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Discussione: Che cos'è un "eretico"?

  1. #1
    bannato
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    Che cos'è un "eretico"?

    Tecnicamente, chi può essere definibile un eretico? Chiunque, basta che neghi una verità proclamata dalla Chiesa Cattolica? Non credo, altrimenti qualsiasi ateo o islamico o induista sarebbe eretico.
    Forse gli eretici possono essere solo i cristiani che però non sono cattolici? Un protestante è eretico? Di sicuro era considerato eretico ai tempi della controriforma, ma ora?
    Mi spiegate per favore? Grazie

  2. #2
    bannato
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    Quindi a tutt'oggi sia protestanti che ortodossi sono considerabili eretici? E per essere definito eretico bisogna comunque essere cristiano (ma non cattolico), giusto?

  3. #3
    Iuris Utriusque Doctor
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    Il can. 751 ci spiega bene i tre delitti:

    Can. 751 - Vien detta eresia, l'ostinata negazione, dopo aver ricevuto il battesimo, di una qualche verità che si deve credere per fede divina e cattolica, o il dubbio ostinato su di essa; apostasia, il ripudio totale della fede cristiana; scisma, il rifiuto della sottomissione al Sommo Pontefice o della comunione con i membri della Chiesa a lui soggetti.


    In parole povere, il cattolico che:

    1) diventa ortodosso, commette scisma

    2) diventa protestante, commette eresia

    3) diventa di un'altra religione (islam, buddismo, ecc.) o ateo, commette apostasia


    Ricordo che il canone (come del resto l'intero diritto canonico) si applica solo ai cattolici, quindi i membri delle Chiese cristiane non cattoliche non commettono tale delitti e quindi non sono nè eretici nè scismatici.

    Infatti il Magistero per loro utilizza termini come "fratelli separati" o "battezzati non in comunione con la Chiesa cattolica".

  4. #4
    bannato
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    Capisco... quindi per essere eretici bisogna prima essere cattolici e poi ripudiare certe verità.
    il rifiuto della sottomissione al Sommo Pontefice
    Questo però è poco chiaro: in che senso rifiuto della sottomissione? Non essere d'accordo col Papa su un argomento di fede? O su un argomento non strettamente di fede (per esempio l'essere a favore dell'aborto).

  5. #5
    Iscritto L'avatar di aigledemeaux
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    Ricordo che il canone (come del resto l'intero diritto canonico) si applica solo ai cattolici, quindi i membri delle Chiese cristiane non cattoliche non commettono tale delitti e quindi non sono nè eretici nè scismatici.

    Infatti il Magistero per loro utilizza termini come "fratelli separati" o "battezzati non in comunione con la Chiesa cattolica".
    Attenzione, comunque: ciò parlando in ambito canonistico (di delitto canonico, quindi), poiché gli appartenenti alle sette protestanti rimangono ERETICI, per Magistero inequivocabile e immutabile.

  6. #6
    Vecchia guardia di CR L'avatar di Kirishitan
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    Attenzione, comunque: ciò parlando in ambito canonistico (di delitto canonico, quindi), poiché gli appartenenti alle sette protestanti rimangono ERETICI, per Magistero inequivocabile e immutabile.
    Anche perché altrimenti si cadrebbe nel paradosso per cui un cattolico che devia dalla sua fede, magari anche per un punto solo, per quanto essenziale, è inequivocabilmente eretico (e ciò è vero), mentre chi perdura nella sua falsa dottrina, pur avendo avuto modo di conoscere la verità, non è eretico affatto. Io credo che in questa materia sia necessario mettere un po' d'ordine e di chiarezza, anche a livello canonistico, perché tra "fratelli separati e ""battezzati non in comunione" alla fine viene fuori che l'unico eretico è il cattolico, che magari si allontana temporaneamente dalla Chiesa in circostanze di grave prova, di dubbio instillato per una tentazione demoniaca (è successo tante volte nella storia...), mentre chi bellamente perdura nella menzogna e, spesso, nella diffamazione, quello sì è un caro fratello, che ci azzardiamo addirittura a definire "separato", sempre che non si offenda, non sia mai.

  7. #7
    Iuris Utriusque Doctor
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    Attenzione, comunque: ciò parlando in ambito canonistico (di delitto canonico, quindi), poiché gli appartenenti alle sette protestanti rimangono ERETICI, per Magistero inequivocabile e immutabile.

    Assolutamente no.

    Non vedo come ci possa essere contrasto tra il Magistero e il diritto canonico, visto che il diritto canonico è frutto del Magistero...

    Il Magistero parla chiaro: i protestanti e gli ortodossi non sono nè eretici, nè scismatici; basta leggersi alcuni documenti come Lumen Gentium e Unitatis Redintegratio per vedere come il termine corretto da usare è "battezzato non in comunione con la Chiesa cattolica".

    D'altronde con il Concilio Vaticano II è giustamente stata rivista l'ecclesiologia e quindi non aveva senso chiamare "scismatici ed eretici" coloro che senza loro colpa sono nati in quelle Chiese che non sono in comunione con Roma.


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    Anche perché altrimenti si cadrebbe nel paradosso per cui un cattolico che devia dalla sua fede, magari anche per un punto solo, per quanto essenziale, è inequivocabilmente eretico (e ciò è vero), mentre chi perdura nella sua falsa dottrina, pur avendo avuto modo di conoscere la verità, non è eretico affatto. Io credo che in questa materia sia necessario mettere un po' d'ordine e di chiarezza, anche a livello canonistico, perché tra "fratelli separati e ""battezzati non in comunione" alla fine viene fuori che l'unico eretico è il cattolico, che magari si allontana temporaneamente dalla Chiesa in circostanze di grave prova, di dubbio instillato per una tentazione demoniaca (è successo tante volte nella storia...), mentre chi bellamente perdura nella menzogna e, spesso, nella diffamazione, quello sì è un caro fratello, che ci azzardiamo addirittura a definire "separato", sempre che non si offenda, non sia mai.

    Non fatemi perdere la pazienza su questo argomento.

    Ho già spiegato abbondantemente il passaggio ecclesiologico e di diritto canonico su questo argomento.

    Leggetevi i documenti conciliari, l'enciclica Ut unum sint e il direttorio ecumenico del 1993.

  8. #8
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    Assolutamente no.

    Non vedo come ci possa essere contrasto tra il Magistero e il diritto canonico, visto che il diritto canonico è frutto del Magistero...

    Il Magistero parla chiaro: i protestanti e gli ortodossi non sono nè eretici, nè scismatici; basta leggersi alcuni documenti come Lumen Gentium e Unitatis Redintegratio per vedere come il termine corretto da usare è "battezzato non in comunione con la Chiesa cattolica".

    D'altronde con il Concilio Vaticano II è giustamente stata rivista l'ecclesiologia e quindi non aveva senso chiamare "scismatici ed eretici" coloro che senza loro colpa sono nati in quelle Chiese che non sono in comunione con Roma.





    Non fatemi perdere la pazienza su questo argomento.

    Ho già spiegato abbondantemente il passaggio ecclesiologico e di diritto canonico su questo argomento.

    Leggetevi i documenti conciliari, l'enciclica Ut unum sint e il direttorio ecumenico del 1993.
    Innanzitutto non perdere la pazienza: prendi una bella camomilla e rifletti sul fatto che la tua opinione non costituisce ancora Magistero.
    Quindi, eviterei di identificare il diritto canonico con il Magistero: capisco la necessità di sintesi, ma messa così sembra una sovrapposizione un po' ingenua, che degiuridicizza il diritto canonico e (involontariamente) degrada il Magistero (teologico, per sua natura) alla normatività giuridica (pur canonistica), di per sé ed essenzialmente relativa e mutevole secondo le esigenze storiche.
    Infine, nel merito: ritieni non siano più valide le definizioni (DOGMATICHE, queste sì) del Concilio di Trento in ordine alla giustificazione, all'Eucarestia, alla Gerarchia, ai Sacramenti, etc. (tutte cosucce che ci dividono - o no? forse, per molti, ahinoi non più - dai nostri beneamati "fratelli")?
    Se un luterano, un calvinista o chiunque altro (battezzato) professa quelle dottrine oggetto di anatema, come lo chiamiamo? Fratello, bene: siamo tutti fratelli, in quanto figli di Dio; ma, bando agli irenismi, fratello "eretico"!
    Se poi, invece, tu ritieni quelle definizioni dogmatiche non più valide, beh... concludi tu: mi raccomando, senza spazientirti...
    P.S. Leggi tu la Dominus Iesus, ed evita di chiamare "Chiese" quelle che sono soltanto "comunità", ovvero le sette protestanti. Di Chiesa ce n'è solo una, quella Cattolica, Apostolica e Romana.

  9. #9
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    Assolutamente no.
    Non vedo come ci possa essere contrasto tra il Magistero e il diritto canonico, visto che il diritto canonico è frutto del Magistero...
    Il Magistero parla chiaro: i protestanti e gli ortodossi non sono nè eretici, nè scismatici; basta leggersi alcuni documenti come Lumen Gentium e Unitatis Redintegratio per vedere come il termine corretto da usare è "battezzato non in comunione con la Chiesa cattolica".
    D'altronde con il Concilio Vaticano II è giustamente stata rivista l'ecclesiologia e quindi non aveva senso chiamare "scismatici ed eretici" coloro che senza loro colpa sono nati in quelle Chiese che non sono in comunione con Roma.

    Non fatemi perdere la pazienza su questo argomento.

    Ho già spiegato abbondantemente il passaggio ecclesiologico e di diritto canonico su questo argomento.

    Leggetevi i documenti conciliari, l'enciclica Ut unum sint e il direttorio ecumenico del 1993.

    Non hai spiegato un bel niente e in ogni caso non vedo perché dovremmo riconoscere valore di verità a quattro parole buttate lì senza una analisi minimamente argomentata del problema.
    Qui la questione non riguarda il diritto canonico in senso stretto, come corpus di norme, ma i suoi stessi presupposti teologici. Il diritto canonico ovviamente, avendo come destinatari i cattolici, definisce i delitti canonici che un cattolico può compiere. In tal senso è ovvio, e non necessitava delle tue quattro parole, che è il cattolico che abbandona la dottrina o la Chiesa a commettere eresia o apostasia o scisma.
    Ma nel senso lato univocamente professato dal Magistero della Chiesa sono eretiche (o ereticali) anche e prima di tutto le dottrine, non solo le persone, e chi professa dottrine eretiche è, e non potrebbe essere altrimenti per elementare senso logico, un eretico. E' assolutamente paradossale, e anzi francamente ridicolo, che non sia possibile definire eretico, come in passato si è sempre fatto, chi professa dottrine eretiche avendo piena consapevolezza di farlo e perdurando ostinatamente nell'errore. Che poi da qualche decennio ad oggi si applichino diciture alternative come "frateli separati" è solo indice di estrema confusione terminologica e di un'impostazione ultraecumenista (quale quella che ha portato alle diciture politically correct di cui sopra) cui hanno dovuto seguire, fatalmente, interventi magisteriali correttivi come la Dominus Iesus.
    Quindi abbi meno boria e lascia che ciascuno argomenti la sua tesi senza celarti dietro un testo che è pur sempre uno strumento, solo uno strumento, e non l'intero Magistero nel suo complesso, né tantomeno la fonte della nostra Fede.

  10. #10
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    una sovrapposizione un po' ingenua, che degiuridicizza il diritto canonico e (involontariamente) degrada il Magistero (teologico, per sua natura) alla normatività giuridica (pur canonistica), di per sé ed essenzialmente relativa e mutevole secondo le esigenze storiche.
    Certo, e basti pensare a quanto è recente l'istituzione di un "codice" inteso nel senso attuale. Che adesso addirittura si intenda risolvere il Magistero nel Codice - che è quanto dire la teologia nella giurisprudenza - è indice della necessità urgente di ristabilire la gerarchia anche nelle discipline sacre, per esempio cominciando a dire, dopo sessantanni di esercizi ecclesiologici, che qualunque tesi in materia d'ecclesiologia deve misurarsi con la superiore autorità della dogmatica e non deve favorire nessuna confusione rispetto ad essa. E' un problema, questo che cerchiamo di porre io ed Aigledemeaux, molto più vasto - e molto più rilevante - della questione strettamente canonistica.

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