Lo Staff del Forum dichiara la propria fedeltà al Magistero. Se, per qualche svista o disattenzione, dovessimo incorrere in qualche errore o inesattezza, accettiamo fin da ora, con filiale ubbidienza, quanto la Santa Chiesa giudica e insegna. Le affermazioni dei singoli forumisti non rappresentano in alcun modo la posizione del forum, e quindi dello Staff, che ospita tutti gli interventi non esplicitamente contrari al Regolamento di CR (dalla Magna Charta). O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te.
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Discussione: La Basilica Papale di San Pietro in Vaticano: storia ed eventi ad essa collegati

  1. #1
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    La Basilica Papale di San Pietro in Vaticano: storia ed eventi ad essa collegati

    LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DEL REGINA CÆLI , 17.04.2006

    Cari fratelli e sorelle,

    (...)
    Nel contesto pasquale, mi piace quest’oggi condividere con voi anche la gioia di un anniversario molto significativo: 500 anni or sono, precisamente il 18 aprile 1506, il Papa Giulio II poneva la prima pietra della nuova Basilica di San Pietro, che il mondo intero ammira nella possente armonia delle sue forme.

    Desidero ricordare con gratitudine i Sommi Pontefici che hanno voluto quest’opera straordinaria sulla tomba dell’Apostolo Pietro. Ricordo con ammirazione gli artisti che hanno contribuito con il loro genio a edificarla e decorarla, come pure sono grato al personale della Fabbrica di San Pietro che egregiamente provvede alla manutenzione e alla salvaguardia di un così singolare capolavoro d’arte e di fede. Possa la circostanza felice del cinquecentesimo anniversario risvegliare in tutti i cattolici il desiderio di essere "pietre vive" (1 Pt 2,5) per la costruzione della Chiesa santa, nella quale risplende la "luce di Cristo" (cfr Lumen gentium, 1), attraverso la carità vissuta e testimoniata davanti al mondo (cfr Gv 13,34-35).


    fonte: www.vatican.va




    Fu in quel giorno del 1506, infatti, che papa Giulio II della Rovere scese nelle fondamenta della basilica costantiniana e, con uno stuolo di cardinali, si diresse alla base di quello che sarebbe divenuto l'attuale Pilastro della Veronica dove depositò la prima pietra. Con questo gesto il pontefice voleva rinnovare i fasti di Roma sotto la Croce di Cristo che, con quel pontificato, a buon bisogno, poteva diventare anche una spada. Il primo di tutti gli apostoli, quello sul quale Gesù aveva promesso di edificare la propria Chiesa, così, avrebbe avuto l'edificio più grande e maestoso del mondo cristiano, al centro del quale, nelle intenzioni del pontefice doveva esserci nientemeno che la propria tomba, da Papa della Rovere commissionata a Michelangelo.

    Insomma, quel che il pontefice aveva in mente era una sorta d'immenso mausoleo per San Pietro e per il suo più recente rappresentante. Intendiamoci bene, il San Pietro che aveva fatto costruire l'imperatore Costantino a cominciare dal 315 era un edificio altrettanto imponente. Si trattava, infatti, di un'immensa basilica a cinque navate, con un transetto a T, preceduta da un portico ugualmente grande, al centro del quale stava la celebre Pigna (quella stessa che oggi si trova nel cortile dei palazzi vaticani) dove i pellegrini posavano la mano al termine del loro viaggio.

    Un'idea di come fosse quel San Pietro possiamo farcela grazie a diverse testimonianze, a cominciare dai disegni di Giacomo Grimaldi (Biblioteca Apostolica vaticana, cod. Bar. 2733) che riprodusse l'edificio prima delle demolizioni volute da papa Giulio. Infatti, nonostante le cure costanti e le migliorie via via realizzate, come la loggia benedizionale voluta da Bonifacio VIII (1294-1303), la più importante chiesa della cristianità rischiava di rovinare al suolo. Fu Niccolò V (1447-1455) a decidere per il rif acimento che iniziò in maniera sistematica solo dal 1506. Lo schema seguito fu, in un primo tempo, quello della croce gammata di Gerusalemme progettato da Donato Bramante. L'idea, come è stato dimostrato, era quella di assimilare San Pietro alla Gerusalemme celeste sicché la pianta a croce greca aveva, negli spazi di risulta, quattro cappelle, più piccole, ma della stessa forma della prima che costituivano la traduzione muraria dell'emblema della città sacra per eccellenza. Dopo la scomparsa di Bramante nel 1514, si costituì una commissione d'architetti, diretti da Raffaello, e composta da lui stesso, da Giuliano da San Gallo e da Fra' Giocondo da Verona.

    Il nuovo progetto abbandonava la soluzione proposta da Bramante e abbracciava l'ipotesi di un pianta basilicale con pronao colonnato. A Raffaello, morto nel 1520, successero Antonio da San Gallo e Baldassarre Peruzzi che modificarono ulteriormente il progetto creando un edificio intermedio fra quelli proposti dagli altri due architetti. Si trattava, infatti, di una chiesa a croce greca che si allungava nel braccio occidentale grazie alla presenza di un'ulteriore cappella. Dell'opera è rimasto anche il suggestivo modello ligneo commissionato nel 1538 da Paolo III Farnese (1534-1549) e realizzato dal San Gallo che impiegò ben otto anni a fabbricarlo. Con la morte di San Gallo, Michelangelo è ufficialmente nominato architetto della Fabbrica di San Pietro. La nomina risale al 1° gennaio 1546 e la carica durerà fino alla scomparsa del grande artista.

    Con Michelangelo si arriva ad una soluzione, in parte, definitiva. Il grande toscano, infatti, riprende l'ipotesi bramantesca, ma semplificandola, le conferisce grande maestosità. La pianta è quella a croce greca, ma ora la cupola centrale acquista quel ruolo che ancor oggi tutti possiamo ammirare, nonostante le modifiche successive. Alla morte del Buonarroti si susseguirono Vignola, Ligorio, Giacomo della Porta e Domenico Fontana che eresse al centro di quella che sarebbe divenuta la piazza, l'obelisco. Fu Paolo V (1605-1621) ad obiettare che l'edificio, così com'era concepito, non sarebbe stata in grado di accogliere tutti i pellegrini che vi accorrevano.

    Il compito d'ampliarla fu dato a Carlo Maderno che aggiunse un innesto basilicale al corpo michelangiolesco. Il povero architetto ticinese subì per secoli le ingiurie di tutti per aver 'rovinato' il progetto del "divino", ma l'accusa è ingenerosa e l'opera di Maderno apre alla sensibilità barocca che poi Bernini trasfuse nella decorazione interna. Ultimo atto di questa lunghissima vicenda che intreccia fede e arte è il colonnato, voluto da Alessandro VII (1655-1667) per offrire temporaneo ricovero ai fedeli in attesa della benedizione. Bernini lo concepì - ricorda il fratello biografo - «come un abbraccio che doveva avere un triplice valore: per i cattolici per confermarli nella credenza; per gli eretici per riunirli nella Chiesa e per gli infedeli per illuminarli nella vera fede».

    È l'abbraccio di Pietro che porta verso il Cristo.

    www.avvenire.it

    **************************

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    (Luc. 3, 4)

  2. #2
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    CONFERENZA STAMPA DI PRESENTAZIONE DELLE CELEBRAZIONI DEL V CENTENARIO DELLA PATRIARCALE BASILICA DI SAN PIETRO IN VATICANO , 20.04.2006

    Alle ore 11.30 di questa mattina, nell’Aula Giovanni Paolo II della Sala Stampa della Santa Sede, ha luogo la Conferenza Stampa di presentazione delle celebrazioni del V Centenario della Patriarcale Basilica di San Pietro in Vaticano.
    Intervengono alla Conferenza Stampa: l’Em.mo Card. Francesco Marchisano, Arciprete della Patriarcale Basilica di San Pietro; l’Em.mo Card. Albert Vanhoye, S.I., Rettore emerito del Pontificio Istituto Biblico; S.E. Mons. Angelo Comastri, Presidente della Fabbrica di San Pietro; S.E. Mons. Vittorio Lanzani, Delegato della Fabbrica di San Pietro; Prof. Antonio Paolucci, Soprintendente per il Polo Museale Fiorentino, Presidente del Comitato Scientifico e Curatore della Mostra "Petros Eni"; la Dott.ssa Maria Cristina Carlo-Stella, Capo Ufficio della Fabbrica di San Pietro e Coordinatrice del progetto Mostra "Petros Eni".
    Pubblichiamo di seguito gli interventi dell’Em.mo Card. Francesco Marchisano, di S.E. Mons. Angelo Comastri e di S.E. Mons. Vittorio Lanzani:


    INTERVENTO DELL’EM.MO CARD. FRANCESCO MARCHISANO

    Il Santo Padre, pochi giorni fa, ha ricordato a tutta la Chiesa che il 18 aprile 1506, cioè esattamente cinquecento anni fa, Papa Giulio II ha posto la prima Pietra della Basilica di San Pietro.

    Tutti sanno che la nuova Basilica è stata costruita sull’antica Basilica voluta dall’Imperatore Costantino, iniziata verso il 320 e ultimata verso il 355, e che Costantino ha voluto esattamente sulla Tomba dell’Apostolo Pietro, sepolto sul Colle Vaticano.

    Dopo milleduecento anni, l’antica costruzione basilicale dava segni evidenti di fragilità strutturale, per cui già dalla fine del 1300 i Sommi Pontefici pensarono di costruire una Chiesa nuova, progetto che fu poi realizzato con la posa della Prima Pietra posta esattamente 500 anni or sono da Giulio II.

    Non sto a dilungarmi sulla complessità dei lavori in corso per circa 130 anni. Voglio solo ricordare che nessun altro monumento al mondo ha avuto il contributo di tanti celebri architetti come la nuova Basilica di San Pietro: basti pensare al Bramante, Antonio da Sangallo, Baldassarre Peruzzi, Michelangelo Buonarroti, Raffaello, Giacomo Della Porta, Domenico Fontana, Carlo Maderno, Gian Lorenzo Bernini.

    La nuova Basilica ha un Archivio stupendo, composto da 3 milioni e 50 mila documenti, tutti riferentisi alla nuova Basilica, dall’inizio dei lavori sino ad oggi, per cui si possono conoscere dettagliatamente i vari progetti che si sono susseguiti prima e durante la costruzione della Chiesa più grande al Mondo. La Basilica è uno dei monumenti più visitati del mondo: ogni giorno abbiamo da 5 mila a 20 mila visitatori, e si è giunti qualche volta anche a circa 30 mila visitatori.

    Io al mattino compio una visita nella Basilica, anche per incontrarmi con qualche visitatore proveniente da lontane nazioni. Mi fermo volentieri a parlare con loro e resto sempre ammirato quando mi raccontano le loro impressioni nel trovarsi in questa Chiesa, la cui struttura ed il cui arredo artistico compie una vera opera di "prima evangelizzazione".

    Ricorrendo un evento tanto importante, la Fabbrica di San Pietro ha ritenuto doveroso ricordare i 500 anni della Basilica di San Pietro con alcune solenni iniziative che ora saranno illustrate da interventi che seguiranno, perché si conosca l’importanza religiosa, storica ed artistica di questo grandioso monumento, che torna ad onore di tutta l’umanità.

    [00574-01.01] [Testo originale: Italiano]


    INTERVENTO DI S.E. MONS. ANGELO COMASTRI

    Come autorevolmente ha ricordato il Santo Padre Benedetto XVI all’Angelus di lunedì scorso, il 18 aprile 1506 (500 anni fa) Papa Giulio II Della Rovere collocò, all’esterno della vecchia basilica costantiniana, la prima pietra della erigenda nuova basilica di San Pietro: il luogo esatto in cui venne posta la prima pietra corrisponde all’attuale pilone della Veronica.

    Però la decisione di costruire una nuova basilica di San Pietro comportava un’altra drammatica decisione: la demolizione della vecchia! Venne affidato tale compito a Donato Bramante che, per questo motivo, venne ironicamente chiamato "Bramante ruinante".

    Viene da chiedersi: e perché, se si voleva costruire una nuova basilica, non è stato scelto un luogo più adeguato rispetto allo scosceso colle vaticano?

    La risposta è evidente: non ci si voleva spostare di un centimetro dal colle vaticano, perché un’antica tradizione affermava che questo era il luogo della sepoltura dell’apostolo Pietro. La tradizione è riferita da Eusebio di Cesarea, nel secondo libro della sua "Storia Ecclesiastica".

    Egli racconta la polemica sorta tra un presbitero romano, di nome Gaio, e un rappresentate di una setta, di nome Proclo. Gaio, per sottolineare l’autorevolezza della Chiesa di Roma, afferma: "Se vuoi, io ti posso mostrare i trofei degli apostoli Pietro e Paolo: quello di Pietro sul Colle Vaticano e quello di Paolo sulla Via ostiense". Questa straordinaria dichiarazione risale alla fine del secondo secolo cristiano.

    La tradizione orale e scritta ha conferme archeologiche?

    Nel 1939, per decisione del Papa Pio XII, vennero iniziati i lavori di scavo sotto la basilica di San Pietro. Con grande stupore è stata ritrovata la necropoli interrata dagli architetti di Costantino nel 320 e risalendo il colle vaticano venne ritrovata una edicola identificata con l’edicola di Gaio; e poi venne scoperto il celebre muro rosso con il graffito "Petros eni" e una serie di altri graffiti che testimoniano la devozione a Pietro in questo luogo. Davvero le pietre hanno parlato: così ha esclamato un recente visitatore della necropoli vaticana.

    Le celebrazioni del V centenario vogliono semplicemente sottolineare questo fatto, affinché si ravvivi la devozione verso l’apostolo Pietro per arrivare anche noi, insieme a lui, a professare con rinnovato entusiasmo la nostra fede, dicendo oggi: "Gesù, tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente"1; e anche: "Signore tu sai tutto: tu sai che io ti amo"2.

    ______________________

    1 Mt 16, 16.

    2 Gv 21, 17.

    [00572-01.01] [Testo originale: Italiano]


    INTERVENTO DI S.E. MONS. VITTORIO LANZANI

    Iniziative Filateliche e Numismatiche

    Nell’ambito delle attività culturali promosse per questo V centenario della nuova Basilica di San Pietro, vi saranno, come è consuetudine in queste circostanze, due iniziative di commemorazione: una filatelica e una numismatica.

    Il Governatorato dello Stato della Città del Vaticano emetterà una serie di francobolli celebrativi in due valori (da € 0,45 e da € 0,60).

    In uno (da € 0,45) è riprodotta la medaglia commemorativa di Bramante realizzata tra il 1505 e il 1506 da Cristoforo Foppa detto il Caradosso.

    Sul dritto è il ritratto di Donato Bramante, con legenda "BRAMANTES ASDRVBALDINVS" (nome e luogo di nascita: "Monte Asdrualdo nelle Marche"). Sul rovescio è l’allegoria dell’Architettura con veduta prospettica del nuovo San Pietro e legenda "FIDELITAS LABOR". Sullo sfondo, in seppia, è riprodotta la sezione longitudinale della Basilica di San Pietro, tratta da una incisione di Etienne Dupérac.

    Nell’altro (da € 0,60) è riprodotta la medaglia che fu collocata nelle fondamenta del nuovo San Pietro e appositamente realizzata, come la precedente, da Cristoforo Foppa detto il Caradosso. Sul dritto è il busto del papa ligure Giulio II Della Rovere, con legenda "IVLIVSCLIGVRCPAPACSECVNDVSCMCCCCCVI ", mentre sul rovescio l’iscrizione "TEMPLICPETRICINSTAURACIOCVATICANVSC M[ONS]" si dispone attorno a una suggestiva veduta del nuovo San Pietro, che presenta un irrealizzato progetto dell’architetto urbinate Donato Bramante (1444-1514). Sullo sfondo del francobollo è raffigurato il prospetto laterale sud della Basilica di San Pietro, tratto dall’incisione di Etienne Dupérac.

    Sui due francobolli è riportata l’iscrizione commemorativa "TEMPLVM DIVI PETRI IN VATICANO" – "1506-1606".

    Da parte della Fabbrica di San Pietro vengono coniate due medaglie, di cui una in argento che raffigura al dritto la consegna delle chiavi a San Pietro e sullo sfondo la Basilica Vaticana, mentre in esergo è riportato lo stemma della Fabbrica di San Pietro e sul bordo l’iscrizione latina "PATRIARCALIS BASILICA PRINCIPIS APOSTOLORVM 1506-2006". Sul rovescio della stessa medaglia è raffigurata l’immagine del Santo Padre in abiti pontificali e sul bordo la legenda "BENEDICTVS XVI PONTIFEX MAXIMVS".

    Nella seconda medaglia, bimetallica, sono raffigurate le stesse immagini e incise le medesime scritte.

    L’artista, autore delle medaglie, è Sergio Giandomenico che è nato e vive a Roma. Dal 1947 è incisore in servizio presso l’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato. Iscrittosi presso la Scuola della Medaglia, si diplomò nel 1956. Egli ha realizzato diverse opere, esposte anche in molti paesi esteri, per conto dello Stato Italiano, per lo Stato della Città del Vaticano, per la Repubblica di San Marino e per alcuni Stati Esteri. Inoltre ha modellato moltissime medaglie dedicate ai Pontefici, a Santi e ad eventi religiosi.

    [00573-01.01] [Testo originale: Italiano]

    [B0197-XX.01]

    fonte: www.vatican.va
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  3. #3
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    La Basilica nel 1450 prima dell'incendio





    Sotto il Cupolone "dorme" Pietro

    LA TOMBA DI PIETRO







    Nel 64 dopo Cristo Roma fu colpita da un disastroso incendio. Non era la prima volta che Roma era colpita da un incendio. Bisogna anzi dire che erano frequenti, sia per l’uso quotidiano delle lampade ad olio, sia per la stretta vicinanza degli edifici che formavano un dedalo di vicoli, sia per l’abbondante uso del legno per costruirli. Ma questo incendio fu di proporzioni enormi. Si sparse la voce che era stato lo stesso Nerone a provocarlo: qualcuno diceva di aver visto i suoi domestici appiccare il fuoco. Ma Nerone riversò la colpa sui cristiani, dicendo che erano loro gli incendiari, e che per questo grave delitto andavano puniti. E così avvenne. Per molti mesi si scatenò una vera caccia ai cristiani. Le conseguenze furono drammatiche. Molti cristiani furono arrestati e condannati a morte. Molte esecuzioni, a quel tempo, avvenivano proprio nei circhi, come nel circo privato di Nerone, ma non nel Colosseo, come solitamente si pensa, perché ancora non esisteva. Erano esecuzioni cruente.

    Durante le persecuzioni di Nerone si calcola che molte decine di cristiani furono uccisi nel suo circo privato che 2000 anni fa era stato edificato proprio in corrispondenza dell’area dove oggi sorge la Basilica (in proposito vedi scheda-link sulla Basilica di S. Pietro) o crocifissi nelle immediate vicinanze. Fu proprio nel corso di questi eccidi che ebbe luogo la crocifissione dell’Apostolo Pietro: a testa in giù, come lui stesso avrebbe chiesto, non ritenendosi degno di subire lo stesso supplizio di Gesù. Erano passati oltre 30 anni dalla morte del Cristo e secondo certi calcoli Pietro a quell’epoca doveva avere tra i 60 e i 70 anni: il martirio della croce pose fine anche alla sua vita.

    Di solito i corpi dei suppliziati erano restituiti alle famiglie. E forse le spoglie di Pietro furono recuperate da un piccolo gruppo di cristiani che con il favore della notte lo seppellì, probabilmente non lontano dal luogo del suo martirio. La tomba a quei tempi era molto semplice. Una fossa nella nuda terra accoglie i resti mortali dell’Apostolo. Dopo averla ricoperta forse, la sepoltura, in un prima sistemazione, viene contrassegnata da grandi tegole sistemate come il tetto di una capanna. Un modo probabilmente per riconoscere un punto che, nei millenni, diventerà sacro per l’intera comunità cristiana. Scavi archeologici sembrano confermare questa ipotesi. Poco distante dal circo di Nerone passava infatti una via consolare, la via Cornelia che portava in Etruria. E le necropoli si trovavano lungo le vie consolari. L’Apostolo Pietro dunque venne probabilmente sepolto nella necropoli della via Cornelia.

    S. Pietro quindi è stato sepolto qui? Secondo la tradizione infatti i costruttori della Basilica collocarono l’altare in quel punto proprio perché si sarebbe così venuto a trovare esattamente sopra la tomba di San Pietro: un piccolo monumento che è il cuore dell’intera basilica di San Pietro. In base alla ricostruzione fatta dagli archeologi, ecco come doveva apparire.
    Doveva essere una piccola edicola, molto semplice, con due colonnine, una lastra di marmo e una nicchia scavata nel muro intonacato di rosso cui era appoggiata. A livello della terra, un’altra lastra, come il chiusino di una tomba. Ma era la tomba di San Pietro?

    In realtà, San Pietro venne probabilmente sepolto nella terra nuda tra il 64 e il 67 d.C. Questa edicola, invece, sarebbe stata eretta sopra la tomba molto più tardi, nel 160 d.C. circa, cioè addirittura quasi 100 anni dopo, in rimembranza del suo sacrificio. E’ possibile che la memoria precisa del sito abbia potuto essere tramandata da una generazione all’altra per un tempo così lungo? C’è un fattore importante che si tende spesso a dimenticare: la forza della tradizione orale, assai diffusa in passato, che in casi come questi poteva essere molto efficace.
    Gli scavi dunque hanno riportato alla luce una serie di ritrovamenti che mostrano un lunga continuità nella venerazione di questo luogo situato proprio sotto l’altare della Basilica. Una sequenza di altari, monumenti ed edicole che coprono quasi 2000 anni di storia, anche se non tutto è stato spiegato e certe questioni rimangono aperte.


    GLI SCAVI

    Saxa loquuntur: “Le pietre parlano”.
    Furono queste le parole di Pio XII quando nel 1942 annunciò per la prima volta gli scavi vaticani.

    Dagli scavi condotti è stata rilevata una necropoli intesa come “città dei morti”, importante cimitero pagano.
    Infatti per la costruzione della Basilica Vaticana l’imperatore Costantino dovette autorizzare la copertura della necropoli e spogliare le famiglie dei mausolei che appartenevano loro.
    La necropoli che si sviluppò nel corso del II-III d.C., probabilmente lungo la via Cornelia, si svolgeva su un percorso da est a ovest. Il colle vaticano era tagliato al centro dal Tevere che con la sua piena rendeva poco abitabili i piedi del colle e i pendii erano utilizzati invece per le coltivazioni e le sepolture. Percorrendo la strada da est a ovest si poteva osservare sulla sinistra il circo di Nerone e a destra i mausolei.

    Questi erano decorati con stucchi, pitture e mosaici poiché originariamente appartenevano alle famiglie aristocratiche pagane; in seguito poi divennero cristiani, o perché comprati da questi ultimi, o perché appartenevano a famiglie pagane convertitesi al cristianesimo. Tutti questi mausolei formavano un complesso architettonico, che si addossava intorno ad un’area definita dagli archeologi CAMPO P. Dunque questo spazio insieme al contiguo campo Q, costituiscono indiscutibilmente delle aree per l’inumazione. Il campo P accoglie oggi la tomba di Pietro, una parte del muro rosso che integrava il Trofeo di Gaio, in compenso il muro G che molto probabilmente conteneva le reliquie di San Pietro.

    Il muro rosso chiamato così per il suo originario colore, oggi è piuttosto pallido e sbiadito.
    Per la destinazione iniziale, il muro rosso è semplicemente un muro di sostegno che delimita un passaggio in pendenza il CLIVUS, nel luogo in cui non c’era un mausoleo per fiancheggiarlo.
    Nonostante ciò rivela particolarità molto curiose: innanzitutto sottoterra dove, a un certo punto, la muratura si innalza al di sopra di qualche cosa che rispetta. Infatti non corre dritta, ma mostra una interruzione, una specie di nicchia che tende ad aggirare un angolo per non sovrastarlo. Questa nicchia è chiamata n1. Su di essa, ad un livello superiore si eleva una seconda nicchia n2, sempre nel Muro Rosso, meno irregolare della precedente.


    La “NICCHIA N2” ,si trovava proprio al di sopra del livello del suolo.
    Un’altra nicchia, n3, si trovava più in alto, separata dalla n2 da una placca di travertino orizzontale della quale restano le inserzioni nel MURO ROSSO che era sostenuta da due colonnette, pure poggianti su una base di travertino, e sormontata in alto da un’edicola.
    Le tombe che hanno preceduto il MURO ROSSO, si inseriscono in un sistema ortogonale leggermente diverso nel quale rientrano i due muretti sovrapposti m1 e m2, che delimitano a sud la nicchia n1.

    Molto probabilmente questa è la risistemazione di una tomba anteriore che altera la struttura del MURO ROSSO, ma che quest’ultimo conserva, proprio con l’interruzione n1, di cui abbiamo parlato.
    Questa struttura è chiamata TROFEO DI GAIO, poiché si riconosce in essa il trofeo dell’apostolo Pietro additato da Gaio a Proclo.
    Il TROFEO DI GAIO, ricopre uno spazio anticamente svuotato e invaso, poi, dal terreno circostante.

    C’erano molte ossa disperse mischiate alla terra, sia sotto il muro rosso, nel fondo della nicchia n1, che in altre parti del Campo P.
    L’esplorazione del Campo P dunque, ha svelato un certo numero di sepolture. Tra i sepolcri più antichi, tre risalgono a prima della metà del II sec; furono indicati da tre lettere greche: g, q, h. Il sepolcro g è il più profondo e si trova a sud degli altri, dove il livello del suolo era più basso: è una tomba di un fanciullo. Ad ovest il MURO ROSSO passa al di sopra di essa.
    Il sepolcro h si trova a meno di un metro davanti al muro rosso di fronte alle nicchie che lo invadono; passando sotto h a ovest , e nella stessa direzione del sepolcro g, il sepolcro q è un inumazione in piena regola, sormontato dalla pietra tombale che sosteneva le colonnette del trofeo di Gaio.

    Questi tre sepolcri, come i muretti m1 e m2 , si iscrivono nel sistema ortogonale anteriore al MURO ROSSO e lasciano uno spazio vuoto davanti ad esso. E questo spazio è appunto il luogo privilegiato a partire dal quale sono state concepite le sistemazioni successive che portarono alla basilica che conosciamo oggi.

    Appoggiate alle fondazioni del MURO ROSSO e in parte sopra le tombe q e i (iota), troviamo quelle di un altro muro: il Muro G.
    Si tratta di un muro tozzo, elevato in un secondo tempo, perpendicolarmente al, MURO ROSSO.
    Su questo intonaco, ci sono numerosissimi graffiti di visitatori che vi hanno inciso sopra i loro nomi accompagnati spesso da esclamazioni.

    È molto probabile che l’interno del muro G , sia stato scavato e sistemato per contenere le reliquie di San Pietro, all’epoca in cui si costruiva la prima sontuosa basilica.
    Per quanto riguarda le ossa umane provenienti dalla sistemazione interna del muro G, da studi condotti dal Professor Correnti si è potuto capire che queste appartengono ad un solo individuo, di esse però, nessuna è integra, se si eccettuano la rotula sinistra, due ossa del polso sinistro e due falangi basali delle dita della mano sinistra.

    Il sesso, è maschile, di età “senile”, tra i sessanta e i settanta anni, di corporatura chiaramente robusta, e alcune ossa che presentavano sulla superficie esterna piccole zone colorate.
    Tutte queste osservazioni ci fanno presumere che l’individuo, in origine, fu inumato e che le aree colorate non fossero altro che i colori delle stoffe in cui il cadavere fu avvolto.

    Comunque le ossa dei piedi mancano totalmente, il che potrebbe significare che la tomba è stata tagliata prima di essere sostituita, forse da una tomba posteriore.
    Proprio perché il muro G fu rispettosamente conservato e incorporato nella memoria costantiniana, sembra difficile mettere in dubbio l’interesse dei resti che vi furono ritrovati. Nessun elemento al contrario ha invalidato la logica appartenenza allo scheletro di San Pietro. Gli storici hanno formulato varie ipotesi sulla base di alcune testimonianze:
    - nel III sec. il culto è attestato “ad catacumbas”;
    - nel IV sec. è testimonianza l’Iscrizione Damasiana di San Sebastiano che dice: “Tu devi sapere che qui prima hanno abitato i santi, tu che cerchi i nomi di Pietro e Paolo;
    - nella metà del III sec. troviamo i graffiti della Triclia, sala dei banchetti funebri della memoria apostolica di Pietro e Paolo, “ad catacumbas”;
    - nel IV sec. la Depositio Martyrum, il martirologio della chiesa romana che dice “Petri in Catacumbas e Pauli in Ostiense”.
    - nel IV sec. c’è anche il calendario di San Girolamo (347-419) che attesta: “Petri in Vaticano, Pauli in via Ostiense, utriusque in catacumbas Tusco et Basso consulibus”. La celebrazione di Paolo ha sempre luogo nell’ostiense, quella di Pietro invece in catacumbas nel primo, nel secondo in Vaticano. Sempre nel IV sec troviamo anche l’editto di Milano (313) e la costruzione della basilica ad opera del papa Silvestro in Vaticano;
    - nel V sec. abbiamo il Liber Pontificalis, la cui prima redazione si ha nel 530 circa. In questo si
    - possono trovare notizie interessanti nella vita di San Anacleto, Papa dal 78 all’88: “edificò e decorò la memoria del beato Pietro” e di Papa Cornelio (251-252) “fece trasportare le reliquie da ad catacumbas in Vaticano” .
    - Gregorio Magno (540-604) parla invece di reliquie portate prima ad catacumbas, subito dopo (64 - 68) in Vaticano.

    UNA BREVE LETTURA DEI SEGNI E DEI SIMBOLI (i graffiti)

    Il disegno mistico per eccellenza era il pesce, perché in greco si dice icquV che è l’acrostico di IesuV, CrisoV, Qeou, Uios, Swthr.
    Per la simbologia pittorica, trovate sui muri attorno alla Tomba di Pietro, abbiamo molti graffiti svolti a più riprese:
    L’agnello ,simbolo di Gesù, agnello immolato per la salvezza dell’umanità.
    Il circolo , simbolo di eternità.
    L’orante che rappresenta l’anima del defunto che prega, mentre la colomba è l’anima che è volata o deve volare, questa spesso, porta un ramoscello d’ulivo simbolo della pace.
    Il vaso e la botte sono simboli della pratica del rito del refrigerium , libagioni che risollevavano l’anima e la conducevano alla vita eterna.
    Il banchetto è l’agape, cioè un banchetto mistico davanti alla tomba del defunto .
    Il faro e la lucerna sono simboli della luce divina che guida il navigante (l’anima).
    La bilancia , simbolo del giudizio di Dio.
    La zappa, l’ascia e il martello sono gli strumenti per costruire la croce e ricordano il martirio di Cristo.
    La lepre, il cavallo e l’uccello rappresentano il volo dell’anima in cielo, in quanto animali veloci.
    L’ancora , simbolo della salvezza, salvezza della croce, cioè salvezza in Cristo.
    L’uva , un simbolo pagano e indica il vino dell’eucarestia.
    Per quanto riguarda la simbologia alfabetica abbiamo invece:
    a e w indicano rispettivamente l’inizio e la fine della vita , infatti compaiono già nell’Apocalisse di Giovanni e in Isaia.
    CO indica la corona delle anime pie.
    La D è deus e cioè Dio.
    La E è il simbolo dell’Eden , che viene spesso rappresentata con ramificazioni dalle stanghette della lettera stessa , che richiamano i rami del giardino .
    La F indica il Figlio.
    La I, Iesus = Gesù.
    Il C, Cristos=Cristo.
    La M, Maria.
    La L, la luce e quindi Cristo.
    Il K,da kejalh=capo, inteso come principio.
    La N, nikh ossia vittoria.
    La O latina che riprende l’w greca=fine.
    La P è la pace (pax), ( per la Guarducci, è Pietro).
    La Q, quiete.
    La RE è la resurrezione.
    La S è la salute.
    La U è ugeia.
    La V è la vita.
    La W è il segno augurale di vita.

    Nel muro G, i simboli sono intrecciati perché si vuole dare un ulteriore significato mistico.

    GLI STUDIOSI NON PONGONO PIU' DUBBI:

    Presso la tomba di S.Pietro in Vaticano, sotto l'Altare principale della Confessione, sotto la grande Cupola, sono stati ritrovati veri graffiti, incisi alla fine del III secolo, di cui uno porta unito ai monogrammi di Cristo e Pietro: "Ch e Pe"; il nome intero "MARIA", sormontato dall'acclamazione "NICA" traslazione latina che vuol dire "vittoria".

    Queste informazioni sono importanti per constatare come già un secolo prima della definizione del dogma della divina maternità di Maria, sancita ad Efeso nel 431, a Roma Maria è già venerata e associata a Cristo e a Pietro, nella medisima acclamazione di "vittoria".

    Sempre databili al III secolo, sono stati rinvenuti nei cimiteri di Priscilla e di Pretestao su tegole e lapidi, dipinta una grande "M", accanto ad una croce, ed altre accanto al nome di Maria "MA", unito al simbolo di Cristo "X"...è qui evidente lo scopo di associare la protezione di Cristo con la mediazione della Madre.
    Già nelle Catacombe si trovano affreschi mariani, il più antico è in quelle di Priscilla, dove dominano la scena dell'Annunciazione e datata alla fine del II secolo, e quella dell'adorazione dei Re Magi sempre dello stesso periodo.

    *****************************
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    (Luc. 3, 4)

  4. #4
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    Anteprima di una grande mostra: oggi come allora ‘’Pietro è qui’‘

    di Loris Lauretano/ 08/10/2006

    Sono passati 500 anni dal 18 aprile 1506 quando Giulio II posò la prima pietra per la più grande e importante basilica della cristianità: San Pietro. Nel Braccio di Carlo Magno dall’11 ottobre 2006 all’8 marzo 2007 la grande mostra "Petros Eni".

    La grande mostra Petros Eni/Pietro è qui, è organizzata e voluta dalla Fabbrica di San Pietro nell’occasione dei 500 anni intercorsi dalla posa della prima pietra, il 18 aprile 1506 ad opera del Sommo Pontefice Giulio II. È allestita nei prestigiosi spazi espositivi del Braccio di Carlomagno, posti alla parte sinistra nel colonnato che abbraccia la magnificente piazza San Pietro. Verrà inaugurata l’11 ottobre alle ore 17.30 presso l’atrio dell’Aula Paolo VI in Vaticano, mentre la Conferenza Stampa di presentazione si svolgerà il 12 ottobre alle ore 11.30 presso la sede espositiva al Braccio di Carlo Magno. L’esposizione rimarrà aperta al pubblico fino all’8 di marzo 2007.

    Composta da oltre cento capolavori provenienti dai più importanti musei del mondo, Petros Eni/Pietro è qui è la grande mostra che la Fabbrica di San Pietro in Vaticano dedica alla Basilica Vaticana, nella ricorrenza dei 500 anni dalla sua fondazione, e all’apostolo Pietro cui la Basilica stessa è dedicata. Le opere d’arte, manoscritti e documenti ricostruiscono non solo i progetti dei grandi architetti, ma anche la vita concreta di quel cantiere unico al mondo, per cui ancora oggi lavorano 70 sanpietrini.

    Al centro la figura di Pietro, il pescatore di Galilea che disse sì a Cristo sulle rive del lago di Tiberiade e poi sulle rive del Tevere, dove subì il martirio. Le sue ossa sono conservate in una cassetta sotto l’altare della Confessione della basilica di San Pietro, nella necropoli vaticana.

    (...)

    Le finalità della mostra

    La mostra intende riproporre l’evento storico della posa della prima pietra della Nuova Basilica di San Pietro, il 18 aprile 1506, come occasione per una riscoperta della ragione prima perché questo luogo di culto è stato incoronato, nel corso dei secoli, dagli splendori del genio artistico umano, e cioè, in quanto sede della testimonianza di fede dell’apostolo Pietro. Il titolo stesso prescelto per la Mostra, che riporta l’iscrizione tracciata sul noto frammento di intonaco rosso del IV secolo proveniente dalla Necropoli Vaticana, desidera indicare proprio l’aspetto devozionale come il filo conduttore di questa iniziativa espositiva.

    Sotto le grotte vaticane, tempo fa, fu rinvenuta in un sepolcro originariamente pagano della famiglia dei Valeri, una iscrizione che leggeva: "Pietro, prega Gesù Cristo per i santi uomini cristiani sepolti presso il tuo corpo". Accanto a queste parole erano disegnate due teste: la prima rappresentava Pietro, la seconda Gesù, vicino al quale c'era il monogramma del suo nome e la parola "vibus", cioè "vivus" (vivo). Un piccolo commovente reperto che dice del cristianesimo più di decine di libri di teologia oggi in circolazione: i cristiani annunciavano il fatto che Gesù Cristo, crocifisso sotto Ponzio Pilato a Gerusalemme venerdì 7 aprile dell’anno 30, è vivo, realmente presente fra i suoi e operante.

    Il luogo di culto per eccellenza della cristianità è stato impreziosito, nel corso dei secoli, dagli splendori del genio artistico umano. "Tu es Petrus et super hanc petram aedificabo ecclesiam meam et portae inferi non praevalebunt adversum eam": recita i versi di Matteo il prezioso mosaico del tamburo della cupola. Pietro è sepolto qui, sotto questo meraviglioso scrigno, racchiudente uno straordinario patrimonio artistico e culturale che si coniuga ad un altrettanto straordinario patrimonio spirituale.

    Cinquecento anni dopo quel 18 aprile del 1506 che vide la posa della prima pietra ad opera di Giulio II, la Fabbrica di San Pietro, tuttora responsabile del mantenimento e della conservazione della Basilica e di tutti i suoi apparati, celebra con un grande progetto espositivo la storia bimillenaria di quel piccolo fazzoletto di terra sacra, di là dal Tevere, prima proprietà di Nerone e della sua famiglia, poi dominato - anche urbanisticamente - dalla presenza della tomba di Pietro che proprio qui fu crocifisso.

    Lo straordinario patrimonio artistico e culturale rappresentato dalla Basilica, che ha reso questo luogo sacro un sito esemplare del patrimonio mondiale, viene valutato in tal modo un meraviglioso scrigno, che socchiude un altrettanto straordinario patrimonio immateriale e spirituale come sorgente feconda per l’animo umano. Si vuole riproporre in questo modo un’esperienza del sito così come viene riportato da Torrigio Romano all’inizio del seicento: "Fabrica stupendissima, Basilica di ammirabile struttura e opera fatta o dagli Angeli, o quasi fabricata da Gicanti ...quel Tempio Vaticano .. che spira d’ogn’ intorno magnificentia Romana, che riempie di meraviglia gli’animi di chi lo contempla".

    La descrizione del percorso espositivo

    Nella prima sezione viene ricordato l’evento storico di fondazione, gli artisti e gli architetti che hanno definito il profilo della Nuova Basilica e contribuito alla realizzazione delle sue più note caratteristiche. Emergono così due personalità principali: Bramante e Michelangelo, dei quali verranno esposti alcuni dei più significativi progetti, come ad esempio, il celeberrimo Modello ligneo della Cupola del Michelangelo (1558) e il Piano su Pergamena del Bramante; oltre ad alcuni studi preparatori e progetti precedenti, principalmente del Rossellino e di Fra Giocondo, che hanno spronato ed accompagnato l’inizio del progetto di costruzione. Il ricordo del loro operato è arricchito con alcuni spunti, documentati da manoscritti autografi, biografici e letterari, sulla loro personalità, spiritualità e devozione personale. Capolavori pittorici di Raffaello e Tiziano, che illustrano i principali committenti del progetto; disegni ed incisioni di fine ‘500 che illustrano i parametri topografici entro i quali si ambienterà la celeberrima impresa, importanti documenti numismatici ed archivistici - fra l’altro la medaglia del Caradosso e la bolla pontificia di fondazione - completano la prima sezione.

    Nella seconda sezione si delineano i passaggi più eloquenti del travagliato processo di progettazione architettonica che ha accompagnato la realizzazione del monumento, a partire dal progetto bramantesco, con particolare attenzione rivolta ai progetti più significativi riferibili all’arco cronologico della prima metà del ‘500. Sono stati raccolti progetti, studi, modelli, manoscritti di Antonio da Sangallo (fra i quali lo straordinario modello ligneo del 1539 e il noto "Memoriale"), Bernini e Borromini specialmente riguardo allo sviluppo dell’area della Memoria Apostolica e della Cattedra, Fra Giocondo, Giuliano da Sangallo, Maderno, Peruzzi, Raffaello. Queste testimonianze vengono abbinate ad una selettiva documentazione archivistica, che rivela alcuni aspetti particolari della vita dei vari cantieri messi in opera e diretti dalla Fabbrica, delle tecniche impiegate così riportate nel prezioso volume originale di Carlo Fontana, e della vita quotidiana della comunità impiegata.

    La terza sezione è dedicata all’Antica Basilica costantiniana con particolare attenzione all’antico progetto architettonico e al momento storico di fondazione della Basilica. Accanto alle descrizioni fornite dall’Alfarano, e dalle opere di Nebbia, circa il profilo architettonico e il momento di fondazione della Basilica, è ampliata la documentazione con disegni e stampe del ‘600; e reperti, sia di recente scoperta dal Foro di Traiano (testa marmorea di Costantino), che dalle più note collezioni museali di arte paleocristiana, in grado di completare la ricostruzione del progetto costantiniano (come ad esempio la nota Capsella di Pola). L’antica Basilica viene qui presentata non solo come simbolo di una comunità ecclesiale resa ufficiale, ma soprattutto come ambiente che unisce culto liturgico e funerario come unisona espressione di devozione da parte dei discepoli e dei fedeli attorno alla Memoria Apostolica. A scopo di illustrare tale aspetto, vengono esposti oggetti devozionali appartenenti ai primi pellegrini, reperti di epoca paleocristiana e tardo antica rinvenuti durante le campagne cinquecentesche e seicentesche di rinnovamento dello spazio di culto, fra i quali alcuni dei più illustri sepolcri, come la nota tomba di Maria, moglie dell’Imperatore Onorio. Tali testimonianze materiali vengono accompagnate da riferimenti letterari di epoca tardo antica sulla destinazione dell’edificio (es. Lettera di Paolino da Nola) e sulle attività caritatevoli condotte dalla comunità ecclesiale sul territorio direttamente attiguo ad esso.

    Questo spunto letterario introdurrà la ricostruzione topografica dell’ "Ager Vaticanus" all’inizio della quarta sezione. Dalle fondamenta dell’Antica Basilica si passerà quindi alla Necropoli Vaticana, della quale si farà riferimento ad un selezionato numero di reperti fondamentali per comprendere l’evoluzione del sito (es. Urna di Trebellena Flaccilla di inizio IV secolo) e appartenenti a quegli ambienti ipogei pagani e cristiani che si distinguono per i loro straordinari cicli decorativi - in particolare il Mausoleo "dei Valeri" del II secolo, e il Mausoleo M "dei Iuli" di inizio III secolo la cui scoperta riporta alle campagne di rinnovamento dell’Antica Basilica promosse durante il terzo quarto del ‘500. Essi saranno proposti al confronto con alcuni reperti provenienti da ambienti ipogei cristiani dell’Urbe (es. la triclia di san Sebastiano), ed altri finora poco conosciuti in quanto scoperti recentemente in Vaticano presso il recinto di santa Rosa (come ad es. il sarcofago con la figura di orante che testimonia una delle più antiche sepolture cristiane su questo territorio).

    Nella quinta sezione il percorso si apre con un confronto fra le personalità e l’operato degli Apostoli Paolo e Pietro, uniti nel mandato di consolidare la prima comunità ecclesiale tramite l’operato di evangelizzazione e di testimoniare la fede fino al martirio. Vengono esposti in merito preziosi reperti figurativi provenienti dalle prestigiose collezioni museali di Aquileia, del Tesoro in Vaticano, e del Metropolitan Museum. Questo breve accenno alle prime comunità ecclesiali, fra le quali quella di Antiochia, introduce quel incontro più approfondito con la figura storica di Pietro, che costituisce la finalità ultima della Mostra. Al riguardo, vengono proposti alcuni modelli figurativi particolarmente rari dell’iconografia petrina illustrati da preziosi reperti paleo-cristiani, e da capolavori pittorici ed incisioni di grande impatto, prevalentemente di fine ‘500 e del primo periodo barocco (di El Greco, ed altri), e codici miniati (Rotulus di Vercelli). Riferimenti ai quei testi letterari della Sacra Scrittura, che meglio documentano il pensiero, il carattere, e la vita di Pietro, fra i quali il noto Codice Bodmer, concludono questa sezione.

    La sesta sezione è incentrata su due principali tematiche: il primato di Pietro e la devozione petrina, rappresentata dal frammento originale di intonaco rosso del IV secolo con l’iscrizione "Petr Eni". Attorno a questo prezioso punto di riferimento si collocano le testimonianze dei pellegrinaggi alla memoria apostolica da parte di alcuni dei santi e beati più noti nella storia della Chiesa (ad esempio: san Francesco di Assisi, sant’Ignazio, santa Teresina, beata Madre Teresa), di note personalità letterarie ed artistiche dell’epoca moderna, e dei visitatori attuali.

    Le modalità espositive

    La mostra raccoglie preziosi capolavori e disegni (planimetrie architettoniche e studi), reperti di rara bellezza ed importanza storica; come anche numerosi documenti, alcuni inediti, dei più noti Artisti ed Architetti coinvolti nella grandiosa fabbrica per la costruzione della Basilica di San Pietro: Bramante (la planimetria su pergamena considerata la più bella mai eseguita durante il Rinascimento), Baldassare Peruzzi (la nota planimetria a prospettiva di "volo d’uccello" ed altri studi), Antonio da Sangallo (del quale si proporrà in ricostruzione virtuale il celeberrimo modello ligneo del 1539), Giuliano da Sangallo, Fra’ Giocondo, Raffaello (disegni stupendi e studi preparatori dall’Albertina e dalla prestigiosa collezione presso The Pierpont Morgan Library), Michelangelo (studi preparatori attribuibili al Maestro e alla sua cerchia conservati presso l’Archivio Storico della Fabbrica e la Biblioteca Apostolica Vaticana), Tiziano (ritratto di Giulio II dal noto prototipo di Raffaello), El Greco (una delle versioni più famose del ciclo "Pietro penitente"), Caravaggio, Bernini, Borromini e Rembrandt; provenienti dalle principali collezioni museali in Europa e in America fra le quali The Metropolitan Museum of Art, l’Albertina Museum, il Louvre, il Graphische Sammlung di Monaco, il Nationalmuseum di Stoccolma, la Galleria e il Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi, il Museo di Capodimonte di Napoli, i Musei Vaticani, i Musei Capitolini, Fondazione Casa Buonarroti ed altri ancora. La Fabbrica di San Pietro stessa metterà in mostra uno dei suoi splendidi tesori, il celeberrimo Modello ligneo (1559-1561) realizzato su disegno di Michelangelo Buonarroti, insieme ad altri reperti mai esposti finora fra i quali dei busti marmorei ed elementi scultorei provenienti dagli ambienti ipogei della Necropoli Vaticana sottostante la Basilica, come anche il frammento di intonaco rosso recante l’iscrizione graffita "Petros eni" (Pietro è qui) a testimonianza della devozione petrina in questo luogo e da cui prende nome la rassegna presentata.

    L’attuale Basilica, infatti, sorge sull’ager vaticanus, dove Pietro fu sepolto. Qui Costantino fece erigere sopra il Trofeo petrino la prima basilica, la stessa che vide san Francesco d’Assisi nel suo viaggio a Roma. Gli architetti del grande imperatore cristiano, per poter costruire l’imponente primaria basilica coprirono, letteralmente, una grande necropoli dell’Urbe. Tale necropoli è stata rinvenuta grazie alle campagne archeologiche condotte a partire dal 1939 per volere di Pio XII.

    Il percorso include anche manoscritti autografi, biografici e letterari, importanti documenti numismatici provenienti dalle collezioni straordinarie della Biblioteca Apostolica Vaticana, dell’Archivio Segreto Vaticano, e dell’Archivio Storico della Fabbrica di San Pietro che riveleranno alcuni aspetti particolari della vita dei cantieri messi in opera e le tecniche impiegate come, ad esempio, nel prezioso volume di Carlo Fontana.

    A testimonianza dei pellegrinaggi di santi e beati sulle tracce dell’esempio di Pietro nel luogo sacro della sua sepoltura in Vaticano, la Mostra si concluderà proponendo alla società odierna la sfida di contemplare e di condividere un impegno di vita di amore e di servizio verso il prossimo. Saranno esposte alcune reliquie straordinarie come la tunica di san Francesco d’Assisi, proveniente dal Convento de La Verna e i sandali della beata Madre Teresa di Calcutta.

    Petros Eni/Pietro è qui
    Braccio di Carlomagno
    piazza San Pietro
    Città del Vaticano
    Roma, 11 ottobre 2006 - 8 marzo 2007


    Telefono (informazioni): +39-06-68193064
    Telefono (prenotazioni): +39-06-69884095
    Sito internet


    fonte: www.korazym.org



  5. #5
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    Giuste celebrazioni a parte,speriamo sia l'occasione per una maggiore cura,tal da rendere la Basilica adatta alla preghiera e al raccoglimento.
    Ricordo le descrizioni dell'antica basilica,l'uso delle candele...vorrei tornasse un luogo di preghiera.

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    Citazione Originariamente Scritto da Arjuna Visualizza Messaggio
    Giuste celebrazioni a parte,speriamo sia l'occasione per una maggiore cura,tal da rendere la Basilica adatta alla preghiera e al raccoglimento.
    Ricordo le descrizioni dell'antica basilica,l'uso delle candele...vorrei tornasse un luogo di preghiera.
    Sono d'accordo.
    Un'altra riflessione a margine del programma del V° centenario della Basilica Vaticana: va bene la mostra, vanno bene le emissioni filateliche e numismatiche, ma perché non si è pensato a una solenne celebrazione liturgica, magari il 18 novembre, festa della Dedicazione delle Basiliche dei Santi Pietro e Paolo?
    Anche in occasione del centenario della Guardia Svizzera sono stati organizzati vari eventi culturali, ma il centro delle celebrazioni è stata la Messa celebrata dal Papa il 6 maggio. Non si poteva fare così anche per il centenario della Basilica?

  7. #7
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    Non so voi, ma ogni volta che entro in Basilica ogni mio dubbio o paura spariscono. Guardo le 2 acquesantiere e mi dico:- È vero!- Guardo verso il baldacchino e mi dico :-È vero!-. guardo la cattedra di San Pietro e mi dico :-È tutto vero!-
    Non è che solo lì sia vero, ma in quel luogo è particolarmente vero. Non so se riesco a spiegarmi bene. Io amo soprattutto lo stile gotico, ma San Pietro è per me speciale. Ha qualche cosa in più delle altre chiese.

  8. #8
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    Io ero a Roma il 18 aprile e mi sono un po' meravigliato che non ci fosse nessuna celebrazione o cerimonia che ricordasse nel giorno esatto la posa della prima pietra della nuova Basilica.
    Il nostro gruppo ha partecipato alla S. Messa celebrata all'Altare della Cattedra alle 10 da S. Ecc.za Mons. Comastri: siccome a me è toccato fare un saluto introduttivo all'inizio della celebrazione, ho ricordato quell'avvenimento tra le cose più importanti della giornata, poi Mons. Comastri ha fatto qualche accenno nell'omelia.

  9. #9
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    BRIEFING SULLA MOSTRA "TU ES PETRUS" - IL TEMPIO DI PIETRO NELLE MEDAGLIE DEI PAPI - ORGANIZZATA DALLA BIBLIOTECA APOSTOLICA VATICANA E DALLE COLLEZIONI NUMISMATICHE IN OCCASIONE DEL 500° ANNIVERSARIO DELLA FONDAZIONE DELLA BASILICA DI SAN PIETRO , 22.02.2007

    Alle ore 11.30 di questa mattina, nell’Aula Giovanni Paolo II della Sala Stampa della Santa Sede, ha luogo un briefing d’informazioni sulla Mostra "Tu es Petrus" - Il Tempio di Pietro nelle Medaglie dei Papi -, organizzata dalla Biblioteca Apostolica Vaticana e dalle Collezioni Numismatiche in occasione del 500° anniversario della fondazione della Basilica di San Pietro.

    La mostra sarà inaugurata venerdì 23 febbraio 2007, alle ore 11, presso Villa Chiassi a Roma, Via Cola di Rienzo 11, e chiuderà il 22 aprile.

    Intervengono al Briefing: il Dott. Ambrogio M. Piazzoni, Vice Prefetto della Biblioteca Apostolica Vaticana; il Dott. Giancarlo Alteri, Direttore del Dipartimento Numismatico della Biblioteca Apostolica Vaticana e Direttore scientifico della mostra; il Dott. Michele Palazzetti, Direttore Generale delle Collezioni Numismatiche e Direttore artistico della mostra; la Dott.ssa Marcella Cossu, Direttore della Raccolta Manzù della Galleria Nazionale di Arte Moderna; il Dott. Antonio Tancredi, Presidente della Fondazione Crocetti; Dott. Luca Minguzzi, Presidente della Fondazione Minguzzi.

    Pubblichiamo di seguito gli interventi del Dott. Ambrogio M. Piazzoni e del Dott. Giancarlo Alteri:


    INTERVENTO DEL DOTT. AMBROGIO M. PIAZZONI

    Gentili signore e signori,

    l’incontro di oggi ha lo scopo di dare informazioni sulla mostra "Tu es Petrus", che sarà inaugurata domani da S. Em. il Signor Cardinale Jean-Louis Tauran, Bibliotecario e Archivista di Santa Romana Chiesa, a Villa Chiassi, in Via Cola di Rienzo 11, alle ore 11.

    Si tratta di una mostra organizzata dalla Biblioteca Apostolica Vaticana di concerto con la società Collezioni Numismatiche, nella quale saranno esposte numerose medaglie provenienti dalla raccolta del Dipartimento numismatico della Biblioteca Vaticana, e altri vari pezzi artistici gentilmente messi a disposizione dalla Raccolta Manzù del Museo Nazionale d’Arte Moderna, dalla Fondazione Crocetti e dalla Fondazione Minguzzi. Ma di tutto questo parleranno tra poco i responsabili delle varie istituzioni.

    L’occasione della mostra è la celebrazione del 500° anniversario della costruzione della nuova Basilica di San Pietro, quella di oggi per intenderci, che già ha dato luogo anche ad altre manifestazioni di cui siete certamente al corrente. La Biblioteca Vaticana ha voluto farlo con alcune testimonianze singolari, delle quali spesso non si valuta adeguatamente l’importanza documentaria. Si tratta delle medaglie che hanno accompagnato passo passo la costruzione della Basilica, che dal 1506, quando papa Giulio II pose la prima pietra della grande chiesa che avrebbe sostituito quella fatta costruire da Costantino quasi 1200 anni prima sulla tomba dell’Apostolo, è andata avanti per oltre 150 anni tra continue interruzioni e riprese dei lavori.

    Ogni volta che si riprendeva a costruire una nuova parte della basilica, veniva realizzata una medaglia commemorativa, che generalmente veniva posta nelle fondamenta. Solo per citare qualche esempio, abbiamo la medaglia di fondazione che reca il progetto (poi in realtà non realizzato) del Bramante; la medaglia con il progetto del Sangallo; quella con il progetto di Michelangelo; quella con la cupola, quella con la facciata del Maderno, quella con il Baldacchino e la Cattedra del Bernini, quelle con il Colonnato sempre del Bernini, e così via… E il completamento della costruzione non ha significato il completamento dei lavori, che costantemente sono continuati in tutti questi 500 anni. Tutto ancora e sempre testimoniato dalle medaglie: dalla costruzione della Sacrestia alla realizzazione di vari monumenti all’interno della Basilica, fino alla più recente, una bella medaglia coniata da Giovanni Paolo II per l’anno del Grande Giubileo, quando la basilica fu interamente ripulita. Ma di tutto questo sentiremo fra breve nel dettaglio, e per di più - quasi superfluo dirlo - della mostra esiste anche un ricco catalogo.

    Quel che ancora vorrei aggiungere è qualche parola sul Dipartimento Numismatico della Biblioteca Apostolica Vaticana, che è uno dei più importanti al mondo con oltre 300.000 pezzi, fra i quali le grandi Collezioni di monete romane dell’età repubblicana e di monete e medaglie papali. A queste si aggiungono raccolte di monete greche, medievali e rinascimentali, di medaglie degli Stati italiani prima dell’unità d’Italia; e infine, negli ultimi anni si è andata formando la più importante collezione al mondo di medaglie moderne vaticane, italiane e straniere.

    Infine, prima di lasciare la parola ai curatori della mostra e agli altri ospiti, vorrei dare una notizia che certamente interesserà i giornalisti presenti: dopo la sua chiusura, il prossimo 22 aprile, la mostra si trasferirà in Russia, precisamente al Museo dell’Hermitage di San Pietroburgo, dove rimarrà per due mesi dal prossimo maggio. Si tratta di un fatto molto significativo, poiché è la prima volta che pezzi della Biblioteca Apostolica Vaticana vengono esposti in quel grande Paese.

    [00262-01.01] [Testo originale: Italiano]


    INTERVENTO DEL DOTT. GIANCARLO ALTERI

    In occasione del Cinquecentesimo anniversario della posa della prima pietra della nuova basilica di San Pietro in Vaticano, il Medagliere della Biblioteca Apostolica Vaticana, in collaborazione con "Collezioni Numismatiche" di Roma, ha organizzato una Mostra di medaglie papali "architettoniche" relative alle varie fasi della costruzione dell’attuale basilica del Principe degli Apostoli.

    Con il pontificato di Papa Paolo II Barbo era iniziato l’uso di deporre nelle fondazioni di una importante costruzione, civile o religiosa, una medaglia con la raffigurazione del progetto. Nel caso specifico di Papa Barbo ciò avvenne per l’edificazione del famoso Palazzo Venezia, che il pontefice si fece costruire come sua residenza.

    Questo tipo di medaglie, chiamate appunto, per i loro soggetti, "architettoniche", cominciarono ben presto ad essere realizzate anche per celebrare la fine dei lavori e, quindi, l’inaugurazione dell’edificio stesso. Talvolta venivano emesse pure con i lavori ancora in corso, per celebrare o la ripresa degli stessi lavori dopo, per esempio, una lunga pausa dovuta ai motivi più diversi, o un momento particolarmente importante della costruzione.

    In questi casi, non è raro imbattersi in un particolare fenomeno: l’edificio raffigurato sulla medaglia emessa per la sua inaugurazione appare diverso da quello raffigurato sulla medaglia emessa in occasione della posa della prima pietra. E ciò quando la sua costruzione si è protratta a lungo nel tempo e man mano ci si è allontanati dal progetto primitivo. Proprio tutti questi casi si sono verificati nell’abbondante produzione medaglistica, che ha accompagnato l’eterna fabbrica di San Pietro!

    Già la medaglia di fondazione, che fu collocata, insieme alla prima pietra, sotto l’attuale pilone della Veronica, il primo ad essere innalzato, raffigurava un progetto probabilmente non più attuale!

    E da quella prima medaglia, fusa dal celebre medaglista Cristoforo Foppa, detto "il Caradosso", decine e decine di altri dischetti metallici in bronzo, in argento in oro, hanno commemorato, per oltre 150 anni, i momenti più significativi della storia della costruzione della basilica più grande e più famosa al mondo, sorta sulla primitiva, umile tomba del povero Pescatore di Galilea, chiamato dal Cristo a diventare pescatore di uomini. E per altri 350 ne hanno evidenziato il continuo arricchimento di splendidi monumenti e di preziosi ornamenti, come pure gli altrettanto continui delicati interventi di manutenzione e di restauro, fino agli ultimi nell’anno 2000, in occasione del grande Giubileo di fine Millennio.

    Nella Mostra sono esposte 65 di queste medaglie, a cominciare addirittura da quella di Paolo II, realizzata da Cristoforo di Geremia per i lavori nella tribuna absidale dell’antica basilica costantiniana, per arrivare a quelle emesse durante il pontificato di Giovanni Paolo II. I visitatori possono così ammirare, tra le altre, le medaglie di Paolo III con il progetto di Antonio da Sangallo; di Gregorio XIII con lo spaccato della Cappella Gregoriana; di Sisto V con gli obelischi innalzati dal Pontefice, compreso quello vaticano, e con la cupola completata; di Clemente VIII per la consacrazione dell’altare papale; di Paolo V con la nuova facciata secondo il progetto di Carlo Maderno; di Urbano VIII con il Baldacchino del Bernini; di Alessandro VII con il Colonnato e l’altare della Cattedra sempre del Bernini. Tutte queste medaglie sono illustrate in un Catalogo, realizzato nella serie "Quaderni del Medagliere", che accompagna il visitatore lungo il percorso della Mostra.

    Ma l’attività della fabbrica è continuata nei secoli successivi; e sono continuate le medaglie: quella di Pio VI con la nuova gigantesca Sacrestia della basilica, progettata da Carlo Marchionni; di Pio IX con lo splendido prospetto della navata centrale della basilica; di Pio XII con il sepolcro dell’Apostolo Pietro; di Paolo VI con la Pietà di Michelangelo; di Giovanni Paolo II con la facciata ripulita e restaurata.

    Un percorso, quello della mostra, dunque, tra le architetture geniali di Bramante, di Raffaello, del Sangallo, di Michelangelo, del Bernini; ma anche un percorso tra una raccolta significativa di eccezionali esemplari di una particolare espressione artistica, la medaglia; esemplari realizzati dai più grandi medaglisti che di volta in volta si trovavano al servizio del Successore di Pietro: Cristoforo di Geremia, il Caradosso, Gian Giacomo Bonzagni, Alessandro Cesati detto "il Grechetto", Lorenzo Fragni, Niccolò de Bonis, Gaspare Mola, Gasparo Morone, gli Hamerani, fino ad Aurelio Mistruzzi, a Pietro Giampaoli, ad Antonio Sperandio, solo per citarne alcuni.

    Nella Mostra, quindi, sono esposte 65 medaglie, relative alle realizzazioni più importanti nel cantiere del nuovo San Pietro. Ma molte di più sono state nel corso di questi 500 anni le medaglie dedicate, in modo diretto o indiretto, alla basilica vaticana: tutte sono state raccolte, fotografate ed illustrate in un elegante volume di oltre 500 pagine, anch’esso frutto della collaborazione tra la Biblioteca Apostolica Vaticana e Collezioni Numismatiche.

    Si tratta di un’opera che "racconta" la storia della costruzione della nuova basilica basandosi essenzialmente non sui soliti documenti d’archivio, bensì su questi particolari "documenti metallici" che sono, appunto, le medaglie architettoniche, viste non come semplice supporto iconografico, ma come elementi integrativi essenziali dei primi. Una storia, comunque, che non si limita alle sole vicende architettoniche del cantiere petriano, dal momento che cerca di inserire queste ultime nel più vasto panorama politico, sociale, religioso ed anche artistico, che ha caratterizzato il XVI e buona parte del XVII secolo.

    I primi due capitoli sono dedicati rispettivamente all’aspetto dell’Ager Vaticanus prima dell’arrivo di San Pietro a Roma, e alla basilica costantiniana. Naturalmente per questi due capitoli non ci sono medaglie originali, che invece cominciano ad illustrare gli argomenti trattati dal capitolo terzo, con cui si apre la storia della nuova basilica con la posa della prima pietra, fino all’ultimo capitolo, il IX con la costruzione del Baldacchino e della Cattedra, e fino all’Appendice che, con l’edificazione del Colonnato berniniano, chiude il volume e la "storia metallica" della più grande basilica cattolica del mondo, sorta sulla tomba di colui che era morto per il suo Maestro e, come il suo Maestro, era stato crocifisso, ma a testa in giù, perché si riteneva indegno di morire come Lui.

    [00263-01.01] [Testo originale: Italiano]

    [B0097-XX.01]

    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

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    VISITA DEL SANTO PADRE ALLA FABBRICA DI SAN PIETRO, 14.03.2007

    Al termine dell’Udienza Generale, il Santo Padre Benedetto XVI si è recato in visita alla Fabbrica di San Pietro in occasione delle celebrazioni del quinto centenario della Basilica Vaticana.

    Pubblichiamo di seguito il saluto che il Papa ha rivolto ai presenti:


    SALUTO DEL SANTO PADRE

    Venerati Fratelli nell’Episcopato,
    cari amici,

    sono molto contento di questo incontro con voi, che avviene nella sede di un’antica e illustre Istituzione Pontificia: la Fabbrica di San Pietro. Saluto anzitutto l’Arcivescovo Mons. Angelo Comastri, Arciprete della Basilica di San Pietro e vostro Presidente, che si è fatto interprete dei comuni sentimenti. Saluto poi il Vescovo Mons. Vittorio Lanzani, Delegato della medesima Fabbrica, come pure ciascuno di voi. Voi lavorate in un luogo, la veneranda Basilica dell’Apostolo, che è il cuore della Chiesa cattolica: un cuore pulsante, grazie allo Spirito Santo che lo tiene sempre vivo, ma anche grazie all’attività di quanti quotidianamente lo fanno funzionare. Sono passati da poco i 500 anni dalla posa della prima pietra della seconda Basilica Vaticana, come ha ricordato Mons. Comastri. Cinque secoli: eppure, essa è sempre viva e giovane; non è un museo, è un organismo spirituale, e anche le pietre risentono di questa sua vitalità! Voi per primi, che lavorate qui, siete "pietre vive", come scriveva l’apostolo Pietro, pietre vive dell’edificio spirituale che è la Chiesa.

    Sono contento di questo incontro pur breve con voi, quasi a chiudere le celebrazioni del quinto centenario della Basilica Vaticana, dove voi operate concretamente. Vorrei cogliere l’occasione per ricordare, in questo momento, tutti i vostri colleghi che nei 500 anni passati vi hanno preceduto. A voi esprimo il mio ringraziamento per ciò che fate, con impegno e competenza, perché questo "cuore" della Chiesa, come dicevo sopra, possa continuare a "pulsare" con perenne vitalità: attirando a sé uomini e donne dal mondo intero e aiutandoli a compiere un’esperienza spirituale che segni la loro esistenza. In effetti, grazie al vostro contributo, quasi sempre nascosto ma sempre opportuno, tante persone, pellegrini di tutte le parti del mondo, possono vivere con frutto il loro pellegrinaggio, o semplicemente la loro visita alla Basilica Vaticana, e recare con sé nel cuore un messaggio di fede e di speranza, la certezza di aver visto non solo grandi opere d'arte ma di essersi incontrati con la Chiesa viva, con l'Apostolo Pietro e infine con Cristo. Ancora una volta vi ringrazio e vi incoraggio: la vostra attività lavorativa compitela sempre come atto di amore alla Chiesa, a San Pietro e quindi a Cristo. Affido tutti alla speciale protezione di San Pietro, voi e i vostri cari. E, mentre vi assicuro il mio ricordo nella preghiera e vi chiedo di ricambiarlo pregando per me, di cuore vi benedico.

    [00361-01.02] [Testo originale: Italiano]

    [B0130-XX.01]

    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

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