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Discussione: Radio Vaticana: storia, programmi, iniziative e notizie

  1. #21
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    Citazione Originariamente Scritto da hildegarda Visualizza Messaggio
    Nel senso, carissimo, che se vuoi avere informazioni dalle zone di guerra, e informazioni non false, devi rivolgerti a Radio Vaticana e onestamente, tutta questa guerra a suon di elettrosmog (del quale oltretutto nulla si sa se non illazioni), proprio nei confronti di una radio che assicura comunicazioni da e per zone calde del mondo, mi lascia un poco perplessa...e come sai io non sono un'amante della teoria dei complotti.
    Ah ok ho capito, sì sono d'accordo con te.

  2. #22
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    Citazione Originariamente Scritto da Simone93 Visualizza Messaggio
    Non so se sia vero ma potrebbe essere possibile, visto che le antenne di radio vaticana possono non seguire la legge italiana perché godono di extraterritorialità.
    No, la tesi dell'etraterritorialità sostenuta dal Vaticano è stata più volte disattesa sia dalla Corte di Appello di Roma che dalla Cassazione.

    Del resto le antenne non sono mica la Basilica di San Pietro.

  3. #23
    Partecipante a CR L'avatar di Gaudium et Spes
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    I trasmettitori di Radio Vaticana si trovano in area extraterritoriale. Poiché le onde, però, ricadono immediatamente in territorio italiano (e il C.P. equipara l'inquinamento elettromagnetico al getto pericoloso di cose), Radio Vaticana ha giustamente ridotto la potenza dei propri trasmettitori per rispettare i limiti italiani.
    Mi chiedo un'altra cosa: dato che all'epoca dell'insediamento di Radio Vaticana l'area interessata era praticamente deserta, perché lo Stato italiano ha consentito la costruzione di aree residenziali nel suo territorio, a brevissima distanza dai trasmettitori di Radio Vaticana, situati in area extraterritoriale?

  4. #24
    Veterano di CR L'avatar di paololos
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    Citazione Originariamente Scritto da Gaudium et Spes Visualizza Messaggio
    I trasmettitori di Radio Vaticana si trovano in area extraterritoriale. Poiché le onde, però, ricadono immediatamente in territorio italiano (e il C.P. equipara l'inquinamento elettromagnetico al getto pericoloso di cose), Radio Vaticana ha giustamente ridotto la potenza dei propri trasmettitori per rispettare i limiti italiani.
    Mi chiedo un'altra cosa: dato che all'epoca dell'insediamento di Radio Vaticana l'area interessata era praticamente deserta, perché lo Stato italiano ha consentito la costruzione di aree residenziali nel suo territorio, a brevissima distanza dai trasmettitori di Radio Vaticana, situati in area extraterritoriale?
    E' come a Ciampino, gli abitanti si lamentano dell'aeroporto, aeroporto che c'era già quando loro sono andati a vivere lì.

  5. #25
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    Citazione Originariamente Scritto da Gaudium et Spes Visualizza Messaggio
    I trasmettitori di Radio Vaticana si trovano in area extraterritoriale. Poiché le onde, però, ricadono immediatamente in territorio italiano (e il C.P. equipara l'inquinamento elettromagnetico al getto pericoloso di cose), Radio Vaticana ha giustamente ridotto la potenza dei propri trasmettitori per rispettare i limiti italiani.
    Mi chiedo un'altra cosa: dato che all'epoca dell'insediamento di Radio Vaticana l'area interessata era praticamente deserta, perché lo Stato italiano ha consentito la costruzione di aree residenziali nel suo territorio, a brevissima distanza dai trasmettitori di Radio Vaticana, situati in area extraterritoriale?
    Ma cosa è questa "area extraterritoriale"? E' un concetto giuridicamente inesistente. Le aree intorno a Radio Vaticana sono aree pubbliche o private sotto la piena sovranità dello Stato Italiano.

    La extraterritorialità non c'entra proprio niente.

    Il fatto è che non c'entra niente cosa c'era prima, ma solo se da quella area ci siano o meno emissioni pericolose.

    Sarà pur libero il cittadino di andar a vivere dove vuole e non dover dipendere dalle altrui antenne?

    Oppure costruire delle antenne significa obbligare l'intera popolazione a non avvicinarsi all'area?

    E soprattutto c'era bisogno di una iniziativa giudiziaria per limitare le emissioni o il pericolo per la salute non era già un buon motivo per limitarle? Ha un valore la salute del cittadino ancor prima delle iniziative giudiziarie? Cristianamente mi sembra un dubbio non da poco.

    Comunque le emissioni saranne state pure limitate ma i disturbi negli elettrodomestici nel raggio di alcuni km continuano. Disturbi tipo che dal citofono o dal telefono si sente Radio Vaticana.

  6. #26
    Veterano di CR L'avatar di hildegarda
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    Citazione Originariamente Scritto da UbiDeusIbiPax Visualizza Messaggio
    No, ma significa aspettarsi, e non lamentarsi, di essere esposti a radiazioni elettromagnetiche (entro i limiti di legge) costantemente, sapendo che gli studi fatti non hanno ancora stabilito univocamente se ciò sia pericoloso o meno per la salute - anche se il buon senso direbbe di essere prudenti.

    Insomma lo facciano pure, ma poi non si lamentino e non querelino, se la legge è rispettata, cosa che andrà accertata.



    Per disturbi simili bastano potenze modeste, è sufficiente centrare la frequenza giusta!
    A quanto dici aggiungerei che nessuno si lamenta, anzi, quando gli installano un ripetitore di telefonia sul terrazzo condominiale. Visto che in quel caso si viene pagati perchè privarsi, e privare i vicini che non sono invece pagati, di tutto quel sano elettrosmog?

  7. #27
    Moderatore Globale L'avatar di Vox Populi
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    Citazione Originariamente Scritto da Verbovero Visualizza Messaggio
    Il fatto è che non c'entra niente cosa c'era prima, ma solo se da quella area ci siano o meno emissioni pericolose.

    Sarà pur libero il cittadino di andar a vivere dove vuole e non dover dipendere dalle altrui antenne?
    Sulla effettiva pericolosità delle emissioni direi di attendere la presentazione della "contro-perizia" affidata da Radio Vaticana al prof. Veronesi.
    Circa le abitazioni, il problema non è la decisione di andare a vivere lì, quanto piuttosto, come notato da UbiDeusIbiPax, il fatto che sia stata autorizzata l'edificazione di abitazioni in quell'area.
    Oboedientia et Pax

  8. #28
    Utente Senior L'avatar di Paolo86
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    Citazione Originariamente Scritto da UbiDeusIbiPax Visualizza Messaggio
    Unica precisazione: gli unici che, volenti o nolenti, sono esposti alla stragrande maggioranza dell'elettrosmog causato dalla stazione radio-base, disposta sul tetto di un palazzo, sono i vicini. Quel privarsi è dunque di troppo perché chi abita nel palazzo con la stazione stessa è esposto a una percentuale minima delle radiazioni prodotte dalla stazione, questo perché le antenne irradianti hanno una buona direttività (ossia la maggior parte della potenza irradiata è localizzata in una regione dello spazio ben definita, detta lobo principale, "a forma di goccia" parallela al terreno, cioè perpendicolare all'elemento irradiante, che è verticale rispetto al suolo (spero si capisca) e dunque i vicini sono a tutti gli effetti cornuti e mazziati, perché non percepiscono un euro e sono nel bel mezzo del lobo principale e dunque molto più esposti di chi, abitando sotto l'antenna, al più si becca quel residuo di potenza dei lobi minori.
    Spero ci sia qualche ingegnere telecomunicazionista tra noi per spiegare al meglio quanto ho scritto in modo molto spartano, anche perché il mio settore è contiguo alle TLC ma diverso

    Per dirla ancor più brevemente: le aziende di TLC dovrebbero pagare molto più profumatamente chi è vicino a quelle antenne, piuttosto che chi le tiene sopra la propria testa!!
    Lo tengo a 30-40 metri un ripetitore mi deve preoccupare
    Se i fatti e la teoria non concordano ,cambia i fatti C'est facile

  9. #29
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    L'elettrosmog e gli attacchi al Vaticano

    27 luglio 2010 : Corriere della Sera



    L'elettrosmog e gli attacchi al Vaticano

    di Vittorio Messori


    Troppo spesso, lo si sa, i media hanno la memoria corta. Così, giornali, telegiornali, siti e blog Internet si sono gettati su una notizia che hanno scambiato per ghiotta novità: la Chiesa rovina i bambini non solo con le violenze sessuali, ma anche con le radiazioni delle potentissime antenne della Radio Vaticana. Si è citata, per prova della nuova vergogna, una perizia del tribunale di Roma che, in realtà, nessuno ha ancora visto. Comprensibile che padre Federico Lombardi, direttore della Radio oltre che della Sala Stampa vaticana, abbia espresso “ vivo stupore“ per il ritorno di una vicenda che, dopo decenni di polemiche, sembrava terminata. Vicenda davvero esemplare, dove un ambientalismo catastrofista si unisce alla propaganda anticattolica di un certo radicalismo.

    Proprio per questo carattere esemplare, vale la pena di ricostruire le tappe di un tormentone che oggi si vorrebbe ricominciare. Ecco, allora, i fatti. Con una legge del 1952, furono concessi dal Governo italiano allo Stato della Città del Vaticano tre chilometri quadrati a Nord di Roma, nella località detta Santa Maria in Galeria. Su
    quel terreno sono state elevate le antenne che diffondono la voce della Chiesa in tutto il mondo. Accanto agli impianti vaticani, anche la Marina Militare costruì il suo centro di comunicazioni.

    A quel tempo, il terreno circostante era deserto per chilometri, come avveniva spesso nella campagna romana. Ma, con gli anni, la zona si coprì di costruzioni, molte delle quali abusive, nell’inerzia del Comune. È anche da quegli abitanti irregolari – sobillati a lungo e a tappeto da comitati ad hoc creati dai Verdi più estremisti, fiancheggiati da gruppi anticlericali- che, decenni dopo, partì l'attacco contro la Radio Vaticana. Così, la gente che si era costruita la casa proprio a ridosso degli impianti, a dispetto ogni legge urbanistica, fu spinta a manifestare contro “il cinismo omicida della Chiesa“ che attentava alla salute loro e dei figli.

    La Radio era accusata, infatti, di diffondere "elettrosmog". Il nome, va detto, è a suo modo suggestivo, ma, secondo molti esperti autorevoli, indica una realtà inafferrabile se non inesistente. Molti oncologi, a cominciare dal più illustre, Umberto Veronesi, negano che esista un legame tra il cancro e le infinite onde (radio, televisioni, linee di alta tensione, cellulari, telecomandi) che attraversano il nostro corpo. L’inesistenza, o la
    innocuità, di un “elettrosmog“ è sostenuta da molti altri esperti di chiara fama e vi è contrasto di opinioni nella stessa Unione Europea, pur rispettosa sino alla bigotteria dell'”ecologicamente corretto".

    E invece, per attaccare la Radio Vaticana (e, di striscio, la Marina Militare) gli agit-prop suggerirono agli abitanti dei dintorni di andare in cerca di casi di leucemia infantile, denunciando che questi erano stati provocati dai cattivi "preti" e chiedendo adeguati risarcimenti economici. I “preti“ in realtà, si attenevano alle prescrizioni dell'Istituto internazionale, lo Icnirp, che in base al "principio di precauzione", stabilisce i limiti delle emissioni. Limiti che, come constatò una Commissione del ministero italiano della Sanità, non erano superati a Ponte Galeria.

    Ma, approfittando di un periodo in cui erano nella maggioranza di governo, i Verdi fecero approvare una legge ad hoc che pose al campo elettrico dei limiti “restrittivi sino al ridicolo“, com’è stato osservato. Grazie a questa legge mirata, si stabilì che -anche se di rado- le antenne vaticane superavano i paletti. Si fece appello, così, alla Regione Lazio, la quale nominò un’altra Commissione, che stabilì che i casi di leucemia, anche infantile, erano statisticamente omogenei alle altre zone del Lazio.

    Le cifre date dai propagandisti possono impressionare, ma solo se non si confrontano con la media non solo laziale ma italiana ed europea. Assoluzione, dunque, per la Radio la quale, peraltro, per calmare gli animi (“Vaticano=cancro“ dicevano gli striscioni dei militanti giunti dal centro di Roma) aveva adottato misure che avevano abbassato i limiti anche al di sotto della punitiva legge italiana.

    Ma “catastrofisti“ e “mangiapreti” pretesero una nuova Commissione, questa volta internazionale, dopo quella regionale e quella nazionale. Gli ulteriori luminari, convocati da varie nazioni, indagarono e presentarono un rapporto che così concludeva: “I dati da noi raccolti non confermano un'associazione tra gli impianti radio e le leucemie infantili. Anzi, non v'è alcuna base biologica né consistenza epidemiologica su una eventuale relazione tra esposizione a radiofrequenze e rischio tumori”.

    Eppure, con instancabile tenacia, si riuscì ad ottenere che la Corte di Cassazione annullasse per un vizio di forma i processi precedenti e si ripartisse ex novo con un ennesimo procedimento, dove il reato addebitato ai responsabili della Radio era fantasioso, non essendosi trovato nulla di meglio. Si trattava, in effetti, del “getto pericoloso di cose”, previsto dall'articolo 674 del Codice Penale.

    Nel 2001 una Commissione mista italo-vaticana giunse a un accordo definitivo e l’anno seguente ( nonché in quelli successivi ), gli esperti del nostro governo, dopo avere proceduto a sofisticati controlli, si rallegrarono con la Radio perché il livello delle emissioni era ancor più basso di quanto pattuito e ribadì che non vi era alcun pericolo per la salute pubblica.
    A conferma, comunque, della strumentalizzazione sta, tra gli altri, un particolare: tra i consulenti della Radio Vaticana, dunque tra gli scienziati schierati a favore della innocenza delle sue antenne e della innocuità delle “onde“, primeggia proprio quell’Umberto Veronesi che dicevamo e che non ha mai fatto mistero della sua estraneità, spesso polemica, al cattolicesimo.

    Ma, come ha detto il professore,“l’onestà scientifica deve contrastare ideologie, ossessioni, superstizioni, leggende metropolitane“.
    Quanto alle leucemie infantili, forse il maggior esperto italiano, il pediatra prof. Andrea Pession, nega egli pure, a nome dei colleghi, un legame dimostrabile tra cancro e onde.
    Ma qualche malizioso è andato oltre: molte grandi aziende sono in lista di attesa per procedere all’interramento di tutte le linee elettriche ad alta tensione che attraversano il Paese sui grandi tralicci.

    Una commessa epocale, da molti miliardi di euro. Ma l’affare sarebbe possibile solo se i governi italiano ed europeo riconoscessero l’esistenza e la dannosità di quello che gli ambientalisti chiamano “elettrosmog“. Così, proprio i Verdi favorirebbero uno dei maggiori guadagni dell’inviso “capitalismo“. Un buon esempio di "eterogenesi dei fini ".

    fonte:
    http://www.et-et.it/articoli/2010/2010_07_27.html

  10. #30
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    Vaticana: 80 anni «in onda»
    Il 12 febbraio 1931 alle 16.30 Guglielmo Marconi passò il primo microfono a Pio XI, che esordì citando la Bibbia in latino: «Udite e ascoltate, popoli lontani»...

    DI LUIGI COBISI

    La sera del 12 febbraio 1931, dopo che il Santo Padre ebbe terminato il suo primo radiomessaggio – immediatamente tradotto in diverse lingue – l’appena fondata Radio Vaticana fu raggiunta da due studenti del Collegio Etiopico: avevano preparato un riassunto nella loro lingua e desideravano trasmetterlo. Come scrisse il quotidiano La Tribuna due giorni dopo, furono accontentati «con premura, non appena esaurite le precedenti» letture. È davvero significativo che – alla fine di una giornata dominata dalle grandi personalità di Guglielmo Marconi e Pio XI – si trovasse uno spazio anche per quei due giovani che nessuno aspettava. Nei decenni seguenti analoga «premura» divenne per la radio del Papa un segno costante di una missione esercitata verso gli ascoltatori di 40 lingue diverse, raggiunti in onde medie e corte, in Fm, sui nuovi canali digitali (sistema Dab plus) e via internet. Il microfono passato con immediatezza ai due africani rappresentò la prima ripetizione del gesto compiuto poche ore prima da Marconi, quando, alle 16,30 di quella fredda giornata (a sera sui Giardini Vaticani c’era perfino un’insolita nebbia) consegnò la radio al Papa invitandolo a «voler far sentire la sua augusta parola al mondo». Pio XI si era preparato con attenzione a quel momento e – scelto di esprimersi in latino – si rivolse in tono biblico agli ascoltatori: «Udite e ascoltate, popoli lontani».

    L’emozione fu enorme. A Roma, in tutt’Italia e dovunque nel mondo era stato possibile accendere una radio, l’ascolto della voce del Papa fece comprendere la vastità del pubblico cui la nuova emittente si dirigeva. Così fu subito evidente che per raggiungere tutti i «popoli lontani» occorreva un lavoro profondo sulle lingue e le culture di cui quel riassunto portato dagli studenti etiopici fu il primo passo.

    Riassunto: non una semplice traduzione bensì un lavoro redazionale che, a fianco alla chiara parola del Santo Padre, rappresentò l’inizio di una programmazione originale oggi tipica di ciascuna redazione che può contare su redattori madrelingua e su contatti continui con i rispettivi Paesi. L’Africa continua a giocare, in questo contesto, un ruolo fondamentale. A fianco di amarico e tigrino, le lingue presenti da ottant’anni alla Radio Vaticana, trasmissioni in swahili, francese, inglese, portoghese coprono complessivamente circa 9 ore al giorno su altrettante frequenze d’onda corta dirette al continente nero, cui si aggiunge l’italiano per integrare un servizio informativo sull’Africa dal sito internet della Radio Vaticana (www.radiovaticana.org) che da circa un anno propone continui aggiornamenti su un’area tanto sensibile del mondo. Da quando a Roma si sono poi moltiplicate le presenze straniere, la diffusione locale in modulazione di frequenza dei programmi linguistici, che riporta (su 93,30 e 103,80 MHz) lo stesso palinsesto delle onde corte utilizzate per raggiungere ogni parte del mondo, i programmi europei e per l’Oltremare hanno trovato nuovi ascoltatori. Della durata variabile tra i 15 e i 30 minuti questi programmi uniscono alla dimensione globale del messaggio del Pontefice e della Chiesa quella locale di unici programmi in lingua originale fruibili nella capitale con una semplice radiolina. E d’altra parte la diffusione in Italia della Radio Vaticana, cioè la sua dimensione in parte romana e in parte nazionale, è da sempre un impegno irrinunciabile anche se purtroppo limitato da numerose difficoltà. Poiché la diffusione in onde medie e corte ha subìto pesanti riduzioni anche a causa della questione sul presunto elettrosmog e la Rai ha abolito le trasmissioni per l’estero smantellando i propri impianti in onde corte, l’opera della Radio Vaticana a favore degli ascoltatori italiani si è dovuta appoggiare a un’abilità tecnica che attraverso i diversi mezzi cerca di raggiungere davvero tutti. La radio del Papa è per molti anche la voce di casa: poter ascoltare in Medio Oriente o in Africa il notiziario vaticano delle 14 in lingua italiana è un contributo fondamentale per gli italiani in quelle aree. Ma nella stessa Italia (e in Europa) le onde corte, vero patrimonio lasciatoci da Marconi e da generazioni di tecnici di primissimo ordine, permettono a tutte le trasmissioni in italiano di essere ascoltate senza difficoltà. A fianco a queste risorse, la Radio Vaticana ha da tempo avviato la diffusione digitale che ha permesso al proprio canale in italiano (105 Live) di coprire quasi tutto il Paese attraverso il circuito Eurodab Italia. Per quanto la radio digitale non abbia ancora raggiunto in Italia uno sviluppo significativo, sono numerosi gli ascoltatori dotati di ricevitori Dab Plus solo per sentire Radio Vaticana: un pubblico fedele, per lo più silenzioso, che cerca una voce diversa, capace di prudenza e discernimento, poiché – come disse Benedetto XVI 5 anni fa visitando l’emittente – nel «mondo dei mezzi della comunicazione non mancano anche voci contrastanti. Tanto più è importante che esista questa voce, che vuole realmente mettersi al servizio della verità, di Cristo, e così mettersi al servizio della pace e della riconciliazione nel mondo».


    fonte: Avvenire, 09/02/2011
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