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Discussione: Comunione e Liberazione

  1. #231
    Veterano di CR L'avatar di Ulell
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    Citazione Originariamente Scritto da Cavariese Visualizza Messaggio
    Qui sotto trovi i link riferiti alla vicenda, forse visto la miseria delle uscite più che enormità userei "venticello" così giusto per ricordare un caposaldo dell'opera buffa qual è "Il Barbiere di Siviglia" con quel maneggione di don Basilio.

    https://www.milanotoday.it/cronaca/l...-reazioni.html

    https://milano.repubblica.it/cronaca...arrn-36829190/

    Perdonerete l'OT ma trovo molto bella questa esecuzione, calzante il costume del maestro di musica, ombrello compreso.

    https://www.youtube.com/watch?v=YUtoL-IDUlk
    Quindi?
    gli è stato chiesto un parere e l'ha dato.
    Fedele al Papa!

  2. #232
    Collaboratore di "Dottrina della Fede" L'avatar di evergreen
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    Citazione Originariamente Scritto da westmalle Visualizza Messaggio
    Ma qual è la motivazione per cui anche l'associazione dei Memores Domini è stata commissariata dal Vaticano?
    La motivazione è di custodirne il carisma e preservare l’unità dei membri. VEDI QUI

  3. #233
    Iscritto L'avatar di Sacro Collegio
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    Il povero Carron è stato vittima della CL romana, notoriamente a lui ostile.
    I Memores hanno diverse difficoltà, legate a comportamenti dei propri membri, che devono essere attentamente gestite.
    Mons. Filippo Santoro è notoriamente 'vicino' a CL, non gli è andata male.

  4. #234
    Veterano di CR L'avatar di Ulell
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    Dura lettera del Card. Farrel inviata al presidente ad interim Davide Prosperi lo scorso 10 Giugno sulle resistenze all'interno del movimentoal cambiamento di passo sulla nomina dei "vertici" del movimento stesso.
    La morte di un fondatore e l’inizio del cammino senza di lui da parte della realtà che ha generato è sempre un passaggio critico. L’interpretazione del carisma che ha lasciato, la scelta di chi deve succedergli nella conduzione della realtà stessa, i limiti di questa leadership sono spesso fonte di tensioni. Anche il movimento di Comunione e Liberazione sta sperimentando queste tensioni che hanno portato a due interventi recenti della Santa Sede: la nomina lo scorso settembre dell’arcivescovo di Taranto Filippo Santoro quale delegato speciale del Papa per i Memores Domini – uomini e donne del movimento che si impegnano a vivere i consigli evangelici di povertà, castità e obbedienza – e il cambio al vertice della Fraternità di Cl lo scorso novembre con le dimissioni di don Julián Carrón, successore del fondatore don Luigi Giussani (1922-2005), e la nomina al suo posto di Davide Prosperi quale presidente ad interim, per arrivare all’elaborazione di nuovi statuti e all’elezione di un nuovo presidente.Ma il cambio di passo voluto dalla Santa Sede ha incontrato resistenze, tanto da spingere il cardinale Kevin Farrell, prefetto del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, a intervenire con una missiva datata 10 giugno e pubblicata oggi sul sito della Fraternità di Cl. Un richiamo dai toni chiari e forti, che prende spunto da una lettera arrivata al Dicastero e da «numerose segnalazioni ricevute in merito al persistere di una preoccupante confusione sui temi del carisma, dell’obbedienza e dell’autorità da alcuni alimentata».Farrell precisa che «la dottrina della “successione del carisma” – proposta e alimentata durante l’ultimo decennio in seno a Cl da chi era incaricato della conduzione, con strascichi che vengono ancora coltivati e favoriti in occasione di alcuni interventi pubblici – è gravemente contraria agli insegnamenti della Chiesa. I moderatori e i presidenti dei movimenti ecclesiali non ricevono per successione personale il carisma del fondatore e non ne sono, dunque, gli unici interpreti. Se così fosse, ci troveremmo di fronte a un tentativo indebito e fuorviante di appropriazione e personalizzazione del carisma da parte di chi ha il ruolo di guida; da ciò deriverebbe un’autoreferenzialità non ammissibile nella Chiesa».«In secondo luogo», scrive ancora il porporato irlandese, «al Dicastero duole constatare che alcuni responsabili e persone influenti all’interno del Movimento continuino a suggerire e a promuovere tra i membri di Cl – anche pubblicamente – un clima di sfiducia nei confronti della Chiesa e di resistenza alle sue indicazioni; un forte personalismo; divisioni interne e logiche manipolatorie; un ampio dissenso riguardo agli interventi e alle decisioni dell’autorità ecclesiastica. Tutto questo compromette inesorabilmente la presa di coscienza degli errori del passato, immobilizzando il risanamento profondo di idee, principi e prassi più volte sollecitato dall’autorità ecclesiastica». Farrell rinnova quindi a Prosperi tutta la stima e l’appoggio della Santa Sede e toglie l’interim al suo mandato, stabilendo che «si protragga per un quinquennio a decorrere dal giorno in cui è avvenuta la Sua nomina».«Non vi nascondo che provo un profondo dolore, presentendo che le parole del cardinale saranno per molti di noi causa di nuove domande e forse anche di smarrimento – scrive a sua volta Prosperi un un messaggio per presentare al Movimento la lettera di Farrell – sono mortificato in particolare per il fatto che questa nuova iniziativa del cardinale sia stata provocata da atteggiamenti immaturi tenuti da alcuni di noi, e comprendo il turbamento che essa ora potrebbe generare in chi desidera seguire con semplicità la proposta del Movimento in comunione con papa Francesco».
    Fonte: https://www.avvenire.it/chiesa/pagin...one-personaleA noi iscritti è arrivata anche una lettera di Prosperi che accompagna questa missiva di farrel.Da Ciellino mi ritrovo sconcertato da come l'obbedienza, che tanto Giussani aveva predicato e persino dimostrato (come quando fu mandato in America dal suo arcivescovo dell'epoca, il Card Colombo se non erro), venga così evitata da alcune "alte sfere" del movimento.Speriamo che questa situazione si chiarisca quanto prima.
    Fedele al Papa!

  5. #235
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    Udienza ai Membri di Comunione e Liberazione, 15.10.2022


    Questa mattina, in Piazza San Pietro, il Santo Padre Francesco ha incontrato oltre 60.000 Membri del Movimento di Comunione e Liberazione, in occasione del centenario della nascita del Fondatore, il Servo di Dio don Luigi Giussani.

    Pubblichiamo di seguito il discorso che il Papa ha rivolto ai presenti all’Udienza:

    Discorso del Santo Padre

    Cari fratelli e sorelle, buongiorno e benvenuti!

    Siete venuti in tanti, dall’Italia e da vari Paesi. Il vostro movimento non perde la sua capacità di radunare e mobilitare. Vi ringrazio di aver voluto manifestare la vostra comunione con la Sede Apostolica e il vostro affetto per il Papa. Ringrazio il Presidente della Fraternità, prof. Davide Prosperi, come pure Hassina e Rose, che hanno condiviso le loro esperienze. Saluto il Cardinale Prefetto, il Cardinal Farrell e i Cardinali e Vescovi presenti.

    Siamo riuniti per commemorare il centenario della nascita di Mons. Luigi Giussani. E lo facciamo con gratitudine nell’animo, come abbiamo sentito da Rose e Hassina. Io esprimo la mia personale gratitudine per il bene che mi ha fatto, come sacerdote, meditare alcuni libri di don Giussani – da prete giovane -; e lo faccio anche come Pastore universale per tutto ciò che egli ha saputo seminare e irradiare dappertutto per il bene della Chiesa. E come potrebbero non ricordarlo con gratitudine commossa quelli che sono stati i suoi amici, i suoi figli e i discepoli? Grazie alla sua paternità sacerdotale appassionata nel comunicare Cristo, essi sono cresciuti nella fede come dono che dà senso, ampiezza umana e speranza alla vita. Don Giussani è stato padre e maestro, è stato servitore di tutte le inquietudini e le situazioni umane che andava incontrando nella sua passione educativa e missionaria. La Chiesa riconosce la sua genialità pedagogica e teologica, dispiegata a partire da un carisma che gli è stato dato dallo Spirito Santo per l’“utilità comune”. Non è una mera nostalgia ciò che ci porta a celebrare questo centenario, ma è la memoria grata della sua presenza: non solo nelle nostre biografie e nei nostri cuori, bensì nella comunione dei santi, da dove intercede per tutti i suoi.

    So, cari amici, fratelli e sorelle, che non sono per niente facili i periodi di transizione, quando il padre fondatore non è più fisicamente presente. Lo hanno sperimentato tante fondazioni cattoliche nel corso della storia. Bisogna ringraziare padre Julian Carrón per il suo servizio nella guida del movimento durante questo periodo e per aver mantenuto fermo il timone della comunione con il pontificato. Tuttavia, non sono mancati seri problemi, divisioni, e certo anche un impoverimento nella presenza di un movimento ecclesiale così importante come Comunione e Liberazione, da cui la Chiesa, e io stesso, spera di più, molto di più. I tempi di crisi sono tempi di ricapitolazione della vostra straordinaria storia di carità, di cultura e di missione; sono tempi di discernimento critico di ciò che ha limitato la potenzialità feconda del carisma di don Giussani; sono tempi di rinnovamento e rilancio missionario alla luce dell’attuale momento ecclesiale, come pure delle necessità, delle sofferenze e delle speranze dell’umanità contemporanea. La crisi fa crescere. Non va ridotta al conflitto, che annulla. La crisi fa crescere.

    Sicuramente don Giussani sta pregando per l’unità in tutte le articolazioni del vostro movimento; sicuro. Voi sapete bene che unità non vuol dire uniformità. Non abbiate paura delle diverse sensibilità e del confronto nel cammino del movimento. Non può essere diversamente in un movimento nel quale tutti gli aderenti sono chiamati a vivere personalmente e condividere corresponsabilmente il carisma ricevuto. Tutti lo vivono originalmente e anche in comunità.Questo sì è importante: che l’unità sia più forte delle forze dispersive o del trascinarsi di vecchie contrapposizioni. Un’unità con chi e con quanti guidano il movimento, unità con i Pastori, unità nel seguire con attenzione le indicazioni del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, e unità con il Papa, che è il servitore della comunione nella verità e nella carità.

    Non sprecate il vostro tempo prezioso in chiacchiere, diffidenze e contrapposizioni. Per favore! Non sprecare il tempo!

    Adesso vorrei ricordare alcuni aspetti della ricca personalità di don Giussani: il suo carisma, la sua vocazione di educatore, il suo amore alla Chiesa.

    1. Don Giussani uomo carismatico. È stato certamente un uomo di grande carisma personale, capace di attrarre migliaia di giovani e di toccare il loro cuore. Ci possiamo chiedere: da dove veniva il suo carisma? Proveniva da qualcosa che aveva vissuto in prima persona: da ragazzo, a soli quindici anni, era stato folgorato dalla scoperta del mistero di Cristo. Aveva intuito – non solo con la mente ma con il cuore – che Cristo è il centro unificatore di tutta la realtà, è la risposta a tutti gli interrogativi umani, è la realizzazione di ogni desiderio di felicità, di bene, di amore, di eternità presente nel cuore umano. Lo stupore e il fascino di questo primo incontro con Cristo non lo hanno più abbandonato. Come disse alle sue esequie l’allora Cardinale Ratzinger: «Sempre don Giussani ha tenuto fisso lo sguardo della sua vita e del suo cuore verso Cristo. Ha capito in questo modo che il cristianesimo non è un sistema intellettuale, un pacchetto di dogmi, un moralismo, ma che il cristianesimo è un incontro; una storia d’amore; è un avvenimento». Qui sta la radice del suo carisma. Don Giussani attraeva, convinceva, convertiva i cuori perché trasmetteva agli altri ciò che portava dentro dopo quella sua fondamentale esperienza: la passione per l’uomo e la passione per Cristo come compimento dell’uomo. Tanti giovani lo hanno seguito perché i giovani hanno un grande fiuto. Quello che diceva veniva dal suo vissuto e dal suo cuore, perciò ispirava fiducia, simpatia e interesse.

    Il Presidente ha detto che vi impegnate affinché il carisma donato a don Giussani per il bene di tutta la Chiesa produca sempre nuovi frutti. Questa è la custodia saggia del dono trasmesso a voi, una custodia che non è solo conservativa del passato ma che, vivificata dallo Spirito Santo, sa riconoscere e accogliere i nuovi germogli di questo albero che è il vostro movimento, che vive nella terra buona della comunione ecclesiale.

    A questo proposito vi chiederete: come possiamo rispondere alle esigenze di cambiamento del tempo presente custodendo il carisma? Anzitutto, è importante ricordare che non è il carisma a dover cambiare: esso va sempre nuovamente accolto e fatto fruttificare nell’oggi. I carismi crescono come crescono le verità del dogma, della morale: crescono in pienezza.Sono i modi di viverlo che possono costituire un ostacolo o addirittura un tradimento al fine per il quale il carisma è stato suscitato dallo Spirito Santo. Riconoscere e correggere le modalità fuorvianti, laddove necessario, non è possibile se non con atteggiamento umile e sotto la guida sapiente della Chiesa. E questo atteggiamento di umiltà lo riassumerei con due verbi: ricordare, ossia riportare al cuore, ricordare l’incontro con il Mistero che ci ha condotti sin qui; e generare, guardando avanti con fiducia, ascoltando i gemiti che lo Spirito oggi nuovamente esprime. «L’uomo umile, la donna umile ha a cuore anche il futuro, non solo il passato, perché sa guardare avanti, sa guardare i germogli, con la memoria carica di gratitudine. L’umile genera, l’umile invita e spinge verso ciò che non si conosce. Invece il superbo ripete, si irrigidisce […], va indietro e si chiude nella sua ripetizione, si sente sicuro di ciò che conosce e teme, teme sempre il nuovo perché non può controllarlo, se ne sente destabilizzato… perché? Perché ha perso la memoria»[1]. Guardate la memoria del fondatore.

    Carissimi, abbiate a cuore il dono prezioso del vostro carisma e la Fraternità che lo custodisce, perché esso può far “fiorire” ancora molte vite, come ci hanno testimoniato Hassina e Rose. La potenzialità del vostro carisma è ancora in gran parte da scoprire, ancora c’è gran parte da scoprire; vi invito perciò a rifuggire da ogni ripiegamento su voi stessi, dalla paura – la paura non ti porterà mai a un buon porto - e dalla stanchezza spirituale, che ti porta alla pigrizia spirituale. Vi incoraggio a trovare i modi e i linguaggi adatti perché il carisma che don Giussani vi ha consegnato raggiunga nuove persone e nuovi ambienti, perché sappia parlare al mondo di oggi, che è cambiato rispetto agli inizi del vostro movimento. Ci sono tanti uomini e tante donne che non hanno ancora fatto quell’incontro con il Signore che ha cambiato e reso bella la vostra vita!

    2. Secondo aspetto: don Giussani educatore. Fin dai primi anni del suo ministero sacerdotale, di fronte allo smarrimento e all’ignoranza religiosa di molti giovani, don Giussani sentì l’urgenza di comunicare loro l’incontro con la persona di Gesù che lui stesso aveva sperimentato. Don Luigi aveva una capacità unica di far scattare la ricerca sincera del senso della vita nel cuore dei giovani, di risvegliare il loro desiderio di verità. Da vero apostolo, quando vedeva che nei ragazzi si era accesa questa sete, non aveva paura di presentare loro la fede cristiana. Ma senza mai imporre nulla. Il suo approccio ha generato tante personalità libere, che hanno aderito al cristianesimo con convinzione e passione; non per abitudine, non per conformismo, ma in modo personale e in modo creativo. Don Giussani aveva una grande sensibilità nel rispettare l’indole di ognuno, rispettare la sua storia, il suo temperamento, i suoi doni. Non voleva persone tutte uguali e non voleva nemmeno che tutti imitassero lui, che ognuno fosse originale, come Dio lo ha fatto. E infatti quei giovani, crescendo, sono diventati, ciascuno secondo la propria inclinazione, presenze significative in diversi campi, sia nel giornalismo, nella scuola, nell’economia, nelle opere caritative e di promozione sociale.

    Questa, amici, è una grande eredità spirituale che vi ha lasciato don Giussani. Vi esorto a nutrire in voi la sua passione educativa, il suo amore per i giovani, il suo amore per la libertà e la responsabilità personale di ciascuno di fronte al proprio destino, il suo rispetto per l’unicità irripetibile di ogni uomo e ogni donna.

    3. E terzo: Giussani figlio della Chiesa. Don Giussani è stato un sacerdote che ha amato tanto la Chiesa. Anche in tempi di smarrimento e di forte contestazione delle istituzioni, ha sempre mantenuto con fermezza la sua fedeltà alla Chiesa, per la quale nutriva un grande affetto -amore!-, quasi una tenerezza, e nello stesso tempo una grande riverenza, perché credeva che essa è la continuazione di Cristo nella storia. Diceva: «Tu hai incontrato questa compagnia: questa è la modalità con cui il mistero di Gesù […] ha bussato a casa tua»[2]. Usava questa bella espressione: la “compagnia”. I gruppi del movimento erano per lui una “compagnia” di persone che avevano incontrato Cristo. E, in definitiva, la Chiesa stessa è la “compagnia” dei battezzati che tutto tiene insieme, da cui tutto trae vita, e che ci mantiene nel giusto cammino.

    Don Giussani ha insegnato ad avere rispetto e amore filiale per la Chiesa e, con grande equilibrio, ha saputo sempre tenere insieme il carisma e l’autorità, che sono complementari, entrambi necessari. Voi cantate spesso nei vostri incontri il canto “La strada”. Giussani, proprio usando la metafora della strada diceva: «L’autorità assicura la strada giusta, il carisma rende bella la strada»[3].

    Senza autorità si rischia di andare fuori strada, di andare in una direzione sbagliata. Ma senza il carisma il cammino rischia di diventare noioso, non più attraente per la gente di quel particolare momento storico.

    Anche tra voi, alcuni sono incaricati di un compito di autorità e di governo, per servire tutti gli altri e indicare la strada giusta. Questo consiste, in concreto, nel guidare e rappresentare il movimento, nel favorirne lo sviluppo, nel portare avanti progetti apostolici specifici, nell’assicurare la fedeltà al carisma, nel tutelare i membri del movimento, nel promuovere il loro cammino cristiano e la loro formazione umana e spirituale. Ma accanto al servizio dell’autorità è fondamentale che, in tutti i membri della Fraternità, rimanga vivo il carisma, affinché la vita cristiana conservi sempre il fascino del primo incontro. Non dimenticatevi mai di quella prima Galilea della chiamata, di quella prima Galilea dell’incontro. Sempre tornare lì, a quella prima Galilea che ognuno di noi ha vissuto. Questo ci darà forza per andare sempre in obbedienza nella Chiesa.Questo è ciò che “rende bella la strada”. Così i movimenti ecclesiali contribuiscono, con i loro carismi, a mostrare il carattere attraente e di novità del cristianesimo; e all’autorità della Chiesa spetta indicare con saggezza e prudenza su quale via i movimenti devono camminare, per rimanere fedeli a sé stessi e alla missione che Dio ha affidato loro. Con parole di don Giussani possiamo affermare che «è un’esigenza irrinunciabile dell’incarnazione questo continuo scambio tra istituzione e carisma. In nessun modo questo rapporto tra grazia e libertà può essere pensato in alternativa dialettica, quasi che l’istituzione non sia il carisma e che il carisma non abbia bisogno dell’istituzione. Un carisma va istituzionalizzato. E un’istituzione deve mantenere la dimensione carismatica. Essi sono alla fine l’unica realtà della Chiesa. Si potrebbe forse pensare l’organismo umano senza lo scheletro che lo sostiene? Così non è pensabile che la Chiesa viva senza istituzione»[4].

    Voi sapete bene che la scoperta di un carisma passa sempre attraverso l’incontro con persone concrete. Queste persone sono testimoni che ci permettono di accostarci a una realtà più grande, che è la comunità cristiana, la Chiesa. È nella Chiesa che l’incontro con Cristo rimane vivo. È la Chiesa il luogo in cui tutti i carismi vengono custoditi, alimentati e approfonditi. Pensiamo, negli Atti degli Apostoli, all’episodio di Filippo e dell’eunuco, funzionario della regina di Etiopia. Filippo fu determinante per la sua conversione, egli fu il mediatore dell’incontro con Cristo per quell’uomo in cerca della verità. Ebbene, come termina questo episodio? Filippo battezza l’eunuco e il testo dice: «Quando risalirono dall’acqua, lo Spirito del Signore rapì Filippo e l’eunuco non lo vide più» (At 8,39). “Non lo vide più”! Dopo averlo condotto a Cristo, Filippo scompare dalla vita dell’eunuco! Ma la gioia dell’incontro con Cristo rimane, - quella gioia dell’incontro rimane sempre! - infatti il racconto aggiunge: «E pieno di gioia, proseguiva la sua strada». Tutti siamo chiamati a questo: essere mediatori per gli altri dell’incontro con Cristo, e poi lasciare che essi percorrano la loro strada, senza legarli a noi.

    E, per concludere, vorrei chiedervi un aiuto concreto per oggi, per questo tempo. Vi invito ad accompagnarmi nella profezia per la pace – Cristo, Signore della pace! Il mondo sempre più violento e guerriero mi spaventa davvero, lo dico davvero: mi spaventa –; nella profezia che indica la presenza di Dio nei poveri, in quanti sono abbandonati e vulnerabili, condannati o messi da parte nella costruzione sociale; nella profezia che annuncia la presenza di Dio in ogni nazione e cultura, andando incontro alle aspirazioni di amore e verità, di giustizia e felicità che appartengono al cuore umano e che palpitano nella vita dei popoli. Arda nei vostri cuori questa santa inquietudine profetica e missionaria. Non rimanere fermi.

    Carissimi, amate sempre la Chiesa. Amate e preservate l’unità della vostra “compagnia”. Non lasciate che la vostra Fraternità sia ferita da divisioni e contrapposizioni, che fanno il gioco del maligno; è il suo mestiere: dividere, sempre. Anche i momenti difficili possono essere momenti di grazia, e possono essere momenti di rinascita. Comunione e Liberazione nacque proprio in un tempo di crisi quale fu il ’68. E in seguito don Giussani non si è spaventato dei momenti di passaggio e di crescita della Fraternità, ma li ha affrontati con coraggio evangelico, affidamento a Cristo e in comunione con la madre Chiesa.

    Ringraziamo insieme il Signore oggi per il dono di don Giussani. Invochiamo lo Spirito Santo e l’intercessione della Vergine Maria, perché tutti voi possiate proseguire, uniti e gioiosi, sulla strada che egli vi ha mostrato con libertà, creatività e coraggio. Di cuore vi benedico. E per favore, vi chiedo di pregare per me. Grazie.

    ________________________________________

    [1] Discorso al Collegio Cardinalizio e alla Curia Romana, 23 dicembre 2021.
    [2] L. Giussani, Dal temperamento un metodo. I libri dello spirito cristiano: quasi Tischreden, 6, Milano 2002, p. 7.
    [3] Id., Un avvenimento nella vita dell’uomo, Milano 2020, p. 249.
    [4] Id., Supplemento a Litterae Communionis-LC, n. 11/1985.

    [01574-IT.02] [Testo originale: Italiano]

    [B0767-XX.02]


    [Fonte, dal Bollettino quotidiano del: 15.10.2022 della Sala Stampa della Santa Sede.
    © Dicastero per la Comunicazione - Libreria Editrice Vaticana.
    Citazione biblica:
    La Sacra Bibbia, Conferenza Episcopale Italiana, Fondazione di Religione Santi Francesco d’Assisi e Caterina da Siena, 2008].
    «Vigilate ergo, quia nescitis qua die Dominus vester venturus sit».
    (Matth. 24, 42).



  6. #236

  7. #237
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    Udienza ai Membri di Comunione e Liberazione, 15.10.2022


    Questa mattina, in Piazza San Pietro, il Santo Padre Francesco ha incontrato oltre 60.000 Membri del Movimento di Comunione e Liberazione, in occasione del centenario della nascita del Fondatore, il Servo di Dio don Luigi Giussani.

    [...].

    [Fonte, dal Bollettino quotidiano del: 15.10.2022 della Sala Stampa della Santa Sede].
    UDIENZA. IL SALUTO DI DAVIDE PROSPERI

    Le parole che il Presidente della Fraternità ha rivolto a papa Francesco. E la sua dichiarazione alla fine dell'incontro in Piazza San Pietro

    Di Davide Prosperi - 15.10.2022


    Santo Padre, le siamo infinitamente grati per avere accettato di ricevere il nostro popolo in questa bellissima piazza che ci riporta a tanti incontri vissuti con i papi, da san Paolo VI a san Giovanni Paolo II, a Benedetto XVI e a lei, papa Francesco.

    Nell’udienza che ci concesse il 7 marzo del 2015, dopo aver ringraziato don Giussani per il bene che aveva ricevuto attraverso la meditazione dei suoi scritti, ci raccomandò di non essere «adoratori delle sue ceneri ma di tenere vivo il suo fuoco». Don Giussani ha acceso veramente un fuoco nella vita di migliaia di uomini e di donne, ha trasmesso il fuoco che è lo Spirito Santo, fuoco di conoscenza di Cristo e dell’uomo. Questo fuoco è vivo anche a distanza di 17 anni dalla sua morte, come ci racconteranno, al termine di questo mio saluto, due esperienze che abbiamo scelto fra tante.

    Lei, Padre Santo, non si è limitato ad una raccomandazione, ma ci ha aiutati in questi ultimi anni, soprattutto attraverso il Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita - che ringraziamo per l'accompagnamento paziente e paterno - ad immaginare e intraprendere un nuovo slancio missionario, una nuova pagina di vita della nostra storia. In qualità di Presidente della Fraternità desidero assicurarle, Padre Santo, che assieme agli altri responsabili e a tutto il movimento stiamo seguendo con molta attenzione le indicazioni della Santa Sede, affinché il carisma che lo Spirito Santo ha donato a don Giussani per il bene di tutta la Chiesa produca sempre nuovi frutti. E oggi, pieni di gratitudine e di gioia per il suo invito, siamo qui a chiederle come possiamo ancora di più contribuire al rinnovamento che la Chiesa sta operando sotto la Sua guida paterna.

    Siamo nell’anno del Centenario della nascita di don Giussani. Questa occasione ha suscitato tante iniziative, promosse con l’intento di allargare la nostra attenzione a quelle periferie del mondo e dell’anima a cui Lei ci ha indirizzati. È vero, c’è tanta desolazione, tanti drammi nei cuori degli uomini e nello stesso tempo un’infinita attesa di Cristo, consapevole o no, che rivela la ragione profonda per cui il Signore ha voluto dare a tutta la Chiesa, in don Giussani, un testimone della sete di Cristo per l’uomo e della sete dell’uomo per Cristo. Proprio in questa piazza nell’occasione del primo incontro mondiale dei movimenti ecclesiali nella Pentecoste del 1998, don Giussani concluse così il suo discorso davanti a Giovanni Paolo II: «Il vero protagonista della storia è il mendicante: Cristo mendicante del cuore dell’uomo e il cuore dell’uomo mendicante di Cristo».
    Le due testimonianze che ora seguono vogliono essere un segno della vitalità di ciò che don Giussani ha generato con il suo sì totale a Cristo.

    Grazie Santo Padre, ancora una volta, per la Sua paternità, la Sua accoglienza, per le parole che vorrà rivolgerci e per la Sua benedizione.


    La dichiarazione a seguito dell'udienza:

    «L’udienza di oggi con Papa Francesco per il Centenario di don Giussani è stata per il movimento di CL un grande dono e una grande festa. Siamo davvero grati al Santo Padre per le sue parole di enorme affetto e di sentito riconoscimento verso il bene che don Giussani ha fatto per il Papa stesso, per la Chiesa e per il mondo.
    Il suo paterno richiamo all’unità della nostra compagnia e a contribuire ancora di più a mostrare “il carattere attraente e di novità del cristianesimo” sono per noi un nuovo punto di partenza. Sentiamo davvero decisivo il suo invito ad avere “a cuore il dono prezioso del (...) carisma e la Fraternità che lo custodisce, perché esso può far fiorire ancora molte vite”. E soprattutto ad aiutarlo nel suo impegno per la pace.
    Il Santo Padre ci ha reso oggi ancora più consapevoli di essere accompagnati dall’abbraccio materno e amoroso della Chiesa e ci ha ridestato con forza il desiderio di vivere questo momento della nostra storia come l’occasione per ognuno di noi di crescere e affinché il carisma che don Giussani vi ha consegnato raggiunga nuove persone e nuovi ambienti»


    «Vigilate ergo, quia nescitis qua die Dominus vester venturus sit».
    (Matth. 24, 42).



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