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Discussione: 15 ottobre: santa Teresa di Gesù (Teresa d'Avila)

  1. #31
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    Messaggio del Papa a 500 anni dalla nascita di S. Teresa d’Avila

    Teresa d’Avila ci insegna che il cammino verso Dio è anche cammino verso gli uomini: così Papa Francesco nel messaggio al vescovo di Avila, nel giorno in cui la Chiesa ricorda la memoria liturgica di Santa Teresa di Gesù. Il Papa scrive all’inizio dell’Anno Giubilare per il quinto centenario della nascita della Santa, carmelitana scalza e Dottore della Chiesa (28 marzo 1515 – 15 ottobre 1582). Francesco chiede di “percorrere le strade del nostro tempo, con il Vangelo in mano e lo Spirito nel cuore”. Il servizio di Fausta Speranza:

    “Il Vangelo non è una borsa di piombo che si trascina pesantemente ma una fonte di gioia che riempie di Dio il cuore e lo spinge a servire gli uomini”: sono parole del messaggio con cui Francesco ricorda Teresa d’Avila come un esempio di santa che - dice - “corre fuori a percorrere le vie del proprio tempo, con il Vangelo in mano e lo Spirito nel cuore”. Papa Francesco ricorda 4 punti fermi della spiritualità della Santa vissuta nel ‘500: gioia, preghiera, fraternità, adesione al proprio tempo. Sottolinea il valore della gioia della scoperta dell’amore di Dio, la conseguente spinta ad amarsi gli uni gli altri, sottolineando quanto tutto ciò si nutra della preghiera. “La preghiera supera il pessimismo e genera buone iniziative”. E poi Papa Francesco si sofferma sull’importanza dell’essere nel proprio tempo. Di Teresa d’Avila, Francesco dice: “La sua esperienza mistica non l’ha separata dal mondo né dalle preoccupazioni della gente, al contrario, le ha dato nuovo impulso e coraggio per l’azione”. E sottolinea: Teresa di Gesù “ha vissuto le difficoltà del suo tempo”. Francesco parla di “realismo teresiano” e raccomanda: “Quando il mondo arde, non si può perdere tempo in attività di poca importanza”. Dunque il Papa ricorda l’incoraggiamento della Santa raccolto in alcuni scritti: “Già è tempo di camminare”. Parla di consigli della Santa che sono di “perenne attualità” e che – aggiunge – valgono per i singoli nel proprio percorso verso Dio e gli uomini e valgono per le comunità di vita consacrata. E Papa Francesco chiede: “In una cultura del provvisorio, si viva la fedeltà del ‘per sempre’; in un mondo senza speranza, si mostri la fecondità di un cuore innamorato, in una società con tanti idoli, siamo testimoni del fatto che solo Dio basta”.


    fonte: Radio Vaticana

    Qui il testo del Messaggio del Santo Padre (in lingua spagnola)
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  2. #32
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    Veramente molto bello.

  3. #33
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    Il Papa Francesco bacia il bastone di Santa Teresa nell’accogliere il “Cammino di Luce”



    In un clima festoso e pastorale, "Cammino di Luce", cioè la peregrinazione che dal 15 ottobre sta portando il bastone di Santa Teresa attraverso 30 paesi di 5 continenti, è stato ricevuto da Papa Francesco questo mercoledì in Vaticano. I 4 principali pellegrini ed artefici del Cammino di Luce, capeggiati da P. Antonio González, hanno consegnato al Papa il bastone teresiano che ha baciato e preso nelle mani per alcuni momenti mentre domandava a voce alta e con l'inconfondibile accento argentino: «"La Vecchia" camminava con questo?».
    Con questa accoglienza il Papa, che si è dichiarato grande ammiratore di Santa Teresa, ha voluto farsi presente nel V° Centenario appoggiando le celebrazioni organizzate dall'Ordine dei Carmelitani Scalzi.
    Durante l'udienza generale il Papa ha ricordato il V° Centenario e ha citato Santa Teresa come esempio di apostolato: "In questo mese ricordiamo il quinto centenario della nascita ad Avila di Santa Teresa di Gesù. Il suo vigore spirituale stimoli voi, cari giovani, a testimoniare con gioia la fede nella vostra vita; la sua fiducia in Cristo Salvatore sostenga voi, cari ammalati, nei momenti di maggiore sconforto; e il suo instancabile apostolato inviti voi, cari sposi novelli, a mettere al centro Cristo nella vostra casa coniugale".
    Insieme alle migliaia di pellegrini è giunto dalla Spagna un gruppo di circa 50 persone provenienti da Avila ed Alba di Tormes che hanno voluto accompagnare il "Cammino di luce" nella sua tappa più importante.
    L'accoglienza da parte di Papa Francesco rappresenta il momento più alto della lunga peregrinazione mondiale della reliquia di Santa Teresa, che ora sta percorrendo la tappa europea e che avrà in Spagna la sua conclusione proprio il giorno 28 di marzo ad Avila. In tutto questo itinerario "Cammino di Luce" ha toccato 28 paesi nei cinque continenti. A partire da aprile "Cammino di Luce" inizierà un nuovo percorso, che durerà fino a luglio, raggiungendo le fondazioni teresiane ed altri luoghi emblematici del Carmelo Scalzo in Spagna.
    I video ed i testi dei viaggi, le interviste esclusive a personalità dell'Ordine dei Carmelitani Scalzi, le cronache scritte dai protagonisti o dai membri dell'equipe organizzativa, tutto questo può essere visionato sul sito: stj500.com/caminodeluz.
    I responsabili del "Cammino di Luce" hanno conferito a Papa Francesco il titolo di "Pellegrino d'Onore" del Percorso Teresiano "Dalla culla al sepolcro" che unisce Avila ad Alba de Tormes, e gli hanno consegnato la "Andariega", cioè il relativo documento che certifica la sua partecipazione al Cammino.
    Similmente è stato offerto al Papa, a nome dell'Associazione Turismo della Moraña che ha patrocinato questa marcia, la "Pluma Teresiana 2015" riconoscendogli il merito di essere un pellegrino modello nella Chiesa e come colui che c'invita a scoprire il cammino dell'orazione di Teresa. La piuma ed il calamaio di ceramica (realizzati dall'artigiano arenense Juan Jesús Gómez Serrano), portano scritta una celebre frase teresiana: "Il Signore non guarda tanto alla grandezza delle opere ma l'amore con cui si compiono" (Castello 7 4-15).

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  4. #34
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    Convocazione del Preposito Generale P. Saverio Cannistrá, Prepósito General ocd

    Cari fratelli e sorelle,
    Il 28 marzo si celebrano 500 anni dalla nascita di Santa Teresa di Gesù. Il momento, fervidamente atteso e accuratamente preparato durante questi ultimi anni in tutti i monasteri, conventi e confraternite del Carmelo secolare, è già molto vicino.
    Nell'omelia che ho pronunciato lo scorso 14 ottobre nella chiesa di La Santa, ad Avila, durante la Messa celebrata alla vigilia dell'inizio degli atti ufficiali di questo V Centenario, immaginavo tutti noi che cercavamo di fare un regalo alla nostra Santa Madre in un giorno così importante, e riconoscevo che, senza dubbio, il regalo migliore è e sarà sempre proprio lei, Teresa di Gesù.
    Due giorni prima del suo anniversario v'invito, come figli e figlie, a offrirle qualcosa che senz'altro la riempirà di gioia: un'ora di preghiera. Un'ora di preghiera speciale, in cui il proposito di tutti sia la pace nel mondo. Il mondo è in fiamme, urlava Teresa in vista dei conflitti e divisioni che devastavano la società dell'epoca. Il nostro mondo, pure, è in fiamme e, talvolta, non siamo abastanza sensibili oppure non abbiamo la fede necessaria per credere che possiamo spegnere il fuoco che ci circonda. Assorti, a volte, dalle piccole cose della vita quotidiana e dai problemi più inmediati, ci dimentichiamo di alzare lo sguardo per scrutare l'orizzonte e scoprire i segni di sofferenza presenti nella nostra società: guerre, conflitti, terrorismo, violenza pubblica e domestica, urla di dolore, taciute ancor prima di poter essere lanciate.

    Quel giorno non potremo nasconderci lasciando unicamente a chi governa, a chi ha delle responsabilità, l'incombenza di risolvere questi problemi. Il 26 marzo è un giorno in cui la voce di Santa Teresa deve echeggiare nei nostri cuori e, con essa, deciderci a tirare fuori quel poco che c'è dentro di noi convinti che non è questo il tempo da sciupare in domande di così poca importanza!

    Vi annuncio con grande gioia che il Santo Padre Francesco, favorevole a questa iniziativa, ha deciso di dare inizio a quest'ora di preghiera mondiale lo stesso 26 marzo. Da quel momento, quasi in coincidenza con l'ora in cui Teresa venne al mondo, vi invito a raccogliervi in preghiera tenendo conto di questo suffragio: la pace.

    Uniti a Cristo, vero Amico, che ha portato al mondo la riconciliazione con Dio, alziamo gli occhi al cielo pregando il Padre affinché ci doni la pace, la quale esige il dialogo che favorisce la riconciliazione tra gli uomini: perdoniamo e saremo perdonati, ci disse il Signore. Apriamo i nostri cuori al perdono, chiediamolo a coloro che abbiamo offeso e preghiamo Dio di darci la pace, quella che ci ha promesso Gesù, non quella del mondo, ma quella che riempie il cuore di gioia e ci libera da ogni tipo di vigliaccheria.
    Figli della Chiesa, viviamo intensamente questa iniziativa che anche Papa Francesco ha fatto propria e, al suo riparo, convochiamo ad essa tutti i fedeli, seguendo l'esempio che San Giovanni Paolo II ci ha insegnato ad Assissi.
    Unito a tutti, fratelli e sorelle, nel Gesù di Teresa.

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  5. #35
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    Francesco e la Preghiera di pace per i 500 anni di Santa Teresa d'Avila



    Una Preghiera mondiale per la pace in occasione dei 500 anni dalla nascita di Santa Teresa d’Avila. A proporla sono i Carmelitani scalzi che quest’anno ricordano la mistica spagnola con una serie di celebrazioni nei cinque continenti. A sostenere l’iniziativa anche Papa Francesco, che ha elevato la sua preghiera all’inizio della Messa odierna a Santa Marta, alla presenza del preposito generale e del vicario dei Carmelitani scalzi. Il servizio di Tiziana Campisi:

    Pregare era l’essenza della vita di Santa Teresa d’Avila e una immensa preghiera - da oggi e fino a sabato, giorno in cui ricorrono 500 anni dalla nascita - hanno voluto i carmelitani scalzi per ricordarla e seguirne le orme. Preci dai cinque continenti per la pace nel mondo sono state pensate sull’esempio della mistica che credeva fermamente nella forza del dialogo con Dio, costante e animato da una fede forte. Anche Papa Francesco stamattina ha pregato Teresa d’Avila, perché il dialogo prevalga sulla violenza:

    “Mi unisco di cuore a quest'iniziativa, affinché il fuoco dell’amore di Dio vinca gli incendi di guerra e di violenza che affliggono l’umanità e il dialogo prevalga dovunque sullo scontro armato. Santa Teresa di Gesù interceda per questa nostra supplica”.

    Un momento di intensa preghiera a Santa Marta, che il preposito generale dei carmelitani scalzi, padre Saverio Cannistrà, ci descrive così:

    R. - È stato un grande dono per noi, di cui siamo particolarmente grati al Santo Padre, perché ci siamo sentiti accompagnati, appoggiati dalla sua preghiera personale, e quindi questo ci ha rafforzato in questo nostro desiderio di pregare per la pace. Il Papa, all’inizio della celebrazione eucaristica, ha ricordato che il 28 sarà il giorno esatto dell’anniversario dei 500 anni dalla nascita di Santa Teresa e ha presentato questa intenzione di Preghiera per la Pace della famiglia carmelitana, alla quale lui si è unito. Con un gesto simbolico ha acceso un cero, che poi io ho ricevuto dalle sue mani e che ho tenuto durante la celebrazione fino alla lettura del Vangelo.

    D. – Oggi in tutto il mondo, nelle comunità dei carmelitani scalzi, si sta dunque pregando per la pace nel mondo, e si prega anche insieme a fedeli di altre confessioni cristiane o di altre religioni…

    R. – Poiché l’ordine è presente con i carmelitani e le carmelitane scalze in oltre 100 Paesi in tutto il mondo - quindi siamo presenti anche in situazioni in cui si vive in un contesto interreligioso - ci è sembrato importante includere in questa preghiera, per un valore universale della pace, anche fratelli e sorelle di altre confessioni e di altre religioni. È un modo per ricordare a tutti il valore universale della preghiera, come relazione tra l’uomo e Dio, a partire dalla propria fede, dalla propria cultura, dalla propria situazione storica. Dio ascolta, come Padre, le voci di tutti i suoi figli.

    D. – Che cosa direbbe Teresa d’Avila al mondo di oggi?

    R. – Io credo che Teresa direbbe qualcosa di molto simile a ciò che disse nei suoi tempi. Anche i suoi tempi erano tempi di grandi rivolgimenti, di lotte, e in questa situazione di turbamento, Teresa si è impegnata nel fare – come dice lei – “quel poco che dipende da me”, che poi concretamente per lei ha significato un impegno nella sua vita religiosa, nella preghiera e nella vita fraterna. Ecco, io credo che questa raccomandazione di fare quel poco che dipende da noi, sia fondamentale anche per il nostro tempo, perché la tentazione è quella di pensare che tutto ciò ci supera, che sono problemi più grandi di noi e che, dunque, noi non possiamo fare assolutamente niente e restiamo come degli spettatori passivi. Teresa ci dice: “No! C’è qualcosa che tu in quanto portatore di Dio in te, in quanto oggetto dell’amore di Dio, c’è qualcosa, c’è una missione, per quanto piccola, che tu puoi compiere”.

    D. – Una frase, un pensiero di Santa Teresa, per chiudere…

    R. – Vorrei citare l’inizio del suo libro “Il cammino di perfezione”, dove Teresa esprime nella maniera più chiara quello che è il senso della sua vocazione, della vocazione delle sue comunità: “Il mondo è in fiamme e non è tempo di trattare con Dio di cose di poca importanza”. Quindi portare davanti a Dio tutto il peso della nostra storia, sapendo che solo così questo peso della nostra storia potrà essere sostenuto e innalzato dalla forza dell’amore di Dio.


    fonte: Radio Vaticana
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  6. #36
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    Lettera del Santo Padre al Preposito Generale dell’Ordine dei Carmelitani Scalzi per i 500 anni della nascita di Santa Teresa di Gesù, 28.03.2015

    Pubblichiamo di seguito la Lettera che Papa Francesco ha inviato al Preposito Generale dell’Ordine dei Carmelitani Scalzi, Padre Saverio Cannistrà, nel quinto Centenario della nascita di Santa Teresa di Gesù:

    Lettera del Santo Padre

    (...)

    Traduzione in lingua italiana

    Al Venerato Fratello

    Padre Saverio Cannistrà

    Preposito Generale dell’Ordine dei Carmelitani Scalzi

    Caro Fratello,

    al compimento dei cinquecento anni dalla nascita di santa Teresa di Gesù, desidero unirmi, insieme con tutta la Chiesa, al rendimento di grazie della grande famiglia Carmelitana scalza – religiose, religiosi e secolari – per il carisma di questa donna eccezionale.

    Considero una grazia provvidenziale che questo anniversario coincida con l’Anno dedicato alla Vita Consacrata, nella quale la Santa di Ávila risplende come guida sicura e modello attraente di donazione totale a Dio. Si tratta di un motivo in più per guardare al passato con gratitudine, e per riscoprire “la scintilla ispiratrice” che ha dato impulso ai fondatori e alle prime comunità (cfr Lettera ai consacrati, 21 novembre 2014).

    Quanto bene continuano a fare a tutti noi la testimonianza della sua consacrazione, nata direttamente dall’incontro con Cristo, la sua esperienza di preghiera, come dialogo continuo con Dio, e la sua vita comunitaria, radicata nella maternità della Chiesa!

    1. Santa Teresa è soprattutto maestra di preghiera. Nella sua esperienza è stata centrale la scoperta dell’umanità di Cristo. Mossa dal desiderio di condividere questa esperienza personale con gli altri, la descrive in maniera vivace e semplice, alla portata di tutti, perché essa consiste semplicemente in «un rapporto d’amicizia … con chi sappiamo che ci ama» (Vita, 8, 5). Molte volte la stessa narrazione si trasforma in preghiera, come se volesse introdurre il lettore nel suo dialogo interiore con Cristo. Quella di Teresa non è stata una preghiera riservata unicamente ad uno spazio o ad un momento della giornata; sorgeva spontanea nelle occasioni più diverse: «Sarebbe cosa ardua se si potesse fare orazione solo in luoghi appartati» (Fondazioni, 5, 16). Era convinta del valore della preghiera continua, benché non sempre perfetta. La Santa ci chiede di essere perseveranti, fedeli, anche in mezzo all’aridità, alle difficoltà personali o alle necessità pressanti che ci chiamano.

    Per rinnovare oggi la vita consacrata, Teresa ci ha lasciato un grande tesoro, pieno di proposte concrete, vie e metodi per pregare, che, lungi dal chiuderci in noi stessi o dal condurci solo ad un equilibrio interiore, ci fanno ripartire sempre da Gesù e costituiscono un’autentica scuola per crescere nell’amore verso Dio e verso il prossimo.

    2. A partire dal suo incontro con Gesù, santa Teresa ha vissuto “un’altra vita”; si è trasformata in una comunicatrice instancabile del Vangelo (cfr Vita, 23, 1). Desiderosa di servire la Chiesa, e di fronte ai gravi problemi del suo tempo, non si limitò ad essere una spettatrice della realtà che la circondava. Nella sua condizione di donna e con le sue difficoltà di salute, decise – dice lei – «di fare quel poco che dipendeva da me … cioè di seguire i consigli evangelici con tutta la perfezione possibile e procurare che queste poche suore che stanno qui facessero lo stesso» (Cammino, 1, 2). Così cominciò la riforma teresiana, nella quale chiedeva alle sue sorelle che non perdessero tempo trattando con Dio «interessi di poca importanza» mentre «il mondo è in fiamme» (ibid., 1, 5). Questa dimensione missionaria ed ecclesiale ha da sempre contraddistinto le Carmelitane e i Carmelitani scalzi.

    Come fece allora, anche oggi la Santa ci apre nuovi orizzonti, ci convoca per una grande impresa, per guardare il mondo con gli occhi di Cristo, per cercare ciò che Lui cerca e amare ciò che Lui ama.

    3. Santa Teresa sapeva che né la preghiera né la missione si possono sostenere senza un’autentica vita comunitaria. Perciò, il fondamento che pose nei suoi monasteri fu la fraternità: «Qui tutte devono amarsi, volersi bene e aiutarsi reciprocamente» (ibid., 4, 7). E fu molto attenta ad ammonire le sue religiose circa il pericolo dell’autoreferenzialità nella vita fraterna, che consiste

    «tutta o quasi tutta nel rinunciare a noi stessi e ai nostri agi» (ibid., 12, 2) e a porre ciò che siamo al servizio degli altri. Per evitare tale rischio, la Santa di Ávila raccomanda alle sue sorelle, innanzitutto, la virtù dell’umiltà, che non è trascuratezza esteriore né timidezza interiore dell’anima, bensì conoscere ciascuno le proprie possibilità e ciò che Dio può fare in noi (cfr Relazioni, 28). Il contrario è ciò che lei chiama «falso punto d’onore» (Vita, 31, 23), fonte di pettegolezzi, di gelosie e di critiche, che nuocciono seriamente alla relazione con gli altri. L’umiltà teresiana è fatta di accettazione di sé, di coscienza della propria dignità, di audacia missionaria, di riconoscenza e di abbandono in Dio.

    Con queste nobili radici, le comunità teresiane sono chiamate e diventare case di comunione, capaci di testimoniare l’amore fraterno e la maternità della Chiesa, presentando al Signore le necessità del mondo, lacerato dalle divisioni e dalle guerre.

    Caro Fratello, non voglio terminare senza ringraziare le comunità carmelitane teresiane che affidano il Papa con speciale tenerezza alla protezione della Vergine del Carmelo, e accompagnano con la loro preghiera le grandi prove e sfide della Chiesa. Chiedo al Signore che la vostra testimonianza di vita, come quella di santa Teresa, lasci trasparire la gioia e la bellezza di vivere il Vangelo e attragga molti giovani a seguire Cristo da vicino.

    A tutta la famiglia teresiana imparto di cuore la mia Benedizione Apostolica.

    Dal Vaticano, 28 marzo 2015

    FRANCISCUS

    [00499-IT.01] [Testo originale: Spagnolo]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

  7. #37
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    Nella medaglia pontificia l’immagine di Teresa d’Avila
    Papa Francesco sceglie come immagine rappresentativa del suo terzo anno di pontificato la figura della Mistica carmelitana


    Michelangelo Nasca



    Per espressa volontà del Papa, il verso della medaglia commemorativa del suo terzo anno di pontificato non recherà – come accade di solito – il volto del Pontefice, ma l’immagine di santa Teresa d’Avila. Una iniziativa, questa, che mostra la particolare benevolenza nutrita da Papa Bergoglio per il carisma carmelitano, soprattutto in occasione del V centenario della nascita di santa Teresa di Gesù. La medaglia commemorativa è stata presentata nella solennità dei santi Pietro e Paolo.

    Il padre generale dell’Ordine dei Carmelitani scalzi, Saverio Cannistrà, nell’apprendere la notizia, ha inviato al Papa una lettera personale ringraziandolo per il suo gesto nei riguardi della madre Teresa. «Tramite queste brevi parole – ha affermato Cannistrà nella lettera inviata al Pontefice – desidero ringraziarla a nome delle mie sorelle e dei miei fratelli del carmelo teresiano per questo gesto così bello. In quest’anno talmente importante per le Figlie e i Figli di Teresa, abbiamo percepito, caro papa Francesco, la Sua vicinanza e incoraggiamento che ci hanno aiutato a vivere quest’occasione nella sua autentica dimensione ecclesiale».

    Il Preposito generale ha sottolineato nel testo della sua lettera le parole che papa Francesco ha dedicato alla grande Mistica spagnola nei suoi messaggi al vescovo di Avila, e in quello indirizzato all’Ordine carmelitano. L’ulteriore gesto del Papa latinoamericano, quello di voler dedicare il verso della medaglia pontificia a santa Teresa, è – per le Carmelitane e i Carmelitani scalzi presenti nel mondo – «un motivo di grande gioia, ma anche di responsabilità». L’apprezzamento e l’attenzione del Papa per la riformatrice del Carmelo – ha ricordato Cannistrà – ci colma di gioia, ma ci impegna anche a essere come lei degni figli e figlie della Chiesa, i quali, in ascolto della Parola del Buon Gesù, si dispongono a servirLo nei suoi fratelli più piccoli per consolarli e sollevarli».

    Grazie di cuore, papa Francesco – conclude nella sua missiva il Preposito generale dei Carmelitani scalzi –. «A nome delle mie sorelle e dei miei fratelli Le faccio giungere il nostro affetto e vicinanza. Il carmelo teresiano, i suoi frati e monache, tiene presente Sua Santità; con la nostra preghiera desideriamo accompagnarla nella Sua missione e umilmente, a nome dei miei fratelli e sorelle, chiedo la Sua paterna benedizione».

    L’immagine posta nel verso della medaglia pontificia rappresenta la cosiddetta «transverberazione» di santa Teresa; una particolare esperienza mistica riservata ad alcuni santi, una grazia particolare concessa da Dio in cui si sperimenta, attraverso il cuore trapassato da una freccia infuocata (come rappresentato nella celebre scultura del Bernini), l’estasi amorosa di Dio, che Teresa d’Avila stessa descrive così: «Quel Cherubino teneva in mano un lungo dardo d’oro, sulla cui punta di ferro sembrava avere un po’ di fuoco. Pareva che me lo configgesse a più riprese nel cuore, […] lasciandomi avvolta in una fornace d’amore. Lo spasimo della ferita era così vivo che mi faceva uscire nei gemiti… ma insieme pure tanto dolce da impedirmi di desiderarne la fine […]. Allora tra l’anima e Dio passa come un soavissimo idillio» («Vita» 29,13).

    Da noi interrogato sul significato di questa particolare grazia mistica, il teologo carmelitano e fondatore del Movimento ecclesiale Carmelitano, padre Antonio Maria Sicari, ha risposto: «Quando Giovanni Paolo II scrisse la “Lettera alle donne”, rivolgendosi alla donna consacrata, ringraziava Dio, perché sull’esempio della Madre di Cristo si apriva con docilità e fedeltà all’amore di Dio, “aiutando la Chiesa e l'intera umanità a vivere nei confronti di Dio una risposta ‘sponsale’, che esprime meravigliosamente la comunione che Egli vuole stabilire con la sua creatura”». Santa Teresa – prosegue Sicari – «è esattamente una delle più grandi donne che ha realizzato questo compito. La transverberazione, la straordinarietà della sua vita e del suo messaggio sta in questo: aiutare l’umanità e la Chiesa a dare a Dio una risposta sponsale».


    fonte: Vatican Insider
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  8. #38
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    Santa Teresa di Gesù, dottore Honoris Causa dell’Università Cattolica di Avila

    Santa Teresa di Gesù è stata proclamata dottore Honoris Causa dell'Università Cattolica di Avila. Tale solenne omaggio è stato appoggiato dalle altre Università cattoliche che hanno partecipato alla sessione del Congresso Interuniversitario "Santa Teresa di Gesù, Maestra di Vita", celebrato in Avila dall'1 al 3 agosto.
    L'onorificenza del Dottorato honoris causa è un titolo che in questo caso viene concesso dall'Università Cattolica di Avila a Santa Teresa di Gesù, sua patrona, in occasione della celebrazione del V centenario della sua nascita. Il padrino dell'atto, incaricato di pronunciare la laudatio, è stato il cardinale di Valencia S. Em. Mons. Antonio Cañizares Llovera.
    La risposta è stata affidata al Padre Generale dell'Ordine, P. Saverio Cannistrà. "Un dottorato teresiano è finalmente un omaggio alla maestra dei cammini dello Spirito, alla maestra della preghiera. Allo stesso tempo, ci chiede di metterci alla scuola della sua esperienza, di riconoscere che la via da lei proposta è accessibile a tutti: Teresa ci insegna a pregare e, quel che è più importante, ci stimola a pregare, ci spinge a pregare, ci obbliga a riconoscere che pregare è un compito imprescindibile, poiché arreca dei beni infiniti al credente e alla comunità cristiana", ha sottolineato P. Saverio nel suo intervento.

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  9. #39

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