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Discussione: La legislazione e gli organi giudiziari dello Stato della Città del Vaticano

  1. #21
    CierRino L'avatar di Vaticanista
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    Una cosa che non mi è chiara: sarà una Commissione Vaticana a decidere quali leggi potranno essere ammesse e quali no. Ma è una Commissione di nuova istituzione? Chi e per quanto tempo ne farà parte?

  2. #22
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    Invito VOX, che abilmente riesce a recuperare di tutto a publicare gli "acta apostolica sedes", così che i nostri forumisti allarmati possano intendere quali sono le leggi (alle volte omologhe italiane) che, a parte i codici, regolano la vita dello Stato.
    Delle varie leggiucole italiane al Vaticano non è mai importato nulla, perchè non soggetto in causa.

    Fide Constamus Avita

  3. #23
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    Citazione Originariamente Scritto da smom1670 Visualizza Messaggio
    Invito VOX, che abilmente riesce a recuperare di tutto a publicare gli "acta apostolica sedes"
    non li ho, avevo comprato solo i numeri speciali pubblicati per la morte di Giovanni Paolo II e l'elezione di Benedetto XVI
    «Parate viam Domini, rectas facite semitas eius»
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  4. #24
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    10/01/2009 15.19.48
    “La forza del diritto contro la barbarie del diritto della forza": così il cardinale Bertone all’inaugurazione dell’Anno giudiziario in Vaticano. La relazione del prof. Picardi



    La Santa Messa con l’Omelia del cardinale Tarcisio Bertone e la relazione del promotore di giustizia Nicola Picardi: questi i momenti chiave della cerimonia di inaugurazione del nuovo Anno giudiziario vaticano, alla presenza delle massime autorità giudiziarie italiane. Il servizio di Fausta Speranza:

    La storia dei sistemi normativi in Vaticano a partire dal 1929, anno dei Patti Lateranensi: l’ha ripercorsa il prof. Picardi sottolineando che si celebrerà presto l’80.mo anniversario. Per poi soffermarsi sulla “recentissima legge che ha avuto molte contestazioni”. Si tratta della legge datata 1 ottobre 2008 e in vigore dal primo gennaio. Smentendo alcune speculazioni dei media, il prof. Nicola Picardi ha ricordato la sostanza della nuova legge:


    “La legge delle fonti sostituisce una legge delle fonti numero due del ‘29. Nello Stato Vaticano, non c’è una costituzione formale, quindi non c’è un procedimento legislativo capace di irrigidire una parte della normativa. Tutte le leggi dello Stato hanno la stessa natura. Tuttavia, si distinguevano nel ’29 e si distinguono ancora, fonti principali e fonti sussidiarie. Le fonti principali: l’ordinamento canonico, leggi fondamentali dello Stato, altre leggi e decreti emanati dalla Città del Vaticano. In più, oggi, l’ordinamento giuridico vaticano si conforma alle norme di diritto internazionale generale e a quelle derivanti dai Trattati e dagli accordi, di cui la Santa Sede è parte. E poi esistono le fonti sussidiarie. Le fonti sussidiarie sono la legge e gli atti normativi emanati dallo Stato Italiano, sempre che risultino applicabili in concreto nella Città del Vaticano e comunque, previo recepimento”.


    E il prof. Picardi ricorda i punti fermi da soddisfare perché le normative italiane vengano recepite:


    “Non devono andar contro i precetti del diritto divino; non devono violare i principi generali del diritto canonico; non devono essere in contrasto con i Patti Lateranensi ed i successivi accordi. Proprio in questi giorni – non credo che sia ancora finita perché fino a ieri i giornali erano pieni di polemiche su questo punto – si è creduto che la nuova legge abbia prodotto il passaggio dal principio della recezione automatica della legislazione italiana, dell’Ordinamento vaticano che sarebbe stata prevista dal ’29, alla necessità di un previo recepimento di ogni singola normativa da parte delle competenti autorità vaticane. E se ne è dedotto che lo Stato vaticano ha mutato orientamento ed oggi vorrebbe elevare i principi della Chiesa ad unico criterio di legittimazione non solo delle leggi italiane ma addirittura, qualcuno ha detto, nelle leggi mondiali. A giudizio di questo ufficio ... la polemica si basa su un falso presupposto”.

    C’è una smentita importante: “Non è vero – afferma Picardi – che la legge del ’29 avesse previsto una ricezione automatica della legge italiana”: "quindi non è cambiato nulla sotto questo aspetto.” E ricorda pertanto norme non recepite:


    “Non furono mai recepiti in Vaticano i testi unici di pubblica sicurezza. Non furono mai recepite le leggi razziali, non furono recepiti i codici Rocco, Penale e Procedura penale. Se fossero stati automaticamente recepiti nell’ordinamento vaticano ci sarebbe stato, ci doveva essere, un provvedimento di esclusione. Non c’è stato e non ci doveva essere perché non sono mai entrati e quindi non potevano essere esclusi. Il provvedimento non c’è stato e non doveva essere emanato. Altre volte, invece, per dimostrare il contrario, il legislatore vaticano ha fatto un rinvio alla legge italiana. Faccio due esempi: legge del 28 giugno ‘93, sulle persone giuridiche civili: qui ha fatto non solo il rinvio e ha detto che recepiva la legge italiana alle successive modifiche che si sarebbero verificate nel tempo, quindi un rinvio libero e mobile. Infatti si legge: le eventuali modifiche ed evoluzione della legislazione in materia si intenderanno in futuro, automaticamente, recepite. Ecco che automaticamente significa automaticamente nel rinvio libero ma non nel rinvio recettizio. La stessa cosa dicasi per il decreto 14 maggio ‘96, sullo smaltimento dei rifiuti: anche qui un rinvio mobile. In sostanza, a giudizio di questo ufficio, nulla è cambiato con il passaggio dalla vecchia alla nuova normativa.”


    In definitiva il prof. Picardi focalizza la reale novità relativa ai codici:


    “Le limitazioni sono le stesse che c’erano nella vecchia normativa ma con una sola in più perché prima erano dieci ed adesso sono 11 le limitazioni. L’undicesima è costituita dai rapporti di lavoro che restano riservati alla normativa vaticana ed abbiamo una normativa recentissima.”

    Nella relazione del prof. Picardi non manca il rendiconto dell’attività giudiziaria nel 2008: 1255 processi sopravvenuti e 1240 eliminati. Ma le considerazioni importanti da fare non sono sulla quantità ma sulla qualità, spiega Picardi: le cause giudiziarie sono sempre più complesse e caratterizzate da vincoli di interdipendenza. E’ proprio il contenzioso che si presenta sempre più complicato. Niente di sorprendente nell’era della globalizzazione – dice Picardi - e in particolare per uno Stato che proprio per la sua piccola dimensione si fa transnazionale. Sul piano internazionale, dunque, ricorda l’accettazione del Vaticano nell’Interpool avvenuta nel 2008 e auspica per il futuro lo stesso per l’agenzia europea Eurojust che da sei anni svolge attività contro il terrorismo.


    C’è poi da ricordare la riflessione del cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone alla Messa per l’inaugurazione dell’Anno giudiziario: “Ciò che deve guidare coloro che operano nel campo della giustizia – ha raccomandato - non è la soddisfazione personale, ma la tutela del bene comune”. Bene comune, armonia fra le persone, opzione in favore del più debole: sono i punti fermi – spiega il cardinale Bertone - quando si parla di amore e di giustizia. E il segretario di Stato ricorda che la “legge è da sempre la forza di chi è più debole, ha cioè in sé la forza del diritto, che fa superare la barbarie del diritto della forza”. Quanti a titolo diverso sono “amministratori” dell’umana giustizia – afferma – “siano sempre rispettosi della verità e attenti a tutte le esigenze della dignità dell’uomo”. “Il principio dell’amore alla persona umana – ricorda - costituisce fondamento di ogni ordinamento sociale e giuridico”. Dunque, bene comune, centralità della persona, verità. C’è bisogno però di guardare anche oltre la dimensione umana: del “timor di Dio”: cioè “la consapevolezza di rispondere ad una giustizia superiore”. Il cardinale Bertone mette subito in luce quello che definisce “un reale pericolo ai danni della solidarietà”: “l’individualismo moderno di cui l’odierna ideologia del nichilismo – sottolinea - rappresenta l’espressione più nefasta”. “Di conseguenza – aggiunge il cardinale Bertone - l’esistenza umana viene a perdere di significato e ad assumere il valore contingente del calcolo economico”. Il cardinale parla di “alienazione” e di effetti pesanti come “la non curanza per qualsiasi forma di sana tradizione, il disinteresse per i doveri provenienti dalle varie forme di vita associativa, l’indifferenza ai doveri della giustizia e della solidarietà umana”.

    fonte: Radio Vaticana
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  5. #25
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    «Autonomia legislativa, bussola da 80 anni»
    DI GIANNI CARDINALE


    Dal 1° gennaio è in vigore nella Città del Vaticano una nuova legge sulle fonti del diritto, la n. XXLI del 1° ottobre 2008. La notizia, come ha ribadito alcuni giorni fa il segretario di Stato vaticano Tarcisio Bertone, «ha suscitato su alcuni organi di stampa ingiustificati clamori ». Per comprendere meglio la ratio e lo spirito di questo provvedimento Avvenire ha posto alcune domande a monsignor Giorgio Corbellini, canonista, vicesegretario generale del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano. «Credo – ci dice – che molte letture del nuovo atto legislativo siano derivate da posizioni politiche preconcette, senza una ben che minima conoscenza del testo dell’attuale come della precedente legge».

    Questa nuova legge ha una qualche rilevanza concordataria?
    La nuova legge è esclusivamente un atto di diritto interno dello Stato della Città del Vaticano, che non ha nessuna connessione con la materia e le norme pattizie tra la Santa Sede e l’Italia. Essa non ha quindi alcuna rilevanza 'concordataria'.

    Ma era proprio necessario emanare questa nuova legge?
    Certamente. La legge sulle fonti del diritto del 7 giugno 1929, n. II, necessitava di essere rivista, perché varie sue disposizioni erano state abrogate da leggi vaticane ed in altri punti essa risultava superata dall’evoluzione dei tempi.

    Quando si è deciso di metterla in cantiere?
    L’iniziativa della revisione è partita dalla Presidenza del Governatorato con lettera del 6 ottobre 2006, indirizzata al cardinale segretario di Stato, che ha istituito l’apposita Commissione con lettera in data 10 marzo 2007.

    Lei diceva che alcune parti della legge del ’29 erano già state abrogate...
    Innanzitutto con la legge 21 giugno 1969, n. LI, che ha introdotto numerose modifiche in materia di diritto penale sostanziale e processuale. Così, per quanto attiene la materia penale erano rimasti in vigore solo gli articoli relativi alla recezione rispettivamente dei Codici penale (1889) e di Procedura penale (1913) italiani. Inoltre, a motivo della promulgazione nel 1946 di un Codice di procedura civile per lo Stato della Città del Vaticano, non avevano più applicazione quegli articoli, che regolavano la procedura civile e materie ad essa connesse. Risultavano poi superate anche altre disposizioni – ad esempio, in materia di tutela della proprietà artistica e letteraria; ed in materia di tutela delle antichità, belle arti e bellezze panoramiche – in ragione di norme appositamente emanate per la Città del Vaticano, rispettivamente nel 1960 e nel 2001. Infine, in forza di altre norme vaticane, non trovavano più reale applicazione le norme relative all’esercizio delle funzioni di procuratori e di avvocati, dal momento che nel 1988 era stata rivista tale materia con la Costituzione apostolica Pastor Bonus ed il motu proprio Iusti Iudicis.

    D’altra parte però – è stato detto – nella legge sulle fonti del diritto del 7 giugno 1929, la recezione della legislazione italiana vigente in quella data era avvenuta 'in via suppletiva e fino a che non' si fosse 'provveduto con leggi proprie della Città del Vaticano'...
    Vero. Sin dall’inizio, dunque, esisteva un’espressa intenzione dell’autorità vaticana di elaborare una propria legislazione, cosa che è avvenuta in non molti casi e solo per alcune materie.

    Veniamo al punto della questione, al rapporto cioè della legge vaticana con la legislazione italiana...
    È bene chiarire che con la legge sulle fonti del diritto del 1929, non c’era alcuna recezione automatica della legislazione italiana. Infatti, con molte cautele, numerosi limiti e molteplici eccezioni, la legge abrogata prevedeva la recezione della legislazione italiana vigente fino a tutto il 7 giugno 1929, non, quindi, di quella successiva a tale data. Questa disposizione, dunque, non comportava affatto una 'recezione automatica' della legislazione italiana. La recezione automatica (tecnicamente 'rinvio mobile'), sempre entro la serie di cautele dottrinali e pratiche appena ricordate, è prevista solo in qualche disposizione normativa abbastanza recente, come nella legge sulle persone giuridiche del 1993 e nel regolamento circa la raccolta, lo stoccaggio e lo smaltimento dei rifiuti del 1996.

    E con la nuova legge sulle fonti del diritto appena promulgata cosa succede?
    La nuova legge è stata elaborata per rispondere meglio alle esigenze concrete dello Stato della Città del Vaticano, senza alcun atteggiamento negativo verso la legislazione dello Stato italiano, della quale esso si è servito in questi primi ottanta anni della sua esistenza e di cui continuerà a servirsi, previa recezione, secondo le reali e concrete necessità, come prevede l’articolo 3, comma 1. Dietro questa nuova impostazione non c’è alcuna valutazione di natura 'politica', ma solo il desiderio di proseguire nell’elaborazione di una propria legislazione, anche se ciò avviene per poche materie, anche in considerazione delle ridotte esigenze pratiche della Città del Vaticano.

    Ma qual è il senso di questa previa recezione?
    La 'previa recezione' è stata prevista al solo scopo di recepire le leggi effettivamente necessarie ed utili alle esigenze concrete della Città del Vaticano. Al fine di favorire, in chi deve osservare e soprattutto applicare le leggi, una migliore conoscenza di quali leggi siano effettivamente vigenti in Vaticano, è sembrato più congruo prevedere il criterio della 'previa recezione', da effettuarsi in base alle vere necessità. Non si deve poi dimenticare che la nuova legge recepisce – entro i limiti già previsti nell’articolo 3 della legge del 1929, ripresi nell’attuale – una serie considerevole di norme italiane in materia amministrativa vigenti al momento dell’entrata in vigore della stessa, ossia al 1° gennaio 2009.

    Comunque la Santa Sede nell’elaborare le proprie leggi continuerà sempre a confrontarsi con la legislazione italiana?
    Certamente che continuerà a farlo, come è stato fatto anche nel recente passato. Pensiamo, ad esempio, alle leggi sulla tutela dei beni culturali e sulla tutela della sicurezza e della salute dei lavoratori nei luoghi di lavoro. La legislazione italiana offre sempre spunti di grande validità, ma spesso non è adeguata alla realtà 'sui generis' – pensiamo solo all’esiguità del territorio e della popolazione – della Città del Vaticano.

    fonte: Avvenire, 19/02/09
    Ultima modifica di Vox Populi; 19-02-2009 alle 13:29
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  6. #26
    CierRino L'avatar di Miserere mei
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    Citazione Originariamente Scritto da Diesirae Visualizza Messaggio
    Da 'Il Sole 24 Ore"
    Il Vaticano non recepirà più le leggi italiane: «Sono troppe e contraddittorie»
    30 dicembre 2008

    ........................................ .....
    Era nell'aria da tempo, e oggi si conferma questa "presa di distanza" che appare logica e coerente.
    Alle luce odierna si comprendono anche le stizzite dichiarazioni, negli ultimi giorni, di qualche esponente politico di primo piano, a proposito degli "investimenti eccessivi sull'immagine" della Chiesa.
    Credo che fosse davvero l'ora che il Vaticano prendesse una decisione del genere.

    Citazione Originariamente Scritto da Vox Populi Visualizza Messaggio
    «Autonomia legislativa, bussola da 80 anni»
    DI GIANNI CARDINALE


    Dal 1° gennaio è in vigore nella Città del Vaticano una nuova legge sulle fonti del diritto, la n. XXLI del 1° ottobre 2008. La notizia, come ha ribadito alcuni giorni fa il segretario di Stato vaticano Tarcisio Bertone, «ha suscitato su alcuni organi di stampa ingiustificati clamori ». Per comprendere meglio la ratio e lo spirito di questo provvedimento Avvenire ha posto alcune domande a monsignor Giorgio Corbellini, canonista, vicesegretario generale del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano. «Credo – ci dice – che molte letture del nuovo atto legislativo siano derivate da posizioni politiche preconcette, senza una ben che minima conoscenza del testo dell’attuale come della precedente legge».
    ........................................ ..................................
    fonte: Avvenire, 19/02/09

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    ...
    Ultima modifica di Miserere mei; 27-02-2009 alle 00:34

  7. #27
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    BRIEFING DELL’11 LUGLIO 2013

    Si informano i giornalisti accreditati che giovedì 11 luglio 2013, alle ore 11.30, nell'Aula Giovanni Paolo II della Sala Stampa della Santa Sede, si terrà un briefing di presentazione di nuove leggi in materia penale (modifiche al codice penale e al codice di procedura penale) e di sanzioni amministrative per lo Stato della Città del Vaticano e la Santa Sede.

    Interverrà:

    Prof. Giuseppe Dalla Torre, Presidente del Tribunale dello Stato Città del Vaticano.

    [01035-01.01]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede
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  8. #28
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    COMUNICATO DELLA SALA STAMPA DELLA SANTA SEDE: MOTU PROPRIO DI PAPA FRANCESCO IN MATERIA PENALE E IN MATERIA DI SANZIONI AMMINISTRATIVE , 11.07.2013


    TESTO IN LINGUA ITALIANA


    1. In data odierna il Santo Padre Francesco ha adottato un Motu Proprio in materia penale.

    In pari data la Pontificia Commissione per lo Stato della Città del Vaticano ha approvato le seguenti leggi:

    - la legge n. VIII, recante "Norme complementari in materia penale";

    - la legge n. IX, recante "Modifiche al Codice Penale ed al Codice di Procedura Penale";

    - la legge n. X, recante "Norme generali in tema di sanzioni amministrative".

    2. Il Motu Proprio ha lo scopo di estendere l’applicazione delle leggi penali approvate dalla Pontificia Commissione per lo Stato della Città del Vaticano anche all’ambito della Santa Sede.

    3. Le leggi penali adottate oggi proseguono l’adeguamento dell’ordinamento giuridico vaticano, in continuità con le azioni intraprese a partire dal 2010 durante il pontificato di Papa Benedetto XVI.

    4. Le stesse leggi hanno contenuti anche più ampi, provvedendo all’attuazione di molteplici Convenzioni internazionali, tra le quali possono ricordarsi: le quattro Convenzioni di Ginevra del 1949 contro i crimini di guerra; la Convenzione internazionale del 1965 sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione razziale; la Convenzione del 1984 contro la tortura ed altre pene, o trattamenti crudeli, inumani o degradanti; la Convenzione del 1989 sui diritti del fanciullo ed i suoi Protocolli facoltativi del 2000.

    5. In questo ambito sono da segnalare l’avvenuta introduzione del delitto di tortura e l’ampia definizione della categoria dei delitti contro i minori (tra i quali sono da segnalare: la vendita, la prostituzione, l’arruolamento e la violenza sessuale in loro danno; la pedopornografia; la detenzione di materiale pedopornografico; gli atti sessuali con minori).

    6. Sono state introdotte anche figure criminose relative ai delitti contro l’umanità, cui è stato dedicato un titolo a parte: si sono previste, tra l’altro, la specifica punizione di delitti come il genocidio e l’apartheid, sulla falsariga delle disposizioni dello Statuto della Corte penale internazionale del 1998; anche il titolo dei delitti contro la pubblica amministrazione è stato rivisto, in relazione alla Convenzione delle Nazioni Unite del 2003 contro la corruzione. Dal punto di vista sanzionatorio, inoltre, si è deciso di abolire la pena dell’ergastolo, sostituendola con la pena della reclusione da 30 a 35 anni.

    7. In linea con gli orientamenti più recenti in sede internazionale si è anche introdotto un sistema sanzionatorio a carico delle persone giuridiche, per tutti i casi in cui esse profittino di attività criminose commesse dai loro organi o dipendenti, stabilendo una loro responsabilità diretta con sanzioni interdittive e pecuniarie.

    8. In ordine alle disposizioni di procedura penale sono stati introdotti i principi generali del giusto processo entro un termine ragionevole e della presunzione di innocenza dell’imputato, e sono stati potenziati i poteri cautelari a disposizione dell’Autorità giudiziaria (con l’aggiornamento della disciplina della confisca, potenziata dall’introduzione della misura del blocco preventivo dei beni).

    9. Un settore molto importante della riforma concerne la riformulazione della normativa relativa alla cooperazione giudiziaria internazionale, piuttosto risalente nel tempo, con l’adozione delle misure di cooperazione adeguate alle più recenti convenzioni internazionali.

    10. La legge in materia di sanzioni amministrative ha carattere di normativa generale, al servizio di discipline particolari che, nelle diverse materie, prevedranno sanzioni finalizzate a favorire l’efficacia ed il rispetto di norme poste a tutela di interessi pubblici.

    11. Questi interventi normativi si collocano nella direzione di un aggiornamento volto a dare maggiore sistematicità e completezza al sistema normativo vaticano.

    [01040-01.01] [Testo originale: Italiano]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede
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  9. #29
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    LETTERA APOSTOLICA IN FORMA DI "MOTU PROPRIO" SULLA GIURISDIZIONE DEGLI ORGANI GIUDIZIARI DELLO STATO DELLA CITTÀ DEL VATICANO IN MATERIA PENALE , 11.07.2013

    LETTERA APOSTOLICA IN FORMA DI "MOTU PROPRIO"

    SULLA GIURISDIZIONE DEGLI ORGANI GIUDIZIARI

    DELLO STATO DELLA CITTÀ DEL VATICANO

    IN MATERIA PENALE

    Ai nostri tempi il bene comune è sempre più minacciato dalla criminalità transnazionale e organizzata, dall’uso improprio del mercato e dell’economia, nonché dal terrorismo.

    È quindi necessario che la comunità internazionale adotti idonei strumenti giuridici i quali permettano di prevenire e contrastare la criminalità, favorendo la cooperazione giudiziaria internazionale in materia penale.

    La Santa Sede, agendo altresì a nome e per conto dello Stato della Città del Vaticano, nel ratificare numerose convenzioni internazionali in detto ambito, ha sempre affermato che tali accordi costituiscono mezzi di effettivo contrasto delle attività criminose che minacciano la dignità umana, il bene comune e la pace.

    Volendo ora ribadire l’impegno della Sede Apostolica a cooperare con questi fini, con la presente Lettera Apostolica in forma di Motu Proprio dispongo che:

    1 I competenti organi giudiziari dello Stato della Città del Vaticano esercitano la giurisdizione penale anche in ordine:

    a) ai reati commessi contro la sicurezza, gli interessi fondamentali o il patrimonio della Santa Sede;

    b) ai reati indicati:

    - nella Legge dello Stato della Città del Vaticano n. VIII, del 11 luglio 2013, recante Norme complementari in materia penale;

    - nella Legge dello Stato della Città del Vaticano n. IX, del 11 luglio 2013, recante Modifiche al codice penale e al codice di procedura penale;

    commessi dalle persone indicate al successivo punto 3 in occasione dell’esercizio delle loro funzioni;

    c) ad ogni altro reato la cui repressione è richiesta da un accordo internazionale ratificato dalla Santa Sede, se l’autore si trova nello Stato della Città del Vaticano e non è estradato all’estero.

    2. I reati menzionati nel punto 1 sono giudicati secondo la legislazione vigente nello Stato della Città del Vaticano al tempo della loro commissione, fatti salvi i principi generali dell’ordinamento giuridico relativi all’applicazione delle leggi penali nel tempo.

    3. Ai fini della legge penale vaticana sono equiparati ai «pubblici ufficiali»:

    a) i membri, gli officiali e i dipendenti dei vari organismi della Curia Romana e delle Istituzioni ad essa collegate;

    b) i legati pontifici ed il personale di ruolo diplomatico della Santa Sede;

    c) le persone che rivestono funzioni di rappresentanza, di amministrazione o di direzione, nonché coloro che esercitano, anche di fatto, la gestione e il controllo, degli enti direttamente dipendenti dalla Santa Sede ed iscritti nel registro delle persone giuridiche canoniche tenuto presso il Governatorato dello Stato della Città del Vaticano;

    d) ogni altra persona titolare di un mandato amministrativo o giudiziario nella Santa Sede, a titolo permanente o temporaneo, remunerato o gratuito, qualunque sia il suo livello gerarchico.

    4. La giurisdizione di cui al punto 1 si estende anche alla responsabilità amministrativa delle persone giuridiche derivante da reato, come disciplinata dalle leggi dello Stato della Città del Vaticano.

    5. Qualora per lo stesso fatto si proceda in altri Stati, si applicano le norme sul concorso di giurisdizione vigenti nello Stato della Città del Vaticano.

    6. Resta salvo quanto stabilito dall’art. 23 della Legge n. CXIX, del 21 novembre 1987, che approva l'Ordinamento giudiziario dello Stato della Città del Vaticano.

    Questo decido e stabilisco, nonostante qualsiasi disposizione in contrario.

    Stabilisco che la presente Lettera Apostolica in forma di Motu Proprio venga promulgata mediante la pubblicazione su L’Osservatore Romano ed entri in vigore il 1° settembre 2013.

    Dato a Roma, dal Palazzo Apostolico, l’11 luglio dell’anno 2013, primo di Pontificato.

    FRANCISCUS

    [01039-01.01] [Testo originale: Italiano]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

  10. #30
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    TESTO DI PRESENTAZIONE DEL SEGRETARIO PER I RAPPORTI DELLA SANTA SEDE CON GLI STATI, S.E. MONS. DOMINIQUE MAMBERTI , 11.07.2013

    Le leggi approvate l’11 luglio 2013 dalla Pontificia Commissione per lo Stato della Città del Vaticano realizzano un intervento normativo di ampia portata, richiesto in funzione del servizio che questo Stato, assolutamente peculiare ed unico nel suo genere, è chiamato a svolgere a beneficio della Sede Apostolica. La finalità originaria e fondamentale del Vaticano, consistente nel garantire la libertà di esercizio del ministero petrino, richiede infatti un assetto istituzionale ed ordinamentale che sempre più prescinde dall’esiguità del proprio territorio, per assumere una complessità per alcuni tratti simile a quella degli Stati contemporanei.

    Nato con i Patti Lateranensi del 1929, lo Stato adottò in blocco l’ordinamento giuridico, civile e penale, del Regno d’Italia, nella convinzione che questa dotazione fosse sufficiente al fine di regolare i rapporti di diritto comune all’interno di uno Stato la cui ragion d’essere risiede nel supporto alla missione spirituale del Successore di Pietro. Il sistema penale originario – costituito dal codice penale italiano del 30 giugno 1889 e dal codice di procedura penale italiano del 27 febbraio 1913, come vigenti alla data 7 giugno 1929 – ha di seguito conosciuto modifiche solo marginali ed anche la nuova legge sulle fonti del diritto (N. LXXI, del 1 ottobre 2008) ha confermato la legislazione penale del 1929, sia pure in attesa di una complessiva ridefinizione della disciplina.

    Le leggi approvate da ultimo, pur senza riformare in radice il sistema penale, lo rivedono in alcuni aspetti e lo completano in altri, soddisfacendo una pluralità di esigenze. Da un lato, queste leggi proseguono e sviluppano l’adeguamento dell’ordinamento giuridico vaticano, in continuità con l’azione intrapresa da Papa Benedetto XVI a partire dal 2010 in tema di prevenzione e contrasto del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo. In tale prospettiva si è provveduto a dare attuazione, tra le altre, alle previsioni contenute nella Convenzione delle Nazioni Unite del 2000 contro la criminalità organizzata transnazionale, nella Convenzione delle Nazioni Unite del 1988 contro il traffico illecito di stupefacenti e di sostanze psicotrope, nella Convenzione internazionale del 1999 per la repressione del finanziamento del terrorismo, nonché nelle altre convenzioni che definiscono e tipizzano le condotte di terrorismo.

    Dall’altro lato, le nuove leggi introducono anche altre figure criminose indicate in diverse convenzioni internazionali, già ratificate dalla Santa Sede e che adesso ricevono attuazione anche nell’ordinamento interno. Tra queste convenzioni possono menzionarsi: la Convenzione del 1984 contro la tortura ed altre pene, o trattamenti crudeli, inumani o degradanti; la Convenzione internazionale del 1965 sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione razziale; la Convenzione del 1989 sui diritti del fanciullo ed i suoi Protocolli facoltativi del 2000; le convenzioni di Ginevra del 1949 contro i crimini di guerra; etc. Un titolo a parte è stato anche dedicato ai delitti contro l’umanità, tra cui il genocidio e gli altri crimini previsti dal diritto internazionale consuetudinario, sulla falsariga delle disposizioni dello Statuto di Roma della Corte penale internazionale del 1998. Dal punto di vista sostanziale, infine, degne di nota sono ancora la revisione dei delitti contro la pubblica amministrazione, in linea con le previsioni contenute nella Convenzione delle nazioni Unite del 2003 contro la corruzione, nonché l’abolizione della pena dell’ergastolo, sostituita con la pena della reclusione da 30 a 35 anni.

    Nonostante l’innegabile novità di molte norme incriminatrici contenute in queste leggi, non sarebbe tuttavia corretto pensare che le condotte in esse sanzionate fossero in precedenza penalmente lecite. Esse venivano infatti comunque punite, sia pure in base a titoli di reato più generici ed ampi. L’introduzione delle nuove disposizioni vale invece ad individuare con maggiore certezza e definizione le fattispecie incriminate e così a soddisfare i parametri internazionali, adeguando le sanzioni alla specifica gravità dei fatti.

    Alcune delle nuove figure criminose introdotte (si pensi ai delitti contro la sicurezza della navigazione marittima o aerea o contro la sicurezza degli aeroporti o delle piattaforme fisse) potrebbero poi apparire eccessive in relazione alla realtà geografica dello Stato della Città del Vaticano. Tali disposizioni però assolvono, da un lato, alla funzione di rispettare i parametri internazionali stabiliti in materia di contrasto al terrorismo; da altro lato occorrono, in ossequio alla condizione della c.d. "doppia punibilità", al fine di consentire l’estradizione di quanti, imputati o condannati per tali delitti commessi all’estero, si fossero in ipotesi rifugiati nello Stato della Città del Vaticano.

    Un rilievo particolare assume anche la disciplina della "Responsabilità amministrativa delle persone giuridiche derivante da reato" (artt. 46-51 della legge recante norme complementari in materia penale), che introduce sanzioni a carico delle persone giuridiche coinvolte in attività criminose, secondo l’indirizzo normativo oggi corrente in ambito internazionale. In proposito si è provveduto a conciliare il tradizionale adagio, osservato anche nell’ordinamento canonico, secondo cui "societas puniri non potest" con l’esigenza, sempre più avvertita in ambito internazionale, di stabilire adeguate e dissuasive sanzioni anche a carico delle persone giuridiche che traggono profitto dalla commissione di reati. La soluzione adottata è stata dunque quella di configurare una responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, beninteso nelle ipotesi in cui possa dimostrarsi che il reato sia stato commesso nell’interesse o a vantaggio della persona giuridica stessa.

    Modifiche di rilievo vengono introdotte anche in punto di procedura. Tra di esse si possono menzionare: l’aggiornamento della disciplina della confisca, potenziata dall’introduzione della misura del blocco preventivo dei beni (c.d. congelamento); l’enunciazione esplicita dei principi del giusto processo entro un termine ragionevole e della presunzione di innocenza dell’imputato; la riformulazione della normativa relativa alla cooperazione giudiziaria internazionale con l’adozione delle misure stabilite dalle convenzioni internazionali più recenti.

    Dal punto di vista della tecnica normativa, la pluralità di fonti a disposizione degli esperti è stata organizzata mediante la loro combinazione in un insieme legislativo armonico e coerente che, nel quadro del magistero della Chiesa e della tradizione giuridico-canonica, rilevante quale fonte principale del diritto vaticano (art. 1, comma 1, Legge n. LXXI sulle fonti del diritto, del 1 ottobre 2008), tiene altresì simultaneamente conto delle norme stabilite dalle convenzioni internazionali e della tradizione giuridica italiana, cui l’ordinamento vaticano ha sempre fatto riferimento.

    Al fine di meglio organizzare e disciplinare un intervento normativo dai contenuti così ampi si è quindi provveduto a redigere due leggi distinte. In una sono state riunite tutte le norme recanti modifiche al codice penale ed al codice di procedura penale; nell’altra sono state invece previste norme le cui caratteristiche non consentivano una loro omogenea collocazione all’interno della struttura codiciale e che, per tale motivo, sono state collocate in una legge penale a latere, che per tale motivo può bene definirsi complementare.

    La riforma penale finora esposta è infine completata dall’adozione da parte del Santo Padre Francesco di uno specifico Motu Proprio, anch’esso in data di ieri, che estende la portata delle norme contenute in queste leggi penali anche ai membri, gli officiali e i dipendenti dei vari organismi della Curia Romana, delle Istituzioni ad essa collegate, degli enti dipendenti dalla Santa Sede e delle persone giuridiche canoniche, nonché ai legati pontifici ed al personale di ruolo diplomatico della Santa Sede. Tale estensione ha lo scopo di rendere perseguibili da parte degli organi giudiziari dello Stato della Città del Vaticano i reati previsti in queste leggi anche nel caso in cui il fatto fosse commesso al di fuori dei confini dello Stato stesso.

    Tra le leggi adottate ieri dalla Pontificia Commissione per lo Stato della Città del Vaticano v’è inoltre la legge recante "Norme generali in materia di sanzioni amministrative". Questa legge era stata già ipotizzata dall’art. 7, comma 4, della Legge sulle fonti del diritto N. LXXI, del 1 ottobre 2008, e stabilisce la disciplina generale e di principio per l’irrogazione di sanzioni amministrative.

    Di tale disciplina si avvertiva da tempo l’opportunità, anche in relazione alla crescente rilevanza dell’illecito amministrativo, quale tertium genus intermedio tra l’illecito penale e l’illecito civile. In quanto disciplina di principio, alle disposizioni di tale legge si dovrà fare riferimento ogni qualvolta un’altra legge stabilisca l’irrogazione di sanzioni amministrative in conseguenza di una violazione, senz’altro specificare in ordine al procedimento di irrogazione, all’autorità competente ed in ordine agli altri effetti minori.

    Uno dei cardini del sistema introdotto dalla presente legge è costituito dal c.d. principio di legalità, per effetto del quale le sanzioni amministrative possono essere irrogate solo nei casi previsti dalla legge. Il procedimento di irrogazione è articolato in una fase di accertamento e contestazione dell’infrazione da parte degli uffici competenti ed una fase di irrogazione della sanzione, rimessa in via generale alla competenza della Presidenza del Governatorato. Viene infine previsto il diritto al ricorso e la competenza per materia del Giudice unico, salvo i casi di sanzioni di maggiore gravità per i quali viene invece stabilita la competenza del Tribunale.

    In conclusione di questa breve presentazione può osservarsi come le leggi sopra indicate si segnalano non solo per la loro innegabile rilevanza sostanziale e sistematica, quanto anche perché costituiscono un ulteriore e significativo passo del legislatore vaticano verso quella rifinitura del proprio assetto ordinamentale occorrente per assumere e promuovere quanto di costruttivo ed utile la Comunità internazionale propone in vista di una più intensa cooperazione internazionale ed un più efficace perseguimento del bene comune.

    [01041-01.01] [Testo originale: Italiano]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede
    «Parate viam Domini, rectas facite semitas eius»
    (Luc. 3, 4)

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