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Discussione: Notizie sulla situazione dei cristiani in INDIA

  1. #21
    Moderatrice L'avatar di AntonellaB
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    La caccia ai cristiani non smuove l'occidente

    Newletter "Il Timone":


    Questa notizia è dedicata soprattutto a coloro che si informano soltanto attraverso il TG1 delle 20. Costoro infatti, ancora non sanno che in India, più precisamente nello stato dell'Orissa, si è scatenata la caccia al cristiano da parte dei fondamentalisti indù. Finora il bilancio parla di 14 morti, una cinquantina di chiese distrutte, centinaia di case bruciate o distrutte, villaggi messi a ferro e fuoco, decine di migliaia di sfollati. Le violenze anti-cristiane in Orissa vanno avanti da molto tempo, ma l'ondata scatenatasi in questi giorni non ha precedenti. Ad innescarla la morte di un leader religioso indù, pretestuosamente attribuita ai cristiani proprio per scatenare la reazione. A fomentare le violenze sono i gruppi estremisti indù, che mescolano il fondamentalismo religioso al nazionalismo più estremo, ma le autorità locali appaiono compiacenti mentre il governo centrale non sembra avere né la forza né la volontà di fermare le violenze.

    Per questo motivo la Chiesa indiana ha ieri chiuso per protesta le 25mila scuole cattoliche dell'India, un pilastro del sistema educativo indiano. “La protesta intende ricordare la carneficina dei cristiani nell’Orissa – sottolinea il card Osvaldo Gracias, presidente della Conferenza episcopale indiana, in un articolo pubblicato da Asia News – acuita dall’incapacità del governo centrale di fermare le violenze, mentre nel Paese monta un sentimento anti-cristiano e i fedeli sono torturati e uccisi”. Il prelato afferma di voler mandare “un segnale chiaro” non solo all’India, ma in tutto il mondo sull’importanza della presenza della comunità cristiana, da sempre in prima fila “nel sociale, nell’educazione e nell’opera di assistenza verso i bisognosi”. Un’opera ancora più significativa in India perché “non tiene conto della differenza di casta” e abbraccia “tutta la popolazione”.

    Ed è proprio quest'ultimo uno dei motivi fondamentali dell'odio anti-cristiano, la minaccia che la presenza cattolica porta a quella forma di schiavitù che è il sistema delle caste, difeso con forza dai gruppi nazionalisti indù. Se ne parlerà più diffusamente nel numero del Timone di settembre-ottobre, ma intanto invitiamo tutti i nostri lettori a manifestare solidarietà con i cattolici indiani, sia con la preghiera sia con la diffusione delle informazioni, che sulla stampa occidentale passano con il contagocce. Del resto lo sappiamo già: le violenze contro i cristiani non smuovono le coscienze, non mobilitano i media e le star dello spettacolo e dello sport. Che diamine, non siamo mica il Tibet!

    Tocca comunque a noi per primi mostrare solidarietà ai nostri fratelli nella fede. Nel modo più concreto che esista: con il digiuno e la preghiera. Segnaliamo per questo l'iniziativa dell'istituto missionario PIME a Milano, una veglia pubblica di preghiera e digiugno che si terrà il 5 settembre, giorno della festa liturgica della beata Madre Teresa di Calcutta. L'appuntamento è per le ore 18 nella chiesa di San Francesco Saverio in via Monterosa 81, a MIlano.

  2. #22
    Vecchia guardia di CR L'avatar di WIlPapa
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    INDIA: CARD. TAURAN, CHIESA RISPONDERA' ALLA VIOLENZA CON LA CARITA'

    (ASCA) - Citta' del Vaticano, 26 ago - La Santa Sede intende risponde alle violenze anticristiane in India con l'arma della ''carita''': lo ha affermato il Presidente del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso, card.

    Jean-Louis Tauran, sull'edizione diffusa oggi dell'Osservatore Romano.

    ''Non si puo' negare - spiega il cardinale - che i cattolici siano nel mirino dei fanatici. Questo accade perche' costruiamo scuole, orfanotrofi. Ci accusano di proselitismo, perche' ogni tanto qualcuno si converte. Ma noi chiediamo solamente la possibilita' di compiere il nostro dovere di cristiani: aiutare chi e' piu' povero, chi e' in stato di grave necessita'. I fanatici che ci attaccano sono quelli che vogliono un'India con una sola religione: l'induismo.

    Chiaramente noi non lo possiamo accettare.

    Risponderemo alla violenza; lo faremo con la carita', combattendo le discriminazioni, istruendo i bambini, dando loro un futuro''.

    Tauran racconta di essere stato in India nel luglio scorso, dove gli incontri con due gruppi di responsabili religiosi hindu' che ''non hanno mai parlato di particolari problemi''.

    Per il cardinale, ''la questione e' complessa'' e richiede una maggiore reciproca conoscenza tra le parti. ''Il prossimo anno - ha promesso - organizzeremo un incontro di studio in India per analizzare le relazioni fra hindu' e Chiesa cattolica. Questi rapporti non sono stati curati a sufficienza anche perche' non c'e' un interlocutore unico induista. Questo e' il punto principale da studiare, come porsi di fronte a un induismo cosi' articolato''.

    ''La nunziatura apostolica sul posto e i vescovi - aggiunge - intanto sono molto impegnati per far si' che si capisca che quello che noi vogliamo fare e' solo aiutare i piu' umili, che in un sistema a caste sono i diseredati. Sono molto orgoglioso dei cattolici in India, che sono decisi a continuare a vivere in mezzo ai loro concittadini e a testimoniare l'amore di Cristo per i piu' poveri anche a prezzo della propria vita''. Sullo sfondo, c'e' la questione delle leggi anticonversione approvate o in discussione in tutta la ''Hindu Belt'', la fascia di Stati in cui il fondamentalismo indu' e' piu' forte. Contro la piu' restrittiva di queste leggi, quelle del Gujarat, la Chiesa cattolica ha rinunciato a ricorrere in tribunale perche', spiegano fonti della Santa Sede, ''una sconfitta avrebbe comportato la scomparsa della Chiesa cattolica in quella regione''.

    asp/fgl/rob

    FONTE:ASCA.IT
    "Vi scongiuro, sosteniamoci in questo cammino" Card.Angelo Scola

  3. #23
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    L'arcivescovo di Genova per la solennità della Madonna della Guardia

    Aiutare chi ha bisogno
    non è proselitismo



    Pubblichiamo di seguito l'omelia pronunciata in occasione della solennità della Madonna della Guardia. Alla vigilia l'arcivescovo metropolita di Genova aveva ricordato come la provvidenza "ci stimola perché siamo tutti più coscienti della necessità insostituibile del sacerdote nella Chiesa". Ha detto il cardinale: "Senza sacerdote non vi è eucaristia né perdono dei peccati; e senza questo non vi è comunità cristiana. Non dobbiamo fantasticare situazioni diverse. Il sacerdote sarà sempre il punto fermo e indispensabile nella vita della Chiesa".


    di Angelo Bagnasco
    Arcivescovo Metropolita di Genova
    Come ogni anno siamo riuniti sotto lo sguardo della Madonna della Guardia per rendere l'omaggio a Colei che da secoli veglia sulla nostra Chiesa e sulla Città. A Lei ci rivolgiamo con la fiducia dei figli, sapendo che della Madre ci si può sempre fidare, sempre si è ascoltati, compresi e, in qualche buona forma, soccorsi. Tutti sappiamo che da questo sacro monte si ridiscende rincuorati per riprendere le responsabilità della vita, con le sue gioie e le sue prove.
    Quest'anno, il nostro pellegrinaggio è segnato da una particolare preoccupazione. La Madonna della Guardia guarda Genova, ma guarda anche il mondo. E in questo momento le tensioni sono molteplici e gravi. Mi riferisco alla situazione del Caucaso che ha messo in seria difficoltà le relazioni Est Ovest, riesumando fantasmi che speravamo sepolti per sempre. Ma quante altre situazioni, dimenticate ma per nulla risolte, di guerre locali, di conflitti e di ingiustizia, sono presenti in tante parti del mondo, a partire dal continente africano! I mezzi di comunicazione di solito non ne parlano, ma i missionari - religiosi e laici - là vivono ogni giorno insieme alle popolazioni colpite, insieme alla povera gente, che - come sempre - è sempre più esposta, soffre e muore. Interessi politici ed economici la fanno da padroni sulle spalle di chi non ha voce: spesso l'unica voce resta quella dei Pastori.
    Che cosa possiamo fare noi? Qui, ai piedi della Santa Vergine, il nostro primo compito è pregare, pregare seriamente e fare penitenza. Offrire alla Madonna, per i troppi nostri fratelli che vivono la brutalità delle guerre, i nostri sacrifici, le rinunce a piccoli benesseri, perché, nell'economia della grazia e della comunione dei santi, possano sollevare i gravissimi disagi ai quali tanti fratelli sono sottoposti. E poi, partecipare a quanto la Caritas nazionale - attraverso le Caritas diocesane - sta operando per portare in quei territori i soccorsi di prima necessità. Speriamo che l'opinione pubblica, sempre così pronta a essere visibile e rumorosa in occasioni simili, si mostri altrettanto presente ed efficace.
    Ma vi è anche un'altra situazione molto triste di sofferenza e di morte, sulla quale non sento particolari reazioni di sincero sdegno, di condanna e di richiamo: le persecuzioni sanguinose contro i cristiani in alcuni Paesi del mondo. La libertà religiosa è un diritto umano preciso che fa parte della Carta dei Diritti Universali; dovrebbe ormai appartenere alla coscienza dell'umanità. Ma così purtroppo non è, perché non tutto ciò che è scritto sulle Carte - anche le più solenni - è scritto anche nelle menti e nei cuori. La Chiesa da sempre annuncia il Signore Gesù e, attorno al Vangelo, nasce la comunità cristiana. Da sempre, come conseguenza della fede che ci ricorda che Dio è Padre e che tutti siamo uguali e fratelli, la Chiesa interviene là dove c'è bisogno della promozione umana e sociale. La salvezza che Cristo ha portato riguarda l'anima, ma investe tutto l'uomo, la sua vita, la società. La carità della Chiesa è aperta a tutti e non discrimina in base a nulla, tanto meno in base alla fede: questo accade in Italia come nel resto del mondo.
    Viene da chiederci se si possa negare l'aiuto umano per non suscitare negli altri simpatia, benevolenza, vicinanza. In una parola, quello che oggi viene interpretato come colpevole "proselitismo"! L'adesione alla fede cristiana è un atto libero di ognuno, e la carità è di natura sua aperta a tutti i bisognosi e i sofferenti.
    La Chiesa non ha paura delle persecuzioni, comunque si presentino: fanno parte della fede. Duemila anni di storia ne sono segnati in modo luminoso, ricordando le parole di Tertulliano: "Sanguis Martyrum, semen christianorum". Ma non possiamo non alzare la voce - come ha fatto il Santo Padre Benedetto XVI - e dire che è ingiusto, e che la libertà religiosa e di culto è un diritto per tutti nel rispetto della sicurezza sociale. Se la giustizia è - come ricorda san Tommaso - "dare a ciascuno il suo", essa comincia proprio dal riconoscere questo fondamentale diritto, fonte di ogni altro. Cari Amici, mentre esprimiamo qui, ai piedi della Madonna della Guardia, il nostro desiderio di giustizia e di pace per noi, per le nostre famiglie, e per quelle terre oggi particolarmente ferite, affidiamo a Lei i nostri fratelli che vivono le sofferenze delle guerre, i loro morti, e chiediamo per i responsabili delle Nazioni l'onestà, la saggezza. Raccomandiamo alla Santa Vergine i cristiani perseguitati, le loro comunità, i Pastori, perché dall'esempio del martirio trovino ulteriore coraggio e forza per testimoniare la fedeltà a Cristo e alla Chiesa. Quel coraggio, quella forza e quella fedeltà che, per il loro sangue, chiediamo a Dio anche per tutti noi.



    (L'Osservatore Romano - 31 agosto 2008)
    "Vi scongiuro, sosteniamoci in questo cammino" Card.Angelo Scola

  4. #24
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  5. #25
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    INDIA: MONS.FISICHELLA, CHIESA VIOLENTATA E C'E' CHI LA SBEFFEGGIA
    (ASCA) - Roma, 30 ago - ''Questo e' ancora il tempo dei martiri, per la Chiesa. In un mondo che progredisce e considera acquisiti i valori di democrazia e di liberta', si assiste ad episodi di violenza e intolleranza inaudite.

    Sembra insomma prevalere la logica dell'aguzzino, non quella del rispetto e della comprensione''. In questi termini l'Arcivescovo Rino Fisichella, Rettore della Pontificia Universita' Lateranense, commenta i recenti atti di violenza ed intolleranza, da parte di fondamentalisti indu', nei confronti della comunita' cristiana nello Stato indiano dell'Orissa.

    In un'intervista a 'Libero', l'alto prelato lamenta poi la circostanza che, di fronte a queste reiterate violenze, ci sia ancora chi tenti di ''isolare e ridicolizzare la fede cristiana, in particolar modo cattolica'' ribadendo le critiche allo show di Sabina Guzzanti, ''quella che non posso neppure definire attrice''.

    Ad avviso di Fisichella, ''viviamo la fase probabilmente piu' critica della cultura dell'Occidente, in cui manca un profondo rispetto per il cristianesimo, che costituisce la radice della stessa civilta' occidentale. E' come se un figlio ripudiasse la propria madre''.

    La conclusione del Presidente della Pontificia Accademia Pro Vita e' netta: ''L'obiettivo - dice - e' quello di emarginare il ruolo della Chiesa sulla scena pubblica. Ma non si capisce che questi attacchi colpiscono invece il cuore stesso della liberta'''.


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  6. #26
    VTR
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    INDIA, LA CACCIA AI CRISTIANI NON SMUOVE L'OCCIDENTE

    Questa notizia è dedicata soprattutto a coloro che si informano soltanto attraverso il TG1 delle 20. Costoro infatti, ancora non sanno che in India, più precisamente nello stato dell'Orissa, si è scatenata la caccia al cristiano da parte dei fondamentalisti indù. Finora il bilancio parla di 14 morti, una cinquantina di chiese distrutte, centinaia di case bruciate o distrutte, villaggi messi a ferro e fuoco, decine di migliaia di sfollati. Le violenze anti-cristiane in Orissa vanno avanti da molto tempo, ma l'ondata scatenatasi in questi giorni non ha precedenti. Ad innescarla la morte di un leader religioso indù, pretestuosamente attribuita ai cristiani proprio per scatenare la reazione. A fomentare le violenze sono i gruppi estremisti indù, che mescolano il fondamentalismo religioso al nazionalismo più estremo, ma le autorità locali appaiono compiacenti mentre il governo centrale non sembra avere né la forza né la volontà di fermare le violenze.

    Per questo motivo la Chiesa indiana ha ieri chiuso per protesta le 25mila scuole cattoliche dell'India, un pilastro del sistema educativo indiano. “La protesta intende ricordare la carneficina dei cristiani nell’Orissa – sottolinea il card Osvaldo Gracias, presidente della Conferenza episcopale indiana, in un articolo pubblicato da Asia News – acuita dall’incapacità del governo centrale di fermare le violenze, mentre nel Paese monta un sentimento anti-cristiano e i fedeli sono torturati e uccisi”. Il prelato afferma di voler mandare “un segnale chiaro” non solo all’India, ma in tutto il mondo sull’importanza della presenza della comunità cristiana, da sempre in prima fila “nel sociale, nell’educazione e nell’opera di assistenza verso i bisognosi”. Un’opera ancora più significativa in India perché “non tiene conto della differenza di casta” e abbraccia “tutta la popolazione”.

    Ed è proprio quest'ultimo uno dei motivi fondamentali dell'odio anti-cristiano, la minaccia che la presenza cattolica porta a quella forma di schiavitù che è il sistema delle caste, difeso con forza dai gruppi nazionalisti indù. Se ne parlerà più diffusamente nel numero del Timone di settembre-ottobre, ma intanto invitiamo tutti i nostri lettori a manifestare solidarietà con i cattolici indiani, sia con la preghiera sia con la diffusione delle informazioni, che sulla stampa occidentale passano con il contagocce. Del resto lo sappiamo già: le violenze contro i cristiani non smuovono le coscienze, non mobilitano i media e le star dello spettacolo e dello sport. Che diamine, non siamo mica il Tibet!

    Tocca comunque a noi per primi mostrare solidarietà ai nostri fratelli nella fede. Nel modo più concreto che esista: con il digiuno e la preghiera. Segnaliamo per questo l'iniziativa dell'istituto missionario PIME a Milano, una veglia pubblica di preghiera e digiugno che si terrà il 5 settembre, giorno della festa liturgica della beata Madre Teresa di Calcutta. L'appuntamento è per le ore 18 nella chiesa di San Francesco Saverio in via Monterosa 81, a MIlano.

    http://www.iltimone.org/newsArt.php?idArt=82

  7. #27
    vince
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    «Perseguitati. E nessuno condanna»

    Bagnasco

    L’arcivescovo di Genova: la Chiesa in molte zone del mondo prova la sofferenza e la morte «ma non sento reazioni di sincera riprovazione»
    DAL NOSTRO INVIATO A GENOVA
    LUCIA BELLASPIGA
    U na persecuzione cruenta e spa ventosa, quella che avviene «contro i cristiani in alcuni Pae si del mondo», ma anche «dimentica ta », resa possibile pure dal colpevole si lenzio che la circonda: «Vi è una situa zione molto triste di sofferenza e di morte, sulla quale però non sento par ticolari reazioni di sincero sdegno, di condanna e di richiamo: le persecu zioni sanguinose contro i cristiani». Pa role chiare e dirette, quelle pronuncia te ieri mattina dal cardinale Angelo Ba gnasco, arcivescovo di Genova, duran te la Messa solenne per le celebrazioni della Madonna della Guardia, davanti a migliaia di fedeli.
    Un pellegrinaggio che avviene ogni 29 a gosto da oltre mezzo millennio, ma che quest’anno è stato occasione per allar gare lo sguardo dalle alture di Genova all’intera Terra: «E in questo momento le tensioni sono molteplici e gravi», segnate soprattutto dalla violazione di princìpi in teoria inalienabili, in realtà calpestati o gni giorno, primo fra tutti quello alla li bertà religiosa. «Fa parte della Carta dei diritti universali – ha ricordato il presi dente della Cei –, dovrebbe ormai ap partenere alla coscienza dell’umanità. Ma così purtroppo non è, perché non tutto ciò che è scritto sulle Carte, anche le più solenni, è scritto anche nelle men ti e nei cuori». La Chiesa, sempre più spesso perseguitata, poggia sulla cer tezza che Dio è Padre e come conse guenza «la sua carità non discrimina in base a nulla, tanto meno in base alla fe de: questo accade in Italia come nel re sto del mondo», dove i suoi pastori so no sovente l’ultima presenza rimasta ac canto ai deboli, l’unica voce in grado di gridare le ingiustizie, a volte andando in contro al martirio. È iscritto nel suo Dna prendere le difese degli ultimi, anche a costo di essere frain tesa e accusata di «colpevole «proseliti smo »». Non per questo però la Chiesa può rinunciare alla sua natura aperta ai bisognosi e ai sofferenti - avverte il car dinale, incitando i fedeli a proseguire sul- la via della giustizia e della pace con co raggio. Nel contempo denuncia quel si lenzio: «La Chiesa non ha paura delle persecuzioni, comunque si presentino: fanno parte della fede. Duemila anni di storia ne sono segnati in modo lumi noso... Ma non possiamo non alzare la voce, come ha fatto il Santo Padre Be nedetto XVI, e dire che è ingiusto, che la libertà religiosa e di culto è un diritto, fonte di ogni altro».
    C’è poi un’altra «particolare preoccu- pazione», ed è la «situazione del Cauca so, che ha messo in seria difficoltà le re lazioni Est-Ovest, riesumando fantasmi che speravamo sepolti per sempre». So no i venti di una guerra fredda, tornati improvvisamente ad offuscare l’oriz zonte di questa estate. Non certo gli u nici motivi di preoccupazione: «A parti re dal continente africano, quante altre situazioni, dimenticate ma per nulla ri solte sono presenti in tante parti del mondo - ha concluso il cardinale Ba gnasco - . I mezzi di comunicazione di solito non ne parlano, ma i missionari, religiosi e laici, là vivono ogni giorno in sieme alle popolazioni colpite, insieme alla povera gente che - come sempre - è la più esposta, soffre e muore». Una de nuncia senza mezzi termini, pronun*ciata dall’alto della «Guardia», come un tempo venivano chiamati i monti posti in posizioni strategiche per avvistare i nemici prima che sbarcassero. Nemici che oggi vengono da lontano ma che non possono lasciarci indifferenti e soprat tutto richiedono la nostra ferma reazio ne: «Speriamo che l’opinione pubblica, sempre così pronta ad essere visibile e ru morosa in occasioni simili, si mostri al trettanto presente ed efficace».
    «Quante altre situazioni dimenticate: i mezzi di comunicazione non ne parlano, ma i missionari, religiosi e laici, là vivono ogni giorno insieme alla povera gente che, come sempre, è la più esposta»


    Mala tempora currunt...

    In Cristo

    Vince

  8. #28
    VTR
    visitatore
    I radicali hanno fatto una manifestazione a favore dei monaci tibetani.
    Non una sola parola in favore dei tanti cristiani perseguitati nelle varie parti del mondo.
    E' evidente!
    Come ha detto Fisichella al metting di Rimini, è chiara la volontà di far scomparire il cristianesimo.
    C'è chi lo fa in modo cruento, c'è chi lo fa in altri modi.

  9. #29
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    Le violenze anticristiane in India. Il vescovo Felix Machado: "Facciamo sentire la nostra voce, questo silenzio è inaccettabile"

    A una settimana dall’inizio delle violenze anticristane, nello stato indiano dell’Orissa si fronteggia l’emergenza delle migliaia di sfollati fuggiti dalla persecuzioni dei fondamentalisti indù. Secondo le ultime stime fornite da AsiaNews, almeno 10 mila persone chiedono assistenza nei centri di accoglienza e altrettante cercano rifugio nelle foreste. Intanto, la Chiesa indiana leva sua voce attraverso diverse manifestazioni di protesta come la chiusura delle scuole cattoliche in tutto il Paese di venerdì scorso. Per domenica 7 settembre, è stata poi indetta una giornata di preghiera e digiuno che sta raccogliendo molte adesioni in tutto il mondo cattolico. Sul significato di queste iniziative ascoltiamo, al microfono di Fabio Colagrande, mons. Felix Machado vescovo della diocesi indiana di Nashik:

    R. - Questa violenza è senza fondamento e quanto sta accadendo in un Paese grande e democratico - dove anche la Costituzione garantisce la libertà religiosa, il rispetto, il dialogo - è inaccettabile per la Chiesa, perchè davvero è un attacco preparato sistematicamente, senza nessun motivo e senza nessuna prova. E alla Chiesa il governo ha chiesto di proteggersi. Ma dobbiamo far sentire la nostra voce, il nostro grido, perchè questa ingiustizia è veramente insopportabile. Se non diciamo niente, essendo noi minoranza loro andranno avanti. Serve la solidarietà della Chiesa: che i cristiani, ma non solo loro, anche il popolo di buona volontà, si uniscano ed esprimano questa nostra preoccupazione. Ecco perchè la Chiesa ha indetto questa giornata di preghiera.


    D. - La comunità cristiana ha ricevuto in India, in queste giornate, solidarietà anche dai non cristiani, dopo queste violenze?


    R. - Sì. Nella mia diocesi, tutte le scuole cattoliche sono state chiuse. C’è stata anche una scuola protestante che in solidarietà ha chiuso. Nella zona dov’è la sede del vescovo, ho organizzato io stesso la preghiera durata due ore. Non lo abbiamo imposto né forzato nessuno. In questa mia zona ho avuto più di 500 insegnanti, molti dei quali non cristiani ma indù, e abbiamo fatto una preghiera. Anche alcuni musulmani e buddisti hanno partecipato e hanno espresso la loro solidarietà alla Chiesa.


    D. - Lei, eccellenza, conosce bene anche attraverso la sua esperienza presso il Pontificio Consiglio per il Dialogo interreligioso, i presupposti del dialogo tra cattolici e induisti. Pensa che si possa creare un percorso di riconciliazione per combattere il fondamentalismo?


    R. - Sì, c’è buona volontà. C’è un desiderio per la pace e per l’armonia. Solo che il nostro mondo è diventato troppo politicizzato e tutto questo complica il dialogo. Ma noi abbiamo il dovere di prendere le iniziative. Dobbiamo, come San Paolo, grande missionario, andare verso gli altri per costruire i ponti dell’amicizia, come dice il Santo Padre.


    D. - Nonostante queste drammatiche violenze contro i cristiani, l’India resta il Paese culla del dialogo tra le religioni...


    R. - Sì, ci sono sforzi e si vede. Purtroppo, oggi le brutte notizie ricevono più attenzione. Questo è un dispiacere, perchè la maggioranza degli indiani ha buon senso ed è in sintonia con la tradizione del dialogo interreligioso, dell’armonia interreligiosa. Sono questi piccoli gruppi a seminare odio e pregiudizio contro gli altri. Credo quindi che non dobbiamo scoraggiarci noi cristiani, ma in solidarietà con il popolo di buona volontà, dobbiamo contare sul valore del dialogo interreligioso e promuoverlo sempre.

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    In India, non sono solo le violenze a colpire i cristiani. Ad essere ostacolato è, in diversi casi, anche il quotidiano impegno dei missionari verso i più poveri, i più deboli. Luca Collodi ha raccolto la testimonianza di fratel Luca Perletti, religioso Camilliano, infermiere in India per otto anni:

    R. - Io stesso sono un po’ il frutto di questa avversione alla Chiesa cattolica, perché sono stato espulso dall’India dopo avervi lavorato per otto anni. Sono stato espulso dopo aver contribuito ad aprire quelli che sono i primi centri per malati di AIDS nel Paese, a livello anche statale. Adesso, questi centri sono riconosciuti come centro di eccellenza nel Paese. La gente ci apprezza molto. Io credo alla testimonianza di Madre Teresa, una testimonianza ancora molto viva. Quello che noi facciamo nell’aiutare la popolazione - i nostri malati erano indù per la maggioranza - viene riconosciuto dalla gente. E noi, come cristiani, promuoviamo anche lo sviluppo della società. Siamo impegnati nel promuovere la condizione delle donne e nel superare il sistema delle caste. E dunque, per certi partiti siamo un ostacolo.


    D. - Il fondamentalismo è un pericolo per l’India oggi?


    R. - Lo è per tutto il mondo. Lo è per l’India, perché, comunque, questo Paese non ha ancora risolto alcune ferite antiche, come la divisione nel 1948. La popolazione vive relativamente in pace, ma ogni tanto si riaccende la violenza. Una violenza qualcuno ha interesse a sostenere ed alimentare.

    D. - Lei, personalmente, ha avuto modo di dialogare con il mondo indù?


    R. - Sì, l’ho conosciuto attraverso i nostri malati. Posso portare un esempio. Noi avevamo tra i nostri ricoverati un brahmino, che appartiene alla casta più alta, la casta sacerdotale. Ricordo che lui un giorno mi disse: “Io credo in Dio, ma non l’ho mai visto. Però attraverso di voi l’ho visto”. Io credo che questo è ciò che noi cristiani possiamo dare a quel mondo.

    fonte:Radio Vaticana
    "Vi scongiuro, sosteniamoci in questo cammino" Card.Angelo Scola

  10. #30
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    Giornata di preghiera e di digiuno indetta dalla presidenza della Conferenza episcopale italiana

    Ancora chiese in fiamme in India
    Migliaia i profughi nelle foreste


    Ancora quattro chiese bruciate nello Stato dell'Orissa, mentre continuano ad arrivare notizie preoccupanti sul bilancio dei morti negli attacchi anticristiani di questi ultimi giorni, che sarebbero molto più numerosi di quanto reso noto finora. E continuano ad aumentare anche i profughi che cercano riparo nelle foreste, nel tentativo di sfuggire alle violenze. Intanto, secondo quanto riporta l'agenzia AsiaNews, una delegazione della quale facevano parte il vescovo di Cuttack-Bhubanesw, Raphael Cheenath, e l'arcivescovo di Delhi, Vincent Michael Concessao, ha incontrato questa mattina il presidente della confederazione indiana Shrimati Pratibha Patil. La delegazione, composta anche da parlamentari e personalità della cultura cattolici, avrebbe presentato un memorandum nel quale si chiederebbe di perseguire alcuni leader radicali indù del Vishwa Hindu Parishad, del Rashtriya Swayamsevak Sangh e del Bajrang Dal che continuano ad accusare i cristiani di aver ucciso il leader indù Swami Lakshmananda Sarswati, alimentando così l'ondata di violenza.
    Nonostante ieri la situazione sembrasse migliorare infatti, tanto da spingere le autorità a revocare il coprifuoco e l'ordine di sparare a vista, alcune persone hanno dato fuoco agli edifici di culto cristiano, tanto che il governo locale ha di nuovo imposto il coprifuoco serale e notturno. La situazione è al momento tranquilla a Kandhmal, epicentro degli scontri, dove la vita è tornata normale. Arrivano invece echi di violenze da diversi villaggi, tanto che le autorità locali hanno chiesto altre dieci compagnie tra esercito e paramilitari per ripristinare l'ordine. Alcuni cristiani hanno lasciato i centri di accoglienza, dove erano stati ospitati, per far ritorno nelle loro case. Sono invece ancora 8.000 gli ospiti dei centri di accoglienza che si aspettano un aiuto dal Governo per ricostruire le proprie abitazioni. Sarebbero seicento le case bruciate, secondo informazioni governative rese note dal quotidiano "The Times of India", mentre diciassette sarebbero le chiese e i luoghi di preghiera dati alle fiamme.
    Le condizioni di vita dei cristiani in India, non solo nell'Orissa, rimangono dunque particolarmente difficili. Della situazione indiana e del silenzio della comunità internazionale di fronte a queste persecuzioni hanno parlato ieri, intervistati dalla Radio Vaticana, rispettivamente, il cardinale Telesphore Placidus Toppo, arcivescovo di Ranchi, e l'arcivescovo Felix Anthony Machado, alla guida della diocesi di Nashik, già sottosegretario del Pontificio Consiglio per il Dialogo interreligioso.
    Secondo il cardinale Toppo, nonostante la crisi attuale, il dialogo e il rispetto reciproci fra cristiani e indù sono obiettivi possibili. L'India, ha detto il porporato, "non è semplice da capire. Ci sono i fondamentalisti, che rappresentano una percentuale, forse l'11 per cento, e quando accadono queste cose per loro è facile distruggere, bruciare. Ma non è tutta l'India ad esserne colpita: è solo una parte". Il cardinale rifiuta l'accusa mossa dai radicali ai cristiani di aver ottenuto conversioni con la forza. In realtà, ha spiegato, il nuovo governo indiano è nato dalla sconfitta elettorale dei fondamentalisti, i quali ora cercano di recuperare spazio con una forte propaganda anticristiana.
    L'arcivescovo Machado invece ha affermato che di fronte a quanto sta avvenendo in questi giorni in India la Chiesa ha il dovere di alzare la propria voce, di far sentire il proprio grido di protesta. "Questa violenza è senza fondamento - ha detto il vescovo - e quanto sta accadendo in un Paese grande e democratico, dove anche la Costituzione garantisce la libertà religiosa, il rispetto, il dialogo, è inaccettabile per la Chiesa". Tuttavia, in queste ore arrivano anche segni diversi da quelli della violenza, molti non cristiani hanno testimoniato la loro solidarietà. Nella diocesi di Nashik, ha raccontato l'arcivescovo, tutte le scuole cattoliche sono state chiuse: "Nella zona dov'è la sede del vescovo, ho organizzato io stesso la preghiera durata due ore. Non lo abbiamo imposto né forzato nessuno. In questa mia zona ho avuto più di 500 insegnanti, molti dei quali non cristiani ma indù, e abbiamo fatto una preghiera. Anche alcuni musulmani e buddisti hanno partecipato e hanno espresso la loro solidarietà". L'arcivescovo ha spiegato che c'è la volontà di proseguire il dialogo fra le fedi anche in questa situazione: "C'è buona volontà. C'è un desiderio per la pace e per l'armonia. Solo che il nostro mondo è diventato troppo politicizzato e tutto questo complica il dialogo".
    Intanto la presidenza della Conferenza episcopale italiana (Cei) invita alla preghiera per i cristiani dell'India: "La presidenza della Cei - si legge in un comunicato - facendosi interprete del turbamento dell'intera comunità cattolica italiana di fronte all'ondata di violenza scatenasi con contro le comunità cristiane nello Stato dell'Orissa, culminata nella morte di sacerdoti, consacrati e fedeli laici e nella distruzione di chiese, ospedali, case e villaggi, si associa all'accorato appello formulato dal Santo Padre Benedetto XVI, condannando con fermezza ogni attacco alla vita umana ed esortando alla ricerca della concordia e della pace. A questo scopo, invita le diocesi italiane a indire per venerdì 5 settembre, memoria liturgica della Beata Madre Teresa di Calcutta, o in un altro giorno stabilito dal vescovo diocesano, una giornata di preghiera e digiuno, come segno di vicinanza spirituale e solidarietà ai fratelli e alle sorelle tanto duramente provati nella fede".



    (©L'Osservatore Romano - 1-2 settembre 2008)
    "Vi scongiuro, sosteniamoci in questo cammino" Card.Angelo Scola

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