Lo Staff del Forum dichiara la propria fedeltà al Magistero. Se, per qualche svista o disattenzione, dovessimo incorrere in qualche errore o inesattezza, accettiamo fin da ora, con filiale ubbidienza, quanto la Santa Chiesa giudica e insegna. Le affermazioni dei singoli forumisti non rappresentano in alcun modo la posizione del forum, e quindi dello Staff, che ospita tutti gli interventi non esplicitamente contrari al Regolamento di CR (dalla Magna Charta). O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te.
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Discussione: Santa Teresa di Calcutta, vergine (1910-1997)

  1. #161
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    Madre Teresa: Policlinico Gemelli e Università Cattolica di Roma, mostra fotografica ed evento commemorativo

    Una mostra fotografica e un evento commemorativo “di riflessione e testimonianza” dedicati a santa Teresa di Calcutta si svolgeranno lunedì 21 novembre e il 5 dicembre presso il Policlinico Universitario Agostino Gemelli di Roma.

    Lunedì 21 novembre, alle ore 18.00 nell’Aula Brasca del Policlinico Gemelli si inaugura la mostra fotografica “Madre Teresa – Vita, spiritualità e messaggio” promossa dal Centro di Ateneo per la vita dell’Università Cattolica e dall’associazione Ateneo studenti in collaborazione con la facoltà di Medicina e chirurgia e con la Fondazione Policlinico. Il significato della mostra sarà illustrato dalla giornalista e scrittrice Marina Ricci, che l’ha curata.

    La mostra, allestita presso la hall del Gemelli, potrà essere visitata gratuitamente dal 21 al 27 novembre, ore 9.00 – 19.00. Lunedì 5 dicembre avrà luogo un meeting di riflessione e testimonianza sulla santa intitolato “Fede, scienza e carità – Madre Teresa e l’Università Cattolica”, con inizio alle ore 15.00 nell’Aula Brasca del Policlinico Gemelli introdotto da mons. Claudio Giuliodori.

    Interverrà il card. Angelo Comastri, Vicario generale di Sua Santità per lo Stato della Città del Vaticano.


  2. #162
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    Madre Teresa: meriti scientifici e grandi intuizioni sociali

    “Fede, scienza e carità. Madre Teresa e l’Università Cattolica”. Tema di un incontro ospitato nel Policlinico Agostino Gemelli, nell’ambito della mostra - allestita nello stesso Ateneo - dedicata alla spiritualità e al messaggio della Santa fondatrice della Missionarie della Carità, che nel 1981 fu insignita nell’Università del Sacro Cuore, a Roma, della Laurea Honoris causa in Medicina e chirurgia. Tra i relatori, il prof. Antonio Gasbarrini, ordinario di Patologia speciale medica e Semeiotica medica, chiamato ad illustrare i meriti scientifici di Madre Teresa? Roberta Gisotti lo ha intervistato:

    D. - Prof. Gasbarrini, certo siamo abituati a pensare Madre Teresa, come una santa, non come una scienziata, invece lo è stata?

    R. – Santa Madre Teresa è stata geniale nelle sue intuizioni scientifiche. Lei ha cominciato la sua missione nel 1948; fino a quel momento lei era un’istitutrice: insegnava in una scuola ai figli dei coloni britannici. In quell’anno assiste, purtroppo, al grande massacro tra le comunità indù e musulmane e si rende conto del dramma che c’è al di fuori di quella scuola. A questo punto, comincia il suo mandato: c’era qualcosa fuori da quella scuola da fare! Va in qualche modo anche in contrasto con quello che una suora che insegnava nel 1948 poteva fare e decide di uscire, di andare sul territorio. Lei va direttamente negli slum di Calcutta - immaginate quali potevano essere le condizioni di vita e sanitarie - e si occupa all’inizio di igiene e di nutrizione. Questa credo che sia la più incredibile modalità con cui è cominciata quella che noi adesso chiamiamo ‘assistenza territoriale’, quando i nostri assistenti sanitari vanno nelle aree disagiate. Poi, con Kalighat, con la sua prima casa per i malati terminali, ha un’intuizione geniale: le persone che morivano negli slum, dovevano avere una dignità della morte. E lei inventa, in qualche modo per prima, l’hospice residenziale, cioè quelle strutture dove le persone, a fine vita – pensiamo ai malati oncologici o a quelli con importanti malattie croniche – devono andare per avere un’assistenza dignitosa e anche un fine vita dignitoso. E lei lo inventa nel 1950. Poi si occupa dei lebbrosi: capisce che i contagi vanno limitati, che bisogna stare in comunità ristrette; però poi bisogna anche dare la dignità del lavoro a queste persone. E quindi per prima, capisce l’importanza dei luoghi delimitati, con i volontari che permettono il reinserimento di queste persone. A 300 chilometri da Calcutta, nella città della pace, insegna ai lebbrosi a lavorare. E quindi si inventa in qualche modo la terapia occupazionale, che per noi è la normalità: pensate a un carcerato che deve essere reinserito nella società. E lei, nel 1960, già sperimenta la terapia occupazionale. Si occupa anche di disabili mentali: per prima capisce che devono essere portati fuori dalle strutture - i manicomi all’epoca erano delle strutture di contenzione di queste persone - e lei inventa dei luoghi dove si insegnava ai malati psichiatrici a scrivere, a leggere, gli si dava un lavoro. Ed un’altra intuizione incredibile, su cui combatte tutta la sua vita, riguarda la vita nascente: lei prende i bambini che tutti rifiutavano, che venivano lasciati per strada, e invece di relegarli in orfanotrofi, lei in maniera intuitiva - incredibile - capisce l’importanza dell’adozione: cioè del garantire una famiglia a questi bambini. Poi l’opera di Madre Teresa si espande ed esce dall’India, va nel mondo occidentale, si occupa di emarginazione, di alcolizzati, delle persone che sono escluse dalla società. E questo è quello che le Missionarie della carità stanno facendo nel nostro mondo, dove magari non ci sono delle malattie croniche o infettive incredibili, perché l’igiene funziona, ma dove degli emarginati non si occupa nessuno. Quindi, Madre Teresa non ha mai fatto nessuna grande scoperta, però ha capito, prima di tutte, i cardini dell’assistenza sociale, e lo ha fatto come poteva fare solo lei: in silenzio e con dedizione assoluta.

    D. – Prof. Gasbarrini, dunque, fede, scienza, in questo caso scienza medica, scienza sociale e anche carità, non sono inconciliabili, ma è un modello nella prassi proponibile solo a persone eccezionali come Madre Teresa o a tutti gli operatori sanitari?

    R. – A tutti gli operatori sanitari. Madre Teresa non ha mai voluto che quello che faceva lei rimanesse legato alla singola persona. Capite che un’altra intuizione geniale che ha avuto è che nelle sue case sparse per il mondo si applica sempre lo stesso modello: un modello scientifico e rigoroso; e lei lo ha capito forse prima di tutti.


    fonte: Radio Vaticana
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  3. #163
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    “Io faccio questo per Gesù”



    LE 5 PAROLE DI MADRE TERESA DI CALCUTTA: IO FACCIO QUESTO PER GESÚ

    Queste e le 5 parole che mi diede come consiglio di vita Santa Madre Teresa di Calcutta nell’ultimo incontro insieme a 8 studenti di Medicina.

    Era il 25 maggio 1996. Era venuta al Gemelli su mio invito, a ringraziare i medici, le ostetriche e tutto il personale del Reparto di Ginecologia e Ostetricia che avevano aiutato e accompagnato al parto le sue ragazze madri. “Abbiamo aiutato a partorire con le sue Suore Missionarie della Carità più di 2500 ragazze madri”. Lei disse pacatamente: “How many ? Quanti?” Ed io con molta enfasi “Più di 2500”. E lei aggiunse “Voi dovete farne partorire più di 10.000” Dinanzi al mio volto si riempie di stupore “E tu credi sia impossibile ? Nulla è impossibile a Dio”.

    Ho ricevuto 2 lezioni: la prima lezione è l’umiltà perché non bisogna inorgoglirsi in quanto se tu hai fatto, il Signore ha fatto il 99%. La seconda lezione è di fede: se uno ha fiducia in Dio, vedrà la sua gloria moltiplicare sempre di più i propri sforzi. Erano passati 15 anni dal dicembre 1981 quando venne a ritirare la Laurea Honoris causa che l’Università Cattolica le avevo conferito.

    Da quelle parole “A voi medici, io dico: se c’è una donna che non vuole il proprio bambino, datelo a me, me lo prendo io” è iniziata una goccia di impegno che si è trasformata in una vero e proprio oceano. Abbiamo seguito più di 4500 ragazze madri, abbiamo creato e diffuso con altri colleghi la terapia del feto in utero, curando più di 8000 condizioni fetali gravi, curandoli sia prima che dopo la nascita con terapie prenatali invasive e non invasive e con il 60% di successo di bambini in braccio ai loro genitori.

    Abbiamo diffuso la cultura delle cure palliative pre-natali e post-natali per alleviare il dolore del feto e del neonato e accompagnato più di 700 condizioni di feti terminali, le cui famiglie, pur sapendo che il bambino avrebbe avuto pochi giorni, ore o momenti di vita dopo la nascita, li hanno amati sino alla fine, con la pace nel cuore e senza disperazione.

    Abbiamo creato la “Fondazione Il Cuore in una Goccia” Onlus in cui medici, famiglie e cenacoli di preghiera si mettono a fianco del dolore della gente per realizzare nell’umiltà (la goccia) e nella fiducia in Dio (il cuore) le lezioni di Santa Madre Teresa con lo spirito della regola delle cinque dita: “I do it for Jesus”, “Io faccio questo per Gesù”. (Prof. Giuseppe Noia)


    Articolo:
    http://www.sanfrancescopatronoditali...0#.WKoKccvYOhA

    foto:
    https://www.facebook.com/Casa-Sorell...=page_internal




  4. #164
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    Francesco: apriamo orizzonti di gioia e speranza come Madre Teresa



    di Alessandro Gisotti

    “Come Madre Teresa, apriamo orizzonti di gioia e di speranza per tanta umanità sfiduciata e bisognosa di comprensione e di tenerezza”
    . E’ il tweet pubblicato oggi da Papa Francesco sul suo account @Pontifex in 9 lingue, nel giorno della memoria della Santa, nel 20.mo anniversario della morte della “Madre dei Poveri” e all’indomani del primo anniversario della canonizzazione preseduta in Piazza San Pietro da Papa Francesco. Fondatrice delle Missionarie della Carità, premio Nobel per la Pace nel 1979, Madre Teresa è tra gli esempi più straordinari delle meraviglie che può realizzare una persona innamorata di Gesù Cristo.

    Il 26 ottobre del 1985, presentandola all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, il Segretario generale dell’Onu Pérez de Cuéllar la definì la “donna più potente del mondo”. Di certo, la piccola suora avvolta nel suo sari bianco bordato d’azzurro provò disagio per quella enfatica presentazione, lei che molto semplicemente amava definirsi “una piccola matita nelle mani di Dio”. Una piccola matita capace però di scrivere pagine indelebili di misericordia e che con la sola forza della fede riuscì ad aprire case per i bisognosi anche nei luoghi più insperati, da Cuba all’Unione Sovietica. E quando qualcuno le chiedeva quale fosse il suo segreto, lei rispondeva con disarmante semplicità: “Prego”.

    In occasione della sua Canonizzazione, avvenuta il 4 settembre di un anno fa, Papa Francesco affermò che “avremo un po’ di difficoltà nel chiamarla Santa Teresa: la sua santità è tanto vicina a noi, tanto tenera e feconda che spontaneamente continueremo a dirle Madre Teresa”. E aggiunse:

    Questa instancabile operatrice di misericordia ci aiuti a capire sempre più che l’unico nostro criterio di azione è l’amore gratuito, libero da ogni ideologia e da ogni vincolo e riversato verso tutti senza distinzione di lingua, cultura, razza o religione. Madre Teresa amava dire: Forse non parlo la loro lingua, ma posso sorridere».

    Se dunque Papa Francesco l’ha canonizzata, fu San Giovanni Paolo II a beatificarla, il 19 ottobre 2003. Con Karol Wojtyla, Madre Teresa ebbe un rapporto fraterno. Memorabile la visita del Papa polacco, nel 1986, nella casa di Calcutta dove Madre Teresa accoglieva i moribondi. Ed è proprio Giovanni Paolo II a volere per le Missionarie della Carità una struttura in Vaticano, il “Dono di Maria”. Nell’omelia della Beatificazione, Papa Wojtyla affermò che Madre Teresa “aveva scelto di non essere solo la più piccola, ma la serva dei più piccoli. Come madre autentica per i poveri, si è chinata verso coloro che soffrivano diverse forme di povertà”. La sua grandezza, sottolineò il Pontefice, “risiede nella sua abilità di dare senza calcolare i costi, di dare fino a quando fa male. La sua vita è stata un vivere radicale e una proclamazione audace del Vangelo”.


    fonte: Radio Vaticana
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  5. #165
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  6. #166
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    Una santa per atei e sposi: è Madre Teresa, secondo padre Cantalamessa
    Da oggi in libreria “Madre Teresa - Una santa per gli atei e gli sposati”, raccolta delle meditazioni d’Avvento del predicatore della Casa Pontificia dedicate alla luminosa messaggera dell’amore di Dio

    Giada Aquilino - Città del Vaticano

    La prima pietra su cui poggia la santità di Madre Teresa è “la risposta ad una chiamata”, è “l’obbedienza ad un’ispirazione divina, vagliata e riconosciuta come tale”. Così padre Raniero Cantalamessa, predicatore della Casa Pontificia, nel dicembre del 2003, poco dopo la beatificazione di Madre Teresa di Calcutta, avvenuta il 19 ottobre dello stesso anno. Il cappuccino tenne le consuete prediche d’Avvento nella Cappella Redemptoris Mater del Palazzo Apostolico, alla presenza di Papa Giovanni Paolo II e della Curia romana: ora, alla vigilia del 5 settembre, giorno in cui la Chiesa ricorda la santa, padre Cantalamessa raccoglie quelle meditazioni in un libro, “Madre Teresa - Una santa per gli atei e gli sposati”, in vendita da oggi per le Edizioni San Paolo (Ascolta l'intervista a p. Cantalamessa).

    Padre Cantalamessa, nelle prediche d’Avvento del 2003, riportate ora nel libro "Madre Teresa - Una santa per gli atei e gli sposati", lei evidenziò che la prima pietra su cui poggia la santità di Madre Teresa è la risposta a una chiamata: quale?

    R. - A parte la prima chiamata che l’ha fatta diventare religiosa, ci fu una seconda chiamata, con cui il Signore le chiedeva di lasciare l’ordine religioso, la vita che aveva condotto fino ad allora, per iniziare un’opera che al principio la spaventò: cioè creare un nuovo ordine di suore indiane che fossero al servizio dei più poveri tra i poveri. Io paragono questa chiamata a quella di Abramo, il quale non aveva motivi morali per uscire da Ur dei Caldei, ma il Signore gli chiedeva proprio questo. E difatti Madre Teresa all’inizio ebbe un po’ di resistenza, perché si trovava bene nell’ordine delle suore di Loreto. Ma questo è un po’ sempre l’inizio di un’avventura di santità. Rispondere a una chiamata, a qualcosa di nuovo, che per lei era questa grandiosa opera, che poi abbiamo conosciuto.

    Lei si soffermò anche sull’oscurità che accompagnò la vita terrena di Madre Teresa. Come la santa riuscì ad amare quella oscurità?

    R. - Questo fu l’elemento che un po’ sconcertò il mondo quando furono pubblicati i diari intimi di Madre Teresa, perché lei parlava di questa oscurità come di un’“assenza di Dio”, anzi credeva praticamente di essere atea e di non sentire Dio. Questa è una spiegazione molto classica nel cristianesimo: la notte oscura dello Spirito. Alcune anime sono chiamate a vivere praticamente nell’assenza di Dio. Dio è evidentemente quanto mai presente in loro, però non lo sentono. Questa è una prova di purificazione: serve a purificare la fede dei santi. Nella predica, io dico che Madre Teresa aveva anche altri scopi, altre spiegazioni. Una era quella di proteggerla, come una tuta di amianto: lei che doveva andare tra le fiamme della pubblicità, dei media. Quindi questo vuoto interiore, questa “desolazione” - perché questo è il termine, la desolazione che viveva - la proteggeva dall’ebrezza della fama. E poi un’altra spiegazione, a mio parere, è che Madre Teresa viveva un po’ quello che vivono gli atei, una categoria particolare di essi: quelli che non si vantano del loro ateismo ma lo vivono come un’angoscia esistenziale, un vuoto interiore, che è un po’ quello che diceva Albert Camus, i “santi senza Dio”. Una santità fatta di dedizione agli altri, però senza la fede in Dio. Madre Teresa ha condiviso un po’ questa situazione, quindi per questo dico che è una santa per gli atei. E anche per gli sposati, perché c’è un’analogia, nel matrimonio avviene un po’ quello che avviene nella vita dei santi: all’inizio ci sono le attrattive, l’attrazione reciproca, le consolazioni e poi via via può arrivare il tempo in cui non si sperimenta più niente, bisogna continuare ad amare non tanto per la consolazione che si riceve dall’altro, quanto per puro amore. E Madre Teresa è un po’ un esempio per questo: perseverando, cioè continuando ad amare, quando non c’è più l’attrattiva iniziale. Ciò purifica l’amore. E difatti molti coniugi, al termine della loro vicenda, sono pronti a dire che l’amore maturato dopo questo tempo è più puro di quello di prima.

    Nel 2003, lei predicò in Cappella “Redemptoris Mater” alla presenza di Giovanni Paolo II, già duramente provato dalla malattia, e sottolineò come Papa Wojtyla si stesse consumando da anni nel “servizio dello Spirito”. Tale servizio di Papa Giovanni Paolo II e di Madre Teresa che sorgente ha avuto?

    R. - Madre Teresa aveva come due illuminazioni: una era il sitio (ho sete) di Gesù, la sete di amore; l’altra il servizio dei poveri. E parlando del suo servizio dei poveri, ricordavo che per Madre Teresa la povertà maggiore era quella di Dio, la povertà dello Spirito. Wojtyla era un esempio di questa dedizione al servizio dello Spirito: si era consumato e in quel momento, essendo come tutti ricordano in quelle condizioni di salute, potevo permettermi anche un po’ di parlargli quasi direttamente. Per cui, a un certo punto, mi rivolgevo quasi a lui dicendo che nella sua vita aveva dato un esempio a tutti di una vita spesa per gli altri.

    Perché dare ora alle stampe il libro su Madre Teresa?

    R. - Io non pubblicai, contrariamente a quanto faccio di solito, quelle prediche dopo averle pronunciate, perché citavo nelle prediche alcuni testi dei dialoghi riservati di Madre Teresa che non erano ancora stati pubblicati ufficialmente. Inoltre ho avuto occasione di fare un ritiro in Albania, l’anno scorso, e ho visto cos’è Madre Teresa adesso per gli albanesi. Tutto ciò, unito al fatto che c’è stata l’esortazione apostolica Gaudete et exsultate di Papa Francesco sulla chiamata alla santità nel mondo contemporaneo, mi ha fatto ricordare che Madre Teresa è uno degli evidenti esempi - insieme a Padre Pio, che io cito come il “fratello” di Madre Teresa - di santità moderna. La santa, d’altra parte, ricordava alle sue sorelle il famoso Vangelo “delle cinque dita”, “You did it to me”, voi l’avete fatto a me, cioè l’unione tra Gesù e il servizio dei poveri era inscindibile.


    fonte: Vatican News
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  7. #167
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    Suore di S. Teresa di Calcutta: un ricordo come madre dei piccoli e della tenerezza
    Oggi è la festa di Santa Madre Teresa di Calcutta, morta ventuno anni fa e canonizzata da Papa Francesco il 4 settembre 2016. Il Papa ha ricordato la santa con il tweet: “Portate la pace con voi per darla agli altri con la vostra vita, con il sorriso, con le opere di carità. Santa Madre Teresa, prega per noi!”

    Antonella Palermo - Città del Vaticano

    Stasera sarà il vescovo ausiliare della diocesi di Roma, mons. Gianrico Ruzza, a celebrare la Messa a San Gregorio al Celio. Suor Cyrene, Provinciale per l’Italia delle Missionarie della Carità ai microfoni di Radio Vaticana Italia, traccia un ricordo della Santa di Calcutta

    R. - La ricordiamo con i nostri poveri, condividendo con loro, celebrando con loro, con i nostri volontari collaboratori. E la ricordiamo come la madre dei piccoli, come la madre anche della tenerezza, della compassione. Madre Teresa diceva sempre per Gesù, con Gesù, a Gesù, attraverso Gesù. Come nella storia di ogni vocazione, nella storia dei santi, vediamo che Gesù è il protagonista, Madre Teresa non ha mai voluto essere la protagonista, Gesù è l’amato, il Signore, ed è il tesoro prezioso che lei ha condiviso con tutti coloro che incontrava. Ed è lo stesso Gesù che ha riconosciuto e toccato soprattutto nei derelitti, negli afflitti e in tutti coloro che non sono riconosciuti e accolti nella loro dignità, senza fare alcuna differenza di nazionalità, di religione. Quindi la sua testimonianza ci invita a condividere quello stesso amore che abbraccia ogni uomo, soprattutto nella sofferenza, ad accogliere la beatitudine della povertà in spirito e della semplicità. E’ la madre dei piccoli, quindi direi - come Madre Teresa ci ricorda con le sue parole - che dobbiamo diventare piccoli per entrare nel cuore di Dio.

    Il Papa all’udienza generale di oggi, nella sua catechesi, ha ricordato: “Quante volte abbiamo incontrato cristiani malati che ci hanno consolato con una serenità che non si trova nei gaudenti e negli edonisti e abbiamo visto persone umili e povere gioire di piccole grazie con una felicità che sapeva di eternità”. Lo stile di Madre Teresa…

    R. - Sì, basta un sorriso, uno sguardo, l’incontro degli sguardi, perché oggi purtroppo siamo così frettolosi nella nostra vita quotidiana, non ci guardiamo… Quando ci si guarda allora ci si rende conto che nell’altro c’è l’immagine e la somiglianza di Dio. La pace inizia con un sorriso, Madre Teresa diceva questo. Iniziare da questo: piccole cose, ma con amore straordinario.

    Voi continuate ad assicurare la vostra presenza anche in regioni del mondo dove sta diventando davvero molto difficile restare.

    R. - Siamo presenti in Libia, siamo ancora in Siria e non lasciamo i nostri poveri, soprattutto Gesù nei più poveri. Lui ci vuole lì. Siamo ancora in Yemen nonostante le nostre martiri ad Aden; siamo ancora ad Odeida e a Sana’a, siamo adesso nella capitale, nonostante le difficoltà. E nonostante le persecuzioni, perché oggi ci sono persecuzioni ovunque. Noi abbiamo dato la nostra vita, abbiamo dato tutto a Gesù... Siamo sicure che Lui ci protegge, ci consola, così come i più piccoli, i nostri poveri. Ma per fare questo ci rendiamo conto che soprattutto abbiamo bisogno di Maria, della Madonna. Ed è questa un po’ l’eredità spirituale che ci ha lasciato Madre Teresa: siate tutti di Gesù attraverso Maria. Scegliere questa appartenenza a Gesù e affidarsi a Maria perché Madre Teresa si è affidata totalmente all’amore materno di Maria. Una volta qualcuno chiese a Madre Teresa perché tenesse il rosario sempre in mano, lei rispose: “E’ come tenere per mano la Madonna”. Madre Teresa quella mano non l’ha mai lasciata, anche nei momenti di oscurità, di difficoltà, di intensa sofferenza, anche di guerra, di persecuzioni.


    fonte: Vatican News
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  8. #168
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    Calcutta, una messa nell'anniversario della nascita di Madre Teresa (Foto e Video)

    L’Eucaristia è stata celebrata dall’arcivescovo D'Souza, che oggi celebra anche il proprio compleanno. Egli ricorda che “la Madre ha servito i più poveri tra i poveri con servizio altruista e amore appassionato, donandoli a Gesù attraverso il suo lavoro”.

    Sister Mary Prema, attuale superiora della congregazione, ha dichiarato:

    “La Madre ripeteva sempre che siamo chiamati a essere fedeli, non ad aver successo”.

    fonte e articolo completo.

  9. #169

  10. #170
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    Il lebbroso era Gesu’

    intervista al suo biografo Navin Chawla, amico indù della santa che ha frequentato per oltre vent’anni. Chawla non è cattolico, è rimasto indù, ma la sua ammirazione per la suora è sconfinata, tanto da ringraziare sì la decisione del Papa di riconoscere la sua santità, ma aggiungendo che «per milioni di persone nel mondo era già una santa». La sua eredità, aggiunge, non appartiene solo all’India, «ma al mondo. È un’anima troppo grande per essere contenuta in un unico Paese».


    GLI OSPEDALI.
    In un paese appena colpito da una grave carestia e dove gli ospedali «erano aperti solo ai britannici e ai soldati», Madre Teresa «imparò a mendicare», racconta il suo biografo.

    «Costruì un primo ospedale e fece così tanto per i poveri che in giro di non molto tempo la gente s’inchinava per toccarle i piedi, che è un gesto di rispetto, qui in India, verso le figure autorevoli. Dopo la sua morte, le missioni in India stanno crescendo, le sorelle dell’ordine sono sempre di più. I volontari non stanno diminuendo e nemmeno i finanziamenti».

    RACCOGLIERE IL LEBBROSO. Madre Teresa ha toccato in prima persona la sua stessa esistenza, spiega Navin Chawla, «un burocrate che ha studiato nelle scuole giuste» e che dopo averla incontrata ha deciso di «farsi carico di 18 mila casi disperati nei lebbrosari. Madre Teresa è riuscita a toccare qualcosa in me. E lo ha fatto con altre centinaia di migliaia di persone. E come? Dando il buon esempio».

    Solo con la forza della sua stessa dedizione per i poveri, nei quali vedeva il volto di Cristo, Madre Teresa «ha creato un ponte tra me e la povertà. Mi ha spinto a mettermi in contatto con i poveri attorno a me. Ha dato un senso a questo collegamento con i poveri anche per la classe media. Non che nell’induismo manchi il senso di compassione. Ma mi ha insegnato a raccogliere un lebbroso da terra. Con l’esempio».

    IL MORIBONDO ERA GESU’. Alla Madre, nel corso degli anni, sono state mosse critiche terribili: da un lato, chi l’accusava di aver ricevuto finanziamenti da dittatori, dall’altro chi l’accusava di aver convertito a forza le persone. Ma Chawla è molto netto nel respingere entrambi gli attacchi. Per quanto riguarda il primo, spiega, la suora «non guardava in faccia a nessuno. Se pensava che avresti potuto aiutarla, veniva da te, ti spiegava cosa faceva e aspettava che offrissi qualcosa. Non chiedeva mai. E diceva che non le importava chi fosse a offrire denaro.

    Per quanto riguarda le “conversioni forzate” dice: «Non esiste neanche una testimonianza che confermi queste invenzioni. Non aveva alcun bisogno di convertire. Perché, per lei, il bambino povero abbandonato per strada era Gesù.
    Il lebbroso era Gesù. Il moribondo era Gesù. Non c’era alcun bisogno di convertire qualcuno che era già Dio».

    fonte

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