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Discussione: Commenti a documenti, interventi e responsabilità extra-liturgiche di Ecclesia Dei

  1. #31
    Moderatore Globale L'avatar di Vox Populi
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    Premesso che nell'articolo dell'OR io non ho visto quel fumus persecutonis nei confronti della Ecclesia Dei denunciato dal sacerdote in questione, ribadisco che la modalità di segnalazione del presunto "torto" non mi è sembrata opportuna e conforme a quanto Nostro Signore insegna in materia di correzione fraterna (cfr Matteo 18, 15-17).
    «Vigilate ergo, quia nescitis qua die Dominus vester venturus sit».
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  2. #32
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    Il 25 febbraio Paolo Rodari, nel suo blog "Palazzo Apostolico", ha pubblicato un post sulla prossima Istruzione applicativa del motu proprio Summorum Pontificum. Ve lo segnalo soprattutto perché vi è stata pubblicata la scansione di una lettera-responso (in inglese) dell'"Ecclesia Dei" in merito ad una questione discussa, cioè la possibilità o meno di proclamare le letture solo in lingua vernacola, senza averle proclamate prima in latino. Da questa risposta sembrerebbe di sì, ma vediamo se l'Istruzione applicativa si occuperà della questione in maniera definitiva. Per ingrandire la lettera basta cliccarci sopra.

    Ecco il ink:
    http://www.paolorodari.com/2011/02/25/not-water-down-summorum-pontificum/

  3. #33
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    Secondo il Rodari questo documento dovrebbe uscire entro Pasqua, spero che con esso finiscano i dubbi e le incertezze sul M.P.

  4. #34
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    Le letture in lingua vernacola sono un punto di attrito coi lefebvriani perchè costoro hanno un'idea fissista dell'intero magistero.
    Dire le letture in italiano durante le Messe antiche non è solo un segno per ricordare che si è comunque "dopo" il concilio, ma anche per rendere quelle celebrazioni pastoralmente efficaci e non un ritrovo di nostalgici.

  5. #35
    Fidei Depositum
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    Citazione Originariamente Scritto da Sevesinus Visualizza Messaggio
    Le letture in lingua vernacola sono un punto di attrito coi lefebvriani perchè costoro hanno un'idea fissista dell'intero magistero.
    Dire le letture in italiano durante le Messe antiche non è solo un segno per ricordare che si è comunque "dopo" il concilio, ma anche per rendere quelle celebrazioni pastoralmente efficaci e non un ritrovo di nostalgici.
    Ammetto di non conoscere molto le opinioni in merito dei membri della Fsspx; però ricordo d'aver letto che persino mons. Lefebvre non si faceva problemi ad appoggiare una riforma delle letture, da dirsi direttamente in lingua vernacolare.

  6. #36
    Iscritto L'avatar di aigledemeaux
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    Citazione Originariamente Scritto da Sevesinus Visualizza Messaggio
    Le letture in lingua vernacola sono un punto di attrito coi lefebvriani perchè costoro hanno un'idea fissista dell'intero magistero.
    Dire le letture in italiano durante le Messe antiche non è solo un segno per ricordare che si è comunque "dopo" il concilio, ma anche per rendere quelle celebrazioni pastoralmente efficaci e non un ritrovo di nostalgici.
    A Saint Nicolas du Chardonnet le letture SONO e sono sempre state proclamate in volgare (la cosa mi stupì non poco, poiché fino ad allora avevo sempre sentito, nelle Messe in FS, solo una traduzione prima della predica).
    Questo la dice lunga su certe opinioni, tanto velenose quanto disinformate.

  7. #37
    Fidei Depositum
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    Citazione Originariamente Scritto da UbiDeusIbiPax Visualizza Messaggio
    Ti riferisci per caso al testo di Lefebvre "Le Latin et la soutane"? Non riporto il link per ovvie ragioni, ma con un qualunque motore di ricerca lo troverai immediatamente (qualora non fosse l'articolo che ricordavi).
    Può essere, purtroppo sinceramente non ricordo.

  8. #38
    Vecchia guardia di CR L'avatar di Miletto
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    Citazione Originariamente Scritto da Sevesinus Visualizza Messaggio
    Le letture in lingua vernacola sono un punto di attrito coi lefebvriani perchè costoro hanno un'idea fissista dell'intero magistero.
    Dire le letture in italiano durante le Messe antiche non è solo un segno per ricordare che si è comunque "dopo" il concilio, ma anche per rendere quelle celebrazioni pastoralmente efficaci e non un ritrovo di nostalgici.
    Ma scusate, il "nuovo" Messale non lascia la possibilità di scegliere tante cose? E allora perché ci facciamo tutti questi problemi?

    Chi vuole far proclamare le Letture in Latino lo faccia cosi come chi vuole proclamarle in lingua corrente sia libero di farlo; direi!
    Puntiamo al Paradiso!

  9. #39
    Fidei Depositum
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    Citazione Originariamente Scritto da Miletto Visualizza Messaggio
    Ma scusate, il "nuovo" Messale non lascia la possibilità di scegliere tante cose? E allora perché ci facciamo tutti questi problemi?

    Chi vuole far proclamare le Letture in Latino lo faccia cosi come chi vuole proclamarle in lingua corrente sia libero di farlo; direi!
    Dato che parliamo della forma straordinaria, ci sono differenti interpretazioni (ne abbiamo parlato nelle pagine precedenti) riguardo alla possibilità o meno di dire le letture direttamente e unicamente in lingua parlata.

  10. #40
    Saggio del Forum L'avatar di lucpip
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    Sulla nuova emananda istruzione ecco un post di Tornielli sul suo blog.

    Un'istruzione per i fedeli e per la messa antica


    Sarà pubblicata nelle prossime settimane, probabilmente agli inizi di aprile, l’istruzione della Pontificia Commissione Ecclesia Dei – firmata dal cardinale Levada, dal segretario Guido Pozzo e approvata da Benedetto XVI – che stabilisce alcuni criteri applicativi del motu proprio Summorum Pontificum. Come si ricorderà, il motu proprio, promulgato da Papa Ratzinger nel 2007, aveva sancito la liberalizzazione dell’antico messale e la possibilità per gruppi di fedeli di chiedere direttamente ai parroci la celebrazione della messa secondo il rito precedente alla riforma conciliare (con il messale romano del 1962, e non con quelli precedenti).

    E’ inutile nascondersi che, a fronte di tante aperture e di un numero crescente di celebrazioni in rito antico, ci sono state anche molte reazioni di chiusura e restrizioni poste da alcuni vescovi. L’istruzione, in questo momento in via di traduzione in latino e nelle varie lingue (il testo di base è in italiano) è dunque un documento importante. Nelle scorse settimane, alcuni siti web e blog legati al mondo cosiddetto tradizionalista, o che comunque ne seguono con attenzione le attività, hanno mosso una serie di critiche preventive al documento, sostenendo che si tratterebbe in realtà di un annacquamento della volontà papale. Da quanto ho potuto apprendere, quell’interpretazione non corrisponde al vero. Per questi motivi.

    Innanzitutto l’istruzione con i suoi contenuti conferma che il motu proprio è legge universale della Chiesa e che tutti sono tenuti ad applicarla e a garantire che venga applicata. L’istruzione afferma che va assicurata la possibilità della celebrazione in rito antico dovunque vi siano dei gruppi di fedeli che la richiedono. Nel testo non vienei precisato alcun numero minimo di fedeli che devono costituire il gruppo.

    Si dice invece che è bene – in accordo anche con l’esortazione post-sinodale sull’eucaristia – che i seminaristi studino il latino e conoscano la celebrazione secondo la forma antica. Il “sacerdos idoneus” per la celebrazione con il messale preconciliare non occorre che sia un latinista provetto, ma che sappia leggere e capisca ciò che legge ed è chiamato a pronunciare durante il rito.

    La Pontificia commissione Ecclesia Dei, che da due anni è stata inglobata nella Congregazione per la dottrina della fede, viene costituita con l’istruzione come l’organismo chiamato a dirimere le questioni e le controversie, giudicando in nome del Papa.

    I vescovi non devono né possono promulgare norme che restringano le facoltà concesse dal motu proprio, o ne mutino le condizioni. Sono chiamati invece ad applicarlo.

    Può essere celebrato anche il Triduo pasquale in rito preconciliare là dove ci sia un gruppo stabile di fedeli legati alla liturgia antica. Gli appartenenti agli ordini religiosi possono usare i messali con i rispettivi riti propri preconciliari.

    Il rito ambrosiano non viene citato nell’istruzione: il motu proprio infatti si applica soltanto al rito romano (Ecclesia Dei non è competente sul rito ambrosiano, sul quale ha invece giurisdizione la Congregazione del Culto divino). Ciò però non significa che il motu proprio, o meglio, che la chiara ed esplicita volontà papale non sarà applicata nella diocesi di Milano. E’ sempre accaduto, con la riforma liturgica, ma prima ancora con i cambiamenti introdotti nei riti della Settimana Santa del 1954 da Pio XII, che il rito ambrosiano abbia fatto proprie istanze e modifiche, seppure in tempi successivi. E’ probabile che - stante l’evidente volontà del Papa di rendere disponibile per tutti i fedeli il rito antico, visto l’inquadramento giuridico precisato nel documento sull’applicazione del motu proprio di imminente pubblicazione, in considerazione del fatto che anche l’ambrosiano è un rito latino riformato nel post-concilio - possa essere studiato un documento analogo che estenda il Summorum Pontificum anche alla diocesi di Milano.
    Ogni giorno che passa è un giorno in meno - COMING SOON!

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