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Discussione: Santa Chiara d’Assisi

  1. #1
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    Santa Chiara d’Assisi



    Assisi vanta di aver dato i natali ad un altro personaggio che insieme a San Francesco ha significato molto nella storia e nella vita della Città. Chiara nasce da una nobile famiglia nel 1194, da Favarone di Offreduccio di Bernardino e da Ortolana. La madre, recatasi a pregare alla vigilia del parto nella Cattedrale di San Rufino, sentì una voce che le predisse:"Oh, donna, non temere, perchè felicemente partorirai una chiara luce che illuminerà il mondo". La bambina fu chiamata Chiara e battezzata in quella stessa Chiesa.
    Si può senza dubbio affermare che una parte predominante della educazione di questa fanciulla è dovuta proprio alla Cattedrale di San Rufino, la sua Chiesa, dove poco distante sorgeva la casa paterna.
    L'ambiente familiare di Chiara era pervaso da una grande spiritualità. La madre educò con ogni cura le sue figlie e fu tra quelle dame che ebbero la grande fortuna di raggiungere la Terra Santa al seguito dei crociati. L'esperienza della completa rinuncia e delle predicazioni di San Francesco, la fama delle doti che aveva Chiara per i suoi concittadini, fecero sì che queste due grandi personalità s'intendessero perfettamente sul modo di fuggire dal mondo comune e donarsi completamente alla vita contemplativa. La notte dopo la Domenica delle Palme (18 marzo 1212) accompagnata da Pacifica di Guelfuccio (prima suora dell'ordine), la giovane si recò di nascosto alla Porziuncola, dove era attesa da Francesco e dai suoi frati. Qui il Santo la vestì del saio francescano, le tagliò i capelli consacrandola alla penitenza e la condusse presso le suore benedettine di S. Paolo a Bastia Umbra, dove il padre inutilmente tentò di persuaderla a far ritorno a casa. Consigliata da Francesco si rifugiò allora nella Chiesina di San Damiano che divenne la Casa Madre di tutte le sue consorelle chiamate dapprima "Povere Dame recluse di San Damiano" e, dopo la morte della Santa, Clarisse. Qui visse per quarantadue anni, quasi sempre malata, iniziando alla vita religiosa molte sue amiche e parenti compresa la madre Ortolana e le sorelle Agnese e Beatrice. Nel 1215 Francesco la nominò badessa e formò una prima regola dell'Ordine che doveva espandersi per tutta Europa. La grande personalità di Chiara non passò inosservata agli alti prelati, tanto che il Cardinale Ugolino (legato pontificio) formulò la prima regola per i successivi monasteri e più tardi le venne concesso il privilegio della povertà con il quale Chiara rinunciava ad ogni tipo di possedimento. Nel 1243 durante un'incursione di milizie saracene nel Monastero di San Damiano, Chiara scacciò con un atto di coraggio la soldatesca. La fermezza di carattere, la dolcezza del suo animo, il modo di governare la sua comunità con la massima carità e avvedutezza, le procurarono la stima dei Papi che vollero persino recarsi a visitarla. La morte di San Francesco e le notizie che vari monasteri accettavano possessi e rendite amareggiarono e allarmarono la Santa che sempre più malata volle salvare fino all'ultimo la povertà per il suo convento componendo una Regola (simile a quella dei Frati Minori) approvata poi dal Cardinale Rainaldo (futuro papa Alessandro IV) nel 1252 e alla vigilia della sua morte da Innocenzo IV, recatosi a S. Damiano per portarle la benedizione e consegnarle la bolla papale che confermava la su a regola; il giorno dopo (11 agosto 1253) Chiara muore, officiata dal Papa che volle cantare per lei non l'ufficio dei morti, ma quello festivo delle vergini. Il suo corpo venne sepolto a San Giorgio in attesa di innalzare la chiesa che porta il suo nome. Nonostante l'intenzione di Innocenzo IV fosse quella di canonizzarla subito dopo la morte, si giunse alla bolla di canonizzazione nell'autunno del 1255, dopo averne seguito tutte le formalità, per mezzo di Alessandro IV.
    "Vi scongiuro, sosteniamoci in questo cammino" Card.Angelo Scola

  2. #2
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    Bolla di Canonizzazione di Santa Chiara Vergine

    Clara claris praeclara
    Alessandro vescovo, servo dei servi di Dio, a tutti i venerabili fratelli arcivescovi e vescovi, salute e apostolica benedizione.

    1.

    Chiara, luminosa per chiari meriti, risplende in cielo per chiarità di gloria e in terra rigulge dello splendore di miracoli sublimi. Brilla, quaggiù in terra, l'austero ed alto Ordine fondato da Chiara, e lassù in cielo irradia splendore la grandezza del premio eterno; e la sua potenza abbaglia i mortali per miracoli meravigliosi.

    A questa Chiara si intitolò in terra il privilegio della più rigida povertà; a lei in cielo èdato in ricompensa un inestimabile profluvio di tesori ed ètributata dai credenti universale devozione ed immenso onore.

    La pienezza della luce divina rende luminosa Chiara in cielo; le stupende meraviglie dei prodigi da lei operati la fanno risplendere quaggiù al popolo cristiano.
    2.

    O Chiara dotata di tali e tante prerogative di chiarezza! Sei stata, invero, chiara prima della tua conversione, più chiara nel tuo cambiamento di vita, luminosa nella tua vita claustrale, splendente infine di luce vivissima dopo ilcorso della presente esistenza!

    Da Chiara spuntò per il mondo un chiaro specchio di esempio; nel gaudio del cielo ella porge il fragrante giglio della verginità, e in terra si sperimenta in modo evidente il soccorso della sua protezione.
    3.

    O meravigliosa e beata chiarezza di Chiara! Quanto maggiore èl'amore e la cura con cui si indaga questa luminosità nei singoli fatti particolari, tanto più luminosa la si riscontra in ciascuno!

    Ella veramente rifulse mentre viveva nel mondo, ma più vivida risplendette nella vita religiosa; brillò come raggio nella sua casa paterna, ma nel chiostro irradiò come un sole. Scintillò in vita, ma dopo morte splende radiosa; fu chiara in terra, ma in cielo rifulge di immenso chiarore.
    4.

    Quanto vivida èla potenza di questa luce e quanto forte èil chiarore di questa fonte luminosa!

    Invero, questa luce si teneva chiusa nel nascondimento della vita caustrale, e fuori irradiava bagliori luminosi; si raccoglieva in un angusto monastero, e fuori si spandeva quanto èvasto il mondo.

    Si custodiva dentro: e si diffondeva fuori. Chiara, infatti, si nascondeva: ma la sua vita era nota a tutti.

    Chiara taceva: ma la sua fama gridava.

    Si teneva nascosta nella sua cella: eppure nelle città si predicava di lei.
    5.

    Nulla di strano in questo: perché non poteva avvenire che una lampada tanto vivida, tanto splendente rimasse occulta senza diffondere luce ed emanare chiaro lume nella casa del Signore; né poteva rimanere nascosto un vaso con tanti aromi, senza emanare fragranza e cospargere di soave profumo la casa del Signore. Ché anzi, spezzando duramente nell'angusta solitudine della sua cella l'alabastro del suo corpo, riempiva deglia aromi della sua santità l'intero edificio della Chiesa.
    6.

    Invero, vivendo essa ancora fanciulla nella vita secolare, fin dalla più tenera età si studiò di varcare per un sentiero di purezza questo mondo fragile e impuro; e sempre custodendo il prezioso tesoro della sua verginità con illibato pudore, si dedicava assiduamente ad opere di carità e di pietà, sì che la sua fama si diffondeva grata ed encomiabile presso vicini e lontani: finché il beato Francesco, udito l'elogio della sua virtù, prese tosto ad esortarla inducendola al perfetto servizio di Cristo.
    7.

    Ed ella, accogliendo pronta i suoi santi consigli e desiderando ormai rinunciare completamente al mondo e ai beni della terra per servire il Signore solamente in povertà volontaria, quanto prima poté mandò ad effetto questo suo ardente desiderio.

    E infine tutti i suoi beni alienò e distribuì a profitto dei poveri,per dispensare in elemosina, per amore di Cristo, quanto era di sua proprietà.
    8.

    Volendo poi ritratarsi dal frastuono del mondo, si recò fuggendo in una chiesa campestre, dove dallo stesso beato Francesco ricevette la sacra tonsura, da lì si rifugiò poi in un'altra chiesa. Avvene in quel luogo che, sforzandosi i suoi parenti di ricondurla via con loro, ella resistette con fortezza e costanza; abbracciò subitamente l'altare e, tenedosi stretta alle tovaglie, scoprì ad essi il capo tonsurato, volendo con ciò manifestare che, essendosi ormai, con tutto il cuore, sposata a Dio, non poteva permettere che la si strappasse dal servizio di Cristo.
    9.

    Infine, essendose portata per intervento dello stesso beato Francesco presso la chiesa di San Damiano, fuori della città di Assisi, nella quale terra aveva avuto i natali, lì il Signore, desiderando amore e culto assiduo del suo nome, le associò molte compagne.

    Da qui, invero, trasse salutare origine l'insigne e santo Ordine di San Damiano, già ampiamente diffuso per il mondo. Qui Chiara, per esortazione dello stesso beato Francesco, diede principio a questa nuova e santa osservanza; ella fu il primo e stabile fondamento di questo grande Ordine; fu la pietra angolare di questo sublime edificio;
    10.

    Nobile di sangue, ma più nobile per la sua vita, conservò sotto questa regola di meravigliosa santità, la verginità, che già prima aveva custodita.

    In seguito anche sua madre, di nome Ortolana, tutta dedita ad opere di pietà, seguendo i passi della figlia, abbracciò devotamente in quest'Ordine la vita religiosa: nel qual, appunto, questa ottima ortolana, che aveva generato tale pianta nel campo del Signore, chiuse felicemente i suoi giorni.
    11.

    Dopo qualche anno, invero, la beata Chiara, piegandosi all'insistenza di san Francesco, accettò il governo del monastero e delle sorelle.

    Questa fu l'albero alto, proteso verso il cielo, dai rami dilatati, che nel campo della Chiesa produsse soavi frutti di religione, e alla cui ombra piacevole e amena molte seguaci accorsero da ogni parte, e tuttora accorrono per gustarne i frutti.

    Questa fu la nuova donna della valle Spoletana, che aprì una novella sorgente di acqua vitale ristoro e beneficio delle anime, la quale, già diramatasi per vari ruscelli nel territorio della Chiesa, rese prospero il vivaio della religione.
    12.

    Questa fu l'eccelso candelabro di sanctità, che rigulge vividamente nel tabernacolo del Signore; al cui grande splendore accorsero, attratte, e tuttora accorrono moltissime, per accendere a quel lume le loro lampade. Questa, per vero, piantò nel campo della fede e coltivò la vigna della povertà, dalla quale si raccolgono pingui e copiosi frutti di salvezza.

    Questa, nel territorio della Chiesa, coltivò il giardino dell'umiltà, adorno di ogni specie di povertà, nel quale fiorisce in abbondanza ogni virtù.
    13.

    Questa fabbricò nella cittadella della religione una rocca di rigorosa astinenza, in cui si dispensa larga refezione di alimento spirituale. Questa fu la prima dei poveri, la guida degli umili, la maestra dei casti, l'abbadessa delle penitenti. Questa governò il suo monastero e la famiglia a lei affidata con ogni sollecitudine e prudenza, nel timore e nel servizio del Signore e secondo la perfetta osservanza dell'Ordine.

    Vigilante nel dovere, premurosa nell'adempimento del servizio a lei affidato, cauta nelle esortazioni, caritatevole nell'ammonire; nel correggere moderata, temperata nel comando, ammirevole per compassione, discreta nel tacere, assenata nel parlare e accorta in tutto quanto concerne il saggio governo; desiderosa più di servire che di comandare, e di onorare le altre, più che di essere onorata.
    14.

    La sua vita era per le altre ammaestramento e scuola di sapienza. In questo libro di vita, tutte le altre appresero la loro regola di vita, in questo specchi di vita, tutte videro riflesso il sentiero della vita.

    Col corpo, infatti, era pellegrina sulla terra, ma con lo spirito dimorava in cielo; fu vasello di umiltà, arca di castità, fuoco di carità, dolcezza di bontà, fortezza di pazienza, mediatrice di pace e comunione d'amicizia: mite nelle parole, dolce nell'azione e in tutto amabile e gradita.
    15.

    Affinché, franto il corpo, diventasse più forte lo spirito - poiché ciascuno, appunto, diventa più forte quando èindebolito il suo nemico - aveva per letto la terra nuda e qualche volta dei sarmenti, e per guanciale un duro legno sotto il capo; era contenta di un'unica tonaca con un mantello di vile, rozzo ed ispido panno grossolano: e mentre con così umili vesti copriva il suo corpo, sulla nuda carne si cingeva talora di un aspro cilicio intrecciato con cordicelle di crine di cavallo.

    Parca nel cibo e sobria nel bere, a tale austerità giungeva la sua astinenza, che per lungo tempo in tre giorni della settimana, cioèil lunedì, il mercoledì e il venerdì non prendeva affatto alcun cibo a sostegno del corpo, e nondimeno negli altri giorni a tal punto si riduceva la quantità di alimento, che le altre si meravigliavano di come potesse reggersi con un rigore di tale genere.
    16.

    Assidua inoltre nelle veglie e intenta alla preghiera, in questo soprattutto spendeva la maggior parte del giorno e della notte.

    Travagliata, infine, da prolungate malattie, così che non le era dato di levarsi da se stessa per le occupazioni manuali, si faceva sollevare con l'aiuto delle sue sorelle e, sorretta alle spalle da appositi sostegni, lavorava con le sue mani così da non stare oziosa neppure nell'infermità-

    Onde di quella tela di lino, frutto del suo amoroso lavoro, fece fare molti corporali per il sacrificio dell'altare e li fece distribuire per diverse chiese nella piana e per i monti di Assisi.
    17.

    Fu soprattutto, però, un'innamorata e un'indefessa seguace della povertà; e tanto fissò al suo cuore questa virtù, tanto fu avvinta dal desiderio di possederla, che amandola sempre fermamente e sempre più ardendo nell'abbracciarla, mai si scostò per nessuna ragione dalla sua stretta e piacevole unione. E mai da alcuno, in nessun modo, poté essere persuasa ad acconsentire che il suo monastero possedesse qualche proprietà: quantunque papa Gregorio, di felice memoria, nostro predecessore, volendo fosse intenzionato a dotarlo di possessioni sufficienti ed adeguate al sostentamento delle sorelle.
    18.

    E per vero, poiché una luce grande e fulgida non può rimanere occultata senza irradiare chiarore, così anche durante la sua vita la potenza della sua santità rifulse in molti e svariati miracoli.

    Infatti, ad una delle sorelle del suo monastero restituì la voce, che aveva perso quasi completamente da lungo tempo; ad un'altra, priva del tutto dell'uso della lingua, rese sciolta la parola.

    Ad un'altra riaprì all'udito un orecchio affetto da sordità. Conun semplice segno di croce, ne risanò un'altra dalla febbre; un'altra enfiata per idropisia; un'altra ancora piagata da fistola e molte altre oppresse da diversi mali. E guarì un frate dell'Ordine dei Minori affetto da pazzia.
    19.

    Una volta, poi, essendo venuto a mancare completamente in monastero l'olio, ella, fatto chiamare il frate che era addetto a questuare elemosine per il monastero, prese un orciolo e, dopo averlo lavato, lo collocò vuoto accanto alla porta del monastero, perché il frate lo portasse con sé per questuare l'olio.

    Ma, allorché tale frate andò per prenderlo, lo trovò colmo di olio, elargito per grazia della carità divina.
    20.

    E ancora, non essendovi un altro giorno in tutto il monastero se non mezzo pane per il pasto delle sorelle, comandò che quel mezzo pane fosse tagliato a pezzettini e dispensato alle sorelle.

    Ma colui che èil pane vivo e provvede il cibo agli affamati, lo moltiplicò in modo tale fra le mani di colei che lo sminuzzava, che ne furono fatte cinquanta abbondanti porzioni e vennero dispensate alle sorelle già assise a mensa.
    21.

    Per questi ed altri stupendi miracoli, manifestò, ancora vivente, l'eccellenza dei suoi meriti. Mentre poi si trovava agli estremi, fu visto entrare nel luogo dove la serva di Cristo giaceva, un luminoso stuolo di beate vergini, adorne di corone splendenti, tra le quali una appariva più maestosa e più bella delle altre. Esse avanzarono fino al lettuccio di lei, e attorniandola, le prestarono quasi sollievo di visitatrici e conforto di consolazione, con premurosa cura.
    22.

    Dopo la sua morte, poi, fu condotto al suo sepolcro un malato di mal caduco, che non poteva camminare da sé per la contrazione di una gamba: e, lì davanti, la sua gamba risuonò fragorosamente, ed egli fu guarito dall'una e dall'altra infermità.

    Si videro persone incurvate nella schiena, rattrappite per malattia, pazzi furiosi in preda ad eccessi di demenza, riacquistare al sepolcro di lei perfetta sanità.

    Un tale che, per un grave colpo aveva perduto l'uso della mano destra, a tal punto che, resa del tutto inutile, non la poteva adoperare in alcun modo, per i meriti della Santa riacquistò completa sanità, riottenendo la sua mano come era prima.

    Un altro, che aveva perso al vista ed era da lungo tempo cieco, venuto al medesimo sepolcro accompagnato da un altro, vi ricuperò la vista e se ne ritornò senza bisogno di guida.
    23.

    Per questi e per moltissimi altri fatti e meravigliosi miracoli, questa beata vergine diffuse luminoso chiarore, così che in lei si vide evidentemente avverata quella profezia che sua madre udì, a quanto dice, mentre pregava gravida di lei: che cioèavrebbe partorito una luce tale da rischiarare grandemente l'universo.
    24.

    Gioisca, dunque, la madre Chiesa, per aver generato ed educato una tale figlia, la quale, come madre feconda di tutte le virtù, generò alla religione, con la virtù dei suoi esempi, un gran numero di discepole, e con il suo compiuto ammaestramento, le formò al perfetto servizio di Cristo.

    Ne gioisca anche la turba devota dei fedeli, perché il Re e Signore dei cieli ha introdotto con tanta gloria nel suo eccelso e splendente palazzo la loro sorella e compagna, che Egli si era eletta per sua sposa. Così come giubilano in festa le schiere dei santi, celebrandosi nella loro celeste patri Le Nozze novelle della sposa del Re.

    Ora, poiché èconveniente che una vergine da Dio esaltata in cielo, sia venerata in terra dalla Chiesa universale, e poiché, dopo diligente ed attenta inquisizione e rigoroso esame e premessa una solenne discussione, non ci sono dubbi a riguardo della santità della sua vita e sui suoi miracoli; benché siano ormai assai note anche altrimenti, nelle vicine e lontane regioni, le sue chiare gesta, Noi, di comune consiglio e assenso di tutti i nostri Fratelli e prelati, che si trovano attualmente presso la Sede Apostolica, confidando nell'onnipotenza divina, con l'autorità dei beati Pietro e Paolo Apostoli e Nostra, abbiamo ritenuto di doverla iscrivere nel catalogo delle sante vergini.
    25.

    Pertanto, avvertiamo voi tutti ed espressamente vi esortiamo, ingiungendovelo tramite queste lettere apostoliche, di celebrare con ogni devozione e solennità la festa di questa vergine, il 12 di agosto , e di farla celebrare con la medesima devozione dai vostri fedeli, onde possiate meritare di averla presso Dio per vostra buona e sollecita protettrice.

    E affinché la moltitudine del popolo cristiano accorra al suo venerabile sepolcro con più ardore e in maggior numero, e la sua festa sia celebrata con maggiore concorso di popolo, Noi, per la misericordia di Dio onnipotente e confidando nell'autorità dei beati Pietro e Paolo Apostoli, accordiamo annualmente l'indulgenza di un anno e quaranta giorni a tutti coloro che, veramente contriti e confessati, si recheranno con devozione ed umiltà al sepolcro di questa vergine, nel giorno della sua festa o anche entro l'ottava, per chiedere la sua protezione.

    Dato ad Anagni, il 26 settembre, nell'anno primo del nostro pontificato.

    Alessandro IV.
    "Vi scongiuro, sosteniamoci in questo cammino" Card.Angelo Scola

  3. #3
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    Il Testamento

    Nel nome del Signore. Amen.

    Fra gli altri benefici, che dal nostro largitore Padre delle misericordie abbiamo ricevuto e ogni giorno riceviamo e per cui dobbiamo maggiormente ringraziare il glorioso Padre del Cristo, c'è la nostra vocazione, la quale quanto più perfetta e grande, tanto più gli dobbiamo. Donde l'Apostolo: Riconosci la tua vocazione. Il Figlio di Dio si è fatto per noi via, che con la parola e l'esempio ci ha mostrato e insegnato il nostro beatissimo Padre Francesco, vero suo amatore e imitatore.

    Dobbiamo dunque considerare, sorelle dilette, gl'immensi benefici di Dio in noi accumulati, ma tra gli altri, quelli che per mezzo del suo servo diletto, il padre nostro beato Francesco, Dio si è degnato di operare in noi, non solo dopo la nostra conversione, ma anche mentre eravamo nella misera vanità del mondo. Infatti, quando lo stesso santo non aveva ancora né fratelli né compagni, quasi subito dopo la sua conversione, mentre edificava la chiesa di San Damiano, dove totalmente visitato dalla consolazione divina, fu spinto ad abbandonare del tutto il mondo, per grande letizia e illuminazione dello Spirito Santo profetò riguardo a noi, ciò che poi il Signore adempì.

    Salendo infatti in quel tempo sopra il muro di detta chiesa, ad alcuni poveri, che sostavano là vicino, ad alta voce diceva in lingua francese: Venite e aiutatemi nell'opera del monastero di San Damiano, perché vi saranno ivi delle donne, con la vita famosa e la santa conversazione delle quali il nostro Padre celeste sarà glorificato in tutta la sua Chiesa.

    In ciò dunque possiamo considerare la copiosa benignità di Dio in noi, che per la sua abbondante misericordia e carità si è degnato di dire queste cose per mezzo del suo santo, riguardo alla nostra vocazione ed elezione. E non soltanto riguardo a noi il nostro beatissimo padre Francesco profetò queste cose, ma anche riguardo alle altre, che sarebbero venute nella vocazione santa, nella quale il Signore ci ha chiamate.

    Con quanta sollecitudine, dunque, con quando zelo di mente e di corpo dobbiamo osservare i comandamenti di Dio e del nostro Padre, per poter restituire, con l'aiuto di Dio, moltiplicato il talento! Il Signore stesso, infatti, ci ha poste come forma in esempio e specchio non solo per gli altri, ma anche per le nostre sorelle, quelle che il Signore chiamerà, affinché anch'esse siano di specchio e d'esempio a coloro che vivono nel mondo. Poiché dunque il Signore ci ha chiamate a cose tanto grandi, cosicché coloro che sono date come specchio ed esempio agli altri, possano rispecchiarsi in noi, siamo molto tenute a benedire e a lodare Dio e a corroborarci ancor di più per fare il bene nel Signore. Perciò, se vivremo secondo la forma predetta, lasceremo agli altri un nobile esempio e acquisteremo il premio della beatitudine eterna con una fatica brevissima.

    Dopo che l'altissimo Padre celeste si fu degnato, per sua misericordia e per sua grazia, d'illuminare il mio cuore, perché secondo l'esempio e la dottrina del beatissimo padre nostro Francesco facessi penitenza, poco dopo la sua conversione, insieme con poche sorelle che il Signore mi aveva dato poco dopo la conversione mia, promisi a lui volontariamente obbedienza, come il Signore ci aveva conferito il lume della sua grazia per mezzo della sua vita mirabile e della sua mirabile dottrina. Il beato Francesco poi, considerando che, pur essendo fragili e deboli secondo il corpo, tuttavia non ricusavamo nessuna necessità, nessuna povertà, nessuna fatica, nessuna tribolazione o deprezzamento e disprezzo del mondo, ché anzi li consideravamo come grandi delizie, come frequentemente egli ci aveva esaminate secondo gli esempi dei santi e dei suoi frati, si rallegrò molto nel Signore; e mosso a pietà verso di noi, si obbligò con noi di avere da se stesso e per mezzo della sua religione, cura diligente e sollecitudine speciale per noi come per i suoi frati.

    E così, per volontà di Dio e del nostro beatissimo padre Francesco, andammo alla chiesa di San Damiano per dimorarvi, dove il Signore in breve tempo, per sua misericordia e grazia ci moltiplicò, perché si adempisse ciò che il Signore aveva predetto per mezzo del suo santo. Infatti, prima, ci eravamo trattenute in altro luogo, benché per poco.

    Poi scrisse per noi una forma di vita e massimamente perché perseverassimo sempre nella santa povertà. Né si accontentò, durante la sua vita, di esortarci con molti sermoni ed esempi all'amore della santissima povertà e alla sua osservanza, ma ci trasmise molti scritti, affinché dopo la sua morte non ci scostassimo per nulla da essa, come il Figlio di Dio, mentre visse nel mondo, non volle mai allontanarsi dalla medesima santa povertà. E il beatissimo padre nostro Francesco, avendo imitato le sue vestigia, la sua santa povertà, che scelse per sé e per i suoi frati, finché visse, non si scostò affatto da essa, con il suo esempio e la sua dottrina.

    Io, dunque, Chiara, ancella, benché indegna, del Cristo e delle sorelle povere del monastero di San Damiano, e pianticella del santo padre, considerando con le mie altre sorelle la nostra così alta professione e il comando di un tale padre, e anche la fragilità delle altre, che noi temevamo in noi stesse dopo il trapasso del nostro santo padre Francesco, che era la nostra colonna, la nostra unica consolazione dopo Dio e il nostro appoggio, ancora e ancora ci siamo volontariamente obbligate alla nostra santissima madonna povertà, cosicché dopo la mia morte le sorelle, che sono e che verranno, non possano in alcun modo scostarsi da essa.

    E come io fui sempre zelante e sollecita nell'osservare e nel fare osservare dalle altre la santa povertà che abbiamo promesso al Signore e al nostro padre il beato Francesco, così quelle che mi succederanno nell'ufficio siano tenute sino alla fine a osservare con l'aiuto di Dio e a far osservare la santa povertà. Anzi, per maggiore precauzione, fui sollecita a far corroborare la nostra professione della santissima povertà, che abbiamo promessa al Signore e al nostro beatissimo padre, con dei privilegi del signor papa Innocenzo, al tempo del quale noi cominciammo, e dei suoi successori, affinché in nessun momento ci scostiamo in alcun modo da essa.

    Perciò, piegate le ginocchia e inclinato l'uno e l'altro uomo, raccomando tutte le mie sorelle che sono e che verranno, alla santa madre Chiesa Romana, al sommo pontefice e in particolare al signor cardinale che è stato deputato alla religione dei Frati Minori e a noi, affinché per amore di quel Dio, che povero fu posato nel presepe, povero visse nel mondo
    e nudo rimase sul patibolo, faccia che sempre il suo piccolo gregge, che il Signor Padre ha generato nella sua santa Chiesa per mezzo della parola e dell'esempio del nostro beatissimo padre san Francesco per seguire la povertà e l'umiltà del suo Figlio diletto e della gloriosa Vergine, sua madre. osservi la santa povertà che abbiamo promesso a Dio e al nostro beatissimo padre san Francesco, e che si degni sempre di incoraggiarle e conservarle.

    E come il Signore ci diede il nostro beatissimo padre Francesco come fondatore, piantatore e nostro aiuto nel servizio del Cristo e in ciò che abbiamo promesso al Signore e al nostro beato padre, il quale pure, mentre visse, fu sollecito con la parola e l'opera a coltivare accuratamente e favorire sempre noi, pianticella sua, così io raccomando e lascio le mie sorelle, che sono e che verranno, al successore del beatissimo padre nostro Francesco e a tutta la religione, affinché ci siano sempre di aiuto nel progredire in meglio per servire Dio e soprattutto per osservare meglio la santissima povertà.

    Se poi accadesse che in qualche tempo le dette sorelle lasciassero il detto luogo e si trasferissero in un altro siano tenute, dopo la mia morte, dovunque siano, a osservare la predetta forma di povertà, che abbiamo promesso a Dio e al nostro beatissimo padre Francesco.

    Tuttavia, colei che sarà nell'ufficio delle sorelle, come pure le altre, sia sollecita e previdente, affinché riguardo al luogo suddetto, non acquistino o non ricevano di terra, se non tanto quanto lo esige l'estrema necessità per un orto da coltivare a ortaggi. E se da qualche parte per l'onestà e il ritiro del monastero, occorresse aver più terra fuori della cinta dell'orto, non permettano che sia acquistata e nemmeno che ne ricevano di più di quanto non lo esiga l'estrema necessità. E quella terra non venga affatto lavorata, né seminata, ma rimanga sempre come sodaglia incolta.

    Ammonisco ed esorto nel Signore Gesù Cristo tutte le mie sorelle, che sono e che verranno, perché attendano con ardore a imitare la via della santa semplicità, umiltà, povertà e anche l'onestà della santa conversazione, come fin dall'inizio della nostra conversione siamo state ammaestrate accuratamente dal Cristo e dal nostro beatissimo padre il beato Francesco. Dalle quali sparse l'odore della buona fama, tanto a quelli che sono lontani quanto a quelli che sono vicini, lo stesso Padre delle misericordie non per i nostri meriti, ma per la sola misericordia e grazia di largitore. E amandovi le une le altre della carità del Cristo, dimostrate fuori per mezzo delle opere, l'amore che avete dentro, cosicché, provocate da tale esempio, le sorelle crescano sempre nell'amore di Dio e nella mutua carità.

    Prego anche colei che sarà nell'ufficio delle sorelle, perché attenda con ardore a precedere le altre piuttosto nelle virtù e nei santi costumi che nell'ufficio, in tal maniera che le sue sorelle, provocate dal suo esempio, non obbediscano tanto per l'ufficio quanto per amore. Sia anche previdente e discreta riguardo alle sue sorelle, come una buona madre verso le sue figlie, e specialmente si adoperi con zelo a provvedere loro secondo la necessità di ciascuna, con le elemosine che il Signore darà. Sia anche tanto benigna e affabile, che possano manifestare le loro necessità con sicurezza e ricorrere a lei in ogni ora con confidenza, come crederanno meglio, tanto per sé che per le loro sorelle.

    Le sorelle poi che sono suddite si ricordino di avere rinnegato, per Dio, le proprie volontà. Perciò voglio che obbediscano alla loro madre, di loro spontanea volontà, come hanno promesso al Signore, cosicché la loro madre, vedendo la carità, l'umiltà, e l'unità che hanno reciprocamente, porti più lievemente l'onere che per causa dell'ufficio sopporta, e per la loro santa conversazione, ciò che è molesto e amaro le si muti in dolcezza.

    E perché stretti sono la via e il sentiero, e angusta la porta per la quale si va e si entra nella vita, pochi sono anche coloro che camminano e entrano per essa. E se ci sono alcuni che per qualche tempo vi camminano, pochissimi sono quelli che in essa perseverano. Ma sono beati coloro ai quali è dato di camminare per essa e perseverare fino alla fine.

    Badiamo dunque che, se siamo entrate nella via del Signore, che per colpa nostra e ignoranza, non abbiamo da scostarcene in nessuna maniera in nessun tempo, affinché non abbiamo da recare ingiuria a tanto Signore e alla sua Vergine madre e al padre nostro beato Francesco, alla Chiesa trionfante e anche militante. E' scritto infatti: Maledetti coloro che si scostano dai tuoi comandamenti.

    Perciò piego le mie ginocchia al Padre del Signore nostro Gesù Cristo, affinché, con l'appoggio dei meriti della gloriosa Vergine santa Maria madre sua e del nostro beatissimo padre Francesco e di tutti i santi, il Signore stesso, che ha dato un buon principio, dia la crescita e dia anche la perseveranza finale.

    Amen.


    Questo scritto, perché meglio debba essere osservato, lo lascio a voi, carissime e dilette sorelle mie, presenti e venture, in segno della benedizione del Signore e del beatissimo padre nostro Francesco e della benedizione mia, vostra madre e ancella.
    -----------------------------------------------------------------------------------------
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  4. #4
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    Memoria di Santa Chiara d'Assisi. Il suo messaggio: donare la vita a Cristo


    “Colloca il tuo cuore in Colui che è figura della divina sostanza e trasformati interamente, per mezzo della contemplazione, nell'immagine della divinità di Lui”. Così scriveva Santa Chiara d’Assisi che morì nel monastero di San Damiano l’11 agosto 1253, due giorni dopo aver ricevuto l’approvazione papale della sua regola. Erede dello spirito francescano, la fondatrice delle Clarisse amò profondamente il Santissimo Sacramento tanto che la sua ostensione salvò Assisi dai Saraceni. Ma cosa dice ancora oggi questa Santa al mondo? Benedetta Capelli lo ha chiesto a Suor Chiara Franca Bielli, abbadessa della comunità di clausura delle Clarisse di Santa Chiara di Roma:

    R. – Io credo quello che ha sempre detto e cioè che spendere la vita e donare la vita a Cristo sia la cosa più importante, anche se oggi il mondo non lo vuol sapere e non lo vuole ammettere. Credo che dare la vita al Signore sia la cosa più importante.


    D. – Come vivono oggi le Clarisse il messaggio di Santa Chiara in una vita organizzata controcorrente rispetto alla tecnologia, alla comunicazione immediata...

    R. – Anche noi usiamo i mezzi tecnici, però ricordando sempre che questo non ci deve portare più nel mondo. I principi della nostra vita, del silenzio, della preghiera, del ritiro devono prevalere sempre, anche se ci sono dei media che ci possono, se non stiamo attente, farci divagare.


    D. – Annunziare il Vangelo è la regola di vita consegnata da Chiara alle sorelle “spose dello Spirito Santo”. Come si può raggiungere questo obiettivo nella clausura?

    R. – Noi non andiamo ad annunciare il Vangelo per le strade, ma ciò che noi dobbiamo annunciare è ciò che viviamo: la gioia di appartenere a Cristo, di vivere in sostanza per il mondo, perché non è che siamo qui per vivere per noi, ma per Cristo, per Dio, per la Chiesa e per il mondo. Quindi, è questo il nostro modo di annunciare: la vita vissuta.


    D. – La regola di Santa Chiara è una regola per la prima volta scritta da una donna, con una sensibilità probabilmente nuova, rispetto al passato...


    R. – Sì, questo è vero. Diciamo però che Santa Chiara ha avuto questa illuminazione anche da San Francesco. Era innamorata della povertà, quindi, ha avuto il coraggio di scrivere la regola che era un disegno che il Signore aveva su di lei, è stata fedele. Era il suo amore grande per Cristo, perché Cristo era povero. In una lettera a Sant’Agnese di Praga, Santa Chiara dice che non dobbiamo avere paura o avere vergogna o desiderare ciò che Cristo non ha avuto: siamo spose di Cristo crocifisso e risorto. Il suo ideale era Lui e basta.


    D. – Giovanni Paolo II aveva definito Santa Chiara “una piccola pianta” all’ombra di San Francesco...


    R. – Sappiamo che la fondatrice delle Clarisse è stata Santa Chiara, ma diciamo sempre che San Francesco l’ha avviata e hanno vissuto quei momenti di scelta insieme. Questo diventa appunto una forza per il mondo, una forza per l’ordine, una forza per chi vuole mettersi in ascolto di questa spiritualità. E, infatti, tanta gente oggi vuol sapere qualcosa almeno di come noi viviamo, praticamente, per essere così felici. Solo se si è nella volontà di Dio e nella chiamata che Dio fa ad ognuna di noi si è felici.


    D. – Quale ancora oggi il valore di quella dimensione eucaristica così presente, così importante nella storia di Santa Chiara?


    R. – Certo, il valore più importante e più grande è questo, perché noi sappiamo che dal Tabernacolo, da Gesù Cristo, si riceve forza, grazia e amore. Se noi spendiamo la vita in questo, la spendiamo perché senza di Lui non possiamo far niente, non solo nella preghiera, ma sbucciandoci le ginocchia davanti a Gesù Eucaristia, per il bene dei fratelli, della Chiesa, del mondo, dell’ordine, delle missioni: solo da lì noi riceviamo la forza.

    fonte:Radio Vaticana
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  5. #5
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    La Chiesa celebra oggi Santa Chiara d'Assisi, la "pianticella di Francesco", esempio di ardente amore divino



    La Chiesa celebra oggi la Festa di Santa Chiara di Assisi, che il Papa ha ricordato all'Angelus di domenica scorsa definendola esempio "ardente di amore divino" nella preghiera e nella vita comune. Era la notte dopo la Domenica delle Palme del 18 marzo 1212, quando Chiara, figlia di una nobile famiglia di Assisi, si recò di nascosto alla Porziuncola, dove era attesa da Francesco e dai suoi frati, per vestirsi del saio francescano e votarsi alla povertà. Esempio di fermezza e nobiltà d’animo, venne canonizzata nel 1255, due anni dopo la morte, da Papa Alessandro IV. Sulla figura e l'eredità spirituale della Santa, Alessandra De Gaetano ha intervistato suor Maria Rita Sola Vaggione, superiora generale dell’ordine delle Suore Apostoliche di Rieti:

    (musica)

    R. – Mi piace riferirmi ad un’immagine con la quale viene spesso ricordata: "La pianticella di Francesco". Quindi, un albero che è cresciuto su una radice piantata da Francesco, che è l’amore a Cristo povero e crocifisso, che si dona totalmente. L’esperienza di Chiara, quindi, è stata una donazione totale a questo amore che Chiara ha vissuto nella pienezza della sua femminilità, perché è diventata madre e sorella non soltanto delle sue suore, delle sorelle povere di San Damiano, ma anche di Francesco e dei suoi frati. Quindi, direi proprio un’esperienza religiosa di maternità, non soltanto nei confronti della sua comunità, ma anche dei frati minori. Io vedo Santa Chiara come un vaso di alabastro, completamente vuoto, per poter però essere riempito dalla luce di Dio.

    D. – Il privilegio della povertà è stato voluto ed incarnato da Chiara e da Francesco, fratelli in Gesù Cristo. Qual è il senso della povertà per Santa Chiara?

    R. – Un modo di vivere che la distanzia da quella che era la caratteristica della vita consacrata del tempo, che era il possedere, l’avere. Invece, Chiara voleva proprio non avere nulla, non possedere nulla e ha lottato tutta la vita per questo, per essere libera. Chiara è stata una donna estremamente libera e creativa nell’amore di Dio, proprio grazie a questo spogliarsi per avvicinarsi all’umanità di Gesù, che si è voluto spogliare per salvarci.

    D. – Quale eredità ha lasciato Santa Chiara alle sorelle, alla Chiesa, al mondo...

    R. – Un’eredità molto importante, quella di una donna che ha vissuto in pienezza, non solo la sua vita consacrata, ma la sua femminilità. Un’eredità di cui ancora oggi possiamo far tesoro tutti, non soltanto noi suore francescane, clarisse, clarisse apostoliche, ma tutta la Chiesa.

    D. – Da 51 anni Santa Chiara è stata proclamata patrona della televisione. Perchè? Cosa accadde nella notte del 1252?

    R. – Ha ricevuto il dono di poter partecipare alle celebrazioni del Natale che stavano svolgendo i frati minori, pur rimanendo inferma nel suo giaciglio, quel giaciglio che l’ha vista inferma per 27 anni. Quindi, è riuscita con questo dono particolare a superare le barriere dello spazio. E ancora oggi penso che Santa Chiara sia presente con miracoli, soprattutto spirituali.

    Fonte Radio Vaticana
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  6. #6
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    La Benedizione di Santa Chiara.
    Nel nome del Padre del Figlio e dello Spirito Santo.


    Il Signore vi benedica e vi custodisca.
    Vi mostri la sua faccia e abbia misericordia di voi.
    Volga verso di voi il suo volto e vi dia pace,

    sorelle e figlie mie, e a tutte le altre che verranno e rimarranno
    nella vostra comunità, e alle altre ancora, tanto presenti che venture,
    che persevereranno fino alla fine negli altri monasteri delle povere dame.

    Io Chiara, ancella di Cristo, pianticella del beatissimo padre nostro san Francesco,
    sorella e madre vostra e delle altre sorelle povere, benché indegna,
    prego il Signore nostro Gesù Cristo, per la sua misericordia e per l'intercessione
    della santissima sua genitrice, santa Maria, e del beato Michele arcangelo
    e di tutti i santi angeli di Dio, del beato Francesco padre nostro e di tutti i santi e le sante,
    che lo stesso Padre celeste vi dia e vi confermi questa santissima benedizione
    sua in cielo e in terra: in terra, moltiplicandovi nella grazia e nelle sue virtù
    fra i servi e le ancelle sue nella Chiesa sua militante; e in cielo, esaltandovi
    e glorificandovi nella Chiesa trionfante fra i santi e le sante sue.

    Vi benedico nella mia vita e dopo la mia morte, come posso,
    con tutte le benedizioni, con le quali il Padre delle misericordie
    ha benedetto e benedirà i suoi figli e le sue figlie in cielo e sulla terra,
    e con le quali il padre e la madre spirituale ha benedetto e benedirà
    i figli suoi e le figlie spirituali. Amen.


    Siate sempre amanti delle anime vostre e di tutte le vostre sorelle,
    e siate sempre sollecite nell'osservare quelle cose che avete promesso al Signore
    .

    Il Signore sia sempre con voi e voglia il Cielo che voi siate semper con lui.



    N.B. ho evidenziato le parti che mi piacciono di più!!!!
    +diligendo sine modo!!!

  7. #7
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    da: http://www.mascellaro.it/node/36059

    Le suore di clausura pregano per la tv, ma ormai ci vorrebbe l’esorcista

    Santa Chiara non basta più, urge rivolgersi al Principale
    di Stefano Di Michele
    Tratto da Il Foglio del 16 agosto 2009

    Santamente ispirate e saggiamente orientate, le suore clarisse ieri hanno dedicato un’intera giornata di preghiera alla televisione.
    Non che non ce ne fosse bisogno, casomai il problema è capire se la pur ottima iniziativa possa bastare. C’è da dubitarne: basta passare qualche ora davanti al video per convincersi che, più che qualche partecipato rosario, sarebbe il caso di chiamare direttamente l’esorcista (se ce ne sono ancora in attività). “Vieni fuori, Satanasso!”, e sarebbe un fuggi fuggi infernale da trasmissioni di ogni razza – a meno che pure il diavolo, che in quanto a vanità non è secondo a nessuno, non si facesse poi convincere da qualche produttore a entrare nel cast di un reality: due corna svettanti, tra tette smisurate e arrapamenti dilaganti, degnamente figurerebbero e televisivamente invoglierebbero. Non è escluso, anzi probabile. Proprio per questo, è ancora più ammirevole l’appello delle monache di clausura al cielo a mettere un po’ d’ordine sul piccolo schermo. Il Signore che tutto può – anche se certo non avrà particolare intenzione di finire a discutere di palinsesti a Cologno Monzese (e che dovrebbe dire: “Avete dei tronisti pure voi?”) né di farsi vivo durante le riunioni del cda Rai (capirai che impressione, quando si accende il dibattito sui famosi dell’Isola) – si potrebbe, nella sua infinita bontà, regolare in due modi: o mettere un po’ di sale in zucca ai dirigenti televisivi (dovesse dragare per avere la minima quantità tutte le restanti saline siciliane) oppure mandare direttamente e risolutamente una bella fulminata tra capo e collo. Lui è tipo che può fare cose del genere: Sodoma, Gomorra e il “Grande fratello”, si potrebbe un giorno leggere, con qualche giustificata soddisfazione, in un aggiornamento biblico.
    Le clarisse, con intelligenza e devozione, hanno fatto tutto quello che potevano fare – stando pure il fatto che la loro fondatrice, santa Chiara, è da oltre mezzo secolo la protettrice della televisione. E già qui si annota un paradosso: quale protettrice della televisione (anche se sarebbe il caso di passarla direttamente al rango di protettrice dei telespettatori) è santa Chiara, le cui seguaci la televisione non la guardano proprio, neanche per sbaglio. Anzi, non ce l’hanno neppure. Il che, oltre a rendere chiaro in quale considerazione il chiassoso elettrodomestico è tenuto in cielo, rende palese il fatto che per dirne male non serve prenderne diretta visione. Ora, se le monache che hanno elevato ispirate preghiere mai posano lo sguardo sullo schermo, di sicuro alle orecchie delle consorelle sarà arrivata voce di quello che hanno la fortuna di perdersi (ma come potrà mai essere stata presentata, per dire, una roba come “La talpa”, che a volerla raccontare fa quasi più impressione dell’Apocalisse di san Giovanni?). Tanto deve essere sembrata allarmante la situazione a quelle sante donne, che si sono decise a una giornata intera di meditazione sulla faccenda. Tutto quello che potevano fare, loro l’hanno fatto.
    Adesso tocca a santa Chiara darsi da fare. In maniera garbata, quale la sua santità richiede e la sua figura ispira, ma decisa. Per dire, repentino e inspiegabile sprofondamento dell’auditel di fronte alle schifezze più palesi. Crollo di scenografie di cartongesso all’avvio della sigla di certi talk show che manco Giobbe vorrebbe più trovarsi di fronte. Improvviso black out che impedisca la messa in onda di squinternate e squinernati senza arte né parte – braccia sottratte, per dire, alla zappatura dell’orto del monastero. C’è anche chi propone, per meglio riconsacrare quella sorta di antro dell’inferno (digitale), nuovi programmi sulle vite dei santi. E qui cascano le braccia pure a santa Chiara…
    Laudo fructum boni operis, sed in fide agnosco radicem - S. Augustinus Hipponensis

  8. #8
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    Santa Chiara d'Assisi tra agiografia e storia

    Al di là di ogni sospetto

    di Pietro Messa



    San Francesco d'Assisi può essere in un certo qual modo definito "il santo di Gregorio IX", tanto che presso il Sacro Speco di Subiaco non si ebbero dubbi nel raffigurarlo accanto al Pontefice quasi fosse un suo attributo iconografico. Infatti se quando era ancora il cardinale Ugolino d'Ostia conobbe l'Assisiate ed ebbe un ruolo non secondario nello sviluppo dei frati minori, da Papa - con una decisione più unica che rara - prese personalmente l'iniziativa della sua canonizzazione e commissionò a frate Tommaso da Celano la narrazione della vicenda del nuovo santo, ossia la Vita beati Francisci.
    La stessa storia sembra ripetersi con santa Chiara e Papa Alessandro IV: infatti fu proprio il cardinale Rainaldo di Jenne con la lettera Quia vos del 16 settembre 1252 ad approvare la Forma vitae, ossia la Regola, di Chiara e una volta divenuto Papa la canonizzò ad Anagni nell'agosto 1255, commissionando sempre a Tommaso da Celano la stesura della sua vita, ossia la Legenda sanctae Clarae virginis.
    Pur restando un punto di riferimento importante per la conoscenza della santità di Chiara d'Assisi, anche quest'ultima opera cadde sotto il giudizio implacabile della "storiografia del sospetto" secondo la quale agiografia corrisponde soltanto a mitizzazione, contrapponendosi alla verità storica che va cercata altrove; lo stesso autore divenne incerto e si aprì una vera e propria questione in merito.
    Così nel caso di Chiara d'Assisi fonte d'eccellenza furono ritenuti gli atti del Processo di canonizzazione, anch'essi però guardati con un certo sospetto essendo giunto a noi soltanto in un volgarizzamento della fine del XV secolo.
    In tutto questo garbuglio di sospetti, diffidenza, e domande insolute si inoltra il volume di Marco Guida, Una leggenda in cerca d'autore. La Vita di santa Chiara d'Assisi appena pubblicato nella collana "Subsidia agiografica" dalla Société des Bollandistes (Bruxelles, pagine 259, euro 65).
    Caratteristica di questo studio è che, pur non trascurando le diverse problematiche e acquisizioni della storiografia clariana, si confronta direttamente con le fonti primarie, ossia la lettera Gloriosus Deus con la quale Innocenzo IV il 18 ottobre 1253, a soli due mesi dalla sua morte, dava ordine al vescovo di Spoleto di dare inizio all'inchiesta di canonizzazione, gli Atti del processo di canonizzazione, la bolla di canonizzazione Clara claris preclara, e infine la Legenda sanctae Clarae virginis. Riguardo a quest'ultima opera affronta il problema inerente alle diverse attribuzioni, cioè Bonaventura da Bagnoregio, Tommaso da Celano oppure un letterato della Curia romana.
    Grazie a una sinossi cromatica di questi testi - di cui disponiamo l'edizione critica grazie soprattutto al lavoro prezioso di Giovanni Boccali - Marco Guida giunge a risultati sorprendenti. Prima di tutto che il volgarizzamento degli Atti del processo di canonizzazione, fatto dalla clarissa Battista Alfani del monastero di Monteluce di Perugia, è stato svolto con un grande rigore filologico e rispetto dell'originale testo latino, per cui risulta una fonte affidabile. Secondariamente che l'autore della Legenda sanctae Clarae virginis quando non attinge da altre fonti nominando san Francesco lo denomina spesso pater, testimoniando così la sua appartenenza ai frati minori.
    Inoltre in quest'opera l'agiografo inserisce delle aggiunte proprie dalle quali appare chiaramante che ebbe modo di documentarsi circa alcuni particolari della vita di santa Chiara. La prima annotazione riguarda il periodo che va dalla sua fuga dalla casa paterna alla promessa di obbedienza a frate Francesco, in cui ci furono degli episodi importanti quali il taglio dei capelli nella cappella della Porziuncola, la permanenza presso il monastero benedettino di San Paolo e la chiesa di Sant'Angelo di Panzo, lo stabilirsi definitivamente presso la chiesa di San Damiano nelle vicinanze di Assisi.
    Altre informazioni importanti trasmesse dalla Legenda sanctae Clarae virginis riguardano il rapporto tra Chiara e i diversi pontefici, ossia Innocenzo III, Gregorio IX, Innocenzo IV e lo stesso cardinale Rainaldo di Jenne, futuro Alessandro IV.
    Tuttavia in tale opera vi sono anche omissioni, che certamente non sono casuali, quali ad esempio alcune sue visioni giudicate non confacenti a un certo modello di santità, il desiderio di martirio sorto in seguito alla notizia dell'uccisione per la fede di alcuni frati minori in Marocco (i cosiddetti Protomartiri francescani le cui reliquie ora sono conservate nel chiesa di Sant'Antonio in Terni), la conferma della Regola da parte di Innocenzo IV.
    Al termine del suo studio - in cui non manca di smentire mediante l'analisi attenta delle fonti affermazioni date per acquisite da autorevoli studiosi - Marco Guida giunge ad alcuni risultati importanti quale ad esempio l'attribuzione certa della Legenda sanctae Clarae virginis al frate Tommaso da Celano, per diversi decenni agiografo ufficiale di san Francesco. Uno studio questo che, come afferma Jacques Dalarun nella Prefazione, costituisce un contributo importante non solo per gli studi francescani e clariani, ma per quelli agiografici in generale, mostrando come un certo sospetto continuo verso le fonti agiografiche risulta alla lunga solo un logorante pregiudizio ideologico che impedisce di vedere sia i nuclei di realtà storica narrati, sia la lettura teologica che di essi l'autore vuole offrire.



    (©L'Osservatore Romano - 11 agosto 2010)
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  9. #9
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    Il cardinale Cláudio Hummes ad Assisi nella festa di santa Chiara

    Per il bene dei poveri



    Assisi, 11. Quello alla proprietà privata non è mai un diritto assoluto, bensì esso deve essere sempre "subordinato" al bene comune e alla destinazione universale delle risorse. Lo ha ricordato questa mattina ad Assisi il cardinale prefetto della Congregazione per il Clero, Cláudio Hummes. Il porporato francescano ha colto l'occasione dell'annuale festa di santa Chiara per richiamare uno dei tradizionali - e spesso tra i più dimenticati - principi della dottrina sociale della Chiesa. E per ribadire il valore della povertà quando essa è liberamente scelta per somigliare a Gesù, che "pur essendo Dio, si è fatto povero e servo di tutti". Povertà, che diviene "segno profetico" di un mondo più giusto e avvicina a quanti vivono di stenti e lottano ogni giorno per una condivisione equa dei beni terreni.
    Hummes ha celebrato la messa nel protomonastero di Santa Chiara. Una celebrazione particolarmente importante - egli ha rilevato - perché avvenuta alla vigilia del giubileo per l'ottavo centenario di fondazione dell'ordine delle clarisse, che prenderà il via la domenica delle palme 2011 per concludersi con la festa di santa Chiara del 2012. E nell'omelia il porporato si è a lungo soffermato sulla figura della santa assisana - come pure su quella di san Francesco - per spiegare il senso della "radicalità" della scelta di vita cristiana. Quella vissuta da Chiara nel XIII secolo - ha detto - è "una sequela di Cristo che può scuotere ancora oggi la nostra società e provocarla, innanzitutto in ciò che l'affascina maggiormente, cioè la ricchezza materiale, il denaro, il lusso, il dominio e la superiorità sugli altri. Chiara, infatti, ha seguito instancabilmente la strada della totale povertà e della perfetta umiltà. Questa strada la ha imparata da Gesù, che, pur essendo Dio, si è fatto povero e servo di tutti, per la nostra salvezza".
    Per Hummes, "il nucleo della sua scelta non è stato sostanzialmente altro che quello della scelta di Francesco, cioè seguire radicalmente il Gesù dei Vangeli, crocifisso, povero e umile. Fu così che Chiara scelse di vivere una radicale povertà, in fraternità. Chiara e Francesco hanno, per così dire, rivaleggiato nel vivere una povertà radicale, in fraternità: Francesco nella vita itinerante, senza nulla di proprio, con i suoi frati; Chiara con la sua fraternità, senza nulla di proprio, nel monastero delle "Povere Dame Recluse di San Damiano", poi chiamate povere Clarisse. Una tale povertà radicale è stata voluta da Francesco e da Chiara per i loro ordini. Che per tale povertà non solo i singoli religiosi, facendo il voto, nulla possedessero di proprio, ma neanche lo stesso ordine o monastero, nulla possedesse, costituiva una vera novità". Così quello che normalmente viene inteso come un limite o una disgrazia, per Chiara e per Francesco diventa addirittura un "privilegio". La Chiesa - ha proseguito il porporato - "osservava con preoccupazione questa "altissima povertà" di Chiara. Gregorio IX voleva attenuarla. Però, Chiara ha resistito con tutte le sue forze spirituali e chiese di viverla come un "privilegio". Il Papa Gregorio allora si lasciò convincere da quella donna ispirata, dolce e forte. La lotta, però, per la conferma definitiva di tale "privilegio" è durata tutti i quarant'anni di vita monacale di Chiara. Solo qualche giorno prima della sua morte, nel 1253, arrivò dal Papa Innocenzo IV la solenne bolla papale di conferma definitiva".
    Per Chiara e Francesco, insomma, "la povertà era prima di tutto una forma radicale per amare e seguire Gesù, povero e umile, come presentato nei Vangeli. Una povertà che in Gesù rivelava anzitutto il grande mistero della kènosis, dell'umiliazione del Figlio di Dio nella sua incarnazione, passione e morte in croce".
    Tuttavia - ha rilevato ancora il porporato - "agli occhi della nostra attuale società, che dà la priorità al denaro e al potere, una tale povertà potrebbe apparire come un limite e una disgrazia. Invece, in Chiara e Francesco, si è mostrata una via di libertà interiore, di adorazione a Dio e di servizio amorevole agli altri. Il non avere nessuna proprietà, ma solo l'uso delle cose, ci rende veramente liberi dalla ricerca sfrenata delle ricchezze materiali, spesso a danno degli altri, che non hanno neanche il necessario per vivere degnamente". D'altra parte - ha aggiunto - "la Chiesa riconosce il diritto alla proprietà privata, non come diritto assoluto, ma subordinato al bene comune, subordinato al principio della destinazione universale dei beni terrestri, ossia, sotto ipoteca sociale".
    Chiara e Francesco, in ogni caso - ha concluso - "hanno rinunciato anche a qualsiasi diritto di proprietà, conservando solamente l'uso delle cose. Così, la loro povertà radicale diventa un segno profetico di un mondo più libero, giusto e fraterno. Ma è anche un atto di adorazione verso Dio, perché riconosce che tutto appartiene a Dio e non a noi. Dio ci offre i beni terreni. Questi sono un dono di Dio, destinati da Lui a essere utili per il sostentamento degno di tutti gli essere umani. Riconoscere Dio come il Signore di tutto il creato, è un atto di adorazione e diventa anche un atto di lode a Lui, quando, il non diventare proprietari, ci rende più capaci di contemplare Dio nel creato, senza l'avidità di chi vuole appropriarsene. Perciò, Francesco si sente anche fratello di tutto il creato e lo canta nel Cantico di Frate Sole. Al contempo, la povertà scelta e vissuta liberamente, alla luce di Dio, ci rende più disponibili nel condividere con i più poveri le cose che ci sono state date in dono. Ci rende vicini ai poveri e attivi nella lotta a favore della giustizia sociale e della condivisione equa dei beni terreni fra tutti i uomini e le nazioni".



    (©L'Osservatore Romano - 12 agosto 2010)
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    Chiara d'Assisi. 800 anni della Consacrazione




    La notte della Domenica delle Palme del 1211 (secondo alcuni 1212), una giovane nobile di Assisi fuggì dalla casa paterna per raggiungere di nascosto la piccola chiesa della Porziuncola (Assisi), dove dimorava Francesco con i suoi frati, con il desiderio di seguire il suo ideale evangelico. Qui, con la tonsura dei capelli, iniziò una vita di penitenza e di consacrazione per allora insolita e originale. L’inizio della conversione di Chiara di Assisi, per le fonti che possediamo, è tutta raccolta attorno a questo episodio. Il tempo penitenziale della giovane assisana proseguirà prima presso il Monastero delle Benedettine di San Paolo delle Abbadesse e presso la Chiesa di sant’Angelo di Panzo, infine terminerà il suo breve tragitto presso la chiesa di san Damiano di Assisi. Qui Chiara accoglierà subito diverse giovani del luogo, animate dal suo stesso desiderio, e ben presto il movimento coinvolse donne di diversa estrazione sociale di tutto il continente europeo. L’originalità dell’intuizione evangelica di santa Chiara è nota, colpisce tra le altre cose che sia stata la prima donna medievale a redigere una regola femminile. Si tratta perciò di un movimento di straordinaria importanza per la vita della Chiesa e del mondo.

    Siamo ora nella felice circostanza di celebrare gli ottocento anni di quel fondamentale evento. Nello spirito di Chiara, la quale scrisse a Santa Agnese di Boemia di “tenere sempre di fronte agli occhi il punto di partenza” (2LAg, 11), vogliamo celebrarlo portando alla memoria l’inizio del nostro tempo di conversione e la necessità di vivere in una continua tensione verso la santità.
    Il centenario vedrà momenti celebrativi e momenti di più spiccato valore culturale e spirituale.

    Il primo appuntamento è una veglia che si svolgerà in larga parte in modo processionale ad Assisi il 16 aprile p.v. La celebrazione vedrà un primo momento presso la cattedrale di san Rufino di Assisi, dove verrà rievocata la consegna delle Palme a Santa Chiara, poi, in processione, con una statio presso il Protomonastero di santa Chiara, si procederà verso la Porziuncola, dove il Ministro Generale dell’Ordine dei Frati Minori, successore di San Francesco, accoglierà i convenuti e concluderà la veglia.
    Le celebrazioni avranno altri momenti importanti, come la Festa della Domenica delle Palme l’anno prossimo, e si concluderanno l’11 agosto del 2012 con le celebrazioni solenni nei luoghi clariani per eccellenza: la Basilica Papale di Santa Maria degli Angeli in Porziuncola, San Damiano, la Basilica di Santa Chiara di Assisi.
    Il centenario vedrà anche diversi momenti di approfondimento culturale nei santuari clariani.

    Il prossimo settembre ci sarà una settimana di studi dedicata a Santa Chiara (in collaborazione con l’Istituto Teologico di Assisi) presso La Basilica di santa Maria degli Angeli in Porziuncola; verrà poi allestita una duplice mostra al fine di illustrare il significato storico e odierno del carisma clariano, a Santa Maria degli Angeli nella primavera del 2012; si svolgeranno - sempre a Santa Maria degli Angeli nella primavera dl 2012 - due convegni internazionali per gli assistenti dell’Ordine di Santa Chiara e delle stesse presidenti delle Federazioni dell’Ordine di Santa Chiara. Sono previsti infine concerti celebrativi e giornate di riflessione. Il centenario terminerà con un convegno alla Porziuncola l’11 agosto del 2012 e la dedica di un chiostro del santuario della Porziuncola proprio a Santa Chiara.

    http://www.sanfrancescopatronoditalia.it/9271_Francescanesimo_Chiara_d_Assisi___8 00_anni_della_Consacrazione__.php
    «Il mio Vangelo sia la tua regola; la vita mia la tua vita» (FF 2125).

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