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Discussione: Notizie dall'Azione Cattolica

  1. #21
    Cronista onorario di CR L'avatar di Jean Valjean
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    OMELIA

    “Camminava con loro”

    Carissimi Amici dell’Azione Cattolica,
    sono lieto di essere con voi per la celebrazione della divina Eucaristia, cuore della vita cristiana e della Chiesa. Essa raccoglie i lavori del Assemblea Nazionale dell’Associazione, e io vi porto la vicinanza affettuosa e incoraggiante dei Vescovi Italiani. Sono certo che le decisioni maturate in questi giorni sono state guidate dalla vostra preghiera e dall’amore alla Chiesa: è questo che rende viva e vitale l’Azione Cattolica. Saluto tutti, a cominciare dal Presidente con il Consiglio Nazionale: un saluto fraterno all’Assistente Generale, S.E. Mons. Domenico Sigalini e agli Assistenti di Settore. A tutti e a ciascuno va il ringraziamento e la stima mia e dei Pastori delle nostre Diocesi.
    Ci lasciamo ora prendere dal Vangelo per assaporare la perenne fragranza della Parola del Signore. L’episodio evangelico è notissimo, ma la Parola di Gesù è sempre nuova.

    1. “Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro”

    I due discepoli sono in fuga da Gerusalemme: è la fuga della tristezza che cerca sollievo allontanandosi dai luoghi del dolore nell’illusione di poter dimenticare. La meta è Emmaus, ma in realtà Emmaus non rappresenta nulla di particolare per i due, nessun interesse. L’importante è allontanarsi dal luogo della delusione, della speranza infranta. E per la strada conversano e discutono! Non è difficile pensare che il loro parlarsi non sia solo raccontare il vissuto, ma discuterne e forse recriminare, accusandosi l’un l’altro di superficialità, cercando chi ha colpa del loro essersi ingannati, di essere ora perdenti. È facile, in simili situazioni, incolpare gli altri delle proprie delusioni e insuccessi. E, in genere, c’è sempre qualcuno che riesce a dire agli altri: io l’avevo detto, l’avevo pensato.
    Ma la novità che in quel momento irrompe è Gesù: Egli si avvicina e cammina con i due uomini che, più che pellegrini, parevano dei vagabondi perché fuggiaschi. Non dobbiamo dimenticarlo mai: Dio attraversa l’infinito per avvicinarsi all’uomo smarrito e triste. Non solo, ma si affianca e misura il suo passo sul nostro, resiste alle nostre chiusure, non si offende per le nostre durezze sgarbate – “Tu solo sei forestiero a Gerusalemme? Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni? – e pazientemente incalza e ascolta: “Che cosa?”.
    Colpisce che i due non riconoscano Gesù risorto. La dimensione del corpo glorioso di Cristo se per un verso ci sfugge, per l’altro si lascia intuire attraverso dei segni singolari come il non essere subito riconosciuto, apparire e scomparire, entrare nel cenacolo a porte chiuse, chiedere da mangiare agli Apostoli e precederli nel preparare il pasto… La sconosciuta realtà del Risorto è oggettivamente difficile ad essere accolta, ma ciò nonostante dobbiamo sottolineare l’atteggiamento interiore dei due discepoli: erano talmente presi dai loro problemi, dominati dai loro sentimenti, da essere incapaci di vedere e riconoscere Gesù. Quando siamo troppo presi da noi stessi, ripiegati sulle nostre idee, diventiamo un po’ ciechi e sordi. Siamo prigionieri di noi stessi, autoreferenziali, e ci stacchiamo dalla realtà e dalla vita, inseguiamo i nostri stati d’animo, i nostri schemi.

    2. “Spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui”

    Dopo aver provocato i due discepoli a far emergere ciò che avevano nel cuore, e dopo aver pazientemente ascoltato, il Maestro parla e insegna: spiega le Scritture. Non basta, infatti, conoscere le Scritture – i discepoli le conoscevano – bisogna saperle comprendere. Gesù stesso le spiega: esse parlano di Lui che è la Parola. Per questo la conoscenza delle Scritture può avvenire solo nella Chiesa e con la Chiesa, Corpo di Cristo. La formazione integrale delle persone, cosa che voi ben conoscete e che perseguite, richiede oggi un supplemento di consapevolezza e di impegno: la cura della vita spirituale attraverso la preghiera e la vita sacramentale, la conoscenza amorosa e docile delle Scritture, del Catechismo della Chiesa Cattolica, della Dottrina Sociale e del Magistero, la faticosa e serena intelligenza della storia nei suoi movimenti e complessità, il servizio e la testimonianza, costituiscono gli elementi irrinunciabili dell’itinerario formativo ai vari livelli di età. Elementi che richiedono senza dubbio impegno, costanza e anche fatica, ma senza dei quali ogni analisi del presente rischia il generico e, soprattutto, luoghi comuni e letture parziali. Rende la presenza dei cattolici nella storia una presenza inadeguata, incapace di porre un giudizio di valore sulle cose, e quindi inefficace rispetto a quell’ essere “lievito e sale, luce e città posta sul monte”, che è un unico e indivisibile imperativo evangelico. La storia è spesso complessa e complicata, a volte addirittura confusa nei suoi fenomeni, ma lo sguardo del credente deve cogliere le linee sotterranee, i criteri di fondo che guidano, con fili invisibili ma ferrei, logiche personali e collettive. Deve essere attento a non lasciarsi ingannare dai fenomeni di superficie: essi sono reali e concreti, ma non necessariamente i più importanti e decisivi. Deve avere la capacità spirituale e culturale di andare anche oltre la coltre più o meno ruvida degli accadimenti, per stanare i criteri di giudizio, e per confrontarsi con la forza della verità. Il Santo Padre Benedetto XVI, che ha inviato un significativo messaggio a questa Assemblea, ne è maestro, basta mettersi alla sua scuola. Non si tratta, infatti, di diventare analisti elucubrati e contorti, ma di rimanere nell’orizzonte della gente – quella che incontriamo nelle nostre Parrocchie e che fa umilmente storia –; bisogna rimanere ancorati alla solida terra del quotidiano, della vita dura e austera; dobbiamo arricchire questa insostituibile esperienza umana e popolare con gli elementi formativi prima accennati che voi conoscete per convinzione e per storia. Ritengo che – questi elementi - debbano essere rilanciati non tanto sul piano teoretico, ma sul piano della prassi ai diversi livelli dei nostri gruppi, perché i ragazzi, i giovani, gli adulti possano scoprire e far crescere la bellezza di una fede pensata e vissuta, testimoniata e annunciata in ogni ambiente e situazione. Perché siano in grado di porre dei giudizi spirituali e morali, di fede e di ragione. Quando il Papa insiste nel ricordare che il problema più grande è quello di aprire al mondo l’accesso a Dio, va al cuore dell’ora presente: Dio continua a parlare all’uomo, ma il cuore umano è oggi diventato più sordo alla voce umile e rispettosa di Dio: Egli si propone con la parola dell’amore che è Gesù crocifisso e glorioso.



    3. “Partirono senza indugio”

    Ecco la conclusione: riconosciuto il Risorto, la notte non fa più paura perché nella loro anima è sorta la luce. Le parole dette poco prima al misterioso viandante – “resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto” – sono parole lontane, svanite: il giorno, quello dell’anima, è spuntato e non vedrà tramonto. Né la notte né la strada insicura intimoriscono; al contrario, sentono imperioso il bisogno di tornare a Gerusalemme per dirlo ai fratelli, per condividere la luce e la gioia, per annunciare il Risorto. Cari amici, la fede come la gioia non si può trattenere, deve essere condivisa perché il bene o è diffusivo o non è bene. Un bene trattenuto si corrompe e si perde. Per questo tornano sui loro passi senza aspettare l’alba: non possono farne a meno. Quale insegnamento! Se ci pensiamo, sentiamo la commozione salire dall’anima e inondare il cuore: ma, forse, sentiamo anche una domanda pungente sulla nostra passione apostolica, sull’ansia evangelizzatrice, sul nostro coraggio di dire al mondo, in qualunque ambiente, Gesù Cristo. E il nostro pensiero corre spontaneo e veloce al beato Giovanni Paolo II. Il Santo Padre Benedetto XVI, che vogliamo ringraziare con affetto filiale e devota obbedienza per aver beatificato il suo amato Predecessore, diceva: “Ha aiutato i cristiani di tutto il mondo a non aver paura a dirsi cristiani, di appartenere alla Chiesa, di parlare del Vangelo. In una parola, ci ha aiutato a non avere paura della verità, perché la verità è garanzia di libertà”. E Benedetto XVI questa verità ce la presenta senza sofismi e fumosità, con il rigore disarmante e umile del suo Magistero; ma anche offre una testimonianza serena e amorevole sapendo, come il suo Predecessore, che l’evangelizzazione è aprirsi al mondo senza lasciarsi travolgere dal mondo.
    I due discepoli giungono trafelati a Gerusalemme dove trovano i fratelli che ascoltano la testimonianza di Pietro: “Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone”. Essi sono ansiosi di raccontare quanto è loro accaduto, ma aspettano e ascoltano: solo dopo raccontano e sottopongono al giudizio apostolico la loro esperienza. Non deve sfuggire questo modo di fare appena accennato dall’Evangelista: vi sono, nella narrazione, delle accentuazioni, delle priorità non solo di tempo ma di valore e di servizio. Il ministero petrino, infatti, conferma l’autenticità della fede, dei ministeri e dei carismi, presiede la carità del Corpus Ecclesiae, difende dai lupi rapaci, guida ai pascoli alti, incoraggia e stimola.
    Cari Amici, chiediamo al Signore Gesù, Pastore e Custode delle anime, il dono di una fede più grande e consapevole; chiediamo un amore sempre crescente per la Chiesa Maestra e Madre; chiediamo una passione luminosa per l’uomo che è “la via della Chiesa perché “Cristo è la via dell’uomo”. Nel decennio che i Vescovi italiani hanno dedicato alla sfida educativa, sarete anche voi, insieme alle molteplici realtà ecclesiali, dei riferimenti vivaci e generosi per i campanili e le piazze del nostro amato Paese. Come sempre, ci contiamo!


    Angelo Card. Bagnasco
    Arcivescovo di Genova
    Presidente della Conferenza Episcopale Italiana


    fonte: http://www.chiesacattolica.it/cci200...a_abitare.html
    Oremus pro Pontifice nostro Benedicto

  2. #22
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    AZIONE CATTOLICA: CONVEGNO PRESIDENTI DIOCESANI SULLA SANTITÀ NEL QUOTIDIANO

    “Ecco ora il momento favorevole. Santi nel quotidiano” è il tema dell’annuale convegno dei presidenti e assistenti unitari diocesani di Azione cattolica che si apre il 23 settembre a Trevi (Perugia – fino al 25). “Questo - spiegano dall’Ac -, è il momento che chiama tutti a un maggiore impegno e a una più grande responsabilità, nella sfera privata come in quella pubblica” per “battere la rassegnazione e costruire ragioni di speranza, innanzitutto per le giovani generazioni”. Aprirà il convegno la relazione del sociologo e giornalista Piero Pisarra, “Modo indicativo: tempo presente”. Il secondo giorno ruoterà attorno alla relazione del presidente del Pontifico Consiglio per il dialogo interreligioso, il card. Jean-Louis Tauran, “La pace, via alla santità nel quotidiano”. I partecipanti si recheranno prima a Spello e poi ad Assisi, dove i giovani di Ac terranno il loro incontro-pellegrinaggio: “Tracce di pace. Giovani di Ac per un cammino di libertà”, in legame filiale con il pellegrinaggio che Benedetto XVI terrà ad ottobre. In programma un intervento di padre Pierbattista Pizzaballa, custode di Terra Santa, “per riflettere sugli impegni” dell’Ac “a favore delle comunità cristiane che abitano la terra di Gesù” e per “leggere le novità in atto”. Al presidente nazionale Franco Miano il compito di tracciare le conclusioni dei lavori e le linee di impegno dell’associazione per il prossimo anno.


    fonte: SIR
    Oboedientia et Pax

  3. #23
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    Una domanda: ci sono stati o ci sono Cardinali appartenenti all'Azione Cattolica? Quali sono stati? Quali sono?

  4. #24
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    Una domanda: ci sono stati o ci sono Cardinali appartenenti all'Azione Cattolica?
    L'Azione Cattolica è un'associazione formata da fedeli laici (cfr gli articoli 1 e 15.2 dello Statuto), non da sacerdoti o religiosi.
    Poi ci sono i sacerdoti assistenti (diocesani, nominati dal Vescovo locale, e nazionale, nominato dal Papa), ma non sono veri e propri membri dell'associazione.
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  5. #25
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    L'Azione Cattolica è un'associazione formata da fedeli laici (cfr gli articoli 1 e 15.2 dello Statuto), non da sacerdoti o religiosi.
    Poi ci sono i sacerdoti assistenti (diocesani, nominati dal Vescovo locale, e nazionale, nominato dal Papa), ma non sono veri e propri membri dell'associazione.
    D'accordo, però c'è o c'è mai stato un Cardinale simpatizzante, vicino all'A.C. o che fu Assitente Generale?

  6. #26
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    D'accordo, però c'è o c'è mai stato un Cardinale simpatizzante, vicino all'A.C. o che fu Assitente Generale?
    Al momento mi vengono in mente due porporati che, prima di ricevere la porpora, erano stati assistenti generali di A.C.: Marco Cè, Patriarca emerito di Venezia, e Salvatore De Giorgi, Arcivescovo emerito di Palermo
    Oboedientia et Pax

  7. #27
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    Al momento mi vengono in mente due porporati che, prima di ricevere la porpora, erano stati assistenti generali di A.C.: Marco Cè, Patriarca emerito di Venezia, e Salvatore De Giorgi, Arcivescovo emerito di Palermo
    Ottimo come sempre.

  8. #28
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    MESSAGGIO DEL SANTO PADRE ALLA VI ASSEMBLEA ORDINARIA DEL FORUM INTERNAZIONALE DI AZIONE CATTOLICA (IAŞI, ROMANIA, 22-26 AGOSTO 2012) , 23.08.2012

    Pubblichiamo di seguito il testo del Messaggio che il Santo Padre Benedetto XVI ha inviato a S.E. Mons. Domenico Sigalini, in occasione della VI Assemblea Ordinaria del Forum Internazionale di Azione Cattolica (FIAC), in corso a Iaşi, in Romania:

    MESSAGGIO DEL SANTO PADRE

    Al Venerato Fratello
    Mons. Domenico Sigalini
    Assistente Generale del Forum Internazionale di Azione Cattolica

    in occasione della VI Assemblea Ordinaria di codesto Forum Internazionale di Azione Cattolica, desidero rivolgere un cordiale saluto a Lei e a quanti partecipano al significativo incontro, in particolare al Coordinatore del Segretariato, Emilio Inzaurraga, ai Presidenti Nazionali e agli Assistenti Spirituali. Un pensiero speciale rivolgo al Vescovo di Iaşi, Mons. Petru Gherghel, e alla sua diocesi, che ospitano questo evento ecclesiale durante il quale siete chiamati a riflettere sulla «corresponsabilità ecclesiale e sociale». Si tratta di un tema di grande rilevanza per il laicato, che bene si colloca nell’imminenza dell’Anno della Fede e dell’Assemblea Ordinaria del Sinodo dei Vescovi sulla Nuova Evangelizzazione.

    La corresponsabilità esige un cambiamento di mentalità riguardante, in particolare, il ruolo dei laici nella Chiesa, che vanno considerati non come «collaboratori» del clero, ma come persone realmente «corresponsabili» dell’essere e dell’agire della Chiesa. E’ importante, pertanto, che si consolidi un laicato maturo ed impegnato, capace di dare il proprio specifico contributo alla missione ecclesiale, nel rispetto dei ministeri e dei compiti che ciascuno ha nella vita della Chiesa e sempre in cordiale comunione con i Vescovi.

    A tale proposito, la Costituzione dogmatica Lumen Gentium qualifica lo stile dei rapporti tra laici e Pastori con l’aggettivo «familiare»: «Da questi familiari rapporti tra i laici e i pastori, si devono attendere molti vantaggi per la Chiesa: in questo modo infatti si afferma nei laici il senso della propria responsabilità, ne è favorito lo slancio, e le loro forze più facilmente vengono associate all’opera dei pastori. E questi, aiutati dall’esperienza dei laici, possono giudicare con più chiarezza e opportunità sia in cose spirituali che temporali; e così tutta la Chiesa, forte di tutti i suoi membri, compie con maggiore efficacia la sua missione per la vita del mondo» (n. 37).

    Cari amici, è importante approfondire e vivere questo spirito di comunione profonda nella Chiesa, caratteristica degli inizi della Comunità cristiana, come attesta il libro degli Atti degli Apostoli: «la moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuor solo e un’anima sola» (4,32). Sentite come vostro l’impegno ad operare per la missione della Chiesa: con la preghiera, con lo studio, con la partecipazione attiva alla vita ecclesiale, con uno sguardo attento e positivo verso il mondo, nella continua ricerca dei segni dei tempi. Non stancatevi di affinare sempre più, con un serio e quotidiano impegno formativo, gli aspetti della vostra peculiare vocazione di fedeli laici, chiamati ad essere testimoni coraggiosi e credibili in tutti gli ambiti della società, affinché il Vangelo sia luce che porta speranza nelle situazioni problematiche, di difficoltà, di buio, che gli uomini d’oggi trovano spesso nel cammino della vita.

    Guidare all’incontro con Cristo, annunciando il suo Messaggio di salvezza con linguaggi e modi comprensibili al nostro tempo, caratterizzato da processi sociali e culturali in rapida trasformazione, è la grande sfida della nuova evangelizzazione. Vi incoraggio a proseguire con generosità nel vostro servizio alla Chiesa, vivendo pienamente il vostro carisma, che ha come tratto fondamentale quello di assumere il fine apostolico della Chiesa nella sua globalità, in equilibrio fecondo tra Chiesa universale e Chiesa locale e in spirito di intima unione con il Successore di Pietro e di operosa corresponsabilità con i propri Pastori (cfr Conc. Ecum. Vat. II, Decreto sull’apostolato dei laici Apostolicam actuorsitatem, 20). In questa fase della storia, alla luce del Magistero sociale della Chiesa, lavorate anche per essere sempre più un laboratorio di «globalizzazione della solidarietà e della carità», per crescere, con tutta la Chiesa, nella corresponsabilità di offrire un futuro di speranza all’umanità, avendo il coraggio anche di formulare proposte esigenti.

    Le vostre Associazioni di Azione Cattolica vantano una lunga e feconda storia, scritta da coraggiosi testimoni di Cristo e del Vangelo, alcuni dei quali sono stati riconosciuti dalla Chiesa come beati e santi. In questa scia siete chiamati oggi a rinnovare l’impegno di camminare sulla via della santità, mantenendo un’intensa vita di preghiera, favorendo e rispettando percorsi personali di fede e valorizzando le ricchezze di ciascuno, con l’accompagnamento dei sacerdoti assistenti e di responsabili capaci di educare alla corresponsabilità ecclesiale e sociale. La vostra vita sia «trasparente», guidata dal vangelo e illuminata dall’incontro con Cristo, amato e seguito senza timore. Assumete e condividete le scelte pastorali delle diocesi e delle parrocchie, favorendo occasioni di incontro e di sincera collaborazione con le altre componenti della comunità ecclesiale, creando rapporti di stima e di comunione con i sacerdoti, per una comunità viva, ministeriale e missionaria. Coltivate relazioni personali autentiche con tutti, a iniziare dalla famiglia, e offrite la vostra disponibilità alla partecipazione, a tutti i livelli della vita sociale, culturale e politica avendo sempre di mira il bene comune.

    Con questi brevi pensieri, mentre assicuro il mio affettuoso ricordo nella preghiera per voi, per le vostre famiglie e per le vostre associazioni, di cuore invio a tutti i partecipanti all’Assemblea la Benedizione Apostolica, che volentieri estendo a quanti incontrerete nel vostro apostolato quotidiano.

    Da Castel Gandolfo, 10 agosto 2012

    BENEDICTUS PP. XVI

    [01069-01.01] [Testo originale: Italiano]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

  9. #29
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    UDIENZA A UNA DELEGAZIONE DI RAGAZZI DELL’AZIONE CATTOLICA ITALIANA , 20.12.2012

    Alle ore 12.15 di questa mattina, nella Sala del Concistoro del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Benedetto XVI riceve in Udienza una rappresentanza di ragazzi dell’Azione Cattolica Italiana (A.C.R.) per gli auguri natalizi e rivolge loro le parole di saluto che riportiamo di seguito:

    PAROLE DEL SANTO PADRE

    Carissimi ragazzi e ragazze dell’ACR (ACIERRE),

    sono contento di incontrarvi e di accogliere i vostri auguri per il Natale del Signore. Vi saluto con affetto, insieme con i vostri educatori, il presidente Prof. Franco Miano e l’assistente generale Mons. Domenico Sigalini.

    Mi avete detto che siete "in cerca di autore" e che questa è la frase guida del vostro cammino di quest’anno in ACIERRE. Mi verrebbe subito da chiedervi: Chi è questo autore? Lo avete già trovato? Sono certo che, con i formatori e con gli altri amici dell’Azione Cattolica, troverete una risposta sempre più chiara alla vostra ricerca e sarete capaci di aiutare anche molti altri a trovarla. Però, vorrei anch’io dirvi qualcosa. Anzitutto, so che voi cercate l’autore della vita, chi vi aiuta a vivere bene, contenti con voi stessi e con gli altri. Ma noi sappiamo chi è questo autore: è Dio, che ci ha mostrato il suo volto. Dio ci ha creati, ci ha fatti a sua immagine, soprattutto ci ha donato il suo Figlio Gesù, che si è fatto bambino - lo contempleremo tra poco nel Santo Natale -, è cresciuto da ragazzo come voi, ha percorso le strade di questo nostro mondo per comunicarci l’amore di Dio, che rende bella e felice la vita, piena di bontà e di generosità.

    Certamente voi cercate anche l’autore della vostra gioia. Se vi chiedessi che cosa vi dà gioia, forse la risposta sarebbe: i giochi, lo sport, gli amici, i genitori, che vivono per voi e vi vogliono bene. Sono tanti che vi rendono felici, ma c’è un grande Amico che è l’autore della gioia di tutti e con il quale il nostro cuore si riempie di una gioia che sorpassa tutte le altre e che dura per tutta la vita: è Gesù. Ricordate, cari amici: quanto più imparerete a conoscerlo e a dialogare con Lui, tanto più sentirete nel cuore di essere contenti e sarete capaci di vincere le piccole tristezze che ci sono a volte nell’animo.

    Inoltre, siete in cerca dell’autore dell’amore. Si può vivere da soli, chiusi in se stessi? Se riflettete un momento, vedrete che la risposta è un chiaro: "no". Tutti abbiamo bisogno di voler bene e di sentire che qualcuno ci accetta e ci vuole bene. Sentirsi amati è necessario per vivere, ma è altrettanto importante essere capaci di amare gli altri, per rendere bella la loro vita, la vita di tutti, anche dei vostri coetanei che si trovano in situazioni difficili. Gesù ci ha fatto vedere con la sua vita che Dio ama tutti senza distinzione e vuole che tutti vivano felici. Mi piace, allora, questa vostra iniziativa nel mese di gennaio per sostenere un progetto in Egitto di aiuto concreto a ragazzi di strada.

    Infine, voi cercate sicuramente l’autore della pace, di cui il mondo ha tanto bisogno. Spesso gli uomini pensano di poter costruire la pace da soli, ma è importante capire che è Dio che può donarci una pace vera e solida. Se lo sappiamo ascoltare, se gli facciamo spazio nella nostra vita, Dio scioglie l’egoismo che spesso inquina i rapporti tra le persone e tra le Nazioni e fa sorgere desideri di riconciliazione, di perdono e di pace, anche in chi ha il cuore indurito.

    Cari ragazzi e ragazze dell’ACIERRE, vi auguro di fare questa ricerca insieme, tra di voi e con i vostri compagni di scuola e di giochi. Se vi aiutate l’un l’altro a cercare il grande Autore della vita, della gioia, dell’amore, della pace, scoprirete che questo Autore non è mai lontano da voi, anzi, è vicinissimo: è il Dio che si è fatto bambino in Gesù!

    Cari amici, un augurio di Buon Natale a voi e all’intera Azione Cattolica!

    [01709-01.01] [Testo originale: Italiano]

    [B0743-XX.02]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

  10. #30
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    Benedetto XVI all’Azione Cattolica: rinnovato slancio per la testimonianza evangelica

    Si è aperto ieri pomeriggio, alla Domus Mariae a Roma, il Convegno nazionale degli assistenti di Azione Cattolica sul tema "Assistenti adulti per adulti nella fede" per riflettere proprio sulla figura dell’assistente e sulla sua identità. L’evento si chiuderà il 24 gennaio. Nell’occasione, Benedetto XVI ha indirizzato ai partecipanti un messaggio, a firma del cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone. Il Papa esprime apprezzamento per l’iniziativa “volta ad approfondire, nell’anno della fede, aspetti significativi della missione della Chiesa nel mondo”. Il Pontefice auspica, dunque, che questo Convegno susciti nei partecipanti “rinnovato slancio apostolico per la generosa testimonianza evangelica” e “la saggia guida pastorale nell’associazione e nell’intera comunità”.

    “La presenza di un sacerdote che accompagni, guidi e sostenga il cammino dell’Azione Cattolica nelle sue varie articolazioni – sottolinea un comunicato dell’Associazione - fa parte della storia e della vita dell’Ac, da sempre convinta che solo se si hanno assistenti ‘adulti’ si è in grado di accompagnare realtà associative che hanno come compito la formazione di laici caratterizzati da una fede adulta e pensata, capaci di essere lievito di comunità cristiane in un tempo di frammentazione, attenti a re-imparare a fare discernimento, a trovare spazi per confrontarsi ed assumere decisioni in comune che siano orientate dal Vangelo”.

    Il Convegno degli assistenti Ac – prosegue il comunicato - intende riflettere a partire dal riconoscimento che l’idea di adulto inteso come persona ‘arrivata’, dotata di stabilità, non è più sostenibile. Anche nell’ambito della fede, anzi, soprattutto in esso” – si osserva - la persona adulta, un assistente di Ac ‘adulto’ è chiamato “a porsi in atteggiamento di ricerca, di accoglienza, a compiere dei percorsi, a ridefinire il proprio essere discepolo di Gesù nel mutare delle situazioni, dei contesti, anche in relazione alle diverse accentuazioni dei contenuti della fede che la Chiesa pratica nel suo cammino. Una fede statica – conclude il comunicato - con la presunzione di averla acquisita una volta per sempre, conservata come un oggetto immutabile, difficilmente è vitale”.


    fonte: Radio Vaticana
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