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Discussione: Ordini esenti e Concilio Vaticano II

  1. #11
    Veterano di CR
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    Citazione Originariamente Scritto da LOTARIO Visualizza Messaggio
    Caro GualtY, sin dal sorgere del monachesimo, gli Ordini in genere non erano sottoposti al Vescovo, perché svincolati dal territorio.
    In definitiva gli Ordini sono soggetti essenzialmente al Papa.
    Per quanto riguarda i Vescovi, non capisco che vol dire che la teologia é cambiata con il Concilio Vaticano II. Forse alludi ad una maggiore collegialità?
    Un caro saluto.
    a dire il vero l'autonomia delle abazie è avvenuta non dalle origini del monachesimo ma dopo il Secolo VI quando i monaci riuscirono a cristianizzare l'Europa del Nord, questi Abbazie divennero talmente potenti da poter essere esentate dall'ordinario del luogo ad arrivare persino al permesso che gli abati potessero conferire gli ordini minori ai propri monaci (in alcuni paesi persino le badesse ma su questo non ho fonti certe).
    Questo fattoè dovuto che nel corso della storia della Chiesa i concetti di Ordine e Giurisdizione hanno preso due strade diverse, il Sacerdozio presbiterale era divenuto il culmine dell'Ordine (concetto scolastico del Presbitero) riducendo l'Episcopato a carica e non più a Ordine Sacro. Con la riscoperta della natura sacramentale dell'Episcopato si ha questo ricollegamento tra Ordine e Giurisdizione e quindi tutte queste anomalie non sarebbero molto in conformità con la riforma, correggetemi se sbaglio.
    Il religioso se presbitero (e non solo parroco) dovrebbe far parte come i preti diocesani del consiglio presbiterale del Vescovo che li ha ordinati, se sono trasferiti passeranno di incardinazione ecc... per un unico corpo presbiterale intorno al proprio Vescovo.
    Allora chiamò i Dodici, ed incominciò a mandarli a due a due (Mc6,7)

  2. #12
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    Citazione Originariamente Scritto da ******* Visualizza Messaggio
    Ma è vero che se la Santa Sede decidesse di chiamare a lavorare un Sacerdote Religioso, oppure di promuoverlo all'Episcopato, deve chiedere l'autorizzazione all'Ordine o alla Congregazione a cui appartiene il Sacerdote?

    Ossia? Cosa intendi per Teologia dell'Episcopato?
    Un religioso che diventa Vescovo, deve lasciare l'Ordine, a meno che non si tratti di un Ordine che prevede per il Superiore la dignità episcopale.
    Laudetur Iesus Christus!

  3. #13
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    Citazione Originariamente Scritto da Gualty Visualizza Messaggio
    a dire il vero l'autonomia delle abazie è avvenuta non dalle origini del monachesimo ma dopo il Secolo VI quando i monaci riuscirono a cristianizzare l'Europa del Nord, questi Abbazie divennero talmente potenti da poter essere esentate dall'ordinario del luogo ad arrivare persino al permesso che gli abati potessero conferire gli ordini minori ai propri monaci (in alcuni paesi persino le badesse ma su questo non ho fonti certe).
    Questo fattoè dovuto che nel corso della storia della Chiesa i concetti di Ordine e Giurisdizione hanno preso due strade diverse, il Sacerdozio presbiterale era divenuto il culmine dell'Ordine (concetto scolastico del Presbitero) riducendo l'Episcopato a carica e non più a Ordine Sacro. Con la riscoperta della natura sacramentale dell'Episcopato si ha questo ricollegamento tra Ordine e Giurisdizione e quindi tutte queste anomalie non sarebbero molto in conformità con la riforma, correggetemi se sbaglio.
    Il religioso se presbitero (e non solo parroco) dovrebbe far parte come i preti diocesani del consiglio presbiterale del Vescovo che li ha ordinati, se sono trasferiti passeranno di incardinazione ecc... per un unico corpo presbiterale intorno al proprio Vescovo.
    Si, Gualty, mi riferivo al monachesimo occidentale, che si é sviluppato proprio in quel periodo.
    Allora molti Abati avevano il carattere episcopale e, come tali, ne avevano tutte le prerogative.
    Poi, se devo essere sincero, é la prima volta che sento definire "carica" l'Episcopato, che rappresenta la pienezza del Sacerdozio.
    Che poi all'Episcopato fossero legate alcune funzioni proprie dell'Autorità civile, é un fatto diverso, dovuto a particolari assetti della società civile.
    In realtà, per esempio, la Cresima é stata sempre conferita dal Vescovo (tranne eccezioni di delega) ed ha sempre occupato la Cattedra episcopale, simbolo del suo potere di insegnamento ricevuto direttamente da Cristo Signore.
    Laudetur Iesus Christus!

  4. #14
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    Un religioso che diventa Vescovo, deve lasciare l'Ordine, a meno che non si tratti di un Ordine che prevede per il Superiore la dignità episcopale.
    Non mi pare che vi siano Ordini che non prevedano l'Episcopato.

  5. #15
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    Non mi pare che vi siano Ordini che non prevedano l'Episcopato.
    Si *******, io volevo dire che se un religioso é nominato vescovo di una diocesi, ad esempio, deve lasciare l'Ordine.
    Se invece continua svolgere un incarico direttivo nell'Ordine stesso, rimane.
    Laudetur Iesus Christus!

  6. #16
    Bannato
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    Citazione Originariamente Scritto da LOTARIO Visualizza Messaggio
    Si *******, io volevo dire che se un religioso é nominato vescovo di una diocesi, ad esempio, deve lasciare l'Ordine.
    Se invece continua svolgere un incarico direttivo nell'Ordine stesso, rimane.
    Non esattamente, un Religoso eletto all'Episcopato, rimane nell'Ordine o nella Congregazione, ma non vi dipende più. Infatti tutti i Vescovi o Cardinali Religiosi continuano a usare la sigla Religiosa dopo il nome.

  7. #17
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    Allora molti Abati avevano il carattere episcopale e, come tali, ne avevano tutte le prerogative.
    Perchè,secondo te, una persona che a volte non aveva neanche l'ordine presbiterale poteva avere così tanto prestigio? ovviamente per l'inerzia del clero secolare ad evangelizzare le zone pagane ergo il Papa si adoperava dei monaci per operare la conversione delle anime con il tempo allora le abbazie presero le redini delle Chiese locali, ma oggi con la riscoperta dell'Episcopato come pienezza del Sacerdozio ha ancora senso forme simili a questa? certo che le Diocesi hanno carenze in tante cose in primis la missione.
    Poi, se devo essere sincero, é la prima volta che sento definire "carica" l'Episcopato, che rappresenta la pienezza del Sacerdozio.
    lo è infatti ma con il tempo si perse la percezione nella Chiesa che il Vescovo sia all'apice della Gerarchia dell'Ordine quando il Sacramento dell'Eucaristia divenne praticamente l'unica missione del Sacerdote il Presbiterato di rimando ebbe la pienezza tanto da identificare il Sacerdote con il Prsbitero.
    In realtà, per esempio, la Cresima é stata sempre conferita dal Vescovo
    Ovvio, ma un altro esempio è quello dei semplici Vescovi eletti che regnavano ma non venivano neppure ordinati e questi la Cresima di certo non la davano, ma io comunque parlavo proprio di giurisdizione che a quei tempi, gli esempi sono molti, era un concetto altro rispetto all'ordine.
    Allora chiamò i Dodici, ed incominciò a mandarli a due a due (Mc6,7)

  8. #18
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    Con la Lumen Gentium si è riscoperta la natura sacramentale e i tre compiti fondamentali del Vescovo sono: santificare, insegnare e governare... mi sembra che queste potestà nascano dal Sacramento.
    La stessa LG ammette l'esenzione ma precisa:
    Da parte loro i membri nel compiere i loro doveri verso la Chiesa secondo la loro forma particolare di vita, devono, conforme alle leggi canoniche, prestare riverenza e obbedienza ai vescovi, a causa della loro autorità pastorale nelle Chiese particolari e per la necessaria unità e concordia nel lavoro apostolico
    Allora chiamò i Dodici, ed incominciò a mandarli a due a due (Mc6,7)

  9. #19
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    Scusate, ma non sono affatto sicuro che prima della Lumen Gentium il ruolo del vescovo fosse poi così snobbato o tenuto in poca considerazione. In un volume di teologia dogmatica del 1952 (Pietro Parente-Antonio Piolanti-Salvatore Garofalo, Dizionario di teologia dommatica, Roma, Studium, 1952, 3° edizione, p. 346) leggo:
    VESCOVI (dal gr. έπίσϰοπος = ispettori, sovraintendente): sono i successori degli Apostoli, dai quali hanno ereditato per diritto divino il triplice potere d'istruire, di santificare e di governare una porzione del gregge di Cristo (cfr. Mt 28, 19). [...]
    Questo non per voler mettere da parte Lumen Gentium, ma per ricondurla all'interno di un contesto che non mi pare sia quello dello stacco da ciò che l'ha preceduta, quanto di un ribadimento, approfondimento, diversa modalità di espressione della dottrina cattolica.
    Del resto, l'istituto dell'esenzione ha portato, in passato, anche numerosi frutti alla Chiesa: mi viene in mente a quanto importante sia stata l'esenzione dell'abbazia di Cluny dalla locale giurisdizione episcopale e il suo essere soggetta direttamente all'autorità della Sede Apostolica. In quel caso, infatti, si trattò di uno dei fattori terreni che permisero all'abbazia borgognona di promuovere una riforma monastica che ebbe significative ripercussioni sulla vita della Chiesa tutta - basti pensare, per esempio, all'appoggio dato a san Gregorio VII nel corso della lotta per le investiture.
    La questione è certamente dibattuta, ma non si tratta, mi pare, di una novità del periodo seguito al Concilio Vaticano II. Nel caso di Cluny, alcuni vescovi del luogo (Mâcon) non furono esattamente entusiasti del fatto che quel monastero fosse sottratto alla loro giurisdizione: il che fa capire che l'equilibrio tra giurisdizione episcopale ed esenzione monastica ha radici che vanno alquanto al di là nel tempo - nel caso cluniacense parliamo di mille anni fa...
    Più che altro penso sarebbe interessante chiedersi al giorno d'oggi quale sia il ruolo dell'esenzione: si tratta di un "relitto del passato" (cosa che personalmente non credo) o di una possibilità importante per la Chiesa tutta? E in quest'ultimo caso, si tratta di una possibilità utilizzata bene o vi sono margini di miglioramento? Dibattito che ovviamente non può prescindere dai documenti dell'ultimo concilio.
    È ormai tempo di svegliarci dal sonno (Rm 13,11)

  10. #20
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    Dibattito che ovviamente non può prescindere dai documenti dell'ultimo concilio.
    Non è mia intenzione dire che il Concilio abbia "inventato" la natura Sacramentale dell'Episcopato, certamente nella mentalità di alcuni tempi vi è stata questa anomalia, in Irlanda ad esempio il Vescovo era solo colui che consacrava i Presbiteri e amministrava i Sacramenti come la Cresima ma il governo lo aveva di fatto in mano l'Abate (anche perchè le isole Britanniche furono evangelizzate grazie al meraviglioso operato dei monaci), di certo l'opera di rinnovamento di Cluny fu essenziale per tutta la Chiesa e non è giusto non riconoscerlo, il mio ragionamento era solo sul fatto che forse, correggimi se sbaglio, in quel periodo si era persa la percezione dell'episcopato come sommo Sacerdozio.
    Più che altro penso sarebbe interessante chiedersi al giorno d'oggi quale sia il ruolo dell'esenzione
    Questo è il fulcro della mia riflessione nella quale invito ad una discussione, vorrei anche evitare gli estremismi di chi vorrebbe eliminare il Presbiterato religioso (il quale fu rivalutato dagli Anglicani nel XIX Secolo) che ha portato e porta tutt'ora un sano pluralismo nell'Ordine e nella Chiesa intera.
    Allora chiamò i Dodici, ed incominciò a mandarli a due a due (Mc6,7)

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