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Discussione: Preghiere Eucaristiche (Contiene sondaggio su: Frequenza dell'uso del Canone Romano)

  1. #231
    Campione di Passaparola di Cattolici Romani L'avatar di Gerensis
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    Citazione Originariamente Scritto da Ambrosiano Visualizza Messaggio
    Quanto chiedi mi pare si spieghi semplicemente con il diverso metodo di comunicazione su cui la Messa in forma straordinaria si basa, rispetto a quella in forma Ordinaria.

    La prima infatti si basa sostanzialmente su metodi di comunicazione non verbali, al contrario della seconda dove la parola è la base comunicativa.

    Ciò ha una ragionevele spiegazione se si pensa che un tempo le chiese erano grandi, buie e senza mezzi di amplificazione. La comunicazione ai fedeli quindi doveva basarsi su un mezzo che potesse superare questi ostacoli.
    Quindi si è dato largo spazio a gesti accentuati, movimenti, rialzi improvvisi di voce per poche parole, ecc. quale mezzo primario per comunicare ai fedeli ciò che avveniva sull'altare.
    Anche le continue ripetizioni erano un mezzo per mantenere alta l'attenzione.
    Questo penso sia l'origine...... e naturalmente poi al tutto è stata trovata la sua bella spiegazione sul versante rituale e pietistico.

    Con l'avvento delle luce elettrica e dell'amplficazione sonora siamo passati nell'era della comunicazione verbale, cosa che la forma ordinaria ha naturalmente adottato quale forma di comunicazione primaria e quindi i gesti di cui sopra hanno perso importanza col risultato di un loro ridimensionamento e l'eliminazione di ogni inutile ripetizione.
    Limitandosi alla Preghiera Eucaristica, che è l'argomento di questa discussione, il linguaggio non verbale esiste anche oggi nella forma ordinaria.
    Tralasciando le ostensioni e le genuflessioni dopo la consacrazione, di cui si è già parlato, il gesto più evidente sono le braccia allargate del sacerdote durante quasi tutta la Preghiera, a cominciare dal prefazio (da notare, poi, che quando dice Sursum corda, il sacerdote dovrebbe alzare le mani).
    Limitandosi al Canone Romano, senz'altro la PE che usa maggiormente il linguaggio gestuale (perché non si è pensato di usarlo anche per le altre?), notiamo la benedizione delle offerte al Te igitur, il congiungimento delle mani per la preghiera personale ai Memento, le mani stese sulle offerte al Quam oblationem, l'inchino e il segno della croce al Supplices te rogamus, il battersi il petto al Nobis quoque, l'elevazione del Corpo e del Sangue di Cristo alla dossologia (questo gesto, unitamente a quelli dell'epiclesi e del racconto dell'ultima cena, è comune a tutte le PE).
    Più limitata è la partecipazione gestuale dell'assemblea, che ascolta la Preghiera stando in piedi e rivolta verso l'altare (per quanto possibile) e si inginocchia, come minimo, dall'epiclesi alla genuflessione che segue l'ostensione del calice.
    A questi gesti, si possono aggiungere il suono del campanello e l'incensazione durante le ostensioni. Mentre, però, i gesti sopra ricordati accompagnano le parole e sono connaturati alla PE, le ostensioni, le genuflessioni, il campanello e l'incenso sono delle aggiunte, per quanto buone, giuste e doverose (almeno fintanto che il Rito le prescrive).

    Per ritornare alla comunicazione verbale non sarebbe male che il sacerdote modulasse la voce a seconda che dica il prefazio, o l'epiclesi e le intercessioni, o il racconto dell'istituzione. Qui, a dire il vero, il Messale dà un'indicazione (nelle formule seguenti le parole del Signore si pronunziano con voce chiara e distinta, come è richiesto dalla loro natura), a mio parere abbastanza superflua, perché può far intendere che questo non valga per le altri parti della PE, quasi ignorando OGMR 32 (la natura delle parti «presidenziali» esige che esse siano proferite a voce alta e chiara e che siano ascoltate da tutti con attenzione).

  2. #232
    Campione di Passaparola di Cattolici Romani L'avatar di Gerensis
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    Prendo spunto da questo articolo del blog di Magister che recensisce il libro delle memorie di p. Bouyer, uno dei protagonisti della riforma liturgica seguita al CVII.
    In un passaggio della biografia si dice, tra l’altro, che Bugnini voleva la II PE senza il Sanctus e che Bouyer e dom Botte la riscrissero in una notte, in un’osteria.
    Si potrebbe anche discutere del modo in cui il lavoro è stato fatto; nella mia concezione romantica, immagino che i testi liturgici nascano tra la chiesa e la biblioteca di un monastero.
    La PE II, com’è noto, si ispira all’anafora della Tradizione apostolica, una raccolta di testi catechetici e liturgici in uso a Roma nei primi secoli del Cristianesimo e attribuita (anche se in modo discusso) al presbitero Ippolito (per il testo in latino: http://www.liturgia.it/Hyppolitus.pdf; in italiano: http://www.liturgia.it/corso_iniziaz...o_Ippolito.pdf, da pag. 4.).
    E’ vero, essa manca del Sanctus, e, cosa ancor più importante per la PE della tradizione romana, manca dell’epiclesi sui doni antecedente al racconto dell’istituzione.
    La caratteristica più evidente di questa anafora, tuttavia, non è in ciò che manca, ma in ciò che possiede: la proclamazione del mistero di Cristo. Egli è innanzitutto “Figlio dilettissimo di Dio Padre” (letteralmente, “Figlio del tuo amore”), “Salvatore e Redentore, incarnato per lo Spirito Santo nel grembo della Vergine”, operatore della salvezza attraverso la sua morte e risurrezione, prima di compiere la quale ha lasciato ai suoi discepoli il memoriale eucaristico.
    Nella “versione dell’osteria”, passata par pari sul Messale, quest’unità di fondo è andata persa, con l’inserimento del Sanctus e dell’epiclesi.
    La rubrica che impone alla PE II l’uso del prefazio proprio, o di uno che sviluppi lo stesso argomento, è ampiamente ignorata, ma essa è l’unica chiave di lettura per comprendere l’unitarietà del testo; in alternativa, visto l'uso generalizzato di quest'anafora, si potrebbe pensare a una sua rielaborazione (un'ipotesi l'ho pubblicata in Proposte per una nuova riforma dell'Ordo Missæ e del Calendario Romano).

  3. #233
    Campione di Passaparola di Cattolici Romani L'avatar di Gerensis
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    Citazione Originariamente Scritto da Caietanus Visualizza Messaggio
    E' difficile conciliare la struttura peculiare dell'anafora di Ippolito (che è alla base della Preghiera Eucaristica II) con la tradizione liturgica romana.

    Nota del moderatore: ho modificato leggermente il quote in modo da rendere comprensibili sia questo che i successivi interventi che sono stati spostati qui da un'altra discussione.
    Già. La tradizione romana, codificata dal Canone, vuole l'epiclesi sui doni prima del racconto istituzionale. L'anafora di Ippolito, invece, debitrice forse delle tradizioni orientali, la colloca dopo, fondendola con quella sui comunicandi (pubblico la traduzione perché dal testo latino non posso fare il copia-incolla):
    Ti chiediamo d’inviare il tuo Spirito sull’oblazione della santa Chiesa,
    di raccogliere nell’unità tutti quelli che si comunicano,
    di riempirli dello Spirito santo,
    per rafforzare la loro fede nella verità.

    Eliminare l'epiclesi antecedente sarebbe stata (e forse lo sarebbe ancora) una decisione ancor più rivoluzionaria dell'eliminazione del Sanctus (che, comunque, come ho dimostrato sopra, avrebbe potuto rimanere al termine del prefazio variabile).
    Ultima modifica di Ambrosiano; 22-09-2014 alle 22:16 Motivo: Modificato il quote come descritto.

  4. #234
    Moderatore Globale L'avatar di Ambrosiano
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    Ma che io sappia il Canone romano non ha una vera e propria Epiclesi.

    Con qualche imbarazzo si è ritenuta una Epiclesi implicita, molto implicita, il "Quam oblationem".
    Ed in effetti la traduzione di questa preghiera è stata poi un po' forzata per farla apparire una Epiclesi in modo molto più chiaro di quanto non lo fosse, perchè di suo non lo faceva proprio intuire.

    En passant ricordo che le due preghiere Eucaristiche ambrosiane, hanno l'Epiclesi dopo il racconto dell'istituzione.

  5. #235
    Veterano di CR L'avatar di paololos
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    Citazione Originariamente Scritto da Ambrosiano Visualizza Messaggio
    Ma che io sappia il Canone romano non ha una vera e propria Epiclesi.

    Con qualche imbarazzo si è ritenuta una Epiclesi implicita, molto implicita, il "Quam oblationem".
    Ed in effetti la traduzione di questa preghiera è stata poi un po' forzata per farla apparire una Epiclesi in modo molto più chiaro di quanto non lo fosse, perchè di suo non lo faceva proprio intuire.
    Per quanto riguarda la FE, diversi liturgisti sono concordi nel nel posizionare un'eclipsi nell'offertorio alle parole "Veni, sanctificátor omnípotens, ætérne Deus et + bénedic hoc sacrifícium tuo sancto nómini præparátum" traducibile in "Vieni, Dio eterno, onnipotente, santificatore, e bene✠dici questo sacrificio preparato nel tuo santo nome"

  6. #236
    Moderatore Globale L'avatar di Ambrosiano
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    Citazione Originariamente Scritto da paololos Visualizza Messaggio
    Per quanto riguarda la FE, diversi liturgisti sono concordi nel nel posizionare un'eclipsi nell'offertorio alle parole "Veni, sanctificátor omnípotens, ætérne Deus et + bénedic hoc sacrifícium tuo sancto nómini præparátum" traducibile in "Vieni, Dio eterno, onnipotente, santificatore, e bene✠dici questo sacrificio preparato nel tuo santo nome"
    Beh, se ritenere il "Quam oblationem" un'Epiclesi, è una piccola forzatura, ritenere che lo sia la preghiara "Veni santificator" lo è triplamente: primo perchè non lo è, secondo perchè sarebbe fuori contesto (siamo all'Offertorio, non nel Canone), terzo perchè nella forma ordinaria quella preghiera non c'è, quindi se nella Messa in forma ordinaria in latino si usa il Canone romano non si ha più alcuna Epiclesi (in quella in italiano, per l'aggiustamento della traduzione del Canone le cose vanno meglio).

    (Sempre en passant, ricordo che anche in rito ambrosiano antico quella preghiera non c'era e quindi ciò vorrebbe dire che nel rito ambrosiano pre-riforma non c'era alcuna Epiclesi.)

    Comunque quell'uscita dei "diversi liturgisti" giustifica in modo molto forte l'eliminazione di tutte le preghiere segrete dell'Offertorio che per come sono strutturate possono davvero prefigurare una sorta di mini-canone anticipato, con effetti un po' "destabilizzanti" per i fedeli meno preparati.
    Ciò era stato riconosciuto anche dal card Ratzinger che proprio per tale ragione ne approvava l'eliminazione (anche nel forum è stato riportato diverse volte un suo scritto in merito).

  7. #237
    Veterano di CR L'avatar di paololos
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    Citazione Originariamente Scritto da Ambrosiano Visualizza Messaggio
    Beh, se ritenere il "Quam oblationem" un'Epiclesi, è una piccola forzatura, ritenere che lo sia la preghiara "Veni santificator" lo è triplamente: primo perchè non lo è, secondo perchè sarebbe fuori contesto (siamo all'Offertorio, non nel Canone), terzo perchè nella forma ordinaria quella preghiera non c'è, quindi se nella Messa in forma ordinaria in latino si usa il Canone romano non si ha più alcuna Epiclesi (in quella in italiano, per l'aggiustamento della traduzione del Canone le cose vanno meglio).

    (Sempre en passant, ricordo che anche in rito ambrosiano antico quella preghiera non c'era e quindi ciò vorrebbe dire che nel rito ambrosiano pre-riforma non c'era alcuna Epiclesi.)

    Comunque quell'uscita dei "diversi liturgisti" giustifica in modo molto forte l'eliminazione di tutte le preghiere segrete dell'Offertorio che per come sono strutturate possono davvero prefigurare una sorta di mini-canone anticipato, con effetti un po' "destabilizzanti" per i fedeli meno preparati.
    Ciò era stato riconosciuto anche dal card Ratzinger che proprio per tale ragione ne approvava l'eliminazione (anche nel forum è stato riportato diverse volte un suo scritto in merito).
    Confermo, in diversi manuali infatti l'offertorio è considerato anticipazione del Canone, a sostegno di questa tesi riportano la preghiera :
    "Suscipe, sancte Pater, omnipotens ætérne Deus, hanc immaculátam hóstiam, quam ego indígnus fámulus tuus óffero tibi Deo meo vivo et vero, pro innumerabílibus peccátis, et offensiónibus, et neglegéntiis meis, et pro ómnibus circumstántibus, sed et pro ómnibus fidélibus christiánis vivis atque defúnctis: ut mihi, et illis profíciat ad salútem in vitam ætérnam. Amen." Quel termine "ostia immacolata" è infatti espressamente prefigurativo.

  8. #238
    Campione di Passaparola di Cattolici Romani L'avatar di Gerensis
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    Citazione Originariamente Scritto da Ambrosiano Visualizza Messaggio
    Ma che io sappia il Canone romano non ha una vera e propria Epiclesi.

    Con qualche imbarazzo si è ritenuta una Epiclesi implicita, molto implicita, il "Quam oblationem".
    Ed in effetti la traduzione di questa preghiera è stata poi un po' forzata per farla apparire una Epiclesi in modo molto più chiaro di quanto non lo fosse, perchè di suo non lo faceva proprio intuire.
    La questione dell'epiclesi del Canone è, in effetti, spinosissima. Il Mazza, attraverso un'accurata storia del testo, la ritiene improbabile; il Giraudo, invece, è più possibilista, leggendo in chiave epicletica l'intera sequenza Te igitur+Memento+Quam oblationem (esclude il Comunicantes, dato il suo carattere di Infra Actionem -cioè che si pone in mezzo all'azione liturgica- e l'Hanc igitur, considerato non originale e legato a occasioni particolari -anche oggi è la parte variabile nelle Messe rituali). Un altro autore (o forse uno dei due, ma nella ricerca veloce non ne ho trovato traccia) parla del Quam oblationem (ma anche del Supplices te rogamus) come di epiclesi non pneumatologiche.
    Se non è epicletico il testo del Quam oblationem, lo è sicuramente il gesto che lo accompagna, in entrambe le forme del rito romano: le mani stese sulle offerte (nella FE questo gesto inizia all'Hanc igitur).
    Volendo (dovendo?) conservare questo gesto anche nelle nuove PE, si è probabilmente attinta da altre tradizioni liturgiche un'invocazione con un chiaro riferimento all'azione dello Spirito Santo (citato anche nel post-Sanctus delle PE III e IV).

    Citazione Originariamente Scritto da Ambrosiano Visualizza Messaggio
    En passant ricordo che le due preghiere Eucaristiche ambrosiane, hanno l'Epiclesi dopo il racconto dell'istituzione.
    L'ho sempre detto che voi siete avanti !

  9. #239
    Veterano di CR L'avatar di Caietanus
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    Citazione Originariamente Scritto da Gerensis Visualizza Messaggio
    La questione dell'epiclesi del Canone è, in effetti, spinosissima. Il Mazza, attraverso un'accurata storia del testo, la ritiene improbabile; il Giraudo, invece, è più possibilista, leggendo in chiave epicletica l'intera sequenza Te igitur+Memento+Quam oblationem (esclude il Comunicantes, dato il suo carattere di Infra Actionem -cioè che si pone in mezzo all'azione liturgica- e l'Hanc igitur, considerato non originale e legato a occasioni particolari -anche oggi è la parte variabile nelle Messe rituali). Un altro autore (o forse uno dei due, ma nella ricerca veloce non ne ho trovato traccia) parla del Quam oblationem (ma anche del Supplices te rogamus) come di epiclesi non pneumatologiche.
    Se non è epicletico il testo del Quam oblationem, lo è sicuramente il gesto che lo accompagna, in entrambe le forme del rito romano: le mani stese sulle offerte (nella FE questo gesto inizia all'Hanc igitur).
    Volendo (dovendo?) conservare questo gesto anche nelle nuove PE, si è probabilmente attinta da altre tradizioni liturgiche un'invocazione con un chiaro riferimento all'azione dello Spirito Santo (citato anche nel post-Sanctus delle PE III e IV).
    !
    Sono anch'io d'accordo sul fatto che il Quam oblationem sia un'epiclesi a tutti gli effetti, anche se non strettamente pneumatologica.

    Per quanto riguarda il Veni sanctificator, è da escludere che si tratti di un'epiclesi, ad esempio le rubriche che riguardano quel momento dicono (tratto da maranatha.it):
    Poi, alzatosi, elevando gli occhi, allargando ed innalzando le mani e ricongiungendole davanti al petto (ciò che farà ogni volta che dovrà benedire qualcosa) dice: Veni, sanctificator, ecc. Quando dice: et benedic, fa con la mano destra un segno di croce sul calice e l'ostia insieme, con la mano sinistra posta sull'altare.
    Notiamo che non si parla di imporre le mani (tipico gesto epicletico) nel Veni sanctificator, ma soltanto di benedire le offerte, tuttavia si impongono le mani in seguito all'Hanc igitur e al Quam oblationem, dove si trova l'epiclesi vera e propria.
    Mors et Vita duello conflixere mirando: Dux Vitæ mortuus, regnat vivus.

  10. #240
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    Da noi purtroppo non si usa mai, sento sempre la preghiera eucaristica II con rare eccezioni (la V il Giovedì santo ed il Corpus Domini e la VI a Pasqua)
    P.S. Sono di rito ambrosiano

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