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Discussione: La Guardia Svizzera Pontificia: storia e attività

  1. #41
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    Il 6 maggio, la cerimonia di giuramento di 23 nuove Guardie svizzere, alla presenza del nuovo comandante, André Blattmann

    E’ stato reso noto il programma delle celebrazioni riguardante il prossimo giuramento della Guardia Svizzera Pontificia, che vedrà il 6 maggio prossimo le 32 guardie arruolate durante gli ultimi 12 mesi giurare fedeltà al Pontefice davanti alla bandiera del Corpo e davanti al sostituto della Segreteria di Stato, l’arcivescovo Fernando Filoni, oltre che al cospetto di cardinali, vescovi e rappresentanti delle legazioni diplomatiche presso la Santa Sede. Le manifestazioni, con le quali si commemora l'eroica morte di 147 soldati elvetici caduti in difesa del Papa durante il Sacco di Roma del 1527, si svolgeranno in Vaticano a partire dalla Messa che il 6 maggio sarà presieduta in San Pietro, alle 7 del mattino, dal cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone. Alla liturgia parteciperanno le guardie con i loro familiari e i loro amici. Poi, alle 8.30, ci sarà la Commemorazione dei caduti, nel Cortile d’Onore del Quartiere Svizzero, con la tradizionale deposizione di una corona d’alloro davanti al monumento ai caduti da parte del comandante del Corpo. Quindi, mons. Filoni conferirà le decorazioni e le onorificenze ad alcuni membri del Corpo.

    La cerimonia del giuramento si svolgerà nel pomeriggio, alle 17, nella consueta cornice del Cortile San Damaso del Palazzo Apostolico, o in caso di maltempo in Aula Paolo VI. Quest’anno sarà presente il nuovo capo dell’esercito svizzero, il generale comandante di Corpo, André Blattmann. Inoltre, come ospite d’onore sarà presente anche il Consiglio Cantonale di Zurigo, che offrirà a fine cerimonia, ai circa 600 invitati, un rinfresco a base di specialità locali. Con la partecipazione di un cantone ospite al giuramento, la Guardia Svizzera - si legge nel comunicato ufficiale - “intende promuovere e rafforzare i rapporti e le relazioni con la Svizzera e le sue regioni, con un particolare sguardo alle tradizioni”. Infine, il 7 maggio, la banda musicale della polizia di Zurigo terrà un concerto di gala nel Cortile d’Onore di San Damaso. (A cura di Alessandro De Carolis)

    01/05/2009

    Fonte: Radio Vaticana
    "Vi scongiuro, sosteniamoci in questo cammino" Card.Angelo Scola

  2. #42
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    Inaugurate con la messa presieduta dal cardinale Bertone
    le celebrazioni per la festa del Corpo della Guardia Svizzera Pontificia

    Una storia di fedeltà
    per una singolare missione




    Vigilare e pregare: sono questi i cardini della missione affidata al Corpo della Guardia Svizzera Pontificia, nel quotidiano servizio reso con amore e con fedeltà al Papa. Lo ha ribadito il cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone nell'omelia pronunciata durante la messa di mercoledì mattina 6 maggio, in apertura delle celebrazioni per la giornata commemorativa del sacrificio delle 147 Guardie Svizzere che, il 6 maggio del 1527, offrirono la loro vita durante il Sacco di Roma per proteggere il Pontefice.
    La celebrazione della messa ha avuto luogo all'altare della cattedra nella basilica di San Pietro. Erano presenti tra gli altri il colonnello Daniel Rudolf Anring, che per la prima volta ha preso parte a questa cerimonia in veste di comandante, il cappellano monsignor Alain Guy Raemy, gli ufficiali, sottufficiali e numerosi militari tra i quali i trentatré giovani che questo pomeriggio presteranno giuramento nel Corpo delle Guardie Svizzere Pontificie. Erano inoltre presenti rappresentanti della Conferenza episcopale svizzera, autorità del governo confederale e dei diversi cantoni, e i familiari delle giovani reclute.
    Nella sua omelia il cardinale Bertone, dopo aver ricordato il prezioso servizio della Guardia Svizzera Pontificia - "un servizio - ha detto - qualificato e comunemente apprezzato, che esige serietà, dedizione, fedeltà e vigilanza" - ha fatto riferimento al brano del Vangelo appena letto per mettere in luce "l'atteggiamento di chi è pronto e non dorme". In quanto discepoli di Cristo "dobbiamo tenerci pronti - ha aggiunto - per la venuta inattesa e improvvisa di Gesù. Essa è prospettata a noi come un punto di costante riferimento per tenere sveglie le nostre responsabilità e la nostra dedizione al regno del Signore. Il credente è colui che sa aspettarlo il Signore, e che sta ad aspettarlo. Veglia nella notte del mondo per far risplendere con le sue opere la luce di Dio. Il Vangelo stesso ci indica l'atteggiamento giusto per attendere il Signore: la cintura ai fianchi è la tenuta di lavoro, di servizio e di viaggio prescritta per la cena pasquale". Poi il segretario di Stato ha voluto fermare l'attenzione dei presenti su due altre caratteristiche della missione del cristiano: "Vigilanza e preghiera"; "l'una indispensabile all'altra: non si vigila senza pregare, né si prega senza essere spiritualmente desti. Per noi, oggi, nel ritmo frenetico e coinvolgente della vita moderna, quale speranza ci può essere di non lasciarci addormentare dal canto di tante sirene? La risposta che troviamo nel Vangelo è la stessa della nostra esperienza umana: vigila bene chi ama. È dell'amore vigilare. Questo ci insegna la parabola delle vergini stolte e prudenti. Prima di tutto la nostra deve essere una vigilanza contro il male, contro il peccato, contro il non-amore".
    Poi l'esortazione alle Guardie Svizzere Pontificie: "Fate in modo che la vostra vita, spesa in questa gioiosa vigilanza, dia spazio a Gesù perché entri nei vostri cuori e li renda puri e umili". Un atteggiamento che secondo il cardinale deve entrare a far parte integrante del servizio che questi giovani sono chiamati a rendere e che deve modellarsi "sempre più sulla prospettiva della vigilanza non solo esterna, quanto interna, dei vostri cuori. Pertanto nel vostro quotidiano lavoro siete chiamati a trarre linfa vitale e motivazioni profonde da una solida vita di fede, da una grande consapevolezza dell'appartenenza alla Chiesa e da un forte sentimento di fedeltà al Papa.
    Sappiamo bene che in qualunque missione si possono incontrare prove e difficoltà di vario genere. Ma tutto ciò va affrontato con coraggio e fiducia, facendo affidamento non solo sulla propria preparazione e sulle proprie capacità personali, ma anche sull'aiuto degli altri e, soprattutto, sulla forza e sulla grazia che ci provengono da Dio. È questo l'augurio che oggi desidero rivolgere ai nuovi alabardieri e a tutte le Guardie Svizzere, affinché sappiate adempiere sempre meglio il vostro singolare mandato".
    Al termine della messa si è svolta nel cortile d'onore della caserma delle Guardie Svizzere in Vaticano, la cerimonia per la posa di una corona d'alloro ai piedi del monumento che ricorda i caduti nel Sacco di Roma e la consegna di alcune onorificenze pontificie agli alti ufficiali del corpo, ai sottufficiali e alle Guardie con più anni di servizio.
    Le onorificenze sono state consegnate dall'arcivescovo Fernando Filoni, sostituto della Segreteria di Stato il quale, al termine della cerimonia, ha voluto rivolgere ai presenti un breve saluto. Dopo aver ricordato il sacrificio di quanti morirono per consentire a Papa Clemente vii e a numerosi cardinali, assediati dai Lanzichenecchi, quel lontano 6 maggio di circa cinquecento anni fa, di rifugiarsi a Castel Sant'Angelo, ha voluto sottolineare come questa storia di fedeltà si perpetua nel tempo. E riferendosi alle onorificenze appena distribuite ha detto che esse rappresentano proprio "il segno della riconoscenza e dell'apprezzamento del Papa e dei suoi collaboratori nei confronti di tutto il Corpo della Guardia Svizzera", del lavoro "che svolgete vegliando sull'ordine e sulla sicurezza del territorio Vaticano, ma anche accogliendo con cortesia i numerosi pellegrini che richiedono ogni giorno il vostro aiuto".
    Tra i gratificati dalle onorificenze il vice-comandante Jean-Daniel Pitteloud, al quale è stata conferita la commenda dell'Ordine Piano; il sergente Tiziano Guarneri, che ha ricevuto il cavalierato dell'ordine di San Silvestro. Al maggiore Peter Hasler e al capitano Pino Coco, che si accingono al congedo definitivo, sono state conferite rispettivamente la commenda dell'ordine Piano e la commenda con placca dell'Ordine di San Gregorio Magno.
    Infine è stata conferita l'alta onorificenza della Croce pro Ecclesia et Pontifice al colonnello André Wyss, responsabile del reclutamento delle Guardie Svizzere.



    (©L'Osservatore Romano - 7 maggio 2009)
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  3. #43
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    Citazione Originariamente Scritto da WIlPapa Visualizza Messaggio
    Il 6 maggio, la cerimonia di giuramento di 23 nuove Guardie svizzere, alla presenza del nuovo comandante, André Blattmann


    La cerimonia del giuramento si svolgerà nel pomeriggio, alle 17, nella consueta cornice del Cortile San Damaso del Palazzo Apostolico, o in caso di maltempo in Aula Paolo VI.






    fonte: Daylife.com
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  4. #44
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    La cerimonia nel cortile di San Damaso del Palazzo Apostolico
    Il giuramento di trentadue reclute


    Trentadue reclute della Guardia svizzera pontificia hanno prestato il giuramento solenne durante la cerimonia svoltasi nel cortile di San Damaso del Palazzo Apostolico, nel pomeriggio di mercoledì 6 maggio. È il giorno in cui si commemora il sacrificio di 147 militi, i quali offrirono la loro vita per difendere il Papa durante il Sacco di Roma nel 1527.
    Davanti alla bandiera del Corpo, i giovani alabardieri, arruolati negli ultimi dodici mesi, hanno promesso di "servire fedelmente, lealmente e onorevolmente il Sommo Pontefice Benedetto XVI e i suoi legittimi successori, come pure di dedicarmi a loro con tutte le forze, sacrificando, ove occorra, anche la vita per la loro difesa".
    Erano schierati davanti al comandante, il colonnello Daniel Rudolf Anrig, al vice comandante, il tenente colonnello Jean Daniel Pitteloud, al cappellano monsignor Alain de Raemy e agli ufficiali e sottoufficiali in alta uniforme. La cerimonia è stata presieduta, a nome del Papa, dall'arcivescovo Fernando Filoni, sostituto della Segreteria di Stato. Presenti anche l'arcivescovo James Michael Harvey, prefetto della Casa Pontificia, e monsignor Fortunatus Nwachukwu, capo del protocollo della Segreteria di Stato.
    Dopo gli inni pontificio e svizzero eseguiti dalla banda musicale del Corpo, il comandante ha rivolto un breve discorso, nel quale $\ha sottolineato l'importanza della fedeltà, definita come "il valore centrale di ogni rapporto umano". "Oggi - ha aggiunto - la vostra professione, il vostro giuramento, la vostra fedeltà al servizio nella Guardia svizzera pontificia è un atto centrale della vostra vita. Continuerete sempre a ricordare questo momento. Ho il massimo rispetto per voi, che oggi ponete la fedeltà e la lealtà al centro della vostra vita". "Giurare fedeltà - ha detto ancora - è un valore che molti cercano, ma che solo pochi vivono. Oggi vi impegnate a fare il contrario. Con questa conferma formale del servizio fedele, leale e onorevole al Papa e del rispetto della fedeltà e dell'obbedienza verso il comandante, voi giovani non potete più tornare indietro". "Fedeltà e obbedienza - ha proseguito - non sono sempre facili. Questo giorno, questo giuramento, la vostra confessione di oggi alla fedeltà influiranno inevitabilmente su tutte le parti della vostra vita futura".
    Successivamente, il cappellano de Raemy ha letto la formula di giuramento nelle lingue della Confederazione elvetica (tedesco, francese, italiano e romancio) introducendola con alcune espressioni augurali nelle diverse lingue. Rivolto ai giovani, monsignor de Raemy ha poi sottolineato come la cerimonia di giuramento non si risolve in un momento coreografico, per quanto solenne, poiché "la divisa, la bandiera, la musica, il rituale militare, tutto ciò non è che l'espressione del vostro desiderio di impegnarvi a dare anche la vita per lui, il successore di Pietro, scelto da Gesù. Al centro c'è dunque Dio, al centro c'è la volontà di Gesù! Voi non vi offrite in spettacolo, voi offrite la vita. Noi non siamo spettatori. Noi siamo testimoni. E siamo testimoni di questo vostro giuramento".
    Alla cerimonia erano presenti i cardinali Giovanni Lajolo, Raffaele Farina, Angelo Comastri e Georges Marie Martin Cottier, numerosi gli arcivescovi e i vescovi, tra i quali alcuni presuli svizzeri guidati da monsignor Kurt Koch, vescovo di Basilea e presidente della Conferenza episcopale elvetica, e monsignor Vitus Huonder, vescovo di Chur. Molti i prelati della Curia Romana, tra i quali i monsignori Gabriele Caccia, assessore della Segreteria di Stato, Pietro Parolin, sotto-segretario per i Rapporti con gli Stati, Guillermo Javier Karcher, addetto al Protocollo. Numerosi i membri del Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, tra i quali l'ambasciatore della Svizzera Jean-François Kammer. In rappresentanza della Confederazione elvetica erano il presidente del governo del cantone di Zurigo, signora Aeppli, e il nuovo capo dell'esercito, il generale di Corpo d'armata Blattmann.


    (©L'Osservatore Romano - 8 maggio 2009)
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  5. #45
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    L'esercito del Papa
    Guardie svizzere

    La storia delle Guardie Svizzere, 110 soldati scelti, cattolici e non sposati, che da mezzo secolo vigilano sulla sicurezza personale del Pontefice
    Andrea Tornielli
    ROma

    Sono l’esercito più piccolo e più famoso del mondo, ha festeggiato cinquecento anni di vita. Sono le Guardie Svizzere, i soldati del Papa, addetti da mezzo millennio alla sua sicurezza personale. Un esercito minuscolo composto da 110 guardie scelte che devono avere come principale caratteristica quella di essere cattolici e non ancora sposati, di provenire dai quattro Cantoni elvetici, di avere una «reputazione irreprensibile» e un’altezza non inferiore al metro e 74 centimetri.


    Perché il Papa da cinque secoli si circonda di queste guardie?
    La risposta sta nelle loro proverbiali caratteristiche. Già lo storico romano Tacito considerava gli svizzeri «un popolo di guerrieri famoso per il valore dei suoi soldati». Per questo i Cantoni elvetici, con le loro alleanze, giocavano un ruolo importante nella politica europea e si sarebbero guadagnati l’appellativo di «difensori della libertà della Chiesa». Agli inizi del 1500, quando ebbe inizio il loro servizio in Vaticano, molti svizzeri facevano i guerrieri mercenari. Papa Giulio II, che ne apprezzava i servigi, al momento dell’elezione, avvenuta nel 1503 inviò un messaggio ai Cantoni elvetici per richiedere un nucleo di soldati addetti alla sua sicurezza. Volle gli svizzeri perché erano considerati i migliori sul mercato e i più fedeli al Papa. Le prime guardie arrivarono il 22 gennaio 1506, quasi al tramonto, ed entrarono per Porta del Popolo. Erano 150 e il loro capitano si chiamava Gaspare de Silenen, un nobile di Lucerna. Dopo aver attraversato in corteo Campo de’ Fiori, le guardie raggiunsero San Pietro. Iniziavano proprio in quell’anno i lavori per la costruzione della nuova basilica. Giulio II li attendeva per benedirli.


    L’episodio più drammatico e più eroico della storia della Guardia Svizzera avviene non molti anni dopo quell’inizio. La mattina del 6 maggio 1527, Roma, i palazzi vaticani e la basilica vennero saccheggiati dalle truppe spagnole e dai terribili lanzichenecchi tedeschi. Le Guardie Svizzere cercarono di resistere davanti all’obelisco, ma furono costrette a capitolare: il comandante Kaspar Röist, ferito, sarà trucidato a casa sua sotto gli occhi della moglie Elisabeth Klingler.



    Dei 189 svizzeri in servizio in quel momento se ne salvarono soltanto quarantadue, quelli che all’ultimo momento erano riusciti a portare in salvo il Papa Clemente VII facendolo fuggire nel suo rifugio di Castel Sant’Angelo. Tutti gli altri soldati papalini caddero massacrati, sui gradini dell’altare maggiore di San Pietro. La salvezza del Papa fu resa possibile dal «Passetto» di Borgo, un corridoio segreto costruito sul muro che collegava il Vaticano e Castel Sant’Angelo. Per giorni l’intera città fu sottoposta a ogni sopruso, ruberia, sacrilegio e massacro: persino le tombe dei Papi vennero manomesse per rubare ciò che contenevano. Il 5 giugno di quell’anno Clemente VII dovette arrendersi, pagare quattrocentomila ducati e abbandonare le fortezze di Ostia e Civitavecchia. La Guardia Svizzera fu soppressa e sostituita da duecento lanzichenecchi. Il Papa chiese e ottenne che gli svizzeri sopravvissuti fossero inclusi nella nuova guardia, ma soltanto dodici dei quarantadue rimasti accettarono l’offerta.


    Bisognerà attendere il 1548 perché il corpo venga ricostituito da Papa Paolo III, con 225 uomini. Qualche decennio dopo, un drappello di svizzeri, inviato da Pio V, parteciperà alla vittoriosa battaglia di Lepanto contro i turchi, riuscendo a conquistare due bandiere nemiche ancora oggi conservate al museo federale di Zurigo.




    La Guardia riuscirà sopravvivere allo scioglimento dell’esercito pontificio dopo l’unità d’Italia, avvenuta nel 1870 e sarà l’unica a rimanere in vita dopo il definitivo scioglimento dei corpi armati pontifici deciso nel 1970 da Paolo VI.
    Uno degli elementi che più attirano la curiosità dei fedeli e del turisti è certamente la divisa indossata dai soldati del Papa. Come nasce? E chi l’ha davvero inventata? La coloratissima uniforme, di panno color giallo, rosso e blu, secondo un’antica leggenda sarebbe stata disegnata da Michelangelo. Servono ben 154 pezzi diversi di stoffa e 32 ore di lavoro per realizzarne una. In realtà Michelangelo non c’entra nulla il sergente Richard ricorda che «non è stato trovato alcun documento che accerti questo fatto. L’artista aveva tante qualità, ma non era un… sarto!». Più probabile è invece un influsso di un altro grande artista rinascimentale, Raffaello Sanzio. Non ci sono comunque notizie certe sulla divisa indossata dagli svizzeri cinquecento anni fa. Si sa soltanto che era il Papa a provvedere ai loro vestiti e che probabilmente sul petto portavano cucita la croce bianca svizzera o le chiavi incrociate dello stemma papale. Portavano l’elmo, l’alabarda e la corazza, tre elementi che sono rimasti fino ai nostri giorni.


    Le strisce variopinte, cucite solo alle due estremità delle maniche, erano usate all’epoca dai capitani di ventura e venivano usate per distinguere una compagnia dall’altra. Ai colori giallo e blu, tipici della famiglia Della Rovere, alla quale apparteneva Giulio II, venne aggiunto negli anni successivi il colore rosso: fu Papa Leone X, il fiorentino Giovanni de’Medici, che così portò le divise degli svizzeri ad assomigliare alla bandiera di famiglia. Oggi sono rimasti l’elmo piumato e l’alabarda, nelle occasioni ufficiali. Mentre la pesante corazza di metallo viene indossata soltanto nel giorno del giuramento delle nuove reclute. Quando non sono addette a servizi ufficiali di rappresentanza, le guardie svizzere indossano una più comoda uniforme di panno blu e un basco nero.

    L’attuale comandante della Guardia è il colonnello Elmar Theodor Mader. Per molti secoli la scelta dei comandanti avveniva all’interno di alcune famiglie nobili svizzere, ma oggi il Vaticano, al quale spetta la scelta, più che alle origini familiari guarda alla professionalità e alle capacità della persona. Non bisogna infatti dimenticare che questi soldati devono vigilare sulla sicurezza del Papa e che oltre alle alabarde, possiedono delle moderne mitragliette e svolgono regolarmente esercitazioni al poligono di tiro.




    Ma nella storia di questo piccolo esercito, che compie cinquecento anni, non ci sono soltanto pagine gloriose ed eroiche. Qualche anno fa di un loro comandante si è dovuta occupare la cronaca nera. È stato uno dei momenti più tragici della storia delle Guardie Svizzere. La sera del 5 maggio 1998, la guardia Cedric Tornay, dopo un pesante diverbio con il nuovo comandante, Alois Estermann, insediato appena il giorno prima, l’ha ucciso a revolverate. Poi ha ucciso la moglie del comandante, la Gladys Meza Romero, e infine si è tolto la vita sparandosi in bocca. La strage è avvenuta nell’alloggio del comandante Estermann, dentro le mura vaticane. Secondo la spiegazione ufficiale, fornita dal magistrato vaticano che ha svolto le indagini, all’origine del gesto inconsulto del giovane Tornay, ci sarebbe stata una mancata promozione. Sull’episodio hanno gettato una luce inquietante le voci messe in circolazione da ex ufficiali dei servizi segreti della Germania dell’Est, secondo le quali Estermann avrebbe per anni lavorato al loro servizio.

    Fonte: Vatican Insider

  6. #46
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    Vaticano. Giuramento di 26 nuove Guardie Svizzere. Il saluto del Papa al Regina Coeli

    Stamattina 26 nuove Guardie Svizzere hanno prestato giuramento in Vaticano, accompagnati dai propri familiari. La cerimonia si è svolta in Aula Paolo VI alla presenza delle alte cariche dello stato Elvetico e Pontificio e di numerosi cardinali e vescovi. Ai partecipanti Benedetto XVI ha rivolto il suo saluto durante il Regina Coeli in San Pietro. Il servizio è di Eugenio Bonanata:

    Servire fedelmente, lealmente e onorevolmente il Sommo Pontefice. E’ la formula ripetuta da ciascun alabardiere - nella propria lingua madre - rinnovando così l’antico motto della Guardia Svizzera Pontificia:

    “Ich Hellebardier...”

    La solenne cerimonia ricorda i 147 soldati elvetici caduti eroicamente il 6 maggio 1527 durante il “Sacco di Roma”, per difendere Clemente VII dall’assalto dei Lanzichenecchi. Ai partecipanti ha rivolto il suo pensiero Benedetto XVI durante il Regina Caeli in Piazza San Pietro:

    “Un saluto speciale va alle nuove Guardie Svizzere e ai loro familiari, nel giorno della festa di questo storico corpo”.

    In Aula Paolo VI, c’erano tra gli altri il nuovo ambasciatore svizzero presso la Santa Sede, Paul Widmer, e il sostituto della Segreteria di Stato, mons. Giovanni Angelo Becciu. Nel suo discorso alle reclute, il comandante del corpo Pontificio, il colonnello Daniel Rudolf Anrig, si è soffermato sul tema dell’obbedienza:

    “Prestiamo, da uomini liberi, un servizio volontario per la Santa Chiesa, per il quale anche nella nostra patria sempre meno gente si impegna. Per servire il Sommo Pontefice sono necessari, da una parte, la convinzione che prestare servizio non equivale a lavorare e, dall’altra, la giusta mentalità della dedizione”.

    (rullo di tamburi)


    Nella sua riflessione, il cappellano delle Guardie Svizzere, mons. Alain de Raemy, ha ripreso le parole rivolte da Benedetto XVI ai sacerdoti durante l’omelia del Giovedì Santo:

    “Con questo impegno, diceva il Santo Padre ai sacerdoti, è richiesto un superamento di noi stessi, una rinuncia a quello che è solamente nostro, alla tanto sbandierata autorealizzazione; è richiesto che io non rivendichi la mia vita per me stesso, ma la metta a disposizione di un altro, di Cristo, che non domandi dunque che cosa ne ricavo per me, bensì che cosa posso dare io per Lui e così per gli altri”.

    In precedenza, durante la Messa celebrata presso l’altare della Basilica di San Pietro, il segretario di Stato, il cardinale Tarcisio Bertone, ha ricordato alle nuove Guardie Svizzere l’importanza di essere testimoni di Gesù:

    “Il sentirvi uniti a Gesù vi fa vedere il vostro ruolo nella giusta prospettiva, nella sua dimensione spirituale ed ecclesiale, sia che siate al posto di guardia, sia che siate in riposo, magari in libera uscita”.


    fonte: Radio Vaticana
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  7. #47
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    UDIENZA ALLA GUARDIA SVIZZERA PONTIFICIA IN OCCASIONE DEL GIURAMENTO DELLE NUOVE GUARDIE , 07.05.2012

    Questa mattina, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Benedetto XVI riceve in Udienza il Corpo della Guardia Svizzera Pontificia, in occasione del giuramento delle reclute, accompagnate dai Familiari, e rivolge loro il discorso che riportiamo di seguito:

    DISCORSO DEL SANTO PADRE


    (...)

    TRADUZIONE IN LINGUA ITALIANA

    Signor Comandante,

    Monsignor Cappellano,

    Cari ufficiali e membri della Guardia Svizzera, Illustri Ospiti,

    Cari fratelli e sorelle!

    Desidero rivolgere a tutti voi un cordiale saluto. In particolare porgo il mio benvenuto alle reclute, che oggi sono circondate dai loro genitori, parenti e amici; come pure ai Rappresentanti delle Autorità svizzere, venuti per questa lieta circostanza. Voi, care Guardie, avete il privilegio di lavorare per alcuni anni nel cuore della cristianità e di vivere nella «Città Eterna». I vostri familiari, e quanti hanno voluto condividere con voi questi giorni di festa, hanno associato la loro partecipazione alla cerimonia di giuramento a un pellegrinaggio alle Tombe degli Apostoli. A tutti auguro di fare qui a Roma la singolare esperienza dell'universalità della Chiesa e di fortificare e approfondire la fede, soprattutto con i momenti di preghiera e con gli incontri che caratterizzano queste giornate.

    Le funzioni che svolge la Guardia Svizzera costituiscono un diretto servizio al Sommo Pontefice ed alla Sede Apostolica. È pertanto motivo di vivo apprezzamento il fatto che dei giovani scelgano di consacrare alcuni anni della loro esistenza in totale disponibilità al Successore di Pietro e ai suoi collaboratori. Il vostro lavoro si colloca nel solco di una indiscussa fedeltà al Papa, che è diventata eroica in occasione del «Sacco di Roma» del 1527, quando, il 6 maggio, i vostri predecessori sacrificarono la loro vita. Il peculiare servizio della Guardia Svizzera non poteva allora e non può neanche oggi compiersi senza quelle caratteristiche che contraddistinguono ogni componente del Corpo: fermezza nella fede cattolica, fedeltà e amore verso la Chiesa di Gesù Cristo, diligenza e perseveranza nei piccoli e grandi compiti quotidiani, coraggio e umiltà, altruismo e disponibilità. Di queste virtù dev'essere colmo il vostro cuore quando prestate il servizio d'onore e di sicurezza in Vaticano.

    Siate attenti gli uni agli altri, per sostenervi nel lavoro quotidiano e per edificarvi reciprocamente, e conservate lo stile di carità evangelica nei confronti delle persone che ogni giorno incontrate. Nella Sacra Scrittura il richiamo all'amore del prossimo è legato al comando di amare Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le forze (cfr Mc 12, 29-31). Per dare amore ai fratelli è necessario attingerlo alla fornace della carità divina, grazie a soste prolungate di preghiera, al costante ascolto della Parola di Dio, e ad una esistenza centrata tutta sul mistero dell'Eucaristia.

    Il segreto dell'efficacia del vostro lavoro qui in Vaticano, come pure di ogni vostro progetto è, pertanto, il costante riferimento a Cristo. Questa è anche la testimonianza di non pochi vostri predecessori, che si sono contraddistinti non solo nello svolgimento del loro lavoro, ma anche nell'impegno di vita cristiana. Alcuni sono stati chiamati a seguire il Signore nella via del sacerdozio o della vita consacrata, ed hanno risposto con prontezza ed entusiasmo. Altri invece hanno coronato felicemente con il sacramento del Matrimonio la loro vocazione coniugale. Rendo grazie a Dio, fonte di ogni bene, per i diversi doni e le varie missioni che Egli vi affida, e prego perché anche voi, che iniziate il vostro servizio, possiate rispondere pienamente alla chiamata di Cristo seguendolo con fedele generosità.

    Cari amici! Profittate del tempo che trascorrete qui a Roma, per crescere nell'amicizia con Cristo, per amare sempre di più la sua Chiesa e per camminare verso la meta di ogni vera vita cristiana: la santità.

    Vi aiuti la Vergine Maria, che onoriamo in modo speciale nel mese di maggio, a sperimentare ogni giorno di più quella comunione profonda con Dio, che per noi credenti inizia sulla terra e sarà completa nel Cielo. Siamo infatti chiamati, come ricorda san Paolo, ad essere «concittadini dei Santi e familiari di Dio» (Ef 2, 19). Con questi sentimenti, vi assicuro il mio costante ricordo nella preghiera e di cuore imparto a ciascuno di voi la Benedizione Apostolica.

    [00606-01.01] [Testo originale: Plurilingue]

    [B0257-XX.01]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

  8. #48
    Cronista di CR L'avatar di frederik
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    Ma le Guardie non dovevano essere tutte provenienti dai Cantoni di lingua tedesca?

  9. #49
    Moderatore Globale L'avatar di Vox Populi
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    Citazione Originariamente Scritto da frederik Visualizza Messaggio
    Ma le Guardie non dovevano essere tutte provenienti dai Cantoni di lingua tedesca?
    No.
    E' richiesta la cittadinanza svizzera, ma senza restrizioni riguardo il Cantone di provenienza
    http://www.vatican.va/roman_curia/sw...issione_it.htm
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  10. #50
    Saggio del Forum L'avatar di lucpip
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    La Guardia Svizzera sulle orme di San Martino in Ungheria


    GUARDIE SVIZZERE IN VATICANO

    Pellegrinaggio e incontri per i gendarmi del Vaticano, in un inedito viaggio

    ANTOINE-MARIE IZOARD
    ROMA

    In 3 gruppi successivi, i 110 uomini della Guardia Svizzera Pontificia stanno realizzando un pellegrinaggio in Ungheria sul luogo di nascita di San Martino. Patrono dei soldati del mondo intero, Martino è uno dei santi protettori della "armata" del Papa insieme a San Sebastiano e San Nicola di Flüe.


    Sei anni dopo il loro pellegrinaggio dove Martino fu vescovo, a Tours, in Francia, la Guardia Svizzera pontificia ha quindi deciso di andare a Sabaria in Pannonia, l'odierna Szombathely in Ungheria, dove nacque il santo nel 316 o nel 317.



    Il primo viaggio di una quarantina di uomini in borghese, con il comandante Daniel Anrig e il cappellano monsignor Alain de Raemy, si e svolto dal 4 al 7 luglio. Dopo essere stato a Szombathely, hanno fatto tappa nella capitale slovacca Bratislava e quella austriaca Vienna per delle visite anche culturale. Le guardie svizzere hanno viaggiato anche in nave sul Danubio! Ad ogni tappa, hanno incontrato vescovi locali e le guardie presidenziale.



    Mentre un secondo gruppo di uomini ha appena effettuato il suo viaggio, il terzo partirà il 12 luglio per 3 giorni. Questo pellegrinaggio culturale rappresenta un'occasione rara di uscita per gli uomini che in questi giorni non solo fanno la guardia in Vaticano, ma anche a Castel Gandolfo.



    Fonte: http://vaticaninsider.lastampa.it/ho...a-suiza-16723/
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