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Discussione: La mitria e il pastorale del vescovo o dell'abate

  1. #241
    Iscritto L'avatar di Canon Romanus
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    D'altro canto, il cerimoniale dei Vescovi non fa alcun riferimento al predecessore (e alla cessione del pastorale) in ciò che riguarda la presa di possesso della diocesi. Si fa solo un accenno (al n. 1145) del Metropolita che introduce il vescovo nella sua chiesa cattedrale: "è lui a presentare alla porta della chiesa il vescovo alla prima dignità del capitolo, a presiedere la processione di ingresso, a salutare il popolo dalla cattedra e a chiedere che venga esibita e letta la lettera apostolica. Terminata la lettura e dopo l’acclamazione del popolo, il metropolita invita il vescovo a sedere sulla cattedra (ibid.)". Non si fa alcun riferimento al pastorale, anche se, torno a ridire, quel rito suggestivo può avere un suo significato di "continuità" nel governo pastorale. In ogni caso, se è lecita la battuta, non è stato commesso, nel caso di mons. Santoro, alcun abuso, visto che è stato un Papa a cedergli il pastorale....

  2. #242
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    La Congregazione per il Culto avrà avuto sicuramente le sue ragioni per vietare (o tentare di vietare) tale gesto, però io continuo ad essere perplesso.
    Il documento della Congregazione, nella frase finale, dice che traditio baculi pastoralis pars constituit ipsius ritus ordinationis. Vero, però non credo che il "passaggio di pastorale" tra l'emerito e il successore possa essere considerato un "doppione" della consegna che avviene nel rito di ordinazione. Infatti nel rito di ordinazione il neo-Vescovo riceve il pastorale in ginocchio davanti al consacrante principale, e soprattutto la consegna è accompagnata da una formula rituale. Nel "passaggio" durante il rito di ingresso non vi è nulla di tutto ciò. Entrambi i Vescovi, emerito e nuovo, sono in piedi, e non vi è alcuna formula (al massimo un breve discorso dell'emerito, come avvenuto a Milano nel 2002 e nel 2010, in occasione degli ingressi dei Cardinali Tettamanzi e Scola).

    Fidei Depositum afferma, giustamente, che il passaggio del pastorale non è contemplato tra le rubriche del Caeremoniale. A questo punto io mi chiedo: dato che si tratta di un gesto che ha sicuramente un profondo significato, facilmente comprensibile anche dai fedeli comuni, senza che essi abbiano bisogno di complesse spiegazioni, si poteva inserirlo, anche in forma facoltativa, nelle rubriche.
    Non sarebbe la prima volta che accade qualcosa del genere. Vado un attimo ot : nelle prime due editiones typicae del Messale Romano, così come nel Caeremoniale Episcoporum, non si fa alcun accenno alla benedizione con l'Evangeliario impartita dal Vescovo al termine della proclamazione del Vangelo (il CE, al n. 141, dice solo che il Diacono porta il libro al Vescovo affinché egli lo baci). La benedizione con il Libro dei Vangeli fu introdotta nella liturgia papale durante il pontificato di Paolo VI e, in seguito, si diffuse anche in molte Cattedrali, senza che, ripeto, fosse prevista dalle rubriche. Nel 2002, in occasione della pubblicazione dell'editio typica tertia del Messale, tale gesto, divenuto ormai una consuetudine anche al di fuori delle celebrazioni pontificie, fu ufficialmente inserito nelle rubriche (cfr OGMR, 175). Secondo me si sarebbe potuto procedere in questo modo anche per quanto riguarda la consegna del pastorale nel rito di ingresso del Vescovo.
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  3. #243
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    La Congregazione per il Culto avrà avuto sicuramente le sue ragioni per vietare (o tentare di vietare) tale gesto, però io continuo ad essere perplesso.
    Il documento della Congregazione, nella frase finale, dice che traditio baculi pastoralis pars constituit ipsius ritus ordinationis. Vero, però non credo che il "passaggio di pastorale" tra l'emerito e il successore possa essere considerato un "doppione" della consegna che avviene nel rito di ordinazione. Infatti nel rito di ordinazione il neo-Vescovo riceve il pastorale in ginocchio davanti al consacrante principale, e soprattutto la consegna è accompagnata da una formula rituale. Nel "passaggio" durante il rito di ingresso non vi è nulla di tutto ciò. Entrambi i Vescovi, emerito e nuovo, sono in piedi, e non vi è alcuna formula (al massimo un breve discorso dell'emerito, come avvenuto a Milano nel 2002 e nel 2010, in occasione degli ingressi dei Cardinali Tettamanzi e Scola).

    Fidei Depositum afferma, giustamente, che il passaggio del pastorale non è contemplato tra le rubriche del Caeremoniale. A questo punto io mi chiedo: dato che si tratta di un gesto che ha sicuramente un profondo significato, facilmente comprensibile anche dai fedeli comuni, senza che essi abbiano bisogno di complesse spiegazioni, si poteva inserirlo, anche in forma facoltativa, nelle rubriche.
    Non sarebbe la prima volta che accade qualcosa del genere. Vado un attimo ot : nelle prime due editiones typicae del Messale Romano, così come nel Caeremoniale Episcoporum, non si fa alcun accenno alla benedizione con l'Evangeliario impartita dal Vescovo al termine della proclamazione del Vangelo (il CE, al n. 141, dice solo che il Diacono porta il libro al Vescovo affinché egli lo baci). La benedizione con il Libro dei Vangeli fu introdotta nella liturgia papale durante il pontificato di Paolo VI e, in seguito, si diffuse anche in molte Cattedrali, senza che, ripeto, fosse prevista dalle rubriche. Nel 2002, in occasione della pubblicazione dell'editio typica tertia del Messale, tale gesto, divenuto ormai una consuetudine anche al di fuori delle celebrazioni pontificie, fu ufficialmente inserito nelle rubriche (cfr OGMR, 175). Secondo me si sarebbe potuto procedere in questo modo anche per quanto riguarda la consegna del pastorale nel rito di ingresso del Vescovo.
    Sono completamente d'accordo con quello che dici. Forse, con la frase finale, la Congregazione intende ribadire che il Vescovo, qualsiasi vescovo, riceve la pienezza del suo ministero con l'Ordinazione, nella quale riceve le insegne proprie del suo ordine, tanto è vero che il pastorale viene consegnato anche ai vescovi assegnati ad una sede titolare.

  4. #244
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    La Congregazione per il Culto avrà avuto sicuramente le sue ragioni per vietare (o tentare di vietare) tale gesto, però io continuo ad essere perplesso.
    Il documento della Congregazione, nella frase finale, dice che traditio baculi pastoralis pars constituit ipsius ritus ordinationis. Vero, però non credo che il "passaggio di pastorale" tra l'emerito e il successore possa essere considerato un "doppione" della consegna che avviene nel rito di ordinazione. Infatti nel rito di ordinazione il neo-Vescovo riceve il pastorale in ginocchio davanti al consacrante principale, e soprattutto la consegna è accompagnata da una formula rituale. Nel "passaggio" durante il rito di ingresso non vi è nulla di tutto ciò. Entrambi i Vescovi, emerito e nuovo, sono in piedi, e non vi è alcuna formula (al massimo un breve discorso dell'emerito, come avvenuto a Milano nel 2002 e nel 2010, in occasione degli ingressi dei Cardinali Tettamanzi e Scola).

    Fidei Depositum afferma, giustamente, che il passaggio del pastorale non è contemplato tra le rubriche del Caeremoniale. A questo punto io mi chiedo: dato che si tratta di un gesto che ha sicuramente un profondo significato, facilmente comprensibile anche dai fedeli comuni, senza che essi abbiano bisogno di complesse spiegazioni, si poteva inserirlo, anche in forma facoltativa, nelle rubriche.
    Non sarebbe la prima volta che accade qualcosa del genere. Vado un attimo ot : nelle prime due editiones typicae del Messale Romano, così come nel Caeremoniale Episcoporum, non si fa alcun accenno alla benedizione con l'Evangeliario impartita dal Vescovo al termine della proclamazione del Vangelo (il CE, al n. 141, dice solo che il Diacono porta il libro al Vescovo affinché egli lo baci). La benedizione con il Libro dei Vangeli fu introdotta nella liturgia papale durante il pontificato di Paolo VI e, in seguito, si diffuse anche in molte Cattedrali, senza che, ripeto, fosse prevista dalle rubriche. Nel 2002, in occasione della pubblicazione dell'editio typica tertia del Messale, tale gesto, divenuto ormai una consuetudine anche al di fuori delle celebrazioni pontificie, fu ufficialmente inserito nelle rubriche (cfr OGMR, 175). Secondo me si sarebbe potuto procedere in questo modo anche per quanto riguarda la consegna del pastorale nel rito di ingresso del Vescovo.
    Nel caso citato (benedizione coll'Evangeliario) bisognerebbe però capire se la Congregazione per il Culto Divino aveva riprovato o meno tale norma. Perché mi sembra del tutto normale - e lecito - che si formino delle consuetudini laddove le rubriche tacciono - purché dette consuetudini siano organiche al rito e consoni alla tradizione liturgica; così come è avvenuto spesso nella storia liturgica che queste consuetidini siano poi state codificate in forma rubricale e quindi ufficialmente consentite - quando non imperate come obbligatorie. Nel caso della traditio baculi, però, abbiamo un pronunciamento contrario - anche relativamente recente, dato che parliamo di nemmeno tre anni fa. Già questo basterebbe ad impedire la formazione lecita d'una consuetudine (essendoci un pronunciamento contrario della preposta autorità).
    E' tuttavia possibile che l'autorità preposta decida di permettere, in futuro, questa consuetudine. Ci si può dunque chiedere - al di là degli aspetti giuridici - se questo costume sia consono alla cerimonia che si svolge. Da questo punto di vista, riprendendo quanto ha detto Canon Romanus, io personalmente opterei per il no, perché mi sembra reale il rischio d'ingenerare nel fedele comune una certa confusione, quasi che fosse il vescovo predecessore a conferire il possesso della diocesi al successore.
    Se si desidera introdurre un gesto che simboleggi continuità, a me sembra che sarebbe sufficiente un semplice abbraccio liturgico tra i due, in segno di fraterna concordia.
    È ormai tempo di svegliarci dal sonno (Rm 13,11)

  5. #245
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    Citazione Originariamente Scritto da Fidei Depositum Visualizza Messaggio
    Nel caso della traditio baculi, però, abbiamo un pronunciamento contrario - anche relativamente recente, dato che parliamo di nemmeno tre anni fa. Già questo basterebbe ad impedire la formazione lecita d'una consuetudine (essendoci un pronunciamento contrario della preposta autorità).
    Però mi sembra che il passaggio si facesse normalmente anche prima e molto prima del pronunciamento. O Sbaglio?
    Ogni giorno che passa è un giorno in meno - COMING SOON!

  6. #246
    Fedelissimo di CR L'avatar di Cavariese
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    non basterebbe inserire un terzo?
    il vescovo emerito consegna il pastorale al rappresentante del papa (il metropolita, il nunzio o cardinale poco importa) questi, a nome del pontefice, affida, la diocesi al nuovo vescovo.

  7. #247
    Campione di Passaparola di Cattolici Romani L'avatar di Gerensis
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    Citazione Originariamente Scritto da Canon Romanus Visualizza Messaggio
    D'altro canto, il cerimoniale dei Vescovi non fa alcun riferimento al predecessore (e alla cessione del pastorale) in ciò che riguarda la presa di possesso della diocesi. Si fa solo un accenno (al n. 1145) del Metropolita che introduce il vescovo nella sua chiesa cattedrale: "è lui a presentare alla porta della chiesa il vescovo alla prima dignità del capitolo, a presiedere la processione di ingresso, a salutare il popolo dalla cattedra e a chiedere che venga esibita e letta la lettera apostolica. Terminata la lettura e dopo l’acclamazione del popolo, il metropolita invita il vescovo a sedere sulla cattedra (ibid.)". Non si fa alcun riferimento al pastorale, anche se, torno a ridire, quel rito suggestivo può avere un suo significato di "continuità" nel governo pastorale. In ogni caso, se è lecita la battuta, non è stato commesso, nel caso di mons. Santoro, alcun abuso, visto che è stato un Papa a cedergli il pastorale....
    Citazione Originariamente Scritto da Cavariese Visualizza Messaggio
    non basterebbe inserire un terzo?
    il vescovo emerito consegna il pastorale al rappresentante del papa (il metropolita, il nunzio o cardinale poco importa) questi, a nome del pontefice, affida, la diocesi al nuovo vescovo.
    L'affidamento della diocesi al nuovo Vescovo avviene al momento dell'elezione. La presa di possesso si concretizza nell'invito a sedere sulla cattedra. La consegna del pastorale, per quanto suggestiva, può indurre a pensare che il nuovo Vescovo sia "un po' meno vescovo", fino alla presa presa di possesso.
    E' nella Cattedra, invece, che si esprime il segno liturgico della guida della diocesi.
    Come dicevo ieri, infatti, il pastorale viene consegnato a tutti i vescovi, anche a quelli non residenziali, i quali non sono vescovi "di serie B" perché non hanno il governo di una chiesa locale ma sono, a tutti gli effetti, successori degli Apostoli e membri del Collegio.

    Mi scuso per aver usato alcune locuzioni improprie.

  8. #248
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    Citazione Originariamente Scritto da Gerensis Visualizza Messaggio
    La consegna del pastorale, per quanto suggestiva, può indurre a pensare che il nuovo Vescovo sia "un po' meno vescovo", fino alla presa presa di possesso.
    E' nella Cattedra, invece, che si esprime il segno liturgico della guida della diocesi.
    Come dicevo ieri, infatti, il pastorale viene consegnato a tutti i vescovi, anche a quelli non residenziali, i quali non sono vescovi "di serie B" perché non hanno il governo di una chiesa locale ma sono, a tutti gli effetti, successori degli Apostoli e membri del Collegio.
    Hai ragione, quando il Vescovo prende possesso della sua nuova Diocesi siede sulla Cattedra e lì riceve l'omaggio dei rappresentanti di clero, religiosi e fedeli laici.

    Consideriamo però che, a norma del Caeremoniale Episcoporum, il Vescovo Diocesano di per sé è l'unico che ha il diritto di portare il pastorale all'interno del suo territorio (cfr n. 59). Certo, è vero che egli può concedere ad altri Vescovi il permesso di usarlo (ibidem), però per l'appunto si tratta di una concessione, non di un diritto. Pertanto la consegna del pastorale durante il rito di ingresso (magari da parte del Metropolita o comunque di un rappresentante del Papa, come ha suggerito Cavariese) si potrebbe interpretare come segno visivo di tale diritto, come se chi consegna il pastorale dicesse: "Ecco, ora è lui che in questa Diocesi porterà il pastorale".
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  9. #249
    Fedelissimo di CR L'avatar di Cavariese
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    Citazione Originariamente Scritto da Vox Populi Visualizza Messaggio
    Hai ragione, quando il Vescovo prende possesso della sua nuova Diocesi siede sulla Cattedra e lì riceve l'omaggio dei rappresentanti di clero, religiosi e fedeli laici.

    Consideriamo però che, a norma del Caeremoniale Episcoporum, il Vescovo Diocesano di per sé è l'unico che ha il diritto di portare il pastorale all'interno del suo territorio (cfr n. 59). Certo, è vero che egli può concedere ad altri Vescovi il permesso di usarlo (ibidem), però per l'appunto si tratta di una concessione, non di un diritto. Pertanto la consegna del pastorale durante il rito di ingresso (magari da parte del Metropolita o comunque di un rappresentante del Papa, come ha suggerito Cavariese) si potrebbe interpretare come segno visivo di tale diritto, come se chi consegna il pastorale dicesse: "Ecco, ora è lui che in questa Diocesi porterà il pastorale".
    e aggiungerei una cosa la consegna esplicativa sarebbe opportuna farla fuori dalla cattedrale prima della messa.

  10. #250
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    In merito a quanto detto sopra vi chiedo:
    Durante il rito di ingresso di un vescovo nella sua cattedrale durante la processione di ingresso chi reca il pastorale? Io penso sia il metropolita che guida la processione e poi presenta il nuovo episcopo.

    In questo caso poi il pastorale verrà deposto per l'incensazione dell'altare e poi verrà dato al nuovo vescovo per ascoltare il santo vangelo.
    Pace e Gioia!!

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