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Discussione: La Guardia Svizzera Pontificia: storia e attività

  1. #11
    Fedelissimo di CR L'avatar di Anselmo
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    Foto di Pier Paolo Cito - AP Photo.


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    .

  2. #12
    semper idem
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    A presenziare il giuramento di solito è il Sostituto della Segreteria di Stato

  3. #13
    Cardinale Bellarmino
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    "Solitamente il giuramento é alle ore 17.00 presso il cortile di San Damaso in Vaticano ( e non davanti alla caserma) il mattino dello stesso giorno v'é una Messa, per le guardie e invitati, presieduta dal Papa o da un suo delegato in una chiesa interna ai sacri palazzi"

    La Messa nel 2005 è stata presieduta dal Card. George Cottier all'Altare della Cattedra della Basilica Vaticana...

  4. #14
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    SALUTO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI ALLE EX GUARDIE SVIZZERE ED AI PARTECIPANTI ALLA MARCIA ORGANIZZATA IN OCCASIONE DEL V CENTENARIO DELLA GUARDIA SVIZZERA

    Piazza San Pietro
    Giovedì, 4 maggio 2006




    Sono lieto di rivolgere il mio cordiale saluto a tutti voi, cari amici, ex guardie svizzere e partecipanti alla speciale “marcia” organizzata in occasione del 500° anniversario della discesa a Roma dei primi 150 “Gwardiknechte”. Seguendo lo stesso itinerario compiuto cinquecento anni orsono, passando per Milano, Fidenza, Lucca, Siena e Acquapendente, voi avete raggiunto Roma ed ora eccovi in questa Piazza San Pietro a voi ben nota. Ad accogliervi e a porgervi il suo saluto è il successore di Papa Giulio II, il cui nome è inscindibilmente legato al benemerito Corpo della Guardia Svizzera Pontificia.

    Liebe ehemalige Schweizergardisten, mit dieser bedeutsamen Initiative, die am 7. April in Bellinzona ihren Anfang nahm und heute hier in Rom zu Ende geht, wolltet ihr denen eine Ehre erweisen, die euch vorangegangen sind, und zugleich möchtet ihr dem Herrn danken für eure persönliche Zugehörigkeit zum Korps der Schweizergarde und so eure Verbundenheit mit dieser „Familie“ auch über die Beendigung eures Dienstes hinaus erneut bekräftigen. Ihr wolltet diese eure lange Wanderung gleichsam als eine „Wallfahrt“ unternehmen, indem ihr der berühmten „Via Francigena“ gefolgt seid, einem Weg, auf dem im Mittelalter die Pilger von Frankreich nach Rom zogen. In den Tagen eurer Wanderung, in denen ihr etwa 720 km zu Fuß zurückgelegt habt, konntet ihr durch viele Dörfer und Städte ziehen und deren Bewohner über eure Geschichte informieren und sie den Geist erkennen lassen, der das Korps der Schweizergarde beseelt. In gewisser Weise konntet ihr die Gefühle der ersten 150 Schweizergardisten nachempfinden, die am 21. Januar 1506 die ewige Stadt erreichten, sofort mit den rot-gelben Uniformen, den Farben der Familie Rovere, eingekleidet wurden und am folgenden Tag von der Porta del Popolo aus über den Campo de’ Fiori auf den Vatikanischen Hügel gelangten. Es war der 22. Januar 1506, der Gründungstag der Päpstlichen Schweizergarde.

    Chers amis, je me réjouis avec vous de cette belle initiative qui rappelle à notre mémoire le courage de ces 150 citoyens suisses qui, avec une vaillante générosité, défendirent jusqu’à la mort la personne du Souverain Pontife, écrivant par leur sacrifice une page importante de l’histoire de l’Église. Embrassant du regard l’ensemble de ces cinq siècles, nous rendons grâce à Dieu pour le bien accompli par vos prédécesseurs et pour l’apport précieux que la Garde Suisse Pontificale continue d’offrir au Saint-Siège encore aujourd’hui. Tandis que nous confions ceux qui sont morts à la miséricorde divine, nous invoquons sur ceux qui composent votre grande et méritante Association des Anciens Gardes la constante protection du Seigneur. Qu’il continue à guider vos pas et à soutenir de sa grâce toutes vos actions et qu’il anime de son Esprit les nombreuses initiatives que vous avez prises pour perpétuer et rendre féconde l’expérience particulière que vous avez faite dans la Cité éternelle, au service du Siège apostolique.

    Con questi sentimenti imparto a voi tutti qui raccolti e alle persone a voi care una speciale Benedizione Apostolica.



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  5. #15
    Cardinale Bellarmino
    visitatore
    SANTA MESSA IN OCCASIONE DEL V CENTENARIO DELLA GUARDIA SVIZZERA PONTIFICIA

    Alle ore 9.30 di questa mattina, nella Patriarcale Basilica Vaticana, il Santo Padre Benedetto XVI presiede la Celebrazione Eucaristica in occasione del V Centenario della fondazione del Corpo della Guardia Svizzera Pontificia.

    Pubblichiamo di seguito l’omelia che il Papa pronuncia nel corso della Santa Messa:

    OMELIA DEL SANTO PADRE

    Cari fratelli e sorelle!

    Quest’anno stiamo commemorando alcuni avvenimenti significativi accaduti nel 1506, giusto cinquecento anni or sono: il ritrovamento del gruppo scultoreo del Laocoonte, a cui si fa risalire l’origine dei Musei Vaticani; la posa della prima pietra di questa Basilica di San Pietro, riedificata sopra quella costantiniana; e la nascita della Guardia Svizzera Pontificia. Oggi in modo speciale intendiamo ricordare quest’ultimo evento. In effetti, il 22 gennaio di 500 anni fa le prime 150 Guardie giunsero a Roma per espressa richiesta del Papa Giulio II ed entrarono al suo servizio nel Palazzo Apostolico. Quel corpo scelto fu ben presto chiamato a dimostrare la sua fedeltà al Pontefice: nel 1527 Roma fu invasa e saccheggiata e il 6 maggio, 147 Guardie Svizzere caddero uccise per difendere il Papa Clemente VII, mentre le rimanenti 42 lo portarono in salvo a Castel Sant’Angelo. Perché ricordare oggi questi fatti così lontani, avvenuti in una Roma e in un’Europa tanto diverse dalla situazione attuale? Anzitutto per rendere onore al Corpo delle Guardie Svizzere, che da allora è stato sempre riconfermato nella sua missione, anche nel 1970 quando il Servo di Dio Paolo VI sciolse tutti gli altri corpi militari del Vaticano. Ma, al tempo stesso, e soprattutto, richiamiamo alla memoria questi avvenimenti storici per trarne insegnamento, alla luce della Parola di Dio. Le Letture bibliche dell’odierna liturgia ci vengono incontro a tal fine e Cristo Risorto, che celebriamo con speciale gioia nel tempo pasquale, ci apre la mente all’intelligenza delle Scritture (cfr Lc 24,45), perché possiamo riconoscere il disegno di Dio e seguire la sua volontà.

    Die erste Lesung stammt aus dem Buch der Weisheit, das nach der Überlieferung dem großen König Salomo zugeschrieben wird. Dieses Buch ist ein einziger Lobeshymnus auf die göttliche Weisheit, die als der kostbarste Schatz dargestellt wird, den der Mensch ersehnen und entdecken kann, als das höchste Gut, von dem alle anderen Güter abhängen. Für die Weisheit lohnt es sich, auf alles andere zu verzichten, denn nur sie gibt dem Leben letzten Sinn – einen Sinn, der selbst den Tod überwindet, weil sie in eine wirkliche Gemeinschaft mit Gott führt. Die Weisheit, sagt der Text, „schafft Freunde Gottes" (Weish 7, 27) – eine wunderschöne Formulierung, die einerseits den „gestaltenden" Aspekt hervorhebt, daß nämlich die Weisheit die Persönlichkeit formt und sie in innerem Wachstum zur Vollendung ihrer Reife gelangen läßt, und die zugleich besagt, daß diese Fülle des Lebens in der Freundschaft mit Gott besteht, in der innigen Übereinstimmung mit seinem Sein und seinem Wollen. Der innere Ort, in dem die göttliche Weisheit wirkt, ist der, den die Bibel das Herz nennt, es ist der geistige Mittelpunkt der Person. Darum haben wir im Ritornell des Antwortpsalms gebetet: „Gib uns, o Gott, die Weisheit des Herzens!" Der Psalm 89 [90] erinnert dann daran, daß diese Weisheit demjenigen gewährt wird, der lernt, seine „Tage zu zählen" (V. 12), das heißt der erkennt, daß alles andere im Leben flüchtig, vergänglich, hinfällig ist und daß der sündige Mensch sich vor Gott nicht verstecken kann und darf, sondern sich als das erkennen muß, was er ist: als Geschöpf, das des Erbamens und der Gnade bedürftig ist. Wer diese Wahrheit akzeptiert und sich vorbereitet, um die Weisheit aufzunehmen, der empfängt sie als Geschenk.

    So lohnt es sich also, zugunsten der Weisheit auf alles zu verzichten. Dieses Thema des „Loslassens", um zu „finden" steht im Zentrum des Abschnittes aus dem 19. Kapitel des Matthäus-Evangeliums, den wir soeben gehört haben. Nach der Episode des „reichen Jünglings", der nicht den Mut gehabt hatte, sich von seinem „großen Vermögen" zu trennen, um Jesus nachzufolgen (vgl. Mt 19,22), fragt der Apostel Petrus den Herrn, welchen Lohn sie, die Jünger, erhalten werden, die „alles verlassen" haben, um bei ihm zu bleiben (vgl. Mt 19,27). Die Antwort Christi offenbart die grenzenlose Weite seines Herzens: Er verspricht den Zwölfen, daß sie an seiner Herrschaft über das neue Israel teilhaben werden; dann sichert er allen zu, daß „jeder, der um seines Namens willen" die irdischen Güter „verlassen hat", „dafür das Hundertfache erhalten und das ewige Leben gewinnen" wird (vgl. Mt 19,29). Wer sich für Jesus entscheidet, findet den größten Schatz, die kostbare Perle (vgl. Mt 13,44-46), die allem übrigen Wert verleiht, denn er ist die fleischgewordene göttliche Weisheit (vgl. Joh 1,14), die in die Welt gekommen ist, damit die Menschheit das Leben in Fülle habe (vgl. Joh 10,10). Und wer die überragende Güte, Schönheit und Wahrheit Christi, in dem die ganze Fülle Gottes wohnt (vgl. Kol 2,9), aufnimmt, der tritt zusammen mit ihm ein in sein Reich, wo die Wertmaßstäbe dieser Welt verfallen und sogar auf den Kopf gestellt werden.

    L’une des plus belles définitions du Règne de Dieu, nous la trouvons dans la deuxième lecture, un texte qui appartient à la partie exhortative de la Lettre aux Romains. L’apôtre Paul, après avoir exhorté les chrétiens à se laisser toujours guider par la charité et à ne pas être objets de scandale pour ceux qui sont faibles dans la foi, rappelle que le Règne de Dieu «est justice, paix et joie dans l’Esprit Saint» (Rm 14,17). Et il ajoute: «Celui qui sert le Christ de cette manière-là plaît à Dieu, et il est approuvé par les hommes. Recherchons donc ce qui contribue à la paix et ce qui nous associe les uns aux autres en vue de la même construction» (Rm 14,18-19). «Ce qui contribue à la paix» constitue une expression synthétique et accomplie de la sagesse biblique, à la lumière de la révélation du Christ et de son mystère de salut. La personne qui a reconnu en Lui la Sagesse faite chair et qui a laissé tout le reste pour Lui devient «artisan de paix», tant dans la communauté chrétienne que dans le monde; cela signifie qu’elle devient semence du Règne de Dieu qui est déjà présent et qui grandit jusqu’à sa pleine manifestation. Dans la perspective du binôme Sagesse-Christ, la Parole de Dieu nous offre cependant une vision accomplie de l’homme dans l’histoire : la personne qui, fascinée par la sagesse, la cherche et la trouve en Christ laisse tout pour Lui, recevant en échange le don inestimable du Règne de Dieu et, revêtue de tempérance, de prudence, de justice et de force – les vertus «cardinales» –, elle vit dans l’Église le témoignage de la charité.

    On pourrait se demander si cette vision de l’homme peut constituer un idéal de vie également pour les hommes de notre temps, en particulier pour les jeunes. Que cela soit possible, les innombrables témoignages de vie chrétienne, personnelle et communautaire, qui font encore aujourd’hui la richesse du Peuple de Dieu pèlerin dans l’histoire, le démontrent. Parmi les multiples expressions de la présence des laïcs dans l’Église catholique, il y a aussi celle tout à fait particulière des Gardes Suisses Pontificaux, ces jeunes qui, motivés par l’amour du Christ et de l’Église, se mettent au service du Successeur de Pierre. Pour certains d’entre eux, l’appartenance à ce Corps de garde est limitée à une période dans le temps, pour d’autres elle se prolonge jusqu’à devenir le choix de toute leur vie. Pour quelques-uns, et je le dis avec une grande satisfaction, le service au Vatican les a conduits à mûrir la réponse à une vocation sacerdotale ou religieuse. Pour tous cependant, être Garde Suisse signifie adhérer sans réserve au Christ et à l’Église, en étant prêt à donner sa vie pour cela. Le service effectif peut cesser, mais au-dedans on reste toujours Garde Suisse. C’est le témoignage qu’ont voulu donner environ quatre-vingt anciens Gardes qui, du 7 avril au 4 mai, ont accompli une marche extraordinaire de la Suisse jusqu’à Rome, en suivant au maximum l’itinéraire de la Via Francigena.

    A ciascuno di loro e a tutte le Guardie Svizzere desidero rinnovare il mio più cordiale saluto. Unisco nel ricordo le Autorità venute appositamente dalla Svizzera e le altre Autorità civili e militari, i Cappellani che hanno animato con il Vangelo e l’Eucaristia il quotidiano servizio delle Guardie, come pure i numerosi familiari ed amici. Cari amici, per voi e per i defunti del vostro Corpo offro in modo speciale questa Eucaristia, che segna il momento spiritualmente più alto della vostra festa. Alimentatevi del Pane eucaristico e siate in primo luogo uomini di preghiera, perché la divina Sapienza faccia di voi degli autentici amici di Dio e servitori del suo Regno di amore e di pace. Nel Sacrificio di Cristo assume pienezza di significato e di valore il servizio offerto dalla vostra lunga schiera in questi 500 anni. Facendomi idealmente interprete dei Pontefici che nel corso dei secoli il vostro Corpo ha fedelmente servito, esprimo il meritato e sentito ringraziamento, mentre, guardando al futuro, vi invito ad andare avanti acriter et fideliter, con coraggio e fedeltà. La Vergine Maria e i vostri Patroni san Martino, san Sebastiano e san Nicola di Flüe vi aiutino a svolgere il vostro quotidiano lavoro con generosa dedizione, sempre animati da spirito di fede e di amore per la Chiesa.

    [00664-XX.02] [Testo originale: Plurilingue]


    TRADUZIONE IN LINGUA ITALIANA

    Cari fratelli e sorelle!

    Quest’anno stiamo commemorando alcuni avvenimenti significativi accaduti nel 1506, giusto cinquecento anni or sono: il ritrovamento del gruppo scultoreo del Laocoonte, a cui si fa risalire l’origine dei Musei Vaticani; la posa della prima pietra di questa Basilica di San Pietro, riedificata sopra quella costantiniana; e la nascita della Guardia Svizzera Pontificia. Oggi in modo speciale intendiamo ricordare quest’ultimo evento. In effetti, il 22 gennaio di 500 anni fa le prime 150 Guardie giunsero a Roma per espressa richiesta del Papa Giulio II ed entrarono al suo servizio nel Palazzo Apostolico. Quel corpo scelto fu ben presto chiamato a dimostrare la sua fedeltà al Pontefice: nel 1527 Roma fu invasa e saccheggiata e il 6 maggio, 147 Guardie Svizzere caddero uccise per difendere il Papa Clemente VII, mentre le rimanenti 42 lo portarono in salvo a Castel Sant’Angelo. Perché ricordare oggi questi fatti così lontani, avvenuti in una Roma e in un’Europa tanto diverse dalla situazione attuale? Anzitutto per rendere onore al Corpo delle Guardie Svizzere, che da allora è stato sempre riconfermato nella sua missione, anche nel 1970 quando il Servo di Dio Paolo VI sciolse tutti gli altri corpi militari del Vaticano. Ma, al tempo stesso, e soprattutto, richiamiamo alla memoria questi avvenimenti storici per trarne insegnamento, alla luce della Parola di Dio. Le Letture bibliche dell’odierna liturgia ci vengono incontro a tal fine e Cristo Risorto, che celebriamo con speciale gioia nel tempo pasquale, ci apre la mente all’intelligenza delle Scritture (cfr Lc 24,45), perché possiamo riconoscere il disegno di Dio e seguire la sua volontà.

    La prima Lettura è tratta dal Libro della Sapienza, attribuito tradizionalmente al grande re Salomone. Questo Libro è tutto un inno di lode alla Sapienza divina, presentata come il tesoro più prezioso che l’uomo possa desiderare e scoprire, il bene più grande da cui dipendono tutti gli altri beni. Per la Sapienza vale la pena di rinunciare ad ogni altra cosa, perché solo essa dà senso pieno alla vita, un senso che supera la stessa morte perché pone in comunione reale con Dio. La Sapienza – dice il testo – "forma amici di Dio" (Sap 7,27): bellissima espressione, questa, che mette in risalto da una parte l’aspetto "formativo", che cioè la Sapienza forma la persona, la fa crescere dall’interno verso la piena misura della sua maturità; e contestualmente afferma che questa pienezza di vita consiste nell’amicizia con Dio, nell’intima consonanza con il suo essere e il suo volere. Il luogo interiore in cui opera la divina Sapienza è quello che la Bibbia chiama il cuore, centro spirituale della persona. Per questo il ritornello del Salmo responsoriale ci ha fatto pregare: "Donaci, o Dio, la sapienza del cuore". Il Salmo 89 ricorda poi che questa sapienza viene concessa a chi impara a "contare i suoi giorni" (v. 12), cioè a riconoscere che tutto il resto nella vita è passeggero, effimero, caduco; e che l’uomo peccatore non può e non deve nascondersi davanti a Dio, ma riconoscersi per quello che è, creatura bisognosa di pietà e di grazia. Chi accetta questa verità e si dispone ad accogliere la Sapienza la riceve in dono.

    Per la Sapienza vale allora la pena di rinunciare a tutto. Questo tema del "lasciare" per "trovare" è al centro del brano evangelico che poc’anzi abbiamo ascoltato, tratto dal capitolo 19 di san Matteo. Dopo l’episodio del "giovane ricco", il quale non aveva avuto il coraggio di staccarsi dalle sue "molte ricchezze" per seguire Gesù (cfr Mt 19,22), l’apostolo Pietro domanda al Signore quale ricompensa toccherà a loro, i discepoli, che invece hanno lasciato tutto per stare con Lui (cfr Mt 19,27). La risposta di Cristo rivela l’immensa larghezza del suo cuore: ai Dodici promette che parteciperanno alla sua autorità sul nuovo Israele; a tutti, poi, assicura che "chiunque avrà lasciato" i beni terreni per il suo nome, "riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna" (Mt 19,29). Chi sceglie Gesù trova il tesoro più grande, la perla preziosa (cfr Mt 13,44-46), che dà valore a tutto il resto, perché Egli è la Sapienza divina incarnata (cfr Gv 1,14), venuta nel mondo perché l’umanità abbia vita in abbondanza (cfr Gv 10,10). E chi accoglie la superiore bontà e bellezza e verità di Cristo, in cui dimora tutta la pienezza di Dio (cfr Col 2,9), entra con Lui nel suo Regno, dove i criteri di valore di questo mondo decadono e sono addirittura rovesciati.

    Una delle più belle definizioni del Regno di Dio la troviamo nella seconda Lettura, un testo che appartiene alla parte esortativa della Lettera ai Romani. L’apostolo Paolo, dopo aver esortato i cristiani a farsi sempre guidare dalla carità e a non dare scandalo a quanti sono deboli nella fede, ricorda che il Regno di Dio "è giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo" (Rm 14,17). E aggiunge: "Chi serve il Cristo in queste cose, è bene accetto a Dio e stimato dagli uomini. Diamoci dunque alle opere della pace e alla edificazione vicendevole" (Rm 14,18-19). Le "opere della pace" costituiscono un’espressione sintetica e compiuta della sapienza biblica, alla luce della rivelazione di Cristo e del suo mistero di salvezza. Chi ha riconosciuto in Lui la Sapienza incarnata e per Lui ha lasciato tutto il resto, diventa "operatore di pace", sia nella comunità cristiana che nel mondo, diventa cioè seme del Regno di Dio che è già presente e progredisce verso la piena manifestazione. Nella prospettiva del binomio Sapienza-Cristo, la Parola di Dio ci offre pertanto una visione compiuta dell’uomo nella storia: chi, affascinato dalla sapienza, la cerca e la trova in Cristo, lascia tutto per Lui ricevendo in cambio il dono inestimabile del Regno di Dio e, rivestito di temperanza, prudenza, giustizia e fortezza – le virtù "cardinali" – vive nella Chiesa la testimonianza della carità.

    Ci si potrebbe chiedere se questa visione dell’uomo possa costituire un ideale di vita anche per gli uomini del nostro tempo, in particolare per i giovani. Che ciò sia possibile lo dimostrano innumerevoli testimonianze di vita cristiana personale e comunitaria, di cui è ricco anche oggi il Popolo di Dio pellegrino nella storia. Tra le molteplici espressioni della presenza dei laici nella Chiesa cattolica, vi è anche quella del tutto singolare delle Guardie Svizzera Pontificie, giovani che, motivati dall’amore per Cristo e la Chiesa, si pongono al servizio del Successore di Pietro. Per alcuni di loro l’appartenenza a questo Corpo di Guardia è limitata a un periodo di tempo, per altri si prolunga sino a diventare scelta dell’intera esistenza. Per qualcuno, e lo dico con vivo compiacimento, il servizio in Vaticano ha portato a maturare la risposta alla vocazione sacerdotale o religiosa. Per tutti, però, essere Guardie Svizzere significa aderire senza riserve a Cristo e alla Chiesa, pronti per questo a dare la vita. Il servizio effettivo può cessare, ma dentro si rimane sempre Guardie Svizzere. Lo hanno voluto testimoniare le circa ottanta ex-Guardie che dal 7 aprile a 4 maggio hanno compiuto una straordinaria marcia dalla Svizzera a Roma, seguendo prevalentemente l’itinerario della via Francigena.

    A ciascuno di loro e a tutte le Guardie Svizzere desidero rinnovare il mio più cordiale saluto. Unisco nel ricordo le Autorità venute appositamente dalla Svizzera e le altre Autorità civili e militari, i Cappellani che hanno animato con il Vangelo e l’Eucaristia il quotidiano servizio delle Guardie, come pure i numerosi familiari ed amici. Cari amici, per voi e per i defunti del vostro Corpo offro in modo speciale questa Eucaristia, che segna il momento spiritualmente più alto della vostra festa. Alimentatevi del Pane eucaristico e siate in primo luogo uomini di preghiera, perché la divina Sapienza faccia di voi degli autentici amici di Dio e servitori del suo Regno di amore e di pace. Nel Sacrificio di Cristo assume pienezza di significato e di valore il servizio offerto dalla vostra lunga schiera in questi 500 anni. Facendomi idealmente interprete dei Pontefici che nel corso dei secoli il vostro Corpo ha fedelmente servito, esprimo il meritato e sentito ringraziamento, mentre, guardando al futuro, vi invito ad andare avanti acriter et fideliter, con coraggio e fedeltà. La Vergine Maria e i vostri Patroni san Martino, san Sebastiano e san Nicola di Flüe vi aiutino a svolgere il vostro quotidiano lavoro con generosa dedizione, sempre animati da spirito di fede e di amore per la Chiesa.

    [00664-01.01] [Testo originale: Plurilingue]

    [B0233-XX.02]

    FONTE: http://212.77.1.245/news_services/bulletin...x=18342&lang=it

  6. #16
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  7. #17
    Crusader
    visitatore

    Bellissimo 3D.
    Ho scoperto un sacoc di cose che non conoscevo sulle guardie svizzere, al di là dell'ambito storico che già bazzicavo.

  8. #18
    Cardinale Bellarmino
    visitatore
    Ecco alcune immagini della Celebrazione della S. Messa di questa mattina nella Patriarcale Basilica Vaticana presieduta dal Sommo Pontefice.

    (FONTE: www.catholicpressphoto.com)




  9. #19
    semper idem
    visitatore
    le Guardie Svizzere..simpatici e folkloristici orpelli, residui del tempo che fu...
    ...sento puzza di modernismo <_<

  10. #20
    Fedelissimo di CR L'avatar di Anselmo
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    Sono belli e suggestivi però, mi piacciono.
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