dettaglio. Rigore e fantasia insomma. Ma questo ha una motivazione precisa: ed è perché Dio (che a sua volta è creatore) ha dimostrato un'infinita ampiezza nella vastità (l'infinitamente grande delle distanze dei cieli, la legge di gravitazione universale) e un infinito amore nel dettaglio (il DNA, o i colori della farfalla), tanto da avvicendare la rottura dell'ordine angelico con le vicende d'un pianeta perferico d'una periferica galassia e scendere per carità al particolare della grotta di Betlemme: cosiccome Eru concede ai Valar Arda, e la concede a Melkor (come aveva concesso Giobbe), e pone imperscrutabili fini ai "Figli di Iluvatar".
    Ultima modifica di Sop; 13-06-2011 alle 16:59

  8. #208
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    Chiedo scusa, mi dilungo un po' troppo. E' tuttavia un argomento interessante, o almeno che ha i suoi interessi.

  9. #209
    CierRino di platino L'avatar di Pellegrina
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    Le implicazioni cattoliche e i riferimenti al cristianesimo in Tolkien non sono così prese per i capelli... Sul n. 102 (aprile 2011) de "Il Timone" c'è un bellisimo dossier dedicato proprio al "Signore degli Anelli". Vi si riporta una frase di Tolkien che più volte ha affermato: "sono cristiano cattolico romano".
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  10. #210
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    No beh quello non credo si possa mettere in discussione. Era un papista, un grande cattolico, uno da messa tutte le mattine. Tuttavia non era affatto un teologo (pur conoscendo la struttura della sua fede con grande puntualità); si può dire che avesse davvero la fede spontanea ed immediata di un bambino.

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