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Discussione: Notizie sulla situazione dei cristiani in INDIA

  1. #191
    Vecchia guardia di CR L'avatar di westmalle
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    Statue di Cristo in frantumi e assalti a preti e fedeli, il Natale da perseguitati dei cristiani d'India
    I fanatici indisti prendono di mira anche i Babbi Natale, ritenuti espressione della cultura da combattere. Secondo Persecution Relief gli assalti sono aumentati quest'anno del 40,8%, nonostante l'amichevole incontro in Vaticano tra il premier Narendra Modi e papa Francesco

    “Morte a Babbo Natale!” “Via Babbo Natale!” “Morte alla Chiesa!” “A morte i missionari!”
    Un pupazzo vestito di rosso, con tanto di cappello e barba bianca di cotone viene impalato su una lancia.
    Lo insultano, gli sputano addosso, gli tirano addosso scarpe e ciabatte.
    Poi, in questo triste linciaggio simbolico del Natale, i militanti induisti della città di Agra danno fuoco al pupazzo e lo gettano a terra, guardandolo bruciare lentamente mentre continuano i loro inni anti-cristiani.
    È accaduto l’altro giorno.
    E non solo ad Agra.

    Nonostante l’amichevole incontro lo scorso ottobre tra il premier Narendra Modi e papa Francesco in Vaticano, in India la comunità cristiana ha registrato quest’anno un’impennata di attacchi: oltre ai roghi dei Babbi Natale, preti picchiati, chiese devastate, statue di Cristo frantumate.

    La notte di Natale, infatti, anche la chiesa cattolica del Redentore ad Ambala, nell’Haryana, è stata dissacrata quando i fanatici hanno mandato in frantumi la grande statua del Cristo. “Ci siamo svegliati con la statua del Redentore a pezzi e altri danni,” ha commentato il vescovo. Ignatius Loyola Mascarenhas, “siamo addolorati, ma ricordiamo le parole di Gesù sulla croce: ‘Padre, perdonali.’”

    Più di 300 episodi in tutto l’anno. Secondo Persecution Relief, in India nel 2021 i crimini contro i cristiani sono aumentati del 40.8 %. Credenti cui vengono rifiutate le cure, ostracismi, case e chiese incendiate, divieto di usare gli stessi pozzi e centrali di polizia che spiano le attività dei preti.
    L’ex capo del Cbi, gli 007 indiani, Nageswara Rao, ha addirittura twittato: “Perché vi fate gli auguri di Natale? Noi non siamo cristiani!”. E questo Natale ci sono state sette aggressioni in diversi Stati contro eventi natalizi, chiese, fedeli cui è stato impedito di celebrare e pregare assieme in chiese e luoghi di culto.

    È il culmine di un Annus horribilis per i cristiani in India, che cominciano a organizzarsi per tenere messe segrete, e tornano nelle “catacombe” di modo da non scatenare la rabbia del Bajrang Dal, militanti estremisti e braccio violento dell’organizzazione paramilitare induista Rss il cui leader, Mohan Baghwat, due settimane prima del viaggio di Modi a Roma, s’era detto pubblicamente “preoccupato dalle conversioni che distorcono la demografia dell’India.” Soprattutto nel nord-est del Paese dove i cristiani sono molti di più che nell’India centrale e settentrionale.

    Così sono iniziate non solo le incursioni dei picchiatori fascisti vestiti d’arancione, pronti a sprangare con tondini di ferro le teste dei cristiani sospettati d’aver convertito la gente con false promesse, ma è entrata in azione anche la legge, o meglio le cosiddette leggi anti-conversione: normative introdotte dai Parlamenti delle diverse regioni a maggioranza Bjp, il partito di governo, tese a intrappolare chi converte “con l’inganno” i credenti indù con pene che vanno dai tre ai dieci anni di detenzione e multe, carissime per gli standard indiani, fino a cinque mila euro.

    I cristiani sono appena il 2,5 % della popolazione. Cosa può dar fastidio? Forse i 124 mila istituti e scuole cristiane costruiti in zone rurali? O il fatto che il 40% degli ospedali per i poveri siano finanziati e gestiti da cristiani? La furia arancione colpisce soprattutto nel nord dell’India, ma più di ovunque nel popoloso Uttar Pradesh (21% degli attacchi), oltre che negli Stati poveri di Jharkhand, Odisha e Chhattisgarh. Dal 2017 c’è una media annuale di 443 episodi di violenze anti-cristiani. Con il lockdown, le cose sono peggiorate.

    Il cristianesimo viene descritto dai fanatici indù come un tentativo di dominazione esogena, una penetrazione recente e straniera. “Bugie - dice lo studioso Abraham Mathai - Siamo qui da 2000 anni, da quando Tommaso e Bartolomeo portarono il Vangelo e battezzarono i cristiani nel Kerala già nel 52 d.C. molto prima che il cristianesimo arrivasse in Europa”.

    Viene in mente il famoso discorso del pastore Martin Niemöller di fronte all’indifferenza degli intellettuali tedeschi per il nazismo, quando confessò d’essere stato contento quando vennero a prendere rom, ebrei, omosessuali e comunisti, ma poi vennero a prendere lui, perché non era rimasto nessuno a protestare. Difatti, le legge anti-conversione, strumentalizzate in nove Stati indiani per dare la caccia ai cristiani, sono le stesse che vengono usate contro la presunta love jihad, immaginari piano segreto dei musulmani per convertire le induiste con la seduzione: un netto pretesto per linciare gli indiani islamici in questi anni.

    Durante l’occupazione britannica ci furono, in effetti, battesimi di massa, soprattutto per gli indigeni Adivasi e gli “intoccabili” Dalit.
    Consentire l’uscita da una religione che, nelle sue espressioni più fanatiche e violando la Costituzione, insiste con il sistema delle caste risulta inaccettabile per gli indù più privilegiati, che dagli anni Trenta a oggi celebrano il Ghar Wapasi, la riconversione spesso forzata, questa sì, degli indù cristianizzati.
    Lo ha fatto, nel suo piccolo, anche un parlamentare del Karnataka, lo Stato dove in queste settimane si stanno verificando più violenze e stupri contro cristiani e cristiane. La madre di Goolihatti Shekhar, politico del Bjp e fervente induista, si era convertita al cristianesimo, a quanto pare con la promessa che questo l’avrebbe guarita da una malattia cronica.
    Quando il figlio se n’è accorto, si è impegnato più di tutti a far approvare la legge anti-conversione e a celebrare in fretta un Ghar Wapasi per riportarla alla religione della Trimurti.
    Così, com’è spesso il caso, si scopre che le battaglie politiche più cruente, nascondono spesso niente più che un imbarazzo o una vergogna personali, manipolate per infliggere ingiustizie.


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  3. #193
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