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Discussione: Cronache dal Patriarcato di Venezia - 2009-2014

  1. #21
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    Al via i lavori dell'hospice a Villa Elena. Per sostenere l'opera un'asta con i doni ricevuti dal Patriarca Scola




    Nel corso di una conferenza stampa, svoltasi giovedì 6 ottobre nel Palazzo Patriarcale di Venezia, è stato ufficialmente presentato l’imminente avvio dei lavori per la realizzazione dell’hospice per malati oncologici terminali a Villa Elena (Mestre). Nell’occasione è anche annunciata la prossima asta dei doni ricevuti dal Patriarca Scola in questi anni e il cui ricavato andrà proprio a sostenere tale nuova opera.
    Erano presenti l’amministratore apostolico mons. Beniamino Pizziol, il presidente dell’Opera S. Maria della Carità don Corrado Cannizzaro, il delegato per la città di Venezia don Natalino Bonazza, il vicesindaco di Venezia Sandro Simionato e l’arch. Stefano Battaglia.
    “La vicenda di Villa Elena – ha dichiarato don Corrado Cannizzaro - da parecchi mesi interessa la stampa e, prima ancora, la cittadinanza tutta che vede in essa una struttura decisiva a servizio di un territorio in cui l’incidenza oncologica raggiunge tristi primati. Non senza una certa soddisfazione annuncio la conclusione ormai imminente del complesso iter amministrativo e il contemporaneo avvio dei lavori di ristrutturazione e adeguamento che consentiranno di realizzare a Villa Elena un hospice capace di accogliere fino a 20 malati oncologici terminali. Le lavorazioni da eseguire, anche in conseguenza degli ingenti atti vandalici compiuti lo scorso gennaio, sono onerose sia dal punto di vista tecnico che economico e tuttavia consentiranno di realizzare – entro il primo semestre del prossimo anno – una struttura di assoluta eccellenza non solo per la collocazione ottimale ma anche per le modalità di servizio e assistenza che vi si andranno a svolgere: le cure palliative, la terapia del dolore, l’assistenza psicologica e spirituale, la presa in carico di tutta la persona in quanto tale e della sua rete familiare”. Ed ha quindi aggiunto: “E’ particolarmente significativo annunciare in questa occasione che il primo sponsor del Progetto Villa Elena è proprio il card. Angelo Scola, ora Arcivescovo di Milano, il quale ha voluto lasciare a Venezia degli oggetti particolarmente preziosi avuti in dono in questi anni, affinché il ricavato della loro vendita all’asta sia devoluto per il completamento dei lavori”.
    Di seguito il vescovo Pizziol ha dato lettura del messaggio con cui il card. Scola ha dato comunicazione alla Diocesi veneziana di questa sua scelta. “Lo scopo di questo gesto – scrive l’attuale arcivescovo di Milano - è quello di realizzare un’asta o qualche cosa di analogo ai fini di ricavare fondi necessari a sostenere l’impresa. Molti di questi oggetti sono regali che ho avuto da comunità parrocchiali, da enti ed associazioni e da singole persone. Non pochi li ho ricevuti a Venezia. Sento il dovere di precisare che questo mio gesto non sminuisce in alcun modo la gratitudine nei confronti di realtà e persone che hanno voluto dimostrarmi, nelle più svariate occasioni, il loro affetto. Mi impegno anzi, per quanto ne sarò capace, a portarle nella mia preghiera. Nessuno pertanto si deve sentire disturbato da questa mia decisione. Voglio inoltre aggiungere un invito. Chiunque volesse partecipare a questa iniziativa mettendo a disposizione a sua volta qualche bene personale, contribuirebbe a rendere più agile e sicura la buona riuscita di questo gesto”.
    Si prevede che l’asta dei doni lasciati dal card. Scola venga realizzata a Venezia già entro il prossimo Natale.
    (fonte: www.patriarcatovenezia.it)

  2. #22
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    Mons. Pizziol avvia a Zelarino il nuovo ciclo della "Scuola di metodo" diocesana

    Sarà presente mons. Beniamino Pizziol, vescovo di Vicenza e attuale Amministratore apostolico del Patriarcato di Venezia, al primo incontro dell’anno della “Scuola di metodo” diocesana che si riunirà domani, sabato 15 ottobre - con inizio alle ore 9.30 - presso il Centro pastorale card. Urbani di Zelarino.

    Tale appuntamento sarà all’insegna della presentazione delle linee generali che guideranno la Diocesi veneziana nell’anno pastorale 2011/12, in preparazione immediata al secondo Convegno ecclesiale di Aquileia - previsto nell’aprile 2012 - e nel clima di grande attesa del nuovo Patriarca.
    L’intervento di mons. Pizziol aprirà il dialogo tra i presenti che si svilupperà poi nei lavori di gruppo che serviranno alla riflessione comune sugli ambiti di approfondimenti indicati in vista di Aquileia 2 - “Una nuova evangelizzazione del Nordest”, “In dialogo con la cultura del nostro tempo” e “Impegnati per il bene comune” - ed avendo come punto di riferimento l’ultimo discorso del Redentore svolto nel luglio scorso dal card. Angelo Scola.
    Alla “Scuola di metodo” diocesana - ideata nel 2005 dal Patriarca Scola come strumento e stile per favorire la crescita della Chiesa diocesana nella riscoperta di quanto Cristo “c’entri” con la vita reale di persone e comunità - sono invitate e partecipano stabilmente alcune centinaia di persone (sacerdoti, diaconi, religiosi/e e fedeli laici) in rappresentanza degli uffici pastorali e degli organismi diocesani, delle parrocchie e delle aggregazioni ecclesiali della Diocesi.

    fonte: patriarcatovenezia.it

  3. #23
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    Incontro a Mestre (Laurentianum) con il Custode di Terra Santa, padre Pizzaballa


    Le pietre qui hanno voce, se le lasciamo parlare. I cristiani di qui, le "pietre vive" di questa Terra Santa, hanno voce, se li sappiamo ascoltare… Per lasciarsi coinvolgere da un pellegrinaggio in Terra Santa è necessario partire dall'incarnazione che ci porta a confrontare realtà e sogno, concretezza e utopia, miseria e splendore, in un'altalena di contraddizioni che sembra trovare in questa terra le sue più basse profondità e le sue vette più alte". Sono parole di padre Pierbattista Pizzaballa, attuale Custode di Terra Santa. La sera di martedì 18 ottobre, alle ore 20.45, sarà a Mestre per intervenire all'incontro-dialogo in programma nell'aula magna del Laurentianum a pochi giorni dal grande pellegrinaggio diocesano in Terra Santa. Bergamasco di origine, teologo e biblista, padre Pizzaballa è divenuto giovanissimo (nel 2004 a soli 39 anni) Custode di Terra Santa, un compito importante nel quale è stato poi via via confermato sino ad oggi. La sua testimonianza aiuterà a comprendere meglio cosa significhi essere "pellegrini nei luoghi santi" indicando attenzioni e motivazioni giuste nonché gli atteggiamenti spirituali e culturali più appropriati per vivere bene i giorni del pellegrinaggio. Ma la conversazione con il Custode costituirà una preziosa opportunità per tutti: quella di conoscere ed approfondire, direttamente dalla voce e dalla vita di un "testimone" autorevole, la realtà odierna della Terra Santa e dei popoli che oggi la abitano. L'incontro sarà ripreso da Telechiara che lo trasmetterà poi sabato 5 novembre alle ore 21.30 sul canale 14 del digitale terrestre.

    fonte: gvonline.it

  4. #24
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    Ordinazioni diaconali a S. Marco: presiede mons. Pizziol

    Francesco, Mauro e Morris: sono tre i giovani seminaristi che sabato 22 ottobre, alle ore 16.00 nella basilica di S. Marco, diventeranno diaconi. La concelebrazione eucaristica durante la quale avverrà la loro ordinazione sarà presieduta dall'Amministratore apostolico mons. Beniamino Pizziol. Ecco una breve presentazione dei tre futuri diaconi che sono tutti entrati nel Seminario Patriarcale di Venezia nel settembre 2005 ed ormai orientati alla prospettiva dell'ordinazione sacerdotale. Francesco Marchesi, 33 anni, viene da Milano e dall'esperienza nel movimento ecclesiale di Comunione e Liberazione, in particolare nella fraternità "Russia Cristiana". Prima di arrivare a Venezia si era laureato in Giurisprudenza ed aveva collaborato per un anno in uno studio legale. In questi anni in laguna Francesco ha seguito alcuni scampoli di Visita pastorale del Patriarca Scola (soprattutto nei primi tempi e proprio per conoscere meglio la diocesi); ha quindi prestato servizio pastorale ai Tolentini, ai Gesuati e infine Caorle. Mauro Margagliotti, 28 anni da poco compiuti, è della parrocchia di S. Lorenzo Martire di Mestre. Ha conseguito nel 2006, appena entrato in Seminario, la laurea triennale in Scienze Politiche. In questi anni ha mantenuto inizialmente una presenza settimanale nella sua parrocchia d'origine per poi passare nelle comunità veneziane di S. Nicolò dei Mendicoli e Angelo Raffaele; l'anno scorso ha collaborato con la parrocchia di Gesù Lavoratore di Marghera mentre da pochi giorni è passato a S. Barbara di Mestre. Morris Pasian è il più giovane dei tre neodiaconi con i suoi 25 anni; viene dal Litorale e precisamente dalla parrocchia di S. Giovanni Battista di Jesolo dove è iniziata a sbocciare la sua vocazione al sacerdozio. Dopo il diploma conseguito all'Istituto d'Arte di Venezia è entrato in Seminario, passando attraverso il gruppo vocazionale che periodicamente si ritrova in diocesi. Numerose le realtà parrocchiale da lui avvicinate in tale periodo per servizio pastorale: S. Maria Elisabetta del Lido, Carmini (Venezia) ed ora Gazzera (Mestre).

    fonte: gvonline.it

  5. #25
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    Diario Vaticano / Quattro i biglietti per Venezia, ma uno solo è valido

    Chi sarà il nuovo patriarca al posto del cardinale Scola? Nome per nome, i candidati e i loro sostenitori. Le ambizioni della Comunità di Sant'Egidio. Il preferito del segretario di Stato Bertone

    di ***





    CITTÀ DEL VATICANO, 21 ottobre 2011 – Il patriarcato di Venezia è la più piccola tra le diocesi italiane al cui titolare viene tradizionalmente assegnata la berretta cardinalizia (le altre sono, in ordine di grandezza, Milano, Torino, Napoli, Bologna, Palermo, Firenze e Genova, cui va aggiunta Roma che ha la figura del cardinal vicario).

    La diocesi che ha per patrono san Marco conta infatti appena 376 mila abitanti e poche centinaia di preti (232 secolari e 161 religiosi), superata in Italia da oltre trenta diocesi più consistenti, tra cui ben quattro delle nove sedi vescovili sue suffraganee, e cioè Padova, Verona, Treviso e Vicenza.

    Ma questo non vuol dire che Venezia sia la Cenerentola delle sedi cardinalizie italiane. Intanto perché ha il rango, anche se ormai solo onorifico, di patriarcato, privilegio che nella Chiesa latina conserva ancora solo Lisbona. E poi perché degli ultimi sette pontefici italiani ben tre (san Pio X, il beato Giovanni XXIII e il servo di Dio Giovanni Paolo I) sono stati eletti in conclavi in cui erano entrati come cardinali patriarchi di Venezia.

    Questo spiega l’attenzione con cui i media, particolarmente in Italia ma non solo, scrutano quello che si muove nelle sacre stanze vaticane, per quanto riguarda il processo decisionale che porterà alla nomina del successore sulla cattedra di san Marco del cardinale Angelo Scola, chiamato da Benedetto XVI a guidare l’arcidiocesi di Milano (che è la più grande al mondo per numero di parrocchie, oltre 1100, e per abbondanza di clero secolare diocesano, più di duemila preti; nonché la sede da cui sono arrivati altri due degli ultimi sette papi italiani, e cioè Pio XI e il servo di Dio Paolo VI).

    Non è chiaro se per la nomina del nuovo patriarca di Venezia si seguirà, come si è fatto per Milano, la procedura ordinaria che prevede anche di ascoltare le valutazioni dei cardinali e vescovi membri della congregazione vaticana per i vescovi o se invece, come avviene di solito per le sedi cardinalizie italiane, ci sarà una riunione più ristretta comprendente i vertici della suddetta congregazione e quelli della segreteria di Stato. Sarà il papa con il cardinale prefetto Marc Ouellet a decidere come procedere.

    Ma veniamo ai nomi che si sentono circolare come candidati alla nomina.

    Cominciamo con monsignor VINCENZO PAGLIA, 66 anni, dal 2000 vescovo di Terni. È stato assistente ecclesiastico della Comunità di Sant’Egidio e il movimento ecclesiale fondato dal professor Andrea Riccardi è mobilitato a suo sostegno. Riccardi ha incontrato l'uno dopo l'altro tutti i vescovi del Veneto per raccomandare il suo pupillo. Ma si sa che la Comunità di Sant’Egidio, per il suo attivismo diplomatico, non è ben vista nella segreteria di Stato vaticana fin dai tempi in cui era ministro degli esteri l’arcivescovo, oggi cardinale, Jean-Louis Tauran.

    Paglia è originario del Lazio (precisamente della Ciociaria) e in passato solo una volta un patriarca di Venezia è arrivato da questa regione: è accaduto nel 1915 con Pietro La Fontaine nato a Viterbo da madre del luogo e da padre svizzero.

    All’interno dell’episcopato italiano monsignor Paglia gode di un discreto seguito (nel 2004 fu eletto presidente della commissione episcopale per l’ecumenismo, superando al ballottaggio con 105 voti contro 100 il vescovo di Albano Marcello Semeraro, e l’anno dopo venne confermato nell’incarico al primo turno con 140 voti su 217) ma non abbastanza per essere eletto vicepresidente della conferenza episcopale per l’Italia centrale. Nel novembre 2009, infatti, in questa carica gli è stato preferito l’arcivescovo di Perugia Gualtiero Bassetti. E non ci fu bisogno del ballottaggio. Dopo una prima votazione in cui Bassetti raccolse 56 voti e Paglia 46, al secondo turno il primo risultò eletto con 102 suffragi su 194 votanti, mentre Paglia si fermò a 49.

    In questa votazione per la vicepresidenza della CEI ebbe il ruolo di terzo incomodo, con 35 voti al primo turno e 24 al secondo, anche un altro dei nomi di cui si parla per Venezia. Si tratta del teologo napoletano BRUNO FORTE, 62 anni, dal 2004 arcivescovo di Chieti.

    A favore della sua nomina si è pubblicamente espresso un suo vecchio amico, Massimo Cacciari, filosofo ed ex sindaco progressista di Venezia. Anche Forte è considerato progressista, come teologo. Suo fratello fu per breve tempo sindaco di Napoli (con la Democrazia cristiana), e tra i suoi nipoti di parte materna c’è il magistrato John Henry Woodcock, divenuto celebre in Italia per aver preso a bersaglio nelle sue inchieste giudiziarie, molto rumorose ma per lo più inconcludenti, personaggi di spicco come da ultimo il premier Silvio Berlusconi. Nel passato è accaduto solo una volta che un napoletano diventasse patriarca di Venezia: avvenne nel 1807 con Nicolò Saverio Gamboni.

    Ma le candidature che sembrano più solide per Venezia riguardano due ecclesiastici che godono di minore visibilità mediatica.

    Uno è monsignor ALDO GIORDANO, 57 anni, dal 2008 rappresentante pontificio a Strasburgo. Non appartiene al servizio diplomatico vaticano, ed è vicino al movimento dei Focolari (come altre due ecclesiastici promossi recentemente in Vaticano: il prefetto della congregazione dei religiosi Joao Braz de Aviz e il sostituto della segreteria di stato Giovanni Angelo Becciu). Tra i sostenitori della sua nomina a Venezia c'è il cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone. E questa volta il parere di Bertone potrebbe pesare di più che nelle nomine di altri sedi cardinalizie avvenute durante il suo mandato, come quelle di Firenze, Torino e Milano. In passato non c’è mai stato un piemontese patriarca di Venezia; e risale al 1741, con Luigi Foscari, l'ultima nomina a patriarca di un ecclesiastico non ancora vescovo.

    Ultimo ma non meno importante, c’è infine monsignor FRANCESCO MORAGLIA, 58 anni, di Genova, dal 2007 vescovo di La Spezia. É molto stimato dai due cardinali genovesi Angelo Bagnasco e Mauro Piacenza, che lo consacrarono vescovo. Bagnasco, presidente della conferenza episcopale italiana, lo ha anche chiamato a presiedere il consiglio d'amministrazione di TV 2000, l'emittente televisiva di proprietà dei vescovi.

    Tra tutti i candidati, Moraglia è certamente quello che ha la visione teologica e liturgica più in sintonia con il pontificato di Joseph Ratzinger. Potrebbe essere per lui un punto debole il fatto che sono già numerosi i porporati originari della Liguria e che recentemente un altro ligure, Domenico Calcagno, è stato promosso a un incarico cardinalizio in curia. Non è mai successo, poi, che un ligure diventasse patriarca di Venezia. Ma, raccontano i vecchi curiali, e questo vale anche per il piemontese Giordano, nella Chiesa cattolica c’è sempre qualcosa che accade almeno per una volta.

    fonte: http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1349927

  6. #26
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    Natale senza patriarca. Venezia resta "orfana"


    Domenica, 23 ottobre 2011 - 10:58:49

    Niente da fare: anche se la nomina dell'arcivescovo Giuseppe Bertello a nunzio di Roma è solo questione di formalità, la sede di via Po resta vacante e le consultazioni di rito con i vescovi triveneti non sono ancora iniziate. La nomina del nuovo patriarca dunque difficilmente avverrà entro la fine dell'anno, tanto che ci sta già organizzando a un Natale senza 'guida'. Nemmeno un'organizzazione come la Chiesa può bruciare facilmente i tempi della nomina del nuovo vescovo di Venezia, come vorrebbe Tarcisio Bertone. 'Vatican Insider' rivela infatti che il segretario di stato del Vaticano sta facendo pressione perché il successore di Angelo Scola sia il 57enne Aldo Giordano, rappresentante della Santa sede a Strasburgo e vicino al movimento dei Focolari. Giordano era già stato nominato nella terna milanese, proprio insieme a Scola, e negli ultimi anni ha acquisito influenza presso i piani alti di San Pietro, al punto che lo stesso Bertone vorrebbe saltare la prassi delle consultazioni e procedere per nomina diretta.
    Benedetto XVI, però, ha dimostrato di preferire il processo democratico e quindi sarà difficile sfuggire alle procedure classiche di nomina. Il nome di Giordano comunque non è l'unico che circola in questi giorni. Negli ambienti romani si parla del 58enne vescovo di La Spezia Francesco Moraglia, che da anni delinea le politiche televisive dei vescovi italiani e sarebbe gradito al cardinale Angelo Bagnasco e allo stesso Bertone, avanza l'ipotesi delle candidature del vescovo di Terni Vincenzo Paglia e dell'arcivescovo di Chieti Bruno Forte, raffinato teologo. Nella terna di nomi che il nunzio apostolico dovrà presentare al Papa verso la prima metà di gennaio potrebbero esserci anche due vescovi del Nord Est: Andrea Bruno Mazzocato, arcivescovo di Udine e prima alla guida della Chiesa trevigiana, e Giampaolo Crepaldi, vescovo di Trieste. E infine quello che potrebbe essere il più probabile Patriarca di Venezia, l'arcivescovo di Camerino-San Severino Marche Mons. Francesco Giovanni Brugnaro: nato a San Donà di Piave e vissuto a Padova, è uno delle persone più vicine al Cardinale.


    fonte: affaritaliani.it

  7. #27
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    Tre nuovi diaconi per la Chiesa di Venezia. E un diacono permanente partirà per una missione in Bolivia



    “Il diaconato non è un titolo di prestigio, di onore o di potere, ma un servizio d’amore, un ministero da esercitare con umiltà e carità, in aiuto all’ordine sacerdotale, a servizio del popolo cristiano. Francesco, Mauro e Morris: ora, come diaconi della Chiesa di Venezia, il vostro ministero assume una dimensione sacramentale, diventa segno efficace, attraverso le vostre persone, dell’amore di Cristo per la sua Chiesa”. E’ un passaggio dell’omelia pronunciata sabato 22 ottobre da mons. Beniamino Pizziol, Amministratore apostolico del Patriarcato di Venezia, durante la solenne concelebrazione eucaristica svoltasi nella cattedrale marciana per l’ordinazione diaconale di tre giovani seminaristi (il testo completo è in calce). Parole rivolte direttamente a loro e “integrate” dall’invito “a custodire, in una coscienza pura, il mistero della fede, per annunciarlo con la parola e con le opere, secondo il Vangelo e la Tradizione della Chiesa”. Ciò significa, ha continuato mons. Pizziol, “lasciarsi guidare unicamente dallo Spirito Santo, dentro la comunione della Chiesa, in quello che dobbiamo fare, nelle decisioni che dobbiamo prendere, senza farci influenzare dalle mode correnti, da universi mentali o mondovisioni estranee al Vangelo di Cristo. Un Vangelo che va annunziato con la parola e con tutti i mezzi a nostra disposizione ma soprattutto testimoniato con la coerenza della vita”.
    I tre neodiaconi sono Francesco Marchesi (33 anni, originario di Milano e proveniente dalla fraternità “Russia Cristiana”, attualmente in servizio pastorale a Caorle), Mauro Margagliotti (28 anni, della parrocchia di S. Lorenzo Martire di Mestre ed oggi impegnato in un’altra realtà mestrina, S. Barbara) e Morris Pasian (25 anni, la sua parrocchia d’origine è S. Giovanni Battista di Jesolo e in questo periodo collabora con la parrocchia della Gazzera in terraferma). Con il diaconato sono entrati così nel primo grado del sacramento dell’ordine ed hanno compiuto un passo decisivo verso il sacerdozio a cui sono orientati. Tra le promesse solennemente pronunciate c’è stata anche quella del celibato che - ha osservato mons. Pizziol - “assunto liberamente, responsabilmente custodito e fatto crescere, costituisce una modalità concreta per compiere un’esperienza integrale di vero amore, senza mutilazione di sorta. Il celibato è un segno visibile della totale dedizione a Cristo, non fine a se stesso, ma per il servizio di Dio, della comunità cristiana e dell’intera famiglia umana”. E poco prima, commentando le letture della messa domenicale, il vescovo Pizziol aveva affermato tra l’altro: “Gesù ci fa capire che non è sufficiente il primo comandamento: l’amore a Dio. Tutte le religioni propongono l’amore a Dio, anche i pagani amano e onorano i loro idoli, come simbolo della divinità. Ma è necessario che chi ama Dio, ami anche il suo fratello. Non si può dire di amare Dio, che non si vede, se non si ama il fratello, che si vede; così ci ammonisce l’apostolo Giovanni. Il primo ed il secondo comandamento sono strettamente uniti, inscindibili, inseparabili. Se si annuncia la morte di Dio, come nelle nostre società secolarizzate, si rischia di decretare anche la morte dell’uomo”.
    Proprio al termine delle ordinazioni - celebrate nel contesto della Giornata missionaria mondiale - l’Amministratore apostolico ha voluto fare anche un annuncio importante: il diacono permanente Tiziano Scatto (che, in questi anni, ha seguito da vicino il Patriarca Scola accompagnandolo nei suoi spostamenti) dal prossimo gennaio sarà impegnato in un’iniziativa missionaria diocesana attivata in Bolivia. Tale decisione, elaborata e maturata da qualche tempo, porterà il diacono Tiziano ad operare nell’ambito della vasta diocesi di Santa Cruz de la Sierra - grande due volte e mezza il Veneto - ed in particolare nell’ “hogar” (letteralmente “focolare”, una sorta di casa famiglia) di S. Maria degli Angeli che ospita abitualmente un’ottantina di bambini e ragazzi, tutti in situazioni di difficoltà e disagio, tra i 6 e i 16 anni.

  8. #28
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    Come ho già detto qualche giorno fa, gli articoli con le previsioni sulle nomine andrebbero postati nell'apposita discussione, perché non sono "cronaca" ma previsioni o supposizioni.
    Oboedientia et Pax

  9. #29
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    L'ortodosso al Marco Polo

    E' stato aperto un servizio pastorale russo-ortodosso al Marco Polo. Questo servizio è stato lanciato grazie alla cooperazione fra la parrocchia dei santi Portatori di Mirra gestita dal rettore padre Alexy Yastrebov e le autorità aeroportuali, insieme al cappellano cattolico.




    Un prete russo comincia a lavorare nell’aeroporto di Venezia. E’ stato aperto un servizio pastorale russo-ortodosso al Marco Polo. Questo servizio è stato lanciato grazie alla cooperazione fra la parrocchia dei santi Portatori di Mirra gestita dal rettore padre Alexy Yastrebov e le autorità aeroportuali, insieme al cappellano cattolico.

    Ora per tutto l’anno, ogni venerdì e sabato i passeggeri che volano a Mosca possono ricevere la benedizione di un sacerdote ortodosso, seguire una cerimonia di preghiera, confessarsi e fare le loro domande a un sacerdote, annuncia il patriarcato di Mosca.

    Il compito del cappellano sarà di fornire assistenza pastorale non solo ai passeggeri ortodossi, ma anche ai membri degli equipaggi delle aerolinee russe, e delle linee aeree di altri Paesi di fede ortodossa e al personale dei servizi di terra.



    Marco Tosatti



    fonte: vaticaninsider.lastampa.it

  10. #30
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    ORDINAZIONI DIACONALI
    Omelia dell'Amministratore Apostolico, mons. Beniamino Pizziol

    Venezia, Basilica di San Marco - sabato 22 ottobre 2011


    Rivolgo un saluto cordiale ai sacerdoti, ai diaconi, ai consacrati e a voi tutti fratelli e sorelle in Cristo.
    Vorrei rivolgere un particolare saluto a voi, carissimi ordinandi: oggi voi state al centro dell’attenzione del Popolo
    di Dio, un popolo simbolicamente rappresentato dai fedeli, che riempiono questa splendente Basilica di San
    Marco di preghiere e di canti, di affetto sincero, di commozione, di gioia umana e spirituale.
    In questo Popolo di Dio hanno un posto particolare i vostri genitori e familiari, gli amici e i compagni, i superiori ed
    educatori del Seminario, le varie comunità parrocchiali e le diverse realtà di Chiesa, da cui provenite e che vi
    hanno accompagnato nel vostro cammino, e quelle che voi stessi avete già servito o state servendo
    pastoralmente. Senza dimenticare la singolare vicinanza, in questo momento, di tantissime persone, umili e
    semplici, come le monache di clausura, i bambini, gli ammalati e gli infermi. Esse vi accompagnano con il dono
    preziosissimo della loro preghiera, della loro innocenza e della loro sofferenza. E’ dunque l’intera Chiesa di
    Venezia che oggi rende grazie a Dio e prega per voi.
    Vogliamo, ora, porre l’attenzione della mente e del cuore su due orizzonti, due scenari, che ci vengono offerti
    dalle letture di oggi e dal rito di ordinazione dei diaconi.
    Nel primo scenario ci viene presentato il duplice comandamento dell’Amore: l’amore a Dio e l’amore al prossimo.
    Un dottore della legge provoca Gesù a stabilire un principio unificatore tra tutte le leggi, i precetti e i divieti (ben
    613) presenti nell’antica tradizione giudaica: “Maestro, nella legge qual è il grande comandamento?”. Come
    discernere tra tutti questi, il più grande?
    Gesù non ha nessuna esitazione e risponde prontamente: “Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con
    tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Il cuore è il luogo dove si prendono le decisioni, indica la decisione di
    amarlo, implica un atto della volontà. L’anima esprime l’essere della persona e quindi l’amore a Dio con tutto se
    stesso, con tutta la propria vita. La mente si riferisce all’intelligenza, all’impegno della ricerca di Dio, al desiderio
    di conoscere il pensiero di Dio, alla fatica e al fascino di “pensare Dio”.
    Poi, però, Gesù aggiunge qualcosa che, in verità, non era stato richiesto dal dottore della legge: “Il secondo è
    simile a quello: Amerai il tuo prossimo come te stesso”.
    Anche la prima lettura, tratta dal libro dell’Esodo, insiste sul dovere dell’amore; un amore testimoniato
    concretamente nei rapporti tra le persone: devono essere rapporti di rispetto, di collaborazione, di aiuto
    generoso. Il prossimo da amare è anche il forestiero, l’orfano, la vedova e l’indigente, quelle persone che non
    hanno alcun difensore, prive di ogni garanzia. L’aspetto sorprendente della risposta di Gesù consiste nel fatto che
    egli stabilisce una relazione di somiglianza tra il primo e il secondo comandamento. Ed ecco quindi che, nella
    conclusione del brano, i due comandamenti vengono associati nel ruolo di principio cardine sul quale poggia
    l’intera Rivelazione biblica: “Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti”. Gesù ci fa capire
    che non è sufficiente il primo comandamento: l’amore a Dio.
    Tutte le religioni propongono l’amore a Dio, anche i pagani amano e onorano i loro idoli, come simbolo della
    divinità. E’ necessario che chi ama Dio, ami anche il suo fratello. Non si può dire di amare Dio, che non si vede, se
    non si ama il fratello, che si vede; così ci ammonisce l’apostolo Giovanni.
    Il primo ed il secondo comandamento sono strettamente uniti, inscindibili, inseparabili. Se si annuncia la morte di
    Dio, come nelle nostre società secolarizzate, si rischia di decretare anche la morte dell’uomo.
    Secondo scenario: il diaconato come primo grado del sacramento dell’Ordine sacro.
    Nella comprensione del diaconato ci lasciamo illuminare dal dialogo che, tra poco, il Vescovo farà con gli eletti al
    ministero diaconale.
    Anzitutto, si chiede ai candidati di esercitare la loro libertà, esprimendo la disponibilità ad essere presi a servizio
    della Chiesa. Questa libera disponibilità viene accolta e sigillata dal Vescovo mediante il gesto dell’imposizione
    delle mani per trasmettere il dono dello Spirito. Oggi sono molto lieto di essere strumento della grazia di Dio per
    voi e per l’amata Chiesa di Venezia.
    Subito dopo viene descritto il modo e la finalità dell’esercizio del ministero diaconale. Il diaconato non è un titolo
    di prestigio, di onore o di potere, ma un servizio d’amore, un ministero da esercitare con umiltà e carità, in aiuto
    all’ordine sacerdotale, a servizio del popolo cristiano.
    Francesco, Mauro e Morris, siete già stati assegnati ciascuno a servizio di una parrocchia, sotto la guida di un
    parroco. Ora, come diaconi della Chiesa di Venezia, il vostro ministero assume una dimensione sacramentale,
    diventa segno efficace, attraverso le vostre persone, dell’amore di Cristo per la sua Chiesa. Il dono dello spirito,
    che ricevete, vi aiuta a custodire, in una coscienza pura, il mistero della fede, per annunciarlo con la parola e con
    le opere, secondo il Vangelo e la Tradizione della Chiesa.
    Custodire una coscienza pura significa lasciarsi guidare unicamente dallo Spirito Santo, dentro la comunione della
    Chiesa, in quello che dobbiamo fare, nelle decisioni che dobbiamo prendere, senza farci influenzare dalle mode
    correnti, da universi mentali o mondovisioni estranee al Vangelo di Cristo. Un Vangelo, che va annunziato con la
    parola e con tutti i mezzi a nostra disposizione, ma che va soprattutto testimoniato con la coerenza della vita.
    La Chiesa latina sceglie, da tempo immemorabile, i suoi futuri presbiteri tra coloro che, per grazia, hanno ricevuto
    il dono del celibato. In questo modo, fin dal diaconato, i ministri ordinati rivivono personalmente, nella loro carne,
    la stessa forma di vita, che fu di Cristo. La grazia del celibato, assunta liberamente e responsabilmente custodita e
    fatta crescere, costituisce una modalità concreta per compiere un’esperienza integrale di vero amore, senza
    mutilazione di sorta. Il celibato è un segno visibile della totale dedizione a Cristo, non fine a se stesso, ma per il
    servizio di Dio, della comunità cristiana e dell’intera famiglia umana.
    Per custodire la grazia del celibato, per esercitare con dedizione il ministero, è necessario lasciare il primo posto
    alla comunione con la Santissima Trinità attraverso una preghiera fedele, costante e ordinata. Ogni vostra e
    nostra giornata deve essere ritmata dalla liturgia delle ore, dalla celebrazione dell’Eucaristia, dalla familiarità con
    la Parola di Dio e dalle altre pratiche di pietà. Solo la dimensione contemplativa e orante della vita può aprire ad
    una autentica ed efficace carità pastorale.
    E infine, carissimi Francesco, Mauro e Morris, con il ministero del diaconato sarete messi, in ogni Eucaristia, a
    contatto con il Corpo e Sangue di Cristo. Per questo, siete chiamati a conformare a Cristo tutta, siete chiamati ad
    assumere una “forma eucaristica” nella vostra esistenza, così che si possa dire di voi quello che san Paolo dice dei
    Tessalonicesi, nella seconda Lettera a loro indirizzata: “Non c’è comunque bisogno di parlare di voi, perché di voi
    parlano le vostre opere” (v. 8).
    Non siete soli nell’assumere questi impegni, ma siete accompagnati e sostenuti da tutta la Comunità, che oggi si
    stringe attorno a voi e prega con voi e per voi.
    Maria, la serva del Signore, la Madonna della Salute, la Madonna Nicopeia, che ha conformato la sua volontà a
    quella di Dio, ha generato Cristo donandolo al mondo, ha seguito il Figlio fino ai piedi della croce nel supremo atto
    di amore, vi accompagni ogni giorno della vostra vita e del vostro ministero.

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