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Discussione: La Chiesa Cattolica in Brasile e la situazione dei cattolici brasiliani

  1. #41
    CierRino L'avatar di Vaticanista
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    S. E. Rev.ma Card. Raymundo Damasceno Assis, Arcivescovo di Aparecida e Presidente del Consiglio Episcopale Latino Americano, 74 anni, è stato eletto oggi Presidente della Conferenza Episcopale Brasiliana.

    http://www.radiovaticana.org/it1/Articolo.asp?c=486560

  2. #42
    Moderatore Globale L'avatar di Vox Populi
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    Conclusa la plenaria dei vescovi del Brasile: la famiglia si fonda sul diritto naturale


    «Ci rivolgiamo a tutti i credenti e gli uomini di buona volontà per riaffermare il principio dell’istituto della famiglia cellula primaria della società. La differenza sessuale è innata e non un semplice prodotto di scelta culturale, un’elaborazione posteriore da parte delle culture umane. Il matrimonio naturale tra uomo e donna, la famiglia monogamica sono un principio fondamentale del diritto naturale». A conclusione della 49ª assemblea generale della Conferenza nazionale dei vescovi del Brasile (Cnbb) — svoltasi presso il santuario mariano di Aparecida — è stata ribadita la posizione della Chiesa circa il significato della famiglia nel contesto di un radicale cambiamento introdotto in questi giorni nel Paese: il Supremo Tribunale Federale (Stf) del Brasile ha approvato, infatti, l’unione stabile tra persone dello stesso sesso, chiamata unione «omoaffettiva». Una decisione, secondo i presuli, che si connota come «un’alterazione nella storia che è multimillenaria e non è esclusività della Chiesa e del cristianesimo», un atto che può «compromettere l’etica in politica». Non si tratta — puntualizzano i presuli nel rifiutare «ogni forma di discriminazione che danneggia l’inviolabile dignità della persona umana» — di «fare una crociata sulla questione», ma di approfondire sempre più la visione, la proposta della Chiesa, che è quella di «rimanere fedeli a ciò che è riconosciuto come un disegno di Dio sulla persona e sulla famiglia». La comunità ecclesiale — affermano i vescovi — rispetta la decisione degli organi del Governo brasiliano, ma al tempo stesso evidenzia che la definizione «famiglia» per le unioni «omoaffettive» altera il vero significato della famiglia. «Le unioni stabili tra persone dello stesso sesso, che ora hanno ricevuto il riconoscimento dello Stato, non possono essere equiparate alla famiglia, che si basa sul consenso coniugale, sulla complementarità e reciprocità fra un uomo e una donna, aperta alla procreazione e all’educazione dei figli». «Le Sacre Scritture — si legge nella nota ripresa da L’Osservatore Romano — rivelano che Dio creò l’uomo e la donna a sua immagine e somiglianza e destinate a essere una sola carne. Così la famiglia è il contesto adeguato per il pieno sviluppo umano, lo sviluppo di diverse generazioni ed è il più grande bene del popolo, una risorsa unica per la società che ha il diritto di essere considerata e protetta dallo Stato». Tra i temi di riflessione dibattuti durante l’assemblea, oltre alla preoccupazione per il lacerante fenomeno del traffico di esseri umani connesso con la violenza, anche «la sfida della cultura e della formazione è una delle priorità della missione della Chiesa in Brasile». Come in qualsiasi altra parte del mondo, è impensabile, infatti il cammino di evangelizzazione fuori dal contesto culturale, perché ciò condurrebbe a un impoverimento delle culture, ma anche a uno smarrimento della missione stessa della comunità ecclesiale». Durante l’assemblea, l’arcivescovo di Aparecida, il cardinale Raymundo Damasceno Assis, è stato eletto nuovo presidente della Cnbb.


    fonte: Radio Vaticana
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  3. #43
    Saggio del Forum L'avatar di Pikachu
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    Avrei una domanda di carattere statistico. Andando infatti sulla pagina di Catholic Hierarchy dedicata all'Arcidiocesi Metropolitana di Aparecida, sede del Card. Damasceno Assis, ho notato con stupore che il numero di battezzati sarebbe passato, nel giro di un anno (2003-2004) dal 90% al 46%, ossia da 151.000 circa a 83.000 fedeli. Ora, la cosa mi pare realisticamente impossibile ed improbabile: qualcuno - magari San Pietro - ne sa di più? E' forse nato nell'Arcidiocesi un ordinariato o prelatura che ha raccolto in sè il restante 44%?

    Questo il link alla pagina su C.H: http://www.catholic-hierarchy.org/diocese/dapar.html


  4. #44
    Moderatore Globale L'avatar di Vox Populi
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    Posto questo articolo nella presente discussione, in quanto l'episodio (che io non conoscevo) è avvenuto mentre l'attuale prefetto dei Religiosi esercitava il suo ministero sacerdotale in Brasile:

    Un ministro del Papa con il piombo in corpo
    Monsignor João Braz de Aviz racconta la sua incredibile storia: da quasi trent'anni vive con 130 proiettili in corpo dopo essere stato coinvolto in una sparatoria


    ANDREA TORNIELLI
    ROMA


    C’è un capo dicastero nella Curia romana, che ha un primato difficilmente eguagliabile. È un capo dicastero, il Prefetto della congregazione per i religiosi, futuro cardinale. E il suo primato è di avere in corpo da quasi trent’anni 130 pallini di piombo. Lo ha rivelato lui stesso nel corso di un’intervista pubblicata nell’ultimo numero del mensile internazionale 30Giorni.

    A Monsignor João Braz de Aviz, l’arcivescovo brasiliano da qualche mese Prefetto del dicastero vaticano che si occupa dei religiosi, questo primato non glielo toglie nessuno. L’attuale pro-prefetto del dicastero vaticano per i religiosi è l’unico vescovo che vive da quasi trent’anni portandosi dietro 130 pallini di piombo disseminati nel corpo.

    Era il 1983, don João aveva 36 anni, ed era da 11 anni di sacerdozio. All’epoca faceva il parroco nella diocesi di Apucarana. Quel giorno stava andando dalla sua parrocchia a un’altra per aiutare il parroco di lì, che celebrava i suoi 25 anni di sacerdozio.

    «A metà strada, su un ponticello, vede una macchina ferma. Si avvicina per vedere se serve una mano. E si accorge che non si tratta di campesinos rimasti con la macchina in panne. Nel vecchio maggiolino ci sono due ragazzi che gli spianano contro le loro armi pesanti, gli tolgono le chiavi della macchina e lo costringono a seguirli dall’altra parte del torrente, senza dire una parola. Dopo mezz’ora, sbuca dalla curva il carro blindato della banca. Era venerdì pomeriggio, loro stavano aspettando il furgone con la raccolta degli incassi, e don Joao si era trovato nel posto sbagliato all’ora sbagliata».

    Poi le cose precipitano. I rapinatori sparano subito alle gomme del blindato. Ma anche quelli del carro della banca sono armati, e rispondono al fuoco. Ricorda oggi il prelato brasiliano: «A un certo punto, visto che la situazione era bloccata, i due ragazzi mi hanno puntato di nuovo le armi in faccia: vai tu a parlare con i poliziotti, o ti ammazziamo. Che potevo fare? Ho fatto solo pochi passi e subito dal blindato i poliziotti mi hanno sparato addosso».

    Don João sente bruciare per tutto il corpo i pallini partiti dal fucile a canne mozze. Ha pure un occhio perforato, sente il sangue che gli cola a fiotti sul viso. Sta disteso a terra. Non riesce ad alzarsi. Un’immobilità impotente che gli salverà la vita: «Dopo mi hanno confermato che se mi fossi mosso mi avrebbero finito». Intanto i due banditi sono scappati. João sente il respiro farsi affannoso, sente il sangue che gli sale dai polmoni nella bocca. «Dicevo dentro me stesso: Gesù, ma perché devo morire a trentasei anni, avevo tanto da fare. La risposta mi è sgorgata dentro così: “io sono morto a 33 anni. Tu hai avuto già tre anni più di me…”».

    «Allora mi sono sentito in pace. Ho detto le mie ultime preghiere, ho fatto le mie offerte, e ho chiesto perdono, ma poi ho anche aggiunto: Signore, dammi dieci anni in più. Non so perché ho chiesto proprio dieci anni».

    In effetti, il futuro Prefetto dei religiosi riesce a scamparla. I piombini sono rimasti anche nei polmoni e nell’intestino, senza provocare infezioni. Perfino l’occhio si è salvato, con un certo stupore dei medici.

    Dopo quell’esperienza, monsignor Braz de Aviz nell’intervista a 30Giorni ricorda di essere anche entrato in un periodo di depressione. «Non riuscivo più nemmeno a uscire di casa. Ne sono uscito solo dopo un anno, piano piano, cominciando col fare piccole cose, ad esempio piccole passeggiate intorno a casa, fin dove mi era possibile. Anche questa specie di paralisi della volontà è stata per me un’esperienza importante, per abbracciare il mio limite e la mia fragilità».

    Quando stavano scadendo i dieci anni di “proroga” richiesti, è arrivata la nomina a vescovo. «È come se il Signore mi avesse voluto dire: fin qui tu mi hai chiesto la vita, d’ora in poi quello che viene io ti chiedo di donarlo a me…». Monsignor João Braz de Aviz lo dice ridendo. «Ma intanto – annota il cronista di 30Giorni – il soprassalto dei ricordi gli inumidisce gli occhi.


    fonte: Vatican Insider
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  5. #45
    Veterano di CR L'avatar di Maximus Ilius
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    Incredibile.
    Per visibilia ad invisibilia.

  6. #46
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    Unhappy

    Nell’amazzonia al servizio dell’uomo

    L’agenzia Adista presenta l’incredibile testimonianza cristiana del missionario della Consolata padre Sabatini che ha dedicato la vita alle popolazioni indios e ora la racconta in un saggio

    LUCA ROLANDI
    ROMA


    All’età di 90 anni, il missionario della Consolata Silvano Sabatini, impegnato per 40 anni tra gli indios dell’Amazzonia brasiliana, ha davvero molto da raccontare: sulla sua «vita “ribelle” vissuta sul filo del rasoio», sul suo coraggioso, sofferto, stimolante, destabilizzante «soggiorno presso l’Altro», sul senso della missione, con tutte le sue tensioni, contraddizioni e complessità (in un momento, peraltro, in cui la riconsiderazione dell’attività missionaria della Chiesa appare quanto mai attuale ed urgente).

    Nel libro-testimonianza "Il prete e l’antropologo. Tra gli indios dell’Amazzonia", Ediesse, Roma 2011, scritto in collaborazione con l’antropologa Silvia Zaccaria, impegnata da anni a condurre ricerche sul campo tra gli indigeni dell’Amazzonia brasiliana.

    La giornalista Claudia Fanti ne racconta i passi salienti e riporta le parole del superiore generale dei Missionari della Consolata Stefano Camerlengo, «coniuga e armonizza i due spazi di ricerca, imprescindibili e inseparabili, a cui ogni missionario deve sempre e comunque fare riferimento: l’uomo e Dio», così da «poter incontrare l’uomo cercando Dio» e da «cercare l’uomo per poter incontrare Dio». Un libro che, come evidenzia nell’introduzione Antonino Colajanni, professore di Antropologia sociale all’università La Sapienza di Roma, racconta la vita di un missionario «che si pone alla prova, che si trasforma con l’esperienza del contatto interculturale, che ha coraggio, tenacia e forza di lottare per ciò che ritiene giusto».

    Nel libro si parla molto del « disastro culturale» causato dall’orientamento assimilazionista di missionari poco illuminati, che molto ha complicato l’azione del gruppo dei missionari del Catrimani (area all’interno della foresta amazzonica nello Stato di Roraima), centrata sull’elaborazione di un «progetto politico-teologico di emancipazione», attraverso la salvaguardia della maloca, la casa comune, «come luogo storico-sociale, ma anche mitico-teologico della realtà indigena», la totale accettazione del mito e del suo valore oggettivo, al quale Sabatini ha aderito con tutta la sua fede e la sua intelligenza umana.

    Un progetto che porta con sé una visione radicale dell’evangelizzazione che si esprime in modo diverso: «Non abbiamo mai battezzato uno yanomami – dichiara Sabatini – perché eravamo convinti che non avesse senso battezzare la persona fuori della comunità e che è la cultura che deve essere evangelizzata: l’uomo ha diritto alla sua cultura e deve trovare in essa la forma per esprimersi in modo cristiano. Battezzare fuori dalla comunità avrebbe significato creare nel battezzato una doppia personalità». Motivo per cui, racconta Zaccaria, «Sabatini replicava così a quel monsignore ansioso di sapere da lui quanti yanomami avesse battezzato: Per grazia del Buon Dio neanche uno».

    Fonte: http://vaticaninsider.lastampa.it/ho...-indios-12885/



    Vi chiedo di pregare per questo "missionario" e per questi indigeni.


  7. #47
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    Brasile: le ultime statistiche confermano la vitalità della Chiesa

    Una Chiesa ancora maggioritaria e “viva” nonostante l’accresciuta diversificazione religiosa registrata in questi ultimi decenni nella società brasiliana. È questo il quadro incoraggiante che emerge dall’ultimo rapporto annuale riferito al 2010 del Centro di Statistica e Indagini Sociali (Ceris) della Conferenza episcopale brasiliana (Cnbb). Lo conferma anche l’ultimo censimento del governo di Brasilia del 2010. Secondo i dati registrati dall’Istituto brasiliano di geografia e Statistica (Ibge) il 64, 4% della popolazione brasiliana si dichiara cattolica con punte che raggiungono più del 70% nel Nordeste, contro il 22,2% degli evangelici e l’8% di chi dichiara di non appartenere ad alcuna religione. Il numero dei fedeli cattolici cresce con l’età: la proporzione è, infatti, maggiore tra gli ultra-quarantenni e raggiunge il 75,2% tra chi ha più di 80 anni. In netto aumento dal 1994 al 2010, secondo i dati della Chiesa, anche il numero complessivo delle parrocchie e delle nuove diocesi. Positiva inoltre l’evoluzione delle vocazioni sacerdotali e religiose, anche se con situazioni molto diverse da regione a regione: nel 2010 si contavano in tutto 22.119 sacerdoti contro i 16.772 del 2000. I dati dunque sembrano smentire la tesi di una progressivo allontanamento della società brasiliana dalla religione e da quella cattolica in particolare. "I teorici della secolarizzazione dicono che la religione è destinata al fallimento, ma ciò che vediamo dice il contrario”, commenta il Ceris nel suo rapporto. “Il quadro generale dimostra una certa vitalità della religione cattolica, grazie anche a nuove forme e modi di vivere la fede, alle nuove comunità e movimenti ecclesiali, al ritorno alle origini ideali delle prime comunità cristiane” che ha anche fatto riavvicinare dalla Chiesa chi se ne era allontanato. Un’analisi condivisa dal sociologo padre José Carlos Pereira, già collaboratore del Ceris, che parla di una Chiesa “viva”. (L.Z.)

    http://www.radiovaticana.org/it1/Articolo.asp?c=601467

  8. #48
    coram Deo
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    Citazione Originariamente Scritto da Sunshine Visualizza Messaggio
    In Brasile la Chiesa cattolica è ai minimi storici
    Una ricerca afferma che il 57% dei brasiliani si dichiara cattolico. Nel '94 era il 75%.
    Crescono le chiese evangeliche pentecostali e non.
    Non sono certo buone notizie...
    Vien da pensare, però, a quanto fosse davvero cattolico quel 18% di persone che, in meno di 20 anni, si è convertito al protestantesimo!

    In definitiva appare che il numero dei cattolici è in continuo decremento e che all'interno della comunità cattolica i valori tradizionali sono molto meno sentiti rispetto a quelli che vengono affermati dalla Chiesa. Sarà anche questo un compito di Papa Francesco, ossia rendere la Chiesa cattolica più vicina ai sentimenti dei brasiliani? È una sfida, nel frattempo in Brasile il cattolicesimo ha raggiunto i suoi minimi storici.
    Insomma, il Santo Padre dovrebbe studiare una strategia di marketing per meglio piazzare il prodotto "fede cattolica".
    La cosa che più deve stare a cuore alla Chiesa, però, è garantire la salvezza delle anime, non il fare percentuali!

  9. #49
    Bannato
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    Citazione Originariamente Scritto da coram Deo Visualizza Messaggio
    La cosa che più deve stare a cuore alla Chiesa, però, è garantire la salvezza delle anime, non il fare percentuali!
    Però è grazie alle percentuali che ci si accorge di quanto si devono salvare le anime.

  10. #50
    Veterano di CR L'avatar di Anto Chiesa
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    Citazione Originariamente Scritto da ******* Visualizza Messaggio
    Però è grazie alle percentuali che ci si accorge di quanto si devono salvare le anime.
    Insomma..
    Manifestavi nomen tuum hominibus, quos dedisti mihi de mundo (Jo 17.6)

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