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Discussione: Abramo e il sacrificio di Isacco: "Ora so" Genesi 22,12

  1. #1
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    Abramo e il sacrificio di Isacco: "Ora so" Genesi 22,12

    In Genesi 22,12, nel momento in cui Dio ferma Abramo dal sacrificare Isacco, dice " Ora so che tu temi Dio e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unigenito". Ora so, ora conosco. Perchè, prima non lo sapeva? Nella sua onniscienza non avrebbe dovuto saperlo? Allora perchè mettere alla prova Adamo? Era un esame che serviva ad Abramo? Per quale scopo? E se fosse stato realmente così, perchè successivamente non rivolgersi ad Abramo con un'altra espressione che gli chiarisse il senso di quella prova, che gli facesse intendere che era stata appositamente predisposta perchè lui potesse trarne qualche beneficio o insegnamento. Invece no, la frase riguarda Dio: ora so, ora conosco.Come se fosse stato Lui ad averne bisogno.

  2. #2
    Vecchia guardia di CR L'avatar di SignorVeneranda
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    Citazione Originariamente Scritto da maxf Visualizza Messaggio
    In Genesi 22,12, nel momento in cui Dio ferma Abramo dal sacrificare Isacco, dice " Ora so che tu temi Dio e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unigenito". Ora so, ora conosco. Perchè, prima non lo sapeva? Nella sua onniscienza non avrebbe dovuto saperlo? Allora perchè mettere alla prova Adamo? Era un esame che serviva ad Abramo? Per quale scopo? E se fosse stato realmente così, perchè successivamente non rivolgersi ad Abramo con un'altra espressione che gli chiarisse il senso di quella prova, che gli facesse intendere che era stata appositamente predisposta perchè lui potesse trarne qualche beneficio o insegnamento. Invece no, la frase riguarda Dio: ora so, ora conosco.Come se fosse stato Lui ad averne bisogno.
    Hai toccato un punto molto interessante, ponendoti una domanda che si è fatta anche uno dei più grandi esegeti della Scrittura, Origene. In una sua omelia sulla Genesi, Origene arriva a dire che Dio non solo parla all'uomo come se fosse un uomo ma fa a gara con gli uomini – Abramo ha infatti offerto a Dio un figlio mortale che non doveva morire. Dio ha consegnato alla morte per gli uomini un Figlio immortale» (Omelie sulla Genesi, SC, 7, VIII, 8).
    Ma ti propongo una parte di questa omelia che risponde esattamente alla tua domanda:

    7. Proseguirono dunque entrambi, e giunsero al luogo che Dio gli aveva detto (Gen 22, 8-9).
    A Mosè, giunto al luogo che il Signore gli aveva mostrato, non è consentito di salire, ma prima gli viene detto: Sciogli il legaccio dei calzari dai tuoi piedi (Es 3, 5); ad Abrahamo ed Isacco non è detto nulla di simile, ma salgono, e non depongono i calzari. In ciò, forse, il motivo è che Mosè, benché fosse grande (Es 11, 3), tuttavia veniva dall'Egitto, e vi erano alcuni legami di mortalità annodati ai suoi piedi; invece Abrahamo e Isacco non hanno nulla di ciò, ma giungono al luogo. Abrahamo edifica l'altare, pone sopra l'altare la legna, lega il fanciullo, si prepara a scannare (cf Gen 22, 9-10).
    Siete in molti, nella Chiesa di Dio, che ascoltate queste cose e siete padri. Pensate che qualcuno dì voi, dalla narrazione stessa del fatto acquisti tanta costanza e forza d'animo, che, se per caso perde un figlio per la morte comune e che spetta a tutti, anche se è unico, anche se è amato, prenda come esempio Abrahamo, e si ponga davanti agli occhi la sua grandezza d'animo? Eppure da te non si richiede questa grandezza d'animo, da legare proprio tu il figlio, da forzarlo tu stesso, da essere tu a preparare la spada, da scannare tu l'unico figlio. Non ti sono domandati tutti questi servizi.
    Sii almeno costante nel proposito e nell'animo: saldo nella fede offri lieto il figlio a Dio; sii sacerdote della vita del tuo figlio; giacché non conviene piangere al sacerdote che immola a Dio.
    Vuoi vedere che questo ti è richiesto? Dice il Signore nel Vangelo: Se foste figli di Abrahamo, certo fareste le opere di Abrahamo (Gv 8, 39). Ecco, questa è l'opera di Abrahamo. Fate le opere che ha fatto Abrahamo, ma non con tristezza, giacché Dio ama chi dà con gioia (2 Cor 9, 7). Che se anche voi sarete tanto pronti per Dio, anche a voi si dirà: Sali a una terra elevata e al monte che io ti mostrerò; e là offrimi il tuo figlio (Gen 22, 2). Non nelle profondità della terra, non nella valle del pianto (Sal 84, 7), ma nei monti alti ed eccelsi offri il tuo figlio. Mostra che la fede in Dio è più forte degli affetti della carne. Infatti Abrahamo amava Isacco suo figlio, ma all'amore della carne antepose l'amore di Dio, e fu trovato non nelle viscere della carne, ma nelle viscere di Cristo (Fil 1, 8), cioè nelle viscere del Verbo di Dio, della verità, della sapienza.

    8. Dice: E Abrahamo stese la sua mano, per prendere la spada, e scannare il suo figlio. E l'angelo del Signore lo chiamò dal cielo, e disse: Abrahamo, Abrahamo. Ed egli disse: Eccomi. E disse: Non mettere la tua mano sopra il fanciullo, e non fargli niente [di male]. Ora infatti so che tu temi Dio (Gen 22, 10-12). Riguardo a questo discorso ci si obietta di solito che Dio dice che ora sa che Abrahamo teme Dio, come se prima lo avesse ignorato.
    Dio lo sapeva, e non gli era nascosto, in quanto è colui che conosce tutte le cose prima che siano (Dn 13, 42), ma per te sono state scritte, poiché anche tu, certo, hai creduto a Dio, ma se non compirai le opere della fede (cf 2 Ts 1, 11), se non sarai obbediente in tutti i comandamenti, anche i più difficili, se non offrirai il sacrificio e non mostrerai che non preferisci a Dio né il padre, né la madre, né i figli (cf Mt 10, 37), non si riconoscerà che temi Dio, e non si dirà di te: Poiché ora so che tu temi Dio(Gen 22, 12).
    Dobbiamo poi considerare che si riferisce che un angelo dice queste cose ad Abrahamo, e che nel seguito questo angelo appare chiaramente come il Signore . Per cui ritengo che, come fra noi uomini fu trovato nel sembiante come uomo (Fil 2, 7), così anche fra gli angeli sia stato trovato nel sembiante come angelo. E, seguendo il suo esempio, gli angeli nel cielo si rallegrano per un solo peccatore che faccia penitenza (Lc 15, 10), e si gloriano dei progressi degli uomini. Essi hanno come l'incarico delle nostre anime, e a loro, mentre ancora siamo piccoli, siamo affidati come a tutori e amministratori fino al tempo stabilito dal padre (cf Gal 4, 3-2). Dunque, essi stessi, ora, riguardo al progresso di ciascuno di noi dicono: Ora so che tu temi Dio.
    Per esempio, se ho il proposito del martirio, non per questo l'angelo mi potrà dire: Ora so che tu temi Dio; poiché il proposito dell'anima è noto solo a Dio. Ma se accederò ai combattimenti, proferirò la bella confessione (1 Tm 6, 12), sosterrò senza vacillare tutte le prove che mi verranno inflitte, allora l'angelo, come per confermarmi e darmi forza, potrà dire: Ora so che tu temi Dio.
    Ma in verità queste cose sono state dette ad Abrahamo, ed è stato proclamato che egli teme Dio. Perché? Perché non ha risparmiato il suo figlio. E noi ora rapportiamo questo alle parole dell'Apostolo, ove dice di Dio: Egli che non risparmiò il proprio Figlio, ma lo consegnò per noi tutti (Rm 8, 32). Vedi che Dio lotta con gli uomini con magnifica liberalità: Abrahamo offri a Dio un figlio mortale, che non sarebbe morto; Dio, per gli uomini, consegnò alla morte il Figlio immortale.
    Che diremo noi di fronte a queste cose?

    Che cosa renderemo al Signore, per tutto quello che egli ci ha donato (cf Sal 116, 12)?
    Iddio Padre, per noi, non risparmiò il proprio Figlio .
    Secondo te, chi di voi udrà una buona volta la voce dell'angelo che dice: Ora so che tu temi Dio, poiché non hai risparmiato il tuo figlio , la tua figlia, o la tua moglie, o non hai risparmiato il denaro, o gli onori del secolo e le ambizioni del mondo, ma hai disprezzato tutto, e tutto hai stimato come sterco, per guadagnare Cristo (Fil 3, 8), hai venduto tutto, e l'hai dato ai poveri e hai seguito la parola di Dio (cf Mt 19, 21)? Secondo te, chi di voi udrà dall'angelo parole di tal genere?
    Intanto, Abrahamo ode questa voce e gli viene detto: Poiché non hai risparmiato il tuo figlio diletto per me.

    Pensa che coraggio aveva Origene a parlare così davanti a un pubblico che era pieno di padri che avevano perso un figlio. Allora infatti le malattie falciavano i bambini soprattutto in tenera età.
    Ultima modifica di SignorVeneranda; 01-11-2009 alle 01:04

  3. #3
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    Hai toccato un punto molto interessante, ponendoti una domanda che si è fatta anche uno dei più grandi esegeti della Scrittura, Origene. In una sua omelia sulla Genesi, Origene arriva a dire che Dio non solo parla all'uomo come se fosse un uomo ma fa a gara con gli uomini – Abramo ha infatti offerto a Dio un figlio mortale che non doveva morire. Dio ha consegnato alla morte per gli uomini un Figlio immortale» (Omelie sulla Genesi, SC, 7, VIII, 8).
    Ma ti propongo una parte di questa omelia che risponde esattamente alla tua domanda:

    7. Proseguirono dunque entrambi, e giunsero al luogo che Dio gli aveva detto (Gen 22, 8-9).
    A Mosè, giunto al luogo che il Signore gli aveva mostrato, non è consentito di salire, ma prima gli viene detto: Sciogli il legaccio dei calzari dai tuoi piedi (Es 3, 5); ad Abrahamo ed Isacco non è detto nulla di simile, ma salgono, e non depongono i calzari. In ciò, forse, il motivo è che Mosè, benché fosse grande (Es 11, 3), tuttavia veniva dall'Egitto, e vi erano alcuni legami di mortalità annodati ai suoi piedi; invece Abrahamo e Isacco non hanno nulla di ciò, ma giungono al luogo. Abrahamo edifica l'altare, pone sopra l'altare la legna, lega il fanciullo, si prepara a scannare (cf Gen 22, 9-10).
    Siete in molti, nella Chiesa di Dio, che ascoltate queste cose e siete padri. Pensate che qualcuno dì voi, dalla narrazione stessa del fatto acquisti tanta costanza e forza d'animo, che, se per caso perde un figlio per la morte comune e che spetta a tutti, anche se è unico, anche se è amato, prenda come esempio Abrahamo, e si ponga davanti agli occhi la sua grandezza d'animo? Eppure da te non si richiede questa grandezza d'animo, da legare proprio tu il figlio, da forzarlo tu stesso, da essere tu a preparare la spada, da scannare tu l'unico figlio. Non ti sono domandati tutti questi servizi.
    Sii almeno costante nel proposito e nell'animo: saldo nella fede offri lieto il figlio a Dio; sii sacerdote della vita del tuo figlio; giacché non conviene piangere al sacerdote che immola a Dio.
    Vuoi vedere che questo ti è richiesto? Dice il Signore nel Vangelo: Se foste figli di Abrahamo, certo fareste le opere di Abrahamo (Gv 8, 39). Ecco, questa è l'opera di Abrahamo. Fate le opere che ha fatto Abrahamo, ma non con tristezza, giacché Dio ama chi dà con gioia (2 Cor 9, 7). Che se anche voi sarete tanto pronti per Dio, anche a voi si dirà: Sali a una terra elevata e al monte che io ti mostrerò; e là offrimi il tuo figlio (Gen 22, 2). Non nelle profondità della terra, non nella valle del pianto (Sal 84, 7), ma nei monti alti ed eccelsi offri il tuo figlio. Mostra che la fede in Dio è più forte degli affetti della carne. Infatti Abrahamo amava Isacco suo figlio, ma all'amore della carne antepose l'amore di Dio, e fu trovato non nelle viscere della carne, ma nelle viscere di Cristo (Fil 1, 8), cioè nelle viscere del Verbo di Dio, della verità, della sapienza.

    8. Dice: E Abrahamo stese la sua mano, per prendere la spada, e scannare il suo figlio. E l'angelo del Signore lo chiamò dal cielo, e disse: Abrahamo, Abrahamo. Ed egli disse: Eccomi. E disse: Non mettere la tua mano sopra il fanciullo, e non fargli niente [di male]. Ora infatti so che tu temi Dio (Gen 22, 10-12). Riguardo a questo discorso ci si obietta di solito che Dio dice che ora sa che Abrahamo teme Dio, come se prima lo avesse ignorato.
    Dio lo sapeva, e non gli era nascosto, in quanto è colui che conosce tutte le cose prima che siano (Dn 13, 42), ma per te sono state scritte, poiché anche tu, certo, hai creduto a Dio, ma se non compirai le opere della fede (cf 2 Ts 1, 11), se non sarai obbediente in tutti i comandamenti, anche i più difficili, se non offrirai il sacrificio e non mostrerai che non preferisci a Dio né il padre, né la madre, né i figli (cf Mt 10, 37), non si riconoscerà che temi Dio, e non si dirà di te: Poiché ora so che tu temi Dio(Gen 22, 12).
    Dobbiamo poi considerare che si riferisce che un angelo dice queste cose ad Abrahamo, e che nel seguito questo angelo appare chiaramente come il Signore . Per cui ritengo che, come fra noi uomini fu trovato nel sembiante come uomo (Fil 2, 7), così anche fra gli angeli sia stato trovato nel sembiante come angelo. E, seguendo il suo esempio, gli angeli nel cielo si rallegrano per un solo peccatore che faccia penitenza (Lc 15, 10), e si gloriano dei progressi degli uomini. Essi hanno come l'incarico delle nostre anime, e a loro, mentre ancora siamo piccoli, siamo affidati come a tutori e amministratori fino al tempo stabilito dal padre (cf Gal 4, 3-2). Dunque, essi stessi, ora, riguardo al progresso di ciascuno di noi dicono: Ora so che tu temi Dio.
    Per esempio, se ho il proposito del martirio, non per questo l'angelo mi potrà dire: Ora so che tu temi Dio; poiché il proposito dell'anima è noto solo a Dio. Ma se accederò ai combattimenti, proferirò la bella confessione (1 Tm 6, 12), sosterrò senza vacillare tutte le prove che mi verranno inflitte, allora l'angelo, come per confermarmi e darmi forza, potrà dire: Ora so che tu temi Dio.
    Ma in verità queste cose sono state dette ad Abrahamo, ed è stato proclamato che egli teme Dio. Perché? Perché non ha risparmiato il suo figlio. E noi ora rapportiamo questo alle parole dell'Apostolo, ove dice di Dio: Egli che non risparmiò il proprio Figlio, ma lo consegnò per noi tutti (Rm 8, 32). Vedi che Dio lotta con gli uomini con magnifica liberalità: Abrahamo offri a Dio un figlio mortale, che non sarebbe morto; Dio, per gli uomini, consegnò alla morte il Figlio immortale.
    Che diremo noi di fronte a queste cose?

    Che cosa renderemo al Signore, per tutto quello che egli ci ha donato (cf Sal 116, 12)?
    Iddio Padre, per noi, non risparmiò il proprio Figlio .
    Secondo te, chi di voi udrà una buona volta la voce dell'angelo che dice: Ora so che tu temi Dio, poiché non hai risparmiato il tuo figlio , la tua figlia, o la tua moglie, o non hai risparmiato il denaro, o gli onori del secolo e le ambizioni del mondo, ma hai disprezzato tutto, e tutto hai stimato come sterco, per guadagnare Cristo (Fil 3, 8), hai venduto tutto, e l'hai dato ai poveri e hai seguito la parola di Dio (cf Mt 19, 21)? Secondo te, chi di voi udrà dall'angelo parole di tal genere?
    Intanto, Abrahamo ode questa voce e gli viene detto: Poiché non hai risparmiato il tuo figlio diletto per me.

    Pensa che coraggio aveva Origene a parlare così davanti a un pubblico che era pieno di padri che avevano perso un figlio. Allora infatti le malattie falciavano i bambini soprattutto in tenera età.
    Ti ringrazio veramente molto, SignorVeneranda. I tuoi interventi sono sempre particolarmente precisi ed esaustivi. Anche in questo caso mi hai dato preziosissimi spunti di riflessione.
    Un'altra cosa che apprezzo molto è che quando intervieni, lo fai sempre con una "paterna" disponibilità e una pacatezza che, proprio in questo forum, purtroppo spesso manca. Grazie tante ancora.

  4. #4
    Veterano di CR L'avatar di -Flavio-
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    Non è Dio che fa ragionamenti umani ma erano gli uomini che un po' per ignoranza tendevano ad attribuire a Dio atteggiamenti umani, se leggi sempre nell'antico testamento, da qualche parte c'è scritto anche che Dio si pentì di aver fatto qualcosa, se non sbaglio ad esempio il diluvio. E' chiaro che Dio non si pente e non impara le cose vedendole come con Abramo, è solo il modo di esprimersi degli antichi.
    Gesù confido in te!

  5. #5
    Iscritto L'avatar di VincenzoL
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    Chi è Abramo?
    Un nomade, in cammino, in ricerca, in ascolto di Dio...
    Abramo ha, una famiglia: Terach; la moglie Sarai; il cugino Lot...
    Dio chiama Abramo e la sua storia inizia in Mesopotamia...
    Dio quando si fa conoscere ad Abramo dà delle indicazioni. Invita a realizzare un progetto. Qualcosa di grande, che supera Abramo, ma che Dio vuole realizzare attraverso Abramo, in questa storia. Il Dio che si rivela ad Abramo ha a cuore l’umanità e intende realizzare con essa un progetto, meglio, un’alleanza.
    La vocazione di Abramo a partire e andare nella terra “promessa” è accompagnata da continue prove e momenti duri, nei quali Abramo “impara” a conoscere Dio e impara a conoscere se stesso.
    Abramo crede che Dio gli abbia fatto una promessa vera, credibile, per la quale impegnarsi.
    In Genesi 18 Dio propone la promessa del figlio (Isacco). Il contesto è quello “famoso” delle querce di Mamre. Questa volta Abramo è tutto volto all’accoglienza. Non dubita. Non contesta. Sembra che abbia imparato a fidarsi di Dio.
    Ed ecco una nuova prova.
    Sicuramente Dio non ha bisogno di “provare” l’uomo, per capire di che cosa è fatto o per sapere fino a che punto l’uomo gli è fedele. Allora, a che serve la prova?
    È chiaro che la prova serve di più all’uomo. Alla fine è l’uomo che “capisce quanto vale”, attraverso la prova. È l’uomo che capisce il valore della propria fede attraverso la prova.
    Che senso ha la prova, allora?
    È un’opportunità di crescita. L’uomo “messo alla prova” ne esce trasformato. La prova modifica la consapevolezza che uno ha di sé e del mondo.
    Perchè Dio mette alla prova? Può Dio mettere alla prova?
    Se c’è un bene in gioco, più grande, credo proprio di sì.
    Nel caso di Abramo, c’è in gioco un bene più grande: la benedizione finale. Abramo diventa una benedizione per la sua discendenza, ma addirittura anche per tutti gli altri popoli. Uno squarcio “universalistico”. La prova di Abramo diventa occasione per un bene più grande...
    Dio chiede molto, Chiede il figlio della promessa.
    Quello che ha donato, ora lo chiede indietro. Certamente, qui Dio chiede qualcosa di assolutamente importante per Abramo e qualcosa che è dono di Dio.Forse anche Abramo ha ritenuto che il figlio Isacco fosse “roba sua”, non più un dono di Dio, ma un suo meritato possesso. Allora, questa prova ha un significato di “purificazione”: Dio mette alla prova Abramo, non soltanto per vedere se è fedele o meno, ma per aiutarlo a “purificare” il suo rapporto con le cose e le persone. Dio vuole aiutare Abramo a vedere nel figlio Isacco non una “meritata conquista” a sua disposizione, ma “un dono che viene da Dio”, e perciò qualcosa nei confronti del quale non vale la logica del possesso, ma della gratuità. Il dono è gratuito: viene da Dio.
    Abramo supera la prova. Si fida di Dio. Comprende che suo figlio è un dono. Comprende che Dio provvede anche quando l’uomo vede solo morte e chiusura.
    Abramo ha imparato qualcosa di più su Dio: è diventato un “amico di Dio”, un suo confidente, uno al quale Dio rivela i suoi progetti.
    TIMETE DEUM ET DATE ILLI HONOREM

  6. #6
    Iscritto L'avatar di Giuda Taddeo
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    Interpretazione non convenzionale dell'episodio biblico con Abramo e Isacco?

    Sono nuovo, spero che questa domanda sia adatta a questo sub-forum, e se non lo fosse chiederei ai moderatori di spostarla (forse su ecumenismo e diaologo?). Riguarda l'interpretazione dell'episodio biblico chiave con Abramo e Isacco, quindi l'ho inserita in questo topic.
    Il biblista cattolico, Padre Alberto Maggi, sostiene in uno scritto intitolato "Il Dio Impotente"

    https://www.studibiblici.it/conferen..._IMPOTENTE.pdf

    la seguente tesi (riporto la parte per esteso per evitare fraintendimenti).

    "[...] Per impedire questo in una cultura in cui i bambini non valgono niente– c’è un proverbio nel Talmud che dice che l’unghia dei padri è più importante dello stomaco dei figli, la mortalità infantile era quello che era e i bambini non erano considerati niente – per mettere fine a questo massacro, l’autore sacro ci riporta nel libro della Genesi, il racconto di Abramo e di Isacco che purtroppo - credo per responsabilità dei traduttori - emerge come un racconto contraddittorio, un racconto che presenta la figura di Dio in modo tale che veramente c’è da aver paura. L’abbiamo accennato prima: c’è Abramo che vecchietto, finalmente,ha un unico figlio e ne è innamorato. Dio vede che Abramo si è affezionato a questo figlio, e gli dice: «Ti piace, gli vuoi bene:ammazzalo, offrimelo». E conosciamo tutti la scena. Abramo lega il figlio e quando lo sta per scannare, arriva Dio e gli dice: «Dai che scherzavo». Io la metto così per fare comprendere l’assurdità di unracconto del genere. Ma come, prima gli dici di ammazzare il figlio, e poi, all’ultimo momento glielo impedisci! E le spiegazioni che vengonodate, sono spiegazioni più aberranti, più agghiaccianti, del testo stesso: è la fede, bisogna essere pronti a sacrificare le cose più care,ecc. Ma l’autore del testo sta dicendo qualcosa di contrario. L’autore del testo sta dicendo: le divinità pagane vogliono i sacrifici, chiedono isacrifici anche umani, il nostro Dio, il Dio d’Israele no. E lo fa giocando su due nomi. Il Dio che chiede ad Abramo di sacrificargli il figlio, viene chiamato, nel testo del Genesi, Elohim. “Elohim mise allaprova Abramo”. Elohim è il nome comune delle divinità, anche delle divinità pagane. Abramo, dovendo intraprendere questo disegno straordinario di Dio, pensa di dovergli sacrificare l’unico figlio perché Elohim, cioè gli dei, glielo hanno chiesto. Quando sta per scannare il figlio, colui che glielo impedisce non è Elohim, ma scrive il testo, l’angelo di Jahvè o“l’Angelo del Signore”. Quando nella Bibbia leggiamo “Angelo del Signore”, non si intende mai un angelo inviato dal Signore, ma è Dio stesso quando entra in contatto con l’umanità che viene presentato come “Angelo del Signore”. Il Dio che impedisce il sacrificio non è l’Elohim che glielo ha chiesto – cosa fa, glielo chiede e poi dopo cinque minuti ci ripensa? -ma è il Dio d’Israele. Cosa vuol dire l’autore sacro? Mentre nei popoli circostanti e nei popoli pagani si accettano e si richiedono i sacrifici umani, in Israeleno. Il Dio d’Israele non richiede sacrifici umani. E se non li richiede il Dio più grande che è Jahvè, tanto meno può richiederlo una divinità inferiore come Moloch. Vedete che sono tutti dei processi graduali di purificazione del volto di Dio. Ma, andando avanti, c’è un passo successivo, Dio che non vuole sacrifici.[...]"

    Ora sono abbastanza sicuro che questa non sia un'interpretazione approvata dal magistero, e sembra contraddire anche alcune delle parole che Dio dira' ad Abramo successivamente, quindi non capisco. Tuttavia, non avendo le competenze scritturali per capire la questione, vorrei chiedere un'opinione agli esperti del forum con competenze teologico-scritturali. Per contestualizzare, l'interpretazione di Padre Maggi va letta nel contesto di un suo discorso piu' ampio su come la religione ebraica si sia evoluta verso il monoteismo gradualmente, discorso funzionale al suo ragionamento piu' ampio sull'onnipotenza di Dio nel documento che ho indicato sopra. Maggi e' un biblista, quindi se sostiene questa interpretazione penso abbia delle ragioni.

    Spero nessuno si senta offeso da questa domanda, ho visto che in passato Padre Maggi e' stato trattato duramente nel forum, apprezzerei toni pacati anche nella fermezza di una correzione ma e' solo una richiesta, immagino ci potranno essere reazioni forti.

    Ringrazio in anticipo chi mi possa aiutare su questo.

  7. #7
    Fedelissimo di CR L'avatar di Lady Joan Marie
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    Secondo me come noi abbiamo bisogno di essere amati da Dio anche Dio vuole essere amato dalle sue creature...
    Gesù non chiede, dopo la Sua Resurrezione a Pietro per ben tre volte se lo amava? E così anche per Abramo, Dio vuole la conferma del suo amore per Lui anche chiedendo un sacrificio che nemmeno vuole.
    Il Re è invaghito della tua bellezza. E' Lui il tuo Signore: rendigli omaggio (SALMO44)

  8. #8
    Iscritto L'avatar di Macchia Nera
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    Citazione Originariamente Scritto da Giuda Taddeo Visualizza Messaggio
    Sono nuovo, spero che questa domanda sia adatta a questo sub-forum, e se non lo fosse chiederei ai moderatori di spostarla (forse su ecumenismo e diaologo?). Riguarda l'interpretazione dell'episodio biblico chiave con Abramo e Isacco, quindi l'ho inserita in questo topic.
    Il biblista cattolico, Padre Alberto Maggi, sostiene in uno scritto intitolato "Il Dio Impotente"

    https://www.studibiblici.it/conferen..._IMPOTENTE.pdf

    la seguente tesi (riporto la parte per esteso per evitare fraintendimenti).

    "[...] Per impedire questo in una cultura in cui i bambini non valgono niente– c’è un proverbio nel Talmud che dice che l’unghia dei padri è più importante dello stomaco dei figli, la mortalità infantile era quello che era e i bambini non erano considerati niente – per mettere fine a questo massacro, l’autore sacro ci riporta nel libro della Genesi, il racconto di Abramo e di Isacco che purtroppo - credo per responsabilità dei traduttori - emerge come un racconto contraddittorio, un racconto che presenta la figura di Dio in modo tale che veramente c’è da aver paura. L’abbiamo accennato prima: c’è Abramo che vecchietto, finalmente,ha un unico figlio e ne è innamorato. Dio vede che Abramo si è affezionato a questo figlio, e gli dice: «Ti piace, gli vuoi bene:ammazzalo, offrimelo». E conosciamo tutti la scena. Abramo lega il figlio e quando lo sta per scannare, arriva Dio e gli dice: «Dai che scherzavo». Io la metto così per fare comprendere l’assurdità di unracconto del genere. Ma come, prima gli dici di ammazzare il figlio, e poi, all’ultimo momento glielo impedisci! E le spiegazioni che vengonodate, sono spiegazioni più aberranti, più agghiaccianti, del testo stesso: è la fede, bisogna essere pronti a sacrificare le cose più care,ecc. Ma l’autore del testo sta dicendo qualcosa di contrario. L’autore del testo sta dicendo: le divinità pagane vogliono i sacrifici, chiedono isacrifici anche umani, il nostro Dio, il Dio d’Israele no. E lo fa giocando su due nomi. Il Dio che chiede ad Abramo di sacrificargli il figlio, viene chiamato, nel testo del Genesi, Elohim. “Elohim mise allaprova Abramo”. Elohim è il nome comune delle divinità, anche delle divinità pagane. Abramo, dovendo intraprendere questo disegno straordinario di Dio, pensa di dovergli sacrificare l’unico figlio perché Elohim, cioè gli dei, glielo hanno chiesto. Quando sta per scannare il figlio, colui che glielo impedisce non è Elohim, ma scrive il testo, l’angelo di Jahvè o“l’Angelo del Signore”. Quando nella Bibbia leggiamo “Angelo del Signore”, non si intende mai un angelo inviato dal Signore, ma è Dio stesso quando entra in contatto con l’umanità che viene presentato come “Angelo del Signore”. Il Dio che impedisce il sacrificio non è l’Elohim che glielo ha chiesto – cosa fa, glielo chiede e poi dopo cinque minuti ci ripensa? -ma è il Dio d’Israele. Cosa vuol dire l’autore sacro? Mentre nei popoli circostanti e nei popoli pagani si accettano e si richiedono i sacrifici umani, in Israeleno. Il Dio d’Israele non richiede sacrifici umani. E se non li richiede il Dio più grande che è Jahvè, tanto meno può richiederlo una divinità inferiore come Moloch. Vedete che sono tutti dei processi graduali di purificazione del volto di Dio. Ma, andando avanti, c’è un passo successivo, Dio che non vuole sacrifici.[...]"

    Ora sono abbastanza sicuro che questa non sia un'interpretazione approvata dal magistero, e sembra contraddire anche alcune delle parole che Dio dira' ad Abramo successivamente, quindi non capisco. Tuttavia, non avendo le competenze scritturali per capire la questione, vorrei chiedere un'opinione agli esperti del forum con competenze teologico-scritturali. Per contestualizzare, l'interpretazione di Padre Maggi va letta nel contesto di un suo discorso piu' ampio su come la religione ebraica si sia evoluta verso il monoteismo gradualmente, discorso funzionale al suo ragionamento piu' ampio sull'onnipotenza di Dio nel documento che ho indicato sopra. Maggi e' un biblista, quindi se sostiene questa interpretazione penso abbia delle ragioni.

    Spero nessuno si senta offeso da questa domanda, ho visto che in passato Padre Maggi e' stato trattato duramente nel forum, apprezzerei toni pacati anche nella fermezza di una correzione ma e' solo una richiesta, immagino ci potranno essere reazioni forti.

    Ringrazio in anticipo chi mi possa aiutare su questo.
    Sarebbe meglio chiedere a qualche studioso ebreo l'interpretazione corretta di questo episodio, che per loro è fondamentale e studiatissimo.

    Non conosco Maggi, per cui non ho pregiudizi a riguardo nel bene e nel male.
    Però la lettura che da di questo episodio non mi convince, sta dicendo che il senso dell'episodio è di dimostrare che YHWH non pretende sacrifici umani, al contrario delle altre divinità; mi sembra un po' riduttiva come interpretazione, e mi risulta problematico anche il fatto che venga usato Abramo per passare questo messaggio.

    Io sarei per un'altra lettura, più tradizionale, Dio mette alla prova Abramo, la sua fede nella promessa.

    Premessa nel brano non c'è alcuna analisi psicologica dei personaggi, di quali siano i loro sentimenti, le loro emozioni, anche se la situazione narrata è di una drammaticità estrema.

    Torniamo all'episodio in questione, Dio fa una richiesta incomprensibile ad Abramo, gli chiede di sacrificare Isacco, il figlio arrivato nella vecchiaia che rappresentava l'inizio del compimento della promessa di Dio.
    Penso che ad Abramo sia crollato il mondo addosso in quel momento, ma in ogni caso Abramo continua a fidarsi di Dio, al di là di ogni logica umana, e si appresta a fare quanto gli viene chiesto.
    Arriviamo fino al versetto 10 dove Abramo è pronto a stendere la mano sul figlio (Poi Abramo stese la mano e prese il coltello per immolare suo figlio), ma ecco il colpo di scena interviene Dio (cfr. l'angelo del Signore) e con le sue parole getta luce sull'episodio, al versetto 12: "Ora so che tu temi Dio e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unigenito".
    Questa affermazione conferma la interpretazione che vede in questo episodio una prova della fede di Abramo.

    I vv 15-18, gli studiosi sono abbastanza concordi nel considerarli una aggiunta successiva.

    Ora sul fatto che il racconto sia paradossale, possiamo anche concordare con il Maggi, sulla interpretazione che ne da, un po' meno.
    Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto.

  9. #9
    Iscritto L'avatar di Giuda Taddeo
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    Citazione Originariamente Scritto da Lady Joan Marie Visualizza Messaggio
    Secondo me come noi abbiamo bisogno di essere amati da Dio anche Dio vuole essere amato dalle sue creature...
    Grazie della risposta. Ma chiedere un sacrificio umano come prova d'amore? Ho sempre pensato al povero Isacco, come si doveva sentire. Ma anche Abramo, povero. Osea poi dirà che Dio vuole amore, non sacrifici, e Gesù stesso lo ripeterà. Il Magistero esclude categoricamente l'interpretazione di Maggi? Perché a parte l'incoerenza apparente con alcune frasi successive dell'episodio, sarebbe una prospettiva interessante. Qui vorrei capire due cose per vedere dove stia l'errore secondo il Magistero:

    1. È vero che Elohim denotava le altre divinità minori nella Bibbia che per un certo tempo convissero con
    Yahweh, mentre l'ebraismo convergeva lentamente verso il monoteismo puro? Sembrava esserci addirittura una controparte femminile di Yahweh, Asherah, anche se con Elhoim qui Maggi pare riferirsi più a Moloch. L'espressione "Troni, Potestà, Principati e Dominazioni" secondo Maggi è collegata a queste divinità inferiori a Yahweh che per un certo tempo convissero con lui fino alla convergenza al monoteismo puro (anche se San Paolo stesso sembrava combattere ancora queste idee in alcuni sue lettere, dice Maggi).

    2. È vero che quando si legge "Angelo del Signore" questo voglia semplicemente indicare Dio come si manifesta all'uomo e non un essere diverso da Dio? Questa non l'avevo mai sentita e vorrei capire che base scritturale possa avere. Sono quasi certo che non sia in accordo col Magistero.

    Edit: ho visto ora la risposta di Macchia Nera. Grazie per la risposta dettagliata. Concordo sul sentire uno studioso ebreo e sulla contraddizione con quello che Yahweh dice dopo. Ottimo spunto anche l'assenza di aspetti psicologici.
    Ultima modifica di Giuda Taddeo; 09-09-2021 alle 23:36

  10. #10
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    Ho consultato alcuni siti di autori ebrei e sembra che chi si complimenta con Abramo per aver visto che era pronto a sacrificare Isacco sia di nuovo Elohim e non Yahweh, quindi da quel punto di vista Padre Maggi è coerente.
    Ho letto però che altri studiosi ritengono invece che fosse sempre un solo Dio ma che Dio e Abramo sapevano entrambi in anticipo che il sacrificio non sarebbe avvenuto realmente e quindi erano sempre in perfetta sintonia in una operazione che serviva a trasmettere la notizia che Dio non richiedeva sacrifici umani.
    Questa ulteriore interpretazione mi ha ulteriormente sorpreso e mi sembra scontare troppo tutta la vicenda.
    Comunque cercherò più a fondo per vedere se qualche studioso ebreo è in linea invece con la interpretazione di Maggi o quella del Magistero.

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