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Discussione: "Quando" avviene la Transustanziazione?

  1. #1
    Veterano di CR L'avatar di AlexandrosBG
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    "Quando" avviene la Transustanziazione?

    Cari fratelli e sorelle,
    ho bisogno di un chiarimento riguardante all'Eucaristia. Recentemente mi son trovato a discutere su un forum ortodosso americano riguardo al punto esatto in cui il Pane ed il Vino offerti dal sacerdote diventano per transustanziazione (o, in linguaggio orientale, trasmutazione) il Sacratissimo Corpo ed il Preziosissimo Sangue di nostro Signore Gesù Cristo. La Chiesa Cattolica, da quanto so, pone l'accento sulle Parole d'Istituzione, cioè "Questo è il mio corpo" e "Questo calice è il mio sangue". In tal caso, quindi, la transustanziazione è operata direttamente per le parole di Gesù sui Santi Doni.
    La Chiesa Ortodossa, al contrario, ed in generale tutte le Chiese Orientali, hanno dei riti in cui è chiaro che la trasmutazione-transustanziazione è operata in occasione dell'Epiclesi, cioè l'invocazione dello Spirito Santo sul pane e sul vino. Ad esempio, nelle parole dell'Epiclesi di San Giovanni Crisostomo (in uso anche presso i nostri fratelli cattolici bizantini) recita così:
    "Ancora ti offriamo questo culto spirituale e incruento, e ti invochiamo, ti preghiamo, e ti supplichiamo: manda il tuo Santo Spirito su questi Doni qui presenti, e fa' di questo Pane il prezioso Corpo del tuo Cristo, e fa' di ciò che è in questo Calice il prezioso Sangue del tuo Cristo"
    Ora, siccome queste parole sono pronunciate dopo le Parole d'Istituzione, ciò presume che nelle liturgie orientali la transustanziazione non è ancora avvenuta... Com'è possibile conciliare tutto ciò con la fede cattolica per cui la forma del Sacramento dell'Eucaristia è contenuta nelle Parole d'Istituzione? Gradirei sapere in particolare se esistono documenti magisteriali a riguardo per sciogliere questo nodo gordiano.

    Ringrazio anticipatamente chiunque riesca a risolvermi questo piccolo, grande dubbio di fede.

    Pax vobiscum!

  2. #2
    Gran CierRino L'avatar di Ismael
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    Se non erro, mentre nella teologia cattolica la tansustansazione avviene precisamente durante le parole di istituzione 'questo è il mio corpo' 'questo è il mio sangue', nella teologia Ortodossa la transustansazione è un processo che dura tutta l'Epiclesi...

    Questa però è una risposta preliminare, devo controllare. Esistono sicuramente scritti a riguardo (es. nella Summa mi pare).

    Cercherò di rispondere al più presto... o magari un altro risponderà prima di me
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  3. #3
    Gran CierRino L'avatar di Ismael
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    Ester80 scrive:

    Citazione Originariamente Scritto da Ester80
    In Oriente non è mai esistita molta speculazione sulla natura del mistero dell'Eucaristia. Entrambe le anafore (preghiere) eucaristiche utilizzate (quella di San Basilio e quella di San Giovanni Crisostomo) includono il "racconto dell'istituzione eucaristica ("Questo è il mio Corpo...," "Questo è il mio Sangue..."). In Occidente la preghiera eucaristica è considerata necessaria per realizzare il sacramento. La differenza con l'Oriente, sta nel fatto che il punto culminante della preghiera eucaristica non è il ricordo dell'atto compiuto da Cristo ma l'invocazione del Santo Spirito che segue immediatamente al racconto evangelico: "Manda il tuo Santo Spirito su di noi e sopra i Doni qui presenti e fa' di questo Pane il prezioso Corpo del tuo Cristo ... e fa' di ciò che è in questo Calice il prezioso Sangue del tuo Cristo". In tal modo, il mistero centrale del Cristianesimo è realizzato non per virtù d'un uomo che agisce in persona Christi (è la posizione tradizionale dell'Occidente) ma attraverso la preghiera della Chiesa e l'azione dello Spirito Santo. La natura del mistero che coinvolge il pane e il vino viene espressa con il termine metabolé, cioé trasmutazione sacramentale.

    Ciò accade per Ortodossi e per i riti orientali della Divina Liturgia.
    Questo mi pare corretto, ma bisogna comunque sottolineare che anche in occidente, i sacramenti avvengono "attraverso la preghiera della Chiesa e l'azione dello Spirito Santo".

    Comunque in occidente la visione è quella del Padre della Chiesa S. Ambrosio (IV secolo) che in De Sacramento IV scrive appunto che il culmine della celebrazione è quando il prete dice le parole di Cristo, infatti il sacerdote non parla più per se stesso ma per Cristo usando le parole di questo.
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  4. #4
    Moderatore Globale L'avatar di Ambrosiano
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    Per la Consacrazione, il Catechismo dice:
    1333 Al centro della celebrazione dell'Eucaristia si trovano il pane e il vino i quali, per le parole di Cristo e per l'invocazione dello Spirito Santo, diventano il Corpo e il Sangue di Cristo.
    Quindi per una valida Consacrazione è necessario che sussistano quelle due condizioni.

    Nelle nostre preghiere Eucaristiche (tranne forse nella V ambrosiana), l'invocazione dello Spirito viene fatta prima della proclamazione delle parole di Cristo. Quindi è giusto dire che all'Elevazione si è già compiuta la Consacrazione.

    In altre tradizioni liturgiche (e forse nella V ambrosiana) avviene il contrario ed è quindi giusto in questi casi dire che la Consacrazione avvenga all'Epiclesi.

    Dico: "forse nella V ambrosiana", perchè in essa è chiara l'Epiclesi dopo le parole dell'Istituzione, ma prima di esse vi è comunque un accenno "per l'efficacia dello Spirito Santo". Chi è più ferrato di me in questo campo potrà eventualmente chiarire.

    Addirittura in quella di Addai Mari, in cui è stato riconosciuto che le parole di Cristo sono distribuite in tutta la preghiera Eucaristica, è giusto dire allora che la Consacrazione avviene alla fine della stessa.

    E comunque è doveroso sottolineare che al momento della Dossologia finale, che è la vera Elevazione, i doni sono sempre, sicuramente e indubitabilmente consacrati.

    Quindi in sostanza, è importante rendersi conto che le cose (e che Cose!) non avvengono meccanicamente (o peggio ancora per magia), ma occorre invece approfondire gli argomenti e trovare le ragioni di fondo che danno loro significato.

  5. #5
    Vecchia guardia di CR L'avatar di Isidro de Sevilla
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    Quando il prete finisce di pronunciare le parole dell'istituzione, la transustanziazione è di certo completa. Tuttavia, per convenzione, tutta la preghiera eucaristica deve essere considerata consacratoria anche per evitare qualunque riferimento "magico" (un'azione che avviene a seguito di una formula).

  6. #6
    Iscritto L'avatar di cobsvilla
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    Nella tradizione latina indubbiamente le parole dell'istituzione sono il momento considerato consacratorio. Al punto che un errore formale in esse rende la celebrazione eucaristica invalida.

    Ho difficoltà ad immaginare che l'epiclesi in occidente possa avere valore consacratorio. Se ad esempio si guarda il Canone Romano, la prima epiclesi (sulle offerte) ha una formulazione piuttosto generica (Quam oblationem tu, Deus, in omnibus, quaesumus, benedictam, adscriptam, ratam, rationabilem, acceptabilemque facere digneris: ut nobis Corpus et Sanguis fiat dilectissimi Filii tui, Domini nostri Iesu Christi.) in cui non compare nemmeno esplicitamente lo Spirito Santo. La riforma ha introdotto a questo punto un gesto epicletico, che tuttavia prima non compariva.
    Nel Canone romano invece è molto chiara la "seconda epiclesi", ovvero quella sul celebrante e sui fedeli, che ovviamente non può aver alcun valore costitutivo.

    Ringrazio Ambrosiano che mi ha fatto scoprire il sorprendente documento del 2001:
    ORIENTAMENTI PER L’AMMISSIONE ALL’EUCARISTIA FRA LA CHIESA CALDEA E LA CHIESA ASSIRA DELL’ORIENTE
    Effettivamente viene riconosciuta valida l'anafora di Addai Mari, in cui le parole dell'istituzione sono frammentate lungo tutta l'anafora. Notate che fino a questo documento del 2001, la Chiesa caldea (cattolica) inseriva all'interno dell'anafora di Addai Mari la formula consacratoria.

    Tradizioni diverse.
    Penso che il problema sia più per loro: per i latini è chiaro il momento della consacrazione; tra gli orientali forse non c'è totale accordo nel riconoscere consacratorio il momento dell'epiclesi.
    E penso anche che se vogliamo restare fedeli alla linea teologica occidentale (o meglio: alla nostra tradizione teologica) dobbiamo dire che anche per i fratelli orientali il racconto dell'istituzione ha valore consacratorio.
    Si potrebbe immaginare che la differente intenzione del celebrante "orientale" sposti la dichiarazione consacratoria in quel punto diverso della Messa?


    PS. Non è un problema ozioso. Capita (raramente!) che qualche sacerdote debba interrompere per malore la celebrazione eucaristica. Come considerare le specie presenti sull'altare?
    Ultima modifica di cobsvilla; 04-02-2010 alle 22:48

  7. #7
    Gran CierRino L'avatar di Ismael
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    Citazione Originariamente Scritto da cobsvilla Visualizza Messaggio
    PS. Non è un problema ozioso. Capita (raramente!) che qualche sacerdote debba interrompere per malore la celebrazione eucaristica. Come considerare le specie presenti sull'altare?
    Beh a questo ci potrebbe essere una soluzione 'veloce'.

    Si potrebbe considerare le ostie consacrate solo dopo che tutto il rito è completato: dal sanctus alla fine della consacrazione (mi riferisco qui solo al rito romano, almeno). Quindi non importa se la consacrazione avviene durante tutto il rito o solo quando il sacerdote ripete le parole di Cristo. Se il rito è interrotto a metà il pane e vino non sono consacrati.

    Ovviamente qui sto dando una mia opinione, che potrebbe essere errata.

    In ogni caso, S. Tommaso argomenta una transustansazione istantanea (Summa Theologica III, LXXV, 7)
    (Versione inglese, quella italiana è offilne: http://www.newadvent.org/summa/4075.htm#article7)
    Laudo fructum boni operis, sed in fide agnosco radicem - S. Augustinus Hipponensis

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