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Discussione: Maria Santissima. Preghiere alla Beata Vergine Maria di Guadalupe (12 dicembre)

  1. #1
    Vecchia guardia di CR L'avatar di WIlPapa
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    Maria Santissima. Preghiere alla Beata Vergine Maria di Guadalupe (12 dicembre)

    La Madonna di Guadalupe apparve per la prima volta a San Juan Diego il sabato 9 dicembre 1531. La Madonna apparve per comunicargli il desiderio che in quel luogo venisse eretto un tempio in Suo onore, in modo da poter dare agli uomini il Suo amore, la Sua compassione, il Suo aiuto e la Sua protezione. Per questo chiese al giovane indio che facesse giungere questo messaggio al Vescovo del Messico. Juan Diego ubbidì e andò subito dal Vescovo, ma questi non gli volle credere.
    Quella sera stessa, quando la Vergine gli apparve nuovamente, Juan Diego le descrisse l'incredulità del Vescovo e la pregò di mandare un altro messaggero che non fosse lui. Ma Lei insistette e gli chiese di ritornare dal Vescovo il giorno successivo.
    Secondo le istruzioni della Madonna, Juan Diego tornò il giorno dopo al cospetto del Vescovo, il quale gli chiese allora una prova della veridicità delle sue parole.

    Quello stesso pomeriggio, Juan Diego incontrò la Madonna per la terza volta. Quando ebbe ascoltato le richieste del Vescovo, la Vergine gli chiese di tornare ancora una volta in quel posto il giorno successivo e che solo allora gli avrebbe dato il segno che il Vescovo aspettava.
    Ma quel lunedì 11 dicembre lo zio di Juan Diego, Bernardino, si ammalò gravemente a causa della peste e quindi Juan Diego non andò all'appuntamento con la Madonna. Quella stessa notte, la malattia dello zio peggiorò e Juan fu costretto a recarsi a Città del Messico alla ricerca di un sacerdote per l'estrema unzione.

    In cammino verso la città, durante le prime ore del 12 dicembre, Juan Diego attraversò l'altura di Tepeyac. Si sentiva colpevole per non aver mantenuto la promessa fatta alla Vergine e preferì aggirare il monte per evitare di incontrarla..
    Ma la Madonna gli apparve sulla pianura che circonda il monte e gli disse: "Non preoccuparti di questa malattia né di alcun' altra disgrazia. Non ci sono io qui che sono tua Madre? Non ti trovi al riparo della mia ombra? Non sono io la tua salute?". Quindi gli chiese di salire in cima al Tepeyac, dove avrebbe trovato delle rose fiorite miracolosamente fuori stagione da portare al Vescovo come segno della Sua presenza.Mentre Juan Diego si dirigeva verso la casa del Vescovo, la Vergine apparve al suo moribondo zio e lo curò. Gli raccontò dell'incarico che aveva dato a suo nipote e gli chiese di parlare al Vescovo della sua malattia e del modo prodigioso con cui era guarito.

    Verso mezzogiorno di quel 12 dicembre, Juan Diego disse al Vescovo che aveva portato con sé il segno che aspettava: quindi spiegò il suo mantello e le rose miracolose che vi erano contenute caddero al suolo. Sul suo mantello (chiamato "tilma") in quello stesso momento si impresse miracolosamente l'immagine della Madonna di Guadalupe.


    Nel 1936, il premio Nobel per la Chimica ha la possibilità di analizzare due fili, uno rosso e uno giallo, provenienti da frammenti della tilma di Juan Diego. I risultati delle analisi, condotte con le tecniche più sofisticate allora disponibili, sono incredibili: sulle fibre non vi è traccia di coloranti, né vegetali, né animali, né minerali.

    Di tutte le cose incredibili che si possono dire sull'immagine miracolosamente impressa sulla tilma di Juan Diego, certamente la più sconvolgente è quella relativa agli occhi della Madonna. Una commissione di scienziati, applicando al dipinto il metodo di ingrandimento usato dalla Nasa, ha scoperto impresse nelle Sue pupille delle microscopiche immagini di persone, come se si trattasse di una fotografia: Juan Diego, il vescovo e altri ignoti personaggi che si trovavano stupefatti e in preghiera. Esattamente cio' che vedevano in quel momento gli occhi della Madonna del dipinto durante il miracolo nella stanza del vescovo il 12 dicembre 1531.
    La presenza di queste immagini negli occhi è, innanzi tutto, la conferma definitiva dell'origine prodigiosa dell'icona guadalupana: è materialmente impossibile dipingere tutte queste figure in cerchietti di circa 8 millimetri di diametro, quali sono le iridi della Madonna di Guadalupe, e per di più nell'assoluto rispetto di leggi ottiche totalmente ignote nel secolo XVI.

    Un altro studio scientifico che ha dato risultati molto interessanti è quello relativo alla disposizione delle stelle sul manto della Vergine, disposizione che sembra tutt'altro che casuale.Don Mario Rojas Sánchez ha identificato sulla tunica una "mappa" dei principali vulcani del Messico; quanto alle stelle, lo stesso sacerdote ha potuto accertare, grazie alla collaborazione di alcuni astronomi e dell'osservatorio Laplace di Città di Messico, che esse corrispondono alle costellazioni presenti sopra Città di Messico al solstizio d'inverno del 1531 - solstizio che, dato il calendario giuliano allora vigente, cadeva il 12 dicembre - viste però non secondo la normale prospettiva "geocentrica", ma secondo una prospettiva "cosmo centrica", ossia come le vedrebbe un osservatore posto "al di sopra della volta celeste".

    Il NICAN MOPOHUA è il testo base delle apparizioni sul Tepeyac. Fu scritto tra il 1540 e il 1548 da Antonio Valeriano (1520 - 1605), nipote di Montezuma, professore di latino, governatore per 35 anni di Città del Messico e anche amico di Juan Diego. Il testo originale andato perso, non era scritto su carta ma su Amate, una specie di papiro messicano, fabbricato con maguey, una pianta della famiglia dei cactus. In seguito, il racconto delle apparizioni fu trascritto in glifi, cioè nel sistema pittografico degli antichi messicani. Nel 1972 a New York nella biblioteca della Hispanic Society of America fu scoperta una copia che risalirebbe al 1573. Il racconto non fu solo tramandato per iscritto e a viva voce, ma anticamente era pure cantato e mimato con danze. Narra infatti Luis Becerra Tanco che il 12 dicembre 1666 poté assistere ad uno spettacolo che aveva per tema il Nican Mopohua e per protagonisti un gruppo di indios. Nel 1649 fu Luis Lasso de la Vega († 1660) a pubblicare per la prima volta il Nican Mopohua in náhuatl, con alcune aggiunte in cui si narrano i primi miracoli operati dalla Morenita di Guadalupe.

    NICAN MOPOHUA
    http://www.passiochristi.org/Documen...opohua_ita.pdf
    Ultima modifica di Famulus Mariae; 19-11-2017 alle 17:05

  2. #2
    ORAPRONOBIS
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    ho letto da qualche parte che Juan Diego quando vide la Vergine Maria la chiamò con dei termini affettuosissimi come "bambina mia" e "figlia mia"

  3. #3
    Vecchia guardia di CR L'avatar di WIlPapa
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    ho letto da qualche parte che Juan Diego quando vide la Vergine Maria la chiamò con dei termini affettuosissimi come "bambina mia" e "figlia mia"
    49. Appena la vide, si prostrò da-vanti a Lei, si gettò a terra e le disse:

    50. «Mia Signora e Regina, mia piccola Figlia amatissima, sono stato dove mi hai mandato per portare a termine la tua amorevole missione. Sebbene con molte difficoltà, sono riuscito ad incontrare il vescovo e gli ho comunicato il messaggio che mi avevi affidato

    55. Io in verità sono un uomo dei campi, sono mecapal, sono cacaxtli, sono coda, sono ala; io stesso ho bisogno di essere condotto, portato in spalla. Il luogo dove tu mi invii, o Vergine mia, mia piccola Figlia amatissima, non è adatto a me e mi è estraneo.

    66. Per ora mi congedo rispetto*samente da te, mia piccola Figlia amatissima. Tu intanto riposati un po'».

    116. Ti prego di perdonarmi. Abbi con me ancora un po' di pazienza, perché così facendo non voglio ingannarti, mia piccola Figlia amatissima. Domani senz'altro verrò qui in tutta fretta».

    fonte:Nican Mopohua
    "Vi scongiuro, sosteniamoci in questo cammino" Card.Angelo Scola

  4. #4
    Nuovo iscritto L'avatar di mitico
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    PREGHIERA DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI
    ALLA MADONNA DI GUADALUPE
    VENERATA NEI GIARDINI VATICANI
    Mercoledì, 11 maggio 2005

    Santa Maria, che con il titolo di Nostra Signora di Guadalupe sei invocata come Madre dagli uomini e dalle donne del popolo del Messico e dell'America Latina, incoraggiati dall'amore che ci ispiri, riponiamo nuovamente nelle tue mani materne la nostra vita.

    Tu che sei presente in questi giardini vaticani, regina nel cuore di tutte le madri del mondo e nel nostro cuore. Con grande speranza, a te ricorriamo e in te confidiamo.


    Ave Maria,
    piena di grazia,
    il Signore è con te.
    Tu sei benedetta fra le donne
    e benedetto è il frutto del seno tuo, Gesù.
    Santa Maria,
    Madre di Dio,
    prega per noi peccatori,
    adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.

    Nostra Signora di Guadalupe
    prega per noi.



    BENEDICTUS P.P. XVI



    tratto da: http://www.ratzingerbenedettoxvi.com/madonna.htm

  5. #5
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    GUADALUPE E' UNA SFIDA PER LA SCIENZA, come la Sindone.

    C’è infatti un oggetto che esiste dal 12 dicembre 1531, 477 anni fa, un mantello (per i messicani una “tilma”) e per le sue caratteristiche non dovrebbe esistere: è infatti un’immagine su una tela in fibra di maguey (agave americana) che dovrebbe normalmente decomporsi in meno di 50 anni.

    L’immagine che vi appare NON è dipinta e i pigmenti che la colorano NON trovano riscontro in natura. Non vi sono segni di pittura sulla tela. Ad una distanza di soli dieci centimetri dall’immagine si vede soltanto la tela di maguey nella sua originalità: i colori scompaiono. Gli studi scientifici non hanno ottenuto dati sull’origine della colorazione che forma l’immagine, né il modo con cui la stessa fu dipinta. Non risultano tracce di tecniche di pittura note. Gli scienziati della NASA che hanno studiato la tilma affermano che i materiali che compongono i colori non appartengono agli elementi conosciuti sulla Terra.

    Le stelle visibili sul Manto di Maria riflettono l'esatta configurazione e posizione del cielo del Messico nel solstizio d’inverno, la mattina in cui è avvenuto il miracolo. Sul lato sinistro del manto della Vergine (alla nostra destra) si trovano le costellazioni del sud. Quattro stelle che fanno parte della costellazione di Ofiuco (Ophiucus). Sotto si osserva Bilancia (Libra) ed alla destra, quella che sembra una punta di freccia corrisponde all'inizio di Scorpione (Scorpius). Intermedie con la porzione inferiore, possono segnalarsi due stelle della costellazione del Lupo (Lupus) e l'estremo di Idra (Hydra). Verso il basso si evidenzia la Croce del Sud (Crux) senza nessun dubbio, ed alla sua sinistra appare il quadrato leggermente inclinato della costellazione del Sagittario (Centaurus). Sul lato destro del manto della Vergine vi sono le costellazioni del nord. Sulla spalla, un frammento delle stelle di Boote (Bootes), in basso a sinistra la segue la costellazione dell'Orsa Maggiore, in forma di “carro”. Ai lati vi sono, a destra: la chioma di Berenice (Coma Berenices) e i Levrieri (Cani Venatici); a sinistra: Thuban che è la stella più brillante della costellazione del Drago. Più sotto due stelle (anch’esse parte dell'Orsa Maggiore) e quindi un’altra coppia di stelle della costellazione dell'Auriga (Auriga) e ad ovest, verso il basso, tre stelle del Toro. In tal modo, si identificano nella loro totalità e nella loro posizione, un poco compatte, le 46 stelle più brillanti che circondano l'orizzonte della Valle del Messico.

    La temperatura della fibra mantiene una temperatura costante di 36,6 °C, la stessa del corpo di una persona viva. Il ginocchio sinistro è leggermente sollevato e si protende in avanti in fase di movimento. La figura umana sulla tilma di ayate è di 143 centimetri e rappresenta una giovane la cui età approssimativa è di 15-16 anni. Le sue mani giunte: la destra è più bianca e stilizzata, la sinistra è bruna e più piena a simboleggiare l'unione di due razze distinte. Porta il capello sciolto, simbolo tra gli Aztechi di una donna glorificata da un figlio nel ventre. È incinta. La sua gravidanza si nota per la forma arrotondata dell'addome, sottolineata da una maggiore prominenza verticale piuttosto che trasversale che corrisponde ad una gravidanza quasi a termine.

    Tre segni fondamentali appaiono sulla Tilma; il primo, ben visibile, è un nastro nero che cinge la Vergine alla vita, anch'esso segno di gravidanza; poco più sotto, importantissimo, poco visibile ma che attira l'attenzione degli indigeni vi è il QUINCUNCE (leggi kinkunse) è il massimo simbolo Náhuatl e rappresenta la presenza di Dio, la pienezza, il centro dello spazio e del tempo. Il Quinconce (o quinconce) è anche individuato come il fiore di quattro petali o Nahui Ollin, come la croce india, segno di Quetzalcoatl.
    La scienza botanica classifica il Quinconce come gelsomino messicano (Philadelphus Mexicanus ) e costituisce il simbolo principale nell'immagine della Vergine ad indicare il suo grembo, nel punto esatto dove si trova Gesù.

    Uno dei medici che ha analizzato la tilma, ha collocato uno stetoscopio sotto la cintura della veste della donna (portare una cintura sul ventre per la cultura india è essere incinta ) e ha sentito battiti che si ripetevano ritmicamente a 115 pulsazioni al minuto, gli stessi di un bambino nel ventre materno. Il 22 aprile 2007, durante una messa in suffragio dei bambini abortiti, il ventre si è illuminato, presenti migliaia di persone, mostrando la forma di un feto (ci sono le fotografie dei presenti!).

    Sul ventre di Nostra Signora di Guadalupe si trovano altri simboli derivati dalla proporzione aurea come il Nahui Ollín, il fiore Náhuatl di quattro petali, che per le antiche culture centroamericane rappresentava la presenza di Dio, il centro dello spazio e del tempo. Col Nahui Ollín sul ventre la Vergine conferma agli indigeni che è la madre del Dio Vero, Gesù Cristo che ella porta al Nuovo Mondo per farlo conoscere. È precisamente la parte più importante dell'ayate di Juan Diego. La Guadalupana è portatrice di un messaggio cristocentrico che gli indigeni compresero subito, per cui si trasforma nella più importante evangelizzatrice dell'America. Guadalupe in lingua indigena significa: Colei che schiaccia la testa al serpente: è la donna vincitrice del maligno riportato in Genesi 3,15. L'immagine è una pittura tale a quella descritta in Apocalisse 12: apparve nel cielo un segno grande, una Donna vestita di Sole, con la Luna sotto i suoi piedi.

    La fibra di maguey che costituisce il tessuto dell'immagine, non può durare più di 20 o 30 anni. Alcuni secoli fa, venne realizzata una copia dell'immagine in un tessuto di fibra di maguey simile e lo stesso si disintegrò dopo varie decadi. Nel frattempo, a quasi 500 anni dal miracolo, l'immagine di Maria è integra come il primo giorno. La scienza non sa spiegare la causa dell'incorruttibilità del tessuto: quando nel 1791 accidentalmente vi cadde sopra dell’acido nitrico concentrato, la zona lesionata è tornata integra da se stessa (mantenendo traccia dell’acido versato)! Agli inizi del XX secolo, un uomo collocò ai piedi della tilma una composizione floreale che celava una bomba ad elevato potenziale. L'esplosione provocò grande distruzione nelle prossime vicinanze della tilma che rimase intatta.

    VIRGEN MORENITA DE GUADALUPE ORA PRO NOBIS !

  6. #6
    Divinae gratiae
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    GUADALUPE E' UNA SFIDA PER LA SCIENZA

    Uno dei medici che ha analizzato la tilma, ha collocato uno stetoscopio sotto la cintura della veste della donna (portare una cintura sul ventre per la cultura india è essere incinta ) e ha sentito battiti che si ripetevano ritmicamente a 115 pulsazioni al minuto, gli stessi di un bambino nel ventre materno. Il 22 aprile 2007, durante una messa in suffragio dei bambini abortiti, il ventre si è illuminato, presenti migliaia di persone, mostrando la forma di un feto (ci sono le fotografie dei presenti!).
    Vi giuro che mi è venuta la pelle d'oca per l'emozione nel leggere questa cosa!

  7. #7
    Vecchia guardia di CR L'avatar di WIlPapa
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    Uno dei medici che ha analizzato la tilma, ha collocato uno stetoscopio sotto la cintura della veste della donna (portare una cintura sul ventre per la cultura india è essere incinta ) e ha sentito battiti che si ripetevano ritmicamente a 115 pulsazioni al minuto, gli stessi di un bambino nel ventre materno. Il 22 aprile 2007, durante una messa in suffragio dei bambini abortiti, il ventre si è illuminato, presenti migliaia di persone, mostrando la forma di un feto (ci sono le fotografie dei presenti!).



    http://www.cattoliciromani.com/forum...ight=guadalupe
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  8. #8
    Vecchia guardia di CR L'avatar di WIlPapa
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    vecchio articolo 30giorni

    La Madonna degli indios

    Juan Diego, l’umile indio dell’apparizione della Madonna di Guadalupe del 1531, che diede il via a conversioni di massa tra gli indigeni, è a un passo dalla canonizzazione. Si riaccenderanno le polemiche da parte di quelli che non credono che sia mai esistito?

    di Lorenzo Cappelletti



    Una donna in pellegrinaggio alla Madonna di Guadalupe, il più grande fenomeno di devozione della storia del cristianesimo

    L’ultima novità riguardo la causa di canonizzazione dell’indio Juan Diego, il veggente di Guadalupe beatificato da papa Giovanni Paolo II, è che il miracolo a lui attribuito ha superato l’esame scientifico e teologico e presto sarà riconosciuto per decreto pontificio, forse ancora prima della fine di quest’anno in cui ricorre anche il venticinquesimo del nuovo santuario.
    Il miracolo accadde il 6 maggio 1990 proprio mentre Giovanni Paolo II stava beatificando Juan Diego. Il giovane messicano Juan José Barragán, che a vent’anni, con una vita già fattasi troppo pesante per lo sfascio della sua famiglia, si era lanciato dal balcone e si era sfasciato il cranio qualche giorno prima, in quel giorno si risvegliò dal coma chiedendo da mangiare. La madre aveva invocato Juan Diego al momento del volo e di nuovo nei giorni successivi, mentre si stavano facendo i preparativi della beatificazione. A conforto di tutti i fedeli, c’è da credere, Juan Diego ascoltò.
    L’accertamento del miracolo spianerà semplicemente la strada alla canonizzazione o riaccenderà anche le polemiche che sorsero nel decennio scorso in seguito alla sua beatificazione? Capofila di esse paradossalmente fu l’allora abate di Nostra Signora di Guadalupe Guillermo Schulemburg Prado (cfr. 30Giorni, maggio 1996, pp. 14-15), erede di una tradizione di scetticismo riguardo alla storicità dei fatti di Guadalupe che risale al XIX secolo. Scetticismo oscillante fra il semplice timore di alcuni che l’imponente devozione sia fondata su dati storici dubbi e il giudizio reciso di pura mitologia, da parte di altri, su tutto ciò che concerne Guadalupe. Lo scetticismo di Schulemburg, una via di mezzo fra questi due estremi, in quanto ritiene Guadalupe non più di una devozione mariana fondata su una immagine e leggendari i fatti attribuiti a Juan Diego, fu rafforzato dal fatto che Juan Diego nel 1990 fu dichiarato beato ratificando semplicemente un culto da sempre tributatogli. Anche perché la positio (la raccolta della documentazione in ordine alla attestazione della santità di Juan Diego) non aveva tagliato la testa al toro quanto al dubbio sulla storicità del personaggio.
    Per la stima che la Chiesa deve avere della realtà storica, la canonizzazione di un santo che non fu santo perché neppure fu non è auspicabile. In essa entra in gioco il magistero solenne del papa e dunque la Congregazione delle cause dei santi ha provveduto a nominare all’inizio del 1998 una commissione storica che potesse dirimere la questione. A presiederla fu chiamato il comboniano Fidel González Fernández, consultore della medesima Congregazione e professore di Storia della Chiesa presso le Pontificie Università Urbaniana e Gregoriana, che a suo tempo era stato fra i più critici sul metodo storico seguito dagli estensori della positio.
    I risultati più significativi del lavoro di tale commissione sono stati raccolti in un voluminoso tomo di oltre cinquecento pagine che, uscito in prima edizione alla fine del 1999 per i tipi della prestigiosa editrice messicana Editorial Porrúa, il mese scorso ha già toccato la quarta edizione. El encuentro de la Virgen de Guadalupe y Juan Diego ha per autori, oltre padre Fidel González Fernández, altri due membri della commissione, José Luis Guerrero Rosado e Eduardo Chávez Sánchez, che da pochi mesi è anche il nuovo postulatore della causa.
    Già l’uso nel titolo della categoria “incontro” fa capire in sintesi quale sia il giudizio che emerge dallo studio. Prima di analizzarne le ragioni, ripercorriamo il racconto tramandatoci dalla tradizione che noi abbiamo attestata per iscritto non a partire dal 1649, come vuole la critica antiguadalupana, ma in oltre cento testimonianze anteriori a quella data e in particolare in un testo nella lingua degli indios (Nican Mopohua) che proviene dalla penna di Antonio Valeriano, un colto indio cristiano che lo scrisse fra il 1550 e il 1556, secondo il giudizio di Miguel Léon-Portilla, forse il più importante studioso vivente della lingua náhuatl. Ciò che risale al 1649 è solo la prima completa edizione a stampa del Nican Mopohua.
    Ebbene, stando a questo testo, è l’alba di sabato 9 dicembre 1531 quando l’indio cristiano Juan Diego si dirige verso Tlatilolco per seguire la dottrina cristiana. Arrivato nel bosco di Tepeyac ode a un certo punto un concerto di suoni melodiosi e, una volta terminati questi, una voce che lo chiama nella sua lingua náhuatl. Si dirige incontro a quella voce e gli appare una signora che gli si svela come la sempre Vergine Maria madre di Dio, desiderosa di veder eretto lì un tempio dove poter venire incontro col dono del suo amore, cioè del suo Figlio, alle pene di tutti gli uomini che vivono in quella terra. Perché questo desiderio si realizzi lo invia al vescovo di México Juan de Zumárraga. Il vescovo fa la sua parte, come in tante vicende similari, e non fa nessun conto di quanto gli dice Juan Diego, che quello stesso giorno torna abbattuto a dare questo triste responso alla Vergine chiedendole di inviare un altro al suo posto. Ma la Vergine Maria insiste e così la domenica egli torna alla carica dal vescovo che ora gli chiede un segno. La Vergine gli assicura che glielo avrebbe offerto il lunedì seguente ma nel frattempo uno zio di Juan Diego si era gravemente ammalato e Juan Diego non si può presentare a lei. La Regina del cielo però non solo lo rassicura sulla salute dello zio ma gli promette che sotto la sua protezione neanche a lui niente potrà accadere. Così Juan Diego si dispone a compiere quel che la Vergine gli suggerisce cioè di salire sulla cima del bosco a cogliere dei fiori e non portarli ad altri che al vescovo. In cima al Tepeyac, in pieno inverno, trova in effetti rose e fiori che raccoglie nel suo mantello (tilma) e che, dopo varie peripezie, riesce a portare al vescovo. Ma non appena Juan Diego apre il suo mantello davanti a lui, ecco che esso lascia apparire un’icona della Vergine Maria.
    Il Nican Mopohua, suggestivo fra l’altro anche per l’evocazione del Santo Rosario in esso contenuta, è stato scritto, come abbiamo detto, intorno alla metà del XVI secolo. Resta però da spiegare il silenzio durato circa un ventennio sui fatti capitati a Juan Diego. Come mai, in particolare, il vescovo francescano Zumárraga non avrebbe fatto parola di quanto accaduto, quando fra l’altro a lui alcune fonti fanno risalire la costruzione della primitiva cappella?
    «Il silenzio dei cronisti mendicanti è il grande argomento di coloro che impugnano la storicità di Guadalupe» (p. 243), scrivono i nostri storici. E onestamente riconoscono nella prefazione (p. XXVI) che anche la loro ricerca di fonti fin qui sconosciute non ha dato l’esito sperato (la documentata crisi della carta che investì in quel tempo il Messico può aver contribuito a rarefarle). Ma giustamente spiegano che il silenzio non costituisce mai argomento né a favore né contro la storicità di un fatto. Di fronte al silenzio si deve procedere inevitabilmente per via ipotetica. Ora, la raccolta e l’approfondimento sistematici delle fonti esistenti – è questo il vero merito del libro – permette loro di interpretare questo “silenzio guadalupano” sostanzialmente col forte sospetto di idolatria che vigeva fra i francescani riguardo a tutto quanto proveniva dal mondo indio. Farne tabula rasa era il loro metodo missionario. Tanto più se la Madonna si presentava a un indio come Vergine di Guadalupe, cioè col nome (di origine araba peraltro) con cui era venerata in un santuario dell’Estremadura, la terra da dove provenivano tanto Cortés quanto i primi missionari. Il sospetto che l’apparizione guadalupana e il suo contorno fosse una costruzione sincretistica inventata a bella posta per permanere nell’idolatria sorgeva spontaneo. Senza dimenticare peraltro la gelosia con cui quei missionari custodivano le loro prerogative di primi evangelizzatori della Nueva España, che li spingeva a opporsi al primo stabilirsi di una gerarchia ordinaria in terra messicana che quelle prerogative avrebbe inevitabilmente scalzato. Cosa di cui fecero le spese il primo successore di Zumárraga, Alonso de Montúfar, e la devozione guadalupana, criticata e “silenziata” perché da questi esplicitamente approvata.

    L’antico e il nuovo santuario di Nostra Signora di Guadalupe; sotto, Juan Diego
    Ma ancor prima della volontà di tacitare il fatto, forse il silenzio iniziale intorno ad esso suggerisce semplicemente che agli spagnoli la vicenda di Juan Diego e quell’immagine impressa sulla sua tilma apparvero come una fola. Non parlava la loro lingua. Non era a loro d’altronde che doveva parlare. «Di fronte all’avvenimento guadalupano, ci si aspetterebbe di riscontrare nei primi cronisti religiosi non solo ripetuti riferimenti, ma anche chiare lodi e fervide azioni di grazie. Questa aspettativa nasce da un anacronismo. [...] Nel Messico contemporaneo l’avvenimento guadalupano è qualcosa di così evidente e onnipresente che è difficile pensare non sia stato sempre così [...]. E invece è proprio quel che accadde: fu quasi invisibile agli spagnoli, perché, con tutto che gli indios gli corrisposero convertendosi in massa, nessuno spagnolo in quel momento poté rendersi conto dell’incredibile miracolo che Dio realizzava davanti ai loro occhi attraverso la sua santissima Madre e l’umile di lei messaggero Juan Diego Cuauahtlatoatzin» (p. 267).
    Il nome impronunciabile di quell’indio rimanda in effetti a un mondo e a una lingua del tutto estranei agli europei, più del mondo e della lingua arabi, la cui incomprensibilità è diventata proverbiale e attualmente sospetta (ma slavi o tedeschi non lo furono meno a suo tempo, tanto che il “parlare ostrogoto” è rimasto proverbiale quanto il “parlare arabo”). Eppure anche il popolo indio e la sua lingua incomprensibile erano amati da Dio, che vuole che tutti siano salvi e che non permette che né la terra né il mare siano devastati finché tutti i suoi servi di ogni nazione razza popolo e lingua, per parafrasare la Scrittura, non abbiano ricevuto il sigillo del battesimo. È così vero che ogni popolo e lingua hanno diritto di cittadinanza nella Chiesa, che in quegli stessi anni del XVI secolo in cui l’Europa cattolica minava le basi del concetto e della celebrazione dei sacramenti, una stupefacente illustrazione ortodossa di “sacramento” viene proprio dal vocabolo forgiato in quella lingua náhuatl: «Si forgiò il vocabolo etlaceliliztli. Le sue componenti sono il verbo celilia che sta per “ricevere”, “albergare” e gli affissi te, che indica persona e tla che indica cose, oggetti. Per cui Te- tla- celiliztli significa “ricezione di qualcosa” (il segno sacramentale) che è anche “Qualcuno”» (p. 165 nota 39).
    Ma l’immagine composta e raccolta della Vergine dal volto meticcio impressa in un mantello di fibra di agave parlava ancor meglio il náuhatl. Fu quell’immagine anzitutto il codice adeguato perché il Vangelo entrasse con facilità nel cuore indio. E l’analisi accurata di quel mantello – che non finisce di sorprendere gli studiosi, vuoi per la sua inspiegabile conservazione, vuoi per la sua colorazione che non si può far risalire ad alcun colorante né minerale né vegetale né animale, vuoi per la ricchezza dei suoi segnali tutti provvidenzialmente confacenti alla mentalità degli indios (cfr. pp. 193-214) – fa emergere fra l’altro che il personaggio alato che sta ai piedi della Vergine non poteva apparire agli occhi degli indios che come una rappresentazione di Juan Diego: l’angelo, cioè l’ambasciatore e messaggero di Santa Maria di Guadalupe, come lo chiamano le fonti.
    Dio con un primo miracolo aveva già fatto breccia nel cuore di Juan Diego attraverso la predicazione dei missionari spagnoli, perché a sua volta, attraverso un secondo più clamoroso segno, egli diventasse il tramite per una conversione più agevole del suo popolo. «Il Vangelo risponde e compie i più profondi interrogativi degli uomini di qualsiasi cultura e in qualsiasi tempo, e Dio può concedere a alcuni eletti una grazia eccezionale per accoglierlo, anche attraverso la presentazione la più manchevole. Risulta che ci furono degli indios che così lo ricevettero e uno di questi fu Juan Diego» (p. 161).
    Viene in mente la vicenda dell’imperatore Costantino, questo adoratore del sole, la cui clamorosa esperienza (attestata da lui medesimo e registrata da fonti molteplici e attendibili), di un segno adeguato alla sua sensibilità già prossima al cristianesimo, avrebbe spalancato la porta di Cristo alla conversione di interi popoli.
    Se non fosse bastata la conversione e la devozione che ormai un intero continente tributa a Nuestra Señora de Guadalupe (il suo santuario è attualmente quello al mondo che conta il maggior afflusso di pellegrini, superiore a quello verso la Basilica vaticana, Lourdes e Fatima messe insieme, si dice) e, fin dall’inizio, anche al suo messaggero, come attestano le ricerche archeologiche sui luoghi guadalupani citate nel volume, ora c’è una ricerca che soddisfa tutti i crismi della metodologia storica e un miracolo scientificamente attestato. Dovrebbe bastare perché tutti si possano rivolgere con fiducia all’intercessione di Juan Diego Cuauahtlatoatzin, anche senza invocarne necessariamente il cognome.

    fonte:http://www.30giorni.it/it/articolo.asp?id=499
    "Vi scongiuro, sosteniamoci in questo cammino" Card.Angelo Scola

  9. #9

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