Lo Staff del Forum dichiara la propria fedeltà al Magistero. Se, per qualche svista o disattenzione, dovessimo incorrere in qualche errore o inesattezza, accettiamo fin da ora, con filiale ubbidienza, quanto la Santa Chiesa giudica e insegna. Le affermazioni dei singoli forumisti non rappresentano in alcun modo la posizione del forum, e quindi dello Staff, che ospita tutti gli interventi non esplicitamente contrari al Regolamento di CR (dalla Magna Charta). O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te.
Pagina 1 di 10 123 ... UltimaUltima
Risultati da 1 a 10 di 95

Discussione: La Guardia Svizzera Pontificia: storia e attività

  1. #1
    Moderatore Globale L'avatar di Vox Populi
    Data Registrazione
    Apr 2006
    Località
    casa mia
    Messaggi
    61,305

    La Guardia Svizzera Pontificia: storia e attività



    Guardie Svizzere: da 500 anni i «custodi» del Papa.

    A Lucerna due giorni di festa nell’anniversario dei primi arruolamenti in questo corpo speciale

    Da 500 anni i «custodi» del Papa


    Di Vincenzo Grienti

    Sfilate, cortei, sbandieratori, bande musicali e concerti domani e domenica animeranno Lucerna. La Mühelenplatz, il Nationalquai, la chiesa dei Gesuiti e il lago dei Quattro Cantoni sono, infatti, i luoghi della città elvetica che ospiteranno la manifestazione ufficiale commemorativa in ricordo dell'arruolamento e della partenza per Roma delle prime Guardie svizzere, il cui 500esimo anniversario ricorre il prossimo anno. Domani mattina le celebrazioni si aprono con un corteo fino alla Kurplatz, dove il comandante della Guardia, Pius Segmüller, rivolgerà un discorso. Alle 10 di domenica si terrà nella chiesa dei gesuiti una celebrazione eucaristica presieduta da Amédée Grab, vescovo di Coira e presidente dell'episcopato svizzero. Sempre domenica ci sarà la traversata con la flotta di battelli a vapore della Guardia svizzera sul lago dei Quattro cantoni. L'iniziativa è promossa dall'Associazione delle ex Guardie svizzere. Continua intanto il lavoro del Comitato organizzatore, nato nel febbraio 2003, e presieduto dall'abate di Einsiedeln, Martin Werlen e da altre personalità come il consigliere agli Stati Franz Wicki e il comandante di corpo Beat Fischer.

    «L'anniversario è caratterizzato da una grande varietà di attività e festeggiamenti che si svolgeranno sia in Svizzera che a Roma - fa sapere Fischer -. Un evento di punta è la leggendaria "Marcia a Roma" seguendo l'itinerario percorso dalle prime guardie svizzere». Si tratta di una marcia celebrativa che si svolgerà nella primavera del 2006. Le ex-Guardie svizzere vogliono ricordare la discesa a Roma dei loro primi 150 compagni mercenari 500 anni fa.

    I «Gwardiknechte» marciarono passando per Milano e Acquapendente. Quest'ultima cittadina si trova proprio sulla via che nel Medioevo pellegrini e mercanti, imperatori e mercenari, briganti e mendicanti percorrevano per recarsi dalla terra di Francia a Roma, passando per il Gran San Bernardo, Pavia, il passo della Cisa, Siena e Viterbo. La strada proveniente da Milano si immetteva, nell'area di Pavia, nella via Francigena. Da lì si proseguiva per Fidenza per poi attraversare l'Appennino passando per il passo della Cisa. La marcia celebrativa nella primavera del 2006 seguirà proprio questo itinerario.

    L'anno di nascita della Guardia Svizzera Pontificia è il 22 gennaio 1506. In quel giorno di cinquecento anni fa, sull'imbrunire, un gruppo di centocinquanta svizzeri, al comando del capitano Kaspar von Silenen, del Cantone di Uri, attraverso Porta del Popolo entrò per la prima volta in Vaticano, dove furono benedetti da Papa Giulio II. Il prelato Giovanni Burchard di Strasburgo, cerimoniere pontificio e autore di una famosa cronaca dei suoi tempi, annotò l'avvenimento nel suo diario dando ufficialità all'evento storico. Nel 1512 i soldati svizzeri, che in quell'occasione entrarono a far parte della Lega Santa, cambiarono la storia d'Italia, scacciando la minaccia francese oltre le Alpi e ricevettero dal Papa il titolo di «difensori della libertà della Chiesa». Erano poveri a quei tempi gli svizzeri, cinquecentomila abitanti. La maggior parte scelse, allora, l'emigrazione e per molti questa scelta significò fare il mercenario. Prima di Giulio II era stato già Sisto IV nel 1479 a stringere un'alleanza con i confederati, stabilendo, attraverso un trattato la possibilità di reclutare dei mercenari. Innocenzo VIII li utilizzò in un'altra occasione di guerra, contro il duca di Milano. Precursore nell'utilizzo dei soldati svizzeri fu anche Alessandro VI.


    Avvenire - 23 settembre 2005



    La Storia.

    Gli Helvetii:

    Non tutti i pellegrini che vengono a Roma e cercano di farsi fare una bella foto con gli Svizzeri che montano la guardia agli ingressi del Vaticano, conoscono la storia di questi soldati che giurarono fedeltà al Papa.
    Bisogna risalire al tempo del Rinascimento e ai motivi che nel 1506 spinsero Papa Giulio II a far venire a Roma gli Svizzeri: i soldati elvetici, per la loro forza d'animo, i nobili sentimenti e la fedeltà proverbiale, erano ritenuti invincibili. Il grande storico latino, Tacito, molti secoli prima aveva detto: "Gli Helvetii sono un popolo di guerrieri, famoso per il valore dei suoi soldati." Per questo, i Cantoni svizzeri, con le loro alleanze ora con una parte ora con l'altra, giocavano un ruolo importante nella politica europea. Come alleati di Giulio II, nel 1512 essi decisero, infatti, le sorti d'Italia e ricevettero dal Papa il titolo di "difensori della libertà della Chiesa". In quei tempi nei quali era normale fare il mercenario, il nucleo centrale delle Alpi ospitava un popolo di guerrieri. I primi Cantoni svizzeri, con circa 500.000 abitanti, date le precarie condizioni economiche di quel tempo, formavano un paese sovrappopolato: la povertà era grande. Non restava altro, perciò, che emigrare e l'occupazione migliore, allora, era fare il mercenario.

    I Mercenari Svizzeri:

    C'erano 15.000 uomini disponibili per questo tipo di lavoro, che era "organizzato" e sotto il controllo della piccola Confederazione dei Cantoni, la quale conferiva la autorizzazione per la leva di uomini e, come contropartita, riceveva grano, sale o altri privilegi commerciali. Gli svizzeri, in genere, concepivano la guerra come un'emigrazione temporanea, estiva e, perciò, partecipavano a guerre brevi e grandi, per poi tornare a casa a passare l'inverno con il "soldo" e il bottino: essi erano i migliori soldati del tempo. Senza cavalleria e con poca artiglieria, questa gente aveva inventato una tattica di movimento superiore a tutte le altre, e per questo essa era richiesta e invitata sia dalla Francia che dalla Spagna. Erano come delle muraglie semoventi, irte di ferro e impenetrabili. Non si capirebbe niente delle lotte in Italia, se non si tenesse conto di questi soldati mercenari. Già nel 13° e 14° secolo, dopo l'indipendenza svizzera, un gran numero di gente militava in Germania e Italia e poiché i Cantoni non erano capaci di impedire questo tipo di emigrazione, cercarono, perlomeno, di organizzarlo.

    I Mercenari Svizzeri e la Francia:

    L'alleanza con la Francia fu la più importante e cominciò con Carlo VII nel 1453; poi venne rinnovata nel 1474 da Luigi XI, che nei pressi di Basilea aveva assistito alla resistenza di 1500 svizzeri contro forze venti volte superiori. Luigi XI assoldò dei confederati svizzeri come istruttori per l'esercito francese. La stessa cosa fu fatta dal re di Spagna. Quando alla fine del 1400 cominciano con Carlo VIII le guerre d'Italia, gli svizzeri erano considerati dal Gucciardini «il nerbo e la speranza di un esercito». Nel 1495 il re di Francia salvò la propria vita per l'incrollabile fermezza dei suoi fanti svizzeri. Il servizio straniero dei confederati fu meglio regolato con l'alleanza del 1521 tra la Francia e i Cantoni, per cui gli svizzeri si obbligavano a fornire da sei a diecimila soldati al re e la Svizzera riceveva la protezione del più potente principe europeo. Essi erano alleati e ausiliari permanenti, però i Cantoni rimanevano i veri sovrani di queste truppe e si riservavano il diritto di richiamarle. Questi corpi armati avevano una completa indipendenza, con i propri ordinamenti, propri giudici e propri stendardi. I comandi erano impartiti nella loro lingua, in tedesco, da ufficiali svizzeri e restavano legati alle leggi dei loro Cantoni: il reggimento, insomma, era la loro patria e tutte le consuetudini furono confermate in tutti gli accordi degli anni seguenti.

    Gli Svizzeri in Vaticano:

    II 22 gennaio 1506 è la data di nascita ufficiale della Guardia Svizzera Pontificia, perché in questo giorno, sull'imbrunire, un gruppo di centocinquanta svizzeri, al comando del capitano Kaspar von Silenen, del Cantone di Uri, attraverso Porta del Popolo entrò per la prima volta in Vaticano, dove furono benedetti da Papa Giulio II. Il prelato Giovanni Burchard di Strasburgo, cerimoniere pontificio e autore di una famosa cronaca dei suoi tempi, notò l'avvenimento nel suo diario. In verità, già prima, Sisto IV aveva concluso nel 1479 un'alleanza con i confederati, per mezzo di un trattato che prevedeva la possibilità di reclutare mercenari. Aveva fatto costruire per loro degli alloggi vicino alla chiesa di S. Pellegrino, nella attuale via del Pellegrino. Innocenze Vili (1484-1492) in forza del vecchio trattato rinnovato, voleva servirsi di loro contro il duca di Milano. Anche Alessandro VI si servirà dei soldati confederati durante l'alleanza dei Borgia con il re di Francia. Al tempo della potente famiglia Borgia si originarono in Italia le grandi guerre che videro in primo piano gli svizzeri, alleati alle volte della Francia e altre volte sostenitori della Santa Sede o del Sacro Romano Impero di nazione germanica.Quando i mercenari svizzeri sentirono che Carlo VIII, re di Francia, preparava una grande spedizione contro Napoli, si precipitarono in massa per essere arruolati. Alla fine del 1494 sono presenti a migliaia in Roma, di passaggio con l'esercito francese che nel febbraio successivo occuperà Napoli. Tra i partecipanti a questa spedizione contro Napoli, si trovava anche il cardinale Giuliano della Rovere, il futuro Giulio II, che sotto Alessandro VI aveva lasciato l'Italia e si era recato in Francia. Egli conosceva bene gli svizzeri, anche perché una ventina di anni prima aveva ricevuto come beneficio, tra gli altri, anche il vescovado di Losanna. Alcuni mesi più tardi, però, Carlo VIII fu costretto ad allontanarsi in gran fretta da Napoli e riuscì a stento a forzare il blocco e ritornare in Francia. Infatti Papa Alessandro VI aveva collegato Milano, Venezia, Impero Germanico e Ferdinando il Cattolico di Spagna in funzione antifrancese.

    Il Sacco di Roma:

    La mattina del 6 maggio 1527, dal suo quartiere generale nel convento di S. Onofrio sul Gianicolo, il capitano generale Borbone diede il via agli assalti. In uno di questi, alla Porta del Torrione, mentre dava la scalata alle mura, egli stesso fu colpito a morte. Dopo un momento di esitazione, però, i mercenari spagnoli sfondarono la Porta del Torrione, mentre i lanzichenecchi invadevano Borgo S. Spirito e S. Pietro. La Guardia Svizzera, compatta ai piedi dell'obelisco che allora si trovava vicino al Campo Santo Teutonico, e le poche truppe romane resistettero disperatamente. Il comandante Kaspar Röist, ferito, sarà trucidato dagli spagnoli a casa sua sotto gli occhi della moglie Elisabeth Klingler, e dei 189 svizzeri se ne salvarono solo quarantadue, cioè quelli che all'ultimo momento, al comando di Hercules Göldli, avevano accompagnato Clemente VII nel suo rifugio di Castel SantAngelo: il resto cadde gloriosamente, massacrato, assieme a duecento fuggiaschi, sui gradini dell'altare maggiore di S. Pietro. La salvezza di Clemente VII e dei suoi uomini fu resa possibile dal "Passetto", un corridoio segreto costruito da Alessandro VI sul muro che collegava il Vaticano e Castel SantAngelo. L'orda selvaggia aveva premura per paura che le forze della Lega tagliassero la via della ritirata. Attraverso Ponte Sisto, lanzichenecchi e spagnoli si riversarono sulla città, e per otto giorni diedero libero sfogo a ogni sopruso, ruberia, sacrilegio e massacro; furono manomesse, perfino, le tombe dei Papi, compresa quella di Giulio II, per rubare quanto vi era dentro: forse dodicimila furono i morti e il bottino sui dieci milioni di ducati. Non c'è da meravigliarsi di tutto questo, perché l'esercito imperiale e, in particolare, i lanzichenecchi di Frundsberg erano animati da uno spirito di crociata antipapista. Davanti a Castel Sant'Angelo, sotto gli occhi del Papa, fu imbastita una parodia di processione religiosa, con la quale si chiedeva che Clemente cedesse a Lutero vele e remi della "Navicella" di Pietro. Allora la soldataglia gridò: "Vivat Lutherus pontifex." Per sfregio, il nome di Lutero fu inciso con la punta d'una spada sull'affresco "La Disputa del Santissimo Sacramento" nelle Stanze di Raffaello, mentre un altro graffito inneggiava a Carlo V imperatore. Conciso e esatto il giudizio del priore dei canonici di S. Agostino emesso allora: "Malifuere Germani, pejores Itali, Hispani vero pessimi" -i tedeschi furono cattivi, peggiori gli italiani, pessimi gli spagnoli. Oltre al danno irreparabile della distruzione di reliquie, praticamente con il Sacco di Roma è andato perduto anche un tesoro d'arte inestimabile, ossia la maggior parte dell'oreficeria artigiana di chiesa. Il 5 giugno Clemente VII si doveva arrendere e accettare pesanti condizioni: abbandono delle fortezze di Ostia, Civitavecchia e Civita Castellana, la cessione delle città di Modena, Parma e Piacenza e il pagamento di quattrocentomila ducati; inoltre, per avere liberi i prigionieri, se ne doveva pagare il riscatto. La guarnigione papale fu sostituita con quattro compagnie di tedeschi e spagnoli; alla soppressa Guardia Svizzera, subentrarono duecento lanzichenecchi. Il Papa ottenne che gli svizzeri sopravvissuti fossero inclusi nella nuova Guardia, ma di essi solo dodici accettarono, tra cui Hans Gutenberg di Coirà e Albert Rosin di Zurigo; gli altri non vollero avere niente a che fare con gli odiati lanzichenecchi.


    Fonte: www.vatican.va



    <hr>


    il giuramento di fedeltà........



    Compiti e vita quotidiana:

    A questo punto è bene dare uno sguardo a quello che è il normale svolgimento di una giornata della Guardia: ogni giorno due terzi del personale sono impegnati a montare la guardia agli ingressi del Palazzo Apostolico, e cioè nel Cortile di S. Damaso, nel Cortile del Belvedere, nei piani delle varie Logge, nella sala Regia, davanti agli uffici della Segreteria di Stato e nell&#39;appartamento privato del Papa; inoltre agli ingressi esterni, ossia al Cancello Petriano (ex S. Ufficio), all&#39;arco delle Campane, al Portone di Bronzo e a Porta S. Anna. A prestare servizio d&#39;onore, di controllo e ordine, la Guardia è impegnata tutte le volte che il Papa è presente, ossia nelle celebrazioni liturgiche in S. Pietro, nelle Udienze Generali, nelle visite di Capi di Stato, Capi di Governo, Ministri degli Esteri e Ambasciatori. La giornata non è occupata solo da questi servizi ufficiali, bensì la vita della Guardia richiede tutta una serie di ispezioni, istruzioni, marce, esercizi di tiro. Logicamente bisogna trovare il tempo anche per le molteplici attività proprie dei vari gruppi, quali la banda, i tamburi, il coro, e non si possono, poi, non menzionare gli incontri di calcio anche con altre squadre, per esempio quella del Corpo di Vigilanza del Vaticano, il tennis da tavolo e corsi di autodifesa. Con tutta questa attività fisica e psichica di persone relativamente molto giovani è chiaro che ci sia bisogno nel Quartiere di una cucina che provveda in maniera ottimale al benessere dei componenti della Guardia. Questo compito è svolto dalle Suore Albertine, Serve di Dio. Per concludere, è bene accennare che tutti coloro che hanno servito, a qualsiasi titolo e con qualsiasi grado, nella Guardia Svizzera in Vaticano, una volta terminato il servizio, rimangono legati tra di loro attraverso l&#39; "Associazione ex soldati della Guardia", che regolarmente pubblica in Svizzera l&#39;organo "DER EXGARDIST"; i membri si riuniscono periodicamente a livello regionale e a livello federale, e in quest&#39;ultimo caso vi partecipano possibilmente, il comandante e il cappellano. La riunione più importante, però, è quella che avviene in Vaticano il 6 maggio di ogni anno, in occasione del giuramento delle reclute. Attorno ad esse in quel giorno familiarizzano nel Quartiere della Guardia parecchie centinaia di persone: le famiglie dei componenti attuali della Guardia e moltissime ex guardie con le loro famiglie vivono insieme una giornata di festosa, vera amicizia.


    fonte: www.vatican.va



    Ogni 6 maggio in Vaticano il suggestivo «giuramento»


    (V.Gri.) www.avvenire.it

    C&#39;è una data simbolo per la Guardia svizzera che s&#39;intreccia con la storia della Chiesa. È il 6 maggio 1527, giorno del «Sacco di Roma» da parte dei lanzichenecchi e delle milizie del capitano Borbone. La Guardia permette al papa Clemente VII di avere salva la vita. Ma dei 189 svizzeri se ne salvarono solo quarantadue. Oggi è una data di «vita» perché ogni anno le nuove reclute fanno giuramento solenne in una cerimonia suggestiva nel Cortile di San Damaso, in Vaticano. Alla presenza di personalità religiose, rappresentanti politici e militari della Confederazione svizzera, parenti, amici e simpatizzanti, le nuove reclute con la mano sinistra sulla bandiera della Guardia e la destra alzata con le tre dita aperte, quale simbolo della Trinità, giurano fedeltà al Pontefice.

    Il corpo della Guardia svizzera pontificia è in servizio dal lontano 1506 all&#39;epoca di papa Giulio II. Con la conquista di Roma da parte delle truppe italiane nel 1870, le Guardie svizzere rimasero a difesa personale del Papa nei suoi alloggi. Al giorno d&#39;oggi sono 110 in tutto: 80 alabardieri, 23 sottufficiali, 4 ufficiali, 2 tamburi e un cappellano. Per farne parte bisogna essere di nazionalità elvetica e senza alcun impiego lavorativo al di fuori di quello per il Vaticano. «Raramente tradizione e modernità si coniugano così bene come nel corpo della Guardia svizzera pontificia - sottolinea il comandante, il colonnello Elmar Th. Mäder, sul website www.schweizergarde.org - . Il nostro mandato è rimasto quello storico: proteggere il Pontefice e la sua residenza. Le modifiche apportate riguardano i metodi di adempimento del servizio, le persone che sono chiamate a svolgerlo e l&#39;ambiente nel quale si muovono». Restano intatte invece, l&#39;uniforme e, soprattutto la convinzione che il successore di Pietro meriti un impegno totale al suo servizio anche a costo di «offrire la propria vita».



    L&#39;uniforme

    È attribuita a Michelangelo ma sembra che Buonarroti non se ne sia mai occupato


    (Vi.Gri.)


    È al Comandante Jules Répond (1910-1921) che si deve in gran parte la foggia attuale dell&#39;uniforme della Guardia Svizzera. Dopo studi e ricerche, ispirandosi agli affreschi di Raffaello, Répond eliminò i cappelli e li sostituì con i baschi su cui spiccano i gradi. Introdusse il colletto bianco al posto della gorgiera plissettata. Si occupò anche della corazza, che fece modellare sulla base di antiche illustrazioni. Solo per l&#39;uniforme di gala sono previsti una vistosa gorgiera, guanti bianchi e morione di metallo chiaro con pennacchio di struzzo, bianche per il comandante e il sergente maggiore, viola scuro per gli ufficiali, rosso per i sottufficiali e per gli alabardieri e giallo scuro su morione nero per i tamburi e i pifferi. A destra e sinistra del morione è raffigurata a sbalzo la quercia dei della Rovere. I colori, che rendono tanto sgargiante l&#39;uniforme della Guardia, sono quelli tradizionali dei Medici: blu, rosso e giallo, ai quali si intona perfettamente il bianco dei guanti e del colletto. Bande gialle e blu interrompono con un movimento fluido il rosso del farsetto e dei pantaloni. L&#39;uniforme indossata giornalmente è interamente blu. Comunemente si fa risalire la paternità della divisa a Michelangelo, ma sembra che il Buonarroti in realtà non se ne sia mai occupato.

    www.avvenire.it




    <hr>
    Una pubblicazione ufficiale per ricordare il quinto centenario della fondazione

    Gazzetta Svizzera 6.1.2006

    La Guardia Svizzera Pontificia: 500 anni di coraggio e fedeltà



    L’editore Armando Dadò, Locarno, ha curato l’edizione italiana del volume ufficiale del giubileo della Guardia Svizzera Pontificia, voluto dall’Associazione di sostegno, presieduta dall’ex-consigliere federale Flavio Cotti. Quest’anno la Guardia Svizzera celebra infatti il 500esimo della fondazione e questo prestigioso traguardo è sottolineato con un messaggio di benvenuto di Papa Benedetto XVI e dalle prefazioni del Presidente della Confederazione Samuel Schmid, del Comandante di Corpo dell’esercito svizzero Beat Fischer, del Comandante della “Guardia” Elmar Th. Mäder, oltre che di Flavio Cotti.
    Grazie alle conoscenze approfondite, l’autore, Robert Walpen, riesce a rendere accessibile l’impressionante storia della “Guardia”, nel suo ambiente – storico e attuale – e nella sua vita di ogni giorno.

    La Guardia Svizzera Pontificia (GSP) celebra nel 2006 il 500esimo anniversario della sua fondazione. Quest’opera per il giubileo, riccamente illustra, ripercorre l’impressionante storia della Guardia Svizzera, di cui fornisce una visione d’insieme. Il libro si rivolge a tutti coloro che s’interessano alla Guardia Svizzera.
    I ventuno capitoli possono essere letti individualmente e permettono di accedere alla realtà della Guardia da svariati punti di vista.
    Il 21 giugno 1505, Papa Giulio II (1503- 1513) si rivolge alla Confederazione svizzera con la speranza di ottenere una Guardia per la protezione della sua persona e del palazzo apostolico. Verso la fine dello stesso anno, le prime 150 guardie s’incamminano verso Roma ed entrano in servizio il 22 gennaio 1506. Durante il Sacco di Roma il 6 maggio 1527, 147 guardie perdono la vita difendendo Papa Clemente VII. In memoria di questo avvenimento, la festa annuale nel corso della quale le nuove guardie prestano giuramento, ha sempre luogo il 6 maggio.
    Il libro si compone di tre parti. La prima “La Storia della Guardia”, racconta il modo in cui essa si è sviluppata e gli avvenimenti importanti della sua lunga e ricca storia. La seconda parte, “L’ambiente della Guardia”, presenta le uniformi e le bandiere, le chiese e i quartieri della Guardia, descrive il sostegno di cui beneficia la Guardia in Svizzera e i legami che l’uniscono alla madrepatria.

    La terza parte, “La vita della Guardia”, tratta di argomenti come la vita quotidiana, la formazione e i compiti, le motivazioni dell’entrata nella Guardia e i momenti principali della vita di ogni guardia, nonché del giuramento il giorno del Sacco di Roma. Il libro prende posizione sul caso di omicidio che ha colpito la Guardia nel 1998 e termina con un resoconto della morte di Papa Giovanni Paolo II e dell’elezione di Benedetto XVI.
    Un’appendice fornisce, oltre ai nomi dei comandanti, il loro periodo di servizio e i loro stemmi, l’elenco delle guardie dal 1900, le note, l’indice biografico, l’indice analitico e l’elenco delle illustrazioni.



    Una corona in memoria dei caduti durante il Sacco di Roma del 1527.




    <hr>




    <hr>
    http://www.vatican.va/roman_curia/swiss_gu...rd/index_it.htm















    <hr>
    Oboedientia et Pax

  2. #2
    Moderatore Globale L'avatar di Vox Populi
    Data Registrazione
    Apr 2006
    Località
    casa mia
    Messaggi
    61,305
    DAL GIURAMENTO AGLI STIPENDI

    LA NASCITA - II 22 gennaio 1506 è considerato la data di nascita ufficiale della Guardia Svizzera Pontificia: quel giorno, un gruppo di 150 svizzeri, al comando del capitano Kaspar von Silenen, del Cantone di Uri, attraverso Porta del popolo entrarono per la prima volta in Vaticano, dove furono accolti e benedetti da papa Giulio II.

    IL GIURAMENTO - Il giuramento delle reclute si svolge il 6 maggio, data legata a una delle pagine più drammatiche della storia della Guardia: il 6 maggio 1527, 147 svizzeri morirono durante il Sacco di Roma, per difendere il Papa dall’assalto dei lanzichenecchi.

    I REQUISITI - Per essere ammessi nel Corpo delle guardie svizzere occorre essere cittadini elvetici, cattolici, celibi, con una reputazione irreprensibile, aver frequentato la scuola delle reclute in Svizzera, età tra i 19 e 30 anni, altezza minima di 174 centimetri, un certificato di qualifica professionale o diploma superiore.

    I COMPITI - Sono previsti da un apposito regolamento e sono: vegliare sulla sicurezza del Santo Padre e della sua residenza, scortarlo nei suoi viaggi, sorvegliare gli ingressi della Città del Vaticano, prestare servizio durante le Messe del Papa e le altre cerimonie e udienze.

    GLI STIPENDI - Una guardia ha uno stipendio lordo mensile di circa 1.350 euro. Ogni sei mesi la retribuzione viene adeguata al rincaro dei prezzi. Dopo due anni di servizio, lo stipendio base aumenta di circa il 2 per cento. Sono poi previsti premi di fedeltà (di circa 4.000 franchi svizzeri), che scattano dopo il terzo e quarto anno di servizio.





    MA COM’È DIFFICILE PROTEGGERE IL PAPA

    «Non siamo guardie del corpo. Del Papa condividiamo la fede e le idee. Per noi è molto di più di un capo di Stato. Chi lascia il servizio attivo rimane guardia svizzera per tutta la vita. Questa è una vocazione».

    Il colonnello Elmar Mäder è il comandante della Guardia. Laureato in giurisprudenza, ufficiale dell’esercito svizzero, racconta: «Venni a Roma nel 1989, incontrai Karol Wojtyla e un sacerdote svizzero che lavorava in Vaticano mi aiutò a coltivare questa vocazione speciale. Feci domanda e dopo quattro anni diventai ufficiale della Guardia».

    L’ha comandata durante il passaggio della morte di Giovanni Paolo II. La sera del 2 aprile era di guardia all’appartamento pontificio: «Ho avuto questa grazia», e gli occhi gli si fanno lucidi: «Sentivo la folla, ma non vedevo la piazza. Ciò che mi ha stupito fu l’applauso all’annuncio della morte. Noi uomini di cultura tedesca siamo più riservati, ma voi italiani con quell’applauso avete saputo ringraziare in modo molto bello il Papa».

    Ratzinger lo ha incontrato appena eletto, fuori dalla Cappella Sistina: «Devo confessare che non è stata una sorpresa la sua elezione. Gli ho fatto gli auguri e lui ha rigraziato la Guardia per il servizio. Lo conoscevamo, è venuto anche qui qualche domenica a celebrare la Messa».

    Con Benedetto XVI qualcosa è cambiato: «Non cerca il bagno di folla. Karol Wojtyla, soprattutto nei primi anni, voleva il contatto fisico con la gente. Non era facile proteggerlo, anche perché noi non possiamo limitare il Papa nel suo ministero». Sul servizio d’onore al Papa all’estero il comandante ha un’idea precisa: «Secondo me spetta allo Stato ospitante. La Guardia svizzera in divisa è meglio che resti in Vaticano».

    A.BO.

    Fonte: http://www.stpauls.it/fc/0604fc/0604fc80.htm

    *****************

    mi hanno colpito e commuovono le parole del comandante quando parla del suo servizio come VOCAZIONE.......



    Benedetto XVI stamani all&#39;Angelus:

    DOPO L’ANGELUS

    Cinquecento anni or sono, il 22 gennaio 1506, il Papa Giulio II accoglieva e benediceva il primo contingente di Guardie Svizzere, venute a Roma per assicurare la difesa della sua persona e del Palazzo Apostolico. Nasceva così la Guardia Svizzera Pontificia. Nel ricordare quello storico evento, sono lieto di salutare quanti oggi compongono questo benemerito Corpo, al quale, in segno di apprezzamento e di riconoscenza, imparto di cuore una speciale Benedizione Apostolica.


    22.01.2006

    SANTA MESSA IN OCCASIONE DEL GIUBILEO PER IL QUINTO CENTENARIO DEL CORPO DELLA GUARDIA SVIZZERA PONTIFICIA

    Alle ore 9.30 di oggi, l’Em.mo Card. Angelo Sodano, Segretario di Stato di Sua Santità, Decano del Collegio Cardinalizio, presiede nella Cappella Sistina la Santa Messa per i Membri del Corpo della Guardia Svizzera Pontificia in occasione dell’apertura delle celebrazioni per il V centenario della Fondazione.

    Questo il testo dell’omelia che il Segretario di Stato pronuncia nel corso della celebrazione liturgica:


    OMELIA DEL CARD. ANGELO SODANO

    Venerati Concelebranti e distinte Autorità,
    Cari membri del Corpo della Guardia Svizzera Pontificia,
    Fratelli e Sorelle nel Signore,

    Nell’antifona d’ingresso abbiamo esclamato con le parole del Salmo 95:

    "Cantate al Signore un canto nuovo,
    Cantate al Signore da tutta la terra;
    splendore e maestà dinnanzi a lui,
    potenza e bellezza nel suo santuario."

    Il coro ha poi fatto riecheggiare sotto le volte stupende di questa Cappella Sistina l’"Exsultate Deo" di Scarlatti. È stato tutto un invito a glorificare Dio in questo giorno di festa, lodandolo e ringraziandolo per la Sua continua presenza in mezzo a noi.

    1. La gloria di Dio

    L’autore del Salmo già proclamava che dinnanzi al Signore c’è splendore e maestà, che vi è potenza e bellezza nel suo santuario.

    È questa un’esclamazione che prorompe pure spontanea dalle nostre labbra in questo giorno di festa, mentre siamo riuniti in preghiera per cantare la gloria del Signore. L’odierna liturgia si svolge, infatti, in questa Cappella Sistina, ove tutto invita a cantare la grandezza di Dio Onnipotente ed a celebrare la Sua continua presenza in mezzo a noi.

    A tale riguardo, come non ricordare l’insegnamento di un grande teologo della vostra terra, il compianto Hans Urs von Balthasar, il quale ci richiamava a contemplare sempre la gloria di Dio, soprattutto con la sua celebre opera "Herrlichkeit". In Italia si è tradotto tale termine come "la Gloria di Dio", ma "Herrlichkeit" è una parola complessa che indica tutta la magnificenza e splendore del culto cristiano. Indica, cioè, qualcosa di stupendamente bello e meraviglioso che Dio dischiude dinnanzi a noi. Ed è ciò che noi oggi possiamo contemplare nella Cappella Sistina in quest’ora di grazia&#33;

    2. La parola di Dio

    Immersi in questa luminosa atmosfera, abbiamo poi ascoltato la parola che Cristo ci ha rivolto: "Il tempo è compiuto ed il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al Vangelo" (Mc 1:15).

    È un invito a quel rinnovamento interiore, a cui ci ha richiamato anche il profeta Giona nella prima lettura di questo giorno del Signore.

    È un invito che la Chiesa ripete anche a voi oggi, care Guardie Svizzere, perché ogni giorno dobbiamo purificarci e rinnovarci nel servizio del Signore e nella fedeltà alla sua santa Chiesa. Del resto, il vostro motto, "acriter et fideliter", "tapfer und treu", è un richiamo quotidiano a tale programma di vita.

    A tale proposito mi ritorna sempre alla memoria quel giuramento solenne, quasi "gridato" che voi pronunciate ogni 6 maggio in Vaticano di "servire fedelmente, lealmente ed onorevolmente il Sommo Pontefice ed i suoi legittimi Successori con tutte le forze, sacrificando, ove occorra, anche la vita per la loro difesa".

    Questa fedeltà sia sempre la vostra divisa&#33;

    3. Gli occhi della fede

    Cari amici, oggi iniziano ufficialmente le celebrazioni del quinto Centenario della presenza in Vaticano della Guardia Svizzera. Un giorno come oggi, il 22 gennaio del 1506, i primi 150 Svizzeri entravano attraverso Piazza del Popolo nella Città eterna ed innalzavano la loro gloriosa bandiera, sotto la guida del Capitano Kaspar von Silenen del Cantone di Uri. Il Papa Giulio II, che li aveva insistentemente chiamati per tale servizio, li accoglieva con la sua Benedizione. Ed iniziava così la lunga serie di giovani generosi e forti che vollero qui venire per la difesa della Cattedra di Pietro.

    Questa visione religiosa che ispirò i primi alabardieri nel loro servizio era ben sottolineata dallo stesso Ulrich Zwingli, che in quell’ano non si era ancora allontanato dalla Chiesa cattolica. In quell’occasione egli scriveva al suo amico Vadian: "Die Schweizer sehen den traurigen Zustand der Kirche Gottes, die Mutter der Christenheit, und halten es für schlimm und gefährlich, wenn jeder Tyrann ungestraft nach seiner Raubgier die gemeinsame Mutter der Christenheit auffallen dürfte" ("Gli Svizzeri vedono la triste situazione della Chiesa di Dio, la Madre della Cristianità, e ritengono grave e pericoloso che ogni tiranno possa aggredire impunemente per avidità di bottino la Madre comune della Cristianità").

    Lo stesso Papa Pio XII, di venerata memoria, volle ricordare queste parole significative, nel celebrare, nel 1956, il 450° anniversario della Guardia Svizzera (cfr. Discorsi e Radiomessaggi di Sua Santità Pio XII, vol. XVIII, Vaticano, 1967, pag. 166).

    Sono parole che stanno a ricordare ancor oggi alle Guardie Svizzere quell’ispirazione superiore che deve animare il loro servizio, vedendo, con gli occhi della fede, in ogni Romano Pontefice il principio dell’unità visibile della Santa Chiesa di Dio.

    4. Un inno di gratitudine

    In tale contesto di festa, vorrei infine invitarvi a rendere grazie a Dio per la continua assistenza che Egli riserva per la nostra Santa Chiesa, suscitando in essa dei Pastori che, a seconda delle necessità dei tempi, sanno essere guide sicure per il cammino dei credenti. All’inizio vi fu Pietro, poi vennero Lino, Cleto, Clemente e così via, fino a giungere, ai giorni nostri, al Papa Benedetto XVI: ogni Papa con il proprio carisma e con la propria personalità.

    Oggi noi, commemorando il quinto Centenario della Guardia Svizzera, vogliamo rendere grazie a Dio per i doni che concesse al Papa Giulio II, il quale, fra tante altre benemerenze, volle chiamare a Roma i primi soldati svizzeri, perché fossero "defensores Ecclesiae libertatis", come furono definiti dallo stesso Pontefice.

    La grandezza d’animo di questo grande Papa del Rinascimento è ben simboleggiata dalla figura del Mosé che Michelangelo volle scolpire come ricordo funebre del suo Mecenate. Qui, poi, in questo luogo privilegiato, tutto parla di Giulio II, del Papa Giuliano della Rovere, che volle abbellire questa Cappella, con il fine – egli scriveva – "che superasse in grandezza e bellezza ogni altra cosa del mondo" (Bullarium Vaticanum, II, 349).

    Non è poi fuori luogo ricordare che, in quest’anno 2006, cade pure il quinto Centenario dell’inizio dei lavori di costruzione dell’attuale Basilica di S. Pietro, che, proprio nel 1506, Giulio II volle affidare al genio del Bramante, perché il nuovo e grandioso tempio cantasse in eterno la gloria di Dio, sul luogo del martirio del Principe degli Apostoli.

    Né potrei dimenticare che anche in campo pastorale grande fu la figura di Giulio II, che tanto lavorò per la riforma interna della Chiesa, con la convocazione nel 1512 del Concilio Ecumenico Lateranense V. Egli, inoltre, si preoccupò subito del nuovo mondo, da poco scoperto da Cristoforo Colombo, erigendo già nel 1511, a Santo Domingo, la prima diocesi dell’America Latina.

    Per tutto ciò che Giulio II ha fatto nel suo tempo, come per tutto ciò che nel corso dei secoli i Romani Pontefici hanno realizzato per la difesa e la promozione della Santa Chiesa di Dio, noi oggi vogliamo cantare il nostro sentito "Te Deum".

    5. Una Chiesa da amare

    Cari Membri della Guardia Svizzera, come ricordo dell’attuale celebrazione, vi invito ad amare sempre più la Chiesa di Cristo. Con il Salmista, che guardava estasiato verso la città di Sion, noi possiamo ripetere a maggior ragione: "Gloriosa dicta sunt de te, civitas Dei", "Cose gloriose sono state dette di te, o città di Dio" (Salmo 86 [87], 3).

    È questa la Chiesa che anche noi oggi vogliamo amare, è questa la Chiesa che anche noi oggi vogliamo servire. Amen&#33;

    Fonte: www.vatican.va




    Christian-Roland Marcel Richard, sergente presso la Guardia svizzera pontificia (Guardia pontificia)


    Un membro della Guardia svizzera pontificia ricorda che i 500 anni di storia dell&#39;esercito sono stati segnati da momenti di eroismo e da debolezze umane.

    Christian-Roland Marcel Richard, in servizio da vari anni, indica a swissinfo che il suo libro sull&#39;esercito personale del Papa rappresenta il primo scritto realizzato da una guardia pontificia.

    «La guardia svizzera pontificia nel corso dei secoli» racconta la storia del Sacco di Roma nel 1527, quando 147 soldati morirono per difendere il Papa. Non mancano però gli avvenimenti più recenti, come quelli del 4 maggio 1998, quando una guardia svizzera uccise il neo comandante Alois Estermann e sua moglie, prima di suicidarsi.

    Sebbene le mansioni fondamentali della Guardia pontificia siano cambiate di poco nel corso dei secoli – indica il sergente Christian-Roland Marcel Richard – il più piccolo esercito del mondo ha dovuto adattarsi ai tempi che cambiano e al succedersi dei Papi.

    Nato nel 1970, Richard è di servizio al Vaticano dal 1993.

    swissinfo: Come ha potuto combinare il lavoro di guardia e l&#39;attività di scrittore?

    Christian-Roland Marcel Richard: Appena sono giunto in Vaticano, nel marzo del 1993, ho cominciato a raccogliere il materiale sulla storia della Guardia svizzera pontificia. Volevo capire perchè i cittadini elvetici sono stati i primi ad entrare in servizio sotto il Papa e perché continuano a farlo ancora oggi.

    Ho condotto la mia ricerca nei ritagli di tempo, quando non ero impegnato a svolgere le mie mansioni, a sorvegliare la folla o ad essere presente ad audizioni e ricevimenti. In tutto, sono state necessarie 2&#39;962 ore.



    swissinfo: Come sono cambiati la vita e il lavoro della Guardia svizzera pontificia nel corso degli ultimi 500 anni?

    C-R. M. R.: Il primo articolo del regolamento della Guardia, in vigore dal 28 giugno 1976, definisce chiaramente la nostra funzione: «La Guardia svizzera pontificia, fondata da Papa Giulio II nel 1506, è un corpo militare composto da cittadini elvetici, la cui principale missione è di garantire costantemente la sicurezza del sacro successore di San Pietro e della sua residenza».

    Il nostro compito è di accompagnare il Santo Padre durante i suoi viaggi, sorvegliare l&#39;accesso alla Città del Vaticano e adempiere alle nostre mansioni durante i momenti ufficiali e i cerimoniali, così come è stabilito nel regolamento.

    Le ragioni alla base dell&#39;esistenza di una guardia pontificia non sono mutate nel corso degli anni. L&#39;esercito si è semplicemente adattato al corso del tempo e ai desideri dei diversi pontefici che ha servito.


    swissinfo: Com&#39;è la giornata tipo di una guardia?

    C-R. M. R.: Il corpo è suddiviso in tre sezioni, alle quali sono affidati, a rotazione di 24 ore, i vari compiti. Due sezioni si occupano del servizio regolare giornaliero.

    Durante le udienze generali, in occasione di cerimonie, visite di stato, etc., la sezione che non è in servizio può essere comunque parzialmente o interamente richiamata.

    Ogni mese abbiamo delle mattine libere dedicate all&#39;esercizio, alla teoria e all&#39;allenamento. Se una guardia non conosce l&#39;italiano deve seguire un corso e passare un esame.

    swissinfo: Nel libro lei parla dell&#39;uccisione del comandante Alois Estermann e di sua moglie da parte di soldato (1998). La Guardia Svizzera si è ripresa da quel triste episodio?

    C-R. M. R.: Quell&#39;evento fa ormai parte della storia. Nel libro ne parlo subito dopo l&#39;attentato del 1981 a Papa Giovanni Paolo II.

    Grandezza ed eroismo, ma anche fragilità e debolezza umana hanno lasciato un segno indelebile nei nostri 500 anni di storia.

    Ho descritto i fatti seguendo quanto riportato dai documenti ufficiali disponibili. Al momento del dramma, mi trovavo anche io in Vaticano.

    Circa il 90% delle guardie lascia l&#39;incarico dopo aver completato i due anni di servizio obbligatori. Ora, quasi 18 anni dopo, sono poche le guardie ancora in attività che prestavano servizio a quel tempo. E le nuove leve, che non hanno vissuto la vicenda in prima persona, non sentono il bisogno di parlarne.

    swissinfo: È immaginabile pensare che delle donne possano prestare servizio in una Guardia tutta maschile?

    C-R. M. R.: La Guardia Svizzera ha una lunga tradizione militare, e i suoi membri hanno un dovere morale da difendere, devono tenere alto il nome dei loro predecessori.

    Cambiare i valori istituzionali sui quali si fonda la Guardia, semplicemente per seguire delle mode del momento, significherebbe minarne la ragione di essere.

    swissinfo, intervista, Morven McLean
    (Traduzione: Luigi Jorio)




    Due guardie svizzere mostrano la loro bandiera a Benedetto XVI (Keystone)

    http://www.swissinfo.org/sit/swissinfo.htm...107&sid=5759380

    Benedetto XVI ha ricevuto venerdì in udienza privata le 30 nuove reclute della Guardia svizzera, le quali hanno prestato giuramento in Vaticano.

    Il nuovo contingente si caratterizza per l&#39;elevato numero di soldati di lingua tedesca, mentre i latini sono sottorappresentati. Uno solo è ticinese.

    Come tradizione vuole, il giuramento delle reclute avviene ogni anno nella stessa data (6 maggio), in ricordo del sacrificio di numerose guardie che nel 1527 salvarono la vita di papa Clemente VII Medici dalle truppe dell&#39;imperatore Carlo V.

    Delle trenta reclute che sono state ricevute venerdì da Benedetto XVI, 25 sono di lingua tedesca, 3 di lingua francese, una di lingua italiana e una di idioma romancio. Una disuguaglianza che non è passata inosservata.

    Disciplina troppo ferrea per i romandi

    Jacques Babey, presidente dell&#39;associazione delle ex guardie pontificie, si è detto preoccupato dal fatto che i latini siano sottorappresentati fra le nuove leve: «L&#39;equilibrio linguistico vorrebbe che ci siano almeno una decina di guardie romande ogni anno», ha dichiarato.

    Nel 2004, soltanto 7 reclute (su un totale di 33 nuove leve) erano di lingua francese. Babey è dell&#39;avviso che i francofoni siano scoraggiati dalla stretta disciplina che regna tra i soldati del Vaticano.

    Per ovviare a questa situazione, il giurassiano intende rilanciare il reclutamento nella Svizzera romanda, in particolare invitando ex guardie svizzere in uniforme durante gli eventi religiosi più importanti.


    " L&#39;equilibrio linguistico vorrebbe che ci siano almeno una decina di guardie romande ogni anno".

    (Jacques Babey, associazione delle ex guardie pontificie)



    Le esigenze del nuovo papa

    Tutte le guardie attualmente in servizio (110) avevano prestato giuramento sotto Giovanni Paolo II. «Ora si profilano grandi cambiamenti», indica il comandante Elmar Mäder. In particolare, «occorrerà vedere quali saranno le esigenze del Santo Padre in materia di sicurezza».

    Secondo il 41enne sangallese, «Benedetto XVI cercherà sicuramente il contatto con i pellegrini, ma forse in un modo diverso da Karol Wojtyla».

    Nel periodo di pontificato di Giovanni Paolo II, le guardie svizzere hanno infatti sovente dovuto darsi da fare per proteggere il papa di fronte alle manifestazioni di affetto talvolta eccessive dei fedeli.

    Il papa polacco amava molto il contatto con la folla nelle udienze sulla Piazza San Pietro. Ma proprio durante una di quelle udienze, il 13 maggio 1981, fu ferito dalla pistola del turco Ali Agca.

    Soldati dai grandi ideali

    Anche se avrà esigenze diverse dal suo predecessore, il nuovo pontefice, che si trova a Roma dal 1981, è ad ogni modo una vecchia conoscenza delle guardie svizzere. «Quando era cardinale, Joseph Ratzinger aveva il suo appartamento di fronte alla nostra caserma. Passava tutti i giorni davanti a noi e ci parlava. Era il nostro vicino», spiega Mäder.

    A conferma del buon rapporto che intercorre tra pontefice e guardie, Benedetto XVI ha salutato venerdì «lo spirito di questo piccolo esercito dai grandi ideali».

    Tra questi ha ricordato la solidità della fede cattolica, l&#39;amore profondo per la Chiesa e il vicario di Cristo, la perseveranza nei piccoli e grandi incarichi quotidiani, il coraggio, l&#39;umiltà e l&#39;umanità.

    I guardiani del Vaticano

    La Guardia svizzera fu istituita da Giulio II per difendere lo Stato pontificio. I primi 150 soldati svizzeri partirono nel novembre del 1505 da Lucerna alla volta del Vaticano, dove giunsero il 22 gennaio 1506. L&#39;anno prossimo si festeggeranno dunque i 500 anni di esistenza.

    I soldati controllano gli ingressi d&#39;accesso alla Città del Vaticano e sorvegliano il palazzo apostolico. È loro compito inoltre garantire la protezione ravvicinata della persona del papa.

    Fra le altre mansioni, il servizio d&#39;ordine e il servizio d&#39;onore. Sono infatti le guardie svizzere a presentare gli onori militari del papa in occasione di visite di capi di stato, ambasciatori, ministri e altre personalità.

    swissinfo e agenzie
    Oboedientia et Pax

  3. #3
    Moderatore Globale L'avatar di Vox Populi
    Data Registrazione
    Apr 2006
    Località
    casa mia
    Messaggi
    61,305
    APERTA IN VATICANO LA MOSTRA SULLA GUARDIA SVIZZERA PONTIFICIA,
    500 ANNI DI STORIA, ARTE E VITA

    - Interviste con Giovanni Morello, mons. Mauro Piacenza e con Elman Maeder -


    500 anni al servizio del Papa. Sono quelli spesi dalla Guardia Svizzera Pontificia a cui è dedicata una mostra aperta da oggi nei locali del Braccio di Carlo Magno in Vaticano. Attraverso dipinti, manoscritti, divise, armi e corazze l’esposizione racconta il mezzo millennio dell’esercito più antico del mondo. Il servizio è di Paolo Ondarza.

    Era il 22 gennaio 1506 quando, su richiesta di papa Giulio II, veniva costituita la Guardia Svizzera Pontificia. Per celebrarne i 500 anni di servizio, perseveranza e zelo una mostra in Vaticano raccoglie per la prima volta nella storia opere d’arte e reperti di grande interesse culturale. Degna di nota la pagina dedicata al Sacco di Roma, l’evento più arduo affrontato dall’esercito del Papa il 6 maggio 1527 quando i Lanzichenecchi devastarono la Città eterna. 147 guardie diedero la vita per consentire a Clemente VII di riparare a Castel Sant’Angelo. In mostra un ritratto del Pontefice di Sebastiano del Piombo. Giovanni Morello, curatore della mostra:

    “Sebastiano ha fatto diversi ritratti di Clemente VII; qui, appunto, è ripreso con la barba perché dopo il Sacco di Roma Clemente VII non si tagliò più la barba come segno di lutto”.

    Il percorso espositivo si snoda in sei stanze tra dipinti, stendardi, elmi in ferro, monete e le note uniformi gialle rosse e blu, di disegno rinascimentale e che la tradizione fa risalire a un progetto di Michelangelo o Raffaello. Un esercito armato, ma che non usa le armi, quello delle Guardie Svizzere: lo amava ripetere Papa Pio X: “Il nostro cannone - diceva – deve rimanere al suo posto: in cantina, perché il Vaticano non va difeso con i cannoni”. Mons. Mauro Piacenza presidente della Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa:

    “Le alabarde sono elementi rappresentativi, è importante però la spiritualità che può stare dietro, e cioè della lotta contro il male, anzi della lotta contro la violenza e la prevaricazione. Quindi, diventano armi di pace”.

    “Acriter et Fideliter”, Onore e Fedeltà. Sempre giovane il motto che da sempre ha ispirato la missione della Guardia Svizzera, presenza discreta, ma costante, al servizio del Santo Padre. Il comandante Elman Maeder:

    “Siamo testimoni della storia della Chiesa. Non è che noi siamo gli attori sul palcoscenico della storia, ma accanto al Santo Padre”.

    La mostra si inserisce nel calendario delle celebrazioni del Giubileo della Guardia Svizzera e sarà visitabile fino al prossimo 30 luglio.

    fonte: Radio Vaticana
    Oboedientia et Pax

  4. #4
    Moderatore Globale L'avatar di Vox Populi
    Data Registrazione
    Apr 2006
    Località
    casa mia
    Messaggi
    61,305
    Oboedientia et Pax

  5. #5
    Moderatore Globale L'avatar di Vox Populi
    Data Registrazione
    Apr 2006
    Località
    casa mia
    Messaggi
    61,305
    IL CALENDARIO DELLE PROSSIME CELEBRAZIONI

    3 maggio 2006, ore 19:00
    Aula Paolo VI
    Concerto della Swiss Army Concert Band

    4 maggio 2006, ore 17:00
    Piazza San Pietro
    Arrivo della "marcia commemorativa" e Benedizione Apostolica del Santo Padre dalla finestra del Suo studio

    6 maggio 2006, ore 09:00
    Basilica Vaticana
    Santa Messa per la Guardia Svizzera Pontificia presieduta dal Santo Padre

    6 maggio 2006, ore 16:30
    Piazza San Pietro
    Cerimonia di Giuramento della Guardia Svizzera

    7 maggio 2006, ore 12:00
    Piazza San Pietro
    La recita del Regina Coeli con la presenza della Guardia Svizzera, a seguire il Concerto offerto dalla Swiss Army Band

    fonte: Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali; Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice

    Oboedientia et Pax

  6. #6
    papalino
    visitatore
    Sua Santità Benedetto XVI sarà presente in Piazza San Pietro alla solenne cerimonia del giuramento delle Guardie Svizzere Pontificie?

  7. #7
    Cardinale Bellarmino
    visitatore
    Solitamente la cerimonia è, come dici tu, all&#39;interno del Vaticano... quest&#39;anno per renderla più solenne la faranno in Piazza San Pietro... ma non è detto che parteciperà il Santo Padre (penso di sì, però... ma è un mio pensiero)

  8. #8
    Moderatore Globale L'avatar di Vox Populi
    Data Registrazione
    Apr 2006
    Località
    casa mia
    Messaggi
    61,305
    Non so se parteciperà o no ma suppongo anch&#39;io di sì, o perlomeno si affaccerà alla finestra.
    Oboedientia et Pax

  9. #9
    Moderatore Globale L'avatar di Vox Populi
    Data Registrazione
    Apr 2006
    Località
    casa mia
    Messaggi
    61,305
    Originally posted by Vox Populi@May 1 2006, 08:13 PM

    4 maggio 2006, ore 17:00
    Piazza San Pietro
    Arrivo della "marcia commemorativa" e Benedizione Apostolica del Santo Padre dalla finestra del Suo studio






    per le immagini, copyright Associated Press
    Oboedientia et Pax

  10. #10
    Helveticus
    visitatore
    Originally posted by Cor Jesu sacratissimum@ Miserere,May 4 2006, 06:03 PM
    Di solito il Giuramento non è in Piazza San Pietro ma all&#39;interno del Vaticano (davanti alla caserma?)
    Solitamente il giuramento é alle ore 17.00 presso il cortile di San Damaso in Vaticano ( e non davanti alla caserma) il mattino dello stesso giorno v&#39;é una Messa, per le guardie e invitati, presieduta dal Papa o da un suo delegato in una chiesa interna ai sacri palazzi, sugue poi un&#39;udienza privata col Papa, per chi presta giuramente unitamente ai suoi famigliari.
    Quest&#39;anno vista la ricorrenza del cinquecentesimo, le cerimonie hanno giustamente un tono molto più solenne, e vengono celebrate in Piazza San Pietro.

Discussioni Simili

  1. Risposte: 103
    Ultimo Messaggio: 23-10-2021, 18:39
  2. Festa della Madonna Della Guardia (Catania)
    Di 88paxetbonum nel forum Principale
    Risposte: 15
    Ultimo Messaggio: 15-05-2011, 19:40

Tag per Questa Discussione

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
>