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Discussione: Rito d'ingresso del nuovo Parroco

  1. #1

    Rito d'ingresso del nuovo Parroco

    Vista la stagione propizia ai cambi di parroco peso che a qualcuno potrebbe essere utile, certamente lo sarà a me:

    Sul sito del seminario tempo fa avevo trovato questo schema per la Diocesi di Milano:
    Citazione Originariamente Scritto da SERVIRE CON GIOIA
    RITO DELLA IMMISSIONE NELL’INCARICO PASTORALE DI UN NUOVO PARROCO
    Inizio della celebrazione
    Il Parroco assume le vesti per la celebrazione eucaristica in sacrestia o in altro luogo adatto (oratorio, casa parrocchiale...).

    Processionalmente, accompagnato dal Delegato Arcivescovile48 e dai sacerdoti concelebranti, si reca alla chiesa parrocchiale: alla porta di essa può ricevere il primo saluto da parte della comunità. Durante la processione di ingresso si esegue un canto intonato alla circostanza e al tempo liturgico. Dopo l’inchino all’altare (o la genuflessione, se c’è il tabernacolo):
    • i ministranti e i concelebranti raggiungono il posto loro assegnato;
    • il Delegato Arcivescovile si porta alla sede;
    • il Parroco si dispone in un luogo ben visibile da parte di tutta l'assemblea, dal quale comunque sia consentito un diretto dialogo col Delegato Arcivescovile (si eviti di prendere posto sia all'ambone sia all'altare).


    Assunzione dell’impegno pastorale
    Del. Arciv.: Nel nome del Padre e del Figlio e del lo Spirito santo.
    Assemblea: Amen.
    Del. Arciv. Dio Padre, fonte di ogni dono e ministero, Cristo, maestro e pastore delle nostre anime, lo Spirito santo, artefice di comunione nella carità, sia con tutti voi.
    Assemblea: E con il tuo spirito.
    Del. Arciv.: Carissimi, la nostra comunità parrocchiale di ..., riunita nel giorno del Signore, vive un momento di particola re gioia e solennità, perché riceve dall’Arcivescovo il suo nuovo parroco nella persona del presbitero N.N. Nella successione e nella continuità del ministero si esprime l’indole pastorale della Chiesa, in cui Cristo vive e opera per mezzo di coloro ai quali l’Arcivescovo affida una porzione del suo gregge.
    Il Delegato Arcivescovile consegna il Decreto di nomina ad un presbitero affinché venga letto.

    Del. Arciv.: Ora davanti alla comunità parrocchia le invitiamo il nuovo pastore ad esprimere la volontà di collaborare con l’Arcivescovo nell’esercizio del ministero sacerdotale, per edificare la santa Chiesa di Dio presente in ... . Fratello carissimo, davanti al popolo affidato alle tue cure rinnova le promesse fatte al momento dell’ordinazione. Vuoi esercitare con perseveranza il tuo ufficio come fedele cooperatore dell’ordine dei vescovi nel servizio del popolo di Dio, sotto la guida dello Spirito santo?
    Parroco: Sì, lo voglio.
    Del. Arciv.: Vuoi adempiere degnamente e sapientemente il ministero della parola nella predicazione del Vangelo e nel l’insegnamento della fede cattolica?
    Parroco: Sì, lo voglio.
    Del. Arciv.: Vuoi celebrare con devozione e fedeltà i misteri di Cristo, secondo la tradizione della Chiesa, specialmente nel sacrificio eucaristico e nel sacra mento della riconciliazione, a lode di Dio e per la santificazione del popolo cristiano?
    Parroco: Sì, lo voglio.
    Del. Arciv.: Vuoi implorare la divina misericordia per il popolo a te affidato, dedicandoti assiduamente alla preghiera come ha comandato il Signore?
    Parroco: Sì, lo voglio.
    Del. Arciv.: Vuoi essere sempre più strettamente unito a Cristo sommo sacerdote, che si è offerto come vittima pura a Dio Padre per noi, consacrando te stesso insieme a lui per la salvezza di tutti gli uomini?
    Parroco: Sì, con l’aiuto di Dio, lo voglio.
    Del. Arciv.: Prometti al Vescovo e ai suoi successori filiale rispetto e obbedienza?
    Parroco: Sì, lo prometto.
    Del. Arciv.: Dio che ha iniziato in te la sua opera, la porti a compimento.

    Riti esplicativi
    Il Caeremoniale episcoporum prevede, secondo l’opportunità, la possibilità di spiegare, ricorrendo a segni rituali, il significato del servizio pastorale del Parroco. Si offrono due schemi49:


    Primo schema
    Mentre un rappresentante della comunità presenta al Parroco il Lezionario, il Delegato Arcivescovile dice: Ricevi il libro della Parola di Dio, affinché – assiduo nell’annuncio del Vangelo – possa costruire la comunità dei credenti in Cristo che è la Chiesa.
    Il Parroco bacia il Lezionario e lo depone sulla mensa, donde muoverà la processione del Vangelo all’ambone.

    Alcuni fedeli presentano al Parroco gli Oli santi mentre il Delegato dice: Custodisci gli Oli santi che significano la partecipazione al sacerdozio profetico e regale di Cristo Signore mediante il Battesimo e apportano sollievo nell’anima e nel corpo ai fedeli ammalati.
    Il Parroco depone gli Oli santi sulla mensa.

    Il Delegato accompagna, insieme con due ministranti, il Parroco al Fonte Battesimale dopo avergli rivolto questo invito: Avvicinati al fonte battesimale: in quell’acqua, per la potenza dello Spirito santo, i nostri fratelli sono sepolti con Cristo nella morte e con Cristo risorgono alla vita immortale: con quel l’acqua il popolo di Dio viene asperso in ricordo del santo Battesimo.
    Se il Parroco non si reca al fonte battesimale, alcuni ministranti portano l’acqua attinta dal fonte battesimale all’altare.
    Il Parroco asperge se stesso e i fedeli mentre vie ne eseguito un canto adatto.

    Il Delegato invita il Parroco a prendere posto alla Sede pronunciando queste paro le o altre simili: Ecco il vostro Parroco...
    L’assemblea rivolge al Parroco un corale segno di festosa accoglienza.

    La celebrazione eucaristica riprende col bacio della mensa e – incensato l’altare (se è il caso) – con il canto del Gloria (se è previsto dalle rubriche).


    Secondo schema
    Il Parroco, accompagnato da due ministranti e dal Delegato, si porta al Battistero (per l’aspersione al popolo); al confessionale (per prenderne possesso) e (eventualmente) al campanile (per il suono delle campane). Questi gesti siano opportunamente commentati (cfr. didascalie sopra citate).

    Il Delegato invita il Parroco a prendere posto alla sede, pronunciando queste parole o altre simili: Ecco il vostro Parroco...
    L’assemblea rivolge al Parroco un corale segno di festosa accoglienza.

    La celebrazione eucaristica riprende col bacio della mensa e – incensato l’altare (se è il caso) – con il canto del Gloria (se è previsto dalle rubriche).

  2. #2
    il cerimoniale dei vescovi riporta:
    CAPITOLO III, INGRESSO DI UN NUOVO PARROCO

    1185. Prima dell'ingresso nella sua parrocchia o nell'atto stesso della sua presa di possesso, il parroco, a norma del diritto, deve emettere la pro-fessione di fede alla presenza dell'ordinario del luogo o di un suo delegato.

    1186. L'ingresso del nuovo parroco è presieduto dal vescovo stesso o dal suo delegato nel giorno e nell'ora più adatta, dopo aver convocato i fedeli, se-condo le consuetudini locali oppure, opportunamente, come è descritto più sotto.

    1187. Conviene che l'ingresso sia compiuto con la celebrazione della messa, che sarà la messa del giorno, o quella votiva del titolo della chiesa, o dello Spirito santo, secondo le rubriche. La messa sia presieduta dal vescovo e vi concelebrino il nuovo parroco e gli altri presbiteri della parrocchia o del-la zona.

    1188. Se invece il vescovo, per un giusto motivo, partecipa alla messa senza tuttavia celebrarla, è opportuno che presieda lui stesso almeno la li-turgia della parola e benedica il popolo alla fine della messa, come è detto più sopra ai nn. 175?185.

    1189. Siano osservate, qualora vi siano, le usanze locali. Altrimenti si possono compiere, in tutto o in parte, i riti qui sotto descritti.

    1190. Dove le circostanze lo permettono, il vescovo e il nuovo parroco possono essere accolti ai confini della parrocchia e condotti processional-mente alla porta della chiesa, dove il vescovo presenta brevemente il nuovo parroco e gli consegna la chiave della chiesa. La presentazione tuttavia si può fare anche all'inizio della messa, dopo il saluto, specialmente quando al-l'inizio della messa, dopo il saluto del vescovo, si legge il decreto dì nomina e il parroco emette il giuramento a norma del diritto.

    1191. Il vangelo viene letto convenientemente dallo stesso parroco che prima si avvicina al vescovo, riceve da lui l'evangeliario e chiede la benedi-zione.

    1192. Nell'omelia il vescovo illustra ai fedeli la missione del parroco e spiega il significato dei riti particolari che si svolgeranno subito dopo.

    1191. Terminata l'omelia, il nuovo parroco rinnova lodevolmente le promesse fatte nel giorno della sua ordinazione. Il vescovo lo interroga con queste parole:

    Figlio carissimo, davanti al popolo affidato alle tue cure rinnova le promesse fatte al momento dell'ordinazione.
    Vuoi esercitare con perseveranza il tuo ufficio come fedele cooperatore dell'ordine dei vescovi nel servizio del popolo di Dio, sotto la guida dello Spi-rito santo.
    Sì, lo Voglio.

    Vuoi celebrare con devozione e fedeltà i misteri di Cristo, secondo la tradizione della Chiesa?
    Sì lo voglio.

    Vuoi adempiere degnamente e sapientemente il ministero della parola nella predicazione del vangelo e nell'insegnamento della fede cattolica?
    Sì, lo voglio.

    Vuoi essere sempre più strettamente unito a Cristo sommo sacerdote, che si è offerto come vittima pura a Dio Padre per noi, consacrando te stesso insieme con lui per la salvezza di tutti gli uomini?
    Sì, con l'aiuto di Dio, lo voglio.

    Prometti a me e ai miei successori filiale rispetto e obbedienza?
    Sì, lo prometto

    Dio che ha iniziato in te la sua opera, la porti a compimento.

    1194. Quindi, secondo l'opportunità, si può svolgere una processione con i ministri, tra i quali coloro che portano il turibolo, la croce e le candele. In essa il vescovo, girando per la chiesa, consegna al parroco i luoghi affidati al suo ministero, secondo l'ordine con cui li incontrano girando per essa: la sede del presidente, la cappella del ss. Sacramento, il battistero, il confes-sionale. Può anche invitare il parroco ad aprire la porticina del tabernacolo e ad incensare il ss. Sacramento. L'incensazione può essere fatta anche al bat-tistero. Inoltre, se si può fare facilmente, invita il parroco a suonare la cam-pana.
    Tutti questi riti, secondo le circostanze, possono essere compiuti anche prima della messa.

    1195. Nella preghiera universale si formulino speciali intenzioni per il vescovo e il nuovo parroco.

    1196. Al rito della pace il parroco dia la pace ad alcuni fedeli che rap-presentano la comunità parrocchiale.

    1197. Terminata l'orazione dopo la comunione, il vescovo invita il par-roco a rivolgere brevi parole alla comunità.

    1198. Lodevolmente il parroco, con il vescovo e il popolo, si reca al cimi-tero, e lì eleva preghiere per i fedeli defunti, osservando, secondo l'opportu-nità, i riti descritti più sopra ai nn. 399ss. circa l'aspersione dei sepolcri.
    Ultima modifica di Gerensis; 07-09-2015 alle 20:08

  3. #3
    Sul benedizionale si trova:
    INGRESSO DI UN NUOVO PARROCO

    I. Rito dell’ingresso2

    1981. Il vescovo, se presiede l’Eucaristia, il nuovo parroco, i presbiteri concelebranti e i diaconi indossano i paramenti per la Messa in un luogo adatto prima dell’ingresso in chiesa.

    INGRESSO IN CHIESA

    1982. Il vescovo, con a fianco il nuovo parroco, entra processionalmente in chiesa nel modo consueto

    INIZIO

    1983. Il vescovo e i concelebranti, ma non il nuovo parroco, baciano l’altare, quindi il vescovo dalla sede inizia il rito dicendo:

    Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.

    R. Amen.

    SALUTO

    1984. Il vescovo saluta i presenti con le seguenti parole o altre adatte, tratte di preferenza dalla Sacra Scrittura:

    Dio Padre, fonte di ogni dono e ministero,
    Cristo, maestro e pastore delle nostre anime,
    lo Spirito Santo, artefice di comunione nella carità,
    sia con tutti voi.

    R. E con il tuo spirito.

    PRESENTAZIONE DEL NUOVO PARROCO

    1985. Quindi presenta alla comunità il nuovo parroco. Lo può fare con queste parole o altre simili:

    Carissimi, la nostra comunità parrocchiale di N., riunita nel giorno del Signore, vive un momento di particolare gioia e solennità, perchè riceve dal vescovo il suo nuovo parroco nella persona del presbitero N.N.. Nella successione e nella continuità del ministero si esprime l’indole pastorale della Chiesa, in cui Cristo vive e opera per mezzo di coloro ai quali il vescovo affida una porzione del suo gregge.

    1986. A questo punto il vescovo fa leggere il decreto di nomina.

    Tutti siedono. Viene letto il decreto e, a lettura finita, tutti in segno di assenso rispondono:

    Rendiamo grazie a Dio.

    Oppure si canta Benediciamo il Signore, a lui onore e gloria nei secoli, proposto prima dal coro e poi ripetuto da tutti, o un altro canto analogo.

    INVOCAZIONE ALLO SPIRITO SANTO

    1987. Quindi invita tutti a pregare con queste parole o altre simili:

    Invochiamo ora lo Spirito del Signore,
    perchè il parroco e i parrocchiani formino una sola famiglia,
    riunita nella fede, nella speranza e nella carità.

    Si canta il Veni Creator o un altro canto adatto.

    PREGHIERA DI BENEDIZIONE

    1988. Terminato il canto, il nuovo parroco si porta in mezzo al presbiterio di fronte al vescovo.
    Quindi il vescovo dice:

    Preghiamo.

    Tutti pregano per qualche momento in silenzio.

    Il vescovo, con le braccia allargate, pronuncia la preghiera di benedizione:

    Sii benedetto, Dio nostro Padre, pastore dei pastori,
    per i grandi doni del tuo amore.
    In Cristo tuo figlio, presente e operante nella santa Chiesa,
    ci hai fatto rinascere dall’acqua e dallo Spirito Santo,
    per formare un’unica famiglia,
    riunita nella celebrazione dell’Eucaristia,
    centro e fulcro della vita cristiana.

    Guarda con paterna benevolenza il nuovo parroco,
    a cui affidi un’eletta porzione del tuo gregge;
    fà che la comunità parrocchiale di san Nicola di Bari in Bosco
    cresca e si edifichi in tempio santo del tuo Spirito
    e renda viva testimonianza di carità,
    perchè il mondo creda in te
    e in colui che hai mandato, il Signore nostro Gesù Cristo.

    Egli vive e regna nei secoli dei secoli.

    R. E con il tuo spirito.

    RITI ESPLICATIVI

    1989. Poi il vescovo si rivolge al nuovo parroco con queste parole o altre simili:

    Aspergi il popolo di Dio e venera il santo altare:
    guida i discepoli di Cristo Maestro e Signore,
    nel cammino della verità e della vita,
    dal fonte battesimale alla mensa del sacrificio eucaristico.
    Interceda per te e per tutti san N.,
    patrono di questa comunità parrocchiale.

    1990. Il vescovo porge al nuovo parroco l’aspersorio.

    Il nuovo parroco, dopo se stesso, asperge i fedeli passando, se lo ritiene opportuno, attraverso la navata della chiesa.

    1991. Quindi il vescovo impone l’incenso nel turibolo. Il nuovo parroco bacia l’altare e lo incensa nel modo consueto. Dopo l’altare, secondo l’opportunità, incensa l’immagine del santo patrono.

    1992. Terminati questi riti un rappresentante della comunità ringrazia il vescovo per le sue premure di padre e pastore della Chiesa e per il dono del nuovo parroco.
    Quindi il vescovo invita il nuovo parroco a rivolgere brevi parole di saluto alla comunità.
    ________________________________________ _____________

    1993. SE IL VESCOVO PRESIEDE SOLO IL RITO D'INGRESSO, dopo il saluto del rappresentante della comunità si congeda e invita alla sede presidenziale il nuovo parroco come indicato al n. 1999.

    Quindi benedice il popolo con la formula consueta e lascia la chiesa accompagnato da rappresentanti della comunità.

    Se presiede il rito d'ingresso IL DELEGATO DEL VESCOVO, dopo il saluto del rappresentante della comunità invita alla sede presidenziale il nuovo parroco, come indicato al n. 1999. Il nuovo parroco presiede la Messa. Il delegato del vescovo, se concelebra l'Eucaristia, prende il primo posto tra i concelebranti.
    ________________________________________ _____________

    1994. Dopo il saluto del nuovo parroco alla comunità – omesso l’atto penitenziale – la Messa prosegue con il canto del Gloria a Dio oppure, nelle domeniche del tempo di avvento e di quaresima, del Kyrie eleison.

    1971. Il Vangelo, in assenza del diacono, viene letto dal parroco che prima si avvicina al vescovo, riceve da lui l’Evangeliario e chiede la benedizione.

    1972. Nell’omelia il vescovo illustra ai fedeli, alla luce della parola di Dio, la missione del parroco.

    1973. Terminata l’omelia, il nuovo parroco rinnova lodevolmente le promesse fatte nel giorno della sua ordinazione.

    Il vescovo lo interroga con queste parole:

    Figlio carissimo,
    davanti al popolo affidato alle tue cure
    rinnova le promesse fatte al momento dell’ordinazione.

    Vuoi esercitare con perseveranza il tuo ufficio
    come fedele cooperatore dell’ordine dei vescovi
    nel servizio del popolo di Dio,
    sotto la guida dello Spirito Santo?

    R. Sì, lo voglio.

    Vuoi adempiere degnamente e sapientemente
    il ministero della parola nella predicazione del Vangelo
    e nell’insegnamento della fede cattolica?

    R. Sì, lo voglio.

    Vuoi celebrare con devozione e fedeltà i misteri di Cristo,
    secondo la tradizione della Chiesa,
    specialmente nel sacrificio eucaristico
    e nel sacramento della riconciliazione,
    a lode di Dio e per la santificazione del popolo cristiano?

    R. Sì, lo voglio.

    Vuoi implorare la divina misericordia per il popolo a te affidato,
    dedicandoti assiduamente alla preghiera,
    come ha comandato il Signore?

    R. Sì, lo voglio.

    Vuoi essere sempre più strettamente unito
    a Cristo sommo sacerdote,
    che si è offerto come vittima pura a Dio Padre per noi,
    consacrando te stesso insieme con lui
    per la salvezza di tutti gli uomini?

    R. Sì, con l’aiuto di Dio, lo voglio.

    Prometti a me e ai miei successori filiale rispetto e obbedienza?

    R. Sì, lo prometto.

    Dio che ha iniziato in te la sua opera la porti a compimento.

    1996. Nella preghiera dei fedeli si predispongano intenzioni adatte per il vescovo e per il nuovo parroco.

    1997. Nella presentazione dei doni i fedeli porteranno il pane e il vino per la celebrazione dell’Eucaristia e altre eventuali offerte per i poveri e per la Chiesa.

    1998. Al rito di pace il vescovo e il parroco scambieranno il saluto con una rappresentanza di parrocchiani.

    1999. Prima della benedizione finale il vescovo invita il nuovo parroco alla sede presidenziale dicendo queste parole o altre simili:

    Il Signore ti conceda di presiedere e servire fedelmente,
    in comunione con il tuo vescovo,
    questa famiglia parrocchiale,
    annunziando la parola di Dio,
    celebrando i santi misteri
    e testimoniando la carità di Cristo.

    Segue la benedizione finale.

  4. #4
    Ora qualche domanda:
    la prima che vorrei farvi è se potete controllare il testo riportato dal servire con gioia e dirmi se è corretto.

    la seconda riguarda l'abito del parroco. Se egli è parroco anche di una parrocchia prepositurale, pur non essendo decano del decanto, nel prendere possesso della parrocchia "normale" deve indossare la mozzetta da parroco o la cappa da prevosto, in questo caso dovrebbe usare anche la ferula?
    Ricordo all' ingresso del predecessore che ha indossatto rocchetto mozzetta e stola all'inizio del paese per poi dirigersi verso la chiesa...

    le altre domande domani
    Ultima modifica di Gerensis; 07-08-2015 alle 00:01

  5. #5
    Citazione Originariamente Scritto da chierichetto87 Visualizza Messaggio
    Ora qualche domanda:
    la prima che vorrei farvi è se potete controllare il testo riportato dal servire con gioia e dirmi se è corretto.

    la seconda riguarda l'abito del parroco. Se egli è parroco anche di una parrocchia prepositurale, pur non essendo decano del decanto, nel prendere possesso della parrocchia "normale" deve indossare la mozzetta da parroco o la cappa da prevosto, in questo caso dovrebbe usare anche la ferula?
    Ricordo all' ingresso del predecessore che ha indossatto rocchetto mozzetta e stola all'inizio del paese per poi dirigersi verso la chiesa...

    le altre domande domani
    1) I file di word del "servire con gioia" del sito del seminario sono corretti al 100%... :rolleyes:

    2) Se l'altra parrocchia è nella stessa città o regione plebana può usare la cappa e la ferula anche per l'ingresso in quella.

    Ma fuori dai confini della regione plebana la può usare solo in questi casi:

    - quando incede collegialmente con il suo capitolo;

    - se non ha un capitolo residente, quando incede con il suo Clero locale;

    - se il Clero non è presente, quando prende parte con il popolo della chiesa prepositurale ad una azione liturgica (ovviamente non è questo il tuo caso, dato che non penso che all'ingresso nell'altra parrocchia vengano anche i fedeli della Prepositurale);

    - oppure infine quando assolve a qualche funzione ecclesiastica con il capitolo dei parroci, e del clero della città o regione plebana in cui è prevosto.

    (cfr. Caeremoniale Ambrosianum 1619 "Sui prevosti e gli Arcipreti")

    Personalmente consiglierei di indossare dall'ingresso del paese fino alla prepositurale l'abito corale proprio con il rocchetto, la mozzetta e la ferula (da noi si fa così, solo che usiamo la mantelletta al posto della mozzetta perché siamo... privilegiati...).
    Se la parrocchia di cui successivamente prenderà possesso è nella sua regione plebana, mi pare opportuno che faccia la processione fino alla chiesa con il rocchetto, la cappa magna e la ferula.
    Comunque IN OGNI CASO è sempre bene seguire le consuetudini locali.

    Ciao.
    Ultima modifica di Gerensis; 07-08-2015 alle 00:01

  6. #6
    La richiesta di controllo sui testi del servire con gioia era dovuta al fatto che il benedizionale propone un testo di benedizione non previsto nel testo ambrosiano. Non che ci tenessi a far fare la benedizione, solo una verifica.
    grazie

    (ovviamente non è questo il tuo caso, dato che non penso che all'ingresso nell'altra parrocchia vengano anche i fedeli della Prepositurale)
    solo qualche curioso

    Entrando nel dettaglio la questione è questa:
    nuovo parroco du una nuova comunità pastorale composta da 2 parrocchie nello stesso comune e nello stesso decanato (un tempo pieve)
    La logica direbbe che non essendo state soppresse le 2 parrocchie debba fare 2 ingressi, ma per qualcuno non è così scontato...

    Gli ingressi dovrebebro svolgersi nella medesima giornata prima nella parrocchia (ex-)prepositurale e poi nella mia.

    ho detto ex- perche il decreto di nomina, che non ho letto, credo che parli di parroco per entrambe le parrocchie e non di prevosto, già quello del predecessore 10 anni fa diceva parroco. La questione è che non ha nessun titolo giurisdizionale sugli altri parroci essendo il decano il parroco di un'altra parrochia.

    Il delegato arcivescovile sarà il vicario (non vescovo) di zona, quindi in chiesa userà anche lui la ferula.

    L'uso della cappa e della ferula è decaduto da diversi decenni, credo non sia più usata dagli anni '60, quindi non sono neppure sicuro poter recuperare la cappa, la ferula della parrochia vicina invece l'ho vista lo scorso anno nelle mani di un vescovo... ma di questo parliamo un'altra volta.

    L'uso della mozzetta è in uso solo nel giorno dell'ingresso nella mia parrochia, ma anche questa la devo chiedere in prestito, ma dovrei trovarne una.

    Le consuetudini della mia parrocchia (che non è quella prepositurale) sono:
    Accoglienza del parroco all'inizio del paese dove giungeva con la sola veste, qui rivestiva rocchetto mozetta stola e tricorno, e si dirigeva verso la chiesa, sulla porta riceveva il saluto delle autorità civili e di un membro della comunità, poi la messa più o meno come sopra.

    i problemi per usare cappa e ferula sarebebro:
    1) recuperarle
    2) convincere il parroco ad usarle (non mi da l' idea di essere popenso al loro uso, ma non ne abbiamo parlato)
    3) usarle in entrambe le parrochie, perchè non ha senso usare la ferula nella mia parrocchia e non nella prepositurale. Giusto?
    Personalmente consiglierei di indossare dall'ingresso del paese fino alla prepositurale l'abito corale proprio con il rocchetto, la mozzetta e la ferula.
    Se la parrocchia di cui successivamente prenderà possesso è nella sua regione plebana, mi pare opportuno che faccia la processione fino alla chiesa con il rocchetto, la cappa magna e la ferula.
    cioè tu dici la cappa solo dopo aver preso possesso della prepositurale e la ferula da subito?

    Valuteremo se è il caso di far parare i sacerdoti in una chiesa sussidiaria, in quel caso i saluti li farei fare fuorri da quelal chiesa.
    Per il resto, pensavo di fare come il primo schema, al massimo aggiungendo (ricordo che lo si era fatto 15 anni fa) la consegna della chiave del tabernacolo, come nel secondo schema.

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    Ultima modifica di chierichetto87; 18-09-2006 alle 21:17

  7. #7
    ho detto ex- perche il decreto di nomina, che non ho letto, credo che parli di parroco per entrambe le parrocchie e non di prevosto, già quello del predecessore 10 anni fa diceva parroco. La questione è che non ha nessun titolo giurisdizionale sugli altri parroci essendo il decano il parroco di un'altra parrochia.
    I titoli di Decano e Prevosto non devono per forza coincidere...
    A meno che tu possegga l'atto di soppressione del capitolo collegiale (firmato dall'Arcivescovo) il diritto alla prepositura viene mantenuto... e quindi il suo parroco ne è Prevosto.
    È ovvio che però la prepositurale deve essere la parrocchia più importante della città, per abitanti e per attività pastorali, al di là che il suo parroco sia o meno decano... Se questo non accade... beh è meglio evitare di creare un Prevosto dal nulla.

    Il delegato arcivescovile sarà il vicario (non vescovo) di zona, quindi in chiesa userà anche lui la ferula.
    Non credo che ciò sia un bene. Meglio che la usi solo il vicario, anche se il parroco ne avrebbe pieno diritto.... Se il vicario fosse stato vescovo e avesse usato il pastorale sarebbe stato un altro discorso.

    Le consuetudini della mia parrocchia (che non è quella prepositurale) sono:
    Accoglienza del parroco all'inizio del paese dove giungeva con la sola veste, qui rivestiva rocchetto mozetta stola e tricorno, e si dirigeva verso la chiesa, sulla porta riceveva il saluto delle autorità civili e di un membro della comunità, poi la messa più o meno come sopra.
    Ottima consuetudine! La stola non è indispensabile... Informati anche delle consuetudini della prepositurale se devi organizzare anche quell'ingresso.
    Piuttosto non stare a cercare la cappa che è impossibile da trovare (e della cui liceità d'uso non sono affatto sicuro).
    Meglio quindi la più che dignitosa mozzetta da parroco in entrambi gli ingressi. Se non trovi neppure quella o se il parroco non la vuole indossare, allora puoi fargli usare il rocchetto e la stola (abito corale dei parroci secondo la Lettera circolare 2 della Congregazione per il Clero, 1970).
    Ovviamente è vietato indossare il rocchetto senza sopra nulla (né cappa, né mozzetta, né stola) (Caer. Ambr.)
    La ferula usala per il solo corteo che accompagna il parroco alla chiesa: non credo che avrai difficoltà a reperirne una.

    PS Il "Servire con gioia" in nota rimanda al benedizionale.
    Ultima modifica di Gerensis; 07-08-2015 alle 00:02

  8. #8
    Decano e Saggio del Forum L'avatar di Cardinale Bellarmino
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    Quando tre anni fa ci fu l'ingresso del nuovo Parroco, abbiamo fatto una cosa molto semplice... premessa: il mio Parroco è Cappellano di Sua Santità, ma non possiede una veste filettata (sto cercando di convincere qualcuno a regalargliela... ma lui dice che tanto non la userebbe mai... io dico: "Mai dire mai")...

    L'inizio dell'Ingresso avvenne nel Santuario della Parrocchia, dove è venerato il Santo Crocefisso (nel Santuario passò San Carlo Borromeo e si dice anche Sant'Antonio di Padova...), dove il nuovo Parroco arrivò con la veste nera con fascia paonazza (brutto...), accolto dal Vicario Episcopale (allora non Vescovo, attualmente Vescovo) e dai fedeli. Dopo il saluto delle autorità civili e religiose del paese che lasciava, ci si incamminò verso il Palazzo Comunale, dove avvenne il saluto del Sindaco e qualche parola del Vicario Episcopale. Lì il Parroco rivestì il rocchetto e la stola bianca (era l'Ascensione...).

    Giunti in Chiesa, poi il Rito si è svolto secondo quanto stabilisce il Benedizionale e il Servire con gioia.
    Non usò la ferula nè il Vicario Episcopale nè il Parroco... la scelta non fu mia... io gliela avrei fatta usare... ma dell'allora Coadiutore, ora Parroco in una altra Parrocchia...
    Ultima modifica di Gerensis; 07-08-2015 alle 00:02
    Il Bellarmino insegna con grande chiarezza e con l’esempio della propria vita che non può esserci vera riforma della Chiesa se prima non c’è la nostra personale riforma e la conversione del nostro cuore. (Papa Benedetto XVI, Udienza Generale del 23 febbraio 2011)

  9. #9
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    Exclamation Amministratore parrocchiale e S.Messa di insediamento del nuovo parroco

    Volevo chiedervi alcune informazione sugli incarichi che assume l'amministratore parrocchiale durante la sede parrocchiale vacante.

    Ed anche su gli accorgimenti da tenere durante la S.Messa per l'ingresso del nuovo parroco (ES: è una messa solenne, può quindi essere fatto l'incensazione???)


    Grazie a tutti

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da fufi2290 Visualizza Messaggio
    Volevo chiedervi alcune informazione sugli incarichi che assume l'amministratore parrocchiale durante la sede parrocchiale vacante.
    Can. 540 - §1. L'amministratore parrocchiale è tenuto agli stessi doveri e ha gli stessi diritti del parroco, a meno che il Vescovo diocesano non stabilisca diversamente.

    §2. All'amministratore parrocchiale non è lecito compiere nulla che rechi pregiudizio ai diritti del parroco o che possa essere di danno ai beni parrocchiali.

    §3. Al termine del suo incarico, l'amministratore parrocchiale presenti al parroco il rendiconto.


    Ed anche su gli accorgimenti da tenere durante la S.Messa per l'ingresso del nuovo parroco (ES: è una messa solenne, può quindi essere fatto l'incensazione???)
    Beh, la messa di ingresso del nuovo parroco è una messa solenne, quindi non solo si può, ma si deve incensare.
    Nel rito di ingresso del nuovo parroco, presieduto dal Vescovo o da un suo delegato, che è riportato qui è espressamente previsto l'uso dell'incenso:

    1991. Quindi il vescovo impone l'incenso nel turibolo. Il nuovo parroco bacia l'altare e lo incensa nel modo consueto. Dopo l'altare, secondo l'opportunità, incensa l'immagine del santo patrono.

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