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Discussione: Per quanto tempo un sacerdote può rimanere parroco della stessa parrocchia?

  1. #51
    Moderatore L'avatar di Carbonate
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    Citazione Originariamente Scritto da Bessarione Visualizza Messaggio
    D'altra parte abbiamo avuto un sacerdote che ha retto la parrocchia come parroco dal 1965 al 2015, rimandovi poi come collaboratore pastorale (ma in pratica continuando a fare, fino al suo decesso l'anno scorso, il parroco "non ufficiale" , giacché il suo successore si è visto solo per l'insediamento, avendo altre due parrocchie da gestire).
    Non conoscendo il caso vado per pure congetture, ma immagino che - oltre agli impegni in altre parrocchie - si sia trattato soprattutto di ottima e opportuna sensibilità pastorale ed umana (che purtroppo - va detto - non tutti i sacerdoti riescono ad avere).

    Essere stato parroco per 50 anni in uno stesso paese vuol dire essere l'istituzione e il punto di riferimento per eccellenza di tutti: arrivare e metterlo da parte perchè c'è una nomina che dice che "adesso il parroco sono io" avrebbe causato sofferenze al sacerdote - costretto a barcamenarsi tra l'obbedienza al suo parroco e i bisogni della sua gente che avrebbe comunque continuato a rivolgersi a lui - e con ogni probabilità il rigetto dei fedeli di quella parrocchia.

  2. #52
    Collaboratore di "Dottrina della Fede" e Saggio del Forum. L'avatar di Fidei Depositum
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    Citazione Originariamente Scritto da Bessarione Visualizza Messaggio
    Nella mia diocesi un sacerdote è stato parroco di una parrocchia dal 1 settembre 2007 al 31 ottobre 2007. Ma aveva avuto una crisi (depressione?) e dopo poche settimane senza dir nulla ha abbandonato la parrocchia per tornare al suo paese natale, dove è stato poi assegnato come collaboratore pastorale.
    Anche noi abbiamo avuto un caso simile, ancora più breve: dopo l'entrata ufficiale nelle comunità (qui in Trentino quasi tutti i parroci hanno ben più di una parrocchia da gestire), il sacerdote si è allontanato: c'è chi dice per malattia propria, chi per problemi familiari. Certamente non si tratta di colpe personali, però sono situazioni non facili (tant'è che da noi, non trovando sostituti, per "tamponare" il problema hanno inizialmente inviato l'arcivescovo emerito mons. Bressan). Bisogna pregare molto per i sacerdoti, tanto più in un'epoca in cui la "protezione sociale" diminuisce e col grande lavoro aumenta invece lo stress e le difficoltà psicologiche: abbiamo diversi casi di sacerdoti in congedo (temporaneo o permanente) per problemi di questo tipo.
    È ormai tempo di svegliarci dal sonno (Rm 13,11)

  3. #53
    Veterano di CR L'avatar di Card.Luciani
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    Citazione Originariamente Scritto da ITER PARA TUTUM Visualizza Messaggio
    Comunque nei casi a mia conoscenza in cui è stata necessaria, per motivi vari, la rimozione di un parroco, questa non è mai consistita in un provvedimento formale a seguito di processo canonico, ma è stata "mascherata" con provvedimenti di altro genere.
    Anche da noi!
    Ultima modifica di Gerensis; 04-07-2019 alle 21:18 Motivo: Correzione del quote.
    In necessariis unitas, in dubiis libertas, in omnibus charitas!

  4. #54
    Veterano di CR L'avatar di Card.Luciani
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    Citazione Originariamente Scritto da Santa_Columba Visualizza Messaggio
    Mi chiedo...

    Se un parroco, pur senza dare scandalo o compiere atti gravi, si dimostra inadatto a una certa parrocchia o alla stessa funzione di parroco (non al sacerdozio generalmente inteso), il Vescovo cosa può fare?

    Per intenderci, non sa gestire la parrocchia, relazionarsi con i fedeli, con associazioni e movimenti, sbaglia approcci pastorali e allontana i fedeli, non imposta correttamente la pastorale giovanile..
    Senza però commettere violazioni serie.. diciamo che un parroco può essere eccezionale in un contesto e fare disastri in un altro..
    In estrema sintesi....
    Se regge UTILMENTE una parrocchia ma si ha bisogno di lui altrove=Trasferimenro
    Se il ministero invece è nocivo, inefficace, se ci sono forti e perdurante difficoltà con i parrocchiani, o non sa amministrare la parrocchia..=rimozione. Quest'ultimo, però, è un vero e proprio procedimento canonico che deve seguire alcuni passi ben precisi (v.Cann. 1740-1752).
    In necessariis unitas, in dubiis libertas, in omnibus charitas!

  5. #55
    Iscritto L'avatar di iosephum
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    Nel mio paese d'origine il parroco è "felicemente regnante" dal 1958 (ha superato i 90 anni, ma il parroco è sempre lui, senza aiuti né coadiutori di sorta). Non sarà un caso unico ma sicuramente raro. Il lato positivo è che è un istituzione, una figura di riferimento per credenti e miscredenti. Certo, quando passerà a miglior vita questo implicherà sicuramente un "trauma", tanto per il successore quanto per i parrocchiani.

  6. #56
    Veterano di CR L'avatar di Card.Luciani
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    Citazione Originariamente Scritto da iosephum Visualizza Messaggio
    Nel mio paese d'origine il parroco è "felicemente regnante" dal 1958 (ha superato i 90 anni, ma il parroco è sempre lui, senza aiuti né coadiutori di sorta). Non sarà un caso unico ma sicuramente raro. Il lato positivo è che è un istituzione, una figura di riferimento per credenti e miscredenti. Certo, quando passerà a miglior vita questo implicherà sicuramente un "trauma", tanto per il successore quanto per i parrocchiani.
    Esatto!! Il ricambio era necessario molti anni prima..
    Potrebbe collaborare col nuovo parroco, se rimane a vivere in parrocchia; c'è tanto bene da fare e già rendersi disponibili per 1 Messa festiva o per le Confessioni sarebbe una cosa molto buona.
    Spesso però queste presenze "storiche" vengono accantonate senza garbo, tenute lontane, forse più per la tenuta rivalità col nuovo parroco che per il bene spirituale dei fedeli. Sono situazioni molti difficili da gestire, e l'aver mantenuto così a lungo un parroco forse ha creato i presupposti per future notevoli tensioni!
    Parlo per esperienza..
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  7. #57
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    Mi sorge però una domanda in proposito, al netto delle perplessità su una permanenza lunga o viceversa breve. Con ottime ragioni (per esempio, evitare il carrierismo) si dice che i vescovi devono restare nella loro sede, piccola e grande che sia, più a lungo possibile, evitando trasferimenti e/o promozioni. Con ragioni altrettanto ottime si dice che i parroci non devono restare troppo a lungo. Poi ci sono ragioni a favore del caso contrario: trasferire a una sede più grande un vescovo che ha fatto esperienza con una diocesi più piccola; lasciare il parroco a lungo per evitare che aspiri alla parrocchia più grande oppure perché possa "radicare" il suo lavoro, invece di pensare che tanto dovrà andarsene.
    Perché dunque la paternità del vescovo deve avere o non avere una scadenza differente rispetto a quella del parroco?

  8. #58
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    Un Parroco sta in una determinata Parrocchia finché così dispone il Vescovo, ordinario del luogo. Mi sembra l'ABC dell'obbedienza.

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