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Discussione: Fondazione Vaticana "Joseph Ratzinger/Benedetto XVI": notizie e attività

  1. #71
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    Avviso di Conferenza Stampa, 29.09.2020


    Si avvisano i giornalisti accreditati che giovedì 1° ottobre 2020, alle ore 11.30, presso la Sala Marconi di Palazzo Pio, in Piazza Pia, 3, avrà luogo una Conferenza Stampa di presentazione dei vincitori del Premio Ratzinger 2020 e delle iniziative della Fondazione Vaticana Joseph Ratzinger – Benedetto XVI.

    Interverranno:

    - Em.mo Card. Gianfranco Ravasi, Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura e Membro del Comitato scientifico della Fondazione;

    - Padre Federico Lombardi, S.I., Presidente del Consiglio di Amministrazione della Fondazione.

    [01127-IT.01]

    [B0494-XX.01]


    [Fonte: Bollettino quotidiano – Sala Stampa della Santa Sede].
    «Chi ha conservato la fede in Dio non ha perduto niente,
    quand’anche avesse perduto il resto del mondo» (Axel Oxenstierna).




  2. #72
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    Conferenza Stampa di presentazione delle iniziative della Fondazione Vaticana Joseph Ratzinger-Benedetto XVI, 01.10.2020


    Alle ore 11.30 di questa mattina, presso la Sala Marconi di Palazzo Pio, in Piazza Pia 3, ha avuto luogo una Conferenza Stampa di presentazione dei vincitori del Premio Ratzinger 2020 e delle iniziative della Fondazione Vaticana Joseph Ratzinger-Benedetto XVI.

    Sono intervenuti alla Conferenza Stampa l’Em.mo Card. Gianfranco Ravasi, Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura e Membro del Comitato scientifico della Fondazione, e Padre Federico Lombardi, S.I., Presidente del Consiglio di Amministrazione della Fondazione.

    Riportiamo di seguito l’intervento che P. Federico Lombardi ha pronunciato nel corso della Conferenza Stampa:

    Intervento di P. Federico Lombardi, S.I.

    Lo scopo di questa Conferenza Stampa è di presentare le principali attività della Fondazione vaticana Joseph Ratzinger-Benedetto XVI nel corso di quest’anno 2020 e in particolare annunciare e presentare i due “vincitori” del Premio Ratzinger 2020. Ringrazio il Card. Ravasi, che presiede questa conferenza nella duplice qualità di Presidente del Consiglio della Cultura e di membro del Comitato scientifico della Fondazione Ratzinger.

    Ricordo che la Fondazione è stata istituita nel 2010 con la finalità di promuovere studi e pubblicazioni sull’opera e sul pensiero di J. Ratzinger-Benedetto XVI, e più in generale di promuovere studi teologici e nelle discipline connesse.

    Le iniziative concrete indicate dallo Statuto vanno principalmente in tre direzioni: 1. premi per studiosi e lavori meritevoli; 2. convegni e incontri di studio e pubblicazioni; 3. borse di studio per dottorandi.

    L’iniziativa più importante e nota di cui dobbiamo parlare è naturalmente il Premio Ratzinger, che giunge alla sua X edizione. I premiati vengono proposti al Papa Francesco dal Comitato scientifico (costituito da 5 membri: i Cardd. A. Amato, K. Koch, G. Ravasi, L. Ladaria e dal Vescovo di Regensburg, mons. Rudolf Voderholzer) e da lui approvati.

    Come perlopiù era avvenuto nelle edizioni precedenti, quest’anno i premiati sono due.

    Il Prof. Jean-Luc Marion

    Il Prof. Jean-Luc Marion (n. Parigi 1946), è filosofo e teologo. Ha studiato all’École Normale Supérieure, allievo di Althusser, di Derrida e assistente di F. Alquié. Prof. di Metafisica nel 1981 dapprima a Nanterre (Paris X) e poi dal 1995 alla Sorbona (Paris IV).

    La riflessione di Marion si è sviluppata intorno a due direttrici fondamentali, quella della storia della filosofia, e quella della fenomenologia. Nella storia della filosofia sono fondamentali i suoi contributi su Descartes e la storia della metafisica, con i quali si fece conoscere in ambito accademico. Tuttavia, è nella fenomenologia che si colloca il contributo fondamentale di Marion, in quella corrente della fenomenologia francese dove si trovano anche Lévinas, Ricœur, M. Henry e Derrida, di cui è stato pure discepolo. Sulla scia di Lévinas, Marion cerca di mostrare che la questione dell’essere, per quanto centrale alla storia della metafisica, non sia quella fondamentale, e che va superata in un doppio movimento, da una parte in senso orizzontale dall’etica intesa come amore e donazione, e dall’altra, in senso verticale, come trascendenza teologica. Marion si avvicina alla fenomenologia a partire dall’atto della donazione e del dono, e sviluppa il concetto di «fenomeno saturo»: la saturazione del concetto, una sovrabbondanza di significato presente nel fenomeno, che poi ha anche applicato alla filosofia e alla storia dell’arte. Su queste basi, Marion ha sviluppato una fenomenologia dell’amore e dell’essere come dono, che ha la sua espressione più completa nell’opera Étant donné. Essai d’une phénoménologie de la donation.

    Marion è Accademico di Francia (2008), autore di numerose pubblicazioni e direttore di alcune collane prestigiose. È stato membro del Pontificio Consiglio della Cultura. Collabora abitualmente con la Rivista internazionale Communio.

    La Prof.ssa Tracey Rowland

    Nata il 7 luglio 1963, australiana, ha compiuto studi di diritto e poi di filosofia e filosofia politica nelle Università del Queensland e di Melbourne. Ha conseguito il dottorato all’Università di Cambridge sul tema dei rapporti fra la teologia del ventesimo secolo e l’idea di cultura, con riferimento in particolare alla filosofia di Alasdair MacIntyre e alla teologia di Henri De Lubac e Joseph Ratzinger. Dal 2001 al 2017 è stata Decano dell’Istituto Giovanni Paolo II per il Matrimonio e la Famiglia di Melbourne. Nello stesso periodo ha conseguito la licenza e il dottorato in teologia all’Università del Laterano di Roma. Attualmente è titolare della St. John Paul II Research Chair in Theology dell’Università Notre Dame dell’Australia. Fra le sue opere principali due sono dedicate al pensiero di J. Ratzinger e tradotte in diverse lingue: La fede di Ratzinger. La teologia di Benedetto XVI (2008) e Benedetto XVI. Una guida per i perplessi (2017). Ha pubblicato oltre 150 articoli. È membro del Consiglio editoriale della rivista internazionale Communio. La sua attività di insegnamento e di ricerca spazia in diversi campi della teologia, in particolare la teologia fondamentale, l’antropologia teologica e l’ecumenismo. È membro della Commissione Teologica Internazionale dal 2014.

    Con i nuovi premiati, i Premi Ratzinger assegnati diventano in tutto 22, di 15 Paesi e 5 Continenti diversi. Con la Prof.ssa Rowland abbiamo infatti raggiunto anche l’Oceania.

    Il conferimento del Premio è previsto per il 14 novembre nel Palazzo Apostolico, come nelle edizioni precedenti, da parte del Papa Francesco. Speriamo che la cerimonia si possa svolgere nonostante la pandemia. Qualora dovesse essere annullata per forza maggiore, cioè l’impossibilità dei due vincitori di partecipare, il Premio viene assegnato lo stesso per il 2020, ma i vincitori saranno invitati a partecipare e a ricevere il Diploma insieme ai vincitori del prossimo anno 2021.

    Per quanto riguarda l’anno passato, ricordo che prima dell’inizio della pandemia avevamo potuto realizzare il IX Simposio internazionale di studio promosso dalla Fondazione. Ha avuto luogo a Budapest, nei giorni 8-9 ottobre, in collaborazione con l’Università Cattolica “Pázmány Péter”, ed è stato dedicato al tema: “La situazione economica, sociale e spirituale dei Paesi dell’Europa Centrale alla luce della Dottrina sociale della Chiesa”. Il luogo e il tema – di evidente attualità nel contesto europeo odierno – erano stati scelti in occasione del 30° anniversario della Caduta del Muro di Berlino. I Relatori hanno rappresentato diversi Paesi dell’area centroeuropea (Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Croazia, Ucraina…), ma sono intervenuti anche studiosi dall’Europa occidentale. La prima Relazione è stata tenuta dal Card. Péter Erdő (Arcivescovo di Esztergom-Budapest), la seconda da S.E. Roland Minnerath (Arcivescovo di Digione e Accademico pontificio), la terza dalla Prof.sa Hanna Suchocka (già Primo Ministro della Polonia e Accademica pontificia). Fra gli altri Relatori si segnalano il Presidente dell’Accademia Pontificia delle Scienze Sociali, Prof. Stefano Zamagni, e il Prof. Hans Joas (dell’Università Humboldt di Berlino). Gli Atti sono in corso di preparazione.

    Nel corso della primavera sono usciti gli Atti del precedente Simposio, pubblicati integralmente in inglese con la Franciscan University Press: Fundamental Rights and Conflicts among Rights. Il tema è importantissimo. Purtroppo la pandemia ha impedito le iniziative di presentazione che erano previste.

    Ha raggiunto quest’anno la quarta edizione il Premio “Ragione aperta”, in collaborazione con l’Università Francisco de Vitoria di Madrid, che viene attribuito ogni anno ad alcune opere che realizzano l’idea ratzingeriana della “ragione aperta”, cioè del dialogo in atto fra diverse discipline, in particolare scienze (matematiche, naturali, umane), filosofia e teologia. La giuria internazionale ha premiato quest’anno, nella “sezione ricerca”, una grande opera collettiva sulla visione dell’uomo (dal punto di vista psicologico, filosofico, teologico…): A Catholic Christian Meta-Model of the Person: Integration of Psychology and Mental Health Practice (curatori: D. Paul C. Vitz, D. William J. Nordling, D. Craig Steven Titus, della Divine Mercy University); l’opera Human Embryos Human Beeings. A Scientific and Philosophical Approach, di Samuel e Maureen Condic (Università dello Utah) e l’Opera What’s the matter? Toward a neo-Aristotelian ontology of nature, di William M.R. Simpson (Università di Cambridge). Nella “sezione insegnamento” è stata premiata invece l’opera (con i programmi didattici connessi) Teaching Character Virtues. A Neo-Aristotelian Approach, di James A. Arthur (Università di Birmingham).

    Purtroppo la cerimonia di premiazione, accompagnata da un seminario di studio con la partecipazione dei vincitori del premio, quest’anno non ha potuto essere organizzata – almeno finora –, e ci si è limitati a un seminario via Internet promosso dalla Università Francisco de Vitoria.

    In ogni caso, l’iniziativa si manifesta molto vitale, come dimostra il numero delle opere candidate al premio (122), come ogni anno assai superiore al centinaio, il numero delle università rappresentate (96) e la internazionalità degli autori (da 15 Paesi diversi), prevalentemente, anche se non esclusivamente, dell’area iberica e delle due Americhe. Le opere presentate sono quasi tutte in inglese o in spagnolo.

    Nell’area dell’Europa centro-orientale si è sviluppata un’altra iniziativa di collaborazione, questa volta con l’Università statale polacca Nicolò Copernico di Torun, la città appunto di Copernico. Anche qui si è scelta la forma del Premio – denominato in questo caso Ratio et spes, “Ragione e speranza” – scegliendo ogni anno un tema specifico e selezionando, con la collaborazione di un gruppo internazionale di esperti nella materia, un articolo scientifico o due di particolare valore. La premiazione avviene in occasione della Giornata nazionale della scienza in Polonia, che cade il 19 febbraio, perciò in questo 2020 si è riusciti a fare la prima premiazione poco prima dello scoppio della pandemia. Il tema era “L’intelligenza artificiale e le sue applicazioni, le possibilità e gli interrogativi che pone per l’umanità odierna”. È stato premiato il lavoro di un ricercatore del famoso MIT di Boston con il suo gruppo di ricerca (T. Poggio, A. Bańburski, Q. Liao). Il tema della seconda edizione attualmente in corso riguarda invece le problematiche dell’ambiente. Il gruppo degli esperti ha già compiuto la selezione dei lavori e si attende ora la decisione del Comitato scientifico, che sarà designato, secondo lo Statuto, appena sarà eletto il nuovo Rettore dell’Università di Torun. Il fatto che la nostra Fondazione abbia avviato un’esperienza di collaborazione culturale qualificata con una prestigiosa Università dello Stato è molto apprezzato dalla Chiesa in Polonia.

    Negli ultimi mesi dello scorso anno la Fondazione aveva anche promosso, in collaborazione con l’Osservatore della Santa Sede presso le Organizzazioni delle Nazioni Unite a Roma (FAO, IFAD, PAM), una serie di seminari sul tema della “leadership etica” di fronte agli attuali problemi internazionali. Il primo aveva coinvolto i partecipanti al Sinodo dell’Amazzonia nell’Atrio dell’Aula Paolo VI, altri due si erano svolti rispettivamente presso la FAO e l’IFAD. Un quarto aveva dovuto essere cancellato per il sopraggiungere della pandemia. In ogni caso gli interventi dei relatori nei tre seminari effettivamente realizzati erano stati di alto livello (si trattava di professori universitari, funzionari di organismi internazionali, diplomatici, ecc.), cosicché è in corso la loro pubblicazione in un volume collettaneo, che si aggiungerà a quelli degli Atti dei Simposi internazionali. È in atto una serie di contatti con Università pontificie e con la Francisco de Vitoria di Madrid in vista di nuove iniziative future in questo campo.

    Mentre le iniziative dei Premi e delle pubblicazioni, come pure la assegnazione di Borse di studio annuali per dottorandi, hanno potuto continuare nonostante la pandemia, quello che ha dovuto purtroppo essere cancellato è il Simposio internazionale di quest’anno, che era stato previsto a Beirut, e che si era cominciato a preparare, fra la fine dell’anno scorso e l’inizio di questo, a dieci anni dal Sinodo speciale sul Medio Oriente indetto da Benedetto XVI, per riflettere sulla situazione della Chiesa e dei cristiani nella regione, sul dialogo con l’islam e sull’impegno per la pace, alla luce dell’insegnamento e delle iniziative degli ultimi papi – Giovanni Paolo II, Benedetto XVI, Francesco.

    La scelta di Beirut aveva anche un evidente significato di solidarietà con popoli e comunità religiose in situazioni difficilissime. Purtroppo lo scoppio della pandemia ha reso impossibile proseguire nella preparazione. A ciò si sono aggiunti la situazione veramente critica del Libano e il disastro della esplosione nel porto di Beirut. Ne siamo veramente molto addolorati. Speriamo in futuro di poter riprendere questa iniziativa, non solo per il suo significato culturale, ma anche per quello di solidarietà che ci proponevamo.

    Intanto abbiamo cominciato a lavorare seriamente nella speranza di poter realizzare di nuovo un Simposio internazionale nel 2021. La sede prevista è un’Università cattolica negli Stati Uniti. Sarebbe la prima volta che la Fondazione promuove un Simposio negli Stati Uniti e perciò in questa occasione il tema ruoterebbe intorno al pensiero teologico di Ratzinger-Benedetto XVI. Speriamo che la pandemia o altre difficoltà non ci impediscano di realizzare questo bel progetto.

    Grazie per l’attenzione.

    [01147-IT.01] [Testo originale: Italiano]

    [B0500-XX.02]


    [Fonte: Bollettino quotidiano – Sala Stampa della Santa Sede].
    Ultima modifica di Laudato Si’; 01-10-2020 alle 14:45
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  3. #73
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    Premio Ratzinger 2020, cancellata la cerimonia di consegna

    (27/10/20) A motivo del continuo peggioramento della situazione sanitaria in Europa e a seguito delle nuove disposizioni restrittive del Governo italiano, la cerimonia di consegna del Premio Ratzinger 2020, prevista nell’Udienza pontificia il prossimo 14 novembre, non avrà luogo.

    La Fondazione Ratzinger, che aveva già attivato l’organizzazione del Premio, ha ritenuto non più sussistenti le condizioni per procedere nel percorso organizzativo.

    I vincitori di quest’anno, il filosofo Jean-Luc Marion e la teologa Tracey Rowland, come pure i membri del Consiglio di Amministrazione e del Comitato Scientifico della Fondazione, e le personalità insignite con il Premio Ratzinger nelle precedenti edizioni, hanno manifestato piena e viva comprensione per la decisione che è stata presa.

    Il prof. Marion e la prof.ssa Rowland saranno invitati a partecipare alla cerimonia di consegna del Premio 2021, insieme ai nuovi vincitori.


    fonte: http://www.fondazioneratzinger.va/co...-consegna.html
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  4. #74
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    Comunicato stampa della Fondazione Vaticana Joseph Ratzinger–Benedetto XVI:
    PREMIO RATZINGER: I PREMIATI DEL 2021
    Oboedientia et Pax

  5. #75
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    Udienza alla Fondazione Vaticana “Joseph Ratzinger – Benedetto XVI” per il conferimento del Premio Ratzinger 2021, 13.11.2021


    Questa mattina, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in Udienza i membri della “Fondazione Vaticana Joseph Ratzinger - Benedetto XVI”, per il conferimento del Premio Ratzinger 2021, giunto alla sua undicesima edizione.

    I premiati di quest’anno sono la Prof.ssa Hanna-Barbara Gerl-Falkovitz e il Prof. Ludger Schwienhorst-Schönberger.

    Nella stessa occasione sono invitati a partecipare anche i due vincitori del Premio Ratzinger 2020, il Prof. Jean-Luc Marion e la Prof.ssa Tracey Rowland. Lo scorso anno la situazione sanitaria aveva costretto a cancellare l’Udienza papale già programmata.

    Dopo il saluto di Padre Federico Lombardi, S.I., Presidente della Fondazione e la presentazione del profilo dei Premiati, Papa Francesco ha consegnato il riconoscimento e pronunciato il Suo discorso.

    Pubblichiamo di seguito il discorso che il Santo Padre ha rivolto ai presenti nel corso della cerimonia:

    Discorso del Santo Padre

    Cari fratelli e sorelle!

    A tutti voi rivolgo di cuore il mio benvenuto. Ringrazio il Cardinale Ravasi, Mons. Voderholzer e P. Lombardi per le loro parole di introduzione e presentazione.

    Saluto le Personalità qui presenti insignite del Premio Ratzinger: il Prof. Jean-Luc Marion e la Prof.ssa Tracey Rowland, che l’anno scorso non abbiamo potuto festeggiare a causa della pandemia; la Prof.ssa Hanna-Barbara Gerl-Falkovitz e il Prof. Ludger Schwienhorst-Schönberger, che ricevono il Premio quest’anno. E con piacere accolgo i loro familiari e amici.

    Saluto i responsabili della Fondazione vaticana Joseph Ratzinger–Benedetto XVI, i membri del Comitato Scientifico, del Consiglio di Amministrazione e del Collegio dei Revisori, con i loro sostenitori, amici e collaboratori.

    E sono lieto che, dopo l’interruzione dello scorso anno, possiamo riprendere la bella tradizione di questo incontro. La gradita partecipazione di diverse Personalità premiate negli anni precedenti dimostra anch’essa che questo atto, oltre a riconoscere gli alti meriti culturali di alcuni studiosi e artisti, stabilisce un legame durevole, una relazione feconda per la presenza e il servizio della Chiesa nel mondo della cultura.

    La comunità dei premiati si allarga ogni anno, oltre che nel numero, anche nella varietà dei Paesi rappresentati, ormai quindici, in tutti i continenti compresa l’Oceania – oggi abbiamo infatti con noi la Prof.ssa Rowland, venuta appositamente dall’Australia grazie alla recente riapertura dei viaggi. E, come abbiamo sentito, si allarga pure nella varietà delle discipline di studio e delle arti coltivate.

    La dinamica della mente e dello spirito umano è davvero senza confini nel conoscere e nel creare. Questo è effetto della “scintilla” accesa da Dio nella persona fatta a sua immagine, capace di cercare e trovare significati sempre nuovi nel creato e nella storia, e di continuare a esprimere la vitalità dello spirito nel plasmare e trasfigurare la materia.

    Ma i frutti della ricerca e dell’arte non maturano per caso e senza fatica. Il riconoscimento va quindi nello stesso tempo all’impegno prolungato e paziente che essi richiedono per giungere a maturazione. La Scrittura ci parla della creazione di Dio come di un “lavoro”. Rendiamo dunque omaggio non solo alla profondità del pensiero e degli scritti, o alla bellezza delle opere artistiche, ma anche al lavoro speso generosamente e con passione per tanti anni, al fine di arricchire l’immenso patrimonio umano e spirituale da condividere. È un servizio inestimabile per l’elevazione dello spirito e della dignità della persona, per la qualità delle relazioni nella comunità umana e per la fecondità della missione della Chiesa.

    È bastata la breve presentazione dei premiati e delle loro opere – che abbiamo ascoltato poco fa –, per sentirci affascinati e attratti nelle correnti dello spirito. Ci ha invitato a spaziare dalla riflessione filosofica sulla religione all’ascolto e all’interpretazione della Parola di Dio, dal Cantico dei Cantici alla fenomenologia dell’essere e dell’amore come dono. Abbiamo sentito evocare i nomi dei maggiori interlocutori del nostro lavoro intellettuale: grandi maestri della filosofia e della teologia del nostro tempo, da Guardini a De Lubac, da Edith Stein a Lévinas, Ricœur e Derrida, fino a McIntyre; e altri se ne potrebbero aggiungere. Ci educano a pensare per vivere sempre più profondamente il rapporto con Dio e con gli altri, per orientare l’agire umano con le virtù e soprattutto con l’amore. Fra questi maestri va annoverato un teologo che ha saputo aprire e alimentare la sua riflessione e il suo dialogo culturale verso tutte queste direzioni insieme, perché la fede e la Chiesa vivono nel nostro tempo e sono amiche di ogni ricerca nella verità. Parlo di Joseph Ratzinger.

    Questo Premio viene giustamente attribuito nel nome del mio Predecessore. È dunque per me, insieme a voi, l’occasione per rivolgere a lui ancora una volta il nostro pensiero affettuoso, riconoscente e ammirato.

    Pochi mesi fa abbiamo reso grazie al Signore insieme a lui, in occasione del 70° anniversario della sua ordinazione sacerdotale; e sentiamo che egli ci accompagna con la preghiera, tenendo il suo sguardo continuamente rivolto verso l’orizzonte di Dio. Basta guardarlo per accorgersene. Oggi lo ringraziamo in particolare perché è stato anche esempio di dedizione appassionata allo studio, alla ricerca, alla comunicazione scritta e orale; e perché ha sempre unito pienamente e armoniosamente la sua ricerca culturale con la sua fede e il suo servizio alla Chiesa.

    Non dimentichiamo che Benedetto XVI ha continuato a studiare e scrivere fino alla fine del suo pontificato. Circa dieci anni fa, mentre adempiva le sue responsabilità di governo, era impegnato a completare la sua trilogia su Gesù e così lasciarci una testimonianza personale unica della sua costante ricerca del volto del Signore. È la ricerca più importante di tutte, che egli poi ha continuato a portare avanti nella preghiera. Ce ne sentiamo ispirati e incoraggiati, e gli assicuriamo il nostro ricordo al Signore e la nostra preghiera.

    Come sappiamo, le parole della Terza Lettera di Giovanni: “cooperatores veritatis” sono il motto da lui scelto quando divenne Arcivescovo di Monaco. Esse esprimono il filo conduttore delle diverse tappe di tutta la sua vita, dallo studio all’insegnamento accademico, al ministero episcopale, al servizio per la Dottrina della Fede – a cui fu chiamato da San Giovanni Paolo II 40 anni fa – fino al Pontificato, caratterizzato da un luminoso magistero e un indefettibile amore per la Verità. Cooperatores Veritatis è perciò anche il motto che campeggia sul diploma che viene consegnato ai premiati, perché continui a ispirare il loro impegno.

    Sono parole a cui anche ognuno di noi può e deve ispirarsi nella sua attività e nella sua vita, e che lascio a tutti voi, cari amici, come augurio, insieme con la mia benedizione. Grazie.

    [01573-IT.01] [Testo originale: Italiano]

    [B0744-XX.02]


    [Fonte, dal Bollettino quotidiano del: 13.11.2021 della Sala Stampa della Santa Sede.
    © Dicastero per la Comunicazione - Libreria Editrice Vaticana].
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  6. #76
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    Comunicato Stampa
    Fondazione Vaticana Joseph Ratzinger-Benedetto XVI


    PREMIO RATZINGER: I PREMIATI DEL 2022


    Il Santo Padre Francesco il 1° dicembre prossimo, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico, consegnerà il Premio Ratzinger 2022 a: Prof. P. Michel Fédou; Prof. Joseph Halevi Horowitz Weiler.

    Michel Fédou. Nato a Lyon, Francia, nel 1952. Gesuita. Dal 1987 professore di Teologia dogmatica e di Patristica presso il Centre Sèvres dei gesuiti a Parigi; poi decano della Facoltà teologica e presidente dello stesso Centro. Membro dei consigli di diverse associazioni teologiche e commissioni di dialogo ecumenico con i luterani e gli ortodossi. Autore di numerose opere, soprattutto nel campo della patristica e della cristologia.

    Joseph H. H. Weiler. Nato nel 1951. Professore di Diritto presso numerose università e istituti di studi giuridici negli Stati Uniti (New York, Harvard) ma anche in Gran Bretagna e in varie parti del mondo. È stato presidente dell’Istituto Universitario Europeo di Firenze. Autore di molte opere di diritto costituzionale, internazionale, europeo e sui diritti umani. Di religione ebraica, è noto per aver difeso l’Italia presso la Corte di giustizia europea nella causa sul crocifisso nelle scuole. Ha ricevuto una laurea honoris causa dalla Catholic University of America.

    PREMIO RATZINGER


    Il Premio Ratzinger è la principale iniziativa della Fondazione vaticana Joseph Ratzinger-Benedetto XVI.
    Esso viene attribuito, secondo quanto stabilito dagli Statuti, a “studiosi che si sono contraddistinti per particolari meriti nell’attività di pubblicazione e/o nella ricerca scientifica”. Negli anni recenti, l’ambito dei premiati si è allargato anche alle arti esercitate con ispirazione cristiana.

    Le candidature per il Premio vengono proposte al Santo Padre, per la sua approvazione, dal Comitato Scientifico della Fondazione, formato da 5 membri nominati dal Papa. Questo è stato costituito, negli ultimi anni, dai Cardinali Angelo Amato (Prefetto emerito della Congregazione delle cause dei Santi), Kurt Koch (Presidente del Consiglio per l’Unità dei Cristiani), Luis Ladaria (Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede), Gianfranco Ravasi (Presidente del Consiglio della Cultura) e da S. Ecc. Mons. Rudolf Voderholzer (Vescovo di Regensburg e Presidente dell’Institut Papst Benedikt XVI). Recentemente S. Ecc. Mons. Salvatore Fisichella (finora Presidente del Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione) ha sostituito il Card. Amato.



    Il Premio è stato attribuito annualmente, a partire dal 2011, ogni volta a due o tre studiosi. Con l’edizione del 2022 i Premiati saranno in totale 26.

    Le personalità premiate finora sono state principalmente studiosi di Teologia dogmatica o fondamentale, di Sacra Scrittura, di Patrologia, di Filosofia, e artisti eminenti nella musica e nell’architettura.

    A conferma di un orizzonte culturale mondiale, le personalità insignite del Premio vengono da ben 16 Paesi diversi: Germania (7), Francia (4), Italia (2), Australia, Brasile, Burkina Faso, Canada, Estonia, Grecia, Inghilterra, Libano, Polonia, Spagna, Stati Uniti, Sudafrica, Svizzera.

    I Premiati non sono solo cattolici, ma anche appartenenti ad altre confessioni cristiane: un anglicano, un luterano, due ortodossi e ora uno di religione ebraica.

    ALTRE ATTIVITÀ DELLA FONDAZIONE

    Convegni di studio internazionali


    Nei giorni 20-21 Ottobre prossimi avrà luogo il X Simposio internazionale promosso dalla Fondazione.

    Tema: L’ecclesiologia di Joseph Ratzinger.

    Sede: Franciscan University, Steubenville (USA).

    Negli anni 2020 e 2021 i Simposi internazionali non hanno potuto aver luogo a motivo della pandemia. Quello del 2019 si era svolto a Budapest.

    Premi


    Premio “Razón abierta”, in collaborazione con la Università Francisco de Vitoria di Madrid. Nel 2023 giungerà alla sesta edizione.

    Premio “Ratio et spes”, in collaborazione con l’Università Nicolò Copernico di Toru? (Polonia). Nel 2023 giungerà alla quarta edizione.

    Ambedue i Premi mirano alla promozione del dialogo fra diverse discipline scientifiche e filosofia e teologia.



    Ulteriori approfondimenti sono disponibili sul sito www.fondazioneratzinger.va


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede
    Ultima modifica di Vox Populi; 08-10-2022 alle 15:04 Motivo: sistemazione della formattazione dei paragrafi.
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  7. #77
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    Udienza alla Fondazione Vaticana “Joseph Ratzinger – Benedetto XVI” per il conferimento del Premio Ratzinger 2022, 01.12.2022


    […].

    Questa mattina, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in Udienza i membri della “Fondazione Vaticana Joseph Ratzinger - Benedetto XVI”, per il conferimento del Premio Ratzinger 2022, giunto alla sua dodicesima edizione.

    I premiati di quest’anno sono il Prof. P. Michel Fédou e il Prof. Joseph Halevi Horowitz Weiler.

    Dopo il saluto di Padre Federico Lombardi, S.I., Presidente della Fondazione, la presentazione del profilo dei Premiati da parte dell’Em.mo Card. Gianfranco Ravasi, Papa Francesco ha consegnato il riconoscimento e ha pronunciato il Suo discorso.

    Pubblichiamo di seguito il discorso che il Santo Padre ha rivolto ai presenti nel corso della cerimonia:

    Discorso del Santo Padre

    Signori Cardinali, fratelli Vescovi,

    Onorevoli Autorità,

    distinti Rappresentanti religiosi e della società civile,

    cari fratelli e sorelle!

    A tutti il mio benvenuto. Ringrazio il Card. Ravasi e il P. Lombardi per le loro parole di introduzione e di presentazione delle personalità insignite del Premio Ratzinger, che saluto con grande cordialità: il Padre Michel Fédou e il Prof. Joseph Halevi Horowitz Weiler.

    Sono lieto di presiedere anche quest’anno la cerimonia di consegna del Premio. Come sapete, non mancano per me momenti di incontro personale, fraterno e affettuoso, con il Papa emerito. Inoltre tutti sentiamo la sua presenza spirituale e il suo accompagnamento nella preghiera per la Chiesa intera: quegli occhi contemplativi che sempre mostra. Ma questa occasione è importante per riaffermare che anche il contributo della sua opera teologica e più in generale del suo pensiero continua ad essere fecondo e operante.

    Abbiamo recentemente commemorato il 60° anniversario dell’apertura del Concilio Vaticano II. Come sappiamo, Benedetto XVI vi ha partecipato personalmente come esperto e ha avuto un ruolo importante nella genesi di alcuni documenti; e poi è stato chiamato a guidare la comunità ecclesiale nella sua attuazione, sia al fianco di San Giovanni Paolo II, sia come Pastore della Chiesa universale. Egli ci ha aiutato a leggere i documenti conciliari in profondità, proponendoci una “ermeneutica della riforma e della continuità”. Ancora molto recentemente ha voluto evidenziare come il Concilio eserciti in modo durevole la sua funzione cruciale, poiché ci ha dato gli orientamenti necessari per riformulare la questione centrale della natura e della missione della Chiesa nel nostro tempo (cfr Messaggio per il X Simposio internazionale della Fondazione Ratzinger, 7 ottobre 2022).

    Oltre al magistero pontificio di Papa Benedetto, i suoi contributi teologici vengono nuovamente offerti alla nostra riflessione grazie alla pubblicazione dell’Opera Omnia, la cui edizione tedesca si avvicina ormai al compimento, mentre quelle in altre lingue continuano a progredire. Questi contributi ci offrono una base teologica solida per il cammino della Chiesa: una Chiesa “viva”, che egli ci ha insegnato a vedere e vivere come comunione, e che è in cammino – in synodos – guidata dallo Spirito del Signore, sempre aperta alla missione di annuncio del Vangelo e di servizio al mondo in cui vive (cfr Omelia di inaugurazione del Pontificato, 24 aprile 2005; Ultima udienza pubblica, 27 febbraio 2013).

    In questa prospettiva si colloca il servizio della Fondazione vaticana Joseph Ratzinger – Benedetto XVI, nella convinzione che il suo magistero e il suo pensiero non sono diretti verso il passato, ma sono fecondi per il futuro, per l’attuazione del Concilio e per il dialogo fra la Chiesa e il mondo di oggi, nei campi più attuali e dibattuti, come l’ecologia integrale, i diritti umani, l’incontro fra le diverse culture. Colgo questa occasione per incoraggiare anche la collaborazione con le Fondazioni vaticane intitolate al Beato Giovanni Paolo I e a San Giovanni Paolo II, cosicché la memoria e la vitalità del messaggio di questi tre Pontefici siano promosse in unione di intenti nella comunità ecclesiale.

    Oggi siamo riuniti per conferire a due eminenti personalità il riconoscimento per la notevole opera da loro compiuta nei rispettivi campi di studio e insegnamento. Sono campi differenti, ma ambedue coltivati da Joseph Ratzinger e da lui considerati di vitale importanza.

    Il Padre Michel Fédou – come abbiamo sentito dalla presentazione – è un maestro della teologia cristiana. Nella sua vita, dedicata allo studio e all’insegnamento, ha approfondito in particolare le opere dei Padri della Chiesa di Oriente e di Occidente, e lo sviluppo della cristologia nel corso dei secoli. Ma il suo sguardo non si è chiuso sul passato. La conoscenza della tradizione della fede ha alimentato in lui un pensiero vivo, che ha saputo affrontare anche temi attuali nel campo dell’ecumenismo e in quello dei rapporti con le altre religioni. In lui riconosciamo e rendiamo omaggio a un valente erede e continuatore della grande tradizione della teologia francese, che ha dato alla Chiesa maestri della levatura del Padre Henri De Lubac e imprese culturali solide e coraggiose come le Sources Chrétiennes, la cui pubblicazione iniziò ottant’anni or sono. Senza l’apporto di questa teologia francese non sarebbe stata possibile la ricchezza, la profondità e l’ampiezza di riflessione di cui si è nutrito il Concilio Vaticano II, e dobbiamo augurarci che essa continui a dare frutti per la sua attuazione nel lungo periodo.

    Il Professor Weiler è la prima personalità di religione ebraica a cui viene attribuito il Premio Ratzinger, di cui finora erano stati insigniti studiosi appartenenti a diverse confessioni cristiane. Ne sono veramente felice. In un momento difficile, in cui ciò era stato messo in dubbio, il Papa Benedetto ha affermato con decisione e fierezza che «un obiettivo del suo personale lavoro teologico era stata fin dall’inizio la condivisione e la promozione di tutti i passi di riconciliazione fra cristiani ed ebrei fatti a partire dal Concilio» (Lettera ai Vescovi della Chiesa cattolica, 10 marzo 2009). Le occasioni in cui ha portato avanti tale intento durante il suo pontificato sono state molte; non è qui il caso di enumerarle. Sulla stessa linea ho proseguito a mia volta, con passi ulteriori, nello spirito di dialogo e di amicizia con gli ebrei che mi ha sempre animato durante il ministero in Argentina.

    La sintonia fra il Papa emerito e il Prof. Weiler riguarda in particolare temi di sostanziale importanza: il rapporto tra la fede e la ragione giuridica nel mondo contemporaneo; la crisi del positivismo giuridico e i conflitti generati da un’estensione senza limiti dei diritti soggettivi; la giusta comprensione dell’esercizio della libertà religiosa in una cultura che tende a relegare la religione all’ambito privato. Papa Benedetto ha sempre considerato centrali questi temi per il dialogo della fede con la società contemporanea. E il Prof. Weiler non solo ha condotto su di essi studi approfonditi, ma ha anche preso posizioni coraggiose, passando, quando necessario, dal piano accademico a quello della discussione – e noi potremmo dire del “discernimento” – per la ricerca del consenso su valori fondamentali e il superamento dei conflitti per il bene comune. Che in ciò credenti ebrei e cristiani possano trovarsi uniti è un segno di grande speranza.

    Questi Premi, dunque, oltre a rappresentare un meritato riconoscimento, offrono l’indicazione di linee di impegno, di studio e di vita di grande significato, che suscitano la nostra ammirazione e chiedono di venire proposte all’attenzione di tutti.

    Rinnovo le mie congratulazioni agli illustri premiati ed auguro il meglio per il proseguimento del loro impegno. Di cuore invoco la benedizione del Signore su di loro, sui familiari e gli amici, sui membri e i sostenitori della Fondazione Ratzinger e su tutti i presenti. E vi chiedo, per favore, di pregare per me. Grazie.

    [01873-IT.02] [Testo originale: Italiano]

    […].

    [B0890-XX.02]


    [Fonte, dal Bollettino quotidiano del: 01.12.2021 della Sala Stampa della Santa Sede.
    © Dicastero per la Comunicazione - Libreria Editrice Vaticana].
    «Chi ha conservato la fede in Dio non ha perduto niente,
    quand’anche avesse perduto il resto del mondo» (Axel Oxenstierna).




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