Lo Staff del Forum dichiara la propria fedeltà al Magistero. Se, per qualche svista o disattenzione, dovessimo incorrere in qualche errore o inesattezza, accettiamo fin da ora, con filiale ubbidienza, quanto la Santa Chiesa giudica e insegna. Le affermazioni dei singoli forumisti non rappresentano in alcun modo la posizione del forum, e quindi dello Staff, che ospita tutti gli interventi non esplicitamente contrari al Regolamento di CR (dalla Magna Charta). O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te.
Pagina 1 di 10 123 ... UltimaUltima
Risultati da 1 a 10 di 99

Discussione: II Ass. Spec. del Sinodo per l'Africa(4-25/10/09) ed Esort.Ap. "Africae Munus" (2011)

  1. #1
    Moderatore Globale L'avatar di Vox Populi
    Data Registrazione
    Apr 2006
    Località
    casa mia
    Messaggi
    61,614

    II Ass. Spec. del Sinodo per l'Africa(4-25/10/09) ed Esort.Ap. "Africae Munus" (2011)

    L'arcivescovo Eterovic illustra contenuti e prospettive della prossima assemblea continentale

    Un Sinodo per richiamare l'urgenza
    di pace e giustizia in Africa


    di Giampaolo Mattei

    L'Africa può trovare nel Sinodo del prossimo anno uno spazio libero di confronto per affrontare i nodi più controversi per la Chiesa e lo società del continente. Ma anche una vetrina per presentare al mondo problemi e speranze, ombre e luci. E soprattutto per gridare l'urgenza di riconciliazione, di pace, di giustizia. Sono questi gli obiettivi della seconda assemblea speciale africana del Sinodo dei vescovi che, dal 4 al 25 ottobre 2009, dovrà mettere a fuoco le piste per il domani di un continente che conosce tanti drammi ma che può contare su enormi potenzialità.
    "La Chiesa in Africa a servizio della riconciliazione, della giustizia e della pace. "Voi siete il sale della terra... Voi siete la luce del mondo" (Matteo 5, 13.14)" è appunto il tema scelto da Benedetto XVI. Il quale - come annunciato ieri a conclusione dell'assemblea sinodale dedicata alla Parola di Dio - si recherà personalmente nel continente (Camerun e Angola le tappe del viaggio in programma a marzo) per consegnare ai vescovi l'Instrumentum laboris del Sinodo.
    In realtà il Sinodo africano è già incominciato. Da un anno e mezzo Chiese locali e conferenze episcopali stanno lavorando a questo scopo e si preparano anche a scegliere i rappresentanti per l'assemblea, come previsto dal regolamento sinodale aggiornato di recente. Nell'intervista a "L'Osservatore Romano" l'arcivescovo Nikola Eterovic, segretario generale del Sinodo dei vescovi - impegnato ora soprattutto a tirare le somme dell'assemblea sinodale appena conclusa - anticipa contenuti e prospettive della prossima assise africana. "C'è sempre un legame, un filo conduttore - sottolinea - tra un'assemblea e l'altra. Così il Sinodo sulla Parola di Dio è certamente un trampolino di lancio per quello africano. Soprattutto un Sinodo non s'improvvisa: alla base c'è una consultazione collegiale molto ampia che richiede tempo".

    Perché un secondo Sinodo per l'Africa? Da chi è venuta la spinta?

    L'idea di un secondo Sinodo è venuta dall'episcopato africano negli ultimi anni del Pontificato di Giovanni Paolo II che, infatti, aveva già accolto la proposta. I vescovi lo hanno pensato in continuità con il primo Sinodo, puntando ad approfondire il tema della riconciliazione che porta alla giustizia e alla pace. Il 22 giugno 2005 Benedetto XVI ha annunciato l'intenzione di convocare la seconda assemblea sinodale per l'Africa, confermando così quanto aveva già deciso Giovanni Paolo ii il 13 novembre 2004.

    Come sarà questo secondo Sinodo per il continente?

    Sarà un Sinodo autenticamente africano che contribuirà, come già avvenuto nel 1994, a stimolare la coscienza dell'unità in ogni parte del continente e a favorire il dinamismo evangelico. L'assemblea del 2009 si presenta come una continuazione del processo sinodale della Chiesa in Africa e si ricollega in particolare all'esortazione apostolica post-sinodale Ecclesia in Africa, pubblicata nel 1995. In questi tredici anni si è rivelato un documento di base essenziale.

    Che cosa sta emergendo in questo tempo di preparazione?


    È evidente che i cristiani in Africa sono a casa propria. Non sono ospiti. Lo conferma la presenza bimillenaria, dunque fin dalle origini. Per esempio, l'antica Chiesa copta è testimone - c'è tutta una tradizione in proposito - dell'accoglienza della santa famiglia in Egitto. Poi c'è la Chiesa in Etiopia che, secondo il proprio calendario, ha celebrato ora il giubileo del duemila.

    Si corre il rischio che questa grande tradizione finisca per appartenere solo a un glorioso passato?

    No, è una tradizione viva più che mai. Dalla preparazione del Sinodo sta venendo fuori tutta la vivacità delle comunità ecclesiali africane. La pratica religiosa è alta, in particolare la frequenza alle messe domenicali e di precetto. In alcuni Paesi è intorno all'80 per cento. Questa partecipazione è il risultato di un notevole sforzo catechistico. Da qui anche il numero elevato di vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata. In sintesi, l'Africa non è più terra di missione in senso passivo, ma procura essa stessa missionari sia per il continente che per il mondo intero.

    E non bisogna dimenticare che l'Africa è la terra di sant'Agostino.

    È la terra di Agostino, ma anche di Origene, Atanasio, Cirillo, Cipriano, Tertulliano e, ancora, di Tecla, Monica, Perpetua e Felicita... Ovviamente non possiamo dimenticare i grandi padri africani della Chiesa né le tappe dell'evangelizzazione del continente, soprattutto nella regione sub-sahariana. Ricordiamo poi i martiri ugandesi, canonizzati da Paolo VI, come pure i santi e i beati più recenti: tra questi, la schiava Giuseppina Bakhita che, nella Spe salvi, Benedetto XVI prende come esempio di speranza cristiana capace di liberare integralmente la persona.

    E oggi?

    Oggi la Chiesa in Africa è una realtà in pieno sviluppo. I cattolici sono circa 154 milioni, il 17 per cento della popolazione. Basti pensare che all'inizio del Novecento non erano neppure due milioni. Nelle riunioni preparatorie del Sinodo africano del 2009 sono emersi dati significativi: per esempio, rispetto all'assemblea del 1994, i vescovi sono oggi circa il 18 per cento in più - il 60 per cento è stato nominato dopo il primo Sinodo - i sacerdoti diocesani addirittura il 58. C'è senza dubbio una crescita eccezionale, con una nuova capacità di raccogliere sfide antiche e recenti.

    Che cosa dicono questi numeri?


    L'Africa cattolica non è soddisfatta di se stessa per via dei numeri positivi, la crescita non è solo un fatto numerico. L'approfondimento della fede non è messo da parte pur di avere buone statistiche, ma rimane una sfida costante, una priorità per tutte le Chiese particolari. In sostanza l'evangelizzazione dev'essere radicale, continua.

    Può fare il punto sull'iter di preparazione del Sinodo?

    I Lineamenta, il testo che stimola confronto e proposte, sono già stati pubblicati e diffusi, nel 2006. Ora la Chiesa africana sta vivendo il tempo di preparazione al Sinodo pregando, riflettendo, studiando con metodo propositivo e creativo. È questo il momento del maggior coinvolgimento possibile, del confronto aperto a tutti.

    Chi è coinvolto nella preparazione?

    Tutti. Pensi che i Lineamenta li abbiamo diffusi anche in arabo e swahili. In Kenya la Conferenza episcopale ha pubblicato un'edizione semplificata nella lingua locale, in oltre duecentomila copie. Abbiamo notizie di tantissime iniziative di dibattito e riflessione capillare nelle diocesi, nelle parrocchie e in tutti gli organismi ecclesiali, compresi gli istituti di attività sociale, le tante scuole cattoliche, gli ospedali. Ci siamo rivolti anche a tutti i cristiani e alle altre religioni, con un particolare accento per il rapporto con l'islam. Va detto che la religione tradizionale africana rappresenta comunque un ambiente favorevole per il dialogo.

    Che cosa dicono della realtà africana i Lineamenta?

    Il Sinodo ha principalmente motivazioni pastorali, di evangelizzazione. I Lineamenta hanno un taglio fortemente cristologico perché Gesù Cristo è il nostro riconciliatore, la nostra giustizia, la nostra pace. Ma parlano anche dei conflitti armati, dello squilibrio tra i pochi ricchi e la massa di coloro che non hanno nulla, del commercio delle armi, delle tante forme di violenza, della povertà, della fame, del rispetto dei diritti delle minoranze, del ruolo della donna, dello sfruttamento selvaggio delle risorse, del debito estero, dell'analfabetismo, della mancanza di un adeguato sistema sanitario, dei profughi e dei rifugiati. In un mondo caratterizzato da processi di globalizzazione l'Africa è sempre messa da parte. Così tanti problemi finiscono per aggravarsi.

    Con quali conseguenze?

    Le grandi potenze politiche ed economiche stanno mettendo in atto una nuova colonizzazione per sfruttare le risorse africane, imponendo una cultura estranea ai valori tradizionali. La situazione dei Paesi più poveri si degrada nonostante la riduzione o la cancellazione del debito internazionale. Con enormi difficoltà si accede a beni di prima necessità come l'acqua potabile. La percentuale di mortalità infantile è altissima. Le ingiustizie sono profonde e radicate.

    Riguardo al tema centrale della riconciliazione quali riflessioni stanno maturando nelle Chiese locali?

    La riconciliazione è una necessità prioritaria in Africa, dove non mancano i progressi ma neanche i problemi, e ovunque nel mondo. È una chiamata che ci viene da Gesù. Senza questa pace vera in Cristo non può esserci nessun tipo di sviluppo culturale o sociale. La Chiesa deve avere una voce profetica per invitare alla riconciliazione e, dunque, alla giustizia e alla pace.

    Quando si completerà l'esame dei Lineamenta nelle Chiese locali?

    Abbiamo ormai raccolto tutte le risposte. Tra poco faremo il punto della situazione con una riunione del consiglio speciale per l'Africa della segreteria generale del Sinodo dei vescovi. In quella occasione prepareremo una prima stesura dell'Instrumentum laboris che, nella sua redazione definitiva, sarà portato dal Papa ai vescovi del continente e costituirà il vero e proprio ordine del giorno dell'assemblea.



    (©L'Osservatore Romano - 27-28 ottobre 2008)
    Oboedientia et Pax

  2. #2
    utente cancellato
    Data Registrazione
    Jan 2008
    Messaggi
    1,831
    COMUNICATO: 17a RIUNIONE DEL CONSIGLIO SPECIALE PER L’AFRICA DELLA SEGRETERIA GENERALE DEL SINODO DEI VESCOVI

    La pace, bene supremo dei popoli, è particolarmente urgente in questo momento nel continente africano segnato ancora da vari conflitti, tra i quali quello della Repubblica Democratica del Congo, che si impone per le dimensioni e per l’emergenza umanitaria e che interpella i fedeli e tutti gli uomini di buona volontà. La pace occupa un posto centrale nella rivelazione del Nuovo Testamento. Essa è annunciata dagli angeli alla nascita di Gesù e domina anche nelle sue apparizioni dopo la risurrezione. La pace è il dono del Signore risorto ai suoi discepoli.

    La stessa urgenza ricorre nell’Esortazione Apostolica Postsinodale Ecclesia in Africa, nella quale il Vangelo è presentato come fonte di speranza, di ottimismo e di pace, forte appello alla riconciliazione, al dialogo, alla solidarietà, in vista del superamento delle divisioni, che emergono anche per la diversità di tradizioni, religioni, etnie e lingue.

    Con questi accenni l’Ecc.mo Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi, Mons. Nikola Eterović, ha dato inizio alla 17ª riunione del Consiglio della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi per l'Assemblea Speciale per l'Africa. Iniziata con la preghiera composta in occasione della Prima Assemblea Speciale per l’Africa, essa ha avuto luogo nei giorni 27 e 28 novembre 2008.

    Vi hanno partecipato S.E.R. il Sig. Card. Francis Arinze, Prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti (Vaticano); S.E.R. il Sig. Card. Polycarp Pengo, Arcivescovo di Dar-es-Salaam (Tanzania); S.E.R. il Sig. Card. Wilfred Fox Napier, o.f.m., Arcivescovo di Durban (Sud Africa); S.E.R. Mons. Henri Teissier, Arcivescovo emerito di Alger (Algeria); S.E.R. Mons. Jaime Pedro Gonçalves, Arcivescovo di Beira (Mozambico); S.E.R. Mons. Laurent Monsengwo Pasinya, Arcivescovo di Kinshasa (Repubblica Democratica del Congo); S.E.R. Mons. John Olorunfemi Onaiyekan, Arcivescovo di Abuja (Nigeria); S.E.R. Mons. Cornelius Fontem Esua, Arcivescovo di Bamenda (Cameroun); S.E.R. Mons. Odon Marie Arsène Razanakolona, Arcivescovo di Antananarivo (Madagascar) e S.E.R. Mons. Youssef Ibrahim Sarraf, Vescovo di Le Caire dei Caldei (Egitto).

    Trattenuti in sede da urgenti impegni, non hanno potuto prendere parte alla riunione S.E.R. Mons. Anselme Titianma Sanon, Arcivescovo di Bobo-Dioulasso (Burkina Faso); S.E.R. Mons. Telesphore George Mpundu, Arcivescovo di Lusaka (Zambia).

    I lavori si sono svolti a Roma, nella sede della Segreteria, secondo l’ordine del giorno stabilito, con brevi cenni sulla situazione socio-politica ed ecclesiale in Africa, che hanno evidenziato elementi di speranza, dovuti in particolare al dinamismo della Chiesa, ma anche alle sfide in vari campi dell’evangelizzazione e della promozione umana: la pace, la giustizia, l’educazione, la sanità. In seguito, i Membri hanno informato sulle risposte ai Lineamenta in vista della discussione sulla bozza dell’Instrumentum laboris.

    L’argomento della pace, dono di Dio e frutto della giustizia e della riconciliazione, che è stato introdotto dal Segretario Generale, è parte dello stesso tema della Seconda Assemblea Speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi, espresso nei seguenti termini: «La Chiesa in Africa a servizio della riconciliazione, della giustizia e della pace "Voi siete il sale della terra… Voi siete la luce del mondo" (Mt 5, 13.14)». Di esso tratteranno i vescovi del continente, che saranno riuniti in Sinodo dal 4 al 25 ottobre 2009.

    Nei lavori del Consiglio sono confluiti i contributi dei singoli nelle sessioni plenarie, insieme alle conclusioni a cui sono pervenuti i due circoli linguistici, francese e inglese, i quali hanno elaborato una relazione sulla bozza dell’Instrumentum laboris, presentata nella seduta comune e poi studiata ed emendata nei circoli.

    Tale bozza, opportunamente riveduta e completata con le osservazioni del Consiglio, sarà nuovamente sottoposta ad approvazione finale e poi stampata, dato che il Santo Padre Benedetto XVI consegnerà il Documento durante la sua visita apostolica in Camerun, nel mese di marzo 2009.
    Al termine dei lavori è stata fissata la data della diciottesima riunione, che avrà luogo nei giorni 23-24 gennaio 2009.

    Con la preghiera dell'Angelus si è conclusa la diciassettesima riunione del Consiglio Speciale della Segreteria Generale per l'Assemblea Speciale per l'Africa del Sinodo dei Vescovi, invocando la protezione della Beata Vergine Maria sull’intero continente africano.


    FONTE: SALA STAMPA SANTA SEDE

  3. #3
    Moderatore Globale L'avatar di Vox Populi
    Data Registrazione
    Apr 2006
    Località
    casa mia
    Messaggi
    61,614
    Entro i primi mesi dell'anno, è probabile che il Santo Padre effettui alcune nomine relative alla II Assemblea Speciale del Sinodo dei Vescovi per l'Africa, nello specifico:

    • i Presidenti Delegati;
    • il Relatore Generale;
    • il Segretario Speciale.


    Per quanto riguarda i Presidenti Delegati, benché l'Ordo Synodi Episcoporum non presenti norme precise circa il loro numero e la loro provenienza, di norma vengono eletti in numero di tre, e almeno uno di loro è un Capo-Dicastero della Curia Romana.
    Nella I Assemblea Speciale per l'Africa (10 aprile-8 maggio 1994), i Presidenti Delegati furono:
    • S.E. Card. Francis Arinze, all'epoca Presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso;
    • S.E. Card. Christian Wiyghan Tumi, Arcivescovo di Douala (Camerun);
    • S.E. Card. Paulos Tzadua, all'epoca Arcivescovo di Addis Abeba (Etiopia).


    Nell'Assemblea del 1994, oltre al Relatore Generale vi fu un Relatore Generale aggiunto, e i Segretari Speciali furono anch'essi due:

    Relatore Generale
    • S.E. Card. Hyacinthe Thiandoum, all'epoca Arcivescovo di Dakar (Senegal);

    Relatore Generale aggiunto
    • S.E. Mons. John Olorunfemi Onaiyekan, Arcivescovo di Abuja (Nigeria).


    Segretari Speciali:
    • S.E. Mons. Jaime Pedro Gonçalves, Arcivescovo di Beira (Mozambico);
    • S.E. Mons. Robert Sarah, all'epoca Arcivescovo di Konakry (Guinea).
    Oboedientia et Pax

  4. #4
    Moderatore Globale L'avatar di Vox Populi
    Data Registrazione
    Apr 2006
    Località
    casa mia
    Messaggi
    61,614
    23/01/2009 14.56.54
    Mons. Monsengwo: il Sinodo per l'Africa porti pace e giustizia al continente



    Si svolge oggi e domani a Roma la 18.ma riunione del Consiglio speciale della Segreteria generale per il Sinodo dei Vescovi per l’Africa, che si terrà dal 4 al 25 ottobre di quest’anno in Vaticano. Tema dell’assise ecclesiale sarà: La Chiesa in Africa al servizio della riconciliazione, della giustizia e della pace ‘Voi siete il sale della terra…Voi siete la luce del mondo’ (Mt 5, 13.14)”. Ma cosa si aspetta la Chiesa africana da questo evento? Xavier Sartre lo ha chiesto all’arcivescovo di Kinshasa, mons. Laurent Monsengwo Pasinya:


    R. – Noi ci aspettiamo, dalla prossima Assemblea speciale, prima di tutto che ci sia più riconciliazione in Africa, una riconciliazione che non sia semplicemente un’intesa tra politici ma una riconciliazione che integri tutte le dimensioni della riconciliazione cristiana che suppone il perdono e quindi suppone che ciascuno riconosca il male che ha fatto, che chieda perdono, che accetti pure il perdono che l’altro offre e che tra tutti ci sia la riconciliazione. Il cristiano, infatti, è una persona riconciliata con Dio, con il prossimo e con la propria coscienza. E’ questa riconciliazione che la Chiesa deve aiutare l’Africa a portare avanti dopo il nostro Sinodo. Poi c’è la pace – come dicevano i vescovi africani: la Chiesa, famiglia di Dio, è il sacramento e il luogo del perdono, della pace e della giustizia.


    D. – Che cosa può portare la Chiesa africana alla Chiesa universale?


    R. – La Chiesa africana ha l’eredità del primo Sinodo, cioè la Chiesa, famiglia di Dio, una dimensione che porta a vedere i problemi di una Chiesa come problemi delle altre Chiese. La Chiesa africana ci dice che i vescovi devono abituarsi a risolvere insieme i problemi gli uni degli altri e non a considerare soltanto la propria parrocchia, perché siamo tutti responsabili di tutti perché apparteniamo alla stessa Chiesa, famiglia di Dio, e in famiglia c’è la stessa origine, lo stesso destino e c’è pure lo stesso ardore nel difendere i valori comuni. (Montaggio a cura di Maria Brigini)

    fonte: Radio Vaticana
    Oboedientia et Pax

  5. #5
    Moderatore Globale L'avatar di Vox Populi
    Data Registrazione
    Apr 2006
    Località
    casa mia
    Messaggi
    61,614
    COMUNICATO: 18a RIUNIONE DEL CONSIGLIO SPECIALE PER L’AFRICA DELLA SEGRETERIA GENERALE DEL SINODO DEI VESCOVI , 12.02.2009

    La Seconda Assemblea Speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi sarà celebrata dal 4 al 25 ottobre del corrente anno 2009 sul tema: La Chiesa in Africa a servizio della riconciliazione, della giustizia e della pace. «Voi siete il sale della terra …Voi siete la luce del mondo» (Mt 5, 13.14).

    La Chiesa, come comunità di persone riconciliate con Dio e tra di loro, annuncia la Buona Notizia della riconciliazione al mondo e in particolare al continente africano, nel quale non mancano situazioni di violenza e di tensione, di sfruttamento e di ingiustizia.

    Le conseguenze del movimento di riconciliazione - che ha la sorgente nell’amore misericordioso di Dio Padre ed ha il punto culminante nella persona del Signore Gesù Cristo, il Quale, nello Spirito Santo, offre la grazia della riconciliazione a tutti - si manifestano nella giustizia e nella pace, indispensabili per la costruzione di un mondo migliore.

    La Chiesa-Famiglia di Dio che è in Africa, come è stato sottolineato dalla Prima Assemblea Speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi, ha compiuto un’opzione preferenziale per i poveri. Essa manifesta in questo modo che la situazione di miseria ed oppressione che affligge non pochi popoli africani non è irreversibile, ma pone tutti di fronte all’esigenza della conversione, di una condotta di vita integra, di un cammino risoluto verso la santità.

    Il Consiglio Speciale per l’Africa della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi, per trattare questi argomenti in vista della redazione dell’Instrumentum laboris, ha tenuto la 18a riunione nei giorni 23 e 24 gennaio 2009, alla quale hanno partecipato gli Eminentissimi Cardinali: Francis Arinze, Prefetto emerito della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti (Città del Vaticano); Polycarp Pengo, Arcivescovo di Dar-es-Salaam (Tanzania); Wilfrid Fox Napier, o.f.m., Arcivescovo di Durban (Sud Africa); gli Eccellentissimi Arcivescovi e Vescovi: Henri Teissier, Arcivescovo emerito di Alger (Algeria); Jaime Pedro Gonçalves, Arcivescovo di Beira (Mozambico); Laurent Monsengwo Pasinya, Arcivescovo di Kinshasa (Repubblica Democratica del Congo); Anselme Titianma Sanon, Arcivescovo di Bobo-Dioulasso (Burkina Faso); Cornelius Fontem Esua, Arcivescovo di Bamenda (Camerun); Odon Marie Arsène Razanakolona, Arcivescovo di Antananarivo (Madagascar); Youssef Ibrahim Sarraf, Vescovo di Le Caire dei Caldei (Egitto).

    Trattenuti in sede da urgenti impegni pastorali non hanno potuto prendere parte ai lavori gli Eccellentissimi Mons. John Olorunfemi Onaiyekan, Arcivescovo di Abuja (Nigeria), e Mons. Telesphore George Mpundu, Arcivescovo di Lusaka (Zambia).

    La bozza dell’Instrumentum laboris illustra aspetti importanti dell’attuale situazione ecclesiale e sociale nei Paesi d’Africa, dai quali emerge il grande dinamismo della Chiesa, unito alle sfide che essa ha di fronte e che il Sinodo dovrà vagliare, affinché la crescita quantitativa della Chiesa in Africa diventi anche qualitativa. Inoltre, la Chiesa desidera contribuire, secondo la sua missione propria, ad uno sviluppo armonioso dell’uomo e della donna, come pure della società, conforme alla sua dottrina sociale applicata alle diverse situazioni del grande continente africano.

    Durante i lavori, prima nei due circoli linguistici, francese ed inglese, e poi in seduta plenaria, è stato approvato il testo dell’Instrumentum laboris. In esso sono state sintetizzate le risposte ai Lineamenta che riguardano sia gli aspetti positivi, sia quelli problematici della vita sociale ed ecclesiale in Africa. In particolare, se la Prima Assemblea Speciale per l’Africa del 1994 ha insistito sulla Chiesa-Famiglia di Dio, è necessario promuovere l’applicazione delle indicazioni emerse, per dare risposte efficaci ad un’Africa assetata di riconciliazione e in cerca di giustizia e di pace. I conflitti locali o regionali, le palesi ingiustizie e violenze interpellano tutti gli uomini di buona volontà e in maniera del tutto speciale la Chiesa.

    Se è vero che in Gesù Cristo noi apparteniamo alla stessa famiglia e condividiamo la stessa Parola e lo stesso Pane di vita, se è ugualmente vero che siamo fratelli in Cristo, figli di Dio e costituiamo in Lui una sola famiglia (cfr. CCC 595), allora non ci dovrebbero più essere ingiustizie e guerre tra fratelli.

    Dal 17 al 23 marzo 2009 il Santo Padre Benedetto XVI compirà un viaggio pastorale in Camerun e in Angola, durante il quale consegnerà l’Instrumentum laboris ai Presidenti delle Conferenze Episcopali dell’Africa. Nella stessa occasione, Sua Santità incontrerà gli Em.mi ed Ecc.mi Membri del Consiglio Speciale convocato a Yaoundé, capitale del Camerun, per la diciannovesima riunione. Tale notizia ha suscitato la particolare gratitudine dei Membri del Consiglio per l’attenzione riservata dal Santo Padre alla preparazione dell’Assise sinodale e ai popoli africani.

    Con una preghiera proprio per le popolazioni dell’Africa, nel pomeriggio del 24 gennaio, si è conclusa la diciottesima riunione.

    [00266-01.01]

    fonte: Sala Stampa della Santa Sede
    Oboedientia et Pax

  6. #6
    Moderatore Globale L'avatar di Vox Populi
    Data Registrazione
    Apr 2006
    Località
    casa mia
    Messaggi
    61,614
    Come riportato oggi dal bollettino della Sala Stampa della Santa Sede (comunicato postato qui da Cardinale Bellarmino), in data odierna il Santo Padre ha effettuato importanti nomine in vista della II Assemblea Speciale del Sinodo dei Vescovi per l'Africa.
    Ecco pertanto la composizione del Consiglio di Presidenza dell'Assemblea Sinodale, in base alle nomine odierne:

    Presidenti Delegati


    S.E. Card. Francis Arinze, Prefetto emerito della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti


    S.E. Card. Theodore-Adrien Sarr, Arcivescovo di Dakar (Senegal)


    S.E. Card. Wilfrid Fox Napier, O.F.M., Arcivescovo di Durban (Sud Africa)


    Relatore Generale


    S.E. Card. Peter Kodwo Appiah Turkson, Arcivescovo di Cape Coast (Ghana)


    Segretari speciali


    S.E. Mons. Damião António Franklin, Arcivescovo di Luanda (Angola)


    S.E. Mons. Edmond Djitangar, Vescovo di Sahr (Ciad)


    Ai prelati oggi nominati si aggiungono ovviamente i membri della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi:


    Segretario Generale:


    S.E. Mons. Nikola Eterovic, Arcivescovo titolare di Sisak


    Sottosegretario

    ...

    Rev. Mons. Fortunato Frezza

    Circa le competenze del Consiglio di Presidenza e della Segreteria Generale, ricordo che esse sono indicate in maniera precisa nell' Ordo Synodi Episcoporum
    Ultima modifica di Raffaele; 25-04-2011 alle 10:32 Motivo: modifica
    Oboedientia et Pax

  7. #7
    Moderatore Globale L'avatar di Vox Populi
    Data Registrazione
    Apr 2006
    Località
    casa mia
    Messaggi
    61,614
    19/02/2009 13.15.18
    Il cardinale Arinze: il mondo non emargini né sfrutti l'Africa



    Il continente africano si appresta a vivere due eventi importanti: il viaggio del Papa in Camerun e Angola dal 17 al 23 marzo, e la seconda Assemblea sinodale per l’Africa che avrà luogo in Vaticano dal 4 al 25 ottobre sul tema della Chiesa a servizio della riconciliazione, della giustizia e della pace. Ma cosa propone la Chiesa per la società africana? Fabio Colagrande lo ha chiesto al cardinale Francis Arinze, presidente delegato del Sinodo:

    R. – La Chiesa non ha una ricetta politica o economica, ma annuncia il Vangelo, che fa appello al cuore umano, il che vuol dire amare Dio e amare il prossimo, rispettare i diritti degli altri; la Chiesa aiuta a formare le coscienze.


    D. – Un’altra sfida forte, che vede la Chiesa impegnata soprattutto in Occidente, quella della tutela della vita, è presente anche in Africa…


    R. – E’ vero. Le minacce contro la vita non risparmiano nessun Paese nel mondo; per esempio, la contraccezione, l’aborto, restano sempre un attacco alla vita. Certo, nella cultura di molti Paesi africani il bambino è considerato come una benedizione, non come un problema; anche quando la gente è povera, danno sempre il “benvenuto” al bambino. E’ anche vero che la Chiesa, in molti Paesi africani, ha promosso l’insegnamento dei metodi naturali, e questo funziona. Nei parlamenti del continente c’è anche la difesa della vita, e molti Paesi, in Africa, non approvano l’aborto; in Africa l’eutanasia non è proprio presa in considerazione, e se mai qualcuno la introdurrà, sarebbe un qualcosa che va veramente contro tutta la tradizione africana, che onora gli anziani, i quali vengono mantenuti nella famiglia anche quando questa è povera.


    D. – Il primo Sinodo sull’Africa, nel ’94, ha sottolineato che la Chiesa africana ha compiuto un’opzione preferenziale per i poveri; concretamente, oggi, cosa significa questo sul piano pastorale e sociale?


    R. – Significa essere la voce dei senza-voce, significa difendere i diritti umani e affermare che è dovere di chi è al governo di non badare ai propri interessi, ma di servire il popolo, perché essere un’autorità significa servire. In questo senso la Chiesa chiede anche che le elezioni politiche siano sempre oneste; addirittura alcune diocesi africane hanno formato dei laici perché compiano una sorta di monitoraggio – non ufficiale - delle elezioni: questo vuol dire presenza dei cittadini nella vita pubblica. Tutto questo è importante, perché la Chiesa non vive nelle sacrestie: i cristiani sono cittadini come gli altri e devono essere presenti come il sale e il lievito e lavorare da dentro.


    D. – Ci sono, ancora, difficoltà per quanto riguarda l’inculturazione della liturgia, in Africa, e a che punto siamo?


    R. – Non direi proprio difficoltà, ma ci sono delle sfide. L’inculturazione procede abbastanza bene in Africa; c’è ancora molto da fare, ma non si può fare tutto precipitosamente, perché il tempo non rispetta quello che si fa senza di lui… ma si procede comunque bene. Il ruolo principale è quello degli esperti, dei teologi e dei vescovi.


    D. – Quali sono le sue speranze, i suoi auspici, per questo anno così importante per la Chiesa in Africa, con il viaggio del Papa a marzo e poi il Sinodo ad ottobre?


    R. – Le mie speranze sono una crescita della fede nel continente africano e poi che l’Africa sia presa più in considerazione negli incontri dei Grandi, il G7, il G8, il G20 ecc…perché l’Africa non sia emarginata ma che si riconosca come un continente importante per il mondo intero. E occorre dire che alcune cose negative dell’Africa – come le guerre e le tensioni - non sono puramente eventi locali, ma fatti che vedono coinvolti fattori internazionali con interessi precisi; nel mondo di oggi – il cosiddetto “villaggio globale” - dobbiamo collaborare, dobbiamo imparare a collaborare di più per la promozione dei diversi popoli. E questa visita del Papa senza dubbio aiuterà.

    fonte: Radio Vaticana
    Oboedientia et Pax

  8. #8
    Moderatore Globale L'avatar di Vox Populi
    Data Registrazione
    Apr 2006
    Località
    casa mia
    Messaggi
    61,614
    In vista della seconda Assemblea speciale del Sinodo dei vescovi

    La Chiesa in Africa
    Prima di tutto cattolica


    di Fortunatus Nwachukwu

    Capo del protocollo della Segreteria di Stato

    Abbiamo oggi una certa proliferazione di notizie sull'Africa. Normalmente dovrebbe essere una cosa positiva perché ciò evita che il continente rimanga rinchiuso nella dimenticanza del resto del mondo. Purtroppo, tali notizie sull'Africa lasciano spesso molto a desiderare. Vi è, per esempio, uno sfruttamento mediatico del continente o della sua miseria da parte di alcune personalità dello spettacolo e della politica. È divenuta quasi una moda farsi fotografare con i poveri, i malati e i miserabili del continente africano. Si tratta di un modo egoistico di far parlare dell'Africa e degli africani. E lo scopo sembra essere più quello di promuovere l'immagine della celebrità in questione, piuttosto che quello di attenuare le sofferenze delle popolazioni visitate. Da queste aberrazioni è da distinguere l'interesse sincero di tutti quelli che con parole e azioni s'impegnano concretamente per migliorare le sorti degli africani.
    Oltre a questa maniera egoistica di parlare o di far parlare del continente, ho rilevato, in un articolo pubblicato qualche anno fa (cfr. "Africa: le sfide per il cambiamento", in "Nuntium" 27, 3/2005, pp. 223-244) almeno tre altri modi in cui si suole parlare dell'Africa e degli africani, rappresentati rispettivamente da tre autori contemporanei. Mentre Kuki Gallmann (Sognavo l'Africa, Milano, Mondadori, 1993, pagine 342, euro 9) parla del continente con amore e nostalgia, Gaston Kelman (Je suis noir et je n'aime pas le manioc, Parigi, Max Milo, 2003, pagine 192, euro 15,90) usa l'umorismo e una serie di aneddoti, saggi e arguzie per affrontare vari pregiudizi che le persone di discendenza africana incontrano fuori, ma anche dentro l'Africa. Da parte sua, Stephen Smith (Négrologie: pourquoi l'Afrique meurt, Parigi, Calmann-Lévy, 2003, pagine 252, euro 17), con dispetto e pessimismo, ci fornisce un'autentica necrologia (in opposizione alla "negrologia") dell'Africa contemporanea.

    La Chiesa in Africa


    Il linguaggio della Chiesa sull'Africa è molto più sfumato e realistico. Fa notare i problemi del continente e si impegna a trovare e ad applicarvi delle soluzioni concrete. L'interesse per l'Africa non è nuovo per la Chiesa visto che Gesù stesso - Capo del corpo che è la Chiesa - vi si è rifugiato quando è stato minacciato di morte da parte dell'autorità civile (Erode). Quel movimento verso il continente africano si rivelerà precursore dei tre "viaggi missionari" che la Chiesa compirà nel corso dei secoli verso l'Africa. Si tratta, in primo luogo, del movimento di alcuni cristiani verso il nord del continente dopo la dispersione delle prime comunità dalla Terrasanta e la conseguente nascita di una Chiesa che è fiorita per più di cinquecento anni. Poi c'è stata la seconda visita quando i commercianti occidentali hanno portato la fede cristiana, per mare, all'Africa sub-sahariana. In ciascuna di queste prime visite la Chiesa, dopo un notevole periodo di fioritura, ha visto un declino dovuto alle vicissitudini dei rispettivi tempi. L'ultimo viaggio iniziato nel contesto del colonialismo - ma non identificabile o confondibile con esso - negli ultimi due secoli, ha dato origine alla Chiesa odierna in Africa.
    Ciò significa che nel confronto con la Chiesa delle due prime fasi, la Chiesa di oggi in Africa è ancora giovane e non può concedersi di scivolare nel trionfalismo per i grandi numeri sia dei fedeli sia delle vocazioni alla vita religiosa e consacrata. Al contrario, occorre continuare ad approfondire e rafforzare la fede, identificando e affrontando quei problemi che hanno reso fragile e condotto al declino la Chiesa delle due fasi anteriori. È in questa ottica che è stata convocata la prima Assemblea speciale per l'Africa del Sinodo dei vescovi, tenutasi a Roma dal 10 aprile all'8 maggio 1994.
    Con la convocazione e la celebrazione di quel Sinodo, la Chiesa universale ha riconosciuto, nelle parole pronunciate da Giovanni Paolo II a Yaoundé, che "le giovani Chiese d'Africa [stavano] raggiungendo una vera maturità". Infatti, come ho scritto in quella occasione (cfr. "La Chiesa d'Africa diventa adulta", in "Mondo e Missione", dicembre 1995, pp. 10-13), "quella africana è una Chiesa che contemporaneamente è giovane e "sta raggiungendo una vera maturità". E come ogni persona in crescita, questa Chiesa è passata prima attraverso i dolori e le crisi dello svezzamento e della pubertà, e ora gradualmente attraverso quelli della lotta per affrontare la sua nuova adolescenza". Con tale passaggio viene anche l'imbarazzo della relazione della giovane Chiesa con "i suoi genitori", cioè con le Chiese più antiche che nell'ultimo secolo le hanno portato il calore vitale della fede che ancora la riscalda. Da un lato, non è insolito trovare in questa giovane Chiesa gente che guarda con diffidenza a quasi tutto ciò che proviene dalle Chiese più antiche, e che vorrebbe concepire la maturità della Chiesa africana in termini di capacità a sfidare le più antiche. D'altro canto, non pochi nelle antiche Chiese guardano alla Chiesa africana come se si trovasse in uno stadio ancora immaturo e incapace di dare un contributo effettivo in questioni e materie che riguardano l'essenza stessa del popolo di Dio, in campo sia dottrinale che disciplinare. Quindi, con la prima Assemblea per l'Africa del Sinodo dei vescovi, è stato come se la Chiesa universale avesse detto: "Sì, una giovane Chiesa può avere qualcosa da offrire e allora ascoltiamo la Chiesa africana".
    La prima Assemblea, pur soffermandosi su vari punti dolenti e positivi del continente, si è distinta per un elemento dottrinale-ecclesiale, cioè la proposta di concepire la Chiesa come "la famiglia di Dio". Da allora varie iniziative sono state intraprese da diversi settori ed espressioni della Chiesa africana per approfondire e diffondere tale concetto. Non senza difficoltà, anche perché il concetto stesso di famiglia è stato messo sotto attacco nei due ultimi decenni da quelli che vogliono distruggere l'accettato concetto di famiglia con l'idea di "famiglie" al plurale, intendendo con ciò abbracciare nuove configurazioni. Poi gli avvenimenti nel continente africano hanno mostrato che non è stato sufficiente diffondere un concetto di Chiesa come famiglia senza avere strumenti più pragmatici per metterlo in pratica. Si pensi, per esempio, alle guerre e agli orrendi conflitti fratricidi ed etnici che hanno afflitto diverse parti del continente dai tempi di quel Sinodo - in Rwanda, Burundi, Repubblica Democratica del Congo, Kenya e in Africa australe. La convocazione per il mese di ottobre 2009 della seconda Assemblea per l'Africa del Sinodo dei vescovi si presenta come un'occasione propizia per tentare d'andare oltre i principi e le formulazioni dottrinali verso misure, iniziative e disposizioni di applicazioni concrete.

    Il secondo Sinodo africano


    Mentre la prima Assemblea speciale per l'Africa del Sinodo dei vescovi ha affrontato la questione della Chiesa in Africa e della sua missione evangelizzatrice in vista dell'anno giubilare del Duemila, la seconda Assemblea in programma a Roma dal 4 al 25 ottobre 2009, si soffermerà sul tema "La Chiesa in Africa a servizio della riconciliazione, della giustizia e della pace. "Voi siete il sale della terra...Voi siete la luce del mondo" (Matteo, 5, 13-14)". L'Instrumentum laboris dell'incontro verrà consegnato personalmente da Papa Benedetto XVI ai presidenti delle Conferenze episcopali africane giovedì 19 marzo a Yaoundé (Camerun) in occasione del suo prossimo viaggio nel continente (Camerun-Angola) dal 17 al 23 marzo 2009. È logico che nella città di Yaoundé dove il Papa Giovanni Paolo II ha trasmesso alla Chiesa africana l'esortazione finale della prima Assemblea speciale, venga anche lanciato l'Instrumentum laboris della prossima seconda Assemblea.
    Si tratta di un documento di 94 paragrafi distribuiti in cinque capitoli, oltre all'introduzione e alla conclusione. I cinque capitoli espongono diversi aspetti delle sfide della riconciliazione, della giustizia e della pace, che costituiscono il cammino sul quale la Chiesa in Africa e i cattolici in particolare, possono giungere ad essere "il sale della terra" e "la luce del mondo". Il documento sintetizza non solo gli aspetti problematici della situazione africana, ma anche quelli positivi.
    L'insistenza sulla riconciliazione, sulla giustizia e sulla pace è molto attuale, visti i conflitti locali e regionali, e le palesi ingiustizie e violenze che persistono in diverse parti del continente. Si tratta di sfide che hanno ostacolato, per non dire sconfitto, gli sforzi di diversi settori della società africana. L'entusiasmo che ha salutato l'ottenimento dell'indipendenza da parte delle nazioni africane sembra spesso appannato dal fallimento, o quasi, di vari governi, sia politici che militari del continente. Tale situazione fa sì che l'attenzione sia ora rivolta alla Chiesa, la quale non può permettersi di fallire il suo obiettivo, deludendo in tale modo la gente. Anche perché, se si parla di fallimento nel contesto della storia recente dell'Africa, tale espressione non si può applicare ai missionari: essi non sono falliti. Al contrario, la loro è una storia di eroismi e di sacrifici, qualche volta di fronte alle prospettive di una morte molto probabile, pur di poter trasmettere il Vangelo e gli strumenti per la sua attuazione, quali scuole, ospedali e simili istituzioni. La missione di sostenere e di alimentare la luce di fede e di speranza che, per la Chiesa, loro hanno acceso in diverse parti del continente costituisce una sfida per ogni cristiano africano.
    Delle varie sfide menzionate, occorre evidenziare quella dell'etnocentrismo o del tribalismo che spesso sottostà agli altri mali - conflitti etnici, nepotismo e corruzione, impunità, mediocrità e tanti altri del continente africano. Si tratta di un problema acuto e talmente diffuso nel continente che, in diverse regioni, perfino la Chiesa non ne è risparmiata. Anni fa, in un contesto diverso, ho avuto modo di attirare l'attenzione su qualche possibile risposta al problema (cfr. Mondo e Missione, op. cit. p. 12). Scrivevo: "La Chiesa africana ha oggi urgente bisogno di qualcosa che la aiuti a superare queste tendenze alla divisione. Questo qualcosa potrebbe essere l'inculturazione dell'amore. Potrebbero anche essere appropriate disposizioni canoniche che disinneschino le divisione etniche e accentuino la fraternità e la comunione cristiana...".
    In un momento in cui si parla tanto in Africa dell'inculturazione del Vangelo e quindi, dell'amore, non sarebbe totalmente fuori posto pensare a disposizioni che mettano l'accento sulla cattolicità della Chiesa al di sopra delle appartenenze etniche. Anche al livello delle gerarchie locali. Non ha forse detto Gesù che "un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua" (Matteo, 13, 56)?
    Di fatto, i legami e i sentimenti etnici sono talmente profondi e spesso esageratamente sensibili che ogni misura che tenti di sorvolarli tende a innescare delle forti opposizioni. Ma forse sono proprio quelle opposizioni e quelle resistenze che la Chiesa dovrebbe affrontare con il messaggio del Vangelo se vogliamo prevedere un futuro di riconciliazione, di giustizia e di pace per il continente africano.
    Quindi il prossimo Sinodo africano rappresenta una porta di speranza.




    (©L'Osservatore Romano - 2-3 marzo 2009)
    Oboedientia et Pax

  9. #9
    Moderatore Globale L'avatar di Vox Populi
    Data Registrazione
    Apr 2006
    Località
    casa mia
    Messaggi
    61,614
    Le auspica l'arcivescovo Monsengwo Pasinya in vista del sinodo per l'Africa

    Soluzioni condivise
    dei conflitti armati ed economici


    di Giampaolo Mattei



    Il 2009 è l'anno dell'Africa. Con l'ormai prossimo viaggio e il sinodo di ottobre il Papa intende porre all'attenzione del mondo speranze e contraddizioni del continente, mettendo sotto le luci dei riflettori i massacri e le gravissime situazioni di povertà.
    Dunque pace, giustizia e riconciliazione per l'Africa. Ma subito. E che le soluzioni condivise dei conflitti armati e delle lotte per lo sfruttamento delle risorse minerarie non siano fuochi di paglia ma si fondino sul diritto internazionale. Il secondo sinodo africano - in Vaticano dal 4 al 25 ottobre - ha proprio il compito di dare una risposta a queste urgenti attese ecclesiali e politiche. Non nasconde di puntare alto l'arcivescovo congolese Laurent Monsengwo Pasinya, conosciuto in Africa come un uomo sempre in prima linea laddove pace e giustizia sembrano solo sogni. Fedele al significato del suo nome (Monsengwo vuol dire "nipote di un capo tribù") nel 1992 ha persino assunto pro tempore la responsabilità di presiedere la conferenza nazionale chiamata a guidare la Repubblica Democratica del Congo nel complicato passaggio politico. Arcivescovo di Kinshasa, è stato il primo africano a essere segretario speciale di un sinodo, quello recente sulla Parola di Dio.
    Nell'intervista a "L'Osservatore Romano" l'arcivescovo affronta i temi cruciali dell'attualità africana, nell'analisi del primo sinodo del 1994 e nella prospettiva della prossima assemblea.

    Perché un secondo sinodo africano?

    Il primo sinodo ne esigeva un secondo per approfondire la questione della giustizia e della pace, già al centro dell'assemblea del 1994 come quarto punto fondamentale del programma di evangelizzazione. Lo si legge anche nell'esortazione apostolica Ecclesia in Africa: giustizia e pace nelle relazioni interne di ogni Paese, tra le nazioni e nell'ambito della comunità internazionale. Nel quadro generale dell'Africa, purtroppo, ci sono tanti conflitti. Non solo armati ma anche di natura economica. Come abbiamo affermato nel primo sinodo, il conflitto comincia sempre laddove un diritto viene violato, dove non c'è giustizia. Ecco la questione scottante da affrontare nel secondo sinodo africano: individuare insieme le strade che portano alla pace, alla giustizia, alla riconciliazione.

    Com'era la situazione nel 1994 e cosa è cambiato in questi anni?

    Proprio alla vigilia di quel primo sinodo ci trovammo di fronte al genocidio in Rwanda che ha provocato, a catena, una serie di situazioni sconvolgenti nella regione dei Grandi Laghi. Nel 1994 i Paesi africani in guerra erano tredici. Non tutto, però, era nero: proprio mentre si scatenava il genocidio in Rwanda una luce si accendeva in Sud Africa. Una nazione stava rinascendo con una nuova democrazia. Ma quanto bisogno di riconciliazione autentica in Congo, Rwanda, Burundi, Uganda e nello stesso Sud Africa con la commissione per la giustizia e la riconciliazione appositamente istituita da Pretoria in quegli anni! Davanti a conflitti che sembrano non finire mai c'è oggi ancor più bisogno di riconciliazione, di giustizia nel rispetto del diritto internazionale e nazionale.

    Quale immagine di Africa è uscita dal primo sinodo?

    La finalità dell'evangelizzazione e della missione in Africa è costruire la Chiesa-famiglia di Dio. Che significa? Far divenire le famiglie chiese domestiche e le società vere famiglie. Quest'obiettivo dell'evangelizzazione vuole un'Africa pacificata a tutti i livelli. È su questo punto che il Papa ci chiede ora una riflessione approfondita.

    A che punto è questo progetto della Chiesa in Africa come famiglia di Dio?

    Il sinodo è il posto giusto per una valutazione e per apportare correzioni. Puntiamo a una realtà di comunione dove tutti si sentano fratelli; dove non ci siano nemici e tutti si sentano riconciliati come Cristo ci chiede di fare. Il progetto di Chiesa-famiglia di Dio e quanto emerso nel primo sinodo ci hanno portato automaticamente all'urgenza di una seconda assemblea.

    Qual è il quadro del secondo sinodo?


    È un quadro complesso. C'è la minaccia di ripresa della cosiddetta "prima guerra mondiale africana", con tutto ciò che significa una tragedia di tale portata, come abbiamo visto in Rwanda. È un conflitto teoricamente terminato, ma che di fatto continua con evidenti strascichi. Ci sono le crisi in Darfur, in Uganda, in Ciad, nella Repubblica Centroafricana. Rispetto al 1994 le condizioni generali di guerra sono cambiate, ma non sono scomparse. E dove c'è guerra c'è urgente bisogno di riconciliazione, di pace, di giustizia. Non si tratta solo di mettere il silenziatore alle armi. Serve una pace della mente e del cuore.

    Il sinodo cosa può fare in concreto?

    Il sinodo viene a proposito perché ora è il momento giusto per affrontare di petto la questione della riconciliazione. Nel 1994 abbiamo dato vita a un'assemblea di speranza, di risurrezione per l'Africa. Sì, volevamo proprio dare speranza ai nostri popoli perché si rialzassero in piedi con la forza del Vangelo. Le guerre e le massicce violazioni dei diritti della persona esigono riconciliazione e perdono, nella giustizia e nella verità, per creare una pace duratura.

    E se diamo uno sguardo al suo paese cosa vediamo?

    La Chiesa cattolica nella Repubblica Democratica del Congo ha sempre affermato che bisogna affrontare i problemi di fondo. In genere si trattano solo i fenomeni più eclatanti, non si va mai alla radice. Ora, data la ricorrenza degli stessi problemi, oggi come ieri, c'è l'evidenza che o sono impostati male o non sono affrontati in modo da poterne cogliere e comprendere completamente le cause. Così la soluzione si allontana.

    Il sinodo può aiutare a trovare soluzioni?

    Sì, può mettere a fuoco le situazioni particolari chiamando le cose con il loro nome. La guerra nel mio paese è iniziata con un conflitto che ha trasferito da noi i problemi di due nazioni vicine, venute a combattersi in territorio congolese e giunte persino a mettere al potere qualcuno di loro gradimento. L'integrità territoriale, la sovranità della Repubblica Democratica del Congo sono state violate, calpestate. Ingiustizie simili finiscono per scatenare guerre. Ciò che sta avvenendo è conseguenza del mancato rispetto del diritto delle nazioni, delle frontiere internazionalmente riconosciute. Si è voluto usare il linguaggio della guerra, imbracciare le armi invece di ricorrere, come dovrebbe essere, al dialogo e ai canali della giustizia e del diritto. Con le armi in pugno si è creato un insieme di situazioni così complesse che, temo, continueranno a risvegliare un odio atavico fra le parti in causa, innescando violenze senza fine.

    Qual è il ruolo della Chiesa?


    La Chiesa, come famiglia di Dio, ha il dovere di intervenire a voce alta per dire alle parti che la carità cristiana è condizione irrinunciabile per intraprendere il cammino della riconciliazione. Non ci sono alternative, serve una riconciliazione vera, che avvenga nel rispetto della giustizia e del diritto e garantisca una pace duratura. Il sinodo, poi, potrà anche approfondire problemi di cui si parla poco.

    Quali sono questi problemi?


    Ci sono grandi questioni economiche. Le risorse naturali del mio paese potrebbero dar da mangiare al mondo intero! Ma se non si fa attenzione queste stesse risorse possono divenire un inferno per l'umanità. Nella Repubblica Democratica del Congo abbiamo vasti giacimenti di uranio e con l'uranio si può fare anche la bomba atomica. Se le ricchezze non vengono gestite saggiamente, con discernimento, si potrebbe giungere a una proliferazione delle bombe atomiche nel mondo. Potrebbero innescarsi guerre all'infinito. È decisivo che lo sfruttamento delle risorse naturali del paese avvenga secondo il diritto internazionale, le regole del commercio internazionale. E che nessuno venga più nel mio paese a scatenare guerre per procura. Solo il disordine consente di sfruttare le risorse senza regole e senza scrupoli.

    Come si deve reagire?

    Faccio un esempio di ciò che sta accadendo ora nel mio paese. È stato da poco trovato il petrolio nella zona di frontiera con l'Uganda. C'era già il business dell'oro, ora è stato trovato anche il coltan (la colombite-tantalite, minerale strategico per fare razzi e telefoni cellulari, richiestissimo dall'industria tecnologica) in una quantità enorme. Gli interessi economici in gioco spingono alcune persone a sfruttare queste risorse così ambite in modo sfrenato. Per loro il sistema più redditizio è mettere in piedi il traffico di armi e scatenare guerre che non sono tribali, come si usa dire, ma scaturiscono da interessi economici. Un fiume di denaro con scambio di armi per il coltan. Questo circolo vizioso prevede che ci sia violenza e impedisce una crescita equa, una giusta distribuzione delle ricchezze con un'attività conforme alle leggi dell'organizzazione mondiale del commercio.

    La Repubblica Democratica del Congo conosce da troppo tempo giorni difficili.

    Nel mio paese ci sono quattrocento tribù. Solo sette sono in guerra. Lo scontro è nella parte orientale. L'equilibrio per questo motivo è instabile, il governo è coinvolto nei problemi dell'est e dunque non ha la possibilità di occuparsi come dovrebbe di quanto avviene a ovest. Eppure tutto il paese viene descritto in fiamme.

    Colpa dei mass media?


    I mass media diffondono l'idea che Africa vuol dire tragedia. Non è così! I media hanno la grande responsabilità di informare in modo equilibrato, ma soprattutto rispettando la verità così che ci si possa rendere conto di quello che accade. Prerogativa dei media dovrebbe essere la presentazione obiettiva della realtà, per evitare di stravolgere completamente la verità sull'Africa.

    Ma oggi l'Africa è conosciuta solo per le sue tragedie. Il sinodo può contribuire a cambiare questa mentalità?

    L'Africa non è solo disordine! Ci sono conflitti, è vero, ma tante aree vivono in pace. Prendiamo l'Africa occidentale: a parte il caso, un po' difficile ma che fa ben sperare, della Costa d'Avorio, è un'area in pace come tutta l'Africa nera. I problemi non mancano. Ma c'è una fondata speranza e il sinodo la alimenterà.
    Si tratta, allora, di entrare nelle cronache non solo per le sue tragedie, ma anche in positivo. È un continente dimenticato dai mass media, dalla politica, dal potere economico. Non suscita più l'interesse di un tempo. Nel periodo coloniale interessava per le materie prime, poi è arrivato il tempo delle strategie con la guerra fredda e la decolonizzazione. Ora la crisi economica finisce per marginalizzare e indebolire ancor di più l'Africa.

    Quali sono i rapporti con la religione tradizionale africana e con l'islam?

    I valori della religione tradizionale non sono da rigettare a cuor leggero perché costituiscono l'identità del mondo religioso africano. Vanno, piuttosto, osservati alla luce del Vangelo, per esaminare cosa respingere e cosa invece mantenere, in un discorso di inculturazione non ancora giunto a compimento. È vero, ci sono persone che al mattino vanno a messa e la sera dallo stregone. Ma qualcosa del genere avviene anche in occidente, con la diffusione di pratiche e credenze nient'affatto cristiane. Riguardo l'islam, i rapporti sono più complessi, non sempre felici e rassicuranti.



    (©L'Osservatore Romano - 4 marzo 2009)
    Oboedientia et Pax

  10. #10
    Moderatore Globale L'avatar di Vox Populi
    Data Registrazione
    Apr 2006
    Località
    casa mia
    Messaggi
    61,614
    Il cardinale sudafricano Napier chiede alla prossima assemblea di rispondere alle pressanti attese del continente

    La parola chiave è riconciliazione


    Per l'Africa di oggi la parola chiave è riconciliazione. Il cardinale sudafricano Wilfrid Fox Napier - uno dei tre presidenti delegati nominati dal Papa per il sinodo di ottobre - suggerisce che il modello di riconciliazione adottato nel suo Paese possa essere esportato, pur con tutti i suoi limiti, per contribuire a dar vita ad altri tentativi di ottenere giustizia e pace nel continente. "La commissione per la verità e la riconciliazione - afferma il cardinale - ha fatto comunque un buon lavoro per far emergere la verità sulle violenze del passato e disinnescare il desiderio di vendetta. Quindici anni sono pochi per curare tutte le ferite lasciate dall'apartheid. Non si può dire che sia stata fatta giustizia fino in fondo. Ma ora è tempo di lavorare per una migliore equità sociale. E il prossimo sinodo continentale viene a proposito".
    Il cardinale Napier, arcivescovo di Durban dal 1992, sta seguendo in prima persona la preparazione dell'assemblea di ottobre come membro del consiglio speciale per l'Africa della segreteria generale del Sinodo dei vescovi. Nell'intervista a "L'Osservatore Romano" presenta contenuti e speranze, soprattutto alla luce dell'esperienza del suo Paese.

    Un sinodo sulla riconciliazione interpella il Sud Africa in modo tutto particolare.

    Sì, conosciamo bene la questione della riconciliazione per via delle ferite del passato. Nell'idea stessa del secondo sinodo c'è una evidente continuità con la prima assemblea del 1994. Ci attende un approfondimento riguardo la pace, la giustizia, la riconciliazione. Sono parole scottanti in molte parti dell'Africa. La Chiesa ha già un ruolo di mediazione nel continente, ora si tratta di fare ancora di più. Personalmente posso testimoniare positivamente per il caso specifico del Sud Africa, ma non solo.

    Che cosa ci si deve aspettare dal secondo sinodo espressamente africano?

    Sicuramente un contributo importante per affrontare in concreto questi problemi, che sono vere e proprie tragedie, anche nel particolare. C'è bisogno di focalizzare, dopo l'ampia consultazione che è stata fatta, quelle tematiche che il primo sinodo e la quotidianità hanno indicato come più urgenti: e niente viene prima di riconciliazione, giustizia e pace. Dunque, riconciliati tra noi come Chiesa siamo chiamati a essere promotori di riconciliazione ovunque. Anche nel sinodo del 1994 si è parlato di pace, giustizia e riconciliazione. Ma il secondo sinodo intende andare ancora più avanti per rispondere alle pressanti domande di pace e di giustizia che l'Africa pone a se stessa e al mondo.

    Lei ha avuto un ruolo di primo piano anche nel sinodo del 1994. Che cosa ricorda di quell'assemblea?

    Il 1994 è stato un anno determinante per l'Africa: da una parte la tragedia del Rwanda e dall'altra la transizione democratica nel mio Sud Africa. Di quel primo sinodo ricordo innanzitutto l'entusiasmo e la determinazione di tutti i pastori per rendere la Chiesa una componente sempre più rilevante nella vita del continente, stando accanto alle popolazioni e dando voce agli oppressi. Ma non erano orizzonti nuovi per gli africani. Già Paolo VI li aveva indicati con chiarezza nel 1969, in Uganda, quando ci chiese di essere missionari di noi stessi. Così la prima sfida è stata quella di far crescere la fiducia al nostro interno. È anche grazie al sinodo del 1994 che la Chiesa sudafricana ha avuto un ruolo centrale nel rompere le catene dell'apartheid e nel contribuire al superamento delle violenze.

    Qual è oggi la realtà del Sud Africa?

    Siamo ancora una democrazia giovane che deve però imparare rapidamente a risolvere problemi urgenti, trovando le modalità per affermare una maggiore giustizia sociale e prestare più attenzione ai valori morali. Non basta, infatti, il rispetto dei diritti umani come fondamento della democrazia. Bisogna sostenere anche i valori morali per un corretto progresso sociale. Nel 1994, con la fine dell'apartheid e l'avvento della democrazia, ci si aspettava anche un miglioramento delle condizioni di vita della fascia più povera. La gente avverte un disagio: chiede lavoro, una casa, un efficiente sistema sanitario e scolastico.

    Com'è considerata la Chiesa nel Paese?

    Come un punto di riferimento che risponde alla forte domanda di spiritualità, facendo così argine pure alle sette. Dal punto di vista pastorale, cerchiamo di rispondere alle domande della gente con la catechesi e con un'opera educativa che coinvolge anche gli adulti. Dal punto di vista sociale, le priorità sono poveri, ammalati, donne che subiscono violenze e rifugiati che vengono dalla regione dei Grandi Laghi. In una parola, solo rispettando il valore e il dono della vita, in ogni condizione, possiamo trovare le soluzioni ai problemi.

    Qual è l'urgenza più avvertita?

    La riconciliazione. È un ambito ancora da affrontare in modo pieno. È stato fatto tanto ma si deve pure ammettere che ci sono questioni e situazioni del passato sulle quali non possiamo dirci pienamente riconciliati. Ma il sinodo induce a grandi speranze. Faccio il caso del Sud Africa: dobbiamo essere molto grati alla commissione giustizia e pace della nostra conferenza episcopale per tutto ciò che ha realizzato, proprio come Chiesa. Ha persino contribuito a istituire organizzazioni analoghe in seno ad altre conferenze episcopali africane. Proprio partendo dalla nostra esperienza di riconciliazione nazionale come Chiesa siamo in prima fila nelle difficili mediazioni dei tanti conflitti nel continente. Quindi, nonostante tutto, i segni di speranza non mancano. Starà al sinodo valorizzarli.



    (©L'Osservatore Romano - 4 marzo 2009)
    Oboedientia et Pax

Discussioni Simili

  1. Risposte: 125
    Ultimo Messaggio: 12-08-2016, 15:11
  2. foto sinodo vescovi dell'oceania 1998
    Di paceebeneate nel forum Principale
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 11-10-2008, 19:19
  3. XII Assemblea del Sinodo dei Vescovi
    Di Vox Populi nel forum Principale
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 03-10-2008, 12:52
  4. Risposte: 43
    Ultimo Messaggio: 03-10-2008, 12:11

Tag per Questa Discussione

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
>