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Discussione: Musei diocesani e di arte sacra

  1. #41
    Vecchia guardia di CR L'avatar di WIlPapa
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    Mostra "Il tempo del sacro"

    Il ruolo storico degli istituti di credito nella formazione del "museo diffuso" che caratterizza il patrimonio culturale italiano
    La bellezza recuperata
    da un affresco strappato



    "I nostri dipinti insegnano la bontà, la benevolenza, la sensibilità". La frase di san Cirillo d'Alessandria - che troviamo nel sesto dei libri scritti contro l'imperatore Giuliano nel IV secolo - apre il catalogo (Edizioni del Soncino) della mostra "Il tempo del sacro", allestita al Museo d'Arte e Cultura Sacra di Romano di Lombardia, in provincia di Bergamo (fino al I° novembre). Una scelta mirata: come già nell'antichità l'arte era considerata strumento privilegiato per educare il popolo, così oggi essa deve essere una fonte di ricchezza interiore per le persone.
    Ora, sin dal Rinascimento gli istituti di credito in Italia hanno posto al centro dei loro interessi la produzione artistica, sia come committenti che come collezionisti: un'opera di promozione culturale che ha lasciato segni importanti in tutta la penisola, tanto da portare a definire il Paese come un "museo diffuso". In questa tradizione s'inserisce la Banca Popolare di Bergamo che oggi propone al pubblico una selezione di opere di sua proprietà - esclusivamente a tematica sacra - scelte tra le molte conservate nelle sedi dell'istituto.
    La collezione completa spazia dal Trecento fino al contemporaneo, con tre nuclei principali: gli affreschi medievali strappati nel 1915 da Mauro Pellicioli dalla chiesa del monastero domenicano femminile di Santa Marta, appartenenti a uno dei cicli pittorici $\più importanti della Bergamo della seconda metà del Trecento; la pittura bergamasca del XIX secolo e l'arte fiorita dopo la seconda guerra mondiale. Numerosi dipinti dal Rinascimento al Rococò completano la collezione, oggetto dal 2002 in poi di alcune brevi esposizioni temporanee, allestite all'interno degli spazi della sede centrale della banca sotto il titolo di "Invito a palazzo".
    Nella mostra in corso sono esposti alcuni dei 19 frammenti degli affreschi strappati (nell'immagine a lato la Crocefissione con Maria Vergine, san Giovanni Evangelista e santa Maria Maddalena con santa Marta) riconducibili all'opera del cosiddetto Maestro di San Nicolò ai Celestini e della sua bottega. Ma vanno ricordati anche la Santa Grata che raccoglie la testa di sant'Alessandro di Giovan Paolo Cavagna (secolo XVII), la coeva grande pala d'altare con Santa Cecilia e san Valeriano attribuita al pittore pugliese Carlo Rosa, i bozzetti ottocenteschi di Francesco Coghetti per gli affreschi ovali della cupola del Duomo di Bergamo e una curiosità: il ritratto di Papa Giovanni XXIII eseguito dal cinese Yan Pey-Ming nel 1960. Il pittore si è dedicato in carriera oltre che all'interpretazione pittorica dell'immagine di Mao Tse Tung, anche alla ritrattistica di personaggi famosi. Nel caso di Papa Roncalli propone una sintesi tra le forme espressive tipiche della tradizione cinese e quelle espressioniste della pittura occidentale.



    (©L'Osservatore Romano - 12 luglio 2009)
    "Vi scongiuro, sosteniamoci in questo cammino" Card.Angelo Scola

  2. #42
    Fedelissimo di CR L'avatar di abruzzesenato
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    Il Museo del Duomo- Guardiagrele (CH)
    Il Museo del Duomo è un piccolo ma interessante museo allestito in alcuni locali della cripta sotto la chiesa di Santa Maria Maggiore, il Duomo appunto. Nei 3 locali esposistivi sono esposte opere provenienti in particolare dal Duomo ma anche dalle altre chiese di Guardiagrele e scampate miracolosamente al terremoto del 1703, che sebbene ebbe epicentro a L'Aquila ebbe una magnitudo fortissima, tanto da far crollare completamente lo stesso Duomo (rimasero in piedi solo i portici e la facciata). Varie opere d'arte erano state prelevate nel corso del '900 dai parroci del Duomo per salvarle dall'incuria, ma non era un vero e proprio museo. Quando alla fine degli anni '70 fu rubata la Croce di Nicola da Guardiagrele e venduta nel mercato antiquario a pezzi, si avvertì la necessità di fondare un vero e proprio museo dove salvaguardare tutte le altre opere d'arte. Dopo il restauro della Cripta, il Museo è stato ufficialmente aperto nel 1988. Le collezioni del Museo sono poi state incrementate dai pezzi della Croce di Nicola da Guardiagrele, che vennero piano piano ritrovati: ad Aprile 2008 è stato ritrovato l'ultimo pezzo e oggi la croce è visibile in tutta la sua interezza. La croce è comunque esposta a pezzi: i pannelli descrittivi danno informazioni sulla croce, su come si doveva presentare "intera", sull'autore e sulla sua storia.
    Le opere coprono un'arco di tempo che va dal XIV al XVIII secolo.
    Le sale
    Sala1: i paramenti sacri
    La sala, la prima che si incontra, dietro la biglietteria, è la più grande del museo. Sono qui esposti i paramenti sacri. Sono principalmente piviali e casule, che vanno a formare una collezione di circa 10 pezzi. Sono tutti compresi tra il '600 e il '700 e provengono dalle 3 chiese principali di Guardiagrele: il Duomo, San Francesco, Sant'Antonio di Padova.
    Il pezzo più importante è un grande piviale del '700, ricamato ed eseguito a più mani: una parte è opera di artisti napoletani, l'altra fu completata da scuola abruzzese dopo il terremoto del 1703. La principale scuola abruzzese di tessitori e ricamatori era quella di Atri, ma i ricami di questo piviale sono di fattura inferiore e quindi è da pensare ad un artista di altra località. Nonostante la sala sia dedicata ai paramenti sacri, a farla da padrone sono i busti reliquiari e le statue lignee e policromate realizzate tra la fine del '600 e i primi del '700. Le opere lignee provengono principalmente dalle chiese di san Francesco e san Nicola e dal Duomo.
    I pezzi più pregevoli sono: L'Immacolata, scultura realizzata nel 1700 e proveniente da san Francesco; San Nicola, datato 1693, e proveniente dall'omonima chiesa; S.Clerico; S. Vittorino; Santa Balbina, realizzati da artisti abruzzesi tra '600 e '700; S.Bibiana, di scuola napoletana; e soprattutto l'artistico Reliquiario del Salvatore, datato 1697 e da ascriversi sicuramente ad una prestigiosa bottega napoletana. Il reliquiario poggià su un baldacchino ligneo, sopra il quale si trova una cassetta retta da due angeli (con una reliquia di Cristo, la tradizione vuole un po' del suo sangue) sovrastata dal magnifico busto del Cristo raffigurato con lo sguardo rivolto al cielo. L'opera proviene dall'oratorio del SS.Salvatore.
    Seguono quindi altri busti reliquiari di minore fattura e di forme più piccole ma anch'essi molto interessanti.

    Sala 2: Nicola da Guardiagrele
    La sala è tutta dedicata a Nicola da Guardiagrele (Guardiagrele, 1380 circa- 1460 circa), il grande artista che dette lustro alla scuola abruzzese di cui fu anche il principale esponente nell'oreficeria. Egli è ricordato soprattutto come orafo, ma fu anche scultore, miniatore, pittore. A Guardiagrele, la sua città natia, lasciò solo una Croce, firmata e datata 1431 e proveniente dal Duomo, che però è uno dei suoi capolavori. La Croce scampò miracolosamente al terremoto del 1703 ma dopo la ricostruzione della chiesa fu riposta in sagrestia. Andata a finire nel magazzino della canonica, da qui fu rubata nel 1979 e venduta a pezzi nel mercato antiquario. Nel corso degli anni i pezzi sono stati ritrovati e restaurati: ad Aprile 2008 è stato ritrovato l'ultimo pezzo (la Maddalena) ed è così finita la lunga ricerca. La Croce è stata esposta nella mostra dedicata all'artista a Roma, L'Aquila, Chieti e Firenze. Nella croce, realizzata durante la maturità, si vedono appieno tutti gli stili assimilati da Nicola: quello in generale abruzzese e in particolare sulmonese (Amico da Sulmona e Nicola Piczulo); quello fiorentino (Lorenzo Ghiberti e Donatello); quello napoletano.
    Interessanti anche gli smalti realizzati con abile maestria nonostante le loro ridotte dimensioni.
    Nella sala sono esposte anche due testimonianze che confermano l'attività di scultore di Nicola da Guardiagrele, realizzate tutte nello stesso periodo della Croce (1430-35): L'Incoronazione della Vergine e angeli, pregevole gruppo scultoreo in pietra della Maiella un tempo collocato sulla lunetta del Duomo; La Madonna dell'Aiuto, scultura lignea e policromata (un tempo corredata del Bambino, oggi perduto) proveniente dall'omonima chiesa oggi rudere, ma da assegnare più alla bottega di Nicola che alla mano stessa del maestro.
    Sempre nella sala, da circa due mesi sono arrivati due libri con miniature di Nicola da Guardiagrele.

    Sala 3: le oreficerie
    Questa è l'ultima sala, dedicata all'oreficeria. I pezzi, esposti in vetrine, sono del periodo barocco (alcuni datano fino al 1777-1778, quindi successivi al terremoto del 1703) e prevalentemente di scuola napoletana, ma nessuno di artista abruzzese: nel '600 la scuola orafa abruzzese poteva dirsi conclusa, riducendosi a produzione artigianale comunque anche questa di alto livello. Sono tutti oggetti di uso liturgico: patene, calici, e soprattutto navicelle e turiboli. Nella sala spicca anche una croce reliquiario lignea dipinta nel '300 da un pittore giottesco, dove un tempo erano contenute le reliquie di san Nicola Greco: discretamente conservata, vi spiccano le figure del Cristo, San Nicola Greco, Sant'Antonio Abate e del committente. La croce proviene dalla chiesa di san Francesco, dove sono custodite le reliquie di san Nicola Greco e un tempo dedicata a sant'Antonio abate (nel '400 divenne san Francesco). Altro pezzo importante è un cofanetto del '300 in legno, con figure dipinte da un artista nordico; l'opera proviene dalla chiesa di san Francesco ma originariamente doveva trovarsi in qualche palazzo privato, vista la sua funzione (porta gioielli) e la scritta che vi è (Onestà fa bella donna).

    Dopo il museo....
    Completata la visita al Museo, non si può fare a meno di vedere il Duomo di S.Maria Maggiore, capolavoro gotico realizzato dai cistercensi. E' singolare la facciata, che funge anche da campanile; sempre sulla facciata, ci sono edicole del rinascimento e il portale a sesto acuto dove un tempo vi era l'Incoronazione di Nicola da Guardiagrele. Ai lati della chiesa due eleganti portici: su quello di sinistra un'edicola rinascimentale contiene il prezioso affresco (XIV-XV sec.) della Madonna del Latte, carico di dolcezza, mentre in fondo al portico c'è l'oratorio della Madonna del Riposo e San Rocco; nel portico destro c'è invece un enorme affresco (San Cristoforo) realizzato da Andrea de Litio nel 1473. L'interno della chiesa fu ricostruito dopo il terremoto del 1703 e si presenta in una ricca veste barocca: le pale d'altare sono opera di artisti abruzzesi e napoletani del '700. Scampato al terremoto è un particolare tabernacolo formato da pezzi di altre opere databili tra il '200 e il '400.
    Vicinissima alla chiesa, c'è il Palazzo Vitacolonna (che il terremoto del 2009 ha seriamente danneggiato, provocando la caduta del cornicione e rendendolo inagibile): al suo interno si trova l'unico affresco a soggetto profano di Francesco Maria de Benedictis (Guardiagrele, 1800- 1872), ultimo esponente del tardobarocco in Abruzzo. Vi è poi un'altro interessante museo, l'Archeologico, con pezzi provenienti in particolare dalla vicina Necropoli di Comino; infine le chiese, molte, tra cui quella di San Francesco, in stile medievale con eleganti decorazioni e contenente le spoglie di san Nicola Greco (nativo della Grecia ma trasferitosi in Calabria e da qui in Abruzzo dove morì a Guardiagrele); quella di Sant'Antonio da Padova, che conserva ancora il chiostro antico e al cui interno sono presenti eleganti decorazioni barocche del tardo '700; quella di san Nicola, completamente ristrutturata nel 1800 e impreziosita dalle tele dei principali artisti della scuola guardiese (Nicola Ranieri, Francesco Maria de Benedictis, Ferdinando Palmerio). Infine, la Porta di san Giovanni (ricostruita in stile barocco dopo il 1703), le botteghe artigiane del ferro battutto (difussisimo in Abruzzo) e il parco comunale con i resti della torre medievale. E inoltre, le pasticcerie dove dal 1800 si producono i dolci tipici di Guardiagrele... le sise delle monache.
    Per saperne di più, anche su orari e biglietti: http://h1.ath.cx/muvi/sistema/museod...oguardiagrele/

    Nicola da Guardiagrele, Croce di Guardiagrele (1431), san Giovanni evangelista

    Nicola da Guardiagrele (?) e bottega, Madonna dell'Aiuto


    Nicola da Guardiagrele, Incoronazione della Vergine
    Ultima modifica di abruzzesenato; 14-07-2009 alle 19:19

  3. #43
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    A Messina è da visitare il Tesoro del Duomo in cui viene conservata la Manta d'oro della Madonna: http://www.diocesimessina.net/duomo/index.htm (con visita virtuale)

  4. #44
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    A Caltanissetta c'è presso il Seminario Vescovile il Museo Diocesano Mons. Giovanni Speciale, sono nove sale con dipinti, statue, paramenti e argenterie a partire dal XIV secolo, sino ad oggi. Fra le cose più preziose ci sono delle Pale da altare di Filippo Paladini e di Guglielmo Borremans, un piccolo dipindo di Raffaello Sanzio e numerose testimonianze di arte locale!

    Ricordo anche il Museo Diocesano di Catania il cui sito web è in costruzione: http://www.museodiocesicatania.it/

  5. #45
    Fedelissimo di CR L'avatar di abruzzesenato
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    A Messina è da visitare il Tesoro del Duomo in cui viene conservata la Manta d'oro della Madonna: http://www.diocesimessina.net/duomo/index.htm (con visita virtuale)
    Molto bello!

  6. #46
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    Museo Civico- Cerchio (AQ)

    Il Museo Civico di Cerchio è il principale Museo della città marsicana e fu istituito il 21 Novembre 1986, nei locali dell’ex convento degli Agostiniani, annesso alla chiesa di S.Maria delle Grazie. Detto anche Museo d’Arte Sacra, visto che raccoglie le opere d’arte sacra di Cerchio scampate al terremoto del 1915, è il maggior museo della Marsica per la grandezza dell’edificio: ben 900 mq di esposizione. La grandezza dell’edificio ha permesso di ospitare ben 3 musei, 1 bar, e l’abitazione del parroco di S.Maria delle Grazie. Il terremoto del 13 Gennaio 1915, che colpì duramente tutta la Marsica (ma facendosi sentire “abbastanza” – si fa per dire- anche a Sulmona e a L’Aquila – dove crollarono le torri del Duomo e parzialmente la facciata di Collemaggio-), fece danni e morti anche a Cerchio. Tra i danni materiali, l’edificio più colpito sembrò la chiesa di S.Maria delle Grazie. Tutta la struttura risultò pericolante e gravissime e tantissime crepe, mentre all’interno crollò il soffitto a cassettoni. Le opere d’arte della chiesa, scampate miracolosamente, furono ricoverate nell’edificio più sicuro, ovvero la casa del parroco e gli attigui scantinati, nel convento degli Agostiniani (che fu l’unico edificio a non crollare e a non presentare gravi danni, anche se il parroco morì lo stesso perché era dentro la chiesa a preparare la messa delle 8.00). Inoltre, alle opere provenienti dalla chiesa della Madonna delle Grazie, furono unite anche dipinti e sculture provenienti dalle altre chiese del Comune. Purtroppo, quando si procedette alla ricostruzione, le chiese furono rifatte secondo un gusto moderno (solo nella chiesa della Madonna delle Grazie furono ripristinati, in parte, gli stucchi barocchi) e solo alcune opere antiche, per lo più statue, furono ricollocate al loro posto. Molte opere che erano finite nella casa del parroco finirono per essere tutte accatastate nelle sagrestie negli scantinati, altre furono venduti a privati, facendo una vera razzia. Grazie, però, all’opera dello storico locale Fiorenzo Mario Amiconi, in circa 20 anni furono rintracciate tutte le opere disperse, riportate a Cerchio, mentre quelle rovinate negli scantinati furono anch’esse tolte da lì e restaurate. Portate nelle sale del Municipio di Cerchio o negli altari delle chiese, attesero il restauro per essere poi esposte nel nuovo Museo Civico, nel 1986. Nel 1990, inoltre, è si sono uniti a questo altri musei, ovvero il Museo della Civiltà contadina (nel chiostro) e il Museo Etnografico e della Repubblica Italiana, oltre ad una saletta che espone reperti archeologici. Nei depositi invece si trovano opere recenti donate da vari artisti che andranno a formare un nuovo museo, ma forse in altra sede. La raccolta d’Arte Sacra è stata recentemente incrementata con la raccolta degli argenti e quella dei paramenti sacri. Il Museo Civico è stato allestito negli ex scantinati, allestito in 8 stanze, seguendo non un criterio cronologico o a tema, ma ricalcando la disposizione attuata dal parroco che, con amorevole cura, le aveva ordinate nelle sue stanze e scantinati. Le opere esposte (statue, dipinti, libri, paramenti, argenti ecc..) datano dal XIV secolo al XIX secolo.

    Sala 1
    L’opera più interessante, e una delle più belle del museo, è la tela della Natività, senza data, realizzata (dai documenti) o nel 1571, o nel 1609, o nel 1649. In basso c’è la firma dell’autore: “Marcus Antonius pingebat”. Recentemente è stato messo in evidenza che nei documenti cerchiesi vengono citati due pittori con nome davvero simili e operanti, all’incirca, nello stesso periodo: Marco Antonio, pittore di Ortona, e un Marcantonio Rosso, di cui però non è precisata la provenienza. Tutti e due, hanno realizzato un quadro con lo stesso soggetto, la Natività, collocati entrambi nella chiesa dell’Annunziata e poi trasferiti in S.Maria delle Grazie: ma solo uno di questi dipinti ci è pervenuto. Alcuni dicono che l’autore sia Marcantonio Rosso, altri (i più) propendono per Marco Antonio di Ortona, visto che l’autore si firma semplicemente come Marcus Antonius (Marco Antonio), Ancora, la datazione: nelle tre date già citate vi sono documenti che parlano di dipinti raffiguranti la Natività. Le datazioni più plausibili sembrano essere il 1571 e il 1609, visto lo stile manierista: il 1649 è poco probabile, ci si sarebbe dovuti ispirare a Giulio Cesare Bedeschini, il maggior pittore abruzzese del ‘600.
    Non si sa nulla dei due pittori, solo su Marco Antonio di Ortona sappiamo qualche scarsissima notizia:nacque intorno al 1555, a Ortona, e dovette essere il maestro (ma non c’è nessuna certezza) di Tommaso Alessandrino, notevole pittore che la committenza ortonese gli preferì.
    Proprio per questo decise di trasferirsi in un luogo meno aggiornato artisticamente, optando per Cerchio (e non si sa per quale motivo). Dovette morire o a Cerchio o a Ortona, ma non sappiamo la sua data di morte.
    Si prosegue con la tela Madonna del Carmine tra un martire e un santo, realizzata tra il 1646 e il 1649. L’opera fu commissionata per la chiesa di S.Maria delle Grazie, per essere poi trasferita in quella dell’Annunziata, ritornando definitivamente in quella delle Grazie. Sembra sia questo il quadro citato nel documento in cui la confraternita della Madonna delle Grazie paga nel 1649 il pittore Marcantonio Rosso, che la dovette iniziare da qualche anno. C’è infatti qualcuno che attribuisce l’opera a questo oscuro pittore. Non sono identificati, però, i due santi in basso, di cui quello a sinistra un martire per la presenza della palma. L’opera risulta però danneggiata, visto che il restauro per questa non è ancora iniziato.
    La Madonna della cintola appare a san Nicola da Tolentino, è anch’essa una tela, realizzata tra la fine del ‘600 e i primi del ‘700, anche se il pittore sembra essere poco aggiornato alle nuove novità pittoriche, restando legato ai modi della pittura abruzzese di primo ‘600. Nonostante tutto, l’artista mostra un discreto livello. San Nicola da Tolentino, raffigurato secondo la classica iconografia, è inginocchiato su un piccolo masso mentre un putto cinge il suo capo con una corona di fiori. In alto, seduti tra le nubi da cui sbucano dei putti, sono seduti la Madonna della Cintola tra i santi Agostino e Monica; sullo sfondo ci sono colline con dei paesi e montagne. L’opera proviene dalla chiesa della Madonna delle Grazie, ma era stata creata per la chiesa di S.Maria della Consolazione che fu abbattuta.
    Un’altra tela, del ‘700, è quella raffigurante un Santo: proviene sicuramente dalla chiesa di S.Maria delle Grazie, visto che il santo veste l’abito agostiniano. Non ha però nessun altro attributo iconografico utile per identificarlo: il Santo indica la Bibbia ad un bambino di strada che indica l’apparizione della Trinità in alto. San Giuda Taddeo (detto semplicemente San Taddeo) è raffigurato in una tela del ‘700 proveniente dalla chiesa di S.Bartolomeo. Forse doveva far parte di un ciclo di tele raffigurante i 12 Apostoli; il santo porta un bastone ed è circondato da tre putti, uno dei quali lo cinge di una corona di fiori, un altro regge un libro, l’ultimo è tra le nubi. La tela di San Nicola di Tolentino al capezzale di un uomo, detto San Nicola, è datata 1763 e proviene dalla chiesa di S.Maria delle Grazie. Il santo marchigiano appare tra le nubi accanto al letto dove si trova l’uomo, con volto smunto e che cerca conforto divino. Le vesti dell’uomo morente farebbero pensare che sia un frate agostiniano.
    Un’opera davvero bella e delicata, con colori chiari e tenui, è la Madonna con Bambino, una tela di medie dimensioni realizzata nel XIX secolo, la cui provenienza è ignota ma sempre locale. La Vergine è raffigurata a metà, circondata da un mezza luna, mentre dei putti sbucano dalle nuvole. La luce emesse dall’aureola illumina le nubi attorno conferendole un delicato colore arancio- giallo. E’ stata avanzata l’ipotesi che l’opera possa essere di Teofilo Patini (Castel di Sangro, 1840- Napoli, 1906) o del suo ambito; se si accerterebbe l’attribuzione al grande pittore l’opera sarebbe una delle primissime da lui realizzate: infatti, appena uscito dalle botteghe napoletane, per un certo periodo torna nella sua Castel di Sangro realizzando opere per il territorio abruzzese. E’ sicuramente la meglio conservata del museo.

    Sala 2
    Il San Carlo Borromeo è una tela del XVIII secolo le cui piccole dimensioni fanno pensare ad uso privato: ma poco prima del terremoto del 1915, l’opera risulta esposta nella chiesa dei San Giovanni e Paolo, da cui (non si sa come) passò alla Madonna delle Grazie, dove fu trovato sotto le macerie. Accanto al santo, in posizione di preghiera, un crocifisso e una lucerna.
    Anche la tela di San Rocco doveva avere destinazione privata, e ha dimensioni ancora più piccole del San Carlo. Però, prima del 1915, è visibile nella chiesetta di una frazione di Cerchio; ma anche questa viene trovata sotto le macerie di Santa Maria delle Grazie dopo il terremoto. Il santo è raffigurato a mezzo busto, senza cappello, come un uomo adulto di circa 40-45 anni; porta gli abiti tipici del pellegrino, mentre allarga la vesta per lasciar vedere il suo cuore fiammeggiante, mentre lo sguardo è rivolto al trigramma bernardiniano tra le nubi, in alto. Seppur non firmata, il dipinto è di Paolo de Matteis (Orria, 1662- Napoli, 1728), uno dei principali artisti del barocco napoletano; deve essere una delle prime opere, datata tra il 1680 e il 1685. E’ un frammento di affresco, proveniente dalla distrutta chiesa di S.Chiara, la Santa Chiara di Montefalco, realizzata da un artista locale tra ‘600 e ‘700. Nell’iscrizione, però c’è la scritta “Beata Clara”. La tavola con San Gregorio Magno, realizzata nel ‘700, proviene dalla chiesa di San Bartolomeo. Nella sala è interessante un gruppo scultoreo, formato da 2 statue, che doveva essere portato in processione il Venerdì Santo prima della realizzazione delle statue attuali: L’Addolorata e il Cristo morto. Provengono tutte e due dalla chiesa di S.Maria delle Grazie. L’Addolorata, posta su un piedistallo di legno, è una statua vestita di modesta fattura, del XIX secolo; lo sguardo è triste e rivolto in alto, i capelli sono una parrucca di capelli lisci neri, mentre l’abito nero è decorato ai bordi da una passamaneria dorata. Sotto l’Addolorata è posto il Cristo morto, una scultura lignea anch’essa di modesta fattura ma più pregevole rispetto alla Vergine; è posto su una semplice lettiga lignea con cuscinetto rosso dove poggia la testa. La scultura fu creata alla fine del ‘700 e in origine era un Cristo Crocifisso, ma nel XIX secolo fu tolto dalla croce e fatto diventare un Cristo morto: le braccia e i piedi furono rifatti.

    Sala 3
    Al centro della sala si trova un pianoforte della seconda metà del XIX secolo, che però non proviene da una chiesa ma faceva parte dell’arredo privato della casa del parroco. In un semplice armadietto ligneo anche questo facente parte dell’abitazione del parroco, c’è una teca dove è collocato un mezzobusto ligneo di San Vincenzo Ferrer, del XIX secolo. Originariamente nella chiesa di S.Maria delle Grazie, fu poi spostato nella casa del parroco. La veste del santo è fatta di seta e raso, ma è molto danneggiata. Accanto all’armadietto c’è un piccolo tondo votivo con Sant’Emidio, di provenienza ignota e di incerta datazione (1600-1700 o 1800?). Sempre raffigurante Sant’Emidio è una pregevole statua lignea policroma realizzata nella seconda metà del ‘700, ma ridipinti nel XIX secolo. Il santo di Treviri è vestito con gli abiti vescovili e sulla mano sinistra porta una raffigurazione della via principale di Cerchio (che è un utile reperto che mostra com’era Cerchio, o almeno la sua zona principale, prima del terremoto del 1915), mentre con la destra benedice. Una piccolo angelo, in basso, indica il santo. Il bastone vescovile è fissato sulla base di quella che doveva essere una colonna medievale.
    Dalla distrutta chiesa di S.Chiara, proviene un affresco del ‘600 raffigurante San Fulgenzio vescovo. Dalla chiesa di San Bartolomeo proviene l’ovale dipinto raffigurante la Madonna del Carmine, realizzato nel XVIII-XIX secolo; molto originale l’iconografia: la Vergine ha lo scapolare in una mano, mentre con la sinistra ne prende altri posati su un vassoio che un putto le porge; il Bambino, seduto sulle ginocchia della Madre, prende lo scapolare dalle mani di un angelo. Ancora oggi da tutti erroneamente considerata una rappresentazione di Sant’Elena e datata al ‘700, in realtà la grande tela proveniente dalla chiesa dei santi Giovanni e Paolo raffigura L’Addolorata al sepolcro ed è stata realizzata nei primissimi anni del XIX secolo. La Vergine, la cui veste e i risvolti di essa sembrano anticipare l’Addolorata di Castelpetroso, è seduta sul bordo del sepolcro del Figlio, dove un putto si appoggia e mostra i chiodi; in alto, invece, un angelo ha in mano la corona di spine, mentre in basso, seduto sul gradino, un altro putto regge la scritta “I.N.R.I”. Accanto alla Madonna c’è san Giovanni, che con sguardo pietoso si rivolge al sepolcro; sullo sfondo, delle montagne. Come tutte le opere dell’Abruzzo montano fino al 1872, mostra ancora stilemi barocchi e tardo barocchi, come anche l’altra grande tela raffigurante L’Immacolata Concezione e realizzata nel XIX secolo per la chiesa dei santi Giovanni e Paolo.

    Sala 4
    Mancanti di alcune parti e con la policromia danneggiata (causa il terremoto del 1915), dalla chiesa dei Santi Giovanni e Paolo provengono le omonime statue dei due santi, patroni di Cerchio, realizzate agli inizi del ‘700. Festeggiati il 29 Giugno, non sono da confondere con Paolo di Tarso e Giovanni evangelista, ma sono due santi diversi, che erano soldati durante l’epoca romana. Morirono insieme per la loro fede. I due santi sono raffigurati giovani, mentre si può ancora notare la doratura del loro abito da soldati; manca però l’elmo. Le due statue erano (prima del terremoto) portate in processione per la festa patronale e forse proprio questo è stato in parte causa del loro deterioramento. Di nuovo legato ai due santi patroni di Cerchio è la tela, di notevoli dimensioni, e proveniente dalla chiesa succitata, che raffigura I santi Giovanni e Paolo davanti al giudice, datata 1612. L’autore si firma: Franciscus C (?). isetti, che italianizzato sarebbe Francesco C (?). isetti. Il cognome però è stato abbreviato e i pochi documenti che abbiamo non ci dicono nulla al riguardo: è comunque un pittore locale, molto mediocre. Realizzata nel ‘700, da un pittore di una certa qualità, è la tela La Sacra Famiglia con san Giovannino e Sant’Anna: il soggetto e la posizione delle figure è ripreso da opere più antiche, anche del ‘500, come quella di san Giuseppe, il san Giovannino adorante il Bimbo e la Sant’Anna un po’ appartata all’estrema sinistra. Sullo sfondo una tenda rossa e un’architettura forse classica. E’ di eguale soggetto, ma con alcuni particolari diversi, La Sacra famiglia e putti, realizzata tra ‘600 e ‘700 da un ignoto pittore di formazione napoletana; due putti reggono la tenda rossa. Le due tele sono molto piccole e facevano parte di una cappella privata.

    Sala 5
    La sala è caratterizzata per la presenza di pregevoli statue lignee, di cui una vestita, e da antifonari, codici miniati e bolle. Le statue sono tutte lignee e policromate, a grandezza naturale e issate sulle loro dorate portantine (tranne la Madonna delle Grazie). Sono state tutte realizzate nel XIX secolo da artisti abruzzesi e molisani e presentano ancora schemi tardo barocchi. San Francesco di Paola proviene dalla chiesa di S.Bartolomeo, la Madonna del Rosario (il cui bambino è vestito) dalla chiesa dei santi Giovanni e Paolo, mentre la Santa Filomena(realizzata subito dopo la “scoperta” della santa, quindi tra 1806 e 1810) era collocata nella chiesa della Madonna delle Grazie. Una pregevole statua vestita, la cui portantina è più semplice e presenta modi più neoclassici, raffigura la Madonna del Carmine, vestito con un’ abito rosso e un manto bianco che scende dalla corona d’argento; con la mano destra regge lo scapolare. Particolarità di questa statua, che proviene dalla chiesa della Madonna delle Grazie, sta nel fatto che il Bambino questa statua non l’ha mai posseduto, vista che la posizione delle braccia. La presenza delle portantine, particolarmente grandi e decorate, fa pensare che tutte queste statue dovevano essere portate in processione in occasioni di feste, anche se già da prima del 1915 non si sono mai documentate processioni con queste immagini. La raccolta dei codici miniati e delle bolle raccoglie i pezzi più antichi del Museo. Il pezzo più antico è la Bulla Indulgentarium (Bolla dell’Indulgenza) del 1300, destinata alla chiesa di san Bartolomeo di Cerchio, di cui Papa Bonifacio VIII fece dono dell’Indulgenza Plenaria nei giorni 23 e 24 Agosto; ne indirizzò un’altra, nel 1295, anche per la chiesa di S.Pietro, ma questa bolla è andata perduta come la chiesa che è stata distrutta. L’Indulgenza Plenaria di Cerchio viene ogni anno celebrata, con tanto di corteo storico: la festa è simile alla Perdonanza, la bolla viene portata in processione per il paese da una dama seguita dalle amministrazioni locali e regionali con tanto di corteo storico. Unica particolarità è che mentre a L’Aquila si porta in processione una copia, arrotolata (l’originale nel Comune), qui a Cerchio viene esposta l’originale, prelevandola dal Museo, mettendola dentro una teca e facendola vedere per intero.
    Sempre del XIV secolo è l’antifonario miniato proveniente dalla chiesa di S.Pietro, unica opere rimasta di quella chiesa: le miniature sono opera di artisti locali e cassinesi. Del 1542 è invece la Bolla della confraternita del SS.Sacramento, con cui veniva eretta la confraternita del Sacramento in S.Bartolomeo (?): la pergamena è circondata da un fregio floreale miniato intervallato da medaglioni raffiguranti santi e il simbolo eucaristico. Un’altra Bolla, datata 1610, ma senza nessuna specificazione (forse fu ritoccata successivamente) e di provenienza ignota, è però molto più semplice rispetto alle altre.
    Nella sala sono esposti anche alcuni paramenti liturgici, in larga parte pianete e casule di manifattura napoletana e abruzzese dal ‘500 al XIX secolo. Il pezzo più antico è una pianeta di fine ‘500, proveniente dalla chiesa dei santi Giovanni e Paolo.

    Sala 6
    Vi sono esposti oggetti liturgici e tabernacoli in legno datati tra il 1600 e il 1903. Provengono tutti dalla chiesa di S. Maria delle Grazie. Il pezzo più antico è un grande reliquiario a tabella, legno dipinto d’oro, del ‘600; sempre del ‘600 sono anche due reliquari uguali ma molto più piccoli, posti accanto ad un tabernacolo del Sacramento dipinto d’oro del 1903, opera dei fratelli Feneziani. E’ parzialmente coperto da un conopeo del XIX secolo. Sempre dei fratelli Feneziani, e sempre del 1703, è un altro tabernacolo più semplice. Vi sono inoltre presenti altri due tabernacoli, di più modesta fattura, del ‘700-‘800.

    Sala 7
    Le sale 7 e 8, le ultime, ospitano al Sezione degli Argenti, i cui pezzi provengono in larga parte dalla chiesa di S.Maria delle Grazie e datano tra XV e XIX secolo: in tutto una raccolta di quasi 100 pezzi. La sala 7 ospita i pezzi più antichi, precisamente quelli dal ‘400 fino alla prima metà del ‘600. Una cinquantina di pezzi, opera di artisti di scuola abruzzese e principalmente sulmonese, che era la principale scuola orafa abruzzese; inoltre, Sulmona è abbastanza vicina alla Marsica e avendo a portata di mano una scuola così importante, la committenza cerchiese e in genere quella marsicana si rivolgevano agli artisti di Sulmona. Tra i pezzi più antichi esposti vi è la Croce processionale a due facce, realizzata nel 1484 da artisti sulmonesi e tra i principali manufatti dell’arte abruzzese della seconda metà del ‘400. Ovviamente la croce non può essere opera dei grandi artisti sulmonesi che operavano fuori regione, ma di un orefice più modesto che seguiva l’arte di questi.

    Sala 8
    In questa sala vi sono le oreficerie più recenti, dalla fine del ‘600 fino al XIX secolo. Anche in questo caso provengono da S.Maria delle Grazie. Il pezzo più pregevole è sicuramente il reliquiario dei santi Giovanni e Paolo, questo però proveniente dall’omonima chiesa, di scuola napoletana e datato 1727. Il reliquiario, in argento, poggia su un elegante basamento di marmo azzurro, dove su una nuvola vi sono i santi Giovanni e Paolo che reggono lunge palme che, intrecciandosi tra loro, vanno a formare lo spazio dove contenere le reliquie, con in cima una croce. Una cosa abbastanza insolita. Altro pezzo pregevole è un calice, forse anch’esso di manifattura napoletana, della seconda metà del ‘700.

    Per saperne di più sul museo e vedere alcune immagini delle opere ivi conservate:
    http://www.cerchio.terremarsicane.it...LYAYZnjSCEpnTa

    http://www.cerchio.terremarsicane.it...age&pageid=123

    http://h1.ath.cx/muvi/sistema/museocivicocerchio/

  7. #47
    Fedelissimo di CR L'avatar di abruzzesenato
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    Thumbs up Il Museo Capitolare di Atri (TE)

    Ecco il link delle pagine dove ho parlato (illustrando alcune opere) del Museo Capitolare di Atri (TE), la principale raccolta d'arte della diocesi Teramo- Atri e il più importante museo d'Abruzzo (dopo il Nazionale di L'Aquila) per importanza e numero di opere raccolte (quasi 600).
    http://www.cattoliciromani.com/forum...6&postcount=22

    http://www.cattoliciromani.com/forum...4&postcount=23

    http://www.cattoliciromani.com/forum...2&postcount=24

    http://www.cattoliciromani.com/forum...0&postcount=25

    http://www.cattoliciromani.com/forum...5&postcount=26
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  8. #48
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    Opere nei musei diocesani possiamo evitare confusioni? Grazie.




    possibile che io vado in museo , il diocesano di Vallo della lucania , e mentre vedo una cosa mi si dice che è un' altra ,in un polittico,al centro sotto, si vede un vescovo intento a fare un miracolo , quello del calice di cristallo, autore san Donato , la guida per forza mi vuole convincere che è san Nicola , motivazione viene dalla chiesa di san Nicola di stella cilento.
    Se basta questo per identificare un santo siamo a posto .
    Ci sono però tre o quattro cose che non combaciano primo il colore del manto , secondo non ha la classica dalmatica a scacchi, terzo non c'è il tinello con i tre bimbi e mancano anche le tre famose palle che accompagnano san nicola . Faccio presente le mie perplessità mi si risponde che l' architetto ha deciso così. Benisimo, continua la visita polittico francescano , fa niente che viene da una parrochia della badia di cava officiata fino agli anni 70 del '900 dai benedettini, che sulla cornice siano chiare e leggibili le figure di due abati di cava , è bastato che l' ultimo rettore fosse francescano perchè il polittico divenisse francescano e i santi sulla cornice divenissero francescani san Costabile/sant' Antonio e sant' Alferio/san Francesco.
    Sono rimasto profondamente allibito da un dittico , che in realtà è ciò che rimane di un trittico, da un san Gaetano spacciato per san Filippo Neri e mi fermo .
    In una chiesa mi dicono che san Biagio facesse un secondo lavoro , il cardatore di lana, solo perchè ha il cardo nella sinistra , ignorando che quello è lo strumento del martirio del santo e tante altre chicche che vi racconterò .
    La cosa che più mi ha fatto pensare è stato che la guida , che non mi sopportava più mi ha detto:_ si ma tanto la maggior parte di quelli che visitano non sono acculturati come lei._ a questo punto se qualcuno non sa deve essere imbrogliato e imbonito, in un museo normale non lo accetto in uno diocesano è scandaloso.

    ora mi chiedo capita solo a me o anche a qualcuno di voi?
    Fatemi sapere, Grazie .
    Ultima modifica di anacleto; 18-01-2010 alle 10:08 Motivo: problemi grafici
    E il Signore disse misericordia io cerco non sacrifici.

  9. #49
    Fedelissimo di CR L'avatar di abruzzesenato
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    Citazione Originariamente Scritto da rogerio Visualizza Messaggio
    ora mi chiedo capita solo a me o anche a qualcuno di voi?
    Fatemi sapere, Grazie .
    A me è capitato qualche volta, quando girando per dei musei artistici (non solo diocesani) ho visto didascalie con dizioni erronee, santi confusi, date ingarbugliate, i nomi degli artisti confusi (al Museo Diocesano di Fermo il grande Federico Barocci divenne un tal Federico Fiore detto Il Barroccio, mentre Francesco Hayez cambiò nome in "Francisco Yavez"). Preciso che quando vado per i musei e in genere in gita non ho mai una guida dietro (che poi sono a prenotazione, quindi devi telefonare giorni prima per avere una guida), mi informo io da solo su Internet o sui libri. Quindi, quando vedo queste didascalie sbagliate, vado alla biglietteria o comunque dal direttore (che spesso è presente), e loro accolgono volentieri i miei consigli e ricordo che una volta, ad Amatrice, al Museo di Arte Sacra, la direttrice disse: "sa che fa, per fare prima, correggi su questo foglietto tutte le didascalie sbagliate".
    Nelle poche volte che ho richiesto una guida accanto a me, per fortuna non erano come quelle che hai incontrato tu. Secondo me queste sono guide che forse "se la credono" (sono fin troppo orgogliose per ammettere di aver sbagliato), e per fortuna non cominciano ad urlarti contro dicendo che tu sei solo un'ignorante.
    Quella frase "si ma tanto non tutti sono acculturati come lei" mi lascia indignato, molto indignato: allora vuol dire che siccome una persona non sa nulla dell'arte tu, guida, puoi dire o scrivere tutte le frottole che vuoi? Puoi metterti a dire che dentro quel reliquiario c'è un cartiglio che dice che lì c'è una spina della corona di Cristo quando invece non c'è nulla? Puoi dire che quel quadro l'ha fatto Leonardo da Vinci ma invece non si sa nemmeno il nome del pittore, tanto quel visitatore non si accorgerà mai dello stile?
    Penso proprio di no: questo tipo di lavoro, come altri simili, devono essere molto "sinceri": dire così come stanno le cose.
    Se quella statua è del XV secolo e raffigura San Nicola, non puoi dire diversamente.
    Perchè l'arte è di tutti, non di una piccola ristretta cerchia di intellettuali.

    P.S.: comunque, a quanto vedo dalle foto, il Museo Diocesano di Vallo della Lucania è molto interessante. C'è un sito specifico?
    Ultima modifica di abruzzesenato; 18-01-2010 alle 22:31
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  10. #50
    Moderatore e Cronista di CR L'avatar di Abbas S:Flaviae
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    Ecco finalmente un link in cui è possibile avere notizie e visulizzare alcune opere presenti nel Museo Diocesano di Caltanissetta "Mons. Giovanni Speciale".
    http://www.diocesicaltanissetta.it/museo_diocesano.html
    vi prego, vi imploro con umiltà e con fiducia – permettete a Cristo di parlare all’uomo.

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