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Visualizza Risultati Sondaggio: Nelle vostre Parrocchie con che frequenza si utilizza il Canone Romano?

Partecipanti
376. Non puoi votare in questo sondaggio
  • A tutte le messe (Specificare però se si tratta di Messe secondo il vecchio rito)

    15 3.99%
  • Spesso

    34 9.04%
  • A volte

    82 21.81%
  • Raramente

    171 45.48%
  • Mai

    74 19.68%
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Risultati da 91 a 100 di 340

Discussione: Preghiere Eucaristiche (Contiene sondaggio su: Frequenza dell'uso del Canone Romano)

  1. #91
    Moderatore e Cronista di CR L'avatar di Abbas S:Flaviae
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    Citazione Originariamente Scritto da coram Deo Visualizza Messaggio
    Un parroco alla cui Messa assisto spesso ha l'abitudine di modificare questi passaggi dicendo, nel primo caso, "tutti i defunti che affidiamo alla tua clemenza" e nel secondo caso "quando i morti risorgeranno dalla terra": ha lo stesso significato? Lo stesso sacerdote intende anche, secondo me a torto, che "la sua risurrezione" non riguardi la risurrezione di Cristo, bensì la resurrezione dei defunti suffragati in quella Messa, poichè quando se ne ricorda più di uno dice "rendili partecipi della loro risurrezione"
    Mentre la prima è chiaramente errata perché come detto l'originale sarebbe "coloro che sono morti affidandosi alla tua clemenza", la seconda è meno sbagliata dal punto di vista logico, ma ponendo il soggetto sui morti e non sul Signore (come è la versione ufficiale) è poco auspicabile. L'ultima frase è poi assurda.
    Ad ogni modo ricordo che non dovrebbe essere cambiato nulla dall'Ordinario della Messa, tranne quelle parti che sono segnalate come "suggerimenti", cosa che non vale per le Preghiere Eucaristiche, che sono quelle e non si deve né aggiungere né togliere.
    vi prego, vi imploro con umiltà e con fiducia – permettete a Cristo di parlare all’uomo.

  2. #92
    Veterano di CR L'avatar di LOTARIO
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    Citazione Originariamente Scritto da Abbas S:Flaviae Visualizza Messaggio
    Mentre la prima è chiaramente errata perché come detto l'originale sarebbe "coloro che sono morti affidandosi alla tua clemenza", la seconda è meno sbagliata dal punto di vista logico, ma ponendo il soggetto sui morti e non sul Signore (come è la versione ufficiale) è poco auspicabile. L'ultima frase è poi assurda.
    Ad ogni modo ricordo che non dovrebbe essere cambiato nulla dall'Ordinario della Messa, tranne quelle parti che sono segnalate come "suggerimenti", cosa che non vale per le Preghiere Eucaristiche, che sono quelle e non si deve né aggiungere né togliere.
    Mi pare che la traduzione italiana di questa parte della Preghiera Eucaristica II tenda a sminuire il carattere sacrificale della S. Messa.
    Mi permetto di ricordare che nel documento fortemente voluto dal Papa Giovanni Paolo II di venerata memoria, é chiaramente detto che chi mette in dubbio tale carattere sacrificale non può definirsi cattolico

    LOTARIO
    Laudetur Iesus Christus!

  3. #93
    Veterano di CR L'avatar di AlexandrosBG
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    Ho risposto a tutte le Messe perché frequento la Forma Extraordinaria del Rito Romano. Al di fuori di tale realtà, ho sentito il Canone Romano nella parrocchia del mio paese una sola volta negli ultimi dieci anni, purtroppo.

    Pax vobiscum

  4. #94
    Veterano di CR L'avatar di AlexandrosBG
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    Citazione Originariamente Scritto da Abbas S:Flaviae Visualizza Messaggio
    Mentre la prima è chiaramente errata perché come detto l'originale sarebbe "coloro che sono morti affidandosi alla tua clemenza", la seconda è meno sbagliata dal punto di vista logico, ma ponendo il soggetto sui morti e non sul Signore (come è la versione ufficiale) è poco auspicabile. L'ultima frase è poi assurda.
    Ad ogni modo ricordo che non dovrebbe essere cambiato nulla dall'Ordinario della Messa, tranne quelle parti che sono segnalate come "suggerimenti", cosa che non vale per le Preghiere Eucaristiche, che sono quelle e non si deve né aggiungere né togliere.
    Verissimo, si tratta di uno di quegli abusi liturgici tanto condannati dal Magistero. Il Canone non è un canovaccio, è un testo sacro in quanto espressione della sacralità nella Chiesa universale, e come tale va rispettato! Purtroppo questa mentalità sta scomparendo in molte comunità, ed è una vera tragedia.

    Pax vobiscum

  5. #95
    Veterano di CR L'avatar di LOTARIO
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    Citazione Originariamente Scritto da lotario Visualizza Messaggio
    mi pare che la traduzione italiana di questa parte della preghiera eucaristica ii tenda a sminuire il carattere sacrificale della s. Messa.
    Mi permetto di ricordare che nel documento promulgato "ad tuendam fidem" fortemente voluto dal papa giovanni paolo ii di venerata memoria, é chiaramente detto che chi mette in dubbio tale carattere sacrificale non può definirsi cattolico

    lotario
    aaa
    Laudetur Iesus Christus!

  6. #96
    Veterano di CR L'avatar di LOTARIO
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    Citazione Originariamente Scritto da LOTARIO Visualizza Messaggio
    Mi pare che la traduzione italiana di questa parte della Preghiera Eucaristica II tenda a sminuire il carattere sacrificale della S. Messa.
    Mi permetto di ricordare che nel documento fortemente voluto dal Papa Giovanni Paolo II di venerata memoria, é chiaramente detto che chi mette in dubbio tale carattere sacrificale non può definirsi cattolico

    LOTARIO
    Scusate nel messaggio avevo dimenticato di dire che il documento in questione é "Ad tuendam Fidem"
    Laudetur Iesus Christus!

  7. #97
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    Sempre nei giorni di: Natale (notte e giorno), Epifania, Giovedì Santo e Pasqua (notte e giorno).

    Raramente nelle altre Domeniche e Feste.
    Insegnaci a contare i nostri giorni e giungeremo alla sapienza del cuore (salmo 89).

  8. #98
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    Spesso nelle Feste dei Santi citati nel suddetto Canone...
    Quasi sempre nelle Solennità di: Pasqua, Natale, Patrona Civica, Giovedì Santo, Tutti i Santi
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  9. #99
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    Breve nota sulla traduzione italiana del Canone Romano

    di Lorenzo Bianchi


    Nella riforma liturgica avvenuta a seguito del Concilio ecumenico Vaticano II, il testo del Canone detto “Romano”, cioè quello in uso da tempo immemorabile presso la Chiesa di Roma, non ha subito modifiche nella sua forma, se non alcune importanti variazioni di papa Paolo VI nel nuovo Ordo Missae riformato, pubblicato con la costituzione apostolica Missale Romanum del 3 aprile 1969. Le variazioni introdotte da Paolo VI riguardano in particolare la formula di consacrazione sia del pane che del vino.
    Tranne queste variazioni di Paolo VI, il testo che oggi appare nel Messale in latino di cui, il 20 aprile 2000 è stata approvata la terza edizione successiva alla riforma liturgica postconciliare, è identico al testo che il Concilio di Trento ha definito, nella sessione XXII (17 settembre 1562), come dogmaticamente immune da errori e non modificabile.
    Il testo del Canone è in uso fin dai primissimi tempi della Chiesa, noto in redazioni originariamente in lingua greca e in lingua siriaca; la versione latina comincia ad apparire a partire dalla seconda metà del IV secolo, quando nella Chiesa di Roma il latino sostituisce il greco nella celebrazione del sacrificio della messa, e risale sostanzialmente nella sua attuale forma all’epoca di papa Gregorio Magno (fine VI secolo).
    Il Canone è anche l’ultima parte della messa a essere stata tradotta, a seguito della riforma postconciliare, nelle lingue attuali. Le prime richieste di poter utilizzare nella celebrazione della messa traduzioni del Canone nelle varie lingue volgari risalgono già alla fine del 1966. In particolare la prima richiesta partì dalla Conferenza episcopale olandese, e il 21 ottobre 1966 venne incaricato di esaminare la questione il Consilium ad exsequendam constitutionem de sacra liturgia, di cui era segretario monsignor Annibale Bugnini. Il 13 febbraio 1967 le varie commissioni delle principali lingue vennero incaricate dal Consilium di preparare le traduzioni, «letterali e fedeli».
    Intanto, l’istruzione della Congregazione dei Riti Tres abhinc annos del 4 maggio 1967 concedeva alle Conferenze episcopali la facoltà di usare la lingua volgare nel Canone. Le prime traduzioni furono inizialmente respinte, poiché risultate troppo libere e semplificate, dalla Congregazione per la Dottrina della fede, che in particolare tramite il Consilium richiese che si rendesse «fedelmente il testo del Canone Romano, senza variazioni o omissioni o inserzioni» che le differenziassero dal testo latino (comunicazione del Consilium alle conferenze episcopali del 10 agosto 1967, approvata da Paolo VI il 4 agosto precedente); nello stesso tempo si faceva presente il «desiderio del Santo Padre che i messali... portino sempre a lato della versione in lingua volgare il testo latino, su doppia colonna, o a pagine rispondenti, e non in fascicoli o libri separati»: desiderio che di fatto trovò molte resistenze, tanto che Paolo VI il 10 novembre 1969 dovette dispensare da tale principio, stabilendo che la parte latina fosse stampata in appendice al Messale (ma anche questa disposizione verrà di fatto ignorata).
    Dalla documentazione dell’epoca sembra trasparire quasi una faticosa resistenza del Papa di fronte a richieste di variazioni spesso giustificate con «gravi motivi pastorali», e nello stesso tempo una sorta di malumore dei traduttori a fronte delle precisazioni del Papa (cfr. ad esempio quanto dice lo stesso Annibale Bugnini in La riforma liturgica (1948-1975), CLV-Edizioni liturgiche, Roma 1983, p. 116: «Il Consilium era perplesso...», e p. 117: «Le Conferenze, e soprattutto le Commissioni liturgiche, non rimasero molto entusiaste: vi vedevano quasi un atto di sfiducia nel loro lavoro, al quale veniva preferita la traduzione dei messalini, letterariamente spesso scadente»).
    Alla fine, comunque, si giunse all’approvazione della prima traduzione, quella francese, che il 31 ottobre 1967 venne inviata come modello alle Conferenze episcopali.
    Poco dopo, il 13 gennaio 1968, fu approvata la prima versione italiana che andò in uso dalla domenica Laetare, 24 marzo 1968.
    Tutte queste prime traduzioni riguardano evidentemente il testo del Canone senza le variazioni introdotte da Paolo VI.
    Nell’attuale traduzione italiana, la chiarezza del testo latino ha talvolta perso qualcosa: sarebbe forse opportuno correggere, in occasione della traduzione della terza edizione del Messale latino, imprecisioni nella lettera all’apparenza minime ma che rendono in qualche caso differente anche il contenuto.
    Un esempio è la parte del Canone in cui si prega per i ministri celebranti. Dice il testo latino:
    «Nobis quoque peccatoribus famulis tuis, de multitudine miserationum tuarum sperantibus, partem aliquam et societatem donare digneris, cum tuis sanctis Apostolis et Martyribus: cum Ioanne, Stephano, Matthia, Barnaba, Ignatio, Alexandro, Marcellino, Petro, Felicitate, Perpetua, Agatha, Lucia, Agnete, Caecilia, Anastasia, et omnibus Sanctis tuis: intra quorum nos consortium, non aestimator meriti, sed veniae, quaesumus, largitor admitte».
    Traduce il Messale italiano:
    «Anche a noi, tuoi ministri, peccatori, ma fiduciosi nella tua infinita misericordia, concedi, o Signore, di aver parte nella comunità dei tuoi santi apostoli e martiri: Giovanni, Stefano, Mattia, Barnaba, Ignazio, Alessandro, Marcellino e Pietro, Felicita, Perpetua, Agata, Lucia, Agnese, Cecilia, Anastasia e tutti i santi: ammettici a godere della loro sorte beata non per i nostri meriti, ma per la ricchezza del tuo perdono».
    Il testo latino presenta due espressioni, “aestimator meriti” e “largitor veniae”, riferite al Signore, dove “aestimator” e “largitor” sono i soggetti, e “meriti” e “veniae” gli oggetti. “Aestimator” è colui che fa la stima, la valutazione puntuale, colui che conta le cose una per una: è il termine che si usa, ad esempio, per il cambiavalute. “Largitor”, al contrario, è colui che distribuisce con abbondanza, senza preoccuparsi di ricevere in cambio.
    È ben chiaro dal testo che la contrapposizione è tra i due atteggiamenti del Signore; e non tra i due oggetti, il merito e il perdono (la misericordia gratuita).
    I traduttori italiani invece, forse intendendo il “non” latino riferito a “meriti” e non anche ad “aestimator” (che non viene tradotto), hanno trasformato la frase, creandone una nuova in cui la contrapposizione appare spostata fra i due oggetti (“meriti” e “veniae”). Si è introdotta in tal modo come una opposizione dialettica tra i meriti dell’uomo e il perdono, la misericordia, del Signore; così che i meriti possono sembrare, allo stesso modo che nell’idea protestante, contrapposti alla grazia. Cosa che non è, essendo i meriti delle opere buone innanzitutto frutto della grazia del Signore (cfr. Catechismo della Chiesa cattolica, n. 2008).
    In questo caso, molto più vicina al testo latino è ad esempio la traduzione francese del Messale, che riporta: «accueille-nous dans leur compagnie, sans nous juger sur le mérite, mais en accordant ton pardon». In italiano questa parte potrebbe dunque essere trasposta alla lettera con «senza misurare il merito, ma elargendo con abbondanza il tuo perdono». Una traduzione come questa o simile a questa manterrebbe infatti, conformemente al testo latino, il riferimento dell’antitesi all’atteggiamento del Signore, cui viene chiesto di giudicare non secondo una rigida applicazione della legge, ma secondo la misericordia. Non dunque, ripetiamo, i meriti considerati in alternativa alla grazia, ma innanzitutto come dono di Dio secondo quanto da bambini abbiamo imparato a ripetere nell’Atto di speranza: «Mio Dio, spero dalla tua bontà, per le tue promesse e per i meriti di Gesù Cristo, nostro Salvatore, la vita eterna e le grazie necessarie per meritarla con le buone opere, che io debbo e voglio fare. Signore, che io non resti confuso in eterno».

    fonte: 30 Giorni
    Et tunc videbunt Filium hominis venientem in nube
    cum potestate et gloria magna.
    (Luc. 21, 27)

  10. #100
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    al mio matrimonio sarà usato il Canone Romano

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