Lo Staff del Forum dichiara la propria fedeltà al Magistero. Se, per qualche svista o disattenzione, dovessimo incorrere in qualche errore o inesattezza, accettiamo fin da ora, con filiale ubbidienza, quanto la Santa Chiesa giudica e insegna. Le affermazioni dei singoli forumisti non rappresentano in alcun modo la posizione del forum, e quindi dello Staff, che ospita tutti gli interventi non esplicitamente contrari al Regolamento di CR (dalla Magna Charta). O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te.
Risultati da 1 a 7 di 7

Discussione: Condizioni e caratteri del peccato mortale

  1. #1
    Iscritto L'avatar di quintusfabius
    Data Registrazione
    Feb 2007
    Località
    San Pellegrino Terme (BG)
    Età
    36
    Messaggi
    133

    Condizioni e caratteri del peccato mortale

    Scusatemi volevo capire meglio la distinzione tra peccato mortale e veniale.
    Quando si dice "piena avvertenza" si intende la gravità dell'azione, non che la persona sappia necessariamente che è peccato mortale giusto?

    Cioè, se io non conoscessi da ignorante completo che c'è il comandamento "non rubare" e rubassi, sapendo bene dentro di me che è una cosa sbagliatissima, commetterei peccato mortale giusto? (ovvio non rubare la matitina dell'ufficio )

    Un'altra questione, ma si può dire che il peccato veniale sia "amore" rivolto male, in modo errato o scarso, mentre quello mortale sia completa opposizione a Dio?

    Scusate il disturbo ma io sono una persona abbastanza ossessiva e scrupolosa... e troppe volte mi capita di avere dubbi sull'accostarmi all'Eucarestia per ragionamenti del tipo "e se fossi in peccato... :msn4: che poi magari riflettendoci bene dopo la celebrazione riconosco essere falsi... mah!

  2. #2
    Fedelissimo di CR L'avatar di arcycapa
    Data Registrazione
    Mar 2007
    Località
    U.S.
    Età
    48
    Messaggi
    4,408
    Citazione Originariamente Scritto da quintusfabius Visualizza Messaggio
    Scusatemi volevo capire meglio la distinzione tra peccato mortale e veniale.
    Quando si dice "piena avvertenza" si intende la gravità dell'azione, non che la persona sappia necessariamente che è peccato mortale giusto?

    Cioè, se io non conoscessi da ignorante completo che c'è il comandamento "non rubare" e rubassi, sapendo bene dentro di me che è una cosa sbagliatissima, commetterei peccato mortale giusto? (ovvio non rubare la matitina dell'ufficio )

    Un'altra questione, ma si può dire che il peccato veniale sia "amore" rivolto male, in modo errato o scarso, mentre quello mortale sia completa opposizione a Dio?

    Scusate il disturbo ma io sono una persona abbastanza ossessiva e scrupolosa... e troppe volte mi capita di avere dubbi sull'accostarmi all'Eucarestia per ragionamenti del tipo "e se fossi in peccato... :msn4: che poi magari riflettendoci bene dopo la celebrazione riconosco essere falsi... mah!
    Direi che hai colto in nocciolo della questione. Riguardo ai tuoi scrupoli, cerca di trovare un confessore bravo che ti possa aiutare a superarli... e` vero che e` un sacrilegio accostarsi all'Eucarestia in stato di peccato mortale, e va evitato a tutti i costi, ma e` anche vero che l'Eucarestia e` Gesu` stesso, Colui che ci da` la forza di vincere il peccato, e quindi va fatta il piu` possibile... quindi non accostarsi all'Eucarestia quando non si e` in stato di peccato mortale non e` una cosa buona, ed i tuoi scrupoli (dato che dici di accorgerti dopo la Messa che non erano davvero peccati mortali) sono probabilmente facilitati anche dal demonio, che cerca di tenerti lontano da Dio.

  3. #3
    panzerkardinal
    visitatore
    ma se nella confessione dimentichi un peccato grave e poi te ne ricordi sei tenuto a confessarlo o resta assolto già nella confessione precedente?

  4. #4
    Nuovo iscritto L'avatar di sentinella
    Data Registrazione
    Aug 2007
    Età
    43
    Messaggi
    30
    La differenza fondamentale sta in questo: il peccato mortale comporta un disordine rispetto al fine ultimo, cioè l'allontanamento da Dio comme sommo Bene; il peccato veniale invece comporta un disordine solo circa i beni inferiori, dipendenti dal Bene supremo e ad esso subordinati.
    Il peccato mortale è l'atto della volotnà con cui riportiamo il nostro ultimo fine nei beni finiti, al posto di Dio medesimo; questo peccato pone chi lo compie in uno stato di ribellione a Dio e perciò lo rende meritevole della pena eterna e della morte spirituale.
    Il peccato veniale è un atto della volontà con cui si amano in modo eccessivo i beni creati, ma senza preferirli al loro Creatore né riporre in essi il proprio ultimo fine; esso non toglie la Grazia ma affievolisce la carità, predisponendo a commettere il peccato mortale; comunque è meritevole di venia, cioè di indulgenza, il che - ben inteso - non lo rende assolutamente lecito.
    Ultima modifica di sentinella; 25-08-2007 alle 10:14

  5. #5
    Nuovo iscritto L'avatar di sentinella
    Data Registrazione
    Aug 2007
    Età
    43
    Messaggi
    30
    Quali danni fa all'anima il peccato mortale?
    1. Il peccato mortale priva l'anima della grazia e dell'amicizia di Dio;
    2. le fa perdere il paradiso;
    3. la priva dei meriti acquistati, e la rende incapace di acquistarne dei nuovi;
    4. la fa schiava del demonio;
    5. le fa meritare l'inferno, ed anche i castighi di questa vita
    Il peccato veniale:
    1. indebolisce e raffredda in noi la carità;
    2. ci dispone al peccato mortale;
    3. ci rende meritevoli di grandi pene temporali in questo mondo o nell'altro.

  6. #6
    Iscritto L'avatar di VincenzoL
    Data Registrazione
    Oct 2009
    Località
    Taranto
    Età
    36
    Messaggi
    384
    Articolo 8
    IL PECCATO
    I. La misericordia e il peccato.
    1846 - Il Vangelo è la rivelazione, in Gesù Cristo, della misericordia di Dio verso i peccatori. L'angelo lo annunzia a Giuseppe: «Tu lo chia¬merai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati» (Mt 1,21). La stessa cosa si può dire dell'Eucaristia, sacramento della redenzione: «Questo è il mio sangue dell'alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati» (Mt 26,28).
    1847 - «Dio, che ci ha creati senza di noi, non ha voluto salvarci senza di noi. L'accoglienza della sua misericordia esige da parte nostra il riconoscimento delle nostre colpe. « Se diciamo che siamo senza pecca¬to, inganniamo noi stessi e la verità non è in noi. Se riconosciamo i no¬stri peccati, egli che è fedele e giusto ci perdonerà i peccati e ci purifi¬cherà da ogni colpa» (I Gv 1,8-9).
    1848 - Come afferma san Paolo: «Laddove è abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia» (Rm 5,20). La grazia però, per compiere la sua opera, deve svelare il peccato per convertire il nostro cuore e accordarci «la giustizia per la vita eterna, per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore» (Rm 5,21). Come un medico che esamina la piaga prima di medicarla, Dio, con la sua Parola e il suo Spirito, getta una viva luce sul peccato: «La conversione richiede la convinzione del peccato, contiene in sé il giu¬dizio interiore della coscienza, e questo, essendo una verifica dell'azione dello Spirito di verità nell'intimo dell'uomo, diventa nello stesso tempo il nuovo inizio dell'elargizione della grazia e dell'amore: "Ricevete lo Spirito Santo". Così in questo "convincere quanto al peccato" scopria¬mo una duplice elargizione: il dono della verità della coscienza e il dono della certezza della redenzione. Lo Spirito di verità è il Consolatore».
    Il. La definizione di peccato.
    1849 - Il peccato è una mancanza contro la ragione, la verità, la retta coscienza; è una trasgressione in ordine all'amore vero, verso Dio e ver¬so il prossimo, a causa di un perverso attaccamento a certi beni. Esso ferisce la natura dell'uomo e attenta alla solidarietà umana. E’ stato definito «una parola, un atto o un desiderio contrari alla Legge eterna».
    1850 - Il peccato è un'offesa a Dio: «Contro di te, contro te solo ho peccato. Quello che è male ai tuoi occhi, io l'ho fatto» (SaI 51,6). Il peccato si erge contro l'amore di Dio per noi e allontana da lui i no¬stri cuori. Come il primo peccato, è una disobbedienza, una ribellione contro Dio, a causa della volontà di diventare «come Dio» (Gn 3,5), conoscendo e determinando il bene e il male. Il peccato pertanto è «amore di sé fino al disprezzo di Dio». Per tale orgogliosa esaltazio¬ne di sé, il peccato è diametralmente opposto all'obbedienza di Gesù, che realizza la salvezza.
    1851 - È proprio nella passione, in cui la misericordia di Cristo lo vin¬cerà, che il peccato manifesta in sommo grado la sua violenza e la sua molteplicità: incredulità, odio omicida, rifiuto e scherno da parte dei capi e del popolo, vigliaccheria di Pilato e crudeltà dei soldati, tradi¬mento di Giuda tanto pesante per Gesù, rinnegamento di Pietro, ab¬bandono dei discepoli. Tuttavia, proprio nell'ora delle tenebre e del principe di questo mondo, il sacrificio di Cristo diventa segretamente la sorgente dalla quale sgorgherà inesauribilmente il perdono dei nostri peccati
    III. La diversità dei peccati.
    1852 - La varietà dei peccati è grande. La Scrittura ne dà parecchi elen¬chi. La lettera ai Gàlati contrappone le opere della carne al frutto dello Spirito: «Le opere della carne sono ben note: fornicazione, impurità, li¬bertinaggio, idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidie, ubriachezze, orge e cose del genere; circa que¬ste cose vi preavviso, come già ho detto, che chi le compie non eredite¬rà il regno di Dio» (GaI 5,l9-2l).
    1853 - I peccati possono essere distinti secondo il loro oggetto, come si fa per ogni atto umano, oppure secondo le virtù alle quali si oppongono, per eccesso o per difetto, oppure secondo i comandamenti cui si oppongono. Si possono anche suddividere a seconda che riguardino Dio, il prossimo o se stessi; si pos¬sono distinguere in peccati spirituali e carnali, o ancora in peccati di pensiero, di parola, di azione e di omissione. La radice del peccato è nel cuore dell'uo¬mo, nella sua libera volontà, secondo quel che insegna il Signore: «Dal cuore [...] provengono i propositi malvagi, gli omicidi, gli adultéri, le prostituzioni, i furti, le false testimonianze, le bestemmie. Queste sono le cose che rendono im¬mondo l'uomo» (Mt 15,19-20). Il cuore è anche la sede della carità, principio delle opere buone e pure, che il peccato ferisce.
    IV. La gravità del peccato: peccato mortale e veniale.
    1854 - È opportuno valutare i peccati in base alla loro gravità. La di¬stinzione tra peccato mortale e peccato veniale, già adombrata nella Scrittura, si è imposta nella Tradizione della Chiesa. L'esperienza degli uomini la convalida.
    1855 – Il peccato mortale distrugge la carità nel cuore dell'uomo a causa di una violazione grave della Legge di Dio; distoglie l'uomo da Dio, che è il suo fine ultimo e la sua beatitudine, preferendo a lui un bene inferiore. Il peccato veniale lascia sussistere la carità, quantunque la offenda e la ferisca.
    1856 - Il peccato mortale, in quanto colpisce in noi il principio vitale che è la carità, richiede una nuova iniziativa della misericordia di Dio e una conversione del cuore, che normalmente si realizza nel sacramento della Riconciliazione: «Quando la volontà si orienta verso una cosa di per sé contraria alla carità, dalla quale siamo ordinati al fine ultimo, il peccato, per il suo stesso oggetto, ha di che essere mortale (...) tanto se è contro l'amore di Dio, come la bestemmia, lo spergiuro, ecc., quanto se è contro l'amore del prossimo, come l'omicidio, l'adulterio, ecc. [...] Invece, quando la volontà del peccatore si volge a una cosa che ha in sé un disordine, ma tuttavia non va contro l'amore di Dio e del prossimo, è il caso di paro¬le oziose, di riso inopportuno, ecc., tali peccati sono veniali.
    1857 - Perché un peccato sia mortale si richiede che concorrano tre con¬dizioni: «È peccato mortale quello che ha per oggetto una materia gra¬ve e che, inoltre, viene commesso con piena consapevolezza e deliberato consenso».
    1858 - La materia grave è precisata dai dieci comandamenti, secondo la risposta di Gesù al giovane ricco: «Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non dire falsa testimonianza, non frodare, onora il padre e la madre» (Mc 10,19). La gravità dei peccati è più o meno grande: un omicidio è più grave di un furto. Si deve tenere conto anche della qualità delle persone lese: la violenza esercitata contro i genitori è di per sé più grave di quella fatta ad un estraneo.
    1859 - Perché il peccato sia mortale deve anche essere commesso con piena consapevolezza e pieno consenso. Presuppone la conoscenza del ca¬rattere peccaminoso dell'atto, della sua opposizione alla Legge di Dio. Implica inoltre un consenso sufficientemente libero perché sia una scelta personale. L'ignoranza simulata e la durezza del cuore non diminui¬scono il carattere volontario del peccato ma, anzi, lo accrescono.
    1860 - L'ignoranza involontaria può attenuare se non annullare l'imputa¬bilità di una colpa grave. Si presume però che nessuno ignori i principi della legge morale che sono iscritti nella coscienza di ogni uomo. Gli impulsi della sensibilità, le passioni possono ugualmente attenuare il ca¬rattere volontario e libero della colpa; come pure le pressioni esterne o le turbe patologiche. Il peccato commesso con malizia, per una scelta deliberata del male, è il più grave.
    1861 - Il peccato mortale è una possibilità radicale della libertà umana, come lo stesso amore. Ha come conseguenza la perdita della carità e la privazione della grazia santificante, cioè dello stato di grazia. Se non è riscattato dal pentimento e dal perdono di Dio, provoca l'esclusione dal regno di Cristo e la morte eterna dell'inferno; infatti la nostra libertà ha il potere di fare scelte definitive, irreversibili. Tuttavia, anche se pos¬siamo giudicare che un atto è in sé una colpa grave, dobbiamo però la¬sciare il giudizio sulle persone alla giustizia e alla misericordia di Dio.
    1862 - Si commette un peccato veniale quando, trattandosi di materia leggera, non si osserva la misura prescritta dalla legge morale, oppure quando si disobbedisce alla legge morale in materia grave, ma senza piena consapevolezza o senza totale consenso.
    1863 - Il peccato veniale indebolisce la carità; manifesta un affetto di¬sordinato per dei beni creati; ostacola i progressi dell'anima nell'eserci¬zio delle virtù e nella pratica del bene morale; merita pene temporali. Il peccato veniale deliberato e che sia rimasto senza pentimento, ci dispo¬ne poco a poco a commettere il peccato mortale. Tuttavia il peccato veniale non rompe l'alleanza con Dio. E’ umanamente riparabile con la grazia di Dio. «Non priva della grazia santificante, dell'amicizia con Dio, della carità, né quindi della beatitudine eterna». «L'uomo non può non avere almeno peccati lievi, fin quando resta nel corpo. Tuttavia non devi dar poco peso a questi peccati, che si defini¬scono lievi. Tu li tieni in poco conto quando li soppesi, ma che spaven¬to quando li numeri! Molte cose leggere, messe insieme, ne formano una pesante: molte gocce riempiono un fiume e così molti granelli fanno un mucchio. Quale speranza resta allora. Si faccia anzitutto la Confessione... «Qualunque peccato e bestemmia sarà perdonata agli uomini, ma la bestemmia contro lo Spirito non sarà perdonata» (Mt l2,3l). La misericordia di Dio non conosce limiti, ma chi deliberatamente rifiuta di accoglierla attraverso il pentimento, respinge il perdono dei propri peccati e la salvezza offerta dallo Spirito Santo. Un tale indurimento può portare alla impenitenza finale e alla rovina eterna
    Dal Catechismo della Chiesa Cattolica
    TIMETE DEUM ET DATE ILLI HONOREM

  7. #7
    Veterano di CR L'avatar di Santo
    Data Registrazione
    Dec 2009
    Località
    Italia
    Messaggi
    1,568
    Le condizioni affinchè un peccato sia mortale sono:
    1) Materia grave,
    2) Piena avvertenza,
    3) Deliberato consenso.
    Materia grave, cioè ciò che si commette deve essere rilevante,si trova una guida nei 10 Comandamenti.
    Piena avvertenza, cioè consapevolezza che ciò che si compie è una trasgressione alla Volontà di Dio, 10 Comandamenti.
    Deliberato consenso, consapevolezze di peccare e comunque decidere di farlo, adesione al peccare. Su questo si può discutere, perchè vi sono momenti in cui la consapevolezza del consenso è fortemente offuscata, siamo umani non abbiamo una disciplina tale da potere avere il controllo totale dei nostri pensieri di ciò che facciamo o non facciamo, siamo distratti dalla vita, questo è il vero male dei nostri giorni, studiamo, ci prepariamo per la vita e facciamo poco veramente poco per prepararci alla vera Vita.
    Una bella confessione è comunque sempre utile, meglio confessarsi troppo che trascurare qualcosa, confidiamo in Dio e non poniamo falsi pudori che ostacolino la confessione, Dio sa già cosa abbiamo commesso.

Discussioni Simili

  1. Peccato mortale (differenza dal peccato veniale)
    Di Andreas nel forum Dottrina della Fede
    Risposte: 24
    Ultimo Messaggio: 26-06-2016, 16:32
  2. Eucarestia e peccato mortale
    Di Freddi nel forum Catechismo
    Risposte: 47
    Ultimo Messaggio: 11-04-2015, 11:57
  3. Sacerdoti in peccato mortale
    Di agathe nel forum Catechismo
    Risposte: 12
    Ultimo Messaggio: 24-09-2009, 16:34
  4. Sacerdote che celebra in stato di peccato mortale
    Di Abate Mitrato nel forum Diritto Canonico
    Risposte: 6
    Ultimo Messaggio: 23-09-2009, 09:07

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
>