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Discussione: Beato JERZY POPIELUSZKO, Sacerdote e Martire(14/09/1947-19/10/1984)

  1. #1
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    Beato JERZY POPIELUSZKO, Sacerdote e Martire(14/09/1947-19/10/1984)

    Quelli della mia generazione ricorderanno la vicenda di Padre Popieluszko il prete polacco che, caduto in un'imboscata della polizia comunista, fu ferocemente torturato e seviziato fino a morire. Ora ne fanno un film. Dopo tanti films sulla Shoah, è giusto che i giovani sappiano cosa succedeva oltrecortina e quanti milioni di credenti hanno testimoniato con la vita la loro Fede in Cristo:


    Popieluszko
    “Non si può uccidere la speranza”



    Il prossimo 19 ottobre verrà presentato al festival di Roma il film “Popieluszko”, sulla vita del “cappellano di Solidarnosc”, barbaramente ucciso il 19 ottobre 1984. Il film, che ha già riscosso un ampio successo in Polonia, verrà distribuito a fine mese nelle sale italiane.

    Di seguito riportiamo una recensione del film ed una breve biografia del “Servo di Dio” P. Jerzy Popieluszko…

    Il cappellano di Solidarnosc
    Al Festival di Roma l'Evento Speciale sarà Popieluszko: storia di un martire che ispirò Walesa e guidò la Polonia alla libertà

    Il corpo di Padre Jerzy Popieluszko venne ritrovato il 30 ottobre 1984 nelle acque della Vistola. Aveva 37 anni ed era considerato da tutti il cappellano di Solidarnosc. Dimenticata per anni, la sua storia - che testimonia ad un tempo il sacrificio individuale per la verità, la dignitosa fermezza di un popolo vessato da anni di totalitarismo e il volto criminale del regime comunista polacco - riemerge precisa e tragica in Popieluszko, il film che sarà presentato come Evento Speciale al festival di Roma il prossimo 19 ottobre, esattamente 25 anni dopo il suo rapimento a Torun e la barbara uccisione per mano di tre funzionari dei servizi segreti (più un complice). E' allora che la vita di Padre Jerzy entra di diritto nella rosa delle biografie straordinarie del novecento, piccole onde che si allungano nelle paludi della storia come maremoti, travolgendo argini e regimi. La sua vicenda ricorda da vicino quella del nostro Padre Puglisi, l'uno e l'altro martiri della libertà contro la sopraffazione organizzata. Il film di Rafal Wieczynski - che sul "Servo di Dio" (titolo che la Chiesa cattolica assegna dopo la morte a persone che si sono distinte per «santità di vita» o «eroicità delle virtù») aveva già realizzato il documentario I vincitori non muoiono. Documento su padre Popieluszko, inedito in Italia - ripercorre passo dopo passo la vita del cappellano, dall'infanzia nelle campagne di Okopy (dove Popieluszko, figlio di contadini, era nato nel 1947) al servizio militare obbligatorio presso l'unità di Bartoszyce, riservata ai seminaristi, dal trasferimento a Varsavia sotto le cure spirituali di Padre Teofil Bocucki all'attività pastorale in seno al neonato sindacato libero degli operai polacchi (Solidarnosc), con cui condivise speranze e scoramento, aneliti e lotte, divenendone alla fine simbolo di libertà e rettitudine. Troppo scomodo per il regime, che già nel 1981 aveva introdotto nel Paese la legge marziale e finito per praticare l'eliminazione sistematica di tutti gli avversari: padre Jerzy non fu né il primo né l'ultimo, ma era considerato tra i più pericolosi. "Senza per questo aver mai oltrepassato le sue competenze di sacerdote - sottolinea Padre Kazimierz Nycz, Arcivescovo di Varsavia - o aver ridotto la Chiesa e il suo messaggio a strumento di lotta politica. Il suo era davvero il vangelo dell'amore, incentrato sulla salvaguardia della dignità umana. Infondeva coraggio ai fedeli, non sobillava rivoluzioni". Quasi mezzo milione di persone parteciparono al funerale di padre Jerzy il 3 novembre 1984, presso la chiesa di San Stanislao Kostka di Varsavia, dove il cappellano aveva operato dal 1980. Tra questi c'era anche il regista del film, allora sedicenne: "A dispetto dei divieti - ricorda Rafal Wieczynski - mi assentai da scuola per partecipare alle esequie. Fu un'esperienza nuova, di libertà e comunione. Tornando a casa, attraversando le strade di Varsavia, ricordo che pensai molto a Padre Jerzy. Mi chiedevo se sarei stato capace come lui di sacrificare la mia vita per la Verità. Mi appariva come un grande eroe, un extraterrestre. Oggi invece, che ho quasi la stessa età che aveva lui quando venne ucciso, vedo in Padre Jerzy un uomo come noi che, messo alla prova, fece le sue scelte con grande fatica". Il corpo di Popieluszko venne seppellito nel giardino della chiesa di San Stanislao. La sua tomba da allora è stata luogo di pellegrinaggio per 18 milioni di persone, ma qui a Varsavia ricordano soprattutto la visita di Giovanni Paolo II del 14 giugno 1987, e la commossa preghiera sulla sua lapide. Accanto alla Chiesa è nato una decina d'anni fa anche un museo dedicato a Padre Jerzy, messo su da una delle più strette collaboratrici, Caterina Sobora. Il percorso del Museo è una sorta di Via Crucis nella vita del sacerdote e della Nazione, uno scrigno aperto di foto, filmati e oggetti personali a restituirci la tragica normalità degli eroi dinnanzi alle sciagure della storia. "Eppure le generazioni più giovani - sottolinea Wieczynski - non conoscono quelle lotte, non immaginano nemmeno cosa hanno significato per noi polacchi quei mutamenti radicali. Perciò desideravo che l'avventura di questo testimone di Cristo, che combatteva senza violenza contro la falsità, diventasse anche per loro memoria condivisa: volevo che Popieluszko fosse la storia vera, e insieme romantica, delle radici di libertà di cui oggi gode tutta l'Europa Centrale". Diversamente dal cinema politico di Wajda - che ha raccontato il regime e le lotte di Solidarnosc con L'uomo di marmo (1977) e L'uomo di ferro (Palma d'oro a Cannes nel 1981) - e di Agnieszka Holland (che aveva già affrontato la vicenda del cappellano di Solidarnosc nel malriuscito Un prete da uccidere, con Christopher Lambert), Popieluszko di Wieczynski privilegia un approccio intimista nel tentativo di svelare "come un cammino spirituale diventi anche un percorso di liberazione politico e civile". La controparte comunista nel film non ha tentennamenti né dubbi, umanamente non esiste: "Nel mio Paese troppi film hanno speculato sui comunisti buoni e pentiti, elevandoli al rango di eroi. Io volevo fornire invece una rappresentazione astratta del regime, svelarne il meccanismo implacabile e oppressivo. Gli eroi erano altri. Erano i preti che sostenevano, sfamavano e curavano le sofferenze dei perseguitati, fino a morire per loro". "La figura di Popieluszko - racconta Adam Woronowicz, l'attore che interpreta il cappellano nel film e che vanta con lui una somiglianza fisica impressionante - continua a interrogarmi e a mettere in discussione le mie qualità di padre, marito, amico. Spero che le domande che ancora oggi mi tormentano, nonostante abbia interpretato nel frattempo diversi altri ruoli, scuotano anche il pubblico in sala". Un auspicio che ha trovato finora riscontri positivi in Polonia, dove più di un milione di persone ha già visto il film. Il battesimo internazionale, come detto, sarà invece in Italia, al Festiva di Roma, dove la pellicola sarà accompagnata da Lech Walesa, leader di Solidarnosc, e Jozef Glemp, Primate di Varsavia, amico di Padre Jerzy e interprete del film nel ruolo di se stesso. Sempre in Italia Popieluszko sarà distribuito a fine ottobre da Rainieri Made srl, mentre la RAI ha già acquistato i diritti dei futuri passaggi televisivi. L'attenzione del cinema e della cultura verso la figura di Padre Jerzy va di pari passo con il processo di beatificazione (per martirio) del presbitero, iniziato l'8 febbraio 1997 e non ancora concluso. Nonostante la comunità internazionale abbia riconosciuto a Popieluszko un ruolo decisivo nei cambiamenti politici che interessarono la Polonia nella seconda metà degli anni '80, il suo sacrificio non ha ancora ottenuto la giustizia dei tribunali: Grzegor Piotrowski, Adam Pietruszka, Leszek Pekala e Waldemar Chmielewski, esecutori materiali del delitto, non si sono mai pentiti e hanno già lasciato il carcere. Hanno cambiato nome, residenza e aspetto fisico. I mandanti invece - tra i quali figurerebbero gli alti apparati dello Stato (Jaruzelski nega però ogni coinvolgimento) e alcune spie russe di stanza in Polonia - restano ancora nell'ombra.
    di Gianluca Arnone
    Libero News 12 ottobre 2009

    Fonte: http://www.fattisentire.org/modules....ticle&sid=3298
    Ultima modifica di Sunshine; 20-10-2009 alle 17:29


  2. #2
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    Il fim è bellissimo!! Consiglio anche di andare a Varsavia sulla sua tomba. Intorno ad essa c'è un grande rosario che riprende la forma della Polonia attuale. Accanto c'è il suo museo, trattenuto dalla Chiesa, dove c'è la sutanna che portava quando fu ucciso. Il museo presenta non solo la cronologia della sua vita, ma anche il percorso spirituale, con l'assassino- via cruxis, e la risurezione.

  3. #3
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  4. #4
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    Finalmente un film che valga la pena vedere.

  5. #5
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    sicuramente un film che vale la pena vedere....
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  6. #6
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    Grazie Sunshine per le notizie,andro sens'altro a vederlo ,non si possono perdere questi insegnamenti e testimonianze di amore
    Beati i misericordiosi,perchè troveranno misericordia

  7. #7
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    Grazie Sunshine per le notizie,andro sens'altro a vederlo ,non si possono perdere questi insegnamenti e testimonianze di amore
    Di nulla, Dino. Quando ho letto la notizia su internet, ho avuto un sobbalzo. Se ti ricordi, quando venne ucciso, ebbe una vasta eco proprio per la ferocia con cui si accanirono i poliziotti su questo povero prete indifeso, e se ne parlò per molto tempo ancora.
    Anche io andrò a vederlo: finalmente un film per noi cattolici!


  8. #8
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    Ho trovato su Repubblica un articolo del 3 novembre 1984, sui funerali a Padre POPIELUSZKO:

    LA POLONIA SALUTA POPIELUSZKO
    Repubblica — 03 novembre 1984 pagina 13 sezione: POLITICA ESTERA

    VARSAVIA - La Polonia darà oggi il suo estremo saluto a padre Jerzy Popieluszko: alle 11, con un funerale che verrà ricordato come una delle manifestazioni religiose più imponenti nella storia di questa roccaforte del cattolicesimo, la salma del sacerdote assassinato verrà calata nel cortile di San Stanislao. Jerzy Popieluszko riposerà lì, nella sua parrocchia, la "fabbrica" in cui aveva condotto la lotta (religiosa ma anche politica) per affermare i suoi ideali. Ieri sera il regime ha voluto dare un segnale molto concreto al riguardo del suo atteggiamento su tutta la vicenda: nei giorni scorsi c' erano già stati articoli e dichiarazioni di altissimi esponenti governativi che denunciavano la "provocazione" messa in atto con l' assassinio di Popieluszko, ma ieri l' agenzia "Pap" ha annunciato a sorpresa che due alti funzionari della polizia sono stati arrestati. I due dipendenti del ministero dell' Interno, il colonnello Adam P. e il tenente colonnello Leszek W., in forza allo stesso dipartimento, "sono agli arresti": l' agenzia ufficiale non lo dice, ma non è difficile immaginare che siano sotto inchiesta per l' assassinio del sacerdote. Tra l' altro la "Pap" ha anche precisato che il responsabile dei dipartimenti in cui lavoravano i due, il generale di brigata Zenon Platek, è stato "sospeso dalle sue funzioni per aver mancato nella supervisione del suo servizio". Inoltre i tre responsabili dell' omicidio sono stati degradati a soldato semplice, a prescindere dai risultati dell' inchiesta cui sono sottoposti. Altro gesto distensivo, sottolineato da molti già l' altroieri, è stato l' acconsentire che Popieluszko venisse ricordato e seppellito a Varsavia. E' stata una decisione contrastata fino all' ultimo quella di scegliere San Stanislao come sede definitiva per le spoglie del sacerdote; le autorità avrebbero voluto che venisse seppellito nel suo villaggio natale, lontano dalla grande città e dalle concentrazioni operaie. Il cardinale Glemp invece lo voleva nel cimitero monumentale di Varsavia, Powazki. Alla fine hanno provalso i fedeli, che in tutti questi giorni sono rimasti a vegliare giorno e notte nella chiesa di San Stanislao: sarà seppellito nel cuore del quartiere operaio in cui ha lavorato. Ieri, nel tardo pomeriggio, a Varsavia è arrivato il piccolo corteo funebre che ha accompagnato la salma di Popieluszko. Era partito alle 15 da Bialystok, duecento chilometri a nord-est da Varsavia. Nel grande ospedale di quella città Popieluszko era stato trasportato dalle autorità che avrebbero preferito tenerlo lontano da Varsavia. Alle 15, quando la Fiat-Polski 125 su cui era stato adagiato il feretro ha iniziato a muoversi, ad aspettare Popieluszko c' erano 4 o 5 mila persone. Si erano radunate davanti all' ospedale sin dalle prime ore della mattina, trascurando le loro attività per poter salutare il sacerdote. Dietro la Fiat-Polski si sono incolonnate una decina di altre auto: a bordo c' erano i familiari, gli amici più stretti del sacerdote. Alle sei le automobili sono arrivate a Varsavia: davanti e tutt' intorno alla chiesa di San Stanislao i fedeli erano andati aumentando di ora in ora. Quando otto operai della acciaieria di Varsavia, piangendo come bambini, hanno preso la bara per portarla dentro la chiesa, la folla era di almeno 20 mila persone. Popieluszko, preceduto dal padre e dalla madre, è stato fatto avanzare con difficoltà tra la folla in lacrime, le mani levate nel segno della "V", il saluto che Solidarnosc ha voluto far suo. Il prete è stato adagiato su un catafalco, piccolo e semplice, ma inondato di fiori, circondato dagli striscioni bianco-rossi su cui risaltano i nomi delle città di mezza Polonia. La chiesa è diventata meta di un pellegrinaggio impressionante, per il numero delle persone ma anche per il dolore, per il "misticismo" con cui i cittadini polacchi accorrono per salutare il prete assassinato. A Bialystok, quando il corteo aveva appena iniziato a muoversi, alcune donne lo avevano costretto a fermarsi per baciare i finestrini del piccolo carro funebre Fiat-Polski in cui era il sacerdote. Davanti San Stanislao è successo lo stesso; la gente ha baciato i vetri dell' auto, anche la bara mentre veniva portata a spalla. E' come se Popieluszko fosse già santo, come se San Stanislao fosse già diventata un santuario, il luogo in cui venerare "il santo di Solidarnosc". Il clima in cui si svolgono i funerali di oggi lascia poco spazio ai discorsi, alle valutazioni, alle interpretazioni politiche: per esempio ad un giudizio sugli arresti annunciati dalla "Pap". Ieri Walesa è tornato ad insistere: non bisogna scioperare, lo sciopero di un' ora indetto a Danzica da alcuni ex-dirigenti di Solidarnosc non è un gesto da imitare. Ma lo ha fatto molto sommessamente, quasi aggiungendo alle sue parole un implicito invito a non scioperare "perchè dispiacerebbe a padre Popieluszko". Anche le autorità, che forse in altre occasioni si sarebbero comportate diversamente, ieri non hanno potuto ignorare completamente l' avvenimento. Certo, hanno rifiutato il visto d' ingresso a Ted Kennedy, che avrebbe voluto partecipare ai funerali, ma hanno permesso che due giornali li annunciassero, hanno messo a punto un imponente dispositivo per regolare il traffico nella capitale e ne hanno fatto annunciare il dispositivo dalla radio ufficiale. Nella tarda serata di ieri sono iniziate a circolare le prime previsioni sulla partecipazione di folla alla messa: si parla addirittura di più di un milione di persone, un numero impressionante, soprattutto se si considera che la chiesa si trova in un parco piccolissimo, circondato da stradine e case. Gli addetti al servizio d' ordine dell' episcopato hanno iniziato a metter su transenne dappertutto per tentare di regolare il flusso della folla, collegando anche moltissimi altoparlanti nelle strade intorno alla chiesa in maniera da far sì che le parole del cardinale Glemp (che officerà la messa) possano essere ascoltate da tutti. Alla messa assisteranno molti rappresentanti diplomatici dei paesi occidentali, e tra loro anche il nostro ambasciatore Guglielmo Folchi.

    Fonte: http://ricerca.repubblica.it/repubbl...pieluszko.html


  9. #9
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    Ah sì ho visto la notizia ieri al TG e per un attimo pensavo a un nuovo film su Giovanni Paolo II.

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da ******* Visualizza Messaggio
    Ah sì ho visto la notizia ieri al TG e per un attimo pensavo a un nuovo film su Giovanni Paolo II.
    Questa è una riprova che le nuove generazioni non sanno assolutamente nulla di questo martire polacco


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