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Discussione: Corpo della Gendarmeria dello Stato della Città del Vaticano

  1. #31
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    I taser in dotazione alla Gendarmeria vaticana

    ANSA, 18 giugno

    Anche il Vaticano ha deciso di dotarsi dei taser, le pistole elettriche in uso alla polizia statunitense alternative alle armi da fuoco. Già da alcuni giorni diversi gendarmi vaticani sono stati equipaggiati con il nuovo mezzo in grado di immobilizzare con una scarica elettrica ad alto voltaggio.

  2. #32
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    Omelia dell’Em.mo Card. Giovanni Angelo Becciu in occasione della Festa di San Michele Arcangelo, 29.09.2018


    Pubblichiamo di seguito il testo dell’omelia che l’Em.mo Card. Giovanni Angelo Becciu, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, ha pronunciato questa mattina nella Cappella del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano Maria Madre della Famiglia in occasione della Festa di San Michele Arcangelo, patrono e protettore della Polizia di Stato Italiana e del Corpo della Gendarmeria Vaticana:

    Omelia dell’Em.mo Card. Giovanni Angelo Becciu

    Eminenze, Eccellenze,
    Distinte Autorità,
    Cari Gendarmi ed Agenti,
    Cari fratelli e sorelle!

    Oggi ricorre la festa di San Michele Arcangelo, la cui celebrazione è associata a quella di San Gabriele e San Raffaele. Nel 1949, Papa Pio XII ha proclamato l’Arcangelo Michele patrono e protettore della Polizia di Stato Italiana, per sostenere la lotta che il poliziotto combatte tutti i giorni con impegno professionale al servizio del prossimo, dell’ordine e dell’incolumità delle persone. Anche la Gendarmeria vaticana, riconosce San Michele arcangelo come proprio patrono. Ed è significativo che questo comune riferimento patronale riunisca le due compagini di polizia - italiana e vaticana - nella memoria liturgica e nella celebrazione eucaristica. Contemplando l’esempio del Santo Patrono, i gendarmi e i poliziotti sono stimolati a riflettere sulla loro vita e a rafforzare l’impegno per continuare nel modo migliore il servizio che prestano per il bene della comunità nella quale operano.

    Alla luce di questo spirito di condivisione, rivolgo il mio deferente saluto alle autorità civili e militari; in particolare al Ministro dell’Interno sen. Matteo Salvini e al Capo della Polizia Italiana, dott. Franco Gabrielli. E saluto cordialmente il Comandante della Gendarmeria Pontificia dott. Domenico Giani.

    Nella devozione popolare, e specialmente in diverse preghiere rivolte a S. Michele, il credente lo invoca con questa espressione, o con altre simili: “Difendici in questa ardente battaglia contro tutte le potenze delle tenebre e la loro spirituale malizia”. Questa invocazione interpreta in forma di orazione quanto viene annunciato dalla Parola di Dio che è stata proclamata nella prima lettura, tratta dal libro dell’Apocalisse (Ap 12,7-12a). L’Arcangelo Michele appare, potremmo dire, nel pieno della sua missione. È una missione molto significativa, che si rivolge a quelle situazioni nelle quali e contro le quali è davvero difficile lottare. Una lotta impari, contro il male e Satana, contro quel «drago» che, dice letteralmente il testo biblico, «seduce tutta la terra abitata». Quindi un angelo, un solo angelo, contro un potere universale! La sua battaglia contro il drago richiama la lotta tra Dio e il maligno. Il Catechismo della Chiesa Cattolica, al paragrafo 328, afferma che «l’esistenza di esseri spirituali, incorporei, che la Sacra Scrittura chiama abitualmente Angeli, è una realtà di fede. La testimonianza delle Scritture è tanto chiara quanto l’unanimità della Tradizione». Altri esseri spirituali incorporei sono presentati dalla Scrittura come “nemici” di Dio e falsi amici dell’uomo. Infatti, la potenza del Male usa la strategia dell’inganno per mettere odio tra l’uomo e Dio, tra l’uomo e la sua coscienza, tra l’uomo e il suo fratello.

    La prima e decisiva lotta contro la forza del Male la dobbiamo sostenere all’interno di noi stessi. Il drago ce lo portiamo dentro. La vita morale, la nostra coscienza umana e cristiana, diventa molto spesso un campo di battaglia dove il Maligno ci assedia con il fuoco incendiario della cupidigia, dell’invidia, dell’odio, dell’egoismo, del sospetto, del disprezzo o del rifiuto dell’altro, e di ogni genere di pensieri distruttivi. Questa guerriglia spirituale “urbana” cioè interiore, si trasferisce spesso sul campo “extraurbano” dei rapporti familiari, dei rapporti lavorativi e sociali in genere. Dentro di noi si scatena una lotta impari tra il bene che desideriamo compiere e il male che invece prende il sopravvento perché mascherato da angelo di luce che inganna la libertà umana.

    Il Drago del Male esercita anche una sua azione sociale di disgregazione, fomentando la logica della violenza, della conflittualità, della contrapposizione, dell’arroganza come forma di supremazia e di affermazione di sé, dell’aggressione verbale e fisica.

    L’intercessione dell’arcangelo Michele ci induca a riconoscere e a compiere sempre il bene per noi e per gli altri, a costo di qualunque sacrificio, perché il bene verrà sempre ripagato da Dio con altrettanto bene. San Michele sia sostegno ed esempio soprattutto di voi, impegnati a custodire, difendere e promuovere la giustizia, le regole della comune convivenza civile, la sicurezza sociale. Egli custodisca la vostra onesta operosità e il vostro infaticabile impegno per la difesa di ogni cittadino, specialmente dei più deboli.

    Nel linguaggio comune, tante volte gli uomini e le donne delle Forze dell’Ordine sono definiti «angeli» a motivo del valore di cura e custodia che caratterizza la loro missione. Soffermandoci sulla figura dell’Arcangelo Michele, possiamo dire che il compito affidatogli da Dio, la lotta contro il male, è molto simile al servizio che svolgono la Gendarmeria vaticana e la Polizia di Stato italiana: la lotta contro il male è necessaria per rendere più serena la vita della comunità. E il male può concretizzarsi in diverse forme non necessariamente violente, ma che si manifestano in comportamenti disordinati e nella mancata osservanza delle regole. Sappiamo quanto sia faticoso lottare contro il male, non è facile batterlo, né si potrà vincere finché ci saranno uomini sulla terra, poiché il peccato sarà sempre presente e ci saranno sempre coloro che vorranno lottare contro il bene, vorranno recare del male agli altri e alla società. La vostra missione, tuttavia, non è quella di combattere le persone, ma di contrastare le scorrettezze compiute dalle persone. Quanti lavorano nelle Forze dell’ordine e di polizia sono chiamati a distinguere sempre tra il male e l’uomo che compie il male: la persona, la sua dignità, merita di essere sempre rispettata, qualunque cosa abbia commesso. Il peccato e il reato invece no, non possono essere accettati, devono essere sempre combattuti con tutto l’impegno. Molte volte non è facile distinguere tra il peccato e il peccatore, tra il reato o l’illecito e colui che li compie, però è necessario combattere il male e l’ingiustizia, mettendo quanti sbagliano nella condizione di non sbagliare più. Dovete agire sempre come gli angeli, cioè con lo spirito di chi è mandato per l’edificazione del bene.

    Allora il significato di questa festa consiste proprio nel guardare a San Michele Arcangelo, perché tutti noi, ispirati da lui, possiamo diventare dei buoni angeli nel nostro lavoro quotidiano. Soltanto così saremo in grado di lottare con tutte le nostre forze il male della società per poterlo estirpare totalmente, affinché la convivenza della comunità civile possa essere una convivenza veramente serena, pacifica, rispettosa tanto delle leggi quanto dei diritti e della dignità della persona umana, e possa impegnare tutti a costituire un’unica famiglia, ad essere pronti a mettersi al servizio gli uni degli altri per dare vita a quella famiglia umana che insieme si dirige verso il regno di Dio.

    Voi gendarmi siete chiamati a un compito importante che attiene alla sicurezza e all’ordine pubblico. La vostra presenza discreta e vigile, assicura tranquillità per un sereno svolgimento delle attività del Santo Padre e dello Stato della Città del Vaticano.

    Desidero anche evidenziare che la vostra preziosa opera si svolge mediante una proficua cooperazione e una fattiva sinergia con la Guardia Svizzera Pontificia, come pure con le forze di Polizia di altri Stati, specialmente dell’Italia, alle cui Istituzioni siamo grati per la generosa disponibilità, sempre manifestata anche in occasione dei viaggi apostolici del Santo Padre. Auspico che possiate sempre più avvalervi reciprocamente di questo efficace stile operativo, attraverso un fruttuoso scambio di esperienze e di informazioni. La sicurezza, infatti, è un bene prezioso che si realizza con un costante lavoro di squadra e un’azione ponderata e articolata. Ciò richiede non soltanto preparazione fisica e intellettuale, ma anche spirituale. Vi esorto pertanto ad attingere dalla preghiera e dai Sacramenti la forza per essere sempre bene attrezzati di fronte ai problemi e agli avvenimenti imprevisti.

    Cari gendarmi, cari uomini della Polizia, grazie per la dedizione talora nascosta nella quotidianità e lealtà di tanti vostri gesti!! Grazie di cuore per come portate avanti il vostro compito, gravoso e prezioso; un compito che va accompagnato, per questo avete scelto San Michele come Patrono. Egli vi ricorda, ci ricorda, che il male non ha l’ultima parola e che, come diceva San Giovanni Paolo II, il limite imposto al male è la misericordia. Essa si manifesta a voi come dono e come compito. Come dono attraverso una Persona, il Signore che incrocia il vostro sguardo, allo stesso modo in cui, nel Vangelo di oggi (Gv 1,47-51), Natanaele si sente «guardato» e «conosciuto» – quindi amato - da Gesù. È il senso della Celebrazione così significativa di oggi che vede riuniti nella preghiera Gendarmeria vaticana e Polizia italiana, ed è il mio augurio agli esponenti di queste due benemerite Istituzioni: sappiate «guardare» ogni creatura con amore, ad imitazione di Gesù, per riuscire a difenderla dal male, come fa San Michele. Che Egli vi custodisca, per rendervi capaci di custodire!

    [01509-IT.01] [Testo originale: Italiano]

    [B0708-XX.01]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

  3. #33
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    Santa Messa per il Corpo della Gendarmeria Vaticana, 28.09.2019


    Questo pomeriggio, alle ore 17.00, presso la Grotta di Lourdes nei Giardini Vaticani, il Santo Padre Francesco ha presieduto la Celebrazione Eucaristica per il Corpo della Gendarmeria Vaticana, in occasione della Festa di San Michele Arcangelo, patrono e protettore della Polizia di Stato Italiana e del Corpo della Gendarmeria Vaticana.

    Riportiamo di seguito il testo dell’omelia che il Papa ha pronunciato nel corso della Messa:

    Omelia del Santo Padre

    Una prima lettura del Vangelo, di questo passo del Vangelo, ci può forse far sbagliare il messaggio e portarci a pensare che questo sia un insegnamento di Gesù in favore dell’elemosina, in favore della giustizia, cioè un insegnamento di Gesù di tipo morale. Ma è tutta un’altra cosa. Gesù vuole entrare proprio nel percorso umano di tutta una vita, e per questo questo Vangelo parla di due vite, di un uomo ricco e di un uomo povero, di come è il percorso dell’una e dell’altra. Questo Vangelo ci fa vedere il destino – non il destino magico, no – il destino che un uomo o una donna può fare di sé stesso, perché noi facciamo il nostro destino, noi camminiamo il nostro cammino e il nostro cammino tante volte lo facciamo noi. A volte interviene il Signore, dà la grazia il Signore, ma i responsabili del nostro cammino siamo noi. Il Signore ci dà la gratuità della grazia, ci aiuta ad andare sempre nella sua presenza ma il nostro cammino, la responsabilità del nostro cammino è nostra. Vorrei entrare un po’ in questo messaggio.

    “C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti”. Questa è una vita. Ce n’è un’altra: “Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe”. Due vite. Non un istante della vita: due percorsi di vita, perché il ricco continuava a tenere questo stile di vita e il povero continuava a soffrire nell’indigenza. Non è una cosa fantasiosa, questo succede ogni giorno in ogni città, in ogni parte del mondo. Il Signore racconta questo passo del Vangelo con una pace e una serenità grande.

    Invece, nella prima Lettura abbiamo ascoltato il profeta Amos che non parla di questo con tanta serenità. “Guai - comincia così -, guai agli spensierati di Sion e a quelli che si considerano sicuri sulla montagna di Samaria! Distesi su letti d’avorio e sdraiati sui loro divani mangiano gli agnelli del gregge e i vitelli cresciuti nella stalla. Canterellano al suono dell’arpa, come Davide improvvisano su strumenti musicali; bevono il vino in larghe coppe e si ungono con gli unguenti più raffinati, ma della rovina di Giuseppe - cioè dei poveri, della rovina del popolo di Israele - non si preoccupano. Perciò ora andranno in esilio in testa ai deportati e cesserà l’orgia dei dissoluti”. C’è l’orgia dei dissoluti, c’è l’uomo ricco e c’è l’ingiustizia verso il popolo eletto del Signore, e qui c’è la minaccia del Signore che punisce inviando in esilio.

    Fino a qui sembra essere soltanto un insegnamento morale: per favore, fate giustizia fra voi. Ma la cosa più essenziale, più forte, la chiave per capire questo la dà la preghiera iniziale, la orazione Colletta, che dice così: “O Dio, tu chiami per nome i tuoi poveri, mentre non ha nome il ricco epulone”. Questo è il problema. Ambedue fanno la loro esistenza, ognuno nella scelta che ha fatto della vita. Uno riuscì ad avere un nome, a farsi un nome, ad essere chiamato per nome, con un sostantivo; l’altro, il ricco, non sappiamo come si chiama, soltanto l’aggettivo, un “ricco”: non è riuscito a far crescere il nome, la dignità davanti a Dio. La vita si gioca: la coerenza di avere un nome o l’incoerenza che ci porta a non avere un nome. Il ricco sapeva che alla porta della sua casa c’era questo povero e faceva finta di non vederlo, perché guardava solo a sé stesso, centrato su sé stesso, sulla vanità, si credeva il padrone dell’universo, preoccupato delle ricchezze e delle feste e delle cose che faceva. Non sapeva come si chiamava il povero? Sì, lo sapeva, perché quando era all’inferno chiede ad Abramo: “Manda Lazzaro”. L’ipocrisia della vanità, l’ipocrisia di coloro che credono di poter essere redentori di sé stessi, di salvare sé stessi, soltanto con le cose. Ma il loro nome non cresce, non hanno nomi, sono degli anonimi. Invece, nel testo evangelico, per ben cinque volte si dice il nome del povero. Per cinque volte, un’esagerazione, ma perché Gesù fa questo? Perché come dice la preghiera: “Signore, tu chiami per nome i tuoi poveri, mentre non ha nome il ricco epulone”. È questa la storia di questo Vangelo, la storia di due percorsi di vita: uno che è riuscito a portare avanti il proprio nome; l’altro che, preoccupato di sé stesso, dell’egoismo, è incapace di far crescere la sua persona, la propria dignità. Non ha nome.

    Tutta la nostra vita è un po’ un percorso per consolidare, per rendere forte il nostro nome con l’onestà della vita, con il cammino che il Signore ci va indicando, e per questo dobbiamo aiutarci l’un l’altro.

    Qualcuno potrà dirmi: “Padre, va bene il Vangelo, ma cosa c’entra questo con la Gendarmeria oggi?”. Anche voi dovete custodire tutte le persone che sono qui dentro, che abbiano la possibilità di crescere, di avere un nome. Voi siete uomini che lavorate per la dignità di ognuno di noi perché ognuno di noi abbia un nome e porti avanti il proprio nome, il nome che il Signore vuole che portiamo. E quando voi fate qualche misura disciplinare - “Questo non si può fare” - è propriamente per fermare questa orgia dell’anonimato che è la più brutta delle orge umane: non accettare un nome e voler tornare nel buio dell’anonimato. Per questo mi è venuto in mente che ben può dirsi che la Gendarmeria è la custodia dei nomi, di tutti i nostri nomi. Non per pulire la cartella di ognuno: se c’è qualcosa di brutto, la bruciamo via… No, questo nome non vale. Ma per aiutare la disciplina dello Stato della Città del Vaticano, che ognuno dei suoi abitanti abbia un nome. E per questo vi ringrazio tanto. Continuate così, a lavorare per la dignità delle persone, di ognuno, e così porterete avanti la vostra vocazione.

    Alla fine vorrei dire soltanto una parola su un peccato che ho fatto oggi, e a voi che siete poliziotti: oggi ho fatto un contrabbando! In questa Messa ho fatto un contrabbando perché ho una famiglia di amici che celebra il 50° di matrimonio e io avevo questa Messa e loro volevano che io celebrassi per loro e ho fatto il contrabbando di portarli qui in questa Messa con voi. Loro sono 46 persone, stanno lì. I coniugi, i figli e i nipoti. In totale 46. Bella famiglia! Pregate anche per loro, perché abbiano un nome. Grazie.

    [01527-IT.01] [Testo originale: Italiano]

    [B0749-XX.02]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

  4. #34
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    https://www.corriere.it/cronache/19_...d8cbf64b.shtml

    Il Vaticano pronto a sostituire Giani, il capo della Gendarmeria

    L’inchiesta sugli investimenti milionari. La soffiata e la decisione di Francesco


  5. #35
    CierRino di diamante L'avatar di Servus Servorum
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    https://www.corriere.it/cronache/19_...d8cbf64b.shtml

    Il Vaticano pronto a sostituire Giani, il capo della Gendarmeria

    L’inchiesta sugli investimenti milionari. La soffiata e la decisione di Francesco
    Insomma, rubano gli impiegati e i funzionari e chi ne fa le spese è il povero Comandante della Gendarmeria perché prende provvedimenti contro di loro?
    Siamo al paradosso!!!
    Tutta la mia solidarietà all'integerrimo Comandante Domenico Giani, che oltretutto, agli inizi della sua brillante carriera, ha indossato la mia stessa uniforme!!!
    Pace e Bene!

  6. #36
    Saggio del Forum L'avatar di Pikachu
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    Insomma, rubano gli impiegati e i funzionari e chi ne fa le spese è il povero Comandante della Gendarmeria perché prende provvedimenti contro di loro?
    Siamo al paradosso!!!
    Tutta la mia solidarietà all'integerrimo Comandante Domenico Giani, che oltretutto, agli inizi della sua brillante carriera, ha indossato la mia stessa uniforme!!!
    Mah, premesso che la questione non mi interessa molto, dai racconti (interviste su testate estere ai tempi dell'estromissione) di Libero Milone avevo ricavato un'immagine un po' meno idilliaca di Giani, sinceramente.


  7. #37
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    Ultima modifica di Vox Populi; 12-10-2019 alle 11:27
    Oboedientia et Pax

  8. #38
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    Io sono ignorante e non ho studiato teologia come molti di voi, ma non penso che Papa Francesco, con la tempra e il coraggio che ha dimostrato in questi anni nell'affrontare tutti gli scandali che sono emersi, faccia dimettere (o accetti le dimissioni) di un Vescovo e addirittura del comandante della Gendarmeria solo per delle campagne di stampa.
    O c'è davvero qualcosa, o coglie la palla al balzo per far dimettere persone che, per mille motivi che non ho nessun titolo o capacità o competenza per giudicare, già voleva sostituire.
    vedi i due casi Viganò: con l'ex nunzio, si è scatenata la stampa mondiale, e il Papa non ha fatto un plissé, con il responsabile della stampa, l'ha tenuto in curia, sia pure con un incarico diverso, e adesso l'ha ripromosso.
    Noi non abbiamo tutte le informazioni che ha il Papa, penso - mia opinione, magari sbaglio! - sia mancargli di rispetto pensare che si lasci condizionare dalla stampa, poi da un giornale fondato dal giornalista al quale ha già dato tante interviste, e che quindi gli deve stare come minimo simpatico.

  9. #39
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    https://roma.corriere.it/notizie/cro...6712b5e2.shtml

    Vaticano, il saluto del capo della gendarmeria: «Tanta amarezza». Oggi la sostituzione

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano...s-4795769.html

    Vaticano, la lettera di dimissioni del capo dei gendarmi Giani per la fuga di notizie


  10. #40
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