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Discussione: Eutanasia e accanimento terapeutico

  1. #1
    Iscritto L'avatar di marco931
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    Eutanasia e accanimento terapeutico

    vorrei aprire in questa sezione una serie di argomenti che rischiano di minare la mia posizione religiosa e questo mi sembra il posto giusto per capire... in questo periodo mi sento molto incerto su come valutare la mia fede e vorrei pregarvi di aiutarmi a chiarire i miei dubbi...

    posso o è di disturbo?

    se non ci sono problemi procedo con il primo argomento che mi lascia perpresso su quanto la mia religione si adatti al mio pensiero e alle incongruenze che la mia povera mente non riesce a spiegarsi.

    il primo argomento è eutanasia e l'accanimento terapeutico!

    ecco il mio dilemma su questo argomento.
    la nostra religione ci dice che non si puo staccare la spina a una persona che è tenuta in vita da un macchinario perche sarebbe omicidio e solo dio puo decidere quando prendere la vita di un individuo... giustissimo!

    però dentro di me è sorto questo dubbio: queste persone rimangono in vita solo grazie a una macchina, una "stregoneria" umana... noi stiamo imponendo loro la vita, 50 anni fa non esistevano questi macchinari e una persona in coma celebrale sarebbe semplicemente morta... non è che dio ha richiamato queste persone e siamo noi ad impedire loro di morire???

    la vita attuale dovrebbe essere una vita di passaggio, perche ci accaniamo a tenere in una vita incoscente queste persone che naturalmente sarebbero morte con strumenti umani e accanimento terapeutico??

    insomma se l'eutanasia è prendere una decisione che spetta a dio anche l'accanimento terapeutico è prendere una decisione che non ci spetta!

  2. #2
    Fedelissimo di CR L'avatar di Francisco
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    Citazione Originariamente Scritto da marco931 Visualizza Messaggio
    il primo argomento è eutanasia e l'accanimento terapeutico!

    ecco il mio dilemma su questo argomento.
    la nostra religione ci dice che non si puo staccare la spina a una persona che è tenuta in vita da un macchinario perche sarebbe omicidio e solo dio puo decidere quando prendere la vita di un individuo... giustissimo!
    Ti sbagli. Riguardo all'accanimento terapeutico, dall'Enciclica Evangelium Vitae di Giovanni Paolo II (numero 65) si legge:

    "In queste situazioni, quando la morte si preannuncia imminente e inevitabile, si può in coscienza «rinunciare a trattamenti che procurerebbero soltanto un prolungamento precario e penoso della vita, senza tuttavia interrompere le cure normali dovute all'ammalato in simili casi».77 Si dà certamente l'obbligo morale di curarsi e di farsi curare, ma tale obbligo deve misurarsi con le situazioni concrete; occorre cioè valutare se i mezzi terapeutici a disposizione siano oggettivamente proporzionati rispetto alle prospettive di miglioramento. La rinuncia a mezzi straordinari o sproporzionati non equivale al suicidio o all'eutanasia; esprime piuttosto l'accettazione della condizione umana di fronte alla morte.78"

  3. #3
    Fedelissimo di CR L'avatar di a_ntv
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    Esempio di accanimento terapeutico: prendi una persona come purtroppo il padre di un mio amico che ha un cancro metastizzato ai polmoni, cervello, fegato ecc.
    Accanimento terapeutico è fargli un trapianto di fegato: forse teoricamente potrebbe dargli qualche giorno di più di vita, ma a costo delle sofferenze che un intervento di questo tipo pone: in questro caso " i mezzi terapeutici a disposizione sono oggettivamente Sproporzionati rispetto alle prospettive di miglioramento".
    E' quindi lecito "rinunciare" ai quei pochi giorni in più che un tale intervento potrebbe offrire e accettare "la condizione umana di fronte alla morte"
    Ovviamente le terapie normali, un po' di chemio e terapie palliative devono essere continuate " senza tuttavia interrompere le cure normali dovute all'ammalato in simili casi": anche se l'ammalato non è più in grado di mangiare da solo, lo si deve ad esempio imboccare e idratare via flebo, non lasciarlo morire di fame "senza intervenire".
    Anche la sospensione della chiemio nella fase finale rispetta il criterio citato dal papa.

    Se vuoi per un medico sono banalità: ma è proprio entro questo limite "ovvio" che deve essere inteso quanto proposto dal papa

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  4. #4
    Fedelissimo di CR L'avatar di a_ntv
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    Vediamo di spiegare un po' l'acb della morale (non sono un esperto in morale, percui prendi quello che dico non come oro colato)

    Nella morale esiste una rigida priorità tra i principi

    A) sopra tutto abbiamo i principi evangelici: "ama il Signore Dio tuo sopra ogni cosa" e poi "ama gli altri come te stesso"

    B) abbiamo i comandamenti, e i principi base ("non fare agli altri quello che non vorresti che fosse fatto a te" e "il fine non giustifica i mezzi")

    C) abbiamo i princici secondari: l'"autodifesa", il principio del "male minore", l'evitare l'"accanimento terapeutico" ecc

    la priorità tra i principi è rigida: i principi di livello inferiore devono venire scomodati SOLO quando è strettamente necessario e indispendabile, ovvero quando l'applicazione di un principio fondamentale pone evidenti problemi (elencati e studiati con precisione e dettaglio in morale)

    esempio:
    se metti in cima il principio secondario dell'"autodifesa", allora diventa lecito uccidere preventivamente tutti gli zingari così sono sicuro che non vengono a rubarmi in casa.
    Ovviamente questo ragionamento errato è dovuto a cambiare la priorità tra "non uccidere" (un comandamento) e la "legittima difesa"

    Altro esempio: in base al principio secondario dell'"accanimento terapeutico", allora diventa lecito uccidere tutti i vecchietti così sono sicuro che non ci sarà accanimento terapeutico. Ovviamente anche questo ragionamento è errato.

    Anche nel caso di Welbi si deve ragionare nello stesso modo: non si può in nome di un principio secondario scavalcare uno fondamentale: "non suididarsi", che è parte di "non uccidere"

    Nel caso di Welbi non esisteva alcun dubbio o problema per l'applicazione del principio primario, e quindi il principio secondario NON va neppure discusso. Infatti la situazione era stabile, era perfettamente prevedibile cosa sarebbe successo nei vari casi, non c'era minaccia di mali minori, il cambio della situazione ha necessitato di un intervento esterno.
    Quindi è stato suidicio, e un suidicio così evidente e prevedibile che il principio dell'"accanimento terapeutico" non va neppure tirato in ballo.

    Il caso del malato terminale di tumore è diverso: la situazione è dinamica, non si possono fare previsioni esatte, si è nell'incertezza, l'operazione porta comunque una sofferenza ulteriore (male minore): in questo caso le problematiche sono tante che è possibile tirare in ballo un principio secondario e valutarlo

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  5. #5
    Veterano di CR L'avatar di hildegarda
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    Lo stato vegetativo non può essere assolutamente definito come irreversibile ma al massimo come persistente, anche la terminologia permanente è assolutamente scorretta. Allo stato attuale delle conoscenze non sappiamo quanto incida l'attività residua del cervello e quanto un paziente incapace di comunicare con l'esterno percepisca. Lo stato di coma irreversibile è invece caratterizzato da assenza totale di attività spontanea tronco encefalica, ossia il paziente non è in grado di respirare autonomamente, non ha contatti con l'esterno e il danno delle strutture cerebrali profonde (quelle che sovrintendono alla vita vegetativa) è massivo, nel paziente in stato vegetativo il tronco encefalo e il bulbo sono intatti e il danno è corticale ossia solo delle funzioni superiori. Ovviamente la possibilità di risveglio dal coma irreversibile vero e proprio è nulla, solo che non si diagnostica un coma irreversibile in un attimo. Lo stato di morte cerebrale invece è caratterizzato da danno completo, distruzione totale di tutto l'encefalo con assenza di irrorazione sanguigna, in pratica al cervello non arriva più nulla. Non sono pazienti che sopravvivono a lungo neppure assistiti. Per favore stiamo attenti alla terminologia, grazie.

  6. #6
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    Rispolvero questo thread perché ho trovato un'intervista al Prof. Morabito, molto interessante sull'argomento coma ed eutanasia.
    [YOUTUBE]http://www.youtube.com/watch?v=zxQ7ZO2tpOI[/YOUTUBE]

  7. #7
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    20 Dicembre 2009
    INDIA - Eutanasia, Corte suprema valuta richiesta su donna in stato vegetativo da 36 anni

    aruna_2.jpg

    La richiesta di sospendere l’alimentazione di una 59enne, caduta in coma 36 anni fa, dopo essere stata violentata, suscita un acceso dibattito nel Paese.

    Aruna Shanbhag, infermiera al King Edward Memorial Hospital (Kem) di Mumbai è stata violentata nel 1973. A seguito del trauma vive in coma nello stesso ospedale in cui lavorava, senza più alcun familiare che si prenda cura di lei. La donna vive in stato vegetativo persistente e ad oggi viene accudita dalle infermiere del Kem da cui viene idratata e alimentata.

    A chiedere la sospensione delle cure, che porterebbero alla morte della donna, è l’avvocato Shekhar Nafde che si è rivolto alla Corte suprema a nome della nota scrittrice Pinki Virani autrice di un libro su Aruna Shanbhag.

    Secondo Nafde la sua assistita non chiede l’eutanasia, ma pone “una questione di diritti umani” poiché la vita della donna “è inferiore a quella di un animale”. La “dolce morte” è vietata dalla legge indiana, ma il caso di Aruna Shanbhag con la richiesta di Pinki Virani sta suscitando ampio dibattito nel Paese. L’opinione pubblica è divisa tra chi afferma che non si tratterebbe di eutanasia e chi invece lamenta il tentativo di creare un precedente che potrebbe aprire le porte all’introduzione della dolce morte equiparandola ad un gesto umanitario. La Corte suprema ha intanto emesso una nota in cui afferma che “secondo la legge del Paese, non possiamo accordare il diritto di morire ad una persona”.

    Mons.Thomas Dabre, vescovo di Pune e presidente della Commissione per la dottrina della fede della Chiesa indiana, ha accolto con soddisfazione la nota della Corte perché “riconosce che la dignità dell’esistenza umana non è determinata dalle condizioni fisiche di una persona”.
    tratto da http://www.salutefemminile.it/Templa...IDOggetto=7444

  8. #8
    Moderatrice L'avatar di AntonellaB
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    Continuano le pressioni a favore dell’eutanasia

    Le previste tutele giuridiche non funzionano

    di padre John Flynn, LC


    ROMA, domenica, 24 luglio 2011 (ZENIT.org).

    - I fautori dell’eutanasia continuano a fare pressioni per la loro causa nonostante abbiano recentemente subito diverse sconfitte, tra cui la votazione del gennaio scorso del Senato francese contro una proposta di legalizzazione dell’eutanasia.
    Questa e altre battute d’arresto non hanno attenuato la pressione, come ha avvertito il procuratore Hugh Scher nel suo intervento al Terzo simposio internazionale sull’eutanasia e il suicidio assistito svoltosi a Vancouver, in Canada.
    Il 4 giugno, Scher, che è il consulente legale della Euthanasia Prevention Coalition, ha parlato di alcuni procedimenti giudiziari in Canada, secondo quanto riferito dal settimanale B.C. Catholic il 16 giugno.
    La British Columbia Civil Liberties Association e la famiglia Carter sono attualmente in causa, sostenendo che prevenire il suicidio assistito costituisce una violazione dei diritti ed è quindi incostituzionale. La loro speranza, ha detto Sher, è di riuscire a portare il caso davanti alla Corte suprema del Canada.
    Poco dopo le sue dichiarazioni, le forze pro-vita canadesi hanno ottenuto un successo presso la Corte d’Appello dell’Ontario, che ha decretato che i medici del Sunnybrook Health Services Centre non possono unilateralmente interrompere i trattamenti vitali dei pazienti, ha riferito il quotidiano Star del 29 giugno.
    I medici di Hassan Rasouli, che si trova in stato vegetativo, volevano interrompere la ventilazione e l’alimentazione contro la volontà della famiglia.
    La Corte ha deciso che in casi come questi i medici devono avere l’approvazione di una commissione sanitaria provinciale prima di poter scavalcare la volontà dei familiari.
    Anche negli Stati Uniti vi sono numerose discussioni sull’eutanasia. In un articolo pubblicato nell’edizione del 27 marzo del National Catholic Register si sottolinea che nell’ultimo periodo l’eutanasia è stata oggetto di dibattito nelle assemblee legislative di Hawaii, Montana, New Hampshire e Vermont.
    Successivamente nell’Oregon, dove il suicidio assistito dal medico è legale, i kit fai-da-te per il suicidio sono stati vietati. Il governatore John Kitzhaber ha firmato una legge che vieta questi kit, considerandoli un incoraggiamento al suicidio, secondo quanto riferito dal quotidiano Register Guard il 29 giugno.

    La Commissione inglese
    Anche in Inghilterra vi è stata una forte polemica sull’eutanasia. A giugno la BBC ha mandato in onda un documentario di Terry Pratchett, affetto dal morbo di Alzheimer e attivo nel promuovere una modifica alla legge sul suicidio assistito.
    Il film racconta il caso di Peter Smedley, che aveva una malattia del motoneurone e si è recato in Svizzera a morire presso l’organizzazione Dignitas. L’ex Vescovo di Rochester, Michael Nazir Ali, ha detto che la pellicola “glorifica il suicidio”, secondo quanto riferito dalla BBC il 14 giugno.
    Il 19 giugno, in un commento al documentario, Robert Epstein ha osservato che la stessa sera in cui è stato mandato in onda la BBC ha ricevuto 898 messaggi di protesta.
    Tutto ciò è avvenuto mentre una commissione privata, la Commission on Assisted Dying, sta svolgendo un’inchiesta sul suicidio assistito.
    La Commissione è presieduta dall’ex cancelliere, Lord Falconer. I finanziamenti provengono da Terry Pratchett e dall’uomo d’affari Bernard Lewis, come riferito dal quotidiano Guardian del 30 novembre.
    Alcuni hanno criticato la Commissione sostenendo la sua improbabile imparzialità, vista la partecipazione di Pratchett, attivo promotore del suicidio assistito.
    Questo dubbio è stato rafforzato dai successivi eventi. George Pitcher, sacerdote anglicano che gestisce un blog sul sito Internet del Telegraph, è intervenuto durante un programma radiofonico in cui veniva intervistato Lord Falconer.
    Nel suo post del 26 giugno, Pitcher ha rilevato che Lord Falconer è stato costretto ad ammettere che 9 dei 12 membri si erano ufficialmente dichiarati favorevoli a una modifica delle leggi sul suicidio assistito.
    Poco dopo, durante l’incontro annuale della British Medical Association (BMA), è stata approvata una mozione in cui si critica la Commissione per il fatto di essere non equilibrata.
    Secondo un servizio del Christian Institute del 6 luglio, la mozione afferma che una maggioranza significativa dei membri della Commissione è favorevole al suicidio assistito.
    La posizione della BMA riflette il fatto che la maggioranza dei medici è contraria all’eutanasia e al suicidio assistito. Un articolo pubblicato il 9 marzo da Science Daily ha rivelato che da uno studio sulle ricerche degli ultimi 20 anni risulta che i medici britannici si sono costantemente pronunciati contro il suicidio assistito.
    Lo studio è stato svolto dai dottori McCormack, Clifford e Conroy, del dipartimento di medicina palliativa del Milford Care Centre di Limerick (Irlanda), e ha riguardato 16 ricerche pubblicate nel periodo 1990-2010.

    Illusione
    Questa opposizione dei medici al suicidio assistito è stata sostenuta anche in un articolo pubblicato sulla rivista Current Oncology, dal titolo “Legalizing euthanasia or assisted suicide: the illusion of safeguards and controls”, di J. Pereira (Vol. 18, edizione n. 2).
    L’autore ha esaminato le tutele legali nei Paesi europei in cui l’eutanasia è permessa, ovvero Olanda, Belgio e Lussemburgo. Pereira, che è impegnato nelle cure palliative a Ottawa, in Canada, ha rilevato che in molti dei casi esaminati le tutele previste sono state inefficaci o ignorate. Ha anche preso in considerazione la situazione dello Stato americano dell’Oregon.
    In Olanda, nel 2005, più di 560 persone sono state uccise senza che avessero espresso esplicitamente il proprio consenso. Questo significa che per ogni 5 persone morte per eutanasia, una è morta senza aver dato il proprio consenso richiesto dalla legge. Pereira ha anche osservato che, nonostante questa violazione, i tentativi di portare i casi in tribunale sono falliti.
    A suo avviso, ciò significa che “il sistema giudiziario, con il tempo, è diventato più tollerante rispetto a tali trasgressioni”.
    La situazione è anche peggiore in Belgio. Pereira ha citato un recente studio che esamina la parte fiamminga del Paese, in cui questi casi sono stati 66 sul totale delle 208 morti per eutanasia: un tasso del 32% di pazienti morti senza che l’avessero richiesto o senza il proprio consenso.
    Il motivo più comune addotto in tali circostanze è che la persona si trovava in coma o in stato di demenza.
    L'autore ha anche rilevato violazioni nell’ambito dell’obbligo di segnalazione dei casi di suicidio assistito. In Belgio, Pereira ha scoperto che quasi la metà di tutti i casi non viene segnalata. Non sorprende, poi, che nei casi non segnalati i requisiti previsti per legge siano risultati in gran parte disattesi.
    La legge, inoltre, stabilisce che l’assistenza al suicidio possa essere effettuata solo da un medico. Eppure, una ricerca nelle Fiandre mostra che, delle 120 infermiere assegnate ai pazienti in suicidio assistito, il 12% ha effettuato l’eutanasia personalmente. Questa percentuale arriva al 45% se si considerano solo i casi di eutanasia senza il consenso del paziente.
    La legge prescrive anche la consultazione di un secondo medico, mentre in Belgio un terzo medico deve essere chiamato a rivedere il caso, se la persona non è in stato terminale. Secondo Pereira vi sono prove che in Belgio, Olanda e Oregon non si ottempera a ciò in modo sistematico.
    Pereira spiega anche come le restrizioni siano state progressivamente allentate negli ultimi anni. Quando i fautori dell’eutanasia iniziavano a promuoverne la legalizzazione in Olanda, dicevano che avrebbe riguardato un numero ristretto di persone, ovvero quelle in stato di sofferenza insostenibile.
    Nel 2006, però, la Royal Dutch Medical Association è arrivata a dichiarare che l’eutanasia dovrebbe essere libera per tutti coloro che hanno superato i 70 anni di età e che sono stanchi di vivere. Un altro segno del progressivo allargamento è dato dalla decisione di ammettere l’eutanasia a partire dai 12 anni di età, mentre prima era limitata solo agli adulti.
    “Le persone gravemente malate non hanno bisogno dell’eutanasia”, ha affermato Nicholas Tonti-Filippini in un articolo pubblicato il 5 luglio dal quotidiano australiano Age. Ciò di cui la gente ha bisogno sono migliori cure palliative, ha sottolineato.
    Tonti-Filippini, decano associato presso l’Istituto Giovanni Paolo II per Studi su Matrimonio e Famiglia di Melbourne, ha spiegato di non essere estraneo alla sofferenza e al dolore, essendo affetto da una malattia autoimmune e cronicamente ammalato.
    “Lungi dal tutelare la dignità di coloro che sono gravemente ammalati e sofferenti, una legge sull’eutanasia minerebbe la dignità umana, indebolendo il senso del nostro valore individuale nonostante le nostre sofferenze e disabilità”, ha sostenuto. Parole da tenere a mente, mentre il dibattito prosegue.
    Finchè....non ritorni....il Signore!

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da marco931 Visualizza Messaggio
    vorrei aprire in questa sezione una serie di argomenti che rischiano di minare la mia posizione religiosa e questo mi sembra il posto giusto per capire... in questo periodo mi sento molto incerto su come valutare la mia fede e vorrei pregarvi di aiutarmi a chiarire i miei dubbi...

    posso o è di disturbo?

    se non ci sono problemi procedo con il primo argomento che mi lascia perpresso su quanto la mia religione si adatti al mio pensiero e alle incongruenze che la mia povera mente non riesce a spiegarsi.

    il primo argomento è eutanasia e l'accanimento terapeutico!

    ecco il mio dilemma su questo argomento.
    la nostra religione ci dice che non si puo staccare la spina a una persona che è tenuta in vita da un macchinario perche sarebbe omicidio e solo dio puo decidere quando prendere la vita di un individuo... giustissimo!

    però dentro di me è sorto questo dubbio: queste persone rimangono in vita solo grazie a una macchina, una "stregoneria" umana... noi stiamo imponendo loro la vita, 50 anni fa non esistevano questi macchinari e una persona in coma celebrale sarebbe semplicemente morta... non è che dio ha richiamato queste persone e siamo noi ad impedire loro di morire???

    la vita attuale dovrebbe essere una vita di passaggio, perche ci accaniamo a tenere in una vita incoscente queste persone che naturalmente sarebbero morte con strumenti umani e accanimento terapeutico??

    insomma se l'eutanasia è prendere una decisione che spetta a dio anche l'accanimento terapeutico è prendere una decisione che non ci spetta!

    Non è mai lecito volontariamente dare o darsi la morte perchè la vita non è solo nostra tuttavia si ha il diritto di rinunciare a trattamenti sanitari quando si ritengano onerosi,inutili,straordinari,dolorosi.
    Questa ossessione per tenere il vita pazienti in stato vegetativo anche quando sia chiaro l'accanimento terapeutico lo trovo poco cristiano e molto "mondano".
    Per il cristiano non ha senso accanirsi per preservare questa vita quando ormai ormai è inutile ,doloroso e oneroso.

  10. #10
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    Accanimento terapeutico

    Volevo ripescare questa discussione per non inquinare quella su Alfie. E in proposito proporre questa riflessione e approfondirla. Io dal mio metterò a disposizione un punto di vista medico-scientifico conciliandolo con quello bioetico cattolico.
    Se non capirete, sarò qui per spiegarvi. E dialogare assieme.



    Una persona con una patologia terminale è come un auto lanciata su un precipizio. Se anche stai frenando con tutto te stesso, sai che non riuscirai mai a fermarla prima che cada.
    Quando un medico fa diagnosi di "terminalità" di una malattia, bisogna chiedersi cosa fare. Ogni cura che è sottoposta al paziente, e tra queste vi è la ventilazione, diviene come il piede sul freno. Non impedirà cioè che l'auto cada dal burrone. Al massimo ritarderà il tutto. Un medico che stacca il ventilatore a un paziente terminale (che significa che ha anche mesi di vita davanti, ma dopo la morte) sta solo lasciando fare alla malattia il suo decorso naturale. Come farebbe una persona che lasciasse che l'auto vada da sè senza frenare.
    Si tratta di casi estremamente particolari, perchè non distaccare il ventilatore in un paziente terminale porta solo ad allungare abnormemente i tempi di sopravvivenza.
    Ritornando all'esempio dell'auto, è come se essa, senza frenare, impiegasse 2 secondi per cadere, ma frenando ne impiegasse 120. So che è un esempio assurdo e poco reale (a meno che l'auto non viaggi a velocità vicine a quella del suono, e le decelerazioni siano misurabili in g), ma è per farvi capire.
    Lo stesso potrebbe accadere per un paziente dializzato.

    Un paziente invece che decide di non sottoporsi alle cure per un tumore (caso classico che si tira in ballo, ma troppo semplicistico) non è che muoia tanto prima rispetto a quello che si ostinerebbe con le cure. Tornando all'esempio dell'auto, invece di impiegarci 2 secondi ce ne metterà 4. Poco cambia.

    In poche parole: cambia la natura della cura che stiamo considerando. Ed è quella a fare scalpore, perchè il distacco del ventilatore fa avere l'impressione (ma è solo un'impressione) che sia questo a far morire. Ma la verità è che invece è il ventilatore che rallenta tutto.

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