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Discussione: Assemblea speciale del Sinodo dei Vescovi per il Medio Oriente (10-24 ottobre 2010)

  1. #1
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    Assemblea speciale del Sinodo dei Vescovi per il Medio Oriente (10-24 ottobre 2010)

    Durante l'incontro con i Patriarchi e Arcivescovi Maggiori Orientali, tenutosi questa mattina a Castel Gandolfo, il Papa ha annunciato la convocazione di una Assemblea Speciale del Sinodo dei Vescovi per il Medio Oriente, dal 10 al 24 ottobre 2010. Qui il testo del discorso del Santo Padre.
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  2. #2
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    All'inizio della settimana la prima riunione preparatoria dell'assemblea speciale indetta dal Papa

    Al via da lunedì la macchina organizzativa
    del Sinodo per il Medio Oriente

    Ad appena 48 ore dall'annuncio papale dell'assemblea speciale per il Medio Oriente - che si svolgerà in Vaticano dal 10 al 24 ottobre 2010 - si riunirà per la prima volta il consiglio presinodale, nella sede della segreteria generale del Sinodo dei vescovi a Palazzo del Bramante, in via della Conciliazione. "Due giorni di lavoro, lunedì 21 e martedì 22 settembre, per mettere a punto una macchina organizzativa che dovrà partire subito a pieno regime perché i tempi sono ristrettissimi" dice al nostro giornale l'arcivescovo Nikola Eterovic, segretario generale.
    Alla riunione prenderanno parte i cardinali Ivan Dias, Walter Kasper, Jean-Louis Tauran e Leonardo Sandri insieme con i Patriarchi Nasrallah Pierre Sfeir, Emmanuel III Delly, Antonios Naguib, Gregorios iii Laham, Nerses Bedros XIX Tarmouni e Fouad Twal. Il Patriarca Ignace Youssif III Younan ha designato a rappresentarlo monsignor Jules Mikhael Al-Jamil. Ci saranno, dice monsignor Eterovic, anche l'arcivescovo Ramzi Garmou, presidente della Conferenza episcopale iraniana, il vescovo Luigi Padovese, presidente della Conferenza episcopale turca e alcuni esperti. Eterovic avverte però che "l'elenco non è ancora completo, considerato il poco tempo a disposizione".
    L'annuncio del Sinodo per il Medio Oriente, spiega il segretario generale, "non è di per sè una sorpresa. Da anni i pastori di quella regione riflettevano sull'opportunità di indirlo. Era un'idea che circolava con insistenza. Ma l'accelerazione decisiva è venuta dal viaggio di Benedetto XVI in Terra Santa nel maggio scorso".
    All'ordine del giorno della riunione che inizia lunedì mattina ci sono proprio "le indicazioni del Papa sulle prospettive di dialogo per una convivenza pacifica in quella regione tormentata, tenendo conto delle realtà dei singoli Paesi".
    "Il tema del Sinodo - rivela Eterovic - è stato scelto personalmente da Benedetto XVI dopo aver ascoltato i suggerimenti raccolti dalla segreteria generale che ha fatto una consultazione tra i vescovi. L'indicazione del Papa è di riflettere innanzitutto sulla comunione e sulla testimonianza che la Chiesa è chiamata a dare nel particolare contesto mediorientale. E la citazione degli Atti degli Apostoli - "La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un'anima sola" (4, 32)- ci ricorda che quella regione è particolarmente cara a tutti i cristiani perché là è nato, è morto e risorto il Signore Gesù. È nata lì la Chiesa e, nonostante le vicende della storia, è ancora presente con difficoltà ma anche con speranza".
    Il Sinodo si svolgerà nella tradizionale aula nuova in Vaticano. "Durerà - commenta Eterovic - una settimana in meno rispetto al solito. È ancora prematuro pensare all'elenco e al numero dei partecipanti, i criteri devono essere stabiliti. Certo, se i pastori del Medio Oriente saranno i primi protagonisti, si avvertirà la dimensione universale della Chiesa".
    Sicura la presenza dei rappresentanti ecumenici come delegati fraterni. "Una questione particolarmente importante - afferma - riguarderà il coinvolgimento di ebrei e musulmani. Non sappiamo ancora le modalità, ma è evidente che si dovrà tener conto di tutta la complessa realtà del Medio Oriente. Il Sinodo non è "contro" qualcuno ma è uno spazio di dialogo aperto che punta alla comunione e alla pace nella giustizia e nella verità. Troveremo sicuramente il modo di sentire le voci del mondo ebraico e di quello musulmano".
    Il dialogo e il confronto "con le altre religioni e le altre culture" sarà, per Eterovic, uno dei temi centrali del Sinodo "che dovrà però partire da una riflessione interna alla Chiesa, per rafforzare la comunione ecclesiale. È questo il primo mandato del Papa. La diversità dei riti e delle tradizioni nella Chiesa è una ricchezza, non un ostacolo e va condivisa sul serio. È da una rinnovata, autentica comunione tra tutti i cattolici che può scaturire una testimonianza forte, anche dove le nostre comunità sono piccole. La comunione le rende più credibili".
    "Per i temi più specifici - aggiunge - si deve aspettare almeno la pubblicazione dei Lineamenta. Sono sicuro che dal Sinodo verrà un contributo alla riconciliazione, facendo seguito alle parole e ai gesti del Papa che a maggio in Terra Santa ha aperto nuovi orizzonti nel complesso ed esigente cammino di pace, nel rispetto dei diritti e dei doveri di tutti". Il pensiero, prosegue, va alla fine del Sinodo di un anno fa e all'"indimenticabile appello di pace che proprio i patriarchi e gli arcivescovi maggiori orientali hanno consegnato nelle mani di Benedetto XVI per invocare giustizia e libertà religiosa".
    Dopo la prima riunione del 21 e 22 settembre, l'iter sinodale proseguirà secondo i canali collaudati "applicati però di volta in volta alla situazione particolare del Medio Oriente". Innanzitutto andrà preparato "quanto prima, sicuramente entro la fine dell'anno", il testo dei Lineamenta. "Sarà un documento breve - anticipa - perché c'è poco tempo a disposizione e poi vogliamo che le comunità abbiano l'opportunità di discuterlo". Per l'Instrumentum laboris "bisognerà aspettare Pasqua. Anche quel testo sarà più snello e cercherà di puntare dritto all'essenziale".
    Il segretario generale rileva infine "l'eccezionalità di un Sinodo regionale, non ci sono precedenti. Finora si erano svolti sinodi continentali e due avevano riguardato direttamente le questioni dei Paesi Bassi e del Libano".


    (©L'Osservatore Romano - 20 settembre 2009)
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  3. #3
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    Il prefetto della Congregazione per le Chiese orientali: «Il Sinodo porterà frutti spirituali e il rilancio del dialogo ecumenico e interreligioso»
    Sandri: «Un evento che aiuterà la pace nella regione»
    Il cardinale argentino ha partecipato, con Bertone, all’incontro del Papa coi patriarchi. «Un segno di vicinanza a terre martoriate»


    DA ROMA GIANNI CARDINALE

    Il cardinale argentino Leonardo Sandri è il prefetto della Congregazione per le Chiese orientali. Insieme al segretario di Stato, il cardinale Tarcisio Bertone, ha partecipato all’incontro di Castel Gandolfo di Benedetto XVI con tutti i patriarchi e arcivescovi maggiori delle Chiese di rito orientale in comunione con Roma. Entrambi i porporati, insieme ad alcuni collaboratori, avevano avuto un incontro preparatorio con i gerarchi orientali venerdì pomeriggio. Per illustrare l’incontro in cui il Papa, tra l’altro, ha annunciato la celebrazione nel 2010 di un Sinodo speciale per il Medio Oriente, raggiungiamo al telefono il cardinale Sandri quando si sta preparando per recarsi al Santuario di San Pio da Pietrelcina a San Giovanni Rotondo. «L’ho detto anche al Santo Padre – ci dice – metterò ai piedi di san Pio tutte le intenzioni maturate oggi, soprattutto quelle della pace, dell’unità della testimonianza della Chiesa in Oriente ».

    Eminenza, cosa ci può raccontare di questo incontro del Papa con gli undici capi delle Chiese cattoliche di rito orientale?
    Tutti i patriarchi e gli arcivescovi maggiori hanno rinnovato la loro fedeltà, obbedienza e lealtà nei confronti del successore di Pietro, nella persona di Papa Benedetto XVI. Questo, ecclesiologicamente, è la base, la forza del loro inserimento nella vita della Chiesa universale. Costituendo così le Chiese orientali cattoliche che sono, come amava ripetere Giovanni Paolo II, l’altro polmone della Chiesa. Poi ciascuno di essi, con tutta chiarezza e onestà, ha espresso i problemi principali che li assillano.

    Quali?
    Si tratta soprattutto dei problemi che possono nascere per la limitazione della loro giurisdizione nei territori non patriarcali.

    Di cosa si tratta?

    Queste chiese cattoliche di rito orientale vivono il problema di una forte emigrazione di propri fedeli dai territori dove sono storicamente nate. Così alcune di queste Chiese si trovano ad avere più fedeli fuori che dentro il proprio territorio patriarcale. E quindi hanno bisogno di costituire delle strutture, che bisognerà studiare, per poter assistere pastoralmente questi loro fedeli, nei Paesi del Golfo, ad esempio, o nei Paesi Europei. Questa esigenza vale in modo particolare per i cattolici di rito orientale: ucraini, romeni e indiani. Il Papa, che per altro era già stato informato di queste questioni, ha ascoltato con grande attenzione e alla fine ha offerto anche appropriati orientamenti.

    Sembra particolarmente urgente la questione dell’assistenza dei cattolici orientali nei Paesi del Golfo Persico e in Kuwait...
    In effetti in quei paesi si trovano migliaia e migliaia di cattolici filippini, di rito latino, e indiani, di rito latino ma anche siro-malabaresi e siro-malankaresi. E i pastori di queste chiese cattoliche orientale vorrebbero avere anche loro la possibilità di seguire i loro fedeli nel modo dovuto. Ma anche in Italia, ad esempio, con l’accordo delle gerarchie locali, i tanti immigrati ucraini e romeni hanno bisogno anch’essi di una assistenza spirituale adeguata. Altrimenti non ci possiamo lamentare se si rivolgono alle comunità ortodosse o alle sette protestanti.

    Quali altri problemi sono stati trattati?
    Un’altra questione – riguardante soprattutto l’Europa orientale – concerne gli edifici di culto dei greco-cattolici che vennero confiscati e che, al contrario di quanto avvenuto per altre Chiese e comunità cristiane, non sono stati restituiti. È un problema di fondo, di libertà religiosa che deve valere per tutti e non solo per i culti che sono maggioritari in un Paese. Noi cattolici siamo molto larghi in questo, difendiamo e garantiamo i diritti degli altri cristiani nei paesi dove siamo maggioranza. Purtroppo laddove i nostri confratelli sono minoranza, molte volte non sono trattati con la stessa dignità.

    In coda al suo discorso di ieri il Papa ha anche annunciato la celebrazione di un Sinodo speciale per il Medio Oriente. Il primo del genere, visto che in passato non ci sono stati Sinodi regionali, ma solo generali, continentali o riguardanti un solo Paese (Olanda e Libano).
    Si tratta di un annuncio che di per sé non riguarda tutti i patriarcati e arcivescovadi maggiori presenti – come gli ucraini, i romeni e gli indiani – ma che manifesta la vicinanza del Papa per questa regione del mondo particolarmente martoriata da conflitti che non finiscono e che portano emigrazione, disagio, perdita anche della presenza dei cristiani che sono un elemento essenziali di questi Paesi come esempio di convivenza con altre religioni.

    Quindi si tratterà di un Sinodo con una forte implicazione, per così dire, 'inter- religiosa'...
    E anche ecumenica. Sarà un momento molto importante, anche perché noi possiamo vedere le cause esterne che possono incidere nelle situazioni di crisi che caratterizzano il Medio Oriente: la guerra, il terrorismo, la violenza. Ma la cosa principale è che la Chiesa stessa abbia un momento di 'autocoscienza' del proprio dovere e impegno di vivere la vita cristiana come si deve. E questo sarà una spinta in più per la pace, per il dialogo ecumenico e per quello interreligioso. Non ho dubbi che questo Sinodo speciale porterà molti frutti spirituali per tutto il Medio Oriente.

    I lavori preparatori cominceranno subito?
    Certamente. È già stata nominata una commissione preparatoria di cui – insieme ad alcuni Patriarchi – è membro anche il sottoscritto, e i cardinali Ivan Dias di Propaganda Fide, Walter Kasper, del Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, e Jean-Louis Tauran del dicastero per il dialogo inter-religioso.

    fonte: Avvenire, 20/09/09
    Ultima modifica di Vox Populi; 20-09-2009 alle 12:43
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    Da Beirut al Cairo, sette patriarcati e cinque riti «figli» delle comunità di Antiochia e Alessandria
    Nel Medio Oriente storia e liturgia parlano al plurale. Fin dai primi secoli. E oggi costituiscono «tessere» originali e preziose di quel grande «mosaico» che è la Chiesa cattolica


    Il versetto degli Atti degli Apostoli (4,32) scelto come tema per il Sinodo del 2010 parla di una «moltitudine». Una scelta che – visto il numero ridotto dei fedeli – potrebbe sembrare bizzarra. E invece dice un volto importante delle Chiese del Medio Oriente: la loro molteplicità. Da Beirut al Cairo, infatti, anche i cattolici appartengono a comunità che pregano con riti diversi. È il frutto della lunga e complessa storia della presenza cristiana in quest’area del mondo. Nella Chiesa dei primi secoli un grande rilievo avevano i patriarcati di Antiochia e di Alessandria, luoghi dove si pregava nelle lingue locali del tempo: l’aramaico (la lingua utilizzata da Gesù stesso) e il copto (che si parlava in Egitto). Queste due fiorenti comunità cristiane furono fortemente indebolite dal diffondersi del nestorianesimo e del monofisismo.
    Il resto poi lo fecero la crescita di importanza del Patriarcato di Costantinopoli e – successivamente – la diffusione dell’islam. Ma le comunità figlie di Antiochia e Alessandria non sono mai sparite del tutto. Inoltre, lungo i secoli, anche all’interno di altre Chiese non più in piena comunione con quella cattolica – come la Chiesa apostolica armena e il mondo bizantino – sono nati gruppi che, pur mantenendo la propria specificità, hanno ricostituito l’unità con Roma. Il risultato di tutto questo sono gli attuali sette patriarcati cattolici del Medio Oriente. Come confermato dal decreto del Concilio Vaticano II Orientalium Ecclesiarum,
    infatti, accanto a quello latino la Chiesa cattolica riconosce altri cinque riti liturgici: alessandrino, antiocheno, bizantino, caldeo e armeno. Inoltre – per altre ragioni storiche – i fedeli di rito antiocheno sono ulteriormente divisi in due gruppi: i maroniti e i siro-cattolici. Di qui, dunque, l’esistenza di ben sette patriarcati, con giurisdizione su territori in parte coincidenti: accanto al Patriarcato di Gerusalemme dei latini, attualmente guidato da Fouad Twal, nella Chiesa cattolica esistono dunque il Patriarcato di Antiochia dei Greco-melchiti (di rito bizantino, col patriarca Gregorio III Laham), quello di Antiochia dei Maroniti (Nasrallah Boutros Sfeir), quello di Antiochia dei Siri (Ignace Youssef III Younane), quello di Alessandria dei Copti (Antonios Nagib), quello di Cilicia degli Armeni cattolici (Bédros XIX) e quello dei Caldei – che ha sede a Baghdad ed è guidato dal patriarca Emmanuel III Delly.
    Giorgio Bernardelli

    fonte: Avvenire, 20/09/09
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  5. #5
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    24/09/2009 15.41.42
    L’importanza dell’annunciato Sinodo per il Medio Oriente nelle parole del Patriarca di Cilicia degli Armeni Cattolici Nerses Bedros XIX



    L’annuncio fatto sabato scorso dal Papa di una prossima Assemblea Speciale del Sinodo dei Vescovi per il Medio Oriente è stato accolto con grande entusiasmo. Si terrà dal 10 al 24 ottobre 2010 sul tema “La Chiesa cattolica in Medio Oriente: comunione e testimonianza”. Si tratta di un evento storico di cui la nostra collega del programma arabo Jamal Ward ha parlato con Sua Beatitudine Nerses Bedros XIX, Patriarca di Cilicia degli Armeni Cattolici:

    "Il sinodo che il Papa ha proclamato sabato scorso per le Chiese cattoliche del Medio Oriente è un evento storico. E’ la prima volta nella storia della Chiesa che c’è un sinodo a questo livello. E’ stato deciso dopo che il Papa è venuto in Medio Oriente, dopo l’ultimo viaggio che ha fatto in Giordania e in Terra Santa. Il Papa ha accettato la proposta che avevamo fatto negli ultimi Sinodi dei vescovi. E questo è per noi un motivo di speranza affinché noi lavoriamo di più sulla comunione e la testimonianza per le nostre Chiese, perché se non c’è comunione la nostra testimonianza è indebolita. Poi, dobbiamo anche pensare che abbiamo i nostri fratelli cristiani che non sono cattolici e le nostre relazioni con loro devono essere più forti e dare una testimonianza dell’unità dei cristiani. La testimonianza per quanto riguarda le altre religioni è molto importante perché gli altri vedono che i cristiani, anche se non sono uniti completamente, sono però uniti in varie forme, in vari compiti per il bene della società e del mondo.”


    Il Papa ha annunciato il Sinodo definendolo “un fraterno incontro”. Sua Beatitudine Nerses Bedros XIX sottolinea, dunque, l’importanza di questo incontro anche in relazione alle altre religioni:

    “Per noi in Medio Oriente le altre religioni che incontriamo sono soprattutto l’islam e l’ebraismo. Anche questo è un punto importante che dobbiamo studiare più a fondo. Noi viviamo con loro da più di 10 secoli, con i musulmani da 13 secoli e con gli ebrei da 20 secoli. E’ importante anche trovare una lingua che ci unisca e dei principi basati sull’uomo e sul bene della società. Per noi è importante tutto questo per far regnare di più la pace in Medio Oriente, che da più di 60 anni non ha avuto un anno di pace, un anno senza guerra. Questo non lo possiamo fare da soli, abbiamo bisogno anche dell’aiuto di tutte le nazioni del mondo, almeno di quelle più importanti e più ascoltate.”


    Tra i tanti aspetti della complessa realtà del Medio Oriente c’è quello delle migrazioni. Ecco la riflessione del Patriarca di Cilicia degli Armeni Cattolici su questo fenomeno:

    “L’emorragia dell’emigrazione ci ha toccato profondamente. Oggi l’emigrazione è diventata un fenomeno che ci ha scosso moltissimo perché la maggior parte dei nostri fedeli vive fuori del territorio patriarcale, cioè fuori dell’Oriente, perciò anche i vescovi che sono nella diaspora saranno invitati a questo Sinodo. Lo scopo è di dare un segno di speranza alle nostre Chiese, ai nostri fedeli. Chiediamo a tutti di pregare per noi affinché lo Spirito Santo ci guidi e ci aiuti e ci mostri la via giusta.”

    fonte: Radio Vaticana
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    COMUNICATO: 2a RIUNIONE DEL CONSIGLIO PER IL MEDIO ORIENTE DELLA SEGRETERIA GENERALE DEL SINODO DEI VESCOVI

    Nei giorni 24 - 25 novembre 2009 si è svolta a Roma la seconda riunione del Consiglio Presinodale per l’Assemblea Speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei Vescovi.

    Hanno partecipato le LL. Beatitudini i Cardinali Nasrallah Pierre Sfeir, Patriarca d’Antiochia dei Maroniti ; Emmanuel III Delly, Patriarca di Babilonia dei Caldei ; le LL. Eminenze i Cardinali Ivan Dias, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli; Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali; le LL. Beatitudini Antonios Naguib, Patriarca di Alessandria dei Copti; Ignace Youssif III Younan, Patriarca di Antiochia dei Siri; Gregorios III Laham, b.s., Patriarca di Antiochia dei Greco Melkiti; Nerses Bedros XIX Tarmouni, Patriarca di Cilicia degli Armeni; Fouad Twal, Patriarca di Gerusalemme dei Latini; S.E. Mons. Ramzi Garmou, Arcivescovo di Teheran dei Caldei, Presidente della Conferenza Episcopale d’Iran; S.E. Mons. Luigi Padovese, o.f.m. cap., Vicario Apostolico dell’Anatolia, Vescovo tit. di Monteverde, Presidente della Conferenza Episcopale di Turchia.

    Nella prolusione, l’Ecc.mo Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi, Mons. Nikola Eterović, ha posto al centro il tema della testimonianza, rifacendosi all’Esortazione Apostolica Postsinodale pubblicata nel 1997, a seguito dell’Assemblea Speciale per il Libano. In quella vasta regione che comprende anche la Terra in cui si compirono i misteri della nostra redenzione, i cristiani sono chiamati ad essere testimoni della morte e risurrezione di Cristo in virtù del dono dello Spirito, che ispira i credenti ad agire non individualmente, ma in comunione ed unità con tutta la Chiesa.

    Nell'azione evangelizzatrice, ha continuato mons. Eterović, occorre far conoscere alle nuove generazioni il grande patrimonio di fede e di testimonianza delle singole Chiese e questo compito investe tutte le categorie ecclesiali: Vescovi, sacerdoti, diaconi, persone consacrate, fedeli laici, cattolici della diaspora, nelle diverse situazioni e ambienti di vita, come sono la famiglia, gli istituti di scienze religiose, le istituzioni educative e anche quelle sanitarie.

    L’ordine del giorno della riunione prevedeva, dopo il saluto e l’introduzione del Segretario Generale, le comunicazioni dei singoli Membri sulla situazione ecclesiale nel contesto socio-politico nelle regioni mediorientali e soprattutto lo studio del progetto dei Lineamenta per l’Assemblea stessa, che si svolgerà dal 10 al 24 ottobre 2010 sul tema: «La Chiesa Cattolica nel Medio Oriente: Comunione e testimonianza. ‘La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un'anima sola’ (At 4, 32)».

    Un’articolata ed accurata discussione, svolta in due gruppi di lavoro distinti, che hanno successivamente integrato le rispettive proposte, ha permesso di elaborare un testo che ormai è prossimo alla stesura finale.

    I partecipanti all’incontro hanno dedicato ampio spazio anche al tema dell’approfondimento della comunione nella Chiesa Cattolica e, in particolare, nelle e tra le Chiese Patriarcali e il Patriarcato Latino di Gerusalemme, come pure nelle Conferenze Episcopali dei Paesi del Medio Oriente.

    Di grande importanza è favorire sempre più la comunione, reale sebbene ancora non piena, con le altre Chiese e comunità ecclesiali.

    I Membri del Consiglio non hanno tralasciato il tema dei rapporti con ebrei e musulmani, insistendo soprattutto sulla necessità di dialogo e di collaborazione in vari campi di attività sociale e culturale.

    Al termine della riunione si è invocata l’intercessione della Beata Vergine Maria sui lavori di preparazione dell’Assise Sinodale. Il prossimo incontro è stato fissato per i giorni 23 e 24 aprile 2010.

    [01863-01.01]

    fonte: Sala Stampa della Santa Sede
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    AVVISO DI CONFERENZA STAMPA, 13.01.2010

    Si informano i giornalisti accreditati che martedì 19 gennaio 2010, alle ore 11.30, nell’Aula Giovanni Paolo II si terrà una conferenza stampa di presentazione dei Lineamenta dell’Assemblea Speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei Vescovi (Città del Vaticano, 10-24 ottobre 2010) sul tema «La Chiesa Cattolica nel Medio Oriente: Comunione e testimonianza. "La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un'anima sola" (At 4, 32)».

    Interverranno:
    S.E. Mons. Nikola Eterović, Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi;
    Rev.mo Mons. Fortunato Frezza, Sotto-Segretario del Sinodo dei Vescovi.

    (Il Documento è da considerarsi sotto embargo fino alle ore 12 di martedì 19 gennaio 2010. Il testo dei Lineamenta - in lingua araba, inglese, francese e italiana - sarà a disposizione dei giornalisti accreditati a partire dalle ore 9 di martedì 19 gennaio 2010.)

    [00049-01.01]

    [B0024-XX.01]

    fonte: Sala Stampa della Santa Sede
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    CONFERENZA STAMPA
    DI PRESENTAZIONE DEI LINEAMENTA
    DELL’ASSEMBLEA SPECIALE PER IL MEDIO ORIENTE DEL SINODO DEI VESCOVI


    (CITTÀ DEL VATICANO, 10-24 OTTOBRE 2010)

    19.01.2010


    INTERVENTO DI S.E. MONS. NIKOLA ETEROVIĆ

    INTERVENTO DI MONS. FORTUNATO FREZZA

    Alle 11.30 di questa mattina, nell’Aula Giovanni Paolo II della Sala Stampa della Santa Sede, ha luogo la Conferenza Stampa di presentazione dei Lineamenta dell’Assemblea Speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei Vescovi (Città del Vaticano, 10-24 ottobre 2010) sul tema «La Chiesa Cattolica nel Medio Oriente: comunione e testimonianza. "La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuor solo e un’anima sola" (At 4, 32)».

    Intervengono alla Conferenza Stampa: S.E. Mons. Nikola Eterović, Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi, e il Rev.mo Mons. Fortunato Frezza, Sotto-Segretario del Sinodo dei Vescovi.

    Ne pubblichiamo di seguito gli interventi:

    INTERVENTO DI S.E. MONS. NIKOLA ETEROVIĆ

    Introduzione

    "Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio" (Lc 2, 6-7).

    Queste parole dell’Evangelista Luca, proclamate e meditate specialmente nel periodo liturgico del Natale, ci portano spiritualmente nella mangiatoia di Betlemme, città di Davide ove è nato il Signore Gesù (cfr Mt 2, 1; Lc 2, 4). Secondo la profezia di Isaia il Messia avrà il nome "Consigliere mirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace" (Is 9, 5). La tradizione cristiana attribuisce tali titoli alla persona di Gesù, dichiarandolo vero Emmanuele, Dio con noi (cfr Mt 1, 23). Tra essi, quello della pace occupa un posto privilegiato. Infatti, il Messia "sarà egli stesso la pace" (Mi 5, 3). Pertanto Betlemme, come ha ricordato il Santo Padre Benedetto XVI, "è anche una città simbolo di pace in Terra Santa e nel mondo intero. Purtroppo, ai nostri giorni, essa non rappresenta una pace raggiunta e stabile, ma una pace faticosamente ricercata e attesa" (Angelus del 20 dicembre 2009).

    Betlemme, Nazaret, Gerusalemme, nomi noti e cari al cuore dei cristiani e di tutti gli uomini di buona volontà, diventano attuali anche nella preparazione dell’Assemblea Speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei Vescovi. Accogliendo la richiesta di numerosi Vescovi della regione che va dall’Egitto all’Iran, il Santo Padre Benedetto XVI ha indetto tale Assise sinodale che avrà luogo dal 10 al 24 ottobre 2010 sul tema: La Chiesa Cattolica in Medio Oriente: comunione e testimonianza. "La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un’anima sola" (At 4, 32).

    Per preparare tale importante evento, in ossequio alla volontà del Sommo Pontefice, è stato formato un Consiglio Presinodale composto da 7 Patriarchi delle 6 Chiese Orientali Cattoliche sui iuris e dal Patriarca latino di Gerusalemme. Membri del menzionato Consiglio sono anche 4 Capi dei Dicasteri della Curia Romana più interessati al tema dell’Assemblea sinodale. Ad essi sono inoltre uniti i Presidenti delle Conferenze Episcopali della Turchia e dell’Iran.

    Con l’aiuto di alcuni esperti, i membri del Consiglio Presinodale hanno redatto i Lineamenta che oggi vengono presentati in 4 lingue: arabo, francese, inglese e italiano.

    Struttura dei Lineamenta

    I testo dei Lineamenta ha tre Capitoli, preceduti da una Introduzione in cui si indica lo scopo principalmente pastorale dell’Assemblea Speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei Vescovi e cioè: "confermare e rafforzare i cristiani nella loro identità mediante la Parola di Dio e i Sacramenti" e "ravvivare la comunione ecclesiale tra le Chiese particolari, affinché possano offrire una testimonianza di vita cristiana autentica, gioiosa e attraente".

    Come di consueto, ogni parte dei Lineamenta è accompagnata da alcune domande che nell’insieme sono 32. Esse aiuteranno i destinatari istituzionali: i Sinodi dei Vescovi delle Chiese Orientali Cattoliche, le Conferenze Episcopali, i Dicasteri della Curia Romana, l’Unione dei Superiori Maggiori, a discutere sui contenuti del Documento, applicandone le affermazioni alla realtà dei rispettivi enti ecclesiali. Le risposte dovrebbero pervenire, come menzionato nella Prefazione, entro la solennità di Pasqua del 2010 che quest’anno celebreremo tutti i cristiani insieme. La sintesi di tali risposte formerà, in seguito, l’Instrumentum laboris, Documento di lavoro dell’Assise sinodale che il Santo Padre Benedetto XVI consegnerà ai rappresentanti delle Chiese Orientali Cattoliche durante la sua Visita Apostolica a Cipro dal 4 al 6 giugno prossimo. Considerando la grande importanza della Terra Santa per ogni cristiano, non sono escluse le osservazioni anche di altri Istituti e di persone singole del mondo intero, concernenti, in particolare, l’appoggio spirituale e materiale ai cristiani e alle Chiese particolari del Medio Oriente.

    Primo Capitolo
    : La Chiesa Cattolica in Medio Oriente

    Il Documento accenna brevemente alla storia gloriosa delle Chiese di Oriente che, ancor più che le altre Chiese particolari del mondo, risalgono alla prima Chiesa cristiana di Gerusalemme. Da questa, esse si sono diffuse nella regione mantenendo l’unità essenziale nella pluralità delle espressioni. Tali Chiese sono state caratterizzate dall’apostolicità e da una forte indole missionaria. Infatti, oltre alla Chiesa di rito latino, vi sono Chiese Orientali Cattoliche di ben cinque Tradizioni: Alessandrina (Chiesa Copta e Chiesa Etiopica); Antiochena (Chiesa Siro-Malankarese, Chiesa Maronita e Chiesa Sira); Armena (Chiesa Armena); Caldea o Siro-Orientale (Chiesa Caldea e Chiesa Siro-Malabarese); Bizantina o Costantinopolitana (tra cui la Chiesa Greco-Melchita).

    Grati alla divina Provvidenza che ha voluto che tali Chiese rimassero nei singoli Paesi per quasi 2.000 anni di storia del cristianesimo, nonostante non poche difficoltà, i Lineamenta si soffermano su alcune sfide attuali:

    - conflitti politici nella regione, menzionandone alcuni (Israele - Palestina, Iraq, Libano);

    - libertà di religione e di coscienza, lamentando non pochi ostacoli all’esercizio di tale diritto fondamentale della persona umana e di ogni comunità religiosa.

    Si menziona l’evoluzione dell’Islam contemporaneo in cui non mancano correnti estremiste che sono una minaccia per tutti, cristiani e musulmani. Inoltre, si constata una forte emigrazione dei cristiani dai loro Paesi d’origine. D’altra parte si sottolinea l’immigrazione di cristiani, soprattutto come operai, provenienti da vari Paesi del mondo.

    Di fronte a tale situazione, il Documento propone la formazione dei cristiani affinché possano vivere con fedeltà ancora più grande la propria fede nella vita privata e pubblica. Inoltre, essi sono chiamati a continuare a dare il loro prezioso contributo all’edificazione di una società democratica, rispettosa dei diritti e dei doveri di tutti i suoi membri.

    Secondo Capitolo: La comunione ecclesiale

    Accennando alla natura teologica della comunione, che ha il suo fondamento nel mistero della Santissima Trinità, il Documento entra nella questione della comunione all’interno della Chiesa Cattolica e cioè tra le varie Chiese Orientali Cattoliche che dovrebbe diventare sempre di più una ricchezza per tutti i cristiani del Medio Oriente, anzi per tutta la Chiesa Cattolica. Vi sono due segni principali della comunione cattolica: la celebrazione dell’Eucaristia e la comunione con il Vescovo di Roma, Successore di San Pietro Apostolo e Capo visibile di tutta la Chiesa.

    Ovviamente, la comunione si esprime anche nei rapporti tra i Vescovi delle diverse Chiese Orientali Cattoliche come pure tra essi e i fedeli. Essa, poi, si manifesta nella vita di ogni giorno, e l’ espressioni di essa sembra essere più facile a livello dei fedeli che dei Gerarchi. Il Documento tratta dunque aspetti assai concreti della comunione tra i cristiani come, per esempio, l’iscrizione in scuole e istituti d’istruzione superiore, la possibilità di ricevere l’assistenza da parte di enti di natura caritativa come ospedali, orfanotrofi, case di riposo, ecc. Un aspetto importante e pratico è la frequentazione dei fedeli in altre chiese cattoliche nella regione.

    Capitolo terzo: La testimonianza cristiana

    È il capitolo più lungo in cui si tratta della testimonianza dei cattolici all’interno della Chiesa stessa, in particolare per mezzo della catechesi e delle opere, e al di fuori di essa.

    Il dialogo con le altre Chiese e comunità cristiane
    esiste ma ha bisogno di essere incrementato. In tale urgente opera, grande ruolo svolge il Consiglio delle Chiese del Medio Oriente, che praticamente raccoglie tutti i rappresentanti dei cristiani della regione. Inoltre, vi sono progetti pastorali comuni elaborati nel Consiglio dei Patriarchi Cattolici riuniti con i Patriarchi ortodossi di Libano e Siria. Insieme con tutta la Chiesa Cattolica, le Chiese Orientali Cattoliche partecipano anche al dialogo teologico con la Chiesa Ortodossa. Sarebbe auspicabile una maggiore collaborazione anche nel campo liturgico.

    Il dialogo con l’ebraismo
    è la peculiarità delle Chiese di Gerusalemme (6 Cattoliche e 5 Ortodosse, più 2 comunità ecclesiali protestanti). Esistono in Palestina e in Israele varie associazioni di dialogo ebraico-cristiano. Tuttavia i rapporti con l’ebraismo sono condizionati dalla situazione politica che oppone da una parte Palestinesi e mondo arabo e dall’altra lo Stato d’Israele. Al riguardo, i Lineamenta citano le parole del Santo Padre pronunciate durante la sua Visita Apostolica in Terra Santa circa il diritto del popolo Palestinese e di quello Israeliano di vivere in pace e di avere ognuno una patria propria all’interno di confini sicuri ed internazionalmente riconosciuti.

    A tal proposito, occorre sempre rammentare la distinzione tra il piano religioso e quello politico, non adoperando la Bibbia a scopi politici né la politica a scopi religiosi. In tale contesto è importante sottolineare il legame religioso tra il Giudaismo e il Cristianesimo, tra l’Antico e il Nuovo Testamento. I cristiani sono chiamati ad incoraggiare ogni pacifico mezzo che possa condurre alla pace attraverso la giustizia. In tale opera importante e difficile sono guidati dall’attitudine cristiana, espressa dal Venerabile Papa Giovanni Paolo II: "Non c’è pace senza giustizia, non c’è giustizia senza perdono" (Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace del 2002).

    I rapporti con i musulmani
    occupano una parte rilevante del Documento. Le Costituzioni della maggior parte dei Paesi del Medio Oriente garantiscono l’uguaglianza tra i cittadini a tutti i livelli. Tale quadro giuridico permette ai cristiani di esigere il rispetto dei loro diritti e doveri di cittadini. Purtroppo, per la mancanza di distinzione tra religione e politica in pratica i cristiani sono spesso in posizione di non-cittadinanza. Per migliorare la situazione, occorre promuovere di più il dialogo anche per conoscersi meglio. Bisogna incoraggiare la presentazione oggettiva del cristianesimo e dell’Islam tramite i mass media come pure in opuscoli accessibili anche a gente semplice. In tale opera grande importanza hanno non solamente i gruppi di dialogo interreligioso, bensì le opere cattoliche, come scuole e ospedali frequentati anche da musulmani.

    Di fronte a questa situazione non facile in vari Paesi, i cristiani sono chiamati a dare un contributo specifico e insostituibile alla società in cui vivono: essere testimoni di Cristo e dei valori del Vangelo in tutti i settori della vita personale, famigliare e pubblica. Vi sono alcuni punti che uniscono i cristiani e i musulmani, come i diritti dell’uomo, che pertanto bisognerebbe promuovere insieme per ottenere risultati più qualificati. Ispirandosi all’esempio e all’insegnamento di Gesù, i cristiani condannano la violenza da qualunque parte essa provenga e suggeriscono il dialogo come il mezzo migliore per risolvere i problemi. Inoltre, essi non si stancano di proporre il messaggio della riconciliazione basato sul perdono reciproco che è frutto soprattutto dello Spirito Santo e non solamente di sforzi umani. Con tale spirito sarà possibile, emarginando gli estremismi politici e religiosi, aprirsi al processo di edificazione di una umanità nuova. Pertanto, la testimonianza di vita dei cristiani, come fermento di una società rinnovata, rimane essenziale per il presente e il futuro del Medio Oriente.

    Conclusione

    Nella Conclusione si ripropongono le ragioni non tanto di politica quanto di fede per cui è essenziale che i cristiani rimangano nel Medio Oriente e continuino ad offrire il loro contributo specifico alla costruzione di una società giusta, pacifica e prospera. Non temere piccolo gregge (Lc 12, 32) è la migliore risposta ai dubbi di non pochi cristiani per rimanere in Terra Santa, forti della promessa della vicinanza di Dio. Nato a Betlemme, Egli si è fatto vicino a tutti gli uomini, soprattutto ai suoi compaesani. La parola del Vangelo di non temere è vivificata anche dalla solidarietà dei cristiani del mondo intero che appoggiano con la preghiera e con le opere di aiuto concreto i loro confratelli del Medio Oriente, culla del cristianesimo, come pure di altri due monoteismi: l’ebraismo e l’Islam.

    La speranza cristiana, nata in Terra Santa, ha animato i fedeli per 2000 anni. Anche oggi, pure in mezzo alle difficoltà e alle sfide essa rimane per i cristiani e gli uomini di buona volontà la sorgente inesauribile della fede, della carità, della gioia di essere testimoni del Signore Gesù risorto, presente in mezzo alla comunità dei suoi discepoli. Come una volta nel cenacolo di Gerusalemme, egli continua a riempire dello Spirito Santo i suoi con le parole di vita: "Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi" (Gv 20, 21).

    [00072-01.01]

    INTERVENTO DI MONS. FORTUNATO FREZZA

    La Terra Santa


    Gesù, Figlio di Dio, fatto uomo, ha condiviso tutto, eccetto il peccato (Ebr 4, 15), con gli uomini del suo tempo e della sua terra. Venne in una terra che poteva dire sua perché in essa si svolse la sua vita, la sua storia umana. Nacque in Giudea, a Betlemme, piccolo centro e grande nello stesso tempo (Mi 5, 1), la città di Davide, di Booz con Noemi e Rut (Rt 1, 22; 2, 1), dei pastori e degli innocenti trucidati da Erode (Mt 2, 16), la città del censimento ordinato da Cesare Augusto (Lc 2, 1-7).

    Un altro luogo gli fu proprio, perché in esso avevano dimora i suoi genitori Giuseppe e Maria (Lc 2, 4.5), Nazaret, sperduto paese della Galilea, terra dei popoli (Is 9, 1), sconosciuto e umiliato borgo (Gv 1 , 46) ai confini con le regioni straniere e pagane. Tanto grande e nobile Betlemme, quanto piccolo punto in geografia e stima Nazaret!

    In questa geografia, come linea d’orizzonte, si è mosso Gesù. Una prima volta nel seno di sua madre, da Nazaret fino a Betlemme, quasi alla periferia di Gerusalemme, la città del tempio (Lc 2, 22) e della festa annuale di pasqua (Lc 2, 41), città della nostalgia (Sal 137, 1ss) e delle ascensioni dei pellegrini (Sal 120-134).

    L’itinerario annuale di Pasqua da Nazaret a Gerusalemme corrisponde quasi all’intero asse longitudinale della Palestina, a congiunzione di due luoghi distintivi della vita del Signore: Nazaret con la sua casa (Lc 2, 51s) e Gerusalemme, meta del suo viaggio definitivo (Lc 9, 53).

    Se è vero che i tessuti oftalmici e le fibre cerebrali restano impressionati dalle sollecitazioni visive provenienti dall’esterno, sotto forma di immagini con qualità e durata variabili, dobbiamo concludere che il giorno dell’ascensione al cielo, quando fu elevato in alto (At 1, 9) e sottratto agli occhi fissi degli uomini di Galilea (At 1, 11), l’uomo Gesù portava con sé le immagini di questa terra: Galilea, Samaria, Giudea, perché da uomo non attraversò altra terra che questa, nessun’altra geografia che quella della Palestina, terra dei padri e della promessa (Gen 12, 1).

    Gesù non fu un missionario internazionale. La sua appartenenza territoriale era chiara e gli fu tanto cara da farlo piangere di fronte alla grandezza tradita della città «unita e compatta» (Sal 122, 3ss), di Gerusalemme (Lc 19, 41-44).

    Quella che noi chiamiamo Terra Santa non è semplicemente una realtà geografica. Come territorio somiglia ad un trapezoide i cui lati sono ad occidente la costa mediterranea, a nord una linea che da Tiro raggiunge le falde meridionali dell’Hermon, ad est il deserto arabico, a sud un confine che dalla sponda meridionale del Mar Morto tocca il Mediterraneo presso la frontiera egiziana.

    L’altezza del trapezoide è di circa 255 chilometri, la larghezza massima, a sud, è di 120 chilometri, la minima, a nord, di 70 chilometri, con un’area di circa 25.000 chilometri quadrati: meno della Sicilia, un po’ più della Sardegna.

    Anche sotto l’aspetto geografico la Palestina è uno dei paesi più straordinari: in tanto poco spazio racchiude la più profonda depressione della terra con il livello del Mar Morto che è quasi di 400 metri sotto il Mediterraneo, e la più grande varietà di clima, fauna e flora.

    In questa piccola superficie, stretta tra mare e deserto, si svolsero anche i circa 2000 anni di storia del popolo ebreo, dalla venuta di Abramo fino alla dinastia degli Asmonei nel II secolo a.C., e, successivamente , la vicenda umana del Figlio di Dio fatto uomo e dei suoi discepoli ed apostoli.

    Passando dall’Antico al Nuovo Testamento, non abbiamo la sensazione di cambiare paese. La prima pagina del Nuovo Testamento è una genealogia che registra persone, richiamando storie pubbliche e private, come anche luoghi e territorio, contrade e città. Il paese è lo stesso, è medesima l’atmosfera, anche se si respira aria diversa.

    Nell’Antico Testamento è tangibile una gradualità della rivelazione, un affinamento della religiosità, una linea di progrediente innalzamento della fede e dei costumi operato da Dio attraverso uomini scelti, quali i profeti e finalmente il Figlio suo, nato da donna (Gal 4, 4), originario di Nazaret.

    Terra Santa e Sinodo

    Il sinodo si occuperà di tutto il Medio Oriente, dall’Asia Minore all’Iraq, e di questa vasta ed eterogenea area la Terra Santa è parte geografica, storicamente non secondaria, civilmente non trascurabile, spiritualmente eminente. Le tre religioni monoteiste infatti trovano in essa, specificamente a Gerusalemme, in modo proprio a ciascuna, radici e vincoli vitali.

    Gerusalemme è città sacra per gli ebrei, per i cristiani, per i musulmani: tre religioni monoteiste, sorte in area medio orientale in epoche diverse. Posta su di un’altura -una santa montagna- per gli ebrei Gerusalemme è "il centro della terra"; mentre il centro di questa città è il "Santo dei Santi", il luogo più sacro dell’unico tempio per il culto divino, del quale, distrutto nel 70 d. C. e mai più ricostruito, rimane il Muro del pianto.

    Per i cristiani è il luogo della crocifissione, risurrezione e ascensione al cielo di Gesù, che significa "Salvatore": luoghi tutti monumentalizzati da Costantino Magno († 337), che costruì l’Anàstasis, il Martyrion e altri santuari; ma è anche una città dalla valenza mistica: è infatti modello e anticipazione della "Gerusalemme celeste", il regno di Dio cui appartengono i credenti, la Chiesa sposa del Cristo, composta di angeli e di salvati (S. Agostino, Contra Faustum, XV, 11).

    Anche i musulmani considerano Gerusalemme città santa perché legata a Maometto (†632) fondatore dell’islam. Quivi, stando alla sura 17 del Corano (sura del viaggio notturno), Maometto fu trasportato dall’arcangelo Gabriele (in una notte del 619); mentre dalla roccia di Moriah -luogo destinato al sacrificio di Isacco- il Profeta intraprese un’ascesa ai cieli sul cavallo antroponfalo al-Burag e fu portato in paradiso, dinanzi al trono di Allah. Dai suoi seguaci questo luogo, in cui si erano verificati detti eventi, fu identificato con la spianata del tempio di Erode e, una trentina di anni dopo la presa della città da parte del califfo ‘Umar, vi fu eretta una moschea.

    Questi vincoli vitali interessano direttamente la fase originaria delle tre religioni, storiche, ma ci si domanda se l’appartenenza a questa porzione del territorio mediorientale possa fomentare la coscienza dell’autenticità e della purezza delle fede e della prassi religiosa. Inoltre ci si interroga se la comune terra di origine e di convivenza possa favorire la reciprocità nel riconoscimento e nel rispetto fino ad influenzare positivamente le relazioni nell’intera area mediorientale.

    Per quanto impegnative siano le risposte a tali quesiti, si possono trovare osservazioni pertinenti nel documento che oggi si presenta, i Lineamenta per l’Assemblea Speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei Vescovi, dal titolo «La Chiesa cattolica in Medio Oriente: comunione e testimonianza "La moltitudine di coloro che erano venuti alla fede aveva un cuore solo e un'anima sola" (At 4, 32)». Esso esamina lucidamente condizionamenti e problemi direttamente connessi con quelle domande, che di volta in volta si affacciano nel viver quotidiano in quell’area, nella grande società come anche nella concreta convivenza di persone e di gruppi.

    I Pastori della Chiesa in Medio Oriente, concludendo nei Lineamenta l’esposizione degli elementi caratteristici della situazione attuale delle loro Chiese particolari, delle sfide, della comunione ecclesiale e della testimonianza cristiana, guardano al futuro e scrivono: «La nostra situazione attuale, di presenza piuttosto ridotta, è una conseguenza della storia. Ma noi, con il nostro comportamento, possiamo migliorare il nostro presente e anche il futuro. Da una parte, le politiche mondiali sono un fattore che influirà sulla nostra decisione di restare nei nostri Paesi o di emigrare. Dall’altra, l’accettazione della nostra vocazione di cristiani nelle e per le nostre società sarà un fattore principale della nostra presenza e testimonianza nei nostri Paesi» (n. 87).

    E infine si affidano ad un auspicio: «La speranza, nata in Terra Santa, anima tutti i popoli e le persone in difficoltà del mondo da 2000 anni. Nel mezzo delle difficoltà e delle sfide, essa resta una fonte inesauribile di fede, carità e gioia per formare i testimoni del Signore risorto, sempre presente tra la comunità dei suoi discepoli. In tutti i nostri Paesi, questa speranza ci sostiene, con la parola di Gesù: "Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto di darvi il suo regno" (Lc 12, 32)» (n. 89).

    [00071-01.01]

    [B0037-XX.01]

    fonte: Sala Stampa della Santa Sede
    Ultima modifica di PaoVac; 19-01-2010 alle 12:13

  9. #9
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    SINODO DEI VESCOVI
    ________________________________________ ______________

    ASSEMBLEA SPECIALE PER IL MEDIO ORIENTE



    La Chiesa Cattolica nel Medio Oriente:
    comunione e testimonianza

    «La moltitudine di coloro che erano diventati credenti
    aveva un cuor solo e un’anima sola»
    (At 4, 32)

    Lineamenta



    Città del Vaticano
    2009


    INDICE


    PREFAZIONE

    INTRODUZIONE

    A. Obiettivo del Sinodo
    B. Riflessione guidata dalle Sacre Scritture


    Domande

    I. LA CHIESA CATTOLICA IN MEDIO ORIENTE

    A. Situazione dei cristiani in Medio Oriente


    1. Breve excursus storico: unità nella varietà
    2. Apostolicità e vocazione missionaria
    3. Ruolo dei cristiani nella società, nonostante il loro numero esiguo

    B. Le sfide che i cristiani devono affrontare

    1. I conflitti politici nella regione
    2. Libertà di religione e di coscienza
    3. I cristiani e l’evoluzione dell’Islam contemporaneo
    4. L’emigrazione
    5. L’immigrazione cristiana internazionale in Medio Oriente

    C. Risposte dei cristiani nella loro vita quotidiana

    Domande

    II. LA COMUNIONE ECCLESIALE

    A. Introduzione
    B. Comunione nella Chiesa cattolica e tra le diverse Chiese
    C. Comunione tra Vescovi, clero e fedeli


    Domande

    III. LA TESTIMONIANZA CRISTIANA

    A. Testimoniare il Vangelo nella Chiesa stessa: catechesi ed opere
    B. Testimoniare insieme con le altre Chiese e Comunità
    C. Rapporti particolari con l’ebraismo
    D. Rapporti con i musulmani
    E. Contributo dei cristiani alla società


    1. Due sfide ai nostri Paesi
    2. I cristiani al servizio della società nei loro Paesi
    3. Rapporti Stato-Chiesa

    F. Conclusione: contributo specifico e insostituibile del cristiano

    Domande

    CONCLUSIONE GENERALE:
    QUALE AVVENIRE PER I CRISTIANI DEL MEDIO ORIENTE?
    “NON TEMERE, PICCOLO GREGGE!”


    A. Quale avvenire per i cristiani del Medio Oriente?
    B. La speranza


    Domande

  10. #10
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