Lo Staff del Forum dichiara la propria fedeltà al Magistero. Se, per qualche svista o disattenzione, dovessimo incorrere in qualche errore o inesattezza, accettiamo fin da ora, con filiale ubbidienza, quanto la Santa Chiesa giudica e insegna. Le affermazioni dei singoli forumisti non rappresentano in alcun modo la posizione del forum, e quindi dello Staff, che ospita tutti gli interventi non esplicitamente contrari al Regolamento di CR (dalla Magna Charta). O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te.
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Discussione: Giornata nazionale per la vita (I domenica di febbraio)

  1. #11
    Gran CierRino L'avatar di Letizia.3
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    Citazione Originariamente Scritto da Ariele Visualizza Messaggio
    Sono particolarmente addolorata - proprio oggi, giornata dedicata alla Vita - perchè stamattina fuori della Chiesa ho incontrato una ragazza nomade (che conosco di vista da anni e che ogni tanto aiuto con qualche soldino e vestiti) che mi ha chiesto pigiama, pantofole ed altre cosette per il ricovero perchè (mi ha confidato) martedi 14 febbraio si ricovererà per abortire. Ho cercato di dissuaderla, ma non è servito a nulla... ho cercato di dirle che esistono strutture che possono prendersi cura di lei e del suo bambino (ne ha già tre, di cui una piccolissima) ma mi ha detto che il marito non lo vuole questo altro figlio e lei è già in cura per esaurimento nervoso e prende farmaci... io non so se sia tutto vero, ma ho saputo da un'altra parrocchiana che si è interessato anche il parroco in persona ma non c'è stato nulla da fare... mi sono offerta di aiutarla e contattare per lei uno dei tanti centri che ci sono qui a Roma per l'infanzia abbandonata... ma lei la gravidanza proprio non la vuole portare a termine... non so cosa fare, non mi rimane che pregare il Signore che avvenga un miracolo per cui questa ragazza si convinca a portare avanti la gravidanza...

    Mi associo a te!

  2. #12
    Moderatrice L'avatar di AntonellaB
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    Citazione Originariamente Scritto da Mollica Visualizza Messaggio
    Sono molte le situazioni e i problemi sociali a causa dei quali questo dono è vilipeso, avvilito, caricato di fardelli spesso duri da sopportare...
    lo so che la mia Madre Chiesa fa molto per accogliere la vita ma: potrebbe far di piu'... abbiamo bisogno noi famiglie di asili nido che non costano 350 euro per mezza gioranta, abbiamo bisogno di affitti che non siano superiori ad uno stipendio, abbiamo bisogno di una Chiesa che non predica solo ma che agisce, che dona, che ti sostiene, ma non sempre e' cosi'... ci sono scuole private gestite da religiosi che sono solo per ricchi ma noi poveri che vogliamo accogliere figli non uno o due ma tre e quattro perche' non abbiamo le possibilita' di accedere a certe strutture che sono per privileggiati?

    polemica vero?
    purtroppo moltissimo...
    Invece la Chiesa è l'unica che offre possibilità a chi vuole tenere un bambino e non abortire (vedi Centri aiuto per la vita). La Chiesa non può e non deve sostituirsi allo Stato e la polemica che tu fai la devi fare verso coloro che devono occuparsi del bene comune, della famiglia e dei bambini, quindi i nostri politici che non hanno mai fatto riforme in questo senso.
    Finchè....non ritorni....il Signore!

  3. #13
    Moderatore Globale L'avatar di Vox Populi
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    GIORNATA PER LA VITA 2018
    *
    Messaggio del Consiglio Episcopale Permanente per la 40a Giornata Nazionale per la Vita
    (4 febbraio 2018)


    IL VANGELO DELLA VITA,
    GIOIA PER IL MONDO

    *
    “L’amore dà sempre vita”: quest’affermazione di papa Francesco, che apre il capitolo quinto dell’Amoris laetitia, ci introduce nella celebrazione della Giornata della Vita 2018, incentrata sul tema “Il Vangelo della vita, gioia per il mondo”. Vogliamo porre al centro della nostra riflessione credente la Parola di Dio, consegnata a noi nelle Sacre Scritture, unica via per trovare il senso della vita, frutto dell’Amore e generatrice di gioia. La gioia che il Vangelo della vita può testimoniare al mondo, è dono di Dio e compito affidato all’uomo; dono di Dio in quanto legato alla stessa rivelazione cristiana, compito poiché ne richiede la responsabilità.

    Formati dall’Amore

    La novità della vita e la gioia che essa genera sono possibili solo grazie all’agire divino. È suo dono e, come tale, oggetto di richiesta nella preghiera dei discepoli: “Finora non avete chiesto nulla nel mio nome. Chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena” (Gv 16,24). La grazia della gioia è il frutto di una vita vissuta nella consapevolezza di essere figli che si consegnano con fiducia e si lasciano “formare” dall’amore di Dio Padre, che insegna a far festa e rallegrarsi per il ritorno di chi era perduto (cf. Lc 15,32); figli che vivono nel timore del Signore, come insegnano i sapienti di Israele: «Il timore del Signore allieta il cuore e dà contentezza, gioia e lunga vita» (Sir 1,10). Ancora, è l’esito di un’esistenza “cristica”, abitata dallo stesso sentire di Gesù, secondo le parole dell’Apostolo: «Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù», che si è fatto servo per amore (cf. Fil 2,5-6). Timore del Signore e servizio reso a Dio e ai fratelli al modo di Gesù sono i poli di un’esistenza che diviene Vangelo della vita, buona notizia, capace di portare la gioia grande, che è di tutto il popolo (cf. Lc 2,10-13).
    *
    Il lessico nuovo della relazione
    I segni di una cultura chiusa all’incontro, avverte il Santo Padre, gridano nella ricerca esasperata di interessi personali o di parte, nelle aggressioni contro le donne, nell’indifferenza verso i poveri e i migranti, nelle violenze contro la vita dei bambini sin dal concepimento e degli anziani segnati da un’estrema fragilità. Egli ricorda che solo una comunità dal respiro evangelico è capace di trasformare la realtà e guarire dal dramma dell’aborto e dell’eutanasia; una comunità che sa farsi “samaritana” chinandosi sulla storia umana lacerata, ferita, scoraggiata; una comunità che con il salmista riconosce: «Mi indicherai il sentiero della vita, gioia piena alla tua presenza, dolcezza senza fine alla tua destra» (Sal 16,11).
    Di questa vita il mondo di oggi, spesso senza riconoscerlo, ha enorme bisogno per cui si aspetta dai cristiani l’annuncio della buona notizia per vincere la cultura della tristezza e dell’individualismo, che mina le basi di ogni relazione.
    Punto iniziale per testimoniare il Vangelo della vita e della gioia è vivere con cuore grato la fatica dell’esistenza umana, senza ingenuità né illusorie autoreferenzialità. Il credente, divenuto discepolo del Regno, mentre impara a confrontarsi continuamente con le asprezze della storia, si interroga e cerca risposte di verità. In questo cammino di ricerca sperimenta che stare con il Maestro, rimanere con Lui (cf. Mc 3,14; Gv 1,39) lo conduce a gestire la realtà e a viverla bene, in modo sapiente, contando su una concezione delle relazioni non generica e temporanea, bensì cristianamente limpida e incisiva. La Chiesa intera e in essa le famiglie cristiane, che hanno appreso il lessico nuovo della relazione evangelica e fatto proprie le parole dell’accoglienza della vita, della gratuità e della generosità, del perdono reciproco e della misericordia, guardano alla gioia degli uomini perché il loro compito è annunciare la buona notizia, il Vangelo. Un annuncio dell’amore paterno e materno che sempre dà vita, che contagia gioia e vince ogni tristezza.


    fonte: Conferenza Episcopale Italiana

  4. #14
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    Giornata per la Vita. Mons. Fragnelli: “Tutti chiamati alla vita che non muore”
    Il presidente della Commissione Cei per la vita esorta a celebrare questa giornata all’insegna di una fiduciosa riscoperta di valori fondamentali

    Marco Guerra – Città del Vaticano

    “L’amore dà sempre vita”. Si apre con le parole di Papa Francesco, scritte nell’esortazione apostolica Amoris Laetitia, il Messaggio del Consiglio Episcopale Permanente della Cei per la 40.ma Giornata Nazionale per la Vita che si celebra oggi. Il Santo Padre all’Angelus ha espresso “apprezzamento e incoraggiamento alle diverse realtà ecclesiali che in tanti modi promuovono e sostengono la vita, in particolare il Movimento per la Vita”.

    Giornata 2018 nel solco del Vangelo della vita

    La ricorrenza del 2018 è tutta incentrata sul tema “Il Vangelo della vita, gioia per il mondo”, in questo modo i vescovi italiani sottolineano che “la gioia che il Vangelo della vita può testimoniare al mondo, è dono di Dio e compito affidato all’uomo”. I presuli attingono ancora al magistero del Santo Padre, ricordando che “solo una comunità dal respiro evangelico è capace di trasformare la realtà e guarire dal dramma dell’aborto e dell’eutanasia”, una comunità che “sa farsi ‘samaritana’ chinandosi sulla storia umana lacerata, ferita, scoraggiata”, una comunità che cerca il sentiero della vita. Del messaggio di gioia portato dal Vangelo, della promessa di una vita che non muore e che sconfigge la deriva nichilista, abbiamo parlato con mons. Pietro Maria Fragnelli, vescovo di Trapani e presidente della Commissione Cei per la famiglia, i giovani e la vita:

    Vogliamo insistere come Chiesa italiana su quello che è il leitmotiv del Papa: la gioia del Vangelo. L’Evangelii Gaudium pervade tutto il senso cristiano della vita. Per questo riteniamo che il Vangelo della vita possa sempre di più illuminare di gioia il mondo e respingere ogni forma di tristezza che è collegata con la chiusura della vita sia al suo inizio che alla sua conclusione.

    Il cardine di tutto il Vangelo è infatti la promessa di vita eterna che ci ha dato Cristo e la vittoria sulla morte. Quindi proprio il cuore del cristianesimo è un messaggio di vita …

    Sì, effettivamente è proprio questo. Il messaggio insiste sul fatto che dobbiamo lasciarci formare dal Vangelo della vita che poi è una buona notizia dell’amore di Dio verso l’umanità, un amore che parte da lontano e, nell’eternità dell’amore di Dio, è una chiamata alla vita eterna. Ora, cogliere il Vangelo della vita significa sicuramente interessarsi all’arco terreno di ogni storia, di ogni esistenza. Significa, anche e soprattutto, aprire sempre, ogni giorno, alla prospettiva di una vita che non muore, di una vita eterna a cui siamo chiamati. Questo è il cuore del Vangelo; questa è anche, direi, la radice della gioia profonda che noi possiamo e dobbiamo consegnare al mondo come testimoni, missionari del Cristo risorto.

    Quindi la gioia come mezzo per aprirsi al dono della vita e per battere la paura e la cultura della morte?

    Effettivamente il contesto nel quale oggi viviamo accentua molto di più queste derive che sembrano occuparsi più del nulla, della morte che della vita. Il Vangelo è questa sorgente nuova che ci educa alla novità della relazione evangelica e quindi permette, nella relazione di coppia, di capire il senso profondo del donare la vita. Una giornata per la vita significa una giornata per farsi formare dall’amore e formare dalla verità cristiana. Entrambi, l’amore e la verità, sono sorgenti di gioia.

    Nella società è riscontrabile una deriva che porta a vedere la vita come un bene disponibile a qualsiasi uso. Custodire la vita fin dal concepimento, fino alla morte naturale, dà dignità all’integrità di ogni essere umano …

    Si tratta di riscoprire il senso profondo dell’essere umano come persona. La grande tradizione cristiana ci porta a cogliere pienamente la bellezza del concetto di persona: l’uomo non è soltanto un consumatore; la vita non è un bene consumistico disponibile a questa o quell’altro tipo di ideologia. La vita è un dono del Signore che, in questo momento della storia in modo particolare, ha bisogno di essere riannunciato perché le coppie, le famiglie in generale, riscoprano il dono della vita. E lo annuncino con gioia, contro ogni forma di deriva, di tristezza, a cui la società consumistica e nichilista sembra voler formare le nuove generazioni. Bisogna saper coniugare di fronte a questo dono della vita anche la responsabilità che ciascuno di noi ha nelle diverse forme con cui la vita merita di essere attenzionata: sia all’interno della famiglia sia all’interno della comunità parrocchiale ed ecclesiale e in genere, all’interno della società. Tutti abbiamo una grande responsabilità di verità e di amore - come Papa Francesco continua a dirci - sia negli aspetti più prettamente pastorali sia in quelli culturali.

    Ci sono particolari iniziative per la giornata odierna o in occasione di questa ricorrenza?

    Tutte le diocesi e le comunità parrocchiali, ma anche i movimenti e le realtà più sensibili, le associazioni, stanno vivendo questa 40.ma Giornata per la Vita all’insegna di una fiduciosa riscoperta di valori connessi con la vita. Questo ci dà la fiducia che le nuove generazioni sono capaci di guardare oltre questo confine oscuro che a volte la cultura della morte e il calo demografico portano con sé.


    fonte: Vatican News
    Oboedientia et Pax

  5. #15
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    Udienza ai Membri del Consiglio direttivo del Movimento per la Vita italiano, 02.02.2019


    Alle ore 11.45 di questa mattina, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in Udienza i Membri del Consiglio direttivo del Movimento per la Vita italiano, in occasione della 41ª Giornata nazionale per la vita, che sarà celebrata in tutte le diocesi domani, domenica 3 febbraio 2019, sul tema «È vita, è futuro».

    Pubblichiamo di seguito il discorso che il Papa ha rivolto ai presenti all’incontro:

    Discorso del Santo Padre

    Cari fratelli e sorelle,

    sono lieto di incontrarvi oggi, e vi ringrazio per la vostra gioiosa accoglienza! Ringrazio in particolare la Signora Presidente per le parole forti che mi ha rivolto – forti di tono! - a nome di tutto il Movimento e per i contenuti che ha espresso, ricordando la vostra missione a servizio della vita e l’importanza della Giornata che si celebrerà domani in tutta Italia.

    La Giornata per la vita, istituita 41 anni fa per iniziativa dei Vescovi italiani, mette in luce ogni anno il valore primario della vita umana e il dovere assoluto di difenderla, a partire dal suo concepimento fino al suo naturale spegnersi. E su questo vorrei fare una sottolineatura, come premessa generale. Prendersi cura della vita esige che lo si faccia durante tutta la vita e fino alla fine. Ed esige anche che si ponga attenzione alle condizioni di vita: la salute, l’educazione, le opportunità lavorative, e così via; insomma, tutto ciò che permette a una persona di vivere in modo dignitoso.

    Perciò la difesa della vita non si compie in un solo modo o con un unico gesto, ma si realizza in una molteplicità di azioni, attenzioni e iniziative; né riguarda solo alcune persone o certi ambiti professionali, ma coinvolge ogni cittadino e il complesso intreccio delle relazioni sociali. Consapevole di questo, il Movimento per la Vita, presente in tutto il territorio italiano attraverso i Centri e i Servizi di aiuto alla vita e le Case di accoglienza, e mediante le sue molteplici iniziative, da 43 anni si sforza di essere lievito per diffondere uno stile e delle pratiche di accoglienza e di rispetto della vita in tutto “l’impasto” della società.

    Questa dovrebbe essere sempre gelosa e ferma custode della vita, perché «la vita è futuro», come ricorda il messaggio dei Vescovi. Solo se le si fa spazio si può guardare avanti, e farlo con fiducia. Ecco perché la difesa della vita ha il suo fulcro nell’accoglienza di chi è stato generato ed è ancora custodito nel grembo materno, avvolto nel seno della madre come in un amoroso abbraccio che li unisce. Ho apprezzato il tema scelto quest’anno per il Concorso europeo proposto alle scuole: «Mi prendo cura di te. Il modello della maternità». Invita a guardare al concepimento e alla nascita non come a un fatto meccanico o solo fisico, ma nell’ottica della relazione e della comunione che unisce la donna e il suo bambino.

    La Giornata per la vita di quest’anno richiama un passo del profeta Isaia che ogni volta ci commuove, richiamandoci l’opera meravigliosa di Dio: «Ecco io faccio una cosa nuova!» (Is 43,19), dice il Signore, lasciando trapelare il suo cuore sempre giovane e il suo entusiasmo nel generare, ogni volta come al principio, qualcosa che prima non c’era e porta una bellezza inattesa. «Non ve ne accorgete?», aggiunge Dio per bocca del profeta, per scuoterci dal nostro torpore. “Come è possibile che non vi accorgiate del miracolo che si compie proprio sotto il vostro sguardo?”. E noi, come possiamo considerarlo un’opera solo nostra, fino a sentirci in diritto di disporne a nostro piacimento?

    Spegnere volontariamente la vita nel suo sbocciare è, in ogni caso, un tradimento della nostra vocazione, oltre che del patto che lega tra loro le generazioni, patto che consente di guardare avanti con speranza. Dove c’è vita, c’è speranza! Ma se la vita stessa viene violata nel suo sorgere, ciò che rimane non è più l’accoglienza grata e stupita del dono, bensì un freddo calcolo di quanto abbiamo e di ciò di cui possiamo disporre. Allora anche la vita si riduce a bene di consumo, da usare e gettare, per noi stessi e per gli altri. Come è drammatica questa visione, purtroppo diffusa e radicata, presentata anche come un diritto umano, e quante sofferenze causa ai più deboli dei nostri fratelli!

    Noi però non ci rassegniamo mai, ma continuiamo a operare, conoscendo i nostri limiti ma anche la potenza di Dio, che guarda ogni giorno con rinnovato stupore a noi suoi figli e agli sforzi che compiamo per lasciare che il bene germogli. Un particolare segno di consolazione viene dalla presenza tra voi di molti giovani. Grazie. Cari ragazzi e ragazze, voi siete una risorsa per il Movimento per la Vita, per la Chiesa e per la società, ed è bello che dedichiate tempo ed energie per la protezione della vita e il sostegno dei più indifesi. Questo vi rende più forti e come un volano di rinnovamento anche per chi ha più anni di voi.

    Voglio ringraziare il vostro Movimento per il suo attaccamento, da sempre dichiarato e attuato, alla fede cattolica e alla Chiesa, che vi rende testimoni espliciti e coraggiosi del Signore Gesù. E, nello stesso tempo, apprezzo la laicità con cui vi presentate e operate, laicità fondata sulla verità del bene della vita, che è valore umano e civile e, come tale, chiede di essere riconosciuto da tutte le persone di buona volontà, a qualsiasi religione o credo appartengano. Nella vostra azione culturale avete testimoniato con franchezza che quanti sono concepiti sono figli di tutta la società, e la loro uccisione in numero enorme, con l’avallo degli Stati, costituisce un grave problema che mina alle basi la costruzione della giustizia, compromettendo la corretta soluzione di ogni altra questione umana e sociale.

    In vista della Giornata per la Vita di domani, colgo questa occasione per rivolgere un appello a tutti i politici, perché, a prescindere dalle convinzioni di fede di ognuno, pongano come prima pietra del bene comune la difesa della vita di coloro che stanno per nascere e fare il loro ingresso nella società, alla quale vengono a portare novità, futuro, speranza. Non si lascino condizionare da logiche che mirano al successo personale o a interessi solo immediati o di parte, ma guardino sempre lontano, e con il cuore guardino a tutti.

    Chiediamo con fiducia a Dio che la Giornata per la Vita che stiamo per celebrare porti una boccata di aria pulita, consenta a tutti di riflettere e impegnarsi con generosità, a partire dalle famiglie e da quanti operano in ruoli di responsabilità al servizio della vita. Ad ognuno di noi sia data la gioia della testimonianza, nella comunione fraterna. Vi benedico con affetto e vi chiedo, per favore, di non dimenticarvi di pregare per me. Grazie.

    [00185-IT.02] [Testo originale: Italiano]

    [B0088-XX.02]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

  6. #16
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    GIORNATA PER LA VITA 2019
    *
    Messaggio del Consiglio Episcopale Permanente per la 41ª Giornata Nazionale per la Vita
    (3 febbraio 2019)


    È VITA, È FUTURO

    Germoglia la speranza

    «Ecco, io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete? Aprirò anche nel deserto una strada, immetterò fiumi nella steppa» (Is 43,19). L’annuncio di Isaia al popolo testimonia una speranza affidabile nel domani di ogni donna e ogni uomo, che ha radici di certezza nel presente, in quello che possiamo riconoscere dell’opera sorgiva di Dio, in ciascun essere umano e in ciascuna famiglia. È vita, è futuro nella famiglia! L’esistenza è il dono più prezioso fatto all’uomo, attraverso il quale siamo chiamati a partecipare al soffio vitale di Dio nel figlio suo Gesù. Questa è l’eredità, il germoglio, che possiamo lasciare alle nuove generazioni: «facciano del bene, si arricchiscano di opere buone, siano pronti a dare e a condividere: così si metteranno da parte un buon capitale per il futuro, per acquistarsi la vita vera» (1Tim 6, 18-19).

    Vita che “ringiovanisce”
    Gli anziani, che arricchiscono questo nostro Paese, sono la memoria del popolo. Dalla singola cellula all’intera composizione fisica del corpo, dai pensieri, dalle emozioni e dalle relazioni alla vita spirituale, non vi è dimensione dell’esistenza che non si trasformi nel tempo, “ringiovanendosi” anche nella maturità e nell’anzianità, quando non si spegne l’entusiasmo di essere in questo mondo. Accogliere, servire, promuovere la vita umana e custodire la sua dimora che è la terra significa scegliere di rinnovarsi e rinnovare, di lavorare per il bene comune guardando in avanti. Proprio lo sguardo saggio e ricco di esperienza degli anziani consentirà di rialzarsi dai terremoti - geologici e dell’anima - che il nostro Paese attraversa.

    Generazioni solidali
    Costruiamo oggi, pertanto, una solidale «alleanza tra le generazioni» 1, come ci ricorda con insistenza Papa Francesco. Così si consolida la certezza per il domani dei nostri figli e si spalanca l’orizzonte del dono di sé, che riempie di senso l’esistenza. «Il cristiano guarda alla realtà futura, quella di Dio, per vivere pienamente la vita ‒ con i piedi ben piantati sulla terra ‒ e rispondere, con coraggio, alle innumerevoli sfide»2, antiche e nuove. La mancanza di un lavoro stabile e dignitoso spegne nei più giovani l’anelito al futuro e aggrava il calo demografico, dovuto anche ad una mentalità antinatalista3 che, «non solo determina una situazione in cui l’avvicendarsi delle generazioni non è più assicurato, ma rischia di condurre nel tempo a un impoverimento economico e a una perdita di speranza nell’avvenire»4. Si rende sempre più necessario un patto per la natalità, che coinvolga tutte le forze culturali e politiche e, oltre ogni sterile contrapposizione, riconosca la famiglia come grembo generativo del nostro Paese.

    L’abbraccio alla vita fragile genera futuro
    Per aprire il futuro siamo chiamati all’accoglienza della vita prima e dopo la nascita, in ogni condizione e circostanza in cui essa è debole, minacciata e bisognosa dell’essenziale. Nello stesso tempo ci è chiesta la cura di chi soffre per la malattia, per la violenza subita o per l’emarginazione, con il rispetto dovuto a ogni essere umano quando si presenta fragile. Non vanno poi dimenticati i rischi causati dall’indifferenza, dagli attentati all’integrità e alla salute della “casa comune”, che è il nostro pianeta. La vera ecologia è sempre integrale e custodisce la vita sin dai primi istanti.
    La vita fragile si genera in un abbraccio: «La difesa dell’innocente che non è nato deve essere chiara, ferma e appassionata, perché lì è in gioco la dignità della vita umana, sempre sacra, e lo esige l’amore per ogni persona al di là del suo sviluppo»5. Alla «piaga dell’aborto»6 – che «non è un male minore, è un crimine»7 – si aggiunge il dolore per le donne, gli uomini e i bambini la cui vita, bisognosa di trovare rifugio in una terra sicura, incontra tentativi crescenti di «respingere profughi e migranti verso luoghi dove li aspettano persecuzioni e violenze»8.
    Incoraggiamo quindi la comunità cristiana e la società civile ad accogliere, custodire e promuovere la vita umana dal concepimento al suo naturale termine. Il futuro inizia oggi: è un investimento nel presente, con la certezza che «la vita è sempre un bene»9, per noi e per i nostri figli. Per tutti. E’ un bene desiderabile e conseguibile.

    _________________________

    1 Papa Francesco, Viaggio Apostolico in Irlanda per il IX Incontro Mondiale delle famiglie (25-26 agosto 2018). Discorso alla Festa delle famiglie in Croke Park Stadium (Dublino), 25 agosto 2018. Cfr. Papa Francesco, Discorso all’Incontro con gli anziani, 28 settembre 2014.
    2 Papa Francesco, Santa Messa per la conclusione del Sinodo Straordinario sulla famiglia e Beatificazione del Servo di Dio Papa Paolo VI, Omelia, 19 ottobre 2014.
    3 Cfr. Papa Francesco, Esortazione Apostolica post sinodale Amoris laetitia, 42.
    4 Papa Francesco, Esortazione Apostolica post sinodale Amoris laetitia, 42.
    5 Cfr. Papa Francesco, Discorso ai partecipanti all’Assemblea Generale della Pontificia Accademia per la Vita, 25 giugno 2018.
    6 Papa Francesco, Discorso ai partecipanti all’incontro promosso dall’Associazione Scienza e Vita, 30 maggio 2015.
    7 Papa Francesco, Conferenza Stampa nel volo di ritorno dal Messico verso Roma, 18 febbraio 2016.
    8 Papa Francesco, Messaggio per la 51a Giornata mondiale della pace, 1 gennaio 2018.
    9 San Giovanni Paolo II, Lettera enciclica “Evangelium vitae” sul valore e l’inviolabilità della vita umana, 34.



    fonte: Conferenza Episcopale Italiana

  7. #17
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    Custodire ogni vita

    Pubblichiamo il Messaggio che il Consiglio Episcopale Permanente della CEI ha preparato per la 44ª Giornata Nazionale per la Vita che si celebrerà il 6 febbraio 2022 sul tema «Custodire ogni vita. “Il Signore Dio prese l’uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse” (Gen 2,15)».


    Al di là di ogni illusione di onnipotenza e autosufficienza, la pandemia ha messo in luce numerose fragilità a livello personale, comunitario e sociale. Non si è trattato quasi mai di fenomeni nuovi; ne emerge però con rinnovata consapevolezza l’evidenza che la vita ha bisogno di essere custodita. Abbiamo capito che nessuno può bastare a sé stesso: “La lezione della recente pandemia, se vogliamo essere onesti, è la consapevolezza di essere una comunità mondiale che naviga sulla stessa barca, dove il male di uno va a danno di tutti. Ci siamo ricordati che nessuno si salva da solo, che ci si può salvare unicamente insieme” (Papa Francesco, Omelia, 20 ottobre 2020). Ciascuno ha bisogno che qualcun altro si prenda cura di lui, che custodisca la sua vita dal male, dal bisogno, dalla solitudine, dalla disperazione.

    Questo è vero per tutti, ma riguarda in maniera particolare le categorie più deboli, che nella pandemia hanno sofferto di più e che porteranno più a lungo di altre il peso delle conseguenze che tale fenomeno sta comportando.

    Il nostro pensiero va innanzitutto alle nuove generazioni e agli anziani. Le prime, pur risultando tra quelle meno colpite dal virus, hanno subito importanti contraccolpi psicologici, con l’aumento esponenziale di diversi disturbi della crescita; molti adolescenti e giovani, inoltre, non riescono tuttora a guardare con fiducia al proprio futuro. Anche le giovani famiglie hanno avuto ripercussioni negative dalla crisi pandemica, come dimostra l’ulteriore picco della denatalità raggiunto nel 2020-2021, segno evidente di crescente incertezza. Tra le persone anziane, vittime in gran numero del Covid-19, non poche si trovano ancora oggi in una condizione di solitudine e paura, faticando a ritrovare motivazioni ed energie per uscire di casa e ristabilire relazioni aperte con gli altri. Quelle poi che vivono una situazione di infermità subiscono un isolamento anche maggiore, nel quale diventa più difficile affrontare con serenità la vecchiaia. Nelle strutture residenziali le precauzioni adottate per preservare gli ospiti dal contagio hanno comportato notevoli limitazioni alle relazioni, che solo ora si vanno progressivamente ripristinando.

    Anche le fragilità sociali sono state acuite, con l’aumento delle famiglie – specialmente giovani e numerose – in situazione di povertà assoluta, della disoccupazione e del precariato, della conflittualità domestica. Il Rapporto 2021 di Caritas italiana ha rilevato quasi mezzo milione di nuovi poveri, tra cui emergono donne e giovani, e la presenza di inedite forme di disagio, non tutte legate a fattori economici.

    Se poi il nostro sguardo si allarga, non possiamo fare a meno di notare che, come sempre accade, le conseguenze della pandemia sono ancora più gravi nei popoli poveri, ancora assai lontani dal livello di profilassi raggiunto nei Paesi ricchi grazie alla vaccinazione di massa.

    Dinanzi a tale situazione, Papa Francesco ci ha offerto San Giuseppe come modello di coloro che si impegnano nel custodire la vita: “Tutti possono trovare in San Giuseppe, l’uomo che passa inosservato, l’uomo della presenza quotidiana, discreta e nascosta, un intercessore, un sostegno e una guida nei momenti di difficoltà” (Patris Corde). Nelle diverse circostanze della sua vicenda familiare, egli costantemente e in molti modi si prende cura delle persone che ha intorno, in obbedienza al volere di Dio. Pur rimanendo nell’ombra, svolge un’azione decisiva nella storia della salvezza, tanto da essere invocato come custode e patrono della Chiesa.

    Sin dai primi giorni della pandemia moltissime persone si sono impegnate a custodire ogni vita, sia nell’esercizio della professione, sia nelle diverse espressioni del volontariato, sia nelle forme semplici del vicinato solidale. Alcuni hanno pagato un prezzo molto alto per la loro generosa dedizione. A tutti va la nostra gratitudine e il nostro incoraggiamento: sono loro la parte migliore della Chiesa e del Paese; a loro è legata la speranza di una ripartenza che ci renda davvero migliori.

    Non sono mancate, tuttavia, manifestazioni di egoismo, indifferenza e irresponsabilità, caratterizzate spesso da una malintesa affermazione di libertà e da una distorta concezione dei diritti. Molto spesso si è trattato di persone comprensibilmente impaurite e confuse, anch’esse in fondo vittime della pandemia; in altri casi, però, tali comportamenti e discorsi hanno espresso una visione della persona umana e dei rapporti sociali assai lontana dal Vangelo e dallo spirito della Costituzione. Anche la riaffermazione del “diritto all’aborto” e la prospettiva di un referendum per depenalizzare l’omicidio del consenziente vanno nella medesima direzione. “Senza voler entrare nelle importanti questioni giuridiche implicate, è necessario ribadire che non vi è espressione di compassione nell’aiutare a morire, ma il prevalere di una concezione antropologica e nichilista in cui non trovano più spazio né la speranza né le relazioni interpersonali. […] Chi soffre va accompagnato e aiutato a ritrovare ragioni di vita; occorre chiedere l’applicazione della legge sulle cure palliative e la terapia del dolore” (Card. G. Bassetti, Introduzione ai lavori del Consiglio Episcopale Permanente, 27 settembre 2021). Il vero diritto da rivendicare è quello che ogni vita, terminale o nascente, sia adeguatamente custodita. Mettere termine a un’esistenza non è mai una vittoria, né della libertà, né dell’umanità, né della democrazia: è quasi sempre il tragico esito di persone lasciate sole con i loro problemi e la loro disperazione.

    La risposta che ogni vita fragile silenziosamente sollecita è quella della custodia. Come comunità cristiana facciamo continuamente l’esperienza che quando una persona è accolta, accompagnata, sostenuta, incoraggiata, ogni problema può essere superato o comunque fronteggiato con coraggio e speranza.

    “Custodiamo Cristo nella nostra vita, per custodire gli altri, per custodire il creato! La vocazione del custodire non riguarda solamente noi cristiani, ha una dimensione che precede e che e? semplicemente umana, riguarda tutti. E? il custodire l’intero creato, la bellezza del creato, come ci viene detto nel Libro della Genesi e come ci ha mostrato san Francesco d’Assisi: e? l’avere rispetto per ogni creatura di Dio e per l’ambiente in cui viviamo. E? il custodire la gente, l’aver cura di tutti, di ogni persona, con amore, specialmente dei bambini, dei vecchi, di coloro che sono più fragili e che spesso sono nella periferia del nostro cuore. E? l’aver cura l’uno dell’altro nella famiglia: i coniugi si custodiscono reciprocamente, come genitori si prendono cura dei figli, e col tempo anche i figli diventano custodi dei genitori. E? il vivere con sincerità le amicizie, che sono un reciproco custodirsi nella confidenza, nel rispetto e nel bene” (Papa Francesco, Omelia, 19 marzo 2013).

    Le persone, le famiglie, le comunità e le istituzioni non si sottraggano a questo compito, imboccando ipocrite scorciatoie, ma si impegnino sempre più seriamente a custodire ogni vita. Potremo così affermare che la lezione della pandemia non sarà andata sprecata.


    Roma, 28 settembre 2021

    IL CONSIGLIO EPISCOPALE PERMANENTE
    DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA


    fonte: Conferenza Episcopale Italiana
    Oboedientia et Pax

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