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Discussione: Familiaris Consortio – Movimento Mariano Comunità delle Beatitudini

  1. #1
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    Post Familiaris Consortio – Movimento Mariano Comunità delle Beatitudini



    Il movimento “Familiaris consortio” conosciuto da molti anche come movimento mariano o anche come “comunità delle beatitudini” dal nome dell'associazione laicale che ne rappresenta la realizzazione principale è un movimento ecclesiale che riunisce famiglie, giovani, sacerdoti e consacrati animati dal desiderio di vivere e testimoniare la Chiesa come Comunione e come “famiglia di Dio”.

    Questo movimento trae la sua origine e carisma da don Pietro Margini che, dopo un periodo a Correggio dove già aveva sperimentato al creazione di alcune piccole comunità , a partire dal 1960 fino alla sua morte nel 1990 è stato parroco di Sant’Eulalia a S. Ilario d'Enza in diocesi di Reggio Emilia.
    Nel corso di questi anni don Pietro ha organizzato la parrocchia in modo particolare puntando tutto su un'intenso impegno a livello formativo e di direzione spirituale dei giovani, creando alcune piccole comunità di formazione e condivisione che mano mano gestiscono i vari aspetti della vita parrocchiale.
    Da queste comunità di giovani, e poi di fidanzati si sviluppano le comunità di famiglie, costituite da a un numero di tre fino ad un massimo di 6 coppie ciascuna.
    Ogni piccola comunità vive e testimonia una propria particolare spiritualità, in armonia con lo statuto generale dell'associazione: essa è evidenziata nel nome prescelto che ciascuna di esse si dà, ispirato ad uno dei misteri fondamentali del Cristo, della Beata Vergine e della Chiesa
    Ogni comunità e ogni coppia hanno un direttore/accompagnatore spirituale, che non è necessariamente la stessa persona.
    Le coppie di queste comunità hanno generalmente un buon numero di figli, perché don Pietro ha sempre insistito sul discorso di apertura alla vita.

    Dopo la morte di don Pietro questa modalità di vita si era estesa anche al di fuori della parrocchia e il 1 Luglio 2006 il vescovo Adriano Caprioli, dà il riconoscimento ecclesiale dell’Associazione di famiglie, mentre nel 2008 avviene l'istituzione canonica Associazione pubblica di Chierici “Familiaris Consortio” che riunisce i sacerdoti e i seminaristi la cui vocazione è nata all'interno di questo movimento e che intendono mantenerne le peculiarità nella loro vita di servizio consacrato.
    Lo statuto di questa associazione clericale è stato approvato in via sperimentale per 3 anni.
    A ottobre 2011 è stata inaugurata la casa di formazione per sacerdoti “Ecce Mater” che fa parte di un complesso situato a Borzano di Albinea che include anche una casa per i sacerdoti ed una Casa di accoglienzaper giovani e per famiglie.

    La Casa di Formazione, doveva ospitare nella prima fase del loro cammino i giovani chiamati al sacerdozio facendoli vivere nella modalità tipica della vita comunitaria, questa esperienza è inoltre accompagnata dall’amicizia e dal sostegno di numerose famiglie e di tanti giovani. Fa parte delle caratteristiche peculiari del movimento, infatti, il desiderio di un arricchimento reciproco tra le diverse vocazioni, per l’edificazione della Chiesa come Comunione e come “Famiglia di Dio”.
    Il 14 Aprile 2012 però Mons. Caprioli ha rinnovato l'approvazione per altri tre anni dello Statuto, con l'invito a modificarne l'articolo relativo al cammino formativo dei seminaristi, che deve essere accompagnato fin dall'inizio dal giudizio del Vescovo e dei formatori del Seminario diocesano, richiedendo la residenza dei seminaristi in Seminario.

    Attualmente il movimento si sta espandendo nella diocesi di Reggio Emilia grazie e soprattutto ai sacerdoti formati da don Pietro nel corso degli anni e ora riuniti in questa associazione.





    Qui il link al sito ufficiale: http://www.familiarisconsortio.org/homepage

  2. #2
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    Post Più di mille fedeli per ricordare don Pietro Margini

    Più di mille fedeli per ricordare don Pietro Margini

    Sant’Ilario: il movimento ecclesiale Familiaris Consortio ha celebrato il suo fondatore a 22 anni dalla morte

    Il movimento ecclesiale Familiaris Consortio ha celebrato domenica il 22esimo anniversario della morte del fondatore, monsignor Pietro Margini (Sant’Ilario, 1917-1990).
    La ricorrenza è stata festeggiata non solo a Sant’Ilario, paese natale di don Pietro e luogo in cui è stato parroco per quasi 30 anni (dal 1960 al 1990), ma anche in vari altri punti della diocesi di Reggio e Guastalla, dove è presente il movimento da lui fondato, che comprende l’associazione mariana di famiglie Comunità delle Beatitudini e la Comunità sacerdotale Familiaris Consortio, nonché il “Movimento Giovani”. Nel movimento si riconoscono inoltre famiglie, giovani, sacerdoti e consacrati, che desiderano arricchirsi reciprocamente nelle rispettive vocazioni.
    La cerimonia ha previsto, con numerosa e intensa partecipazione, l’adorazione eucaristica notturna, tra il 7 e l’8 gennaio, a Sant’Ilario, Reggio, Sassuolo e Borzano di Albinea, svolta a turno dai membri del movimento; la recita continuata del rosario sulla tomba di don Margini, nel cimitero di Sant’Ilario; la solenne celebrazione dei vespri nella palestra dell’oratorio parrocchiale di Sant’Ilario, presieduta dal vescovo ausiliare.
    Alla celebrazione del vespro ha preso parte un migliaio di persone. A tutti, monsignor Ghizzoni si è rivolto tratteggiando il profilo di don Pietro Margini e sottolineando la sua sensibilità e attenzione nei confronti della vocazione laicale e famigliare. Il vescovo ausiliare ha auspicato la corresponsabilità tra le diverse vocazioni nella Chiesa per la «comune e unica missione di salvezza», ricordando come tutti siamo «tralci radicati in Cristo e da lui vivificati».
    Nel corso della liturgia, si è svolta la promessa definitiva di ammissione alla Comunità sacerdotale Familiaris Consortio del giovane sacerdote don Luigi Orlandini (26 anni), vicario parrocchiale a Montecchio. Alla Comunità sacerdotale appartengono oggi 16 sacerdoti e 2 diaconi prossimi al sacerdozio, a cui si affiancano alcuni giovani in formazione, che si preparano a divenire preti diocesani.
    Durante la celebrazione, una giovane famiglia, appartenente alla più recente piccola comunità di famiglie (la comunità “Magnificat”, che è entrata a far parte della “Comunità delle Beatitudini” nello scorso mese di settembre) ha portato in processione l’immagine mariana che dall’8 gennaio dello scorso anno è stata pellegrina tra tutte le piccole comunità di famiglie dell’associazione laicale. L’immagine riproduce la Madonna del Carmelo venerata a Sant’Ilario, davanti alla quale il piccolo Pietro Margini fu offerto a Dio, già prima della nascita, dalla mamma Emilia.
    Prima del congedo dell’assemblea, monsignor Ghizzoni ha consegnato al responsabile dell’associazione mariana di famiglie Comunità delle Beatitudini, Marco Reggiani, una copia firmata e timbrata dello Statuto dell’associazione stessa, così come approvato dal vescovo di Reggio, monsignor Adriano Caprioli, dopo l’aggiornamento di ottobre 2010.

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  3. #3
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    Segnalo questo articolo in cui parla delle relazioni tra il movimento e le parrocchie in cui si installa:

    http://www.ilsassolino.net/content/view/518/52/


    L'articolo, non recentissimo, andrebbe aggiornato: le comunità infatti attualmente sono 42.

  4. #4
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    Agitazione in Diocesi
    Scelta difficile sulla Comunità Sacerdotale Familiaris Consortio. Le tappe della vicenda.

    ReggioNelWeb.it 5/12/2011

    Tutto ebbe inizio circa dieci anni fa, quando un gruppo di presbiteri legati al movimento Familiaris Consortio e all'Associazione mariana di famiglie “Comunità delle Beatitudini”, ottennero il riconoscimento ecclesiale come “Associazione privata di Fedeli”, per poi arrivare al giugno 2006, quando chiesero al Vescovo il riconoscimento dell' “Associazione pubblica di Chierici”. Un momento delicato per il mondo cattolico locale -che ReggioNelWeb allora non mancò di portare alla luce- poichè i Responsabili dell'Associazione, di fronte a un'iniziale risposta negativa da parte del Vescovo, avevano ipotizzato di ottenere tale riconoscimento altrove, dal Vescovo di Verona. L' “Associazione privata di Fedeli” portava in dote alla nostra Diocesi diversi sacerdoti e seminaristi che, in un momento di crisi vocazionale, rappresentavano certamente una “risorsa” importante. Così, dopo un patteggiamento anche mediatico, non si giunse alla soluzione veronese: il riconoscimento avvenne ai sensi del canone n. 278 del Codice di Diritto Canonico. Il Vescovo Adriano Caprioli e l'Ausiliare Lorenzo Ghizzoni emanarono gli Ordinamenti alla luce dei quali i presbiteri dell'Associazione definirono il loro Statuto successivamente integrato e approvato definitivamente dal Vescovo. E così si giunse, all'8 Dicembre 2008, all'istituzione canonica in “Associazione pubblica di Chierici” della Comunità Sacerdotale Familiaris Consortio di cui facevano parte undici sacerdoti e quattro diaconi in cammino verso il presbiterato, oltre a quattro giovani in formazione. Cos'è successo nel successivo triennio che sta per “scadere”, dopo cioè un periodo definito ad experimentum? E' successo che la Comunità Sacerdotale Familiaris Constortio ha proseguito le proprie attività così come da sempre si caratterizzavano. Ha accolto nuovi aderenti e perso pezzi durante il cammino, cosa che capita più o meno in tutte le associazioni. Non è stato registrato un significativo aumento numerico di aderenti, ma la pastorale giovanile realizzata in alcune parrocchie (come Ospizio, in città) ha catalizzato molti giovani delle scuole superiori e università che spesso la sera scelgono la parrocchia come luogo di incontro. Dato sicuramente importante considerando che spesso molti giovani reggiani dopo il Sacramento della Cresima tendono progressivamente ad abbandonare la vita parrocchiale. Ma catalizzato in che modo e con quali proposte? Il dubbio nasce da un dato certamente allarmante, ovvero il rivolgersi di un numero consistente di giovani aderenti al Movimento presso degli psicologi, in particolare presso un professionista di Modena. Infine, circa un mese e mezzo fa, è stata inaugurata la casa di formazione della Comunità Sacerdotale Familiaris Constortio Ecce Mater (clicca qui), che in diversi (sacerdoti compresi) definiscono un “secondo seminario”. Un evento che ha scosso di nuovo la quiete del mondo cattolico reggiano, tanto da far sì che numerose voci critiche si siano rivolte al Vescovo chiedendo un intervento diretto. Da segnalare la drammatica lettera di un parroco della nostra Diocesi indirizzata al Vescovo, all'Ausiliare, al Rettore del Seminario e ai vicari foranei che inizia così “Esprimo tutto il mio stupore e la mia amarezza nell'apprendere, attraverso il programma dell'inaugurazione e della casa Ecce Mater, la vostra massiccia presenza a queste giornate. Vorrei precisare il motivo del mio stupore: dal momento che questa nuova struttura sarà sede della formazione dei sacerdoti legati alla “Familiaris Consortio”, si verrà a contrapporre un nuovo e alternativo seminario al nostro seminario diocesano, con la preoccupazione di molti sacerdoti diocesani di vedere ordinati nuovi presbiteri, che non servono e amano a pieno questa chiesa di Reggio Emilia-Guastalla........ La lettera è datata 16 ottobre 2011, una settimana dopo l'inaugurazione della casa Ecce Mater. Il Vescovo, notoriamente sensibile alle sollecitazioni ed agli inviti alla riflessione da parte dei presbiteri, cos'ha fatto? Sceglie ancora una volta la strada della “concertazione” e il 25 Ottobre invia a tutti i presbiteri e ai diaconi un questionario per raccogliere opinioni scritte sulla Comunità Sacerdotale Familiaris Consortio. Prima di presentare le domande vengono ricordati nell'introduzione “gli eventi nuovi di questi ultimi anni”, ovvero “un' ulteriore crescita vocazionale (ora appartengono alla Comunità sacerdotale 16 sacerdoti diocesani con 2 diaconi e un seminarista; altri 3 giovani sono in cammino vocazionale), le 3 Unità Pastorali di Ospizio, S. Martino in Rio, Casalgrande, dove ci sono le Comunità residenziali (mentre 6 sacerdoti sono in parrocchie con altri presbiteri); l'apertura di una Casa a Borzano per la verifica e la formazione dei giovani circa lo stile da loro proposto, che sta diventando anche un centro sovraparrocchiale...”. Ma la maggior parte dei sacerdoti hanno espresso preoccupazioni e criticità. Così si arriva a venerdì 25 Novembre, quando presso l'Oratorio Don Bosco il Consiglio Presbiteriale lì riunito ha ribadito l'inopportunità di proseguire con la riconferma della fiducia. Un grattacapo per il nostro Vescovo, ma non solo. Perchè la Comunità sacerdotale Familiaris Consortio non è solo don Luca Ferrari. Ma numerose famiglie, uomini, donne, giovani, bambini, che per percorrere un cammino in essa hanno fatto un vero e proprio investimento anche in termini di scelte di vita, professionali ed economiche. Famiglie che hanno trasferito la propria residenza da un altro comune, famiglie che hanno sempre creduto e credono tutt'ora nel messaggio di Don Pietro Margini. Dire ora a costoro che la sperimentazione è finita, che le cose non sono andate come si pensava è complicato, e sancire che non si fa più nulla diventa difficile, molto difficile... E soprattutto se questo cammino di fede non era ritenuto un “carisma” riconoscibile come tale dalla Chiesa, perchè i laici non sono stati informati? E poi, come i nostri Vescovi hanno accompagnato e seguito il cammino di questa comunità? Ed ora cosa propongono a quanti, soprattutto laici, debbono rendersi conto che ciò che hanno seguito in questi anni non è un “carisma” riconosciuto? La vera risposta non è appena l'eventuale diniego della fiducia, ma il rilancio di una proposta educativa che sappia davvero raccogliere il buono e rilanciarlo in un cammino di fede.
    In questo momento di crisi drammatica c'è bisogno di un nuovo impegno dei cristiani nel sociale, non di spaccature e tensioni che rischiano solo di creare disorientamento e allontanamento da un mondo, quello cattolico, ricco di valori portanti per la comunità. Ma la nostra Chiesa reggiana saprà raccogliere questa sfida? Questa vicenda non fa presagire nulla di buono.

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  5. #5
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    29 giugno 2012

    CHIESA Cosa succede sull'asse Correggio-Sant'Ilario? Torna la leggenda nera della setta, ma questa volta il fuoco amico è da parte di chi quelle accuse le aveva provate sulla sua pelle


    di Andrea Zambrano
    REGGIO EMILIA - Una decisione che scontenta tutti. Se qualcuno aveva bisogno di una prova delle difficoltà di governance di questo scampolo in zona Cesarini del mandato episcopale del vescovo Adriano Caprioli, questa è stata servita come una doccia gelata domenica scorsa quando sono stati resi pubblici gli ultimi spostamenti di parroci in Diocesi. Quello che è successo sull'asse S.Ilario - Coreggio e relative polemiche è un fatto molto semplice: un sacerdote, don Romano Vescovi trasferito da Sant'Ilario perché "incompatibile" con l'ala movimentista, della parrocchia, quella della Familiaris Consortio, in cui era arrivato tre anni prima, e l'arrivo di un altro sacerdote da Correggio, don Fernando Borciani, considerato più diplomatico.
    Poi la protesta della comunità di San Quirino che si sente non solo defraudata del proprio parroco, ma nella quale torna ad aleggiare "la maledizione di don Pietro" (qualcuno ha usato anche questo termine), a ricordo di uno strappo, quello della partenza ormai 50 anni fa di don Pietro Margini e di un gruppo di parrocchiani, che lo seguirono sulle rive dell'Enza dando vita alla Comunità della Beatitudini oggi diventato movimento Familiaris Consortio, con associazione di famiglie e associazione pubblica di chierici.
    Per la Chiesa sarebbe normale amministrazione, o meglio: non è nè la prima nè l'ultima volta che un parroco viene spostato per motivi caratteriali o pastorali. La Catholica in 2000 anni ha sulle spalle una storia tale da sopportare anche le più burrascose tempeste.
    Non dovrebbe spaventare dunque questo ennesimo spostamento. Eppure. Eppure le modalità con le quali sono state comunicate le nomine hanno acceso un fuoco di polemiche destinato forse a sopirsi presto, ma a lasciare profonde ferite.
    Probabilmente, secondo l'antico adagio Roma locuta causa finita, Caprioli e il suo ausiliare Ghizzoni avrebbero dovuto assumersi la responsabilità di annunciare loro nelle rispettive parrocchie gli spostamenti e farsi carico dei malumori, guidandoli in un certo senso al bene, per non evitare scandali.
    Ma all'assenza colpevole dei due pastori della Chiesa reggiana, ha fatto da contraltare l'esposizione pubblica e in un caso mediatica dei due sacerdoti coinvolti, che hanno dovuto spiegare a modo loro le ragioni di un fallimento. Il primo, don Borciani, ha cercato di giustificarsi dicendo che il vescovo aveva pensato a lui, e solo a lui, per portare pace in una comunità, quella di Sant'Ilario, divisa. Il secondo ha parlato alla stampa e si è sfogato contro il curato don Sergio Billi, aderente alla Familiaris Consortio, lamentando di non essere riuscito a fare il parroco per colpa delle ingerenze del movimento nella gestione pastorale dell'oratorio e della vita parrocchiale in genere.
    Un pasticcio. Anche perché dopo il durissimo j'accuse di don Vescovi, il vaso di Pandora si è aperto e ha vomitato contro il movimento un malessere che covava sotto la cenere da anni, gelosamente custodito per carità fraterna. Così per chi si è esposto pubblicamente sul Resto del Carlino, l'unico quotidiano che ha battezzato la campagna, sono stati riesumati gli antichi clichè della comunità come etta, del suo integralismo, della cecità a comprendere la modernità, del suo dogmatismo. Un fuoco di fila, nel solco delle critiche più comuni che da sempre vengono sparate all'indirizzo di Sant'Ilario ieri e oggi nelle diverse comunità (Ospizio e San Martino in Rio) dove operano in comunità sacerdotale i sacerdoti aderenti al movimento. Ma un fuoco di fila contro il quale i vertici del Movimento, retto oggi da Marco Reggiani e da don Luca Ferrari non hanno opposto la contraerea per non continuare ad alimentare le polemiche. Ma le cose stanno davvero così? Che cosa c'è di vero dietro le intemerate di diversi parrocchiani santilariesi contro la creatura di don Margini? Ammettiamo che ci sia qualche cosa di vero, ma come spesso accade, quando a covare è il risentimento si perdono di vista i frutti spirituali che una realtà ecclesiale produce.
    E nel caso della Familiaris Consortio sono sotto gli occhi di tutti quelli che abbiamo la voglia di prendersi la briga di andare a verificare con mano, vincendo i pregiudizi incominciando a conoscere le persone che ne fanno parte. In secondo luogo è sempre bene guardarsi dagli ex che sparano contro le realtà di cui hanno fatto parte fino a poco tempo prima: si rischia di non comprendere che l'attacco spesso parte per giustificare ai propri occhi le ragioni di un fallimento personale. Chi abbandona un movimento e poi spara contro di esso a palle incatenate, lo fa perché deve convincere, prima di tutto se stesso, della bontà della sua scelta.
    Ma a volte si perde di vista l'oggettività. Lo sosteneva san Josemaria Escrivà de Balaguer, quando gli chiedevano conto dei tanti fuoriusciti da quella che per molti è una setta massonica nella Chiesa, ma che in realtà non è altro che l'unica prelatura personale della Catholica: l'Opus Dei. E se lo è qualche cosa vorrà pur dire. E' davvero possibile che un movimento riconosciuto pubblicamente dalla Chiesa e che sforna vocazioni alla vita sacerdotale e alla vita famigliare, che ha costruito opere, scuole e che ancor oggi lavora in tante parrocchie con i suoi sacerdoti, possa essere tutto sbagliato mentre chi alza la voce ha dalla sua tutte le ragioni del mondo? Armonizzare il carisma dei singoli movimenti all'interno delle parrocchie perché da essi ricevano impulsi ad una rinnovata vita spirituale, è forse l'urgenza di questo secolo. Le parrocchie, mediamente, sono diventate agenzie di servizi, allontanarsi è più facile che rimanervi. Spesso la fede, nelle parrocchie si perde, generalizzare è fastidioso, ma chi vede quanti alberi secchi ci sono in tante nostre comunità sa a che cosa mira questo ragionamento. I tanti movimenti invece, cresciuti nell'ultimo scorcio del XX secolo e incoraggiati da Giovanni Palo II sembrano essere invece una riserva fresca e genuina di Incontro e di esperienza di una fede vera, scelta e libera, che però va incanalata per il bene di tutti nella Chiesa come corpo dai multiformi carismi, ma dall'unica santa dottrina. Questo don Romano Vescovi lo sa bene. Lo sa perché ha conosciuto l'esperienza di Comunione e Liberazione e anche se poi se ne è allontanato, ha favorito quando era a Rio Saliceto come parroco, l'incontro di tanti suoi parrocchiani con la realtà di don Giussani. Per capire don Vescovi bisogna partire da qui. Da ciò che ha costruito in vent'anni nella parrocchia di San Giorgio. Arrivò come prete di frontiera in una realtà asfittica e incominciò a strappare dalla strada tanti giovani che dalla Chiesa si erano allontanati o non l'avevano neppure mai conosciuta. Chiese di non avere accanto a sè un curato, che all'epoca era proprio, ironia della sorte, un giovanissimo don Fernando Borciani che venne così allontanato. Nel corso della sua opera pastorale nel Comune della Bassa, il sacerdote riuscì a costruire una realtà formidabile, fatta di giovani, di esperienze di fede libera e consapevole, di slanci caritativi e di lotta culturale al dominio di un'idea di cattolicesimo asservita al buonismo e al politicamente corretto.
    Inviso, ma temuto dall'amministrazione rossa, che nel frattempo aveva imbarcato anche cattolici di sinistra, don Vescovi è stato un animatore instancabile di circoli culturali, di un'idea di scuola che partisse dal primato dell'emergenza educativa, di esperienze di amicizia e di fraternità tra i parrocchiani. Su suo impulso avvicinò alla politica anche diversi giovani che trovarono sotto il suo insegnamento, ognuno nel suo partito di riferimento, un motivo di impegno per il bene comune che mettesse al primo posto quei valori non negoziabili di cui in tanti oggi si riempiono la bocca, ma che all'epoca erano solo una pretesa o una pia illusione nelle mani di pochi. A cominciare dal cardinale Ratzinger. Oratorio pieno, chiesa pure. Ma tutto questo avevo un prezzo da pagare.
    "I ragazzi di Rio sono una setta", così nell'invidiosa e vicina Correggio veniva vista l'esperienza che don Vescovi, nel frattempo più volte nominato dal vescovo vicario foraneo, aveva messo in piedi. "I ragazzi di Rio si sposano tutti tra di loro", "I ragazzi di Rio fanno solo quello che gli dice don Romano, che considerano come un padre". "I ragazzi di Rio sono una succursale di Cielle". Tutto questo a Rio Saliceto rimbalzava, ma nella granitica certezza che quel pastore fosse stato dato loro come dono dello Spirito Santo si ovviava alla critiche con sempre maggiore slancio e si alleggerivano i pesi di quegli occhi tutti addosso con la certezza di vivere un momento bello di crescita per tutti: famiglie e bambini.
    Chi scrive sarà grato eternamente a don Vescovi per aver creduto nel progetto culturale di promozione del motu proprio Summorum Pontificum con il quale il Papa ha sdoganato la cosiddetta messa in latino. Messa alla quale don Romano, per formazione e sensibilità, non importava probabilmente nulla, ma che decise di difendere perché voluta dal Papa, dunque dal Magistero, dunque da quella Chiesa che aveva scelto di servire il giorno in cui venne ordinato sacerdote sapendo che in questi casi siamo solo strumenti di disegni più alti. In quel caso si caricò dei pesi e della responsabilità di difendere questa sensibilità, parando i colpi che venivano dalla curia di Reggio che cercava in ogni modo di ostacolare il ritorno sugli altari dell'"introibo ad altare Dei". Poi con una umiltà disarmante si fece carico di imparare a celebrarla per permettere ad alcuni giovani come noi di poterla vedere e iniziare ad amarla. In quanti lo avrebbero fatto? Pochi. Forse nessuno, o meglio, nessuno di certo, dato che anche solo cinque anni fa parlare della messa in latino era considerato un sacrilegio dagli stessi preti e vescovi diocesani e in parte lo è ancora oggi. Questo a don Vescovi non interessava perché aveva la pazienza e l'umiltà di ascoltare le ragioni dei promotori, ma soprattutto quelle del Papa.




    Don Romano Vescovi
    La sua prossimità a tutti per amore del Magistero lo ha portato ad incidere su tutti gli aspetti della vita pastorale non solo della parrocchia di Rio ma di tutto il vicariato.
    E' opinione diffusa, forse è una delle tante leggende o forse è un mito stantìo, che don Romano sia stato allontanato dalla zona di Correggio al termine della Peregrinatio Mariae che riempì la Basilica di San Quirino per una settimana di migliaia di persone, molte delle quali che non mettevano piede in chiesa da anni.
    Anche questa fu una esigenza nata dai laici, ma che don Romano sposò e difese anche nel giorno in cui il vescovo Ghizzoni fece pressioni esplicite per indurre i tanti cardinali invitati a non presentarsi all'appuntamento. Don Romano è tutto questo, ma forse anche di più e i tanti che lo considerano ancor oggi come padre avrebbero un aneddoto che ne fotografa la grande umanità. Compresi i tanti che anche recentemente hanno maturato una vocazione sacerdotale. L'esperienza di don Romano negli anni scorsi, dalle vocazioni alla vita fraterna e stretta dei suoi parrocchiani veniva considerata una copia in sedicesimi dell'esperienza di Sant'Ilario, seppur con accenti e toni diversi e pur non avendone nulla a che fare, anche se non mancò di difenderli, da solo, nel difficile cammino di riconoscimento ecclesiale.
    Fece tutto questo senza curati tra i piedi? Giusto? Sbagliato? Non è questa la sede per definirlo, certo è che a Rio ci riuscì, arrivato poi in una realtà più articolata nella quale già c'era un carisma che portava i suoi frutti, ma che non era il suo, tutto è apparso inestricabile.
    Amato e criticato, seguito e vilipeso, osteggiato e continuamente cercato per via di quei frutti che un grigio parroco addetto più alle fotocopie che alla vita di preghiera non può avere. Proprio quello che la realtà di Sant'Ilario ha vissuto nel suo movimento. Ecco perché al netto di tutte le polemiche resterà sempre questo dilemma, almeno per me. Don Romano ha parlato contro la Familiaris Consortio usando lo stesso linguaggio che veniva usato per demolire la sua opera pastorale a Rio Saliceto. Un contrappasso dantesco? Speriamo di no, però in chi come me lo ha conosciuto bene, stimandolo con stima ricambiata, non può che suscitare sorpresa quell'accusa. E' come se non ci si ricordasse di quanti pregiudizi e quanti parziali e personali interessi ci sono spesso dietro certe critiche. Come se tutto quello che don Vescovi ha subito non senza sofferenza nella sua opera pastorale fosse stato di colpo cambiato. Che differenza c'è allora tra chi dice che Sant'Ilario è una setta chiusa e coloro che ieri brandivano gli stessi argomenti contro la sua bellissima realtà?
    Ci sono sette giustificate e altre no? E quale è il metro di paragone? Forse il soggetto che le vive che improvvisamente si ritrova attore passivo? Dico questo cercando di esercitare quello spirito critico che nasce da un uso sano della propria libertà, la stessa che libertà che don Romano ci ha trasmesso negli anni come metodo di fronte a tutte le pieghe delle realtà. Ma anche consapevole che in questa polemica prendere posizione per uno o per l'altro diventa un gioco sterile. Tutti infatti hanno le loro ragioni, anche i parrocchiani che non hanno scelto il progetto della Familiaris Consortio, certo, anche il parroco di dire che così non si può andare avanti. Ma la stessa libertà deve essere riconosciuta anche a chi ha fatto una proposta di fede, integrale e dottrinalmente corretta, anche se non recepita da tutti o non accettata. Perché la dottrina è la stessa e questa è immutabile e tanto nell'opera di don Vescovi che in quella dei "seguaci di don Pietro", vi si ravvede lo stesso attaccamento al Magistero, la stessa granitica certezza nella vita sacramentale e nella difesa dei principi con i quali la Chiesa come corpo mistico è arrivata fino a noi. Chi parla di dogmatismi, forse non li accetta prima di tutto per se stesso. Ma questo non è il caso dell'esperienza di Cristo, piaccia o no, perché una fede senza dogmi si espone al relativismo, che tanto la Familiaris Consortio quanto don Vescovi combattono, seppur con metodi pastorali diversi.



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    Prete trasferito, è polemica "La nostra parrocchia è lacerata Hanno creato un oratorio d’élite"

    Sant'Ilario

    La polemica con il Familiaris Consortio dopo lo spostamento di don Vescovi
    di Cosimo Pederzoli


    Sant'Ilario (Reggio Emilia), 28 giugno 2012 -«IL MOVIMENTO dovrebbe scendere dal piedistallo e confrontarsi con la realtà: la nostra parrocchia è lacerata». Il professor Daniele Castellari, 52 anni, consigliere comunale e docente di lettere al liceo Moro, attivo nella comunità di Sant’Ilario, commenta amareggiato le ultime vicende che hanno visto l’allontanamento di don Romano Vescovi in attrito con il movimento ‘Familiaris Consortio’. «Se non ha funzionato con don Romano che è un uomo di fede, di buona volontà e di grande sincerità, forse qualcuno dovrebbe farsi delle domande».
    Che cosa non ha funzionato?
    «Semplice. Da una parte c’è un modello che non cambia mai idee, rigido, dall’altra un’insieme di singole persone che pensano con la loro testa. La comunità Familiaris Consortio ha un’ideologia consolidata: quando si instaura un dialogo si deve anche avere la volontà di cambiare. Per loro è impossibile».
    Da quanto fa parte della parrocchia?
    «Da sempre. Fino al 2010 ero anche all’interno del Movimento, poi quando hanno minacciato di ‘traslocare’ a Verona, sono uscito».
    Prima dentro, poi fuori.
    «L’idea di quello che è considerato il fondatore, don Pietro Margini, rispetto alla ‘comunità famigliare’ è geniale. Ma quello che vedo a Sant’Ilario mi fa accapponare la pelle».
    In che senso?
    «Loro hanno un pacchetto, o lo prendi o niente. Sono diventati un Movimento che esclude».
    Ci faccia un esempio.
    «In paese non se ne parla molto, si fa finta di niente, ma la presenza delle loro scuole divide la comunità. Sono condotte in maniera competitiva, in quei luoghi vengono autoperpetrate le loro idee».
    Qualcuno ha parlato di ‘oratorio parallelo’.
    «Sempre tramite le scuole. Il Movimento ha chiesto ai ragazzi delle superiori, sempre dei loro istituti, di organizzare il doposcuola per i bambini delle loro scuole elementari. Un ‘oratorio d’élite’, si accettano ragazzi solo se provengono da una certa famiglia, di una certa posizione. Bisogna essere onesti e dire che è così».
    A Sant’Ilario non si è capito bene chi gestiva la parrocchia: don Vescovi o il curato Sergio Billi, del Movimento. Situazione ambigua?
    «Sì. Don Billi si è speso molto per i giovani, ma non per tutti i giovani. Solo quelli della loro Comunità».
    Il vecchio parroco e l’ex curato ora cambiano sedi. Per la parrocchia di Sant’Ilario e Familiaris Consortio c’è la possibilità di un confronto?
    «Io sono pessimista. Le cose sono andate troppo avanti, nel tempo si è venuto a creare un enorme solco. Si era capito anche con il precedente parroco, don Franco Ruffini. Difficile colmare questo solco se dall’altra parte c’è un gruppo che vive di fortissimi dogmatismi».
    Lei è regista e attore nella compagnia ‘L’Attesa’, che ha sede nella parrocchia.
    «Facciamo spettacoli per tutti, vengono anche persone estranee alla parrocchia. Del Familiaris Consortio non ho mai visto nessuno».


    di Cosimo Pederzoli

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  7. #7
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    L'appello al vescovo: "Monsignor Caprioli, non lasci che si sbricioli la parrocchia"

    Lettera aperta di una parrocchiana

    Un appello anche ai due sacerdoti: "Don Romano e don Sergio, aiutate noi e i nostri giovani e capire che si può ricominciare, si può sempre trovare un punto di incontro"

    Sant'Iliario d'Enza (Reggio Emilia), 1 luglio 2012 - Una parrocchiana di Sant’Ilario, tramite una lettera firmata, ci mostra lo stato d’animo che stanno vivendo diversi fedeli.

    ono una parrocchiana della parrocchia di S.Eulalia, non è da me fare questo, ma mi sono sentita chiamata in causa (in quanto appartenente a qs. realtà), a manifestare il mio parere. Non ho parole per esprimere i sentimenti che tutta questa vicenda ha suscitato nel mio cuore… Ferisce molto il constatare, prendere coscienza di certe posizioni, non che fossero sconosciute, ma speravo non fossero così esasperate, così definitive, inconciliabili.
    Dal mio punto di vista, quello di una semplice parrocchiana, non appartenente a nessuna delle due “fazioni” che si sono venute a creare (stando quello che emerge dal giornale); la realtà è diversa.

    Certo, don Romano e don Sergio hanno carismi differenti, ma perché questo deve necessariamente creare degli schieramenti? Non è invece segno di ricchezza ? Lo stesso Papa parlando dei vari carismi, movimenti che lo Spirito Santo suscita all’interno delle Chiesa, afferma che sono arricchimento e dono grande per la Chiesa stessa. Noi che abbiamo la fortuna di avere questi doni all’interno della Parrocchia, diamo un calcio a tutto quanto, come bimbi dell’asilo, accecati dall’egoismo e dall’ignoranza, pensando che il nostro gioco sia il più bello e dobbiamo per forza fare quello, senza pensare che se giocassimo ad entrambi i giochi potremmo divertirci di più e più a lungo!

    Non riesco a trovare pace pensando a tutto quello che questi ultimi avvenimenti hanno creato e stanno creando.
    Penso a quei parrocchiani (adulti e giovani) che dopo anni si stavano riavvicinando alla Chiesa mossi, provocati dalle belle omelie di don Romano, che ci ha aiutato a sentire viva, presente, vicina, concreta la presenza di Cristo. Presenza carnale, reale, presenza nelle circostanze della vita, nella realtà quotidiana, in famiglia, sul lavoro, nel prossimo; presenza che si riconosce se abbiamo un cuore aperto all’incontro, al dialogo; se ci lasciamo provocare da questa fornace d’Amore. Ci ha invitato ad essere uomini e donne “vere” (ed è forse questo che mi ha mosso ad uscire dal mio guscio e scrivere per dire il mio parere), innamorati di Cristo.

    Parrocchiani che si sono lasciati guidare dalle omelie profonde, spirituali ma non per questo meno attuali e concrete di don Sergio che come tassello di un puzzle andavano a continuare le omelie di don Romano spiegando come questa Presenza nel quotidiano, si può incontrare, se ci disponiamo a questo con la preghiera, il silenzio, l’ascolto. Come si possa essere persone “vere”, se ci formiamo delle convinzioni profonde, se non ci fermiamo davanti alle prime difficoltà, ma con coraggio ed abbandono proseguiamo lungo il cammino confidando nella misericordia di Dio, seguendo l’esempio dei Santi, attingendo forza e coraggio dall’ Eucarestia e determinazione sapendo riprendere il cammino ritornando sui propri passi, anche se prima abbiamo sbagliato, sostenuti dalla grazia del sacramento della Riconciliazione.

    In questi giorni però, leggendo i giornali mi sono chiesta dove sia tutto questo, dove sia questa Presenza. Quanti di coloro che avevano iniziato un nuovo cammino non hanno pensato .. “avevamo ragione a stare lontano da certi posti, è tutto solo un gran parlare il cristianesimo, non c’è nulla di concreto!” Quanto male sta facendo tutto questo?

    Sono convinta e credo nella presenza di Cristo nella mia vita e per questo non posso tacere. Capisco le difficoltà, le differenze di carattere, divergenze di opinioni che ci sono nel dirigere una parrocchia grande come la nostra. Divergenze che in fondo ci facevano sentire amati, come parrocchiani, che sapevamo essere mosse solo per cercare di realizzare un maggior nostro bene ma oggi mi viene la tentazione di chiedermi se la mia non era solo pura illusione perché in realtà erano solo frutto di prevaricazione per una personale presa di potere, questa situazione rischia di farci sentire usati più che amati.
    Voglio allontanare questo pensiero che confido essere sbagliato. Aiutateci anche voi carissimi don Romano e don Sergio a farci sentire che non è così, che vi stiamo a cuore, che ci sentite quelle pecorelle che il Signore vi ha affidato. Auitateci a credere che il Signore c’è, è qui, adesso!come non si stanca mai di sottolineare don Romano nelle sue omelie. E’ presente attraverso di voi, sacerdoti, sui ministri; sempre umani e quindi con i limiti e i difetti di tutti ma in virtù del sacramento che avete ricevuto “Alter Christi”! E’ questa presenza che noi e i nostri giovani hanno bisogno di rivedere in voi, come si potrebbe diversamente ricredere alla figura del sacerdote?

    Faccio un appello a Sua Eminenza il vescovo Adriano Caprioli, non permetta che la nostra parrocchia venga divisa e annullata, questa ultima situazione la sta sbriciolando. Non conosco il parroco che è designato a venire al loro posto, mi hanno detto essere molto in gamba e non ne dubito ma non è con un colpo di spugna che si risanano certe ferite, certe lacerazioni.

    Mi hanno insegnato che chi rompe paga, chi scuce deve ricucire. La nostra parrocchia potrà riprendersi solo con l’aiuto di don Romano e don Sergio; permetta loro, se lo desiderano, di stare ancora un po’ in parrocchia, di dimostrarci che le difficoltà possono essere affrontate e superate.

    Abbiamo bisogno di esempi concreti, don Romano e don Sergio aiutate noi e i nostri giovani e capire che si può ricominciare, si può sempre trovare un punto di incontro. Siate per noi Vangelo vivo e concreto! Come faranno le famiglie a non dividersi, a restare unite anche di fronte alle difficoltà, ad impegnarsi per cercare di riallacciare rapporti tesi, ricreare dialogo, affetto, amore se voi per primi non ci date l’esempio? Come faranno i giovani ad essere veri, a portare avanti le loro idee di cristiani (che non sono prese di posizione personale), a cercare un dialogo, ad impegnarsi davanti alle difficoltà, a cercare un punto di comunione se non ci dimostrate voi ora che è possibile?
    Ridateci la fiducia e la speranza che è venuta meno ultimamente! Non sono superficiale, conosco le problematiche che vi hanno spinto a tanto e immagino le difficoltà ma non potete dirmi che sono maggiori rispetto a quelle che famiglie o giovani si trovano ad affrontare. Portate a termine il compito che il Signore vi ha affidato, accogliete la sfida che vi propone. Per quello che riguarda noi parrocchiani, aiutateci voi a capire che non siamo chiamati a correre un palio dove per vincere bisogna necessariamente che le contrade siano in competizione tra di loro, ma siamo chiamati a correre una corsa molto più importante: quella alla santità e si vince solo se si corre insieme, uniti, se si fa Chiesa.
    Cristo ci ha dato l’esempio: la bellezza, il fascino, l’attrattiva del Calvario è vedere Cristo appeso a quella croce; non sarebbe la stessa cosa se quella croce fosse vuota perché il Signore è scappato lungo la via. “Prendi la tua croce e seguimi”, lo chiede a voi e lo sta chiedendo anche a noi. Svegliamoci ! (come incita don Sergio nelle sue omelie ) prendiamo le nostre croci e FACCIAMO CHIESA.
    Sarebbe bello vedere una risposta appesa in fondo alla Chiesa o sul sito della parrocchia, ma soprattutto sarebbe bello vedere che tutto questo è possibile. Sono in tanti, ne sono certa a pensarla come me.
    Una parrocchiana a cui sta a cuore il futuro della sua parrocchia.

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  8. #8
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    "Non è stato opportuno allontanare il parroco di Sant'Ilario"

    Intervista al professor Lucio Guasti

    di Cosimo Pederzoli

    Sant'Iliario d'Enza (Reggio Emilia), 1 luglio 2012 - «VOGLIO manifestare il mio sostegno e solidarietà per don Romano Vescovi». Il professore Lucio Guasti, di Sant’Ilario, ex docente all’Università Cattolica di Milano e collaboratore del Ministero dell’Istruzione, analizza brevemente le recenti vicissitudine che vedono coinvolti la parrocchia di paese, la ‘Familiaris Consortio’ e tutta la comunità.

    ROFESSORE, guardando la vicenda con occhio accademico, che cosa è successo in paese?
    «In questi anni ho notato molte divergenze e conflitti. La situazione era diventata insostenibile. Tra Familiaris Consortio e il parrocco il conflitto è diventato molto evidente».
    Quindi don Romano Vescovi è stato allontanato.
    «Un’interruzione non opportuna, il parroco non ha avuto tempo di manifestare e attuare il suo orientamento. Si sarebbe potuto aspettare, cercare una continuità».

    È stato il vescovo Adriano Caprioli a decidere.
    «Dal punto di vista procedurale, dopo soli tre anni, è fuori dalle tradizionali norme della diocesi. Il vescovo dovrebbe avviare una riflessione pubblica. Saremmo tutti interessati. È essenziale, per una pastorale diocesana, riflettere rendendo pubblico il proprio orientamento. Un discorso valido non solo per Sant’Ilario».

    Come si può realizzare questo processo?
    «Tramite un’analisi e un monitoraggio tecnico delle varie parrocchie. La Curia dovrebbe preparare un incontro per discutere delle linee parrocchiali e capire se osservano la pastorale diocesana».

    A Sant’Ilario sembra che sia mancato il dialogo tra parrocchia e il Movimento.
    «Il Familiaris Consortio vive di una profonda identità, forte è il modo in cui il gruppo si sviluppa e vive l’esperienza cristiana. Se c’è un’identità forte è più difficile che ci si apra al dialogo. È una regola che vale in generale. Anzi il dialogo diventa una cosa marginale, l’importante è vivere l’esperienza cristiana secondo la propria identità».

    Arriva don Fernando Borciani: troverà una situazione delicata?
    «Dovrà presiedere la parrocchia, non deve esserci un ‘matrimonio’ con alcun gruppo. Il nuovo parroco deve mediare le due posizioni, proponendo una strategia pastorale chiara. È difficile, ma il nuovo sacerdote dovrebbe essere in grado di creare un sistema, non una direzione».

    Da una parte la struttura della Curia e dentro una realtà composta da movimenti e gruppi.
    «È la nuova sfida della Chiesa: accettare la pluralità di idee, valorizzare le diverse esperienze. I conflitti all’interno delle singole parrocchie sono inevitabili, le fratture si possono evitare».


    Cosimo Pederzoli

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  9. #9
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    Al via i lavori del “Palazzo degli studi”
    Sant’Ilario, ieri la cerimonia della posa della prima pietra della nuova scuola gestita dalla Comunità di don Pietro Margini


    SANT'ILARIO
    Benedizione e posa della prima pietra, ieri mattina, per il "Palazzo degli studi", un nuovo plesso scolastico che sorgerà in località Gazzaro, tra via Val d’Enza e via Don Margini, destinato ad accogliere le scuole primarie “Sacchetti” e le scuole Medie, entrambe gestite dalla “Comunità delle beatitudini”, attualmente ospitate in locali non più adatti allo scopo. Si tratta di un’opera la cui realizzazione ha preso il via simbolicamente proprio nel giorno dell’anniversario della “nascita al cielo” di Monsignor Pietro Margini, fondatore del movimento che comprende l’associazione mariana di famiglie “Comunità delle Beatitudini” e la “Comunità Sacerdotale Familiaris Consortio”, riconosciute come realtà ecclesiali rispettivamente nel 2006 e nel 2008 dal vescovo monsignor Adriano Caprioli.
    Un movimento che, a 23 anni dalla morte di don Margini, ha deciso di realizzare questo nuovo plesso che era il sogno del sacerdote.
    Il progetto è stato presentato nei dettagli lunedì sera al Mavarta. Maria Bonaretti, coordinatrice dell’istruzione familiare, ha ricordato che «don Margini fu parroco a Sant’Ilario dal ’60 al ’90 e fu promotore della scuola cattolica con metodo familiare, ovvero una forma di istruzione che vede i genitori protagonisti attivi del processo educativo dei figli. Il primo istituto sorse nel 1983, poi ne nacquero altri sette tra Sant’Ilario e Correggio».
    Il quadro si completa ora con il Palazzo degli Studi, «una casa moderna e stimolante per gli alunni, che sarà gestita dalla cooperativa che porta il nome di Margini».
    «La comunità nata intorno alla figura di don Pietro Margini è molto radicata oggi a Sant’Ilario e – ha sottolineato il sindaco Marcello Moretti che considera «importante investire sulla formazione», quindi «un luogo del sapere in più non può che essere accolto con entusiasmo da tutta la comunità» .
    Don Fernando Borciani, attuale parroco di Sant’Eulalia, si augura pertanto che «ci possa essere una buona convivenza tra istituiti cattolici e statali perché a guadagnarci sono tutti, in primis gli alunni».
    La parola, infine, è andata all’architetto Giorgio Menozzi che, prospetti alla mano, ha illustrato quello che sorgerà su una superficie di circa 5mila metri quadrati, acquistata con bando pubblico.
    «Sarà una scuola ecologica con pannelli fotovoltaici e solari termici e sostenibile in classe B. Avrà due ingressi, a nord e a sud, con porticato e pensiline. Il tutto sarà pronto tra circa un anno e mezzo ed è reso possibile grazie ai fondi devoluti dalle famiglie del movimento» che ormai si è diffuso anche in altri paesi della provincia.

    Come ogni anno, in ricordo della scomparsa di don Margini si sono svolte anche diverse iniziative a cominciare dalla mostra fotografica dedicata alle scuole e la “maratona” del rosario sulla tomba di don Pietro.
    Ieri sera la giornata si è quindi conclusa con la celebrazione eucaristica presieduta dal nuovo vescovo Massimo Camisasca che ha ricordato la figura di don Margini.
    Cristina Fabbri

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  10. #10
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    Il vescovo Camisasca e la Familiaris Consortio, buona la prima. Il vescovo visita la comunità santilariese e ricorda "l'evangelizzatore don Margini".
    "La famiglia salvezza della società"

    Appello ai parroci del movimento: «Sull’esempio del vostro fondatore sappiate accogliere tutti»


    di ANDREA ZAMBRANO
    SANT'ILARIO - Era uno dei banchi di prova che attendevano il nuovo vescovo di Reggio Massimo Camisasca. Il primo incontro con il movimento Familiaris Consortio ha coinciso con l’anniversario della morte, nascita a cielo come puntualizzano i membri della realtà ecclesiale, di don Pietro Margini. A Sant’Ilario l’attesa era grande e il vescovo non l’ha tradita.

    Don Pietro Margini è stato un grande sacerdote «che ha evangelizzato attraverso la liturgia e l’educazione». Dunque, ha detto Camisasca nella sua omelia nel corso della messa di ieri con membri del movimento e simpatizzanti al gran completo, a questo son chiamate le famiglie e i sacerdoti che si rifanno al carisma del prete santilariese.
    Camisasca ha offerto la sua autorevole lettura del fenomeno Familiaris consortio invitando i membri, soprattutto l’associazione pubblica di sacerdoti che si rifà alla sua spiritualità, a portare nelle parrocchie dove sono mandati il loro carisma e la loro sensibilità, ma accogliendo anche coloro che non partecipano di questa spiritualità perchè «don Pietro era estremamente ecclesiale e sapeva accogliere tutti».
    C’è un altro aspetto che Camisasca ha voluto sottolineare ripercorrendo brevemente la vita e le opere di don Pietro: la salvezza dei nostri tempi viene dalla famiglia.
    Quelle stesse famiglie che don Margini aveva costituito in piccole comunità con il tratto specifico dell’amicizia. Famiglie che hanno costruito opere educative che Camisasca ha lodato e che ieri hanno visto un importante momento con la posa della prima pietra del nuovo istituto scolastico che sorgerà al Gazzaro alla periferia di Sant’ Ilario.
    Camisasca ha dimostrato di conoscere gli scritti di don Margini e ha ricordato l episodio dell affidamento che la madre del futuro sacerdote fece davanti alla statua ella Madonna nella chiesa de paese.
    Se qualcuno temeva particolari strette sulla legittimità del carisma nato dal opera di don Margini e che vede oggi la Familiaris consorzio come l’ unico movimento a livello locale capace di catalizzare attorno a sè iscritti e sacerdoti, è rimasto deluso. La sua conoscenza delle esperienze ecclesiali lo ha portato invece a scegliere un atteggiamento di grande apertura su una realtà sulla quale Camisasca sembra confidare per riportare a centro i sacerdoti e le famiglie anche nella società, dal momento che ha detto di essere venuto in visita anche tutta la comunità santilariese.

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