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Discussione: Musei diocesani e di arte sacra

  1. #31
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    troverete una buona guida al Museo Diocesano d'Arte Sacra di Palestrina (Roma) nel sito www.diocesipalestrina.it

  2. #32
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    Il Museo è stato aperto al pubblico nel maggio 2005 ed è ubicato in un settore della Curia vescovile attiguo alla chiesa di S. Egidio, dove dopo il restauro verrà posta la pinacoteca.
    Al suo arrivo a Palestrina, nel 1997, il vescovo Eduardo Davino, volle che i lavori per il museo fossero portati a termine, e disse: "Esso ci potrà guidare in una visita attenta, consapevole ed anche gratificante delle testimonianze archeologiche, documentali e artistiche della storia della nostra amata diocesi ed, indirettamente della nostra cittadina".

    Nelle quattordici sale disposte su due piani, hanno trovato posto gli ori e gli argenti (in particolare il busto di S. Agapito), le sculture, i paramenti sacri, i dipinti, gli ex voto, gli arredi lignei e bronzei, la ricostruzione di altari.
    Vi sono raccolte anche le bolle papali dal 1585 e le lettere pastorali dei vari vescovi che si sono succeduti alla guida della diocesi. Assai significativo è il nucleo dell'epigrafia cristiana del IV-V sec., riguardante le lastre di marmo funerarie. Il tesoro della cattedrale (calici, patene, turiboli, ostensori, ex voto, ecc.) sintetizza, più di qualsiasi forma artistica significati estetici e simbolici. Bellissimo è il piatto d'argento del sec. XVI sbalzato, cesellato e inciso con un iscrizione in caratteri gotici, donato del card. Ottone Truscher Von Valden burg.
    Tra i reperti archeologici spicca la pregiata lavorazione delllAra delle Vittorie e di un Sarcofago di marmo.
    Nella sala dedicata alle Confraternite viene raccontato, attraverso oggetti e due pregevoli pergamene del 1574 del 1608, la vita associativa dei confratelli. In questa sala c'è anche una pregevole statua in cartapesta colorata, della Madonna di Loreto.
    Un posto di riguardo è stato dato all'Eolo marmoreo. attribuito a Michelangelo. Un libro miniato e ~ autografico, del 1566 dedicato alla Sacra Compagnia della Frusta di Palestrina e al Sacro Monte della Pietà è di notevole fattura.
    Tra i dipinti, di grande qualità c'è il quadro della Madonna col velo della scuola del Perugino, quello di san Gerolamo e quello della Sacra Famiglia. Sono raccolte in due sale interessanti tele di cardinali, che ressero la diocesi prenestina e di vari pontefici.
    Di particolare valore ed eleganza sono i paramenti e i piviali liturgici, quasi tutti del secolo XVII, donati alla Cattedrale Prenestina, dai vescovi Alessandro de' Medici, Benedetto Giustiniani, Antonio Barberini J. e Alessandro Cybo.
    L'esposizione è un'occasione per ritrovare il fascino perduto di una liturgia che non era pura esteriorità, ma simbolo mistico.


  3. #33
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    Il Museo è stato aperto al pubblico nel maggio 2005 ed è ubicato in un settore della Curia vescovile attiguo alla chiesa di S. Egidio, dove dopo il restauro verrà posta la pinacoteca.
    Al suo arrivo a Palestrina, nel 1997, il vescovo Eduardo Davino, volle che i lavori per il museo fossero portati a termine, e disse: "Esso ci potrà guidare in una visita attenta, consapevole ed anche gratificante delle testimonianze archeologiche, documentali e artistiche della storia della nostra amata diocesi ed, indirettamente della nostra cittadina".
    Nelle quattordici sale disposte su due piani, hanno trovato posto gli ori e gli argenti (in particolare il busto di S. Agapito), le sculture, i paramenti sacri, i dipinti, gli ex voto, gli arredi lignei e bronzei, la ricostruzione di altari.
    Vi sono raccolte anche le bolle papali dal 1585 e le lettere pastorali dei vari vescovi che si sono succeduti alla guida della diocesi. Assai significativo è il nucleo dell'epigrafia cristiana del IV-V sec., riguardante le lastre di marmo funerarie. Il tesoro della cattedrale (calici, patene, turiboli, ostensori, ex voto, ecc.) sintetizza, più di qualsiasi forma artistica significati estetici e simbolici. Bellissimo è il piatto d'argento del sec. XVI sbalzato, cesellato e inciso con un iscrizione in caratteri gotici, donato del card. Ottone Truscher Von Valden burg.
    Tra i reperti archeologici spicca la pregiata lavorazione delllAra delle Vittorie e di un Sarcofago di marmo.
    Nella sala dedicata alle Confraternite viene raccontato, attraverso oggetti e due pregevoli pergamene del 1574 del 1608, la vita associativa dei confratelli. In questa sala c'è anche una pregevole statua in cartapesta colorata, della Madonna di Loreto.
    Un posto di riguardo è stato dato all'Eolo marmoreo. attribuito a Michelangelo. Un libro miniato e ~ autografico, del 1566 dedicato alla Sacra Compagnia della Frusta di Palestrina e al Sacro Monte della Pietà è di notevole fattura.
    Tra i dipinti, di grande qualità c'è il quadro della Madonna col velo della scuola del Perugino, quello di san Gerolamo e quello della Sacra Famiglia. Sono raccolte in due sale interessanti tele di cardinali, che ressero la diocesi prenestina e di vari pontefici.
    Di particolare valore ed eleganza sono i paramenti e i piviali liturgici, quasi tutti del secolo XVII, donati alla Cattedrale Prenestina, dai vescovi Alessandro de' Medici, Benedetto Giustiniani, Antonio Barberini J. e Alessandro Cybo.
    L'esposizione è un'occasione per ritrovare il fascino perduto di una liturgia che non era pura esteriorità, ma simbolo mistico.
    E' un museo molto bello,peccato che poco spazio sia riservato ai dipinti.
    Grazie a te ho scoperto un opera del Caravaggio che non conoscevo (il martirio di sant'Agapito)

  4. #34
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    Musei e raccolte d'arte sacra della Toscana


    Livorno dà «casa» all’arte sacra
    DA LIVORNO
    CHIARA DOMENICI

    A neppure un anno dall’annuncio dell’inizio dei lavori, il Museo diocesano di Livorno sarà inaugurato il prossimo 22 dicembre. «L’arte deve essere fruibile e visibile a tutti: a che serve tenere preziosi oggetti sacri negli armadi delle sagrestie?
    Facciamo in modo che tutti possano ammirarli e attraverso di essi apprezzare il bello e riscoprire la storia»: il vescovo di Livorno, Simone Giusti, non ha dubbi sull’importanza di aver realizzato un luogo che possa custodire e mostrare l’arte sacra del passato, ed è con soddisfazione che ha presentato ieri il Museo della diocesi toscana, esemplare unico finora in tutta la provincia. Nel Museo diocesano trovano posto manufatti caduti in disuso; arredi sacri e devozionali; dipinti, sculture lignee e reliquiari, oggetti di pregio artistico, importanti non solo per il valore simbolico ma anche per quello storico e culturale, che potranno finalmente essere restaurati e conservati in un luogo sicuro. Nel secondo lotto invece – che sarà realizzato entro il Natale del 2009 – saranno restaurati e messi in mostra i tessuti di epoca lorenese: una ricchezza inestimabile di cui la città toscana vanta un primato.
    Molte gli enti che hanno sostenuto il Museo, anche economicamente – dalla Regione Toscana alla Fondazione Cassa di Risparmio di Livorno a numerose realtà locali – perché tale realtà possa essere anche un volano allo sviluppo dell’intera città, in particolare dal punto di vista culturale e turistico. A questo proposito sono già stati presi contatti con un tour operator di Milano, specializzato in pellegrinaggi religiosi, mentre per accompagnare i turisti nella visita del museo l’idea è quella di costituire una cooperativa di giovani laureati in Beni culturali per favorire anche il lavoro.
    Il Museo diocesano verrà inaugurato il 22 dicembre: luogo per custodire, mostrare e restaurare i tesori di ieri Il vescovo Giusti: la bellezza, dono da condividere con tutti

    Fonte: Avvenire (10 ottobre 2008)

    "Vi scongiuro, sosteniamoci in questo cammino" Card.Angelo Scola

  5. #35
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    Le chiese in Italia e la tutela del patrimonio culturale

    Ottantacinquemila «non musei»
    dove l'arte è ancora viva




    La Libera Università Maria Santissima Assunta ospita il 10 e l'11 dicembre il convegno internazionale "Luoghi sacri e istituzioni religiose". Pubblichiamo stralci di una delle relazioni.



    di Giorgio Feliciani

    Non vi è alcun dubbio che, alla luce della legislazione statale vigente, come pure di quella precedente, le chiese possano costituire beni culturali, in quanto "cose" che "presentano interesse artistico, storico, archeologico" o anche "quali testimonianze aventi valore di civiltà". Ovviamente a patto che ne presentino i requisiti, come peraltro frequentemente avviene, dato che secondo una stima di massima delle circa 95.000 chiese esistenti in Italia almeno 85.000 rivestono valore storico e artistico.
    Non è peraltro possibile imputare le chiese a un'unica categoria della vasta e articolata tipologia dei beni culturali. Chiese, infatti, non sono solo le strutture murarie, ma anche le tele, le statue, gli arredi, gli organi, le raccolte di ex voto, che vi si trovano insieme ad altri svariati beni culturali.
    Basti ricordare come alcune sacrestie, ad esempio quella di Santa Maria della Salute a Venezia, ospitino vere e proprie pinacoteche di grande importanza. Non poche chiese, poi, recano sulle pareti affreschi, stemmi, graffiti, lapidi, iscrizioni, che sono oggetto di specifiche disposizioni di tutela.
    Si aggiunga che le chiese di antico insediamento sono state e sono tuttora oggetto di scavi archeologici, come quello, particolarmente esteso, recentemente realizzato nella cattedrale di Aosta. Per non parlare di sepolture e catacombe. Sarebbe, poi, del tutto erroneo pensare che la qualificazione come beni culturali interessi solo le chiese storiche, dal momento che essa si estende, a taluni fini, anche alle opere di architettura contemporanea di particolare valore artistico, nonché a pitture, sculture e oggetti d'arte di autori viventi.
    Ne consegue che la stessa chiesa può, sotto differenti profili, essere contemporaneamente oggetto di interventi da parte delle diverse Soprintendenze, riguardanti, rispettivamente, i beni architettonici e il paesaggio, il patrimonio storico artistico ed etnoantropologico, i beni archeologici.
    E non vanno certamente sottovalutate le competenze delle regioni in tema di edifici di culto, nonché quelle in materia di beni culturali, documentate dalle numerose intese sottoscritte dalle stesse regioni con le rispettive conferenze episcopali regionali.
    Ma vi è anche un'altra ragione che non consente di individuare in termini univoci il regime dei beni culturali che possono inerire a una chiesa.
    Come si avverte in altro studio pubblicato nel presente volume, la proprietà di una chiesa può spettare a un ente ecclesiastico, a un ente pubblico, a una persona giuridica privata, e persino a una o più persone fisiche. E questa diversa tipologia dei possibili proprietari incide notevolmente sulla disciplina della relativa tutela dal momento che, come noto, il Codice Urbani, nell'individuare i beni culturali che ne sono oggetto, assume come "distinzione di fondo" il criterio dell'appartenenza degli stessi.
    Da quanto fin qui detto risulta evidente che l'intera normativa concernente la tutela dei beni culturali può, in larga misura, assumere concreta e specifica rilevanza per questi edifici e per quanto vi viene conservato. Sarebbe quindi difficile, almeno in questa sede, tentare di offrirne, anche solo per linee essenziali, un quadro esauriente. È dunque necessario sviluppare il tema assegnato alla presente relazione in una prospettiva che non muova dalla considerazione delle diverse e specifiche categorie di beni che si possono trovare in un edificio di culto cattolico, ma dalla organica relazione che intercorre tra gli stessi. Una chiesa, infatti, non è un coacervo di cose e nemmeno una collezione, ma un complesso dotato di intrinseca e organica unità, assicurata dalla inerenza a un unico edificio e dalla destinazione dello stesso a un unico, preciso scopo: il culto.
    Come ha rilevato la Conferenza episcopale italiana, "solo in linea teorica è possibile distinguere la dimensione culturale di una chiesa da quella religiosa, perché di fatto i due aspetti sono inseparabili: infatti la dedicazione al culto costituisce la ragion d'essere dell'edificio e delle opere d'arte in esso contenute". Ne segue che, come previsto, tali opere devono essere mantenute "per quanto possibile, nei luoghi e nelle sedi di originaria collocazione". Infatti il trasferimento in un museo, pubblico o anche ecclesiastico, estraendole dal loro contesto e mortificandone la funzione, le renderebbe necessariamente meno leggibili.
    Tutto questo, ovviamente non toglie che, come meglio si mostrerà in seguito, le chiese possano svolgere anche altre funzioni, di carattere occasionale o permanente, come quelle di natura culturale, o, più specificamente, di testimonianza della identità e della storia di una comunità civile e religiosa. Significa solo che l'elemento caratterizzante le chiese rispetto a qualunque altro edificio è la destinazione al culto pubblico.
    Una destinazione tutelata dalla legislazione ordinaria mediante l'articolo 831 del codice civile, che impedisce un diverso uso dell'edificio, e dotata anche di specifica rilevanza costituzionale, in quanto, come noto, la carta fondamentale assicura a tutti il diritto di esercitare, in privato e in pubblico, il culto della propria fede religiosa (articolo 19). E sotto questo profilo le chiese trovano nell'ambito della tipologia dei beni culturali una loro precisa collocazione nella categoria, di recente istituzione, dei "beni culturali di interesse religioso", prevista dall'articolo 9 del Codice Urbani. Anzi, si può senz'altro dire che ne costituiscono l'esempio più diffuso e, per così dire, tipico.
    In questa sede è sufficiente ricordare come la disposizione in questione si articoli in due distinti commi. Il primo riguarda indistintamente tutte le confessioni religiose, disponendo che "per i beni culturali di interesse religioso appartenenti ad enti ed istituzioni della Chiesa cattolica o di altre confessioni religiose, il ministero e, per quanto di competenza, le Regioni provvedono, relativamente alle esigenze di culto, d'accordo con le rispettive autorità".
    Va immediatamente rilevato come la norma non restringa in alcun modo i poteri pubblici, ma imponga solo che questi vengano esercitati in modo da non ostacolare, per quanto possibile, il normale svolgimento delle funzioni pubbliche e rituali. Ed è del tutto ovvio che non si potrebbero concretamente individuare le relative esigenze senza il concorso delle autorità confessionali interessate.
    Quanto al secondo comma dell'articolo, esso si limita a richiamare l'osservanza dei patti sottoscritti con la Chiesa cattolica e con le altre confessioni religiose.
    Circa la Chiesa cattolica, di cui qui ci si occupa, è quindi necessario richiamare, sempre essenzialmente, la disposizione concordataria dell'articolo 12, che, dopo aver sancito un principio generale di collaborazione tra l'Italia e la Santa Sede per la tutela del patrimonio storico e artistico, prevede che "al fine di armonizzare l'applicazione della legge italiana con le esigenze di carattere religioso, gli organi competenti delle due parti concorderanno opportune disposizioni per la salvaguardia, la valorizzazione e il godimento dei beni culturali di interesse religioso appartenenti ad enti e istituzioni ecclesiastiche". Disposizioni che sono state e, all'occorrenza, ancor oggi vengono effettivamente concordate ai vari livelli, da quello diocesano a quello regionale fino a quello nazionale. Le intese stipulate tra le Regioni e le conferenze episcopali regionali meriterebbero molta attenzione, ma a livello nazionale va ricordata l'intesa sottoscritta il 26 gennaio 2005 tra il ministro per i Beni e le Attività culturali e il presidente della Conferenza episcopale italiana. (...)Vari anni or sono Attilio Nicora rilevava come, curiosamente, l'impegno delle parti alla reciproca collaborazione per la promozione dell'uomo e il bene del Paese, sancito dal primo articolo dell'accordo che apporta modificazioni al Concordato Lateranense, trovasse puntuale applicazione nelle successive disposizioni solo nel primo comma dell'articolo 12 relativo al patrimonio storico-artistico. Oggi, a distanza di più di vent'anni, si può forse affermare che proprio i beni culturali sono l'ambito in cui la collaborazione tra lo Stato e la Chiesa ha conseguito i maggiori progressi.



    (©L'Osservatore Romano - 11 dicembre 2008)
    "Vi scongiuro, sosteniamoci in questo cammino" Card.Angelo Scola

  6. #36
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    Il museo diocesano di Città di Castello dovrebbe essere il secondo museo diocesano umbro dopo quello di perugia se non sbaglio. Oltre a conservare opere d arte e arredi sacri di vario genere conserva un paliotto d argento del XII secolo dono alla sua città di papa Celestino II e il "tesoro di Canoscio"(25 ogetti in argento usati per la liturgia risalenti al VI secolo)
    Per le foto c'è il sito www.museoduomocdc.it

  7. #37
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    Vibrazioni di Luce della Bassa Pianura Bresciana 13 Dicembre 2008, ore 17.30
    Inaugurazione Mostra di Piero Sigalini
    Sala dei Cardinali - Curia Vescovile - Palestrina
    Dal 13 Dicembre 2008 al 6 gennaio 2009, il Museo Diocesano Prenestino di Arte Sacra promuove una mostra di pittura di Piero Sigalini.
    L'Inaugurazione della mostra sarà il 13 Dicembre 2008, alle ore 17.30, presso la Sala dei Cardinali della Curia Vescovile.
    L'esposizione della mostra avrà il seguente orario: Martedì, Giovedì, Sabato e Domenica 9.30-12.30 e 15.30-18.30.


    dal sito www.diocesipalestrina.it

    (l'autore in questione è il padre di Mons. Domenico Sigalini, Vescovo di Palestrina)

  8. #38
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    Ieri ho visitato il Museo Diocesano di Torino aperto da appena due giorni. Bellissimo e suggestivo.
    Dal sito diocesano si può accedere ad un file in formato pdf dove sono inserite tutte le immagini dei dipinti, veramente belle. Qui la notizia e una breve descrizione dell'evento.


    <<Il variegato mosaico artistico e culturale della Città di Torino si sta colorando di un prezioso tassello ed è il Museo diocesano, voluto dal Cardinale Severino Poletto, sull’esempio di numerose Diocesi italiane.
    L’apertura, a partire dal 12 dicembre 2008, corona un paziente lavoro di studio, progettazione nonché restauro della sede, la Chiesa Inferiore della Cattedrale di Torino (2000-2003), presentata al pubblico in occasione di due prestigiose Mostre, Il mistero della Sindone (2006) e Icone (2007), visitate da 100.000 persone.
    La sua collocazione all’interno del polo artistico cittadino consentirà un maggiore dialogo con le principali collezioni museali, che dal Museo di Antichità si congiungono con Palazzo Reale, Palazzo Madama, Museo Egizio, Galleria Sabauda e Museo della Sindone.
    Visitando il Museo sarà possibile ripercorrere il cammino compiuto dalla Chiesa torinese nell’ambito del culto, della catechesi e della carità: la basilica del Salvatore, dove predicò San Massimo, affiancata dalle due basiliche paleocristiane e dal cimitero; le testimonianze della rinascita medievale con il Vescovo Landolfo; la quattrocentesca cripta del Cardinale della Rovere, avvolta in una luce soffusa; gli arredi, i paramenti, i reliquiari e le suppellettili del Duomo - con gli apparati e macchine sceniche per le solenni celebrazioni liturgiche dei Savoia - e di altre chiese. Il percorso si snoda attraverso le tre navate della Chiesa Inferiore, incorniciate dall’abside - con il lapidario e le sepolture degli antichi Vescovi e Canonici della Cattedrale - e dall’atrio voltato, che si affaccia su preesistenze romane e inumazioni medievali con tombe a cappuccina. Sono previsti spazi autonomi e flessibili per mostre ed esposizioni temporanee ed ampliamenti delle collezioni.
    Pensato non solo come luogo di mera conservazione del patrimonio storico-artistico, ma anche come luogo deputato alla promozione della cultura e attività catechetica, il Museo è a disposizione delle Parrocchie, Confraternite ed Enti religiosi per accogliere opere in esposizione temporanea o da affidare in custodia per una maggiore garanzia di sicurezza, compreso quanto è caduto in disuso a seguito della varie riforme liturgiche o non più utilizzabile a causa dell’antichità.
    Il nuovo Museo Diocesano di Torino con le sue peculiarità storiche, liturgiche e artistiche intende offrire una opportunità per quanti sono alla ricerca della Luce e della Bellezza. >>

    http://www.diocesi.torino.it/museo/

  9. #39
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    Ho appena saputo che nella mia diocesi,Teramo- Atri,vorranno aprire un Museo Diocesano.
    Infatti,fino ad oggi questa diocesi non ha mai avuto un suo museo diocesano: veniva indicato come "museo diocesano" il Museo Capitolare di Atri,che ospita anche alcune opere provenienti non solo da Atri,ma anche da chiese dirute o in restauro dei paesi vicini.
    La sede del Museo non è ancora stata stabilita,forse si potrebbero unificare la Pinacoteca Civica e il Museo del Santuario a Teramo (ma la cosa pare impossibile perchè la Pinacoteca occupa tutto il palazzo della Villa Comunale e il Museo del Santuario è ancora in allestimento),però penso che in una città grande come Teramo ci sarebbe un edificio abbastanza grande.
    Oppure,si potrebbe allestire ad Atri sfruttando le sale del Palazzo del Seminario Vescovile (sopresso nel '900) o quelle di Palazzo Cardinal Cicada.
    Tanto c'è già un Museo ad Atri che ospita alcune opere provenienti dalla Diocesi e quindi basterà solo aggiungere qualche opera.

  10. #40
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    Mi fareste un piacere se risponderete a una mia curiosità: nelle diocesi unite aeque principaliter ad un'altra,quindi con due sedi (come la diocesi Teramo- Atri),un museo diocesano viene istituito nella città più importante o sede vescovile più importante? O può essere istituito anche nell'altra sede "meno importante",per così dire?

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