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Discussione: ***** Il Rito Ambrosiano *****

  1. #1
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    ***** Il Rito Ambrosiano *****

    Il rito ambrosiano


    Il Rito liturgico ambrosiano: così la Chiesa di Milano rivive e celebra il mistero della Salvezza

    Non è senza significato che tra i tesori lasciatici in eredità dai Padri, immutato sia rimasto anche il rito liturgico per l’appunto chiamato “ambrosiano”: quella particolare modalità, originale per molti aspetti nell’ambito delle liturgie latine, con la quale la Chiesa di Milano celebra e rivive il mistero di salvezza.

    Molte particolarità del rito ambrosiano risalgono proprio ad Ambrogio e ancor oggi, dopo milleseicento anni, si sono fedelmente conservate; altre si sono affermate e stabilizzate in epoca carolingia (IX secolo) nel confronto dialettico e complementare con la liturgia romana; una profonda revisione fu dovuta a san Carlo nell’ambito della riforma tridentina; e ai nostri tempi la liturgia ambrosiana si è rinnovata secondo lo spirito del Concilio Vaticano II grazie all’opera illuminata di Paolo VI che da Arcivescovo di Milano ne apprezzò le peculiarità e la spiritualità sottesa, e degli arcivescovi, i cardinali Giovanni Colombo, Carlo Maria Martini e Dionigi Tettamanzi, con le nuove edizioni del Messale, della Liturgia delle Ore e del Lezionario da loro promulgate.

    Ma c’è un ultimo particolare da sottolineare a questo proposito: l’Arcivescovo di Milano gode – unico forse in Occidente, ad eccezione del pontefice romano – della qualifica di Capo-Rito: del rito ambrosiano è cioè custode, tutore e promotore, ma soprattutto ne è il “liturgo” per eccellenza.
    In tutti gli antichi manoscritti liturgici ambrosiani infatti non è senza significato che i testi prevedano sempre che sia l’Arcivescovo a presiedere la celebrazione, come se fosse in cattedrale, anche quando il libro liturgico era stato scritto per una chiesa plebana lontana dalla città e dove normalmente sono i presbiteri a celebrare. Viene messa così in evidenza quella comunione ecclesiale che lega il Vescovo al suo presbiterio proprio nell’azione liturgica, e che lega alla cattedrale, come chiesa-madre dove celebra il vescovo, ogni chiesa dell’intera Diocesi, dove i presbiteri celebrano secondo quel rito, antico ma sempre vivo, che da sant’Ambrogio è giunto fino a noi.
    di Marco Navoni, Dottore della Biblioteca Ambrosiana, pro-presidente della Congregazione per il Rito Ambrosiano.
    (Da «L’Osservatore Romano», 29 settembre 2002)



    In questa discussione sono elencate e spiegate le informazioni e le caratteristiche dei riti che caratterizzano la Liturgia Ambrosiana.
    Cliccare sulle voci dell'Indice per i dettagli.


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    Indice

    Ultima modifica di Ambrosiano; 03-06-2022 alle 16:32

  2. #2
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    Questa mappa dà un'idea grafica della distribuzione geografica del rito Ambrosiano



    Dal punto di vista della giurisdizione ecclesiastica il rito ambrosiano è attualmente presente nelle diocesi:

    • di Milano (Quasi totalità delle 1107 parrocchie della Diocesi. L'eccezione riguarda 44 parrocchie: Varenna, Civate, Monza, Brugherio, Villasanta, Canonica d'Adda, Castel Rozzone, Fara Gera d'Adda, Pontirolo Nuovo, Treviglio, Burnago, Cornate d'Adda, Grezzago, Pozzo d'Adda, Roncello, Trezzano Rosa, Trezzo sull'Adda, Vaprio d'Adda.) Oltre alle parrocchie, sono di rito ambrosiano anche 400 circa tra cappellanie, carceri, istituti religiosi.
    • di Bergamo (Vicariati di Calolzio-Caprino, Branzi e S. Giovanni Bianco Sottochiesa: 30 parrocchie).
    • di Lodi (Colturano, Balbiano: 2 parrocchie).
    • di Novara (Pieve di Cannobio, 13 parrocchie: Cannobio, S. Agata, S. Bartolomeo Valmara, Traffiume, Falmenta, Crealla, Cavaglio - Gurrone, Spoccia, Cursolo - Orasso, Gurro, Finero, Trarego - Viggiona e Cannero).
    • di Pavia (Torrevecchia Pia, Vigonzone e Zibido al Lambro: 3 parrocchie) (*).
    • di Lugano (Pievi delle Tre Valli, della Valle Capriasca e di Brissago: 55 parrocchie).

    (*) Queste tre parrocchie appartenevano alla Diocesi di Milano fino al 1971. Hanno continuato fino al 2006 ad essere di rito ambrosiano, anche quindi dopo il passaggio in Diocesi di Pavia, quando per decisione del Vescovo, che ha addotto non ben meglio precisate "esigenze pastorali", è stato introdotto forzatamente il rito romano "ad experimentum".

    Dal punto di vista politico-amministrativo il rito ambrosiano è oggi diffuso:

    • nella quasi totalità delle province di Milano, Monza e Brianza, Varese, Lecco.
    • in alcune zone delle province di Como, Verbano-Cusio-Ossola, Bergamo, Lodi, Pavia
    • in alcune zone del Canton Ticino (CH).

    Segue il rito ambrosiano anche il monastero delle Romite ambrosiane dell'Ordine di S. Ambrogio ad Nemus a Revello, in provincia di Cuneo e Diocesi di Saluzzo.

    Esiste poi una parrocchia della diocesi di Casale Monferrato ed esattamente Frassineto Po che fino al 1800 apparteneva alla Diocesi di Milano. Qui il vescovo ha rispristinato il Rito Ambrosiano in alcune occasioni: la festa dei santi patroni: Ambrogio, Giorgio e l'Assunta.
    Inoltre il Prevosto è diventato canonico onorario del Duomo di Milano.
    Qui il vescovo, ordinario, in queste occasioni celebra in Rito Ambrosiano come il Cardinale lo fa in Duomo a Milano. Non proprio tutto perchè mancano le persone, ma potrebbe.
    E' stato segnalato che nel 2005 la processione del Corpus Domini si è svolta in rito ambrosiano con i paramenti e il baldacchino rossi; e il vescovo teneva la mitria (solo fuori dalla Chiesa) mentre portava il Santissimo.
    Ultima modifica di Ambrosiano; 18-09-2022 alle 22:16

  3. #3
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    I libri liturgici ambrosiani


    • Missale Ambrosianum
      Riformato a norma dei decreti del Concilio Vaticano II promulgato dal Signor Cardinale Giovanni Colombo Arcivescovo di Milano - 1981
    • Messale Ambrosiano
      Pagine: 1343 - ISBN: 9788880254959
      Addende - Pagine: 112 - ISBN: 9788880255635
    • Messale ambrosiano quotidiano
      I - Mistero dell'Incarnazione del Signore - Pagine: 1152 - ISBN: 9788880256564
      II - Mistero della Pasqua del Signore - Pagine: 1338 - ISBN: 9788880256786
      III - Mistero della Pentecoste - Pagine: 1616 - ISBN: 9788880257042
      IV - Per le celebrazioni dei Santi - Pagine: 1280 - ISBN: 9788880257639
    • Antifonale feriale ambrosiano
      Pagine: 272 - ISBN: 9788880252573
    • Cantemus Domino (non è un libro propriamente liturgico, ma è a supporto della Liturgia)
      Libro per la preghiera e il canto delle comunità ambrosiane
      Pagine: 1152 - ISBN: 9788870981391
      Accompagnamenti: Pagine: 544 - ISBN: 9788880250210
    • Comunione e culto Eucaristico fuori dalla Messa
      Pagine: 168 - ISBN: 9788800000093
    • Diurna Laus
      Salterio ad uso delle comunità di Rito Ambrosiano - Pagine: 832 - ISBN: 9788880250395
    • Evangeliario
      Pagine: 492 - ISBN: 9788880258780
    • I Sacramenti per gli infermi
      ISBN: 9788880258285
    • La Comunione Eucaristica ai malati data da un ministro straordinario
      Pagine: 66 - ISBN: 9788880257486
    • Lezionario Ambrosiano Feriale
      I - Mistero dell'Incarnazione del Signore - Pagine: 759 - ISBN: 9788880256748
      II - Mistero della Pasqua del Signore - Pagine: 615 - ISBN: 9788880256847
      III - Mistero della Pentecoste - Due volumi indivisibili - ISBN: 9788880256915
    • Lezionario Ambrosiano Festivo
      I - Mistero dell'Incarnazione del Signore - Pagine: 547 - ISBN: 9788880256656
      II - Mistero della Pasqua del Signore - Pagine: 569 - ISBN: 9788880256830
      III - Mistero della Pentecoste - pagine: 670 - ISBN: 9788880256908
      IV - Celebrazione dei Santi - Due volumi indivisibili - ISBN: 9788880257837
    • Libro delle Vigilie
      Pagine: 560 - ISBN: 9788868940904
    • Liturgia Ambrosiana delle Ore
      I - Avvento - Pagine: 1958 - ISBN: 9788880252771
      II - Quaresima - Pagine: 1360 - ISBN: 9788880253624
      III - Pasqua - ISBN: 97788880252610
      IV - Tempo ordinario - I-XVII settimana - Pagine: 2064 - ISBN: 9788880252900
      V - Tempo ordinario - dalla XVIII settimana - ISBN: 9788880252917
      Addende aggiornate - Contiene i testi liturgici per le celebrazione delle feste e delle memorie dei santi, introdotte nel Calendario Ambrosiano dal 1984 al 2015 - Pagine: 256 - ISBN: 9788868941048
    • Rito delle esequie
      III ristampa del rituale Ambrosiano riformato a norma dei decreti del concilio Vaticano II - Pagine: 304 - ISBN: 9788880253303
    • Rito del matrimonio
      Due volumi indivisibili - Pagine: 318 - ISBN: 9788880257677
    • Rito della Messa con il popolo (in Appendice ci sono le Preghiere Eucaristiche della Riconciliazione e per "varie necessità") - Centro Ambrosiano - Novembre 2020- Pagine 136 - ISBN: 9788868944599
      (sostituisce le corrispettive parti del Messale Ambrosiano vigente in attesa del nuovo Messale Ambrosiano tuttora - 11/2020 - in preparazione, acquisendo le modifiche ad alcune parti del rito della Messa adottate dalla terza edizione del Messale romano).
    • Preghiere Eucaristiche
      Questo volumetto riprende tutte le Preghiere Eucaristiche ambrosiane nel loro più recente aggiornamento e, insieme ai testi da proclamare e alle rubriche che ne determinano lo sviluppo rituale, offre le melodie per le diverse parti cantabili - Pagine 160 - ISBN: 9788868944797


    SOMMARIO dei Lezionari (con relativa traduzione biblica) in uso al 1° luglio 2021:

    Riguardo ai lezionari in uso per il Rito Ambrosiano, al momento della proclamazione del Lezionario ambrosiano era stata inserita una norma transitoria che prolungava la validità di taluni lezionari particolari precedentemente usati, nell'attesa di un loro aggiornameto.
    Rispetto alla norma transitoria come originariamente formulata, è stato nel frattempo pubblicato il lezionario dei santi e il rituale, con relativo lezionario, del rito del matrimonio.

    Quindi, riassumendo, in uso ci dovrebbero essere:

    • Lezionario festivo e feriale (7 tomi), traduzione 2008
    • Lezionario dei santi (2 tomi), traduzione 2008
    • Lezionario del rituale del rito del matrimonio, traduzione 2008
    • Rituale delle esequie con le letture, traduzione 1974
    • Vecchi lezionari romani (e rituali) con traduzione 1974 per messe rituali (tranne matrimonio e defunti), messe votive, per varie necessità.
    • Vecchio lezionario ambrosiano (in tomo unico), con traduzione 1974, solo per le letture non temporali o santorali riportate in esso.
    • Lezionario romano del Messale mariano con le opportune prescrizioni per l'uso ambosiano.
    • (potrebbe essere ancora valida qualche addenda per messe per varie necessità)


    Per tutti i "vecchi libri" vale la regola di mutare l'annuncio della lettura da: dal libro... a lettura del libro... ecc...
    Ultima modifica di Ambrosiano; 08-07-2021 alle 15:27

  4. #4
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    L'Anno ed il Calendario liturgico

    Anno Liturgico

    Le Norme Generali per l'ordinamento dell'Anno Liturgico e del Calendario, revisionate nel 2008 in concomitanza con la promulgazione del Lezionario Ambrosiano, recuperano la più genuina tradizione della Chiesa di Milano in proposito, per cui l'anno liturgico si sviluppa secondo una articolazione ternaria che può essere sintetizzata secondo lo schema seguente:


    1. Mistero della Incarnazione del Signore:
      1. tempo di Avvento (dalla prima domenica di Avvento fino al 24 dicembre)
        (Qui trovate informazioni dettagliate sul Tempo di Avvento).
      2. tempo di Natale (dal giorno di Natale fino alla domenica dopo l’Epifania)
        (Qui trovate informazioni dettagliate sul Tempo di Natale).
      3. tempo dopo l’Epifania (dal lunedì successivo alla prima domenica dopo l’Epifania fino al sabato precedente l’inizio della Quaresima)
        (Qui trovate informazioni dettagliate sul Tempo dopo l'Epifania).

    2. Mistero della Pasqua del Signore:
      1. tempo di Quaresima (dalla prima domenica di Quaresima fino al Giovedì santo mattina)
        (Qui trovate informazioni dettagliate sul Tempo di Quaresima).
      2. Triduo pasquale (dal Giovedì santo pomeriggio fino alla domenica di Pasqua)
        (Qui trovate informazioni dettagliate sul Triduo pasquale).
      3. tempo di Pasqua (dalla domenica di Pasqua alla domenica di Pentecoste)
        (Qui trovate informazioni dettagliate sul Tempo di Pasqua).

    3. Mistero della Pentecoste:
      (Qui trovate informazioni dettagliate sul Tempo dopo Pentecoste).
      1. settimane dopo Pentecoste (dal lunedì successivo alla domenica di Pentecoste fino al sabato precedente la prima domenica dopo il 29 agosto, festa del Martirio di san Giovanni Battista)
      2. settimane dopo il Martirio di san Giovanni Battista (dalla prima domenica dopo il 29 agosto al sabato precedente la terza domenica di ottobre)
      3. settimane dopo la Dedicazione (dalla terza domenica di ottobre, festa della Dedicazione della Cattedrale, al sabato prima dell’inizio dell’Avvento)


    Da questo schema emerge subito la differenza con l’articolazione dell’anno liturgico secondo il rito romano, il quale prevede infatti l’accostamento di due linee tra di loro del tutto indipendenti:

    • linea dei cosiddetti “Tempi forti” (Avvento, tempo natalizio, Quaresima e tempo pasquale)
    • linea del tempo ordinario o “Per annum”

    Nel rito romano cioè la linea del tempo ordinario viene in un certo senso a riempire quei segmenti dell’anno liturgico lasciati “vuoti” dai tempi “forti” (dal termine del tempo natalizio all’inizio della Quaresima, da dopo Pentecoste fino all’inizio dell’Avvento).

    Il Lezionario ambrosiano invece ha recuperato pienamente e in maniera consequenziale la struttura propria dell’anno liturgico secondo la tradizione propria della Chiesa milanese, così come ci è documentata dalle fonti più antiche e in qualche caso fin dall’epoca del nostro patrono sant’Ambrogio.

    Il criterio di fondo è quello dell’unità organica dell’intero anno liturgico, i cui segmenti sono tra di loro collegati senza soluzione di continuità.
    Propriamente dunque non esistono tempi “forti” accanto a un tempo ordinario che procede in maniera autonoma, con lo scopo per così dire di riempire lo spazio vuoto lasciato dai primi.
    Esiste invece un’unica linea organica che procede in maniera logica: secondo la logica della storia della salvezza che trova in Cristo il suo vertice e il suo centro.

    (Sintesi dell'intervento di mons. Navoni al III Convegno di formazione biblica, liturgica e corale, tenutosi nell’Abbazia di Mirasole sabato 14 giugno 2014.)

    Queste due immagini mostrano schematicamente le differenze tra l'anno liturgico ambrosiano e quello romano:



    Calendario Liturgico
    • L’anno liturgico inizia con i primi vespri della prima domenica di Avvento. Essa ricorre la prima domenica dopo la festa di S. Martino (11 novembre); questo perché l’ avvento è di 6 settimane (invece di 4). Colore liturgico: Morello (viola scuro).
    • S. Ambrogio e S Carlo, patroni della diocesi di Milano e del rito, sono Solennità.
    • La sesta domenica di avvento è la solennità della "Incarnazione o della Divina Maternità della Vergine Maria" (1 gennaio per il R.R.). Colore liturgico: Bianco.
    • Dal 17 dicembre si interrompe la celebrazione delle ferie di avvento e si passa alle ferie "dell'Accettato" (de exceptato).
    • Nei giorni 26 27 28 dicembre si celebrano le 3 feste anche se dovessero cadere di domenica.
    • L’1 gennaio si celebra la Circoncisione di Gesù. Colore liturgico: Rosso.
    • La quarta domenica di Gennaio è la Festa della Sacra Famiglia (e non la domenica nell’ottava di Natale).
    • La quaresima inizia con i primi Vespri della prima domenica. Per la differenza del calcolo dei 40 giorni vi rimando al post dedicato all'articolo di mons. Navoni sulle particolarità della Quaresima Ambrosiana. Il sabato e la domenica il colore liturgico è il Morello, mentre per gli altri giorni è consigliato il Nero.
    • Non si celebrano feste di santi per tutta la Quaresima. Uniche eccezioni: S. Giuseppe e l’Annunciazione.
    • I Venerdì di quaresima sono aneucaristici, cioè non si celebra la Messa nè si distribuisce l'Eucaristia (eccettuato il viatico). Si omette il Magnificat e seconda orazione ai vespri. Se però ricorrono le Solennità di S. Giuseppe o dell’Annunciazione si celebra la Messa. (vedi articolo sotto)
    • Il sabato precedente alla domenica delle Palme è il Sabato in Tradizione Simboli, ovvero il giorno in cui viene consegnato il credo ai catecumeni (precedenza anche su S. Giuseppe e Annunciazione). Da questo sabato il colore liturgico è rosso fino alla veglia pasquale, eccetto la messa crismale (bianco) e le celebrazioni penitenziali (viola).
    • Per i dettagli sulla Settimana Santa rimando alla discussione propria e a questo articolo di mons. Navoni. La struttura dei riti è completamente diversa da quella del rito romano.
    • Dopo Pentecoste il colore liturgico è il Rosso.
    • La terza domenica di ottobre è la Solennità della Dedicazione del Duomo di Milano, chiesa Madre di tutti i fedeli ambrosiani (colore liturgico Bianco). Dal giorno dopo colore liturgico Verde.
    • La solennità di Cristo Re risulta anticipata rispetto al rito romano di 2 settimane.
    • La benedizione annuale delle famiglie e delle case avviene durante il tempo di Avvento e non in occasione della Pasqua.


    Il sito LiturgiaGiovane pubblica giornalmente il testo della Messa e della Liturgia delle Ore secondo il Calendario Liturgico Ambrosiano:
    http://www.liturgiagiovane.org/default.php
    Ultima modifica di Ambrosiano; 28-02-2020 alle 19:16 Motivo: Aggiunte le due immagini degli anni liturgici ambrosiano e romano.

  5. #5
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    TABELLA DEI GIORNI LITURGICI
    DISPOSTA SECONDO L'ORDINE DI PRECEDENZA


    I

    1. Triduo Pasquale della Passione e Risurrezione del Signore.
    2. Natale del Signore, Epifania, Ascensione, Pentecoste.
    Domeniche di Avvento, Quaresima e Pasqua.
    Sabato in traditione Symboli.
    Ferie della Settimana Autentica (Santa), dal lunedì al giovedì compresi.
    Giorni dell'ottava di Pasqua.
    3. Solennità della Dedicazione della Chiesa Cattedrale di Milano (III domenica di ottobre), Chiesa madre di tutti i fedeli di Rito Ambrosiano.
    Solennità e Feste del Signore elencate nel Calendario comune.
    Commemorazione di tutti i fedeli defunti.
    Solennità della Dedicazione e dell'anniversario della Dedicazione della propria chiesa, che è considerata solennità del Signore.
    Festa dell'anniversario della Dedicazione della propria chiesa cattedrale (fuori della diocesi di Milano), che è considerata festa del Signore.
    4. Domeniche del tempo di Natale e dei tempi dopo l'Epifania e dopo Pentecoste. Per i giorni dal 26 al 28 dicembre si veda quanto segue:

    * Il Natale del Signore ha la sua ottava così ordinata:
    a) Il 26 dicembre, II dell'ottava, è la festa di santo Stefano protomartire;
    b) Il 27 dicembre, III dell'ottava, si celebra la festa di san Giovanni apostolo ed evangelista;
    c) Il 28 dicembre, IV dell'ottava, si celebra la festa dei santi Innocenti.
    Queste feste di cui alle lettere a), b), c), avendo un'officiatura mista, con testi anche inerenti al mistero della Natività,prevalgono sulla stessa domenica;

    d) I giorni 29, 30, 31 dicembre sono il V, VI, VII giorno dell'ottava di Natale; essi cedono alla domenica fra l'ottava di Natale;
    e) Il giorno 1 gennaio si celebra l'Ottava del Natale nella Circoncisione del Signore.

    5. Solennità della beata Vergine Maria e dei santi elencate nel Calendario comune.
    6. Solennità proprie, cioè:
    a) Solennità del Patrono principale del Rito, cioè di sant'Ambrogio;
    b) Solennità del Compatrono della diocesi di Milano, cioè di san Carlo;
    c) Solennità del Patrono principale del luogo o della città;
    d) Solennità del Titolo della propria chiesa;
    e) Solennità del Titolo o del Fondatore o del Patrono principale dell'Ordine o della Congregazione.


    II

    7. Ferie di Quaresima (su di esse precedono solo le solennità dell'Annunciazione e di san Giuseppe).
    8. Feste della beata Vergine Maria e dei santi del Calendario comune.
    9. Feste proprie, cioè:
    a) Festa dei Patroni secondari della diocesi di Milano;
    b) Festa del Patrono principale della diocesi (fuori della diocesi di Milano);
    c) Festa del Patrono principale della regione o della provincia, della nazione, di un territorio più ampio;
    d) Festa del Titolo, del Fondatore, del Patrono principale di un Ordine o di una Congregazione e della provincia religiosa;
    e) Altre feste proprie di qualche chiesa;
    f) Altre feste elencate nel Calendario di ogni Diocesi, Ordine o Congregazione.
    10. Ferie prenatalizie dell'Accolto (de Exceptato) dal 17 al 23 dicembre.
    Giorni dell'ottava di Natale. Per i giorni dal 26 al 28 dicembre cfr. n 4.


    III

    11. Memorie obbligatorie del Calendario comune.
    12. Memorie obbligatorie proprie, cioè:
    a) Memorie del Patrono secondario del luogo, della diocesi (fuori della diocesi di Milano), della regione, o della provincia, della nazione, di un territorio più ampio; dell'Ordine, della Congregazione o provincia religiosa.
    b) Altre memorie obbligatorie, proprie delle singole chiese.
    c) Altre memorie obbligatorie elencate nel Calendario di ogni diocesi, Ordine o Congregazione.
    13. Memorie ad libitum, che sono escluse nei giorni elencati al n. 10.
    14. Ferie e sabati d'Avvento, fino al 16 dicembre compreso.
    Ferie del tempo di Natale, dal 2 gennaio al sabato dopo l'Epifania.
    Ferie e sabati del Tempo pasquale, dal lunedì dopo l'ottava di Pasqua al sabato prima della domenica di Pentecoste compreso.
    Ferie e sabati dei tempi dopo l'Epifania e dopo Pentecoste.

    IL GIORNO PROPRIO DELLE CELEBRAZIONI
    58. Se nello stesso giorno venissero a coincidere i vespri dell'ufficio corrente e i primi vespri del giorno seguente, prevalgono i vespri della celebrazione che nella tabella delle precedenze è posta per prima; in caso di parità, prevalgono i vespri del giorno seguente. I secondi vespri tuttavia prevalgono sempre sui vespri della beata vergine Maria e dei santi.

    Tabella (in vigore dal 16/11/2008)
    Tratto dal Messale Ambrosiano quotidiano, edizione 2008.

    --------------------------------------------------------------------------------
    Confronto tra le norme di Precedenza del Rito Romano e Rito Ambrosiano.

    RITO ROMANO

    I
    1. Il Triduo Pasquale della Passione e Risurrezione del Signore.
    2. Il Natale del Signore, l'Epifania, l'Ascensione e la Pentecoste.
    Le domeniche di Avvento, di Quaresima e di Pasqua.
    Il Mercoledì delle Ceneri.

    Le ferie della Settimana santa, dal lunedì al giovedì incluso.
    I giorni fra l'ottava di Pasqua.
    3.
    Le solennità del Signore, della beata Vergine Maria, dei santi, iscritte nel calendario generale.
    La Commemorazione di tutti i fedeli defunti.




    4. Le solennità proprie, e cioè:


    a) la solennità del Patrono principale del luogo o del paese o della città;
    b) la solennità della Dedicazione e dell'anniversario della Dedicazione della propria chiesa;
    c) la solennità del Titolare della propria chiesa;
    d) la solennità del Titolare o del Fondatore o del Patrono principale dell'Ordine o della Congregazione.
    II
    5. Le feste del Signore iscritte nel calendario generale.
    6. Le domeniche del tempo di Natale e le domeniche del Tempo ordinario.

    7. Le feste della beata Vergine Maria e dei Santi, iscritte nel calendario generale.
    8. Le feste proprie e cioè :

    a) la festa del Patrono principale della diocesi;
    b) la festa dell'anniversario della Dedicazione della chiesa cattedrale;
    c) la festa del Patrono principale della regione o della provincia, della nazione, di un territorio più ampio;
    d) la festa del Titolare, del Fondatore, del Patrono principale dell'Ordine o della Congregazione e della provincia religiosa, salvo quanto è disposto al n. 4 d;
    e) le altre feste proprie di qualche chiesa;
    f) le altre festa iscritte nel calendario di ciascuna diocesi o dell'Ordine o della Congregazione.
    9. Le ferie di Avvento dal 17 al 24 dicembre compreso.
    I giorni fra l'Ottava di Natale.
    Le ferie di Quaresima.
    III
    10. Le memorie obbligatorie iscritte nel calendario generale.
    11. Le memorie obbligatorie proprie e cioè :
    a) le memorie del Patrono secondario del luogo, della diocesi, della regione o della provincia, della nazione, di un territorio più ampio, dell'Ordine o della Congregazione e della provincia religiosa;
    b) le altre memorie obbligatorie proprie di qualche chiesa;
    c) le altre memorie obbligatorie iscritte nel calendario di ciascuna diocesi o dell'Ordine o della Congregazione.
    12. Le memorie facoltative, le quali tuttavia si possono celebrare anche nei giorni elencati nel n. 9, però nel modo particolare descritto in "Principi e Norme" per la Messa e per l'Ufficio.
    In questo stesso modo, come memorie facoltative, si possono celebrare le memorie obbligatorie che eventualmente ricorrono nelle ferie di Quaresima.
    13. Le ferie di Avvento, fino al 16 dicembre incluso.
    Le ferie del Tempo di Natale, dal 2 gennaio al sabato dopo l'Epifania.
    Le ferie del Tempo pasquale, dal lunedì dopo l'ottava di Pasqua al sabato prima della Pentecoste incluso.
    Le ferie del Tempo ordinario.

    Se nello stesso giorno si devono celebrare i Vespri dell'Ufficio corrente e i primi Vespri del giorno seguente, prevalgono i Vespri della celebrazione che nella tabella dei giorni liturgici ha un posto superiore; in caso di parità, si celebrano i Vespri del giorno corrente.







    RITO AMBROSIANO

    I
    1. Triduo Pasquale della Passione e Risurrezione del Signore.
    2. Natale del Signore, Epifania, Ascensione, Pentecoste.
    Domeniche di Avvento, Quaresima e Pasqua.

    Sabato in traditione Simboli.
    Ferie della Settimana Autentica (Santa), dal lunedì al giovedì compresi.
    Giorni dell'ottava di Pasqua.
    3. Solennità della Dedicazione della Chiesa Cattedrale di Milano, Chiesa madre di tutti i fedeli di Rito Ambrosiano.
    Solennità e Feste del Signore elencate nel Calendario comune.
    Commemorazione di tutti i fedeli defunti.
    Solennità della Dedicazione e dell'anniversario della Dedicazione della propria chiesa, che è considerata solennità del Signore.
    Festa dell'anniversario della Dedicazione della propria Chiesa Cattedrale (fuori della diocesi di Milano), che è considerata festa del Signore.
    4. Domeniche del tempo di Natale e dei tempi dopo l'Epifania e dopo Pentecoste. Per i giorni dal 26 al 28 dicembre si veda quanto elencato in fondo alla tabella.
    5. Solennità della beata Maria Vergine e dei Santi elencate nel Calendario comune.
    6. Solennità proprie, cioè:
    a) Solennità del Patrono principale del Rito, cioè di sant'Ambrogio;
    b) Solennità del Compatrono della diocesi di Milano, cioè di san Carlo;
    c) Solennità del Patrono principale del luogo o della città;

    d) Solennità del Titolo della propria chiesa;
    e) Solennità del Titolo o del Fondatore o del Patrono principale dell'Ordine o della Congregazione.
    II


    7. Ferie di Quaresima (su di esse precedono solo le solennità dell'Annunciazione e di san Giuseppe).
    8. Feste della beata Vergine Maria e dei Santi del Calendario comune.
    9. Feste proprie, cioè:
    a) Festa dei Patroni secondari della diocesi di Milano;
    b) Festa del Patrono principale della diocesi (fuori della diocesi di Milano);

    c) Festa del Patrono principale della regione o della provincia, della nazione, di un territorio più ampio;
    d) Festa del Titolo, del Fondatore, del Patrono principale di un Ordine o di una Congregazione e della provincia religiosa;
    e) Altre feste proprie di qualche chiesa;
    f) Altre feste elencate nel Calendario di ogni Diocesi, Ordine o Congregazione.
    10. Ferie «pre-natalizie» dell’Accolto (de Exceptato) dal 17 al 23 dicembre.
    Giorni dell'Ottava di Natale. Per i giorni dal 26 al 28 dicembre cfr. quanto elencato in fondo alla tabella.

    III
    11. Memorie obbligatorie del Calendario comune.
    12. Memorie obbligatorie proprie, cioè:
    a) Memorie del Patrono secondario del luogo, della diocesi (fuori della diocesi di Milano), della regione, o della provincia, della nazione, di un territorio più ampio; dell'Ordine, della Congregazione o provincia religiosa.
    b) Altre memorie obbligatorie, proprie delle singole chiese.
    c) Altre memorie obbligatorie elencate nel Calendario di ogni diocesi, Ordine o Congregazione.
    13. Memorie ad libitum, che sono escluse nei giorni elencati al n. 10.

    14. Ferie e sabati d'Avvento, fino al 16 dicembre compreso.
    Ferie del tempo di Natale, dal 2 gennaio al sabato dopo l'Epifania.
    Ferie del Tempo pasquale, dal lunedì dopo l'ottava di Pasqua al sabato prima della domenica di Pentecoste compreso.
    Ferie e sabati dei tempi dopo l’Epifania e dopo la Pentecoste.

    Se nello stesso giorno venissero a coincidere i vespri dell'ufficio corrente e i primi vespri del giorno seguente, prevalgono i vespri della celebrazione che nella tabella delle precedenze è posta per prima; in caso di parità, prevalgono i vespri del giorno seguente. I secondi vespri tuttavia prevalgono sempre sui vespri della beata Vergine Maria e dei santi.

    L'ottava del Natale è così ordinata:
    a) Il 26 dicembre, II dell’Ottava, è la festa di santo Stefano protomartire;
    b) Il 27 dicembre, III dell’Ottava, si celebra la festa di san Giovanni apostolo ed evangelista;
    c) Il 28 dicembre, IV dell’Ottava, si celebra la festa dei santi Innocenti.
    Queste feste di cui alle lettere a), b), c), avendo un'officiatura mista,
    con testi anche inerenti al mistero della Natività,
    prevalgono sulla stessa domenica;
    d) I giorni 29, 30, 31 sono il V, VI, VII giorno dell'ottava di Natale; essi cedono alla domenica fra l'ottava di Natale;
    e) Il giorno 1 gennaio si celebra l'Ottava del Natale nella Circoncisione del Signore.]

  6. #6
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    La Santa MESSA



    Essendo entrambi due riti latini, la struttura della Messa secondo il Rito Ambrosiano e quella della Messa secondo il Rito Romano ha una impostazione di base simile.

    Esistono però alcune differenze significative che qui si descrivono brevemente:
    • Le Messe prefestive della domenica prevedono l'annuncio del Vangelo della Resurrezione. Per approfondimenti vedi il paragrafo sulle "Liturgie Vigiliari"
    • Notiamo nei riti introduttivi la tendenza a privilegiare l'uso della triplice acclamazione a Cristo: Kyrie eleison.
    • Nella liturgia della Parola il celebrante dà la benedizione non solo al diacono che proclama il Vangelo, ma anche a tutti i lettori: è uso antico attestatoci già da S. Ambrogio, che vuol significare che il presidente dell'assemblea è il custode autorevole della Parola proclamata.
    • Va evidenziato che il rito ambrosiano, come liturgia della Parola, ha sempre avuto tre letture (Lettura, Epistola, Vangelo), anche se era invalso l'uso di proclamare la prima solo durante le Messe solenni.
    • Dopo il Vangelo o, quando si tiene l'omelia, dopo l'omelia, si canta o si recita il "Canto dopo il Vangelo". Come eco dell'annuncio della parola di Dio, questo canto esprime la letizia di chi è stato raggiunto dalla "buona novella". Durante il canto i ministranti preparano l'altare ponendo sulla mensa il corporale, il purificatoio e il calice: è l'anticipo nella liturgia della Parola di un gesto tipico della liturgia Eucaristica.
    • La preghiera dei fedeli può essere proclamata mentre i fedeli stanno in ginocchio: un altro antico uso ambrosiano. Questa preghiera, per il rito ambrosiano, non è una novità del dopo Concilio, ma veniva fatta anche prima, durante la Quaresima, al posto del Gloria secondo due antichissimi schemi che si alternavano nelle varie Domeniche. Questi due schemi, quasi immutati, si trovano come formulari generali I e II in appendice al messale.
    • La tradizione ambrosiana ha conservato, ripristinandolo, l'antico uso di tutta la Chiesa, e che ancora è conservato dalla liturgia orientale, di porre lo scambio di pace tra la liturgia della Parola e quella Eucaristica.
    • Anche la processione di presentazione dei doni era stata conservata dal rito seppur limitatamente al Duomo.
    • Un altro notevole punto di contatto con le liturgie orientali è la collocazione del Credo durante i riti offertoriali: qui si considera la professione di fede non come risposta di assenso alla Parola di Dio proclamata (come nella liturgia romana), bensì come condizione legittima ed indispensabile per la fruttuosa celebrazione dell'Eucaristia.
    • Il proprio di ogni Messa contiene anche il Prefazio. A volte anche più di uno.
    • Lo spezzare del Pane è posto alla fine della preghiera Eucaristica e prima del Padre nostro come era in origine, ed è accompagnato dal canto o dalla recita del Confrattorio (Canto allo spezzare del Pane).
    • Riguardo alla proclamazione del Vangelo e ad eventuali (diffusi) abusi si ricorda che:

    [...]tanto il rito romano quanto l'ambrosiano identificano nel diacono (e, in subordine, nel presbitero) il ministro proprio della proclamazione del Vangelo; in secondo luogo, l'unica occasione in cui nel rito romano post-conciliare si prevede la drammatizzazione del Vangelo è la proclamazione del Passio nella domenica delle Palme, che solo in assenza di diaconi e/o concelebranti - e dunque eccezionalmente - può essere affidata a dei lettori associati al presidente dell'assemblea; comunque sia, l'opzione della proclamazione «dialogata» (sia affidata a più diaconi e/o presbiteri, sia affidata al presidente dell'assemblea insieme a più lettori) appare tuttavia esplicitamente esclusa dal rito ambrosiano, tanto nel suo percorso storico quanto nelle modalità rituali assunte dal Messale oggi in uso.
    L'introduzione della proclamazione «dialogata» del Vangelo in celebrazioni di rito ambrosiano, allo stato delle cose appare pertanto inopportuna, o perché - quando essa è effettuata da più diaconi e/o presbiteri - altera la struttura rituale dell'annuncio del Vangelo, quale è prevista senza eccezioni dal rito ambrosiano; o perché - quando viene effettuata dal presidente dell'assemblea insieme a alcuni lettori - delega, seppur in parte e occasionalmente, la proclamazione del Vangelo a chi non vi è abilitato.

    Come richiama il Concilio, «nelle celebrazioni liturgiche ciascuno, ministro o semplice fedele, svolgendo il proprio ufficio si limiti a compiere tutto e soltanto ciò che, secondo la natura del rito e le norme liturgiche, è di sua competenza» (SC, n. 28). da www.unipiams.org
    Ecco un prospetto sintetico, riferito alle celebrazioni festive, della struttura della Messa con evidenziate con sei asterischi le differenze tra i due riti. Come nel Rito Romano, nei giorni feriali o in alcuni tempi liturgici, alcune parti sono omesse (es. Gloria, Credo) oppure subiscono variazioni (es. in alcuni tempi si omette la Lettura in altri l'Epistola in altri ci sono 2 Letture veterotestamentarie):

    Messa in Rito romano Messa in Rito ambrosiano
    RITI INIZIALI RITI INIZIALI
    Canto di ingresso Canto di ingresso
    Saluto del celebrante Saluto del celebrante
    Atto penitenziale Atto penitenziale (omesso se si fa l'ingresso solenne col canto dei 12 Kyrie)
    "Signore, pietà" ******
    Gloria (non si recita in Avvento e Quaresima) Gloria (non si recita in Avvento e Quaresima)
    LITURGIA DELLA PAROLA LITURGIA DELLA PAROLA
    1ª lettura Lettura (Il lettore chiede la benedizione al Celebrante, tramite la quale riceve il mandato a leggere)
    Salmo responsoriale Salmo
    2ª lettura Epistola (Il lettore chiede la benedizione al Celebrante, tramite la quale riceve il mandato a leggere)
    Acclamazione al Vangelo Acclamazione al Vangelo
    Vangelo (Il Diacono chiede la benedizione al Celebrante) Vangelo (Il Diacono chiede la benedizione al Celebrante)
    Omelia Omelia
    Professione di fede (Credo) ******
    ****** Canto dopo il Vangelo (durante il quale i ministranti preparano l'altare ponendo sulla mensa il corporale, il purificatoio e il calice)
    Preghiera universale con conclusione del celebrante Preghiera universale (se possibile in ginocchio)
    ****** Orazione a conclusione della liturgia della parola.
    Questa orazione fa parte del proprio della Messa e viene dunque recitata anche quando viene omessa la Preghiera universale.
    LITURGIA EUCARISTICA LITURGIA EUCARISTICA
    ****** Scambio del gesto di pace
    Presentazione delle offerte Presentazione delle offerte
    Lavanda delle mani (Lavanda delle mani facoltativa)
    ****** Professione di fede (Credo)
    “Pregate fratelli” ******
    Orazione sopra le offerte Orazione sui doni
    Prefazio e preghiera eucaristica Prefazio e preghiera eucaristica
    RITI DI COMUNIONE RITI DI COMUNIONE
    ****** Frazione del Pane (Canto allo spezzare del Pane o Confrattorio)
    Padre nostro Padre nostro
    Embolismo Embolismo
    Preghiera per la pace Preghiera per la pace
    Augurio di pace(“La pace del Signore sia…) Augurio di pace ("La pace e la comunione del Signore nostro Gesù Cristo siano…")
    Scambio del gesto di pace ******
    Frazione del Pane (Agnello di Dio) ******
    Comunione (Canto alla Comunione) Comunione (Canto alla Comunione)
    Orazione dopo la Comunione Orazione dopo la Comunione
    RITI CONCLUSIVI RITI CONCLUSIVI
    Benedizione Benedizione preceduta da tre Kyrie eleison
    Congedo: "La Messa è finita. Andate in pace" "Rendiamo grazie a Dio" Congedo: “Andiamo in pace” “Nel nome di Cristo”
    Ultima modifica di Ambrosiano; 22-04-2022 alle 22:52

  7. #7
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    La Liturgia delle Ore

    UFFICIO DELLE LETTURE
    INIZIO: “O Dio vieni a salvarmi. Signore… Gloria… Alleluia." (in quaresima invece di "Alleluia" si dice "Lode a te, Signore, re di eterna gloria ") non esiste l'Invitatorio
    INNO
    CANTICO DEI TRE GIOVANI O RESPONSORIO
    SALMODIA Nelle Domeniche e solennità al posto dei tre Salmi ci sono tre Cantici dell'AT (al venerdì e sabato santi sono 6 salmi o parti di salmo) Dopo l'antifona di chiusura dell'ultimo salmo si ripetono i tre Kyrie (non al sabato santo) e il versetto "Tu sei benedetto, Signore" a cui si risponde "Amen" che richiama la chiusura dei 5 libri dei Salmi
    LETTURE Dopo la I Lettura si recita il RESPONSORIO. Dopo la II Lettura, se prescritto, si dice il Te Deum, altrimenti si può dire l'Inno "Laus Angelorum Magna"
    ORAZIONE (si omette se seguono le lodi)
    CONCLUSIONE (si omette se seguono le lodi)

    LODI (notate la struttura speculare rispetto ai vespri)
    INIZIO: “O Dio vieni a salvarmi. Signore… Gloria… Alleluia." (in quaresima invece di "Alleluia" si dice "Lode a te, Signore, re di eterna gloria ")
    CANTICO DI ZACCARIA con relativa antifona
    alla fine ripetuta l'antifona si aggiunge Kyrie Eleison, Kyrie Eleison, Kyrie Eleison.
    ORAZIONE con l’invito “Preghiamo” e con conclusione lunga.
    (nelle domeniche di Avvento e Pasqua e in tutte le ottave di Natale e Pasqua e in alcune solennità e feste) ANTIFONA “AD CRUCEM” con ORAZIONE
    nelle celebrazioni solenni 3 accoliti portano nel presbiterio la croce con 2 candele, il coro si dispone attorno ad essa e canta l'antifona a cui segue l'orazione. (In duomo ho visto che viene anche incensata.) Vedi la foto posta tra gli abiti liturgici.
    SALMODIA: un cantico dell'antico testamento con la sua antifona (nelle solennità e nelle feste del Signore, nei giorni delle ottave di Natale e Pasqua si dice il cantico dell'Esodo 15,1-4a.8-13.17-18; nelle feste e solennità della Madonna e dei Santi Sap 10,15-21;11,1-4) - salmi laudativi (nella Settimana Santa e nelle ferie "dell'accettato", i salmi sono 148, 149, 150, 116, nelle solennità e feste gli stessi 4 salmi, ma a scelta anche 1 solo dei primi 3 + il 116. In ogni caso sempre con una sola conclusione dossologica e una sola antifona) - salmo diretto (si recita tutti insieme, in piedi e senza antifona)
    ORAZIONE senza invito "preghiamo" e conclusione breve
    INNO
    6 ACCLAMAZIONI A CRISTO che si concludono e a cui si risponde Kyrie eleison che è quindi ripetuto 12 volte.
    PADRE NOSTRO
    CONCLUSIONE (benedizione se presiede un sacerdote o un diacono)

    ORA MEDIA
    INIZIO: “O Dio vieni a salvarmi. Signore… Gloria… Alleluia." (in quaresima invece di "Alleluia" si dice "Lode a te, Signore, re di eterna gloria ")
    INNO (da scegliere in base all'ora, per la terza ce n'è uno per le domeniche feste e solennità: Jam surgit hora tertia attribuito, come tanti altri a Sant'Ambrogio e un altro feriale.)
    SALMODIA 3 salmi o parte di salmi ciascuno con la sua antifona e il gloria alla fine.
    LETTURA BREVE e RESPONSORIO
    ORAZIONE con conclusione breve
    CONCLUSIONE "benediciamo il Signore" "rendiamo grazie a Dio"

    VESPRI


    (questo video esemplifica dettagliatamente lo svolgimento del Vespro come descritto qui di seguito)

    INIZO “Il Signore sia con voi." "E con con il tuo spirito" (se non presiede un sacerdote o un diacono "Signore ascolta la nostra preghiera" " E il nostro grido giunga fino a te")
    LUCERNARIO si dice sempre, a modo di responsorio, anche nella recita privata. Nelle celebrazioni solenni si accendono le candele da porre sull' altare o accanto ad esso e le altre luci della chiesa. Poi il celebrante bacia l'altare e lo incensa
    INNO (nelle ferie del tempo ordinario si può sempre scegliere l'inno Deus, creator omnium, anch'esso attribuito a S. Ambrogio.)
    RESPONSORIO (se previsto)
    LETTURE E NOTIZIA DEL SANTO (le letture della Parola di Dio si possono inserire secondo l’opportunità, nei primi vespri della memoria di un santo; qui si legge una breve agiografia, seguita se il caso dall'omelia.)
    SALMODIA o 2 salmi con 2 antifone o nelle feste 1 salmo + salmo116 +salmo 113 con una sola antifona e un solo gloria alla fine.
    PRIMA ORAZIONE conclusione lunga
    MAGNIFICAT (secondo questo schema: Antifona, cantico, gloria, "l'anima mia magnifica il signore", alla fine ripetuta l'antifona si aggiunge Kyrie Eleison, Kyrie Eleison, Kyrie Eleison.) nelle celebrazioni solenni si incensa l'altare, il celebrante e i popolo. Questa incensazione si omette se si è esposto il santissimo sacramento durante l'inno
    SECONDA ORAZIONE conclusione breve
    COMMEMORAZIONE DEL BATTTESIMO O LODE DEI SANTI a seconda della celebrazione nelle celebrazioni solenni ci si porta in processione al fonte e lì si recita il CANTICO o il RESPONSORIO BATTESIMALE Poi si recita l'ORAZIONE e si torna all'altare oppure Nelle solennità e feste dei santi di cui esiste nella chiesa un ricordo permanente ci si reca presso di esso cantando la SALLENDA in onore del santo inframezzata dal GLORIA ed eventualmente un altro canto adatto. Poi si recita l'ORAZIONE e si torna all'altrare cantando di nuovo la sallenda, un altro canto o le litanie dei santi.
    INTERCESSIONI
    PADRE NOSTRO
    CONCLUSIONE (benedizione se presiede un sacerdote o un diacono; spesso ai Vespri segue la benedizione Eucaristica])

    Ai primi vespri di alcune solennità (Natale, Epifania, Pentecoste...) o nei vespri dei venerdì di quaresima, sono proposte, dopo il responsorio o l'inno, ripettivamente 4 o 2 letture seguite da un salmello e un orazione ciascuna. Esse sono obbligatorie nella recitazione corale. Poi segue la messa vigiliare (ovviamente non il venerdì di quaresima) iniziando dalla seconda lettura. Poi omesso tutto il resto dopo la comunione si dice il magnificat, l'orazione dopo la comunione e la benedizione.

    Questo filmato mostra il rito iniziale del Lucernario:


    COMPIETA
    INIZIO “convertici, Dio, nostra salvezza.” " e placa il tuo sdegno verso di noi"
    “O dio vieni a salvarmi." "Signore… Gloria… alleluia/lode a te... (in quaresima)”
    Il sabato santo solo chi non partecipa alla veglia pasquale recita copieta che iniza così: "Benedetto il Signore che vive e regna nei secoli dei secoli" "Amen".
    INNO
    SALMODIA 1 o 2 salmi ciascuno con antifona
    LETTURA BREVE
    RESPONSORIO
    CANTICO di SIMEONE
    ORAZIONE
    ANTIFONA ALLA B.V. MARIA

    (Si ringrazia l'utente Beroldus per il contributo fondamentale dato alla stesura di questa sintetica spiegazione della struttura della Liturgia delle Ore Ambrosiana).

    OSSERVAZIONI PARTICOLARI

    • Le domeniche, le feste, le solennità ma anche le memorie dei santi iniziano con i primi vespri e nelle domeniche, feste e solennità ci sono anche i secondi vespri. Verso la fine della pagina maggiori dettagli sulle precedenze tra le celebrazioni.
    • L'antico rito ambrosiano non aveva secondi vespri; in epoca più recente furono introdotti, ma con rito più semplice dei primi vespri e soltanto in determinati giorni. Le memorie non ebbero mai i secondi vespri; nelle più solenni feste dei santi, come i patroni titolari, si ebbero sempre i primi vespri con particolare solennità, celebrati fino ad oggi con le vigilie. La cosa appare chiara nella festa di san Carlo assegnata al 4 novembre nonostante che il santo fosse morto nelle ore vespertine del giorno 3.
    • Nei Vespri dei venerdì di Quaresima si omettono il Cantico della Beata Vergine (con la sua antifona) e la seconda orazione. La stessa cosa si fa nei giorni della Settimana Santa (a cominciare da lunedì), nei quali si omettono anche il Cantico di Zaccaria a lodi e la Commemorazione battesimale a Vespri.
    • L'Arcivescovo di Milano ha il privilegio di presiedere la celebrazione dei Vespri indossando le vesti prescritte per la Messa con anche la dalmatica(non però il pallio)
      L'origine di questa consuetudine liturgica è così spiegata da Mons. Marco Navoni nel suo "Dizionario di Liturgia Ambrosiana":
      Anche per la celebrazione dei vespri presieduti dall'arcivescovo in cattedrale sono registrabili, fin dal Medioevo, alcune caratteristiche ben precise. E' sempre Beroldo a darcene puntuale testimonianza. Ai vespri dell'epifania, della domenica "in capite quadragesimae" e di pasqua, cioè al vertice del tempo natalizio e all'inizio dei tempi quaresimale e pasquale, l'arcivescovo presiedeva i riti lucernali indossando, anche in questo caso, i paramenti della messa. Si voleva in questo modo sottolineare lo stretto rapporto fra il sacrificium eucharisticum e il sacrificium vespertinum, che trova proprio nei riti lucernali il suo nucleo originario: non a caso l'offerta dei lumi e dell'incenso sull'altare è significativamente definita, negli antichi testi liturgici, con l'espressione lucernalis eucharistia. Terminato il lucernario, l'arcivescovo deponeva la pianeta, assumeva il piviale e continuava la celebrazione dei vespri. L'attuale prassi, codificata dall'Institutio Generalis della Liturgia Ambrosiana delle Ore (n.250), si è semplificata perché, se ha conservato all'arcivescovo il privilegio di usare, in cattedrale, i paramenti della messa per i vespri, ne ha esteso l'uso dal solo lucernario all'intera celebrazione.
    • L'arcivescovo durante le orazioni dei vespri è affiancato alla cattedra da 2 cantari.
    • Tutti gli altri (siano essi Vescovi, Canonici o semplici sacerdoti) quando presiedono solennemente la celebrazione della Liturgia delle Ore lo fanno con il piviale, come nel rito romano.
    • Il sacerdote o il diacono che presiede la celebrazione, sopra il camice o la cotta indossa la stola e, secondo l'opportunità, anche il piviale. Quindi il piviale anche per il Diacono.
    Ultima modifica di Ambrosiano; 05-05-2021 alle 16:58

  8. #8
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    La Liturgia Vigiliare


    La Celebrazione Vigiliare della Domenica, nota impropriamente come "Messa Pre-Festiva" è, a tutti gli effetti, una celebrazione festiva, solenne apertura del Giorno del Signore che ha il suo inizio dal tramonto del sole del giorno precedente. È la Pasqua ebdomadaria di Risurrezione osservata fin dall'origine da tutte le generazioni cristiane.

    La tradizione ambrosiana è sempre stata molto rigorosa nel computare il giorno liturgico a partire dal vespero, ciò sulla scia della tradizione ebraica e del dettato evangelico:
    « Era il giorno della parasceve e già splendevano le luci del sabato » (Lc 23,54).

    In un tale contesto la celebrazione "quando ormai splendono le luci del primo giorno della settimana", non può concepirsi come una semplice anticipazione dell'adempimento del precetto festivo, ma rappresenta il solenne ingresso nel giorno del Signore, ossia nella Pasqua settimanale.

    Per esprimere pienamente questa sua caratteristica originaria e quindi assumere la peculiarità di prima Messa della Domenica, il celebrante, durante la Messa Vespertina dei sabati dell'anno liturgico, non deve mai omettere l'annuncio della Risurrezione di Gesù (Vangelo della Risurrezione), eccetto che dalla II Domenica di Quaresima fino alla Domenica in Albis Depositis, dove vengono letti particolari brani evangelici (Lettura vigiliare).

    Nel 2008, contestualmente alla riforma del Calendario ambrosiano e alla promulgazione del Lezionazio ambrosiano sono stati predisposti per la celebrazione due schemi particolari, uno solenne e uno semplice.
    Il 29 giugno 2015 il card. Scola ha poi promulgato il Libro delle Vigilie (ISBN: 9788868940904, pag. 560 - 49 Euro) , entrato in vigore alla Pasqua del 2016, che raccoglie tutto ciò che è già in uso dal 2008, con l’aggiunta di una Forma II ad libitum per l’Annuncio della Risurrezione il sabato sera nella modalità più semplice.

    Schema della Celebrazione Vigiliare della Domenica.

    Ordinario della Liturgia Vigiliare Vespertina
    Forma solenne
    Ordinario della Messa Vespertina all’inizio della Domenica
    Forma I e Forma II
    Canto d’Ingresso di carattere lucernale (Forma I)
    Saluto Segno di Croce (Forma I) oppure Saluto (Forma II)
    Rito della Luce Rito della Luce (Forma II)
    Inno
    Responsorio
    Didascalia
    Vangelo della Resurrezione [o, in Quaresima, Lettura vigiliare] (Vedi Nota) Vangelo della Resurrezione [o, in Quaresima, Lettura vigiliare] (Vedi Nota)
    Salmello: Testo nel proprio
    Orazione: Testo nel proprio
    Canto d'Ingresso
    Gloria (quando previsto)
    Orazione all’inizio dell’Assemblea Liturgica Orazione all’inizio dell’Assemblea Liturgica
    Unica lettura (Lettura o Epistola a seconda del tempo liturgico)
    Lettura
    Salmo
    Epistola
    Acclamazione al Vangelo Acclamazione al Vangelo
    Vangelo Vangelo
    La celebrazione prosegue come al solito fino alla Comunione La celebrazione prosegue come al solito fino alla Comunione
    Magnificat con la sua Antifona.
    Orazione dopo la Comunione e si congeda l’assemblea Orazione dopo la Comunione e si congeda l’assemblea

    Nota:

    Nella Celebrazione solenne e nella Celebrazione semplice - Forma I:
    • Per l’Annuncio della Risurrezione è stato selezionato un ciclo di dodici Vangeli (Mc 16, 9-16; Lc 24, 1-8; Mc 16, 1-8a; Lc 24, 9-12; Gv 20, 1-8; Mt 28, 8-10; Gv 20, 11-18; Lc 24, 13-35 (forma breve Lc 24, 13-15. 28-35); Lc 24, 13b. 36-48; Gv 20, 19-23; Gv 20, 24-29; Gv 21, 1-14), da leggersi in sequenza progressiva a partire dalla Domenica dopo l’Epifania (Domenica del Battesimo del Signore) e dalla Domenica dopo Pentecoste (Domenica della Santissima Trinità), con ripresa del ciclo stesso alla XIII Domenica dopo Pentecoste e alla II Domenica dopo la Dedicazione. In Avvento e nella Cinquantina pasquale la successione di questi Vangeli si presenta in qualche modo coordinata alle domeniche e al tempo liturgico,
    • Una diversa logica presiede alla scelta della Lettura di annuncio della Risurrezione per le domeniche quaresimali, che scandiscono il cammino della Chiesa verso la solennità di Pasqua. Dopo la Domenica d’inizio, il cui carattere speciale è segnalato dall’appendice del vangelo di Marco (Mc 16, 9-16), nelle Domeniche della Samaritana, di Abramo e del Cieco vengono proclamate le pericopi della Trasfigurazione, evento prefigurativo della glorificazione pasquale; nella Domenica di Lazzaro viene proposto l’annuncio del segno triduano di Giona (Mt 12, 38-40), mentre nella Domenica delle Palme viene presentato Gesù che, nel tempio di Gerusalemme da lui purificato, proclama la distruzione e la ricostruzione in tre giorni del nuovo tempio che è il suo corpo (Gv 2, 13-22) . Infine nella Domenica in Albis depositis o II Domenica di Pasqua la Lettura vigiliare è costituita dall’annuncio del dono dello Spirito, che tramite il Risorto si comunica ai credenti (Gv 7, 37-39a).

    Nella Celebrazione semplice - Forma II:
    • Per l'annuncio della Resurrezione si può scegliere tra quattro brevi testi tratti dai vangeli pasquali (Mt 28, 5-7; Mc 16, 6-7; Lc 24, 5-6; Gv 20, 21-23).
    • Nelle Domeniche II, III, IV e V di Quaresima, nella Domenica delle Palme e nella Domenica in Albis depositis (o II di Pasqua), vengono proclamati brevi testi (Lc 9, 28b-31; Lc 24, 7; Mt 12, 39; Gv 2, 19. 21-22; Gv 7, 37-38), tratti dai Vangeli proposti come Lettura vigiliare nella Celebrazione semplice - Forma I.



    Video della parte iniziale della Messa vigiliare della prima domenica di Avvento 2010 celebrata in Duomo in modo solenne dal card. Tettamanzi:




    Oltre alle Domeniche, anche altre Solennità e Feste possono prevedere una Liturgia Vigiliare.
    La seguente tabella riepiloga tutte le possibili tipologie di Liturgie Vigiliari previste dall'attuale ordinamento del Rito Ambrosiano dopo la pubblicazione nel 2008 del Nuovo Calendario e conseguente Nuovo Lezionario.
    Nella tabella sono comprese tutte le solennità e feste che prevedono una celebrazione propria per la Messa vigiliare o almeno una lettura propria. Non sono quindi comprese altre feste o solennità in cui ciò non è previsto.

    • La prima colonna indica il grado della ricorrenza (SdS=Solennità del Signore, FdS=festa del Signore).
    • La terza e quarta colonna riportano le indicazioni nel caso la ricorrenza cada in domenica.
    • La quinta e sesta nel caso cada in un altro giorno della settimana.
    • La terza e quinta colonna indicano le letture vigiliari previste nei due casi. La dicitura "MAI" indica che quella ricorrenza non può mai avvenire in quel giorno (in domenica o in altro giorno), mentre la dicitura "NO" indica che, pur essendo possibile che la ricorrenza cada in quel giorno, non è prevista alcuna lettura vigiliare.
    • La quarta e sesta colonna invece indicano se è possibile l'unione della Messa vigiliare con i Vespri. Anche in questo caso la dicitura "NO" indica che non è prevista tale possibilità, mentre non vi è nessuna indicazione (-) quando quella ricorrenza non può mai capitare (dicitura MAI nella colonna precedente).


    Grado Ricorrenza in DOMENICA lettura vigiliare in DOMENICA unione con vespri in ALTRO GIORNO lettura vigiliare in ALTRO GIORNO unione con vespri
    SdS Pasqua VEGLIA PASQUALE - MAI -
    SdS Natale 4 letture veterotestamenterie* SI (omessi salmodia e com.bat.) 4 letture veterotestamenterie* SI (omessi salmodia e com.bat.)
    SdS Epifania 4 letture veterotestamenterie* SI (omessi salmodia e com.bat.) 4 letture veterotestamenterie* SI (omessi salmodia e com.bat.)
    SdS Pentecoste 4 letture veterotestamenterie* SI (omessi salmodia e com.bat.) MAI -
    SdS Ottava del Natale Vangelo della Risurrezione SI (omessi salmodia e com.bat.) NO non previsto possibile senza omissioni
    SdS SS. Trinità Vangelo della Risurrezione SI (omessi salmodia e com.bat.) MAI -
    SdS Dedicazione Duomo Vangelo della Risurrezione SI (omessi salmodia e com.bat.) MAI -
    SdS Cristo Re Vangelo della Risurrezione SI (omessi salmodia e com.bat.) MAI -
    SdS Annunciazione MAI - NO non previsto possibile senza omissioni
    SdS Corpus Domini MAI - NO non previsto possibile senza omissioni
    SdS Sacro Cuore MAI - NO non previsto possibile senza omissioni
    SdS Dedicazione Chiesa ? ? ? ?
    SdS Ascensione MAI - 1 lettura (Atti) SI (omessi salmodia e com.bat.)
    - Giovedì Santo MAI - 1 lettura veterotestamentaria SI (omessi Magnificat e com.bat.)
    FdS Battesimo del Signore Vangelo della Risurrezione SI (omessi salmodia e com.bat.) MAI -
    FdS Santa Famiglia Vangelo della Risurrezione SI (omessi salmodia e com.bat.) MAI -
    FdS Presentazione Vangelo della Risurrezione SI (omessi salmodia e com.bat.) NO non previsto possibile senza omissioni
    FdS Visitazione *** Vangelo della Risurrezione SI (omessi salmodia e com.bat.) NO non previsto possibile senza omissioni
    FdS Trasfigurazione Vangelo della Risurrezione SI (omessi salmodia e com.bat.) NO non previsto possibile senza omissioni
    FdS Esaltazione Croce Vangelo della Risurrezione SI (omessi salmodia e com.bat.) NO non previsto possibile senza omissioni
    FdS Dedicazione Laterano MAI - NO non previsto possibile senza omissioni
    - Altre domeniche Vangelo della Risurrezione SI (omessi salmodia e com.bat.) MAI -
    Festa S.Stefano ** NO NO non esistono i primi vespri
    Festa S.Giovanni Vangelo della Risurrezione NO NO non esistono i primi vespri
    Festa SS.Innocenti Vangelo della Risurrezione NO NO non esistono i primi vespri
    Sol. S.Ambrogio si trasla - lettura agiografica SI (omessa salmodia e sallenda)
    Sol. Assunta si trasla - 1 lettura SI (omessa salmodia e sallenda)
    Sol. S.Giovanni Battista si trasla - 1 lettura SI (omessa salmodia e sallenda)
    Sol. SS. Pietro e Paolo si trasla - 1 lettura SI (omessa salmodia e sallenda)
    Sol. Patrono si trasla - ? ?
    * è possibile fare anche solo una delle letture senza celebrazione dei vespri
    ** pur mancando indicazioni ufficiali sui libri e norme liturgiche in vigore, l'ufficio liturgico dell'Arcidiocesi di Milano, in attesa di un pronunciamento ufficiale, indica di seguire le stesse modalità di celebrazione del 27 e 28 dicembre in domenica.
    *** è un caso rarissimo, più teorico che pratico.
    Ringrazio l'utente cisnusculum per la preparazione della tabella.

    (La parte iniziale di questo post trae spunto dall'analogo paragrafo della voce "Rito Ambrosiano" in Cathopedia)
    Ultima modifica di Ambrosiano; 14-07-2020 alle 22:23 Motivo: Aggiunto il riferimento al Libro delle Vigilie

  9. #9
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    Le altre celebrazioni liturgiche

    Benedizione eucaristica


    • Dopo aver infuso l'incenso, tutti si inginocchiano, il sacerdote riceve il turibolo dal diacono e incensa il Santissimo.
    • Il sacerdote, stando in piedi, invita i fedeli alla preghiera e pronuncia o canta l’orazione del rituale.
    • Poi rivolge il saluto "il Signore sia con voi" e, i fedeli rispondono "E con il tuo spirito. Kyrie eleison, Kyrie eleison, Kyrie eleison", soggiunge "Diamo lode al Signore", tutti acclamano "Rendiamo grazie a Dio"; il sacerdote torna ad inginocchiarsi.
    • Mentre si canta il "Tantum ergo", il sacerdote si inchina profondamente al versetto "veneremur cernui", poi incensa nuovamente il Santissimo.
    • Ricevuto il velo omerale il sacerdote e diacono salgono all'altare ed insieme genuflettono.
    • Il diacono consegna l'ostensorio e si inginocchia,
    • Il sacerdote benedice l'assemblea facendo un segno di croce con il Sacramento e dicendo o cantando "Vi benedica Dio onnipotente...";
    • Data la benedizione, si incensa nuovamente il Santissimo sacramento e lo si ripone.
    • Se possibile al momento della benedizione si suona il campanone, ma comunque non si suona nessun campanello nè si incensa.
    • Colore liturgico Rosso




    Ecco un video della benedizione Eucaristica.


    In questo video il colore liturgico è verde in quanto la benedizione è stata impartita subito dopo i Vespri della I domenica dopo la Dedicazione che hanno questo colore liturgico.


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    Processione Eucaristica

    I Vescovi indossano la mitra, ma non lo zucchetto, durante la processione all'esterno della chiesa.


    A proposito di questa usanza, vi propongo una parte di un interessante saggio di Mons. Navoni nel "Dizionario di Liturgia Ambrosiana" (NED, 1996) alla voce "mitra":

    (...)
    Per quanto riguarda infine l'uso della mitra c'è da notare una particolarità propria del rito ambrosiano: quando l'arcivescovo o un vescovo presiede una processione eucaristica all'aperto, fuori da un edificio sacro, reca l'ostensorio tenendo in capo la mitra. Circa l'origine di questa usanza c'è da registrare la polemica fra Angelo Fumagalli e Pietro Mazzucchelli. Il primo, nella Dissertazione 25 del suo Saggio storico-critico sopra il rito ambrosiano ritiene che sia stato l'arcivescovo Giovanni Visconti ad introdurre tale uso in occasione della processione del Corpus Domini del 1335 o 1336, quando era ancora vescovo di Novara e solo "Ecclesiae Mediolanensis conservator": secondo il Fumagalli, l'uso di tenere la mitra durante la processione eucaristica sarebbe stato indotto in Giovanni Visconti dal fatto che era cosa normale per un vescovo comparire mitrato, durante la altre processioni; in seguito la cosa divenne un dato costante nella prassi rituale ambrosiana, ma questo non toglie, afferma il Fumagalli, che ci si possa legittimamente chiedere se tale prassi sia conveniente e rispettosa.
    A dire il vero il documento che per la prima volta ci testimonia quest'uso e che ci descrive la processione eucaristica del 1335-1336, ha qualche particolare che merita attenzione: si tratta dell'Opusculum de rebus gestis Azonis Vicecomitis di Galvano Fiamma, secondo il quale non Giovanni Visconti, definito ancora come "episcopus Novarensis", ma un altro vescovo presiedette la processione dalla cattedrale in S. Ambrogio; senonché, come testualmente dice Galvano Fiamma, "cum Corpus Christi appropinquaret monasterio Sancti Ambrosii, tunc episcopus Novarensis in pontificalibus cum mitra episcopali Corpus Christi de manu alterius episcopi substulit ed usque ad altare sancti Ambrosii portavit". Il testo non dice che il vescovo che presiedette la processione portasse la mitra, mentre afferma ciò di Giovanni Visconti che recò il ss. Sacramento fino all'altare di S. Ambrogio, contrariamente dunque alla prassi ambrosiana successiva secondo la quale il vescovo reca l'ostensorio senza mitra quando è all'interno di un luogo di culto. La testimonianza di Galvano Fiamma risulta insomma troppo generica ed imprecisa per essere considerata risolutiva circa l'origine di tale usanza.
    Essa invece, secondo il Mazzucchelli, va cercata in tutt'altra direzione: rispondendo al Fumagalli, l'allora prefetto dell'Ambrosiana riuscì a selezionare un'ampia documentazione che comprova l'uso da parte del papa di recare processionalmente il ss. Sacramento con la mitra in capo. In realtà non si tratterebbe neppure di un rito particolare del cerimoniale papale, perché questo doveva in effetti essere l'uso universale, come dimostrano anche alcune prove iconografiche dalla quali risulta chiaramente che il vescovo, e non solo il papa, presiedendo la processione del Corpus Domini tiene la mitra in capo. L'esempio più evidente è una miniatura di Attavante degli Attavanti (1452-1525 c.), nel graduale della Biblioteca Laurenziana di Firenze (cor. 4, f. 7v), che riproduce una solenne processione del Corpus Domini ambientata in un quartiere fiorentino: il vescovo compare, sotto il baldacchino, in mitra, ed oltre tutto reca l'eucaristia in un ostensorio a forma di tempietto (secondo quella foggia che verrà poi denominata tipica dell'ostensorio ambrosiano) ed è rivestito di piviale rosso. Non solo dunque l'uso della mitra, ma anche gli altri due particolari coincidono con quelle che verranno poi indicate come specificità cerimoniali del rito ambrosiano.
    Furono alcuni pontefici (fra i quali il Mazzucchelli ricorda Leone X, Pio V e Benedetto XIII) che, come segno di umiltà e di devozione, vollero occasionalmente recare l'ostensorio, durante le processioni, senza mitra, uso questo che divenne poi normale nel cerimoniale romano.
    Si può quindi concludere affermando che, anche per questo particolare rituale (l'uso della mitra per recare processionalmente l'eucaristia), come, ad esempio, per la forma del cosiddetto "ostensorio ambrosiano" e fors'anche per l'uso del colore rosso nelle funzioni eucaristiche, quello che era l'uso comune ed universale, quando, per vari motivi, fu mutato dalla Chiesa romana, si conservò solo nella Chiesa milanese, con l'esito che divenne facile ed ovvio a quel punto considerare tutto ciò una peculiarità ambrosiana.
    In queste miniature ad esempio, il Papa e i Vescovi sono raffigurati con il capo coperto, il baldacchino è rosso e l'ostensorio è quello "ambrosiano". Anche il colore dei paramenti è rosso.


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    Battesimo

    Per i bambini piccoli il Battesimo avviene per immersione.



    Per gli adulti si fa per infusione



    Quando il rito del battesimo viene inserito nella Messa, si procede in questo modo:
    • caso semplice
      Nelle varie messe della domenica i riti di accoglienza (dialogo con i genitori e i padrini – segno di croce sulla fronte dei bambini) si svolgono all’inizio della Messa e sostituiscono il saluto iniziale e l’atto penitenziale. Terminato il segno di croce sulla fronte dei bambini, si passa al Gloria e a tutto quanto segue.
    • caso complesso
      Nella messa del sabato sera, poiché l’annuncio della Risurrezione, che non va mai omesso, la rende più simile alla veglia pasquale, ci si comporta come in quel caso.
      I riti di accoglienza, più l’orazione di esorcismo e l’unzione con l’olio dei catecumeni, si svolgono prima della messa.
      A questo punto sia nella forma solenne della liturgia vigiliare vespertina, sia nella forma semplice della messa vespertina all’inizio della domenica si segue quanto prescritto, compreso ovviamente l’annuncio della Risurrezione.


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    Matrimonio

    DIRETTORIO PER L’USO DEL NUOVO RITO DEL MATRIMONIO NELLA LITURGIA AMBROSIANA

    Il Rito del Matrimonio (RM), pubblicato il 4 ottobre 2004 in edizione italiana, è stato accolto ufficialmente tra i libri liturgici ambrosiani a partire dal 28 novembre 2004. Pertanto, in attesa di una futura redazione di un libro liturgico proprio, la Congregazione del Rito Ambrosiano ha stabilito quanto segue:

    1. Pur non escludendo l’uso della seconda forma di accoglienza degli sposi (RM, n. 48), la prima forma (RM, n. 45) – l’incontro degli sposi davanti alla chiesa (in facie ecclesiae), cui segue il cammino comune verso la consacrazione sacramentale della loro unione – è da ritenersi la più corrispondente alla natura del rito matrimoniale e va considerata la forma ambrosiana propria o ordinaria. In tale forma, infatti, si percepisce immediatamente la dimensione antropologica e l’alto valore umano dell’istituto matrimoniale, sul quale nella Chiesa si innesta il dono dello Spirito, che fa dell’unità dei coniugi l’immagine vivente del mistero d’amore che unisce Cristo alla Chiesa.

    2. La conclusione di RM, n. 46 sia riformulata così: “La processione può essere accompagnata da un brano musicale o da un canto adatto. Al termine della processione si esegue il Canto all’Ingresso”.

    3. La Memoria del Battesimo, in sostituzione dell’atto penitenziale, si svolga secondo le indicazioni di RM, nn. 51-59. In RM, n. 51 si deve sostituire Messale Romano con Messale Ambrosiano. In RM, n. 59 si consideri escluso il riferimento al Mercoledì delle Ceneri, tipicamente romano.

    4. Al termine del Gloria (quando è previsto) si reciti (o si canti) l’orazione All’Inizio dell’Assemblea Liturgica prevista nel Messale Ambrosiano (messa per gli sposi), trascurando l’indicazione di RM, n. 60.

    5. La liturgia del sacramento avvenga secondo quanto previsto in RM, nn. 65-77. RM, n. 66 sia riscritto in questo modo: “Terminata l’omelia e dopo qualche momento di silenzio, si esegue il Canto dopo il Vangelo. Gli sposi, i testimoni e tutti i presenti si alzano in piedi e il sacerdote si rivolge agli sposi…”.

    6. Non è opportuno che gli sposi siano invitati ad accedere alla mensa nel luogo riservato a chi presiede. La loro ministerialità infatti non deve mai essere confusa con quella del sacerdote.

    7. Secondo l’indicazione di RM, n. 78, per avere la facoltà di procedere all’Incoronazione degli sposi, nel modo stabilito, si ricorra all’Ordinario, che la concederà quando risulti effettivamente rispondente al costume del luogo di provenienza di almeno uno dei due nubendi. Il rito, attraverso il quale si esprime la regalità degli sposi, e il divenire la sposa gloria dello sposo e viceversa, costituisce l’elemento antropologico caratterizzante la cerimonialità matrimoniale nei paesi di tradizione ‘greca’. Esso andrebbe dunque valorizzato nei casi di matrimoni tra cattolici, nei quali almeno una delle parti sia di Rito bizantino, e in quelli interconfessionali (con una parte cattolica e una ortodossa) sempre più frequenti in territorio ambrosiano (per i coniugi orientali e per le loro famiglie il ritrovare tale elemento rituale permette un più immediato riconoscimento del sacramento celebrato, con importanti e positive implicazioni – anche psicologiche – in merito ad un vincolo coniugale contratto in terra straniera e con stranieri/e). Le corone sono un segno liturgico, per il quale si propone un rito di imposizione e un rito di deposizione (con le relative formule). Vengono accluse al Direttorio indicazioni rituali al riguardo. Pare opportuno collocare la deposizione delle corone dopo l’Invocazione dei santi, a Benedizione degli sposi avvenuta (con o senza Velazione). Compiuto il rito l’intera liturgia nuziale prosegue con l’orazione ambrosiana A Conclusione della Liturgia della Parola, riportata nella Messa per gli sposi, e con lo Scambio di pace, secondo le norme del Messale Ambrosiano (se si celebra l’Eucaristia).

    8. I testi per la Benedizione nuziale attualmente contenuti nel Messale Ambrosiano siano ordinariamente sostituiti con i formulari in RM, nn. 85-88. Si consideri inoltre l’opportunità di anticipare tale Benedizione al termine della Consegna degli anelli, conformemente a quanto indicato in RM, n. 79. In questa collocazione essa appare, con maggiore chiarezza, parte integrante del Rito del Matrimonio strettamente inteso e risulta più confacente alla tradizione ambrosiana. Senza sminuire la ministerialità propria degli sposi, la liturgia così configurata attribuisce un rinnovato risalto all’intervento orante della Chiesa. La Benedizione nuziale è atto di riconoscenza al Dio della creazione e dell’alleanza, è memoria dell’opera di Cristo-sposo, è invocazione fiduciosa dello Spirito, nella cui forza soltanto il mistero si realizza nell’oggi celebrativo (cf. Presentazione della CEI, n. 6). A ratificare l’appartenenza della nuova coppia all’unico corpo di Cristo sarà, conseguentemente, l’epiclesi della Preghiera Eucaristica (cf. ibidem).

    9. RM, n. 84 ripristina ad libitum un organico rapporto tra la Benedizione e la Velazione degli Sposi, rito quest’ultimo ben conosciuto e praticato anticamente sia in ambito milanese (“è necessario che lo stesso coniugio sia santificato dal velo imposto dal sacerdote e dalla sua benedizione” – Ambrogio di Milano, Lettera 62 [a Vigilio]), sia in ambito romano. Si valuti dunque con favore l’opportunità di accompagnare la Benedizione degli sposi con la loro Velazione, segno – come si esprime la rubrica – “della comunione di vita che lo Spirito, avvolgendoli con la sua ombra, dona loro di vivere”. Per praticare tale rito le parrocchie si doteranno del “velo sponsale”, secondo le indicazioni di RM, n. 84.

    10. È lodevole ed opportuno che il testo delle quattro benedizioni sia conosciuto con il debito anticipo dai nubendi. I più sensibili potranno così esprimere una loro preferenza. In ogni caso il Parroco (o chi presiederà) è chiamato ad orientare con sapienza pastorale la scelta del formulario maggiormente adatto al cammino di fede degli sposi. È inoltre raccomandabile preparare, prima della celebrazione, l’assemblea agli interventi ai quali è chiamata, durante la Benedizione nuziale, così come in altri momenti del rito. Il tempo di attesa degli sposi può essere utilmente impiegato per stimolare i presenti ad una partecipazione attiva, creando un clima di raccoglimento e preghiera.

    11. Si esegua sempre un canto di ringraziamento o un’acclamazione di lode, prima della Preghiera dei fedeli, secondo l’indicazione in RM, n. 80. Questo momento di partecipazione assembleare può essere favorito mediante la proposta di un canto adatto, facilmente eseguibile da tutti i presenti. È da escludere qui un intervento musicale solistico, perché non sarebbe affatto rispondente al senso di adesione gioiosa da parte dei fedeli, invitati dalla liturgia a rendere lode a Dio con un’acclamazione, che non deve essere sostituita dall’applauso.

    12. La Professione di fede, quando è prescritta, non avvenga dopo le Litanie dei santi (cf. RM, n. 81), ma, come sempre nel Rito Ambrosiano, prima dell’orazione Sui Doni.

    13. Le Invocazioni dei santi, in ragione della loro consonanza con l’uso ambrosiano, non siano mai omesse e, diversamente da quanto indicato in RM, precedano (anziché seguire) eventuali invocazioni (nella forma della preghiera dei fedeli) per le quali si deve prevedere un’esecuzione anche in canto. Dopo il patrono della chiesa o del luogo si aggiunga sempre Sant’Ambrogio. A conclusione non si tralasci il triplice Kyrie eleison. Infatti, mentre si compie uno degli eventi più solenni che possa coinvolgere l’umana libertà e il suo disporsi ad una nuova condizione di vita stabile e duratura, si avverte la necessità di una comunione più profonda con i santi, in particolare con “quelli che vissero in stato coniugale”, come recita la rubrica. Gli impegni assunti, nell’amore e nella gioia, durante il Rito del Matrimonio, domandano non solo la preghiera dei presenti, ma prima ancora quella di coloro che ci hanno preceduto e ora contemplano la gloria dell’Amato.

    14. Al termine delle Litanie dei santi e dell’eventuale Preghiera dei fedeli si proclami l’orazione A Conclusione della Liturgia della Parola propria della Messa degli sposi, contenuta nel Messale Ambrosiano, tralasciando l’orazione riportata in RM. Ad essa segua lo Scambio di pace, secondo le norme del Messale Ambrosiano.

    15. Se la Benedizione nuziale (e la eventuale Velazione) è stata anticipata a dopo lo scambio degli anelli, alla preghiera del Padre nostro segua, come di consueto, l’embolismo Liberaci, o Signore.

    16. Si dia lettura degli articoli del Codice civile concernenti i diritti e i doveri dei coniugi secondo l’indicazione in RM, n. 143.

    17. Le formule per la Benedizione conclusiva si prendano, indifferentemente, dal Messale Ambrosiano o da RM. L’assemblea sia poi congedata con il semplice invito: “Andiamo in pace”, seguito dalla risposta ambrosiana “Nel nome di Cristo”

    18. Conformemente alle disposizioni in RM, n. 94, la firma dell’Atto di Matrimonio non avvenga mai sulla mensa, ma in altro luogo visibile da parte del popolo oppure in sacrestia.

    19. Secondo la consuetudine popolare, dopo la firma dell’Atto di Matrimonio, si raccomandi una breve sosta degli sposi davanti all’immagine della Beata Vergine Maria per una preghiera di affidamento ed, eventualmente, un omaggio floreale.

    20. Il Parroco e, nelle situazioni più complesse, il Vescovo, per la loro competenza pastorale, orientino gli sposi verso la scelta di una celebrazione senza la Liturgia Eucaristica nei seguenti casi o in circostanze simili:
    - quando da parte degli sposi c’è una totale assenza di vita ecclesiale o manca una significativa pratica religiosa;
    - quando uno dei due sposi non desideri accostarsi alla comunione;
    - obbligatoriamente, quando il matrimonio viene celebrato tra un/a battezzato/a e un/a catecumeno/a o tra una parte cattolica e una non cristiana (cf RM, cap. III).
    - nel caso di matrimonio interconfessionale (tra una parte cattolica e una acattolica), a meno che la circostanza richieda diversamente e l’Ordinario abbia dato esplicitamente il suo consenso (cf RM, n. 36). Quanto ad ammettere la parte non cattolica alla comunione eucaristica si osservino le norme stabilite dalla Chiesa (cf CIC, can. 844).

    21. Quando il Rito del Matrimonio è inserito nella celebrazione della Parola, l’orazione che segue l’aspersione può essere presa dalle formule all’inizio dell’assemblea liturgica del Messale Ambrosiano o secondo le indicazioni in RM, n. 111 dal medesimo Rituale, con l’avvertenza di modificare la conclusione, secondo l’uso ambrosiano: Per Gesù Cristo tuo Figlio, nostro Signore…

    22. Si sostituisca in RM, n. 162 – prima edizione – l’espressione “sacramento nuziale” con “patto nuziale”, secondo quanto stabilito dalla Conferenza Episcopale Italiana, e già recepito nella prima ristampa.

    23. Dopo la benedizione, a conclusione del Rito del Matrimonio nella Liturgia della Parola, l’assemblea sia congedata con la formula “Andiamo in pace”, con la risposta “Nel nome di Cristo”, preceduta, se lo si ritiene opportuno, da parole che esprimano l’invito alla missione e alla testimonianza sponsale nella comunità.
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    Esequie

    La salma è disposta, anche quella dei presbiteri e dei vescovi, con i piedi rivolti all'altare.

    Il rito di aspersione ed incensazione si svolge all'inizio della celebrazione al posto dell'atto penitenziale.

    Al posto della preghiera dei fedeli si cantano (e potendo ci si inginocchia) le litanie dei santi a cui seguono alcune invocazioni per l'anima del defunto e per il conforto dei suoi cari ed infine la triplice acclamazione Kyrie Eleison.

    Breve video relativo ai funerali di mons. Padovese, assassinato in Turchia nel 2010.



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    Processioni di ingresso solenni

    Prima di salire all'altare si cantano i 12 kyrie "in groemio ecclesiae".

    Giunti al limite del presbiterio la processione si arresta.
    La croce, incensata e affiancata dai cantari ambrosiani, resta rivolta al celebrante e il clero si dispone, "in groemio ecclesiae" su due file una di fronte all'altra, in fondo il celebrante con i ministri resta rivolto alla croce e all'altare.
    A questo punto il solista e l'assemblea si alternano cantando 12 volte (6 ciascuno) Kyrie eleison a cui segue una sallenda (normalmente si utilizza una delle Sallende dei Vespri del giorno) e poi il canto del Gloria.
    Durante il Gloria al Padre si effettua un inchino lungo rivolto alla croce e successivamente uno più corto rivolto al celebrante, quindi la processione entra in presbiterio mentre viene ripetuta la Sallenda.

    Il canto dei 12 Kyrie sostituisce l'atto penitenziale.

    È prescritto dopo la processione con le Palme nella Domenica delle Palme e dopo la processione con le Candele nella festa della Presentazione del Signore al tempio, ma può essere utilizzato anche quando vi sia una vera processione di Ingresso.



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    Feste del patrono Martire - Rito del Faro


    Un rito caratteristico della Chiesa ambrosiana è quello del cosiddetto Faro, celebrazione assai nota anche a motivo della propria spettacolarità.

    Per celebrare il rito, molto semplice, è necessario preparare un pallone di bambagia con anima metallica, se possibile sormontato da una corona e da una palma. Il globo, così composto, viene ancorato al soffitto e posto all’inizio del presbiterio. All’inizio della Messa, la processione introitale si ferma prima delle balaustre e vengono cantati i 12 Kyrie in groemio Ecclesiae, seguiti dalla sallenda propria, il Gloria Patri e la ripetizione della stessa a mo’ di antifona. Mentre vengono nominate le tre Persone Divine tutti fanno inchino alla croce astile posta in testa alla processione e rivolta al celebrante, al Sicut erat tutti fanno inchino al celebrante e riprendono il cammino verso l’altare. A questo punto viene portato al celebrante un bastone sufficientemente lungo (è sufficiente un bastone per i ceri, non è necessario l’arundine) con cui incendiare il pallone di cotone. Avverte il Borgonovo che aggiungere parole come Sic transit gloria mundi è un arbitrio tratto dalla Messa d’incoronazione papale senza alcuna attinenza. Una volta consumato, la Messa ha inizio.

    Il rito si svolge in occasione delle feste dei Santi Martiri titolari della chiesa. Il significato è espresso dal fuoco: il pallone si consuma e si distrugge, così come i Martiri che hanno vinto “grazie alla testimonianza del loro martirio;poiché hanno disprezzato la vitafino a morire.” (Ap XII 11).

    Il rito è tuttora praticato in occasione delle feste patronali di molte parrocchie dedicate ad un martire.

    Secondo lo studioso Archdale King il rito potrebbe essere nato nelle catacombe illuminando le tombe dei martiri. La prima menzione, però, si ha, secondo le ricerche di Monsignor Navoni, nel VII secolo, in cui un documento cremonese cita “corona et pharum” da incendiarsi per la festa di San Sisinio martire. Le cronache liturgico del quasi sconosciuto chierico Beroldo ci raccontano che, nel XII secolo, la croce astile era sormontata da una candela, con la quale, giungendo in prossimità del presbiterio, il chierico dava fuoco ad un pharus, corona di candele che si accendevano l’un l’altra grazie ad un anello di bambagia

    (Testo tratto e pubblicato con l'autorizzazione di: http://traditiomarciana.blogspot.com)




    (Immagini tratta da Il Duomo di Milano e la Liturgia Ambrosiana, (Editore: Centro Ambrosiano)

    Filmato della cerimonia del 2007 in Duomo in occasione della ricorrenza di S. Tecla (titolare della piccola parrocchia del Duomo):
    Ultima modifica di Ambrosiano; 17-10-2020 alle 16:08

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    Gli abiti liturgici, i colori liturgici e le suppellettili della Liturgia ambrosiana



    Abiti liturgici

    Sono fondamentalmente uguali quelli romani. Si hanno tuttavia alcune piccole differenze nel modo di indossarne alcuni:
    • L’amitto lo si indossa sopra il camice (anche se molti lo mettono sotto).
    • Il camice però può presentare alle maniche e nella parte inferiore anteriore e posteriore applicazioni di tessuto, dello stesso colore dei paramenti e decorati, dette “aurifregi”.
    • È possibile che ci sia il Cappino: striscia di tessuto nei vari colori liturgici applicata intorno al collo della dalmatica e della pianeta e della casula. Anticamente era unito all’amitto (ed è per questa ragione che l'amitto continua tuttora ad essere messo sopra il camice).

      qui si vedono bene gli aurifregi:

    • Il diacono porta la stola sopra la dalmatica.




    • Il vescovo porta la mitria durante le processioni Eucaristiche e con le reliquie della Passione, fatte fuori dalla chiesa.
    • I vescovi portano la Croce pettorale sopra la casula/pianeta.

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    COLORI LITURGICI PER IL RITO AMBROSIANO
    La differenza dei colori nelle vesti liturgiche serve ad esprimere in modo visibile la caratteristica particolare dei misteri che vengono celebrati nei periodi che si susseguono lungo il corso dell’anno liturgico.
    Questa immagine mostra schematicamente l'uso dei colori caratteristici dei vari tempi liturgici:


    In particolare:


    • IL BIANCO: si usa nel tempo pasquale e nel tempo natalizio; nelle solennità, nelle feste e nelle memorie del Signore (escluse quelle della Passione, dell’Eucaristia e del S. Cuore); nelle solennità, feste e memorie della Vergine Maria, degli Angeli, dei santi (non martiri). È il colore della gioia pasquale, della luce, della vita.
    • IL ROSSO: si usa dal sabato in tradizione Symboli (cioè quello che precede la Domenica delle Palme) fino alla Veglia di Pasqua esclusa; a Pentecoste e nel tempo dopo Pentecoste e dopo il Martirio di S. Giovanni, fino alla Domenica della Dedicazione della Cattedrale (3ª Domenica di ottobre) esclusa; nelle celebrazioni dello Spirito santo, dell’Eucaristia, della S. Croce e del S. Cuore; nelle feste degli Apostoli ed Evangelisti e nelle celebrazioni di santi martiri.
      L’uso dello stesso colore per le celebrazioni della Settimana santa, del mistero della Croce, del S. Cuore, dello Spirito santo, dell’Eucaristia e dei Martiri, vuole indicare la profonda unità che c’è fra la Passione, l’Eucaristia e il dono dello Spirito; queste ultime due realtà sono la “prova” più eloquente dell’amore che Cristo ha per la sua Chiesa e sono la fonte di quello stesso amore che ha spinto i Martiri alla testimonianza del sangue (rosso infatti è il colore del sangue).
      Rossi sono quindi il conopeo della pisside e dell'ostensorio, l'ombrello per il viatico e il baldacchino.
    • IL VERDE: si usa nel tempo dopo l'Epifania (cioè fra la Festa del Battesimo del Signore - prima Domenica dopo l’Epifania - e la Quaresima) e fra la Domenica della Dedicazione della Cattedrale e l’Avvento. Indica la speranza della vita eterna di chi è in cammino nel tempo.
    • L’ORO: si può usare in sostituzione dei suddetti colori (ma non del morello e del nero), particolarmente nelle celebrazioni più solenni
    • IL MORELLO (spesso è semplicemente un viola scuro con riflessi rossastri): si usa nel tempo di Avvento, esclusa la solennità della Divina maternità di Maria e in Quaresima fino al sabato in traditione Symboli escluso. Si usa nelle Messe votive per il perdono dei peccati e nelle liturgie e Messe dei defunti.
    • IL NERO: Può essere utilizzato per le celebrazioni dei defunti e nelle ferie della quaresima. Per maggiori dettagli vedi riquadro più sotto.
    • Non si usa IL ROSA.
    • Secondo la tradizione riportata anche nel il manuale di Liturgia Ambrosiana del padre Giustino Borgonovo: "Quando poi si celebra una festa solenne, con concorso di popolo, e mancassero i paramenti del colore proprio, nè si potessero avere ad imprestito, ad evitare la meraviglia del popolo ed a favorirne la pietà, si presume lecito sostituire « ad modum actus » il paramento morello col rosso, e il verde col bianco.


    L'uso del colore “nero” nella liturgia quaresimale

    La Guida pastorale per le celebrazioni liturgiche segnala la possibilità, per il Rito ambrosiano, di utilizzare ad libitum, nelle ferie di Quaresima dal lunedì al venerdì, il colore liturgico “nero”, in luogo del colore “morello”.

    Questa scelta trova le sue origini nella più antica tradizione liturgica comune sia alla Chiesa d’Oriente che d’Occidente. Il nero, infatti, fu da sempre ritenuto capace di esprimere una risposta all’invito alla conversione, prestando voce – nel silenzioso ma eloquente linguaggio dei colori – all’interiore anelito di salvezza.

    Con tale accezione fu riconosciuto come colore penitenziale per eccellenza, al punto da diventare simbolo della stessa vita monastica, contribuendo a identificare quanti si esercitavano assiduamente nella purificazione del cuore.

    Solo successivamente il nero fu accolto – e con significative eccezioni – anche nei riti esequiali, senza tuttavia perdere il suo principale significato: richiamare i credenti alla radicalità del rinnovamento.

    La liturgia milanese fino alla Riforma del Vaticano II conservò tale uso per le ferie di Quaresima e per i giorni segnati dal digiuno e da una più intensa invocazione della misericordia divina.

    Come ricordano le Premesse del Messale, «la differenza dei colori nelle vesti sacre ha lo scopo di esprimere, anche con mezzi esterni, la caratteristica particolare dei misteri della fede che vengono celebrati» (n. 320). La possibilità offerta dal Calendario liturgico va letta in questo senso: non un banale esercizio di archeologia, ma una via per rimarcare, in modo più evidente, anche sul piano visivo e attraverso i segni sensibili – «tanto nella liturgia quanto nella catechesi liturgica» (Sacrosanctum Concilium, n. 109) – un accento preciso del cammino quaresimale.

    Nel rito ambrosiano, infatti, l’itinerario delle ferie dal lunedì al venerdì sottolinea maggiormente l’aspetto penitenziale, mentre assegna la memoria battesimale soprattutto ai sabati e alle domeniche.

    L’uso del colore liturgico nero – alternato al morello festivo – si carica quindi di un profondo simbolismo, capace di esprimere «il senso della vita cristiana in cammino lungo il corso dell’anno liturgico» (Principi e norme per l’uso del Messale ambrosiano, n. 320), ispirando il pentimento e connotando fortemente i giorni austeri della Quaresima.

    «Le preghiere e le lacrime, o Signore pietoso, a te più intense si levano in questo tempo santo. Tu che conosci i cuori e deboli ci vedi, a chi si pente e ti invoca concedi il tuo perdono»: così ci invita a pregare la Liturgia quaresimale alle Lodi mattutine dei giorni feriali.

    Sono questi i sentimenti che può suscitare in noi il colore liturgico che caratterizza e accompagna il dispiegarsi del grande itinerario verso la Pasqua.
    Differenze nella Liturgia Ambrosiana antica rispetto a quella odierna.

    • Bianco ottava di Natale (Circoncisione esclusa dove si usa il rosso), ottava di Pasqua.
    • Morello da Settuagesima al Sabato in Traditione Simboli e nelle vigilie dei Santi e nelle Feste delle Sante Vedove e delle sante Matrone.
    • Verde per le Domeniche e Ferie dopo l' ottava di Pasqua fino alla vigilia di Pentecoste: colore dei Tempi di transizione e che accenna ad una letizia meno tripudiante, ma conservata ed alimentata da inconfondibile speranza (eccetto l'Ascensione che è bianco).
      Si usa anche per le Feste dei Santi Abati che non furono Sacerdoti (es. S. Antonio).
    • Nero per le tre Ferie delle Litanie (ovvero lun. mar. e merc. prima di Pentecoste), colore di stretta penitenza, che col digiuno di un tempo, sta a dimostrare l'inserzione non primigenia di queste Ferie, quasi quaresimali, in un Tempo tutto pervaso dalla gioia della Pasqua.
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    Suppellettili
    Originally posted by da: Principi e Norme del Messale A.
    80. [...]
    Inoltre, sull'altare, o vicino ad esso, si collochi la croce sulla quale, se è sopra l'altare, possono essere collocati i ceri prescritti secondo l'usanza del rito ambrosiano.
    Come gia detto nell’apposita discussione il turibolo ambrosiano è diverso perchè privo del coperchio e della quarta catena. Diverso è anche il modo di incensare: si fanno compiere delle “rotazioni in aria” al turibolo.
    guardando dalla parte di chi incensa
    1 rotazione in senso anti orario
    inchino
    3 in senso orario (per il SS. Sacramento, la croce e le reliquie delal passione, il cero pasquale, le immagini di Cristo in genere, le offerte, il vescovo o il sacerdote, il popolo)
    (NB: In Duomo le tre incensazioni alle persone sono riservate solo all'Arcivescovo e al popolo; ogni altro sacerdote/vescovo che presiede riceve solo due incensazioni)
    oppure 2 (le immagini e le reliquie della Madonna e dei santi, i diaconi)
    oppure 1 (mi sembra per i suddiaconi)
    inchino
    Se alla conclusione dell'incensazione del popolo un altro gioro anti orario.
    ecco un tentativo di rappresentarlo

    ___
    celebrante ________ popolo

    Anche l’ostensorio è diverso: è del tipo a tempietto o ciborio



    La Croce è sempre con la parte del Crocifisso rivolta al celebrante.

    Qui sull'altare:


    Qui in processione:
    Ultima modifica di Ambrosiano; 28-02-2020 alle 19:14

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